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	<title>Congo Archives - InsideOver</title>
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	<title>Congo Archives - InsideOver</title>
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		<title>Tel Aviv corteggia Kinshasa. Dietro la stretta di mano tra Netanyahu e Tshisekedi, la partita globale sui minerali</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tel-aviv-corteggia-kinshasa-dietro-la-stretta-di-mano-tra-netanyahu-e-tshisekedi-la-partita-globale-sui-minerali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Sfregola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 05:07:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260902164639708_601134d77df82ea1f6dc1ee7d6e6732e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260902164639708_601134d77df82ea1f6dc1ee7d6e6732e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260902164639708_601134d77df82ea1f6dc1ee7d6e6732e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260902164639708_601134d77df82ea1f6dc1ee7d6e6732e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260902164639708_601134d77df82ea1f6dc1ee7d6e6732e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260902164639708_601134d77df82ea1f6dc1ee7d6e6732e-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260902164639708_601134d77df82ea1f6dc1ee7d6e6732e-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Repubblica Democratica del Congo detiene il 72% delle riserve mondiali di cobalto, oltre a ricchi giacimenti di rame, litio e coltan. Qui Cina e Usa si confrontano per l’accesso alle terre rare  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/tel-aviv-corteggia-kinshasa-dietro-la-stretta-di-mano-tra-netanyahu-e-tshisekedi-la-partita-globale-sui-minerali.html">Tel Aviv corteggia Kinshasa. Dietro la stretta di mano tra Netanyahu e Tshisekedi, la partita globale sui minerali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260902164639708_601134d77df82ea1f6dc1ee7d6e6732e.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260902164639708_601134d77df82ea1f6dc1ee7d6e6732e.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260902164639708_601134d77df82ea1f6dc1ee7d6e6732e-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260902164639708_601134d77df82ea1f6dc1ee7d6e6732e-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260902164639708_601134d77df82ea1f6dc1ee7d6e6732e-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260902164639708_601134d77df82ea1f6dc1ee7d6e6732e-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260902164639708_601134d77df82ea1f6dc1ee7d6e6732e-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La stretta di mano di ieri, 1° settembre, fra <strong>Benjamin Netanyahu</strong> e <strong>Félix Tshisekedi</strong>, presidente della Repubblica Democratica del Congo, segna un’ulteriore evoluzione nella lunga storia dei rapporti tra Israele e RdC. Stavolta, sul tavolo c’è la sfida globale forse più importante della geopolitica contemporanea: la corsa alle terre rare.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Israele &#8211; RdC, una relazione altalenante&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</strong></h2>



<p>I primi rapporti diplomatici tra Israele e Repubblica Democratica del Congo risalgono al periodo a cavallo tra anni Cinquanta e Sessanta, quando Tel Aviv intratteneva relazioni prima con il governo filo-occidentale di Leopoldville, sotto la presidenza di Kasa-Vubu, poi, dopo il golpe del 1965, <strong>con il regime di Mobutu, al quale forniva assistenza civile e militare. </strong>Nel 1973, con la guerra del Kippur, i rapporti furono interrotti per volontà del dittatore dell’allora Zaire, per poi essere riallacciati nei primi anni Ottanta. Questo andamento ondivago si è trascinato fino ai giorni nostri:<strong> nel 2019 i due Stati firmarono un accordo sulla sicurezza, poi, dopo l’escalation di Gaza del 2023, gli istruttori militari forniti a Kinshasa da Israele furono ritirati. </strong>Negli ultimi due anni la relazione si è fatta nuovamente più salda, fino ad arrivare all’incontro di ieri tra Netanyahu, Herzog e Tshisekedi. Quest’ultimo, di fede cristiano evangelica, da giovane ha vissuto nel Kibbutz Lahav, nel deserto del Negev, nell’ambito di un programma del Mashav (agenzia israeliana specializzata nella cooperazione internazionale, che dagli anni ’60 offre corsi di formazione a giovani provenienti da paesi in via di sviluppo). È uno dei più convinti sostenitori del ritorno di Israele come osservatore nell’Unione Africana. Herzog, ieri, l’ha ringraziato per questo sostegno diplomatico nei forum internazionali. Sul tavolo, adesso, Tel Aviv mette aiuti per lo sviluppo di agricoltura, acqua, sanità, tecnologia, sicurezza, formazione.</p>



<p>Una foto ritrae Tshisekedi mentre bacia il Muro del Pianto, a testimonianza della sua vicinanza con il popolo ebraico e della sua volontà di compiacere Israele.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="fr" dir="ltr">DR Congo President Félix Tshisekedi kisses the Western Wall. <a href="https://t.co/EwLtkjqBSI">pic.twitter.com/EwLtkjqBSI</a></p>&mdash; Clash Report (@clashreport) <a href="https://x.com/clashreport/status/2095208558266601915?ref_src=twsrc%5Etfw">September 2, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La battaglia per le risorse</h2>



<p>La vera posta in gioco, però, sono <strong>le risorse della RdC, che detiene circa il 72% delle riserve mondiali di cobalto, oltre a rame, litio e coltan. </strong>Israele non è certo la prima potenza ad essersene accorta: la Cina si è garantita la sua fetta con l’accordo Sicomines, oggetto di pesanti critiche per le esenzioni fiscali concesse a Pechino. Gli Stati Uniti, proprio in funzione anticinese, hanno offerto a Kinshasa, impegnata contro l’M23 sostenuto dal Ruanda, <strong>“sicurezza in cambio di minerali”</strong>, la stessa logica che ha guidato le trattative con i talebani, che hanno offerto a Washington giacimenti di litio e terre rare pur di ottenere sollievo dalle sanzioni internazionali.</p>



<p>In quell&#8217;area, le infrastrutture sono un importante terreno di scontro fra Stati Uniti e Cina: <strong>il Corridoio di Lobito, per esempio, con i suoi circa 1.800 km di strada ferrata, è per gli Usa fondamentale</strong> per dirottare verso l’Atlantico i minerali oggi diretti verso Dar es Salaam lungo la Tazara, la ferrovia cinese in funzione dagli anni Ottanta e da poco rinnovata. Il Corridoio è in gran parte da ripristinare, nella parte che dall’Angola arriva alla RdC, mentre una tratta da costruirsi ex novo dovrebbe arrivare ancora oltre, per collegare il cuore minerario dello Zambia e del Katanga (Rdc) all&#8217;Atlantico, in Angola. </p>



<p>A quel punto, l&#8217;intera infrastruttura raggiungerebbe una lunghezza di oltre 3.500 km. I risultati attesi sono una riduzione dei costi logistici stimata tra il 15% e il 20% e un drastico abbassamento del tempo che si impiega attualmente per raggiungere i principali porti africani. Inoltre, riuscire a evitare il Mar Rosso farebbe scendere il valore dei premi assicurativi e renderebbe l&#8217;Europa occidentale il mercato più appetibile per le esportazioni minerarie del Centrafrica. Ai lavori contribuirà anche l’Italia, con un investimento di 250-300 milioni di euro che fa felice Washington.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La strategia di Tel Aviv</h2>



<p>Per Israele, competere per i giacimenti di terre rare è complicato. <strong>La sua offerta (agritech, sicurezza, gestione idrica, formazione) è modesta rispetto alle decine di miliardi mobilitati da Pechino e Washington.</strong> Resta però l’importanza strategica di trovare alleati sul piano diplomatico, in un momento in cui Tel Aviv cerca sponde nel Sud globale dopo il 7 ottobre. È in questa chiave che possono leggersi i rapporti sempre più saldi con il Somaliland e con la Repubblica Democratica del Congo.</p>



<p></p>
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		<title>2.000 morti e 4.000 casi, la corsa pericolosa dell’Ebola in Congo</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/2-000-morti-e-4-000-casi-la-corsa-pericolosa-dellebola-in-congo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 09:07:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_2016.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_2016.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_2016-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_2016-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_2016-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_2016-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_2016-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dall’inizio dell’epidemia di Ebola in Congo, si registrano oltre 2.000 morti e 4.000 casi, con la variante Bundibugyo sempre più fuori controllo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/2-000-morti-e-4-000-casi-la-corsa-pericolosa-dellebola-in-congo.html">2.000 morti e 4.000 casi, la corsa pericolosa dell’Ebola in Congo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_2016.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_2016.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_2016-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_2016-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_2016-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_2016-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_2016-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong><em>Quasi tre mesi dopo la dichiarazione dell’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, i dati stanno diventando sempre più allarmanti. Più di 2.000 morti e 4.000 casi confermati dall’inizio dell’epidemia. Una gran parte è concentrata nella provincia e nella regione di Ituri. La variante Bundibugyo sta diventando sempre più fuori controllo, secondo diversi esperti.</em></strong></p>



<p>(<strong>Da Bunia, Repubblica Democratica del Congo</strong>) &#8211; La malattia continua a circolare nel Paese, con trasmissione attiva ancora in corso a Ituri, Nord Kivu e Haut-Uélé. Ituri rimane il principale epicentro dell’epidemia. È già la più grande per numero di casi rispetto alle altre 16 epidemie verificatesi negli ultimi 30 anni nella Repubblica Democratica del Congo. </p>



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</div></figure>



<p></p>



<p>Ma si sta anche avvicinando pericolosamente al numero di decessi dell’undicesima epidemia del 2018-2020, in particolare nelle zone di Butembo e Beni nella provincia del Nord Kivu.Bunia, l’immagine di un’Ituri feritaGià raggiungere la città di Bunia è difficile perché l’aeroporto è chiuso per ridurre la catena di contaminazione. Bisogna cercare altre vie e mezzi per arrivare in città. Alla periferia della città sono già installati diversi checkpoint, controlli della temperatura e altri controlli sanitari. Per passare occorre prima lavarsi le mani e poi poter proseguire dopo aver registrato una temperatura inferiore o uguale a 37 °C.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6159-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-526941" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6159-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6159-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6159-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6159-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6159-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6159.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La città di Bunia è una città fortemente martoriata. Qui molte persone sono morte: prima a causa della guerra che scuote da 30 anni questa regione dell’est della Repubblica Democratica del Congo, ma anche e soprattutto, di recente, a causa della malattia da virus Ebola, che ha già decimato molte persone.È difficile non notare di trovarsi nella capitale della provincia che funge da epicentro di questa epidemia. Quasi ovunque le persone camminano con disinfettanti o gel a base di alcol per igienizzare le mani ogni volta che toccano oggetti insoliti potenzialmente in grado di trasmettere il virus. Strutture per il lavaggio delle mani sono allestite davanti a hotel, ristoranti, negozi e al mercato. Alcuni, in particolare gli hotel, destinano addirittura una parte del personale di sicurezza a misurare la temperatura di tutti prima di entrare nei loro stabilimenti.La città respira anche al ritmo delle ONG internazionali di emergenza e delle ONG sanitarie, i cui veicoli circolano quasi ovunque per svolgere le loro operazioni.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">La seconda più grande epidemia di Ebola nella storia mondiale</h2>



