Diventa fotoreporter IMPARA DAI PROFESSIONISTI

Turisti in fila, con macchine fotografiche e cartine alla mano, pronti a visitare le meraviglie di un sito archeologico patrimonio dell’umanità. Accade in tutte le località d’arte, è un’immagine della quotidianità delle zone a vocazione turistica. Ben presto potrebbe diventare la quotidianità anche per Palmira. La città siriana “perla del deserto”, simbolo più importante del passaggio dei romani in queste lande del Medio Oriente, entro pochi mesi potrebbe nuovamente essere fruibile ai visitatori. 

L’obiettivo di Palmira

Palmira è una città di origine molto antica. In Europa è nota per il suo periodo romano, che ha lasciato una traccia importante nella zona archeologica. In realtà, di Palmira si ha notizia con il suo antico nome di Tadmor già dal II millennio a.C. negli archivi degli assiri. La sua posizione è sempre stata strategica, un punto di riferimento imprescindibile lungo i tragitti tra oriente ed occidente. Per questo motivo Palmira è già una città importante durante il periodo dei Seleucidi, tanto che successivamente diventa un centro indipendente capace di sviluppare una propria lingua e di accumulare al suo interno tante ricchezze. I romani provano subito a prenderla, ma per diversi decenni Palmira riesce a mantenere la sua autonomia. Solo con Tiberio la città viene annessa alla provincia romana di Siria, ma nel 129 Adriano la dichiara “Città libera”. Ed è in questo periodo che vengono edificati i monumenti più importanti, che sono arrivati fino ai nostri giorni. 

L’Arco di Trionfo, il Santuario di Baal, il teatro, i templi ed i lunghi colonnati, sono questi soltanto alcuni dei monumenti destinati a rendere Palmira famosa per secoli. Ma sono anche gli stessi monumenti selvaggiamente aggrediti dall’Isis una volta presa la città nel maggio 2015. Sì perché Palmira, oltre ad essere simbolo della presenza romana nella zona, durante la guerra siriana diventa anche emblema della furia devastatrice dell’Isis. Le immagini dei miliziani che trafiggono con ruspe, zappe e martelli i monumenti di Palmira fanno il giro del mondo. Dalla perla del deserto non è mai voluto fuggire Khaled al-Asaad, archeologo che per più di quarant’anni ha gestito il sito archeologico e per il quale ha speso un’intera vita. Proprio per avere provato a difendere quei monumenti Al Asaad viene catturato dall’Isis e decapitato, con il suo corpo appeso ad una colonna esposto per giorni al pubblico. Anche questo episodio diventa ben presto emblema della furia jihadista su quei luoghi ricchi di storia. 

[Best_Wordpress_Gallery id=”1167″ gal_title=”PALMIRA RICONQUISTATA”]

Con la fuga dell’Isis da Palmira ed il ritorno dell’esercito siriano, decine di archeologi volano da tutto il mondo tra i monumenti romani violati dai jihadisti. Molte strutture sono per fortuna ritrovate integre o solo parzialmente danneggiate, altre invece però sono perse. Ma i team di studiosi ed archeologi presenti nella perla del deserto da allora non smettono mai di lavorare ed oggi si può celebrare un annuncio tanto atteso: “Entro il 2019 l’area archeologica di Palmira sarà riaperta”. Ad affermarlo è Talal Barazi, governatore della provincia di Homs. I progetti per il ripristino di alcune aree e per la loro messa in sicurezza proseguono, dunque il 2019 potrebbe essere la data della riconsegna all’umanità di un bene che da anni è patrimonio dell’umanità. La guerra qui è adesso lontana: il califfato non c’è più, un migliaio di miliziani sono ancora assiepati nel deserto tra Homs e Deir Ezzor ma sono circondati dall’esercito siriano e non fanno più molta paura. La vita quindi, anche a Palmira, può tornare nella sua quotidianità.

La guerra a Palmira

Il conflitto inizialmente lascia in pace queste lande del deserto. Palmira assiste pacificamente a quanto avviene nel resto del paese, tra proteste, guerriglia e battaglie. L’abisso della guerra nell’antica città romana arriva soltanto nel maggio del 2015, quando l’Isis in piena espansione surclassa l’esercito siriano nel cuore del deserto fino a spingersi alle porte di Palmira. Il 21 maggio l’esercito deve ritirarsi: alcune sculture ed opere d’arte sono portate in luoghi sicuri ma è purtroppo impossibile conservare al meglio l’intero patrimonio archeologico di Palmira. L’Isis appena entrato in città uccide 25 civili nel teatro romano, in una macabra esecuzione pubblica tra le antiche gradinate. Poi il resto, per l’appunto, è tragicamente noto con tutto quanto è derivato per l’area archeologica. 

Il 27 marzo 2016 l’esercito aiutato dalle forze speciali russe riesce a riprendere Palmira, mettendo in sicurezza i monumenti sfuggiti alle razzie jihadiste. Molte opere vengono scoperte trafugate, l’Isis in realtà ha distrutto solo una minima parte in quanto ai miliziani è sembrato da subito più conveniente vendere i reperti sul mercato nero e guadagnare ingenti introiti. Nel dicembre 2016, mentre la Siria è pronta a festeggiare la liberazione di Aleppo, Palmira cade nuovamente nelle mani dell’Isis. Un’azione a sorpresa dei miliziani costringe l’esercito a ritirarsi. Ma questa volta gli islamisti non riescono a radicarsi ed a stabilire solide difese e, per questo motivo, il 2 marzo 2017 la bandiera della Repubblica araba siriana torna a sventolare sulle rovine di Palmira. Da quel momento in poi, la situazione sul fronte della sicurezza si è via via stabilizzata. Adesso manca soltanto il ritorno dei visitatori nei monumenti riusciti a resistere alla furia devastatrice dei terroristi. 

.
Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY