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Politica

La nuova (inquietante) contesa tra Iraq e Kuwait: il canale Khor Abdullah

Per l'Iraq, il canale è importante per avere uno sbocco al mare. Lo stesso però vale per il Kuwait, il cui governo ha investito molto.

Mentre il Medio Oriente precipita nel caos della guerra, vecchie ruggini tra due Paesi mai veramente amici hanno creato ulteriori gravi attriti nelle retrovie dell’attuale conflitto in Iran. In particolare, proprio alla vigilia dell’attacco di Usa e Israele contro Teheran, Iraq e Kuwait sono tornati nuovamente a scontrarsi per dispute sui confini. Le stesse che, nell’agosto del 1990, hanno dato vita alla prima guerra del Golfo iniziata con l’invasione del territorio kuwaitiano ad opera dell’Iraq allora in mano a Saddam Hussein.

Confini marittimi nel mirino

All’epoca le linee di confine finite sotto contesa erano terrestri. Baghdad, in particolare, rimproverava nell’estate del 1990 il governo kuwaitiano di estrarre petrolio anche da pozzi ricadenti in territorio iracheno. Dopo gli screzi iniziali, il 2 agosto Saddam portò le sue truppe a Kuwait City annettendo di fatto il Paese. Il resto è storia ben nota: gli Usa reagirono assieme a una vasta coalizione di Paesi arabi e nel febbraio del 1991 il Kuwait riacquistò la sovranità. Ma le dispute tra i due vicini si sono spostate verso il mare. E questo anche dopo la caduta del rais iracheno avvenuta nell’aprile 2003.

C’è un canale, situato in prossimità del confine terrestre internazionalmente riconosciuto tra i due Paesi, da sempre rivendicato sia da Baghdad che da Kuwait City: è quello conosciuto con il nome di Khor Abdullah. Si tratta di un corridoio marittimo che proietta le acque antistanti la città irachena di Umm Qasr verso il Golfo, passando dalle isole kuwaitiane di Warbah e Bubiyan. Nel 1993, con la risoluzione 833 delle Nazioni Unite, i due governi contendenti hanno trovato un accordo definitivo solo per i confini terrestri. La sovranità sul canale invece, è stata demandata a successive intese tra le parti. Cosa effettivamente avvenuta solo nel 2013, quando Baghdad e Kuwait City hanno fissato le coordinate definitive sui confini marittimi.

Le accuse del Kuwait all’Iraq

In Medio Oriente però, di definitivo non c’è mai nulla. Specialmente quando di mezzo ci sono interessi nazionali considerati come vitali. Per l’Iraq, il canale di Khor Abdullah è importante per avere non solo uno sbocco al mare ma anche per pretendere diritti di navigazione legati al porto di Umm Qasr e al costruendo porto di Al Faw. Lo stesso però vale per il Kuwait, il cui governo sulla zona ha investito molto per creare un hub internazionale.

Il canale conteso di Khor Abdullah. Fonte foto: Arab Times

A gennaio, il governo di Baghdad ha presentato all’Onu le nuove coordinate dei propri confini marittimi. Le quali, al proprio interno, hanno previsto parti del Khor Abdullah non compreso dagli accordi del 2013. Da qui le proteste presentate da Kuwait City il 21 febbraio scorso: secondo il governo dell’emirato, le nuove mappe irachene comprendono territori marittimi ricadenti sotto la propria sovranità. Una volta chiamato in causa, il governo di Baghdad ha risposto sottolineando come l’accordo del 2013 non è da considerare più vincolante per via di una sentenza, emessa nel 2023, della Corte Suprema irachena che ha annullato quell’intesa.

La questione è anche politica. L’Iraq, alle prese con la difficoltà a formare un nuovo governo dopo le elezioni dello scorso anno, deve fare i conti con un’opinione pubblica che ha sempre considerato l’intesa del 2013 come eccessivamente sbilanciata a favore del Kuwait. Dal canto suo, Kuwait City ha incassato l’appoggio di tutti i governi del Golfo. Poi è arrivata la guerra in Iran e adesso il dossier sembra inevitabilmente essere passato in secondo piano. Ad ogni modo, nel prossimo futuro, il medio oriente rischia di dover fare i conti anche con un’ennesima disputa per il controllo delle acque del Golfo.

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