<p>Secondo il rapporto pubblicato dal Ministero della Salute congolesi al 12 agosto, finora si contano 4.449 casi confermati, 716 casi ospedalizzati, 886 casi in attesa che sono guariti e 2.061 decessi confermati, con un tasso di letalità complessivo del 46,3% e un tasso di tracciamento dei contatti stimato all’82,7%.«Non ci piace la traiettoria di questa epidemia ed è già la seconda più grande al mondo. Ma se scattiamo una foto dopo 14 settimane dalla dichiarazione, è la più grande epidemia, 7 volte superiore a quella dell’Africa occidentale. Non possiamo continuare così», ha dichiarato il dottor Jean Kaseya, direttore generale di Africa CDC, nella sua ultima missione a Ituri.«In sole 14 settimane abbiamo già più casi dell’epidemia del 2018 nella RDC. E potete immaginare se questa epidemia dovesse durare più di un anno, quale sarebbe l’entità dell’epidemia. Abbiamo conoscenze, abbiamo persone, abbiamo risorse», aggiunge.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6210-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-526943" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6210-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6210-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6210-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6210-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6210-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6210.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Una variante che spaventa più di qualcuno</h2>



<p>La variante Bundibugyo che colpisce questa regione questa volta è un ceppo scoperto in Uganda alcuni anni prima e che in realtà non aveva causato molte morti. Ma la sua improvvisa comparsa nella regione di Ituri — una delle province più popolose della Repubblica Democratica del Congo, caratterizzata da attività minerarie, un commercio estremamente fiorente e movimenti di popolazione molto più elevati — ha permesso a questo virus di farsi strada e produrre ciò che è successo.Il virus non ha né vaccino né farmaci. Due molecole farmacologiche sono in sperimentazione, ma ci vorranno diversi mesi prima che si possano trovare dei trattamenti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6367-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-526944" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6367-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6367-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6367-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6367-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6367-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/IMG_6367.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il personale sanitario in prima linea è in sciopero. Quasi tutti i lavoratori non sono ancora stati pagati e mancano di tutte le attrezzature necessarie nonostante le centinaia di milioni di dollari sbloccati. Questi operatori sanitari e gli operatori di sensibilizzazione comunitaria subiscono attacchi sul campo o nei Centri di trattamento Ebola.«Ci sono squadre SDB (Safe and Dignified Burial) che sono state minacciate e continuano a esserlo in certi cimiteri e da parte di certe comunità. Ci sono anche squadre RCCE (Risk Communication and Community Engagement) che sono state addirittura cacciate in certe località», ci ha detto il professor Pierre Akilimali, vice coordinatore della risposta contro questa 17ª epidemia di Ebola nella RDC.È difficile sapere quando la situazione verrà portata sotto controllo, ma nel frattempo la situazione rimane profondamente preoccupante. Le famiglie continuano a perdere i loro membri e diversi membri del personale, in particolare il personale sanitario, continuano a morire a causa di questo virus.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/2-000-morti-e-4-000-casi-la-corsa-pericolosa-dellebola-in-congo.html">2.000 morti e 4.000 casi, la corsa pericolosa dell’Ebola in Congo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Congo, il Mondiale unisce un Paese ferito</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/congo-il-mondiale-unisce-un-paese-ferito.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2026 13:27:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiale di Calcio 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1117" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628152634597_ef979315d814258c8d7e50db32df2dca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628152634597_ef979315d814258c8d7e50db32df2dca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628152634597_ef979315d814258c8d7e50db32df2dca-300x175.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628152634597_ef979315d814258c8d7e50db32df2dca-1024x596.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628152634597_ef979315d814258c8d7e50db32df2dca-768x447.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628152634597_ef979315d814258c8d7e50db32df2dca-1536x894.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628152634597_ef979315d814258c8d7e50db32df2dca-600x349.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Repubblica Democratica del Congo, per una notte, ha potuto dimenticare tutto. Ha potuto scordarsi, almeno temporaneamente, le violenze del presente e del recente passato, la sostanziale divisione del Paese lacerato dalla guerra del Kivu e dalla corsa alle risorse, le spinte centrifughe che attanagliano una nazione enorme e strategica per le ricchezze del suo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/congo-il-mondiale-unisce-un-paese-ferito.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1117" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628152634597_ef979315d814258c8d7e50db32df2dca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628152634597_ef979315d814258c8d7e50db32df2dca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628152634597_ef979315d814258c8d7e50db32df2dca-300x175.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628152634597_ef979315d814258c8d7e50db32df2dca-1024x596.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628152634597_ef979315d814258c8d7e50db32df2dca-768x447.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628152634597_ef979315d814258c8d7e50db32df2dca-1536x894.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260628152634597_ef979315d814258c8d7e50db32df2dca-600x349.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>Repubblica Democratica del Congo,</strong> per una notte, ha potuto dimenticare tutto. Ha potuto scordarsi, almeno temporaneamente, le violenze del presente e del recente passato, la sostanziale divisione del Paese lacerato dalla guerra del Kivu e dalla corsa alle risorse, le spinte centrifughe che attanagliano una nazione enorme e strategica per le ricchezze del suo sottosuolo e per le mire di attori vicini e lontani sul loro controllo. Ha anche potuto mettere da parte temporaneamente la nuova <strong>esplosione dell&#8217;Ebola, che ha riportato l&#8217;ansiosa attenzione del mondo</strong> sul gigante africano. E tutto questo grazie al calcio. La vittoria per 3-1 contro l&#8217;Uzbekistan allenato dal capitano dell&#8217;Italia campione del mondo nel 2026, Fabio Cannavaro, ha dato alla nazionale dei Leopardi impegnata nel Mondiale nordamericano la prima vittoria in una partita della Coppa del Mondo e, soprattutto, la prima, storica qualificazione oltre i gironi. </p>



<p>I ragazzi di Sebastien Desabre hanno guadagnato il pass per sfidare l&#8217;Inghilterra giungendo terzi nel gruppo K dietro Colombia e Portogallo e beneficiando del ripescaggio garantito alle migliori terze classificate nella fase a gironi. Ora sono attesi da un sedicesimo di finale impegnativo, con l&#8217;Inghilterra, ma il suo Mondiale il Congo l&#8217;ha già vinto. Lo ha vinto assieme a un continente, quello africano, che nella torrida estate nordamericana vive una primavera sportiva: nove squadre su dieci hanno passato il girone di riferimento, solo la Tunisia è stata invece eliminata nella fase a gruppi, le squadre si sono ben difese e anche il Congo ha strappato un pareggio prestigioso col Portogallo di Cristiano Ronaldo. </p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h3 class="wp-block-heading">Nel 2018 siamo stati in Congo per raccontare l’epidemia di ebola. Ora vogliamo tornarci per raccontare questa nuova emergenza.<br><strong><em><a href="https://www.paypal.com/donate/?hosted_button_id=SAYREA78H4ZQS">SOSTIENI IL REPORTAGE IN CONGO</a></em></strong><em>&nbsp;<a href="https://www.paypal.com/donate/?hosted_button_id=SAYREA78H4ZQS">CON UNA DONAZIONE,&nbsp;</a>IBAN:<strong>IT74G0538701618000049082168</strong></em></h3>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p>La forza <a href="https://it.insideover.com/societa/messico-il-mondiale-parallelo-delle-famiglie-dei-135-mila-desaparecidos.html" type="post" id="519837">di una manifestazione come il Mondiale, </a>anche nelle sue edizioni più controverse, è tutta qui, nella possibilità per un Paese fragile e in difficoltà di ricordare: &#8220;<strong>esisto anche io&#8221;. Esisto anche io come protagonista di un mondo ancora normale, non solo come emblema dell&#8217;accumularsi di lutti e tragedie</strong> quali molto spesso sono stati gli eventi associati al Congo o ad altri Stati (vedasi Haiti) che si sono affacciati alla Coppa del Mondo in Usa, Canada e Messico. E per il Congo e la sua nazionale di <strong>giocatori sparsi nella diaspora, </strong>con 5 giocatori su 26 a testa militanti nei campionati di Francia e Inghilterra, tre ciascuno in Spagna e Grecia, due in Belgio e il resto tra Russia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Scozia, Turchia, Polonia, Armenia e Cipro. Un Congo fuori dal Congo che ricorda al mondo che il Congo può essere ancora unito dietro la bandiera e sperare di poter guardarsi un giorno alle spalle e vedere il presente come un incubo dimenticato. </p>



<p><a href="https://ilquattordici.substack.com/p/il-riscatto-della-generazione-dello">Sul suo Substack &#8220;Il Quattordici&#8221; il collaboratore di InsideOver Mauro Indelicato</a> ha ricordato l&#8217;attuale esperienza mondiale del Congo paragonandola all&#8217;unico precedente del 1974, quando in Germania i Leopardi dell&#8217;allora Zaire vissero in un clima cupo con le minacce del dittatore <strong>Mobutu Sese Seko</strong> di ritorsioni personali in caso di figuracce dopo il 9-0 subito dalla Jugoslavia, tuttora peggior scoppola mai rimediata dalla squadra di Kinshasa. Ora l&#8217;atmosfera è diversa. Un cammino mondiale non può cancellare problemi e angosce. Può però far guardare a un Paese in un&#8217;ottica di maggiore speranza. Il Congo è unito al Mondiale. La visibilità della nazionale potrà, forse, scaturire nuovo interesse su questo Paese lontano ma cruciale per i destini del mondo. E aiutare a guardarvi oltre semplificazioni e pregiudizi. Quelli che oggi, più che mai, devono essere accantonati guardando alla vibrante realtà di un&#8217;Africa in risveglio.</p>



<p></p>
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		<title>Lumumba Vea, il tifoso che ha trasformato il Mondiale in una denuncia contro il massacro in Congo</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/lumumba-vea-il-tifoso-che-ha-trasformato-il-mondiale-in-una-denuncia-contro-il-massacro-in-congo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Moggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 15:58:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1008" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625175620589_4dbbe1b7e0d682507cda74864307a859-e1782403009356.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625175620589_4dbbe1b7e0d682507cda74864307a859-e1782403009356.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625175620589_4dbbe1b7e0d682507cda74864307a859-e1782403009356-300x158.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625175620589_4dbbe1b7e0d682507cda74864307a859-e1782403009356-1024x538.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625175620589_4dbbe1b7e0d682507cda74864307a859-e1782403009356-768x403.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625175620589_4dbbe1b7e0d682507cda74864307a859-e1782403009356-1536x806.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625175620589_4dbbe1b7e0d682507cda74864307a859-e1782403009356-600x315.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per dare visibilità internazionale alla guerra nel Kivu, il tifoso congolese "Lumumba Vea" ha eseguito al Mondiale il gesto di denuncia</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/lumumba-vea-il-tifoso-che-ha-trasformato-il-mondiale-in-una-denuncia-contro-il-massacro-in-congo.html">Lumumba Vea, il tifoso che ha trasformato il Mondiale in una denuncia contro il massacro in Congo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1008" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625175620589_4dbbe1b7e0d682507cda74864307a859-e1782403009356.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625175620589_4dbbe1b7e0d682507cda74864307a859-e1782403009356.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625175620589_4dbbe1b7e0d682507cda74864307a859-e1782403009356-300x158.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625175620589_4dbbe1b7e0d682507cda74864307a859-e1782403009356-1024x538.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625175620589_4dbbe1b7e0d682507cda74864307a859-e1782403009356-768x403.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625175620589_4dbbe1b7e0d682507cda74864307a859-e1782403009356-1536x806.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625175620589_4dbbe1b7e0d682507cda74864307a859-e1782403009356-600x315.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Di ritorno al Mondiale di calcio <a href="https://it.insideover.com/politica/il-congo-di-oggi-vuole-riscattare-lo-zaire-del-1974.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">per la prima volta dal 1974</a>, quando ancora si chiamava Zaire, la Repubblica Democratica del Congo era attesa all&#8217;evento non tanto per i suoi giocatori, ma per un suo tifoso. Il suo nome è <strong>Michel Nkuka Mboladinga</strong>, ma è conosciuto come <strong>&#8220;Lumumba Vea&#8221;</strong>: è divenuto celebre durante la Coppa d&#8217;Africa di pochi mesi fa perché restava in piedi e immobile sugli spalti, nella posa dell&#8217;ex leader indipendentista congolese <strong>Patrice Lumumba</strong>. Un gesto politico, che Mboladinga ha deciso di rilanciare al Mondiale.</p>



<p>Il 23 giugno a Guadalajara, nella partita tra la RD Cong e la Colombia, &#8220;Lumumba Vea&#8221; ha cambiato la propria posa, mettendosi <strong>una mano davanti alla bocca e un&#8217;altra puntata alla tempia</strong>, a mo&#8217; di pistola. In questo caso, si tratta di un gesto di denuncia delle violenze in corso da anni nel suo paese, in particolare nella zona orientale, la regione del Kivu. Il conflitto con la milizia ribelle M23, sostenuta dal Ruanda, va avanti tra alterne vicende da circa quindici anni, ma solo di recente è entrato nella sua fase più cruenta. Complessivamente, la guerra nel Kivu ha causato <strong>migliaia di morti e oltre 7 milioni di rifugiati </strong>interni.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">AFCON ✅<br>World Cup ✅<br><br>The dream is now reality for the famous Lumumba. <a href="https://x.com/hashtag/FIFAWorldCup?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#FIFAWorldCup</a> <a href="https://x.com/hashtag/WorldCupwithMicky?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#WorldCupwithMicky</a> <a href="https://t.co/8QiQjfrxaD">pic.twitter.com/8QiQjfrxaD</a></p>&mdash; Micky Jnr (@MickyJnr__) <a href="https://x.com/MickyJnr__/status/2069613738630471861?ref_src=twsrc%5Etfw">June 24, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;infinita guerra nel Kivu</h2>



<p>Spesso descritto dagli attivisti congolesi come un genocidio, il conflitto nel Kivu aveva raggiunto le prime pagine della stampa internazionale nel gennaio 2025, quando il M23 aveva <strong>conquistato la città di Goma</strong>, compiendo diversi massacri. Il governo di Kinshasa aveva sfruttato l&#8217;improvvisa notorietà della guerra per mettere sotto accusa alcuni noti club di calcio europei, che da anni sono sponsorizzati dal Ruanda: Arsenal, Paris Saint-Germain e Bayern Monaco.</p>



<p>L&#8217;ottobre successivo era stato firmato un cessate il fuoco, ma già a dicembre i ribelli avevano ripreso a combattere, <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/la-disperata-situazione-nella-repubblica-democratica-del-congo.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prendendo il controllo</a> della città di Uvira. Lo scorso febbraio era stato nuovamente trovato un accordo per la sospensione delle ostilità, ma anche questa volta è stato di breve durata. A maggio, <a href="https://www.hrw.org/news/2026/05/14/dr-congo-m23-rebels-commit-atrocities-in-eastern-city" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Human Rights Watch denunciava</a> che il M23 aveva <strong>ucciso almeno 50 persone a Uvira</strong> nell&#8217;ambito di perquisizioni porta a porta, oltre ad aver violentato almeno 8 donne e causato la sparizione forzata di 12 persone.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il gesto di Lumumba Vea</h2>



<p>La mano davanti alla bocca e il dito alla tempia sono diventati popolari attraverso il calcio <strong>già all&#8217;inizio del 2024</strong>, quando la Repubblica Democratica del Congo aveva raggiunto la semifinale della Coppa d&#8217;Africa. Erano stati i giocatori ad assumere la posa al momento delle foto di rito prima del calcio d&#8217;inizio, attirando l&#8217;attenzione internazionale sulla guerra nel Kivu. Poche settimane più tardi, il gesto era stato replicato dall&#8217;attaccante della Roma <strong>Romelu Lukaku</strong>, belga di origini congolesi, dopo aver segnato un gol in Europa League. Anche Cédric Bakambu, punta franco-congolese che gioca per il Betis di Siviglia, celebra spesso i suoi gol in questo modo.</p>



<p>Il calcio è diventato uno dei modi attraverso cui la Repubblica Democratica del Congo sta riuscendo a dare maggiore visibilità al conflitto nel Kivu. Un anno fa, è stato raggiunto un accordo di sponsorizzazione tra il Ministero del Turismo e alcune società europee, <a href="https://www.acmilan.com/it/news/articoli/sponsor/2025-06-20/ac-milan-al-centro-di-una-piattaforma-internazionale-per-favorire-lo-sviluppo-socioeconomico-della-repubblica-democratica-del-congo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tra cui il Milan</a>, nel tentativo di ribattere al Ruanda con i suoi stessi metodi. Il governo ha quindi scelto esplicitamente di usare lo sport per vincere il silenzio internazionale sulla guerra, e lo conferma anche il caso di Mboladinga.</p>



<p>Diventato un eroe nazionale dopo l&#8217;ultima Coppa d&#8217;Africa, &#8220;Lumumba Vea&#8221; <strong>ha incontrato il Presidente della Repubblica Félix Tshisekedi</strong>, e le autorità congolesi si sono attivate per fare in modo che potesse essere presente al Mondiale, nonostante le restrizioni all&#8217;accesso negli Stati Uniti per i congolesi, a causa dell&#8217;epidemia di ebola. Mboladinga è stato inserito dalla Federcalcio congolese nella delegazione ufficiale per il Mondiale, ricevendo così un trattamento preferenziale: per la RD Congo era importante che potesse essere <strong>presente all&#8217;evento mediatico più importante dell&#8217;anno</strong>. E, sapendo di avere su di sé le attenzioni internazionali, ha scelto di dare spazio alla denuncia dei massacri nel Kivu.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/lumumba-vea-il-tifoso-che-ha-trasformato-il-mondiale-in-una-denuncia-contro-il-massacro-in-congo.html">Lumumba Vea, il tifoso che ha trasformato il Mondiale in una denuncia contro il massacro in Congo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Epstein Files: svelata la rete israeliana che ha messo le mani sui minerali congolesi</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/epstein-files-barak-e-la-rete-israeliana-che-ha-messo-le-mani-sui-minerali-congolesi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 09:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1037" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625095138864_24a78815d1809e43116404905bd5053c-e1782373935838.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Epstein Congo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625095138864_24a78815d1809e43116404905bd5053c-e1782373935838.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625095138864_24a78815d1809e43116404905bd5053c-e1782373935838-300x162.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625095138864_24a78815d1809e43116404905bd5053c-e1782373935838-1024x553.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625095138864_24a78815d1809e43116404905bd5053c-e1782373935838-768x415.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625095138864_24a78815d1809e43116404905bd5053c-e1782373935838-1536x830.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625095138864_24a78815d1809e43116404905bd5053c-e1782373935838-600x324.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Jeffrey Epstein, in collaborazione con l'ex premier israeliano Ehud Barak e l'intelligence di Tel Aviv, orchestrò affari miliardari in Congo</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/epstein-files-barak-e-la-rete-israeliana-che-ha-messo-le-mani-sui-minerali-congolesi.html">Epstein Files: svelata la rete israeliana che ha messo le mani sui minerali congolesi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1037" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625095138864_24a78815d1809e43116404905bd5053c-e1782373935838.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Epstein Congo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625095138864_24a78815d1809e43116404905bd5053c-e1782373935838.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625095138864_24a78815d1809e43116404905bd5053c-e1782373935838-300x162.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625095138864_24a78815d1809e43116404905bd5053c-e1782373935838-1024x553.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625095138864_24a78815d1809e43116404905bd5053c-e1782373935838-768x415.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625095138864_24a78815d1809e43116404905bd5053c-e1782373935838-1536x830.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260625095138864_24a78815d1809e43116404905bd5053c-e1782373935838-600x324.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non è un mistero che Jeffrey Epstein, il finanziere pedofilo morto suicida in una cella di Manhattan nel 2019, fosse molto più di un semplice miliardario con un’isola privata e un giro di prostituzione minorile. <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/cosi-israele-gestiva-la-sicurezza-dellappartamento-di-epstein-usato-da-ehud-barak.html" type="link" id="https://it.insideover.com/spionaggio/cosi-israele-gestiva-la-sicurezza-dellappartamento-di-epstein-usato-da-ehud-barak.html">Da tempo, su <em>InsideOver</em></a>, abbiamo raccontato i suoi <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/le-email-segrete-di-epstein-con-barak-le-pressioni-del-finanziere-per-bombardare-liran-e-la-siria.html" type="link" id="https://it.insideover.com/media-e-potere/le-email-segrete-di-epstein-con-barak-le-pressioni-del-finanziere-per-bombardare-liran-e-la-siria.html">profondi legami con l’intelligence israeliana, con l’ex premier Ehud Barak</a> e con quell’universo di potere che incrocia servizi segreti, <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/caso-epstein-terremoto-in-francia-la-banca-edmond-de-rothschild-perquisita-a-parigi.html" type="link" id="https://it.insideover.com/media-e-potere/caso-epstein-terremoto-in-francia-la-banca-edmond-de-rothschild-perquisita-a-parigi.html">finanza e politica internazionale</a>. Oggi, <a href="https://www.dropsitenews.com/p/epstein-barak-congo-israel?utm_source=post-email-title&amp;publication_id=2510348&amp;post_id=203325913&amp;utm_campaign=email-post-title&amp;isFreemail=true&amp;token=eyJ1c2VyX2lkIjozNTE2MDcyMjUsInBvc3RfaWQiOjIwMzMyNTkxMywiaWF0IjoxNzgyMzI3MzI3LCJleHAiOjE3ODQ5MTkzMjcsImlzcyI6InB1Yi0yNTEwMzQ4Iiwic3ViIjoicG9zdC1yZWFjdGlvbiJ9.4ax8jZR1JhV1QrESbRGJAV18w2_UlkbFWMAxzV8nyF0&amp;r=5tc5vd&amp;triedRedirect=true&amp;utm_medium=email" type="link" id="https://www.dropsitenews.com/p/epstein-barak-congo-israel?utm_source=post-email-title&amp;publication_id=2510348&amp;post_id=203325913&amp;utm_campaign=email-post-title&amp;isFreemail=true&amp;token=eyJ1c2VyX2lkIjozNTE2MDcyMjUsInBvc3RfaWQiOjIwMzMyNTkxMywiaWF0IjoxNzgyMzI3MzI3LCJleHAiOjE3ODQ5MTkzMjcsImlzcyI6InB1Yi0yNTEwMzQ4Iiwic3ViIjoicG9zdC1yZWFjdGlvbiJ9.4ax8jZR1JhV1QrESbRGJAV18w2_UlkbFWMAxzV8nyF0&amp;r=5tc5vd&amp;triedRedirect=true&amp;utm_medium=email">un’inchiesta esplosiva di&nbsp;<em>Drop Site News</em></a>&nbsp;getta nuova luce su un aspetto finora rimasto in ombra: il ruolo di Epstein e della sua rete israeliana nel <strong>plasmare il commercio di minerali</strong> di una delle regioni più insanguinate del mondo, la <strong>Repubblica Democratica del Congo</strong>, <a href="https://www.atlanticcouncil.org/in-depth-research-reports/report/beyond-critical-minerals-capitalizing-on-the-drcs-vast-opportunities/" type="link" id="https://www.atlanticcouncil.org/in-depth-research-reports/report/beyond-critical-minerals-capitalizing-on-the-drcs-vast-opportunities/">uno dei paesi più ricchi al mondo per risorse minerarie</a>, tra cui <strong>Cobalto, Rame, Coltan</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Epstein, Barak e il Congo </h2>



<p><a href="https://www.justice.gov/epstein" type="link" id="https://www.justice.gov/epstein">Documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia statunitense</a> e una serie di email hackerate dalla casella di posta di Barak, pubblicate dall’organizzazione no-profit&nbsp;<em>Distributed Denial of Secrets</em>, rivelano che l’ex primo ministro israeliano e il finanziere pedofilo hanno collaborato strettamente, dopo le dimissioni di Barak da ministro della Difesa nel 2013, per mettere le mani sulle <strong>risorse minerarie, petrolifere e del gas dell’Africa</strong><a href="https://www.dropsitenews.com/p/epstein-barak-congo-israel" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="474" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-25-alle-09.27.54-1024x474.png" alt="" class="wp-image-521408" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-25-alle-09.27.54-1024x474.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-25-alle-09.27.54-300x139.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-25-alle-09.27.54-768x355.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-25-alle-09.27.54-1536x711.png 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-25-alle-09.27.54-600x278.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-25-alle-09.27.54.png 1992w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Epstein non era solo un facilitatore di incontri tra potenti. Come abbiamo già documentato, era un&nbsp;<em>asset</em>, un freelance al servizio di Tel Aviv. Nella transizione di Barak dal mondo militare a quello privato, <strong>Epstein giocò un ruolo chiave, confezionando servizi di intelligence privatizzati e vendendoli a Stati di polizia in tutto il mondo</strong><a href="https://www.dropsitenews.com/p/epstein-barak-congo-israel" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Insieme, i due uomini commercializzavano prodotti di sorveglianza e sicurezza a governi stranieri impegnati a «stabilizzare» conflitti civili<a href="https://www.dropsitenews.com/p/epstein-barak-congo-israel" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. E quale terreno migliore dell’Africa, dilaniata da guerre e ricca di materie prime, per trasformare il caos in flusso di cassa? Come scrisse lo stesso Epstein a Barak in un’email del 2014:&nbsp;<em>«Con i disordini civili che esplodono in Ucraina, Siria, Somalia, Libia e la disperazione di chi è al potere, non è questo perfetto per te?</em>». Barak rispose:&nbsp;<em>«Hai ragione in un certo senso. Ma non è semplice trasformarlo in un flusso di cassa</em>». Eppure, quel flusso di cassa arrivò. E arrivò dai conflitti stessi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>&nbsp;“Tier One Strike Force” israeliana</strong></h2>



<p>Barak, secondo quanto riporta <em>Drop Site News</em>, attinse alla sua rete di contatti nell’intelligence israeliana per espandere i propri affari in Africa, coinvolgendo un nome di peso:&nbsp;<strong>Danny Yatom</strong>, ex direttore del Mossad (1996-1998), divenuto in seguito consulente per la sicurezza di Barak e poi parlamentare dello Yisrael Beiteinu fino al 2008<a href="https://www.dropsitenews.com/p/epstein-barak-congo-israel" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Dopo la politica, Yatom è diventato un <em>contractor</em> privato, consulente per diverse società di sicurezza, tra cui la&nbsp;<em><a href="https://web.archive.org/web/20130809074828/http://aboutgsg.com/about.aspx?pid=2" type="link" id="https://web.archive.org/web/20130809074828/http://aboutgsg.com/about.aspx?pid=2">Global Strategic Group</a></em>, una piccola società attiva in Africa centrale e guidata da veterani dei servizi segreti israeliani<a href="https://www.dropsitenews.com/p/epstein-barak-congo-israel" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<p>Ed è proprio la <em>Global Strategic Group </em>ad essere al centro della vicenda congolese. Una proposta per una&nbsp;<strong>«Night Warfare Special Operations Unit</strong>», contenuta nella posta di Barak e marcata come classificata, rivela che l’azienda di Yatom addestrò un&#8217;unità di forze speciali d&#8217;élite nelle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo, ricche di minerali, nel 2013<a href="https://www.dropsitenews.com/p/epstein-barak-congo-israel" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Il programma creò una&nbsp;<strong><em>Tier One Strike Force</em></strong>&nbsp;di 150 uomini, addestrata per incursioni notturne, imboscate, antiterrorismo, salvataggio di ostaggi, operazioni di cecchinaggio e azioni dirette<a href="https://www.dropsitenews.com/p/epstein-barak-congo-israel" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Un’unità che, secondo Yatom, contribuì a ribaltare le sorti del conflitto contro il ribelli dell’<strong>M23</strong>&nbsp;(Movimento 23 Marzo) nel Kivu settentrionale<a href="https://www.dropsitenews.com/p/epstein-barak-congo-israel" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La diplomazia parallela delle risorse</h2>



<p>Mentre le forze israeliane addestravano i <strong>militari congolesi nelle colline del Kivu</strong>, un altro canale si apriva. Le email mostrano che Epstein chiese al <a href="https://www.lemonde.fr/en/economy/article/2026/02/18/epstein-files-the-fall-of-sultan-ahmed-bin-sulayem-architect-of-the-uae-s-port-empire_6750609_19.html?srsltid=AfmBOoo6sLf4EFBcWFrNSYnfB7fEfzAjPILnturPI0vafjL7iBX39INc" type="link" id="https://www.lemonde.fr/en/economy/article/2026/02/18/epstein-files-the-fall-of-sultan-ahmed-bin-sulayem-architect-of-the-uae-s-port-empire_6750609_19.html?srsltid=AfmBOoo6sLf4EFBcWFrNSYnfB7fEfzAjPILnturPI0vafjL7iBX39INc">suo stretto collaboratore emiratino, Sultan Ahmed bin Sulayem</a>, presidente del colosso logistico DP World, di organizzare un incontro con l’allora presidente congolese <strong>Joseph Kabila</strong>. L’obiettivo? Investimenti in miniere, petrolio, gas e infrastrutture di trasporto. «Vuole darci investimenti in miniere, petrolio e gas» scrisse Sulayem a Epstein nel maggio 2013.</p>



<p>Epstein, insomma, non si limitava a fare da tramite per Barak. Era un attore a tutto tondo, in grado di muovere fili che andavano dalla sicurezza militare agli affari multimiliardari. Nel 2018, l’anno prima della sua morte, era già coinvolto in una complessa diplomazia parallela sulle sanzioni del Tesoro americano contro un magnate minerario israeliano, <strong>Dan Gertler</strong>. </p>



<p>Ma come abbiamo già osservato su <em>InsideOver</em>,<strong> </strong>i legami tra Epstein e l’apparato di sicurezza israeliano &#8211; e in particolare con Barak &#8211; non si fermano al cuore dell’Africa. Una serie di email, sempre rese pubbliche dal Dipartimento di Giustizia, rivela che il governo israeliano <a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/2/19/israel-installed-security-at-epsteins-manhattan-apartment-for-ex-pm-barak" type="link" id="https://www.aljazeera.com/news/2026/2/19/israel-installed-security-at-epsteins-manhattan-apartment-for-ex-pm-barak">ha installato e gestito un sistema di sicurezza e sorveglianza in un appartamento di Manhattan</a> al&nbsp;<strong>301 East 66th Street</strong>, un edificio di proprietà di una società legata al fratello di Epstein, Mark, ma di fatto controllato da Jeffrey<a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/2/19/israel-installed-security-at-epsteins-manhattan-apartment-for-ex-pm-barak" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. L’appartamento era utilizzato frequentemente dall’ex premier&nbsp;<strong>Ehud Barak</strong>&nbsp;durante i suoi soggiorni a New York<a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/2/19/israel-installed-security-at-epsteins-manhattan-apartment-for-ex-pm-barak" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">War is over, time to get back to the Epstein Files. New piece is quite something:  <a href="https://t.co/Rlyzb10wBI">https://t.co/Rlyzb10wBI</a></p>&mdash; Ryan Grim (@ryangrim) <a href="https://x.com/ryangrim/status/2069876110695809145?ref_src=twsrc%5Etfw">June 24, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>L’operazione, partita all’inizio del 2016 e protrattasi per almeno due anni, ha visto funzionari della missione permanente israeliana alle Nazioni Unite coordinarsi direttamente con lo staff di Epstein<a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/2/19/israel-installed-security-at-epsteins-manhattan-apartment-for-ex-pm-barak" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.&nbsp;<strong>Rafi Shlomo</strong>, allora responsabile della protezione presso la missione israeliana e capo della sicurezza di Barak, gestiva personalmente l’accesso all’appartamento, effettuando controlli su visitatori, addetti alle pulizie e dipendenti di Epstein<a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/2/19/israel-installed-security-at-epsteins-manhattan-apartment-for-ex-pm-barak" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<p>Le email mostrano scambi dettagliati: la moglie di Barak, <strong>Nili Priell</strong>, discuteva con l’assistente di Epstein l’installazione di sensori sulle finestre e sistemi di controllo remoto<a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/2/19/israel-installed-security-at-epsteins-manhattan-apartment-for-ex-pm-barak" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. E lo stesso Epstein autorizzò personalmente i lavori, bucando i muri per installare le apparecchiature<a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/2/19/israel-installed-security-at-epsteins-manhattan-apartment-for-ex-pm-barak" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Come scrisse l’assistente di Epstein:&nbsp;<em>«Jeffrey dice che non gli danno fastidio i buchi nei muri, va tutto bene!</em>». </p>



<p>L’inchiesta di <em>Drop Site News</em> sugli affari in Africa di Epstein conferma ciò che su <em>InsideOver</em> abbiamo sempre sostenuto: Jeffrey Epstein non era un semplice finanziere e predatore sessuale con molti soldi. Era un uomo di potere con un&nbsp;<strong>rapporto organico con lo Stato di Israele e il suo apparato di sicurezza</strong>. Non necessariamente un agente del Mossad, come alcuni hanno ipotizzato, ma sicuramente un asset, un facilitatore, un uomo di fiducia sempre pronto a mettere la sua rete di contatti e la sua intelligenza finanziaria al servizio di Barak, uno degli uomini più potenti di Tel Aviv. </p>



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		<title>Ebola: come monitorare un&#8217;epidemia open source attraverso dati pubblici, fonti locali e piattaforme internazionali</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/ebola-come-monitorare-unepidemia-open-source-attraverso-dati-pubblici-fonti-locali-e-piattaforme-internazionali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Riccardo Buccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 06:43:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=520210</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612083525928_bd5badc854bd08f09eea68d89387bcec.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612083525928_bd5badc854bd08f09eea68d89387bcec.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612083525928_bd5badc854bd08f09eea68d89387bcec-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612083525928_bd5badc854bd08f09eea68d89387bcec-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612083525928_bd5badc854bd08f09eea68d89387bcec-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612083525928_bd5badc854bd08f09eea68d89387bcec-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612083525928_bd5badc854bd08f09eea68d89387bcec-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando si parla di Ebola, l&#8217;attenzione tende a concentrarsi sulle immagini provenienti dalle aree colpite, sui centri di trattamento e sugli aggiornamenti diffusi dalle organizzazioni internazionali. In realtà, molto prima che un focolaio raggiunga le prime pagine dei giornali, esiste un articolato ecosistema informativo che consente ad analisti ed esperti, giornalisti investigativi, ricercatori e operatori &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/ebola-come-monitorare-unepidemia-open-source-attraverso-dati-pubblici-fonti-locali-e-piattaforme-internazionali.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/ebola-come-monitorare-unepidemia-open-source-attraverso-dati-pubblici-fonti-locali-e-piattaforme-internazionali.html">Ebola: come monitorare un&#8217;epidemia open source attraverso dati pubblici, fonti locali e piattaforme internazionali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612083525928_bd5badc854bd08f09eea68d89387bcec.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612083525928_bd5badc854bd08f09eea68d89387bcec.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612083525928_bd5badc854bd08f09eea68d89387bcec-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612083525928_bd5badc854bd08f09eea68d89387bcec-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612083525928_bd5badc854bd08f09eea68d89387bcec-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612083525928_bd5badc854bd08f09eea68d89387bcec-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260612083525928_bd5badc854bd08f09eea68d89387bcec-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando si parla di Ebola, l&#8217;attenzione tende a concentrarsi sulle immagini provenienti dalle aree colpite, sui centri di trattamento e sugli aggiornamenti diffusi dalle organizzazioni internazionali. In realtà, molto prima che un focolaio raggiunga le prime pagine dei giornali, esiste un articolato ecosistema informativo che consente ad analisti ed esperti, giornalisti investigativi, ricercatori e operatori umanitari di seguirne l&#8217;evoluzione quasi in tempo reale attraverso fonti aperte. La raccolta di informazioni open source relative a Ebola rappresenta infatti uno degli esempi più interessanti di come dati pubblici, report istituzionali, piattaforme umanitarie e strumenti geospaziali possano essere integrati per costruire un quadro operativo estremamente dettagliato e affidabile senza essere sul posto.</p>



<p>La prima regola dell&#8217;analisi OSINT in ambito sanitario consiste nel comprendere che il dato epidemiologico nasce sempre sul territorio e solo successivamente viene trasmesso alle organizzazioni internazionali. Per questo motivo, chi desidera monitorare un&#8217;epidemia in modo efficace deve partire dalle fonti più vicine possibile all&#8217;informazione. <br><br>Nel caso della Repubblica Democratica del Congo, uno dei Paesi storicamente più colpiti dal virus Ebola, la fonte primaria di riferimento è l&#8217;<a href="https://insp.cd/?utm_source=chatgpt.com">Institut National de Santé Publique (INSP) della RDC</a>. L&#8217;istituto pubblica regolarmente Situation Reports, comunemente chiamati SitRep dell&#8217;andamento epidemiologico. Attraverso questi documenti è possibile conoscere il numero di casi sospetti e confermati, la localizzazione geografica dei focolai, le attività di laboratorio, le operazioni di contact tracing e le misure adottate dalle autorità sanitarie. Un esempio recente è il <a href="https://insp.cd/sitrep-n26-mvb_09-06-2026/?utm_source=chatgpt.com">Situation Report n.26 sulla Malattia da Virus Ebola del 9 giugno 2026</a>, che offre una panoramica dettagliata della situazione sul campo e rappresenta una fonte di enorme valore per chiunque svolga attività di monitoraggio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.09.16-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-520211" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.09.16-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.09.16-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.09.16-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.09.16-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.09.16-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.09.16-600x337.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.09.16.jpg 1842w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Siamo già stati in Congo per raccontare Ebola. Oggi vogliamo ritornare e raccontare l&#8217;ennesima tragedia di questo popolo. <a href="https://www.paypal.com/donate/?hosted_button_id=SAYREA78H4ZQS">Aiutaci con una donazione a questo link</a></strong></p>



<p>Una volta raccolte le informazioni provenienti dalle autorità nazionali, il passo successivo consiste nel confrontarle con le valutazioni e gli aggiornamenti della&nbsp;<a href="https://www.who.int/?utm_source=chatgpt.com">World Health Organization (WHO)</a>. In particolare, la sezione&nbsp;<a href="https://www.who.int/emergencies/disease-outbreak-news?utm_source=chatgpt.com">Disease Outbreak News (DON)</a>&nbsp;costituisce uno dei principali punti di riferimento per la comunità internazionale. Qui vengono pubblicati aggiornamenti ufficiali sugli outbreak in corso, analisi del rischio, informazioni tecniche e valutazioni sull&#8217;eventuale diffusione internazionale della malattia. Ancora più utile per chi segue gli eventi nel continente africano è il portale di&nbsp;<a href="https://www.afro.who.int/?utm_source=chatgpt.com">WHO AFRO</a>, l&#8217;ufficio regionale africano dell&#8217;OMS, che spesso pubblica aggiornamenti più frequenti e maggiormente focalizzati sulle dinamiche locali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="504" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.14.54-1024x504.png" alt="" class="wp-image-520212" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.14.54-1024x504.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.14.54-300x148.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.14.54-768x378.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.14.54-1536x756.png 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.14.54-600x295.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.14.54.png 1832w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il processo di verifica richiede inoltre il confronto con altre organizzazioni specializzate nella sorveglianza sanitaria. L&#8217;<a href="https://africacdc.org/?utm_source=chatgpt.com">Africa CDC</a> svolge un ruolo centrale nel coordinamento delle attività di monitoraggio a livello continentale, pubblicando aggiornamenti e valutazioni sui principali focolai presenti in Africa. Parallelamente, il <a href="https://www.cdc.gov/?utm_source=chatgpt.com">Centers for Disease Control and Prevention (CDC) degli Stati Uniti</a> e l&#8217;<a href="https://www.ecdc.europa.eu/?utm_source=chatgpt.com">European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC)</a> producono analisi epidemiologiche, studi tecnici e valutazioni del rischio che permettono di comprendere le possibili implicazioni internazionali di un focolaio.<br></p>



<p><strong>In Congo siamo già stati per seguire da vicino una delle più gravi emergenze sanitarie degli ultimi anni: Ebola. Oggi vogliamo tornare sul campo per documentare una nuova crisi che continua a colpire milioni di persone nell&#8217;indifferenza generale. Se credi nell&#8217;importanza del giornalismo indipendente, <a href="https://www.paypal.com/donate/?hosted_button_id=SAYREA78H4ZQS">sostienici con una donazione a questo link</a>.</strong></p>



<p>Una delle domande più frequenti riguarda l&#8217;esistenza di sistemi di monitoraggio in tempo reale. In ambito epidemiologico il concetto di &#8220;tempo reale&#8221;, soprattutto in contesti così complessi e frammentati, deve essere interpretato con cautela, poiché la velocità di aggiornamento non coincide necessariamente con l&#8217;affidabilità del dato. Tra le piattaforme più utili vi è sicuramente <a href="https://go.ifrc.org/?utm_source=chatgpt.com">IFRC GO Platform</a>, sviluppata dalla Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa. Attraverso dashboard interattive, mappe e statistiche, la piattaforma consente di seguire le attività di risposta sul terreno e di visualizzare rapidamente le aree interessate dalle emergenze sanitarie. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="536" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.23.28-1024x536.jpg" alt="" class="wp-image-520213" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.23.28-1024x536.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.23.28-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.23.28-768x402.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.23.28-1536x804.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.23.28-600x314.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.23.28.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Per comprendere realmente la dinamica di un&#8217;epidemia, tuttavia, non basta conoscere il numero dei casi. È necessario capire dove si trovano, come si muovono le persone e quali infrastrutture collegano le aree colpite. In questo contesto assumono un&#8217;importanza fondamentale le piattaforme geospaziali. La più rilevante è probabilmente l&#8217;<a href="https://data.humdata.org/?utm_source=chatgpt.com">Humanitarian Data Exchange (HDX)</a>, il grande archivio dati umanitario delle Nazioni Unite, che ospita dataset relativi a popolazione, strutture sanitarie, reti stradali, centri abitati, movimenti di sfollati e confini amministrativi. Integrando queste informazioni con i dati disponibili su&nbsp;<a href="https://www.openstreetmap.org/?utm_source=chatgpt.com">OpenStreetMap</a>&nbsp;è possibile costruire mappe operative avanzate e identificare potenziali corridoi di diffusione del virus, punti di attraversamento delle frontiere, aree isolate e vulnerabilità che potrebbero influenzare l&#8217;andamento dell&#8217;epidemia. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="473" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.27.51-1024x473.jpg" alt="" class="wp-image-520214" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.27.51-1024x473.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.27.51-300x138.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.27.51-768x354.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.27.51-1536x709.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.27.51-600x277.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Screenshot-2026-06-12-alle-08.27.51.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>L&#8217;analisi OSINT più avanzata non si limita però ai numeri ufficiali. Spesso le informazioni più interessanti emergono da quelli che gli analisti definiscono &#8220;segnali deboli&#8221;: l&#8217;apertura di nuovi centri di trattamento, l&#8217;arrivo di laboratori mobili, l&#8217;incremento degli acquisti di dispositivi di protezione individuale, l&#8217;attivazione di campagne informative nelle comunità locali, il rafforzamento dei controlli sanitari alle frontiere o la mobilitazione straordinaria di personale medico. Questi elementi, apparentemente marginali, possono fornire indicazioni preziose sull&#8217;evoluzione di una crisi sanitaria ancora prima che essa si manifesti pienamente nei dati ufficiali.</p>



<p>Molte delle tragedie che colpiscono il continente africano restano invisibili fino a quando non diventano impossibili da ignorare. Il nostro obiettivo è raccontarle prima, con rigore, presenza sul campo e attenzione alle popolazioni coinvolte. <a href="https://www.paypal.com/donate/?hosted_button_id=SAYREA78H4ZQS">Per aiutarci a documentare queste realtà e dare voce a chi spesso non ne ha, puoi contribuire con una donazione a questo link</a>.</p>



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		<title>Sudan, Etiopia, Congo, jihadismo: le molte crisi che perturbano l&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sudan-etiopia-congo-jihadismo-le-molte-crisi-che-perturbano-lafrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 00:21:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="968" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-600x387.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-1024x661.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-768x496.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Sudan, Etiopia, Congo, jihadismo: le molte crisi che perturbano l'Africa lette dall'analista Luciano Pollichieni.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="968" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-600x387.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-1024x661.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-768x496.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le <strong>crisi dell<a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/africa-la-crescita-economica-come-arma-per-una-sanita-sostenibile.html">&#8216;Africa contemporanea</a></strong> sono molte e polimorfe e delineano uno scenario geopolitico instabile in cui guerre, unità nazionali precarie, insorgenze jihadiste rendono critico il contesto interno di un continente strategico che, proprio per la sua crescente importanza nelle dinamiche globali, è oggi conteso da molti appetiti contrastanti. Per capire le sfide che lo riguardano abbiamo dialogato con <strong>Luciano Pollichieni,</strong> analista di scenari strategici e securitari specializzato nel contesto africano e nelle sue dinamiche geopolitiche e militari, <a href="https://africanniche.substack.com/">autore della newsletter Substack &#8220;Africanismi&#8221;.</a></p>



<p><strong>Lo scenario africano vede una serie di conflitti attivi e latenti che, oggigiorno, minacciano la stabilità del continente. Che scenari e che punti caldi interessano, principalmente, il continente?</strong></p>



<p>&#8220;Se guardiamo alle regioni caratterizzate da instabilità e strategicamente più rilevanti, le aree calde sono fondamentalmente tre. <strong>La prima è il Sahel occidentale,</strong> in particolare Burkina Faso, Mali e Niger, che si trova al centro di un&#8217;insurrezione nominalmente jihadista &nbsp;persistente. <strong>Segue l&#8217;area dei Grandi Laghi</strong>, in particolar modo quella delle province orientali del Nord e Sud Kivu della Repubblica Democratica del Congo. Qui è in corso una guerra tra il governo di Kinshasa, sempre più supportato dagli Stati Uniti di Donald Trump che hanno dispiegato i loro <em>contractors</em> nell’area, e il gruppo ribelle M23, supportato dal Ruanda, che è riuscito a estendere il proprio dominio su aree significative del Paese. Nonostante i ripetuti dinieghi ufficiali, il legame tra l&#8217;M23 e il governo ruandese appare evidente, come dimostrato anche dalle recenti sanzioni statunitensi comminate contro alti graduati dell&#8217;esercito di Kigali per il loro coinvolgimento nel conflitto. </p>



<p>Infine, <strong>il terzo fronte è quello del Corno d’Africa,</strong> dove assistiamo a una ridefinizione generale degli equilibri regionali e dei sistemi di potere interni a diversi Stati. In quest&#8217;area dobbiamo distinguere tre conflitti principali: la crisi nel Nord-Est dell&#8217;Etiopia, dove la regione del Tigray sembra prossima a una nuova guerra e poi le iniziative del governo etiope per garantirsi un accesso diretto al Mar Rosso, che si scontrano con la ferma opposizione di Somalia ed Eritrea; e infine la guerra civile somala. Quest&#8217;ultima è aggravata non solo dall&#8217;insurrezione di Al-Shabaab che continua a mostrarsi resiliente ma anche dal deterioramento delle relazioni tra il governo centrale e gli Stati federati. </p>



<p><strong>Infine c’è la guerra dei &#8220;due generali&#8221; in Sudan</strong>, dove lo scontro tra le forze regolari guidate da Al-Burhan e i paramilitari delle RSF guidate da Hemedti mette in discussione il futuro stesso del sistema di potere interno allo Stato. Da un lato, l&#8217;esercito regolare mira a salvaguardare la leadership delle élite storica di Khartoum, mentre dall&#8217;altro le RSF puntano sulla cosiddetta &#8220;alleanza delle periferie&#8221; per ridimensionare o epurare i partiti islamisti legati al vecchio regime e dare un maggior peso nei centri decisionali del Paese al popolo delle periferie&#8221;.</p>



<p><strong>Sul fronte del conflitto in Sudan, come la guerra a tuo avviso sta venendo impattata dall’estensione dei conflitti mediorientali al Golfo e all’Iran?</strong></p>



<p>&#8220;Credo che in questa fase l&#8217;impatto della guerra in Iran sul conflitto sudanese sia piuttosto minimo, anche se mi rendo conto che questa valutazione mi pone in netta minoranza. Al momento, la dinamica bellica sul campo non risente in modo particolare dell&#8217;impegno iraniano nel difendersi dagli attacchi americani e israeliani, stiamo pur sempre parlando di un orizzonte temporale di circa 20 giorni, quindi abbastanza breve. Tuttavia, se il conflitto in Medio Oriente dovesse protrarsi più lungo del previsto, potremmo assistere a ripercussioni significative nel medio e lungo periodo. Per esempio l’Iran potrebbe non riuscire più a fornire il proprio supporto, specialmente la fornitura di droni e missili, alle forze regolari sudanesi (SAF), ridimensionandone le capacità belliche e spingendole a cercare nuovi fornitori. </p>



<p>Parallelamente, penso che assisteremo a un blocco quasi completo degli sforzi diplomatici per un cessate il fuoco: attori chiave come gli Emirati Arabi Uniti e l&#8217;Arabia Saudita sono attualmente assorbiti dalle conseguenze dirette del conflitto mediorientale, e quindi la mediazione diplomatica sul Sudan perde importanza nella lista delle loro priorità. <strong>Un altro aspetto fondamentale riguarda l&#8217;aumento dei prezzi di petrolio e gas. </strong>Sarà determinante osservare come le parti metteranno a frutto il controllo delle infrastrutture energetiche: i regolari controllano i terminali di Port Sudan, mentre le RSF hanno conquistato diversi giacimenti e coltivano rapporti importanti con il governo del Sud Sudan (il vero detentore degli idrocarburi in questo quadrante). A questo punto bisognerà vedere come l’aumento dei prezzi si innesterà nel calcolo bellico dei belligeranti. I due eserciti potrebbero decidere di danneggiare le infrastrutture o di utilizzare un numero sempre maggiore di effettivi per il controllo delle infrastrutture, capitalizzando sulla crisi energetica&#8221;.</p>



<p><strong>Turchia, Emirati, Arabia Saudita: la guerra in Sudan è da molti ritenuta anche una “proxy war” tra potenze regionali mediorientali. Come si saldano gli archi di crisi del Medio Oriente e l’Africa orientale?</strong></p>



<p>&#8220;Anche in questo caso ho un&#8217;opinione minoritaria: non considero la guerra sudanese una <em>proxy </em><i>par</i>, né ritengo che l&#8217;instabilità in Medio Oriente e Africa Orientale possa essere ricondotta a un unico schema interpretativo. Spesso queste letture sono frutto di una certa pigrizia intellettuale nostra o di una scarsa conoscenza della natura profonda dei conflitti africani. La guerra in Sudan ha cause chiare ma di tutt’altra natura. La caduta del regime di Al-Bashir ha innescato un processo endogeno di ridefinizione degli equilibri di potere. I militari e le RSF sono stati d&#8217;accordo solo sull’esclusione dei civili dal futuro governo; una volta rimossi i civili dal governo, l&#8217;impossibilità di una convivenza tra Al-Burhan e Hemedti è diventata ineludibile e ha portato inevitabilmente alla guerra. </p>



<p>Gli Stati esterni si sono limitati a riposizionarsi per cercare di mantenere un ruolo di rilievo o prepararsi a un futuro tavolo della pace, ma la violenza sul campo è dettata da due visioni opposte per il futuro del Paese e meeno dalle agende di attori esterni. Lo dimostrano sia il fatto che la dinamica del conflitto in Sudan, a 20 giorni dallo scoppio della guerra in Iran, è sostanzialmente intatta, cioè è rimasta quella carneficina che culmina in una guerra d&#8217;attrito. Lo dimostra anche la formazione di due governi paralleli tra Khartoum e il Darfur. <strong>Mentre in Medio Oriente assistiamo a un classico conflitto interstatale, in Africa si combatte per ridisegnare la cartografia e gli equilibri interni,</strong> influenzati da una bilancia demografica in piena espansione che differisce da quella mediorientale. Esistono certamente legami geografici e commerciali tra le due regioni, come la rotta del Canale di Suez, che è parte di un unico circuito commerciale che comincia nello stretto di Hormuz ma i conflitti africani mantengono una loro autonomia e non sono necessariamente lo specchio di quelli esterni. Se così non fosse allora perché non ci poniamo mai la domanda in termini inversi: cioè come le tensioni in Sudan, in Etiopia o in Somalia stanno influenzando le dinamiche mediorientali? Dovremmo imparare che non si possono comprendere queste crisi se cerchiamo di raggrupparle o vederle come mere appendici di dinamiche globali&#8221;.</p>



<p><strong>Ritieni possibile che sulla dorsale Egitto-Sudan-Sud Sudan-Etiopia si possano espandere ulteriori dinamiche critiche?</strong></p>



<p>&#8220;Il rischio di <strong>una ripresa del conflitto tra l&#8217;Etiopia e il Tigray, quest&#8217;ultimo potenzialmente supportato dall&#8217;Eritrea, rappresenta oggi la minaccia principale. </strong>Parliamo di una guerra che ha già causato centinaia di migliaia di morti nel 2020 e il 2022 e che rischia di saldarsi con l&#8217;instabilità interna nelle regioni etiopi dell’Oromia e dll’Amhara. Tuttavia, un elemento spesso sottovalutato ma altrettanto pregnante è la ripresa del conflitto in Sud Sudan. Nonostante i tentativi di Giuba di isolarsi dalla crisi del Sudan, i due conflitti si stanno progressivamente saldando in un&#8217;unica placca di destabilizzazione che parte dal Sudan, attraversa Etiopia e Somalia e arriva fino ai confini del Kenya. Data la strategicità dell&#8217;area per il commercio marittimo, un allargamento di questa faglia avrebbe ripercussioni economiche e umanitarie notevoli. In Somalia, inoltre, oltre alla questione del Somaliland, i rapporti tra governo centrale e governi federati sono travagliate. Stati come il Jubaland e il Puntland, evocano sempre più frequentemente la possibilità di una secessione a fronte di una riforma costituzionale centralista varata dal governo federale. In sintesi, <strong>lo scenario peggiore vede la ripresa della guerra etiope, l&#8217;allargamento della crisi sudanese al Sud Sudan e il rafforzamento delle spinte centrifughe in Somalia.</strong> A questo si aggiungono le notizie degli ultimi giorni su un possibile allargamento del conflitto in Sudan al Ciad. Insomma, l’Africa centrorientale è in piena ebollizione e in questo contesto tutto può succedere&#8221;.</p>



<p><strong>Qual è, invece, lo stato dell’arte della sfida dell’insorgenza jihadista in Africa?</strong></p>



<p>&#8220;Frammentato, ma purtroppo positivo per le insorgenze cosiddette jihadiste. In Somalia, al-Shabaab è riuscita, almeno finora, a speculare sulle divisioni interne al fronte governativo: nonostante alcune sconfitte militari importanti, il gruppo beneficia del peggioramento delle relazioni tra Stato federale e Stati federati, che impedisce un coordinamento efficace della contro-insurrezione. Al contrario, <strong>lo Stato Islamico nel Puntland ha subito pesanti perdite</strong> grazie a una stretta collaborazione tra le autorità locali e gli Stati Uniti, un successo che però alimenta ulteriormente la spinta autonomista del Puntland rispetto a Mogadiscio. In Africa Occidentale assistiamo a un consolidamento della supremazia jihadista in Mali e Burkina Faso, dove ampie aree di entrambi i Paesi sono sotto l’influenza di gruppi che utilizzano una strategia di strangolamento economico contro Bamako e Ouagadougou attraverso il controllo delle reti logistiche che in questo momento mettono sotto pressione i principali centri abitati di entrambi i paesi. </p>



<p>In questo contesto sta prendendo piede anche la spinta verso il Golfo di Guinea, con attacchi in Togo, Benin e ai confini con il Ghana, che recentemente ha firmato un accordo di cooperazione contro il terrorismo con l’Unione Europea. Io non credo che in questa fase i gruppi jihadisti abbiano la potenzialità per arrivare fino all&#8217;oceano Atlantico ma possono comunque mettere pressione ai principali paesi rivieraschi della regione con le ricadute economiche che immaginiamo. <strong>Anche la Nigeria, nonostante il rinnovato supporto americano, vive una recrudescenza jihadista </strong>che mette sotto pressione il principale attore economico della regione. In linea generale poi vanno considerate due dinamiche. La prima è il pragmatismo crescente dei jihadisti in Africa occidentale, con gruppi come il JNIM che si sono alleati anche con organizzazioni separatiste a causa dell’etnicizzazione del conflitto prodotta dai discorsi delle giunte al potere nella regione che hanno stigmatizzato più volte le comunità Peul e Tuareg. Seconda, e più tattica, la progressiva sofisticazione degli arsenali degli insorti che ormai usano i droni con una grande capacità diventando più letali&#8221;.</p>



<p><strong>Come l’Europa e Paesi come l’Italia dovrebbero, a tuo avviso, affrontare tali scenari?</strong></p>



<p>&#8220;Difficile dirlo perché oggettivamente, almeno per quanto riguarda l&#8217;Africa subsahariana, la situazione attuale richiederebbe l’uso di una dose massiccia di realismo politico e di pragmatismo e in questa fase in pochi sono disposti ad usarlo. Per quanto riguarda l&#8217;Africa occidentale, sarebbe logico spingere per accordi con i gruppi armati locali, dato che ogni opzione di tipo militare ha fallito, ma questo tipo di iniziative è inconcepibile per Paesi come la Francia. Questo posizionamento francese apre a delle possibilità per noi italiani, <strong>più ben voluti nella regione rispetto all’ex potenza coloniale</strong>, e che come già avvenuto in passato, potremmo giocare di sponda con la diplomazia vaticana, storicamente un moltiplicatore della nostra influenza in Africa, per favorire queste mediazioni che sedando o ridimensionando i conflitti contribuirebbero a ridimensionare anche i flussi migratori verso il nostro Paese. Nel Corno d’Africa la situazione è invece completamente diversa. <strong>Il nostro spazio di manovra rispetto a conflitti come quello in corso in Sudan è molto più limitato</strong>, specialmente dopo che la nuova amministrazione americana ha escluso i partner europei dalla principale piattaforma negoziale, il cosiddetto quartetto. </p>



<p>Al momento possiamo solo cercare di mitigare le esternalità negative, come la crisi umanitaria e i rischi per la navigazione. Il nostro governo si è mosso in questo senso consegnando una prima tranche di aiuti umanitari che sono arrivati a Port Sudan nel dicembre scorso, poco prima di Natale. Nel lungo termine, <strong>la crisi del Corno d’Africa potrebbe rappresentare un banco di prova per la nostra postura diplomatica</strong>: abbiamo sempre mantenuto una posizione equilibrata, che ci ha consentito di parlare con tutti gli attori della regione, anche con quelli in conflitto tra loro, ma questa potrebbe diventare non più sostenibile. Il protrarsi dei conflitti potrebbe imporci di sceglier tra fazioni contrapposte in Sudan, Somalia o Etiopia. Sarà necessario modificare la nostra strategia storica per adattarci a un&#8217;epoca di scelte inevitabili, sperando di confermare la capacità del nostro Paese di individuare la direzione corretta nel lungo periodo come abbiamo spesso fatto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/sudan-etiopia-congo-jihadismo-le-molte-crisi-che-perturbano-lafrica.html">Sudan, Etiopia, Congo, jihadismo: le molte crisi che perturbano l&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Usa, la sfida alla Cina passa per l&#8217;Africa e&#8230;il Congo</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/usa-la-sfida-alla-cina-passa-per-lafrica-e-il-congo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2025 12:48:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Cobalto]]></category>
		<category><![CDATA[Materie prime]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="918" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Usa, la sfida alla Cina passa per l'Africa e...il Congo. Gli scenari dopo gli accordi di Washington mediati da Trump.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/usa-la-sfida-alla-cina-passa-per-lafrica-e-il-congo.html">Usa, la sfida alla Cina passa per l&#8217;Africa e&#8230;il Congo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="918" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/Usa-la-sfida-alla-Cina-passa-per-lAfrica-e.il-Congo-e1765028130657.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Washington mette nel mirino le <strong>ricche riserve di metalli critici e minerali strategici</strong> della <strong>Repubblica Democratica del Congo</strong> e il presidente americano <strong>Donald Trump</strong> prosegue nella sua diplomazia di &#8220;pacifismo minerario&#8221;. Giovedì, alla Casa Bianca, Trump ha ospitato il presidente congolese<strong> Felix Tshisekedi </strong>e l&#8217;omologo ruandese <strong>Paul Kagame</strong> per la firma di un accordo di pace tra Kinshasa e Kigali. </p>



<p>Accordo un po&#8217; asimmetrico, dato che la presenza militare del Ruanda in Congo non è stata mai ufficialmente confermata da Kagame, avviene tramite il <em>proxy</em> del movimento M23 nel Nord Kivu e non è stata discussa alla presenza dei rappresentanti ribelli, ma la sostanza è stato il corollario del patto: <strong>Washington ha concluso con la Repubblica Democratica del Congo</strong> un patto minerario bilaterale che porterà le compagnie a stelle e strisce nel cuore dell&#8217;Africa, pronte a sfruttare l&#8217;apertura <strong>delle miniere congolesi</strong> per fini di approvvigionamento sistemico e per contribuire a <strong>gestire la grande sfida </strong><a href="https://it.insideover.com/economia/geoeconomia-del-congo-un-paese-al-centro-del-mondo-suo-malgrado.html"><strong>geoeconomica tra Usa e Cina</strong>, che passa anche per un Paese al centro del mondo (suo malgrado)</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il partenariato Usa-Congo</h2>



<p>Il partenariato riconosce esplicitamente &#8220;l&#8217;interesse degli Stati Uniti nel creare catene di approvvigionamento sicure, affidabili e durevoli per i minerali essenziali, salvaguardando la propria sicurezza nazionale, sostenendo la reindustrializzazione e mantenendo la competitività in settori strategici,<strong> tra cui la difesa, l&#8217;energia, le tecnologie avanzate e l&#8217;industria automobilistica&#8221;</strong> e &#8220;il corridoio Sakania-Lobito come un progetto infrastrutturale strategico per le Parti che collega la Repubblica Democratica del Congo all&#8217;Oceano Atlantico&#8221;, come via maestra per portare i minerali critici verso gli Usa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Corsa al Corridoio di Lobito</h2>



<p>Il Congo indicherà le risorse strategiche aperte agli Stati Uniti, fornirà agli operatori americani la prelazione sugli investimenti e aprirà <a href="https://nation.africa/kenya/news/africa/us-follows-up-on-congo-rwanda-peace-deal-with-plan-to-secure-minerals-5288668">all&#8217;ingresso di capitali d&#8217;oltre Atlantico sul suo territorio.</a> Gli Usa apriranno la strada piazzando <strong>1,8 miliardi di dollari sul progetto del <a href="https://it.insideover.com/politica/corridoio-di-lobito-lautostrada-che-porta-i-minerali-dellafrica-in-occidente.html">Corridoio di Lobito</a></strong> per portare alla connettività dal &#8220;cuore di tenebra&#8221; dell&#8217;Africa profonda all&#8217;Oceano Atlantico. <strong>Si tratta di un ambizioso progetto da parte americana</strong> per controbilanciare la presenza cinese negli approvvigionamenti di materie prime strategiche come cobalto, oro, manganese e altri metalli critici per i settori chiave dell&#8217;economia e della sicurezza nazionale, le cui filiere sono dominate da Pechino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La corsa alle forniture</h2>



<p>L&#8217;anno scorso una ricerca dello<a href="https://ssi.armywarcollege.edu/SSI-Media/Recent-Publications/Article/3938204/china-in-the-democratic-republic-of-the-congo-a-new-dynamic-in-critical-mineral/"> <strong>Strategic Studies Institute dello US Army War College</strong> </a>segnalava la profonda penetrazione cinese in Congo, indicando in particolare il <strong>cobalto, centrale in molte lavorazioni per la Difesa</strong>, come risorsa dominata dagli investimenti della Repubblica Popolare:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Dall&#8217;inizio degli anni 2000, la Cina ha investito oltre 155 miliardi di dollari nell&#8217;Africa subsahariana, creando nuovi mercati per le imprese edili cinesi e rendendo la Cina una valida alternativa ai finanziamenti occidentali nel campo delle infrastrutture commerciali e di sviluppo. Sebbene la Cina abbia investito capitali in diverse nazioni ricche di minerali, la Repubblica Democratica del Congo (RDC) si distingue per il suo ruolo vitale nel mercato del cobalto […] Anche nella raffinazione del cobalto, la posizione delle imprese statali cinesi è dominante: le loro raffinerie rappresentano tra il 60 e il 90 percento dell&#8217;offerta globale. La Rdc è essenziale per la posizione della Cina nel mercato globale: il 67,5 percento del cobalto raffinato della Cina proviene dalla nazione africana</p>
</blockquote>



<p>Questo basta a dimostrare la salienza della sfida con Pechino che anima la competizione strategica degli Usa. <strong>Una corsa, quella americana,</strong> che alimenta <a href="https://it.insideover.com/economia/ansia-da-sicurezza-nazionale-anche-byd-e-alibaba-per-il-pentagono-sono-una-minaccia.html">l&#8217;ansia da sicurezza nazionale</a> e un approccio difensivo verso la Cina sul fronte interno e una spinta a cercare partnership e accordi su quello globale. Dall&#8217;Ucraina al Kazakistan, passando per l&#8217;Africa, gli Usa cercano ovunque accordi sui minerali critici per ridisegnare le prospettive strategiche di fornitura e gli scenari industriali. <strong>Spesso anticipando la realtà: nonostante i proclami pacifisti e gli accordi,</strong> nelle ore successive all&#8217;annuncio di Washington in Congo le truppe regolari si sono scontrare con <a href="https://www.aljazeera.com/news/2025/12/5/fighting-flares-in-dr-congo-within-hours-of-trumps-peace-deal-ceremony">M23 nel Kivu.</a> E questo basta a mostrare lo iato tra aspettative e realtà che anima molte strategie Usa.</p>



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		<title>Donald Trump ha davvero fermato otto guerre? Vediamole una per una&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/donald-trump-ha-davvero-fermato-otto-guerre-vediamole-una-per-una.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 09:45:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Congo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Israele-Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1259" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump-1024x671.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump-1536x1007.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump-600x393.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La narrazione della Casa Bianca è quella di Trump come grande pacificatore. Ma spesso si confonde una tregua con la pace. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/donald-trump-ha-davvero-fermato-otto-guerre-vediamole-una-per-una.html">Donald Trump ha davvero fermato otto guerre? Vediamole una per una&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1259" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump-1024x671.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump-1536x1007.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump-600x393.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Donald Trump</strong>&nbsp;ha detto più volte, nelle ultime settimane, di aver “messo fine a otto guerre” da quando è tornato alla Casa Bianca, quasi “una al mese”. Lo ha ripetuto anche per sostenere che&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/politica/con-machado-il-nobel-per-la-pace-diventa-il-nobel-della-guerra.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">avrebbe meritato</a>&nbsp;il premio&nbsp;<strong>Nobel per la Pace</strong>, poi finito a una sua stretta alleata in&nbsp;<strong>Venezuela</strong>. Ma molte delle guerre che cita non sono tecnicamente finite, e in alcuni casi non sono nemmeno guerre risolte dagli Stati Uniti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trump tra guerra e pace</h2>



<p>Un esempio evidente è il conflitto nell’Est della <strong>Repubblica Democratica del Congo</strong>, dove da anni combattono l’esercito congolese, il gruppo ribelle M23 appoggiato dal Ruanda, e molte altre milizie locali e straniere. A giugno i ministri degli Esteri di Congo e Ruanda hanno firmato alla Casa Bianca un accordo facilitato anche dagli Stati Uniti, e Trump lo ha presentato come la fine di “una delle peggiori guerre mai viste”. <strong>Ma l&#8217;M23, che è il principale attore armato sul terreno e che il Congo accusa di massacri e pulizia etnica, non era parte dell’accordo</strong> e non lo riconosce. Da luglio, dopo il presunto cessate il fuoco, l’M23 e altri gruppi armati hanno continuato a combattere e uccidere civili in modo sistematico nell’est del Congo, con centinaia di morti denunciati dal governo congolese. La guerra quindi va avanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Annunci di pace</h2>



<p>Questo schema (un annuncio politico di pace, seguito da una realtà molto più complicata) si ripresenta negli altri casi citati da Trump.<br><br><strong>Armenia e Azerbaigian</strong>: Ad agosto 2025 i leader dei due Paesi <a href="https://it.insideover.com/politica/la-mossa-del-cavallo-di-trump-tra-armenia-e-azerbaijan-un-messaggio-alla-russia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">hanno annunciato</a> alla Casa Bianca un accordo di pace dopo decenni di ostilità sul <strong>Nagorno-Karabakh</strong>. È probabilmente l’esempio più solido a favore di Trump: gli scontri armati tra i due Paesi si sono di fatto fermati, e sia Armenia che Azerbaigian lo hanno ringraziato pubblicamente e nominato per il Nobel. Ma diversi analisti fanno notare che questo risultato dipende anche dal crollo dell’influenza russa nel Caucaso e che restano punti di attrito irrisolti: non è detto che la questione sia stabilmente chiusa.</p>



<p><strong>Thailandia e Cambogia</strong>: a luglio c’è stata un’escalation militare al confine lungo 500 km, con decine di morti. Trump dice di aver minacciato ritorsioni commerciali e di aver “fermato la guerra” convincendo i due governi a firmare una tregua. La tregua esiste, ma <strong>gli esperti ricordano che una cosa è ottenere un cessate il fuoco di emergenza, un’altra è risolvere dispute territoriali vecchie di decenni.</strong> Il rischio è che l’accordo abbia congelato la crisi, non risolto le sue cause.</p>



<p><strong>Israele e Iran</strong>: a giugno c’è stato un conflitto brevissimo ma molto grave, in cui Trump e Netanyahu hanno colpito <strong>siti nucleari</strong> e militari in Iran. Washington sostiene di aver imposto un cessate il fuoco “entro 24 ore” e di aver chiuso la “guerra di 12 giorni”. In realtà non è stato firmato nessun trattato tra Iran e Israele, e la rivalità strategica tra i due Paesi (nucleare, militare e regionale) rimane intatta. Gli analisti parlano piuttosto di <strong>una pausa forzata</strong>, qualcuno anche di una guerra pronta a esplodere a breve.</p>



<p><strong>Israele e Hamas / Gaza</strong>: è il dossier politico a cui Trump tiene di più. Dopo due anni di guerra a Gaza, con oltre 67mila palestinesi uccisi secondo le autorità sanitarie locali e più di 1.200 israeliani uccisi nell’attacco del 7 ottobre 2023, la Casa Bianca ha spinto un “<a href="https://it.insideover.com/politica/trump-e-la-tregua-di-sharm-la-pace-di-gaza-come-architettura-di-potere.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">piano di pace in 20 punti</a>”: cessate il fuoco immediato, liberazione degli ostaggi israeliani ancora vivi in cambio del rilascio di prigionieri palestinesi, ritiro graduale di parte delle forze israeliane da Gaza, un’architettura internazionale di sicurezza e amministrazione sul territorio e il disarmo di Hamas nelle fasi successive. <strong>A inizio ottobre 2025 Hamas ha accettato la prima fase</strong>, l’ultimo ostaggio vivo israeliano è stato rilasciato e Trump ha annunciato alla Knesset (il parlamento israeliano) che “la guerra è finita”. Ma il piano lascia aperti i nodi maggiori: chi governerà Gaza, come verrà imposto (e verificato) il disarmo di Hamas, quanto e come Israele rinuncerà al controllo militare diretto sul territorio. Anche qui: si è fermato il fuoco, non è stata risolta la questione politica.</p>



<p><strong>India e Pakistan</strong>: dopo un picco di violenze in&nbsp;<strong>Kashmir</strong>&nbsp;a maggio, India e Pakistan hanno annunciato di aver ristabilito un cessate il fuoco. Trump rivendica una mediazione americana “durata tutta la notte”. Islamabad lo ha persino candidato al Nobel. New Delhi però ha smentito che gli Stati Uniti abbiano avuto un ruolo diretto e ribadisce che il dossier Kashmir resta una questione bilaterale. E nessuno pensa davvero che la disputa su Kashmir, aperta dal 1947, sia stata “risolta”.</p>



<p><strong>Egitto ed Etiopia</strong>: Trump inserisce tra i suoi successi anche la disputa ultra-sensibile sulla <em>Great Ethiopian Reinassance Dam</em>, la grande diga etiope sul Nilo, che l’Egitto teme possa ridurre l’acqua disponibile a valle. <strong>Qui però non c’è stato alcun accordo finale</strong>. Addis Abeba dice che la diga è stata costruita senza aiuti stranieri, smentendo anche l’idea, avanzata da Trump, che gli Stati Uniti l’abbiano “pagata”. La crisi non è chiusa.</p>



<p><strong>Serbia e Kosovo</strong>: Trump cita anche di aver fermato una possibile escalation tra Serbia e Kosovo minacciando di togliere benefici commerciali agli attori coinvolti. È vero che esiste un canale americano forte su questa crisi, e che già nel 2020 l’amministrazione Trump aveva facilitato un accordo di normalizzazione economica. Ma la questione dello status del Kosovo non è stata risolta e non c’è stato un trattato di pace riconosciuto da entrambe le parti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La narrazione della Casa Bianca</h2>



<p>Dunque la narrazione della Casa Bianca è: Trump fa&nbsp;accordi, gli altri smettono di sparare, quindi le guerre finiscono, quindi merita il Nobel. È anche un messaggio interno: Trump come “presidente della pace”, contrapposto all’idea del presidente interventista.</p>



<p>Lontano dalla Casa Bianca la valutazione è diversa. Diversi studiosi di relazioni internazionali dicono che<strong>&nbsp;Trump spesso confonde un cessate il fuoco</strong>, che può essere fragile, localizzato, temporaneo,&nbsp;<strong>con la fine di una guerra.</strong>&nbsp;In alcuni casi (Congo-Ruanda, Israele-Iran) la violenza è semplicemente passata da un picco aperto a una fase di “dormienza” armata, pronta a riaccendersi. In altri (Gaza) il cessate il fuoco è reale, ma lascia irrisolto ciò che ha causato la guerra: praticamente tutto il resto.</p>



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		<title>Congo: il racket dei bambini e la Casa che li salva</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/congo-il-racket-dei-bambini-e-la-casa-che-li-salva.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lesevre]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2025 09:49:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1463" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00002.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00002.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00002-300x229.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00002-1024x780.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00002-768x585.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00002-1536x1170.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00002-600x457.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Josué ha tredici anni e una cicatrice lunga tutto il lato destro del volto. Nulla di particolarmente strano per chi, come lui, è figlio delle strade di Kinshasa. Nella sovrappopolazione della capitale congolese, infatti, ci sono circa 20.000 bambini di strada, un numero esorbitante: a molti di loro l’infanzia è stata rubato troppo presto, o &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/congo-il-racket-dei-bambini-e-la-casa-che-li-salva.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1463" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00002.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00002.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00002-300x229.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00002-1024x780.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00002-768x585.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00002-1536x1170.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00002-600x457.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><div
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                    Congo: il racket dei bambini e la Casa che li salva
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<p>Josué ha tredici anni e una cicatrice lunga tutto il lato destro del volto. Nulla di particolarmente strano per chi, come lui, è figlio delle strade di Kinshasa. Nella sovrappopolazione della capitale congolese, infatti, ci sono circa 20.000 bambini di strada, un numero esorbitante: a molti di loro l’infanzia è stata rubato troppo presto, o forse mai concessa. “Sembrano bambini ma non vanno trattati come tali, è come fossero giù adulti” ci spiega un uomo locale di fronte alla nostra sorpresa nel vedere le loro braccia già tatuate. I tatuaggi però sono il minore dei problemi: la violenza invece è uno dei maggiori. La cicatrice di Josué è il risultato di una discussione avuta con “un gruppo rivale”: altri ragazzi della sua età, come lui cresciuti in strada, che nella notte hanno usato la lametta di un vecchio rasoio per aprirgli la faccia fino all’osso.&nbsp; Un disaccordo, una lite- di cui Josuè non ricorda neppure la causa- sono bastate a far scaturire una simile violenza.&nbsp;<br><br></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00005.jpg" alt="" class="wp-image-485945" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00005.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00005-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00005-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00005-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00005-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00005-600x450.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>
</div>


<p>Del resto è il linguaggio della forza che fa da padrone e che svela il lato più crudo di una città abbandonata a se stessa. Chi prova a fornire un appiglio però c’è: “Ndako Yabiso”, in italiano “Casa Nostra”. Nel nome è già contenuto il significato profondo. Si tratta infatti di un’associazione locale che fornisce sostegno ai bambini di strada; non a caso il nome- scelto in linkala e non in francese- dona ad alcuni la speranza di avere finalmente una casa e a altri quella di tornarci.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<p>&nbsp;Tornarci perché c’è chi in strada non è nato, ma ci è arrivato a causa di rapimenti, sempre più frequenti nella capitale. Non si tratta infatti di fenomeni sporadici ma di un vero e proprio business costruito sulla pelle di minorenni. I traffici partano dalle province, a circa 1000 km da Kinshasa; la tecnica è sempre la stessa: i bambini vengono adescati con la scusa di provvedere al loro futuro in termine di cibo e istruzione, ma una volta arrivati nella capitale- oramai lontani dalle proprie famiglie- sono costretti a rubare. “2000 franchi, del cibo e la promessa di una vita migliore, così sono partito con lui” racconta Serge, 13 anni, catturato a Tshikapa (842 km da Kinshasa). </p>



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<p>Arrivato in città, però, la sorte incontrata è stata diversa: “mi hanno messo insieme ad un altro bambino e ci hanno spiegato come riuscire a rubare per strada senza essere catturati. Chi alla sera tornava senza niente veniva picchiato, io ero spaventato e non riuscivo a rubare, un giorno sono fuggito”.&nbsp; È così che ha potuto incontrato la comunità di <em>Ndako Yabiso</em> dove ora trascorre le sue giornate in attesa di ritornare nel suo villaggio; non sa ancora quando potrà avvenire perché- come spiega Jean Didier l’educatore sociale dell’associazione- i viaggi di ricongiungimenti non sono mai organizzati per un singolo bambino, ciò comporterebbe spese troppo elevate. Serge, così, rimane in attesa che altri bambini come lui siano salvati per poter affrontare con loro il tragitto che lo ricondurrà a casa.&nbsp;</p>


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<figure class="aligncenter size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1414" height="1920" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00001.jpg" alt="" class="wp-image-485949" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00001.jpg 1414w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00001-221x300.jpg 221w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00001-754x1024.jpg 754w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00001-768x1043.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00001-1131x1536.jpg 1131w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/image00001-600x815.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1414px) 100vw, 1414px" /></figure>
</div>


<p>Se Ndako Yabiso- mandando i propri operatori quotidianamente a pattugliare di Kinshasa- riesce ad agire sui singoli casi, manca un intervento strutturale che fermi il traffico. L’agenzia contro il traffico e la tratta di essere umani creata dallo Stato, oggi è bloccata per la mancanza di finanziamenti: USAID nel 2025 ha sospeso l’83% dei finanziamenti in Congo. Sono circa 400 mila i bambini privi di assistenza medica e istruzione; non andare a scuola significa non avere un’opzione che ti tolga dalla strada.&nbsp; In più, con l’estrema precarietà economica a cui l’intera popolazione è sottoposta, i bambini vengono visti come facili prede per ottenere denaro: le vittime più facilmente sacrificabili. Il governo, troppo occupato dalla crisi ad est, è pronto a denunciare le violenze sui bambini solo quando sono assoldati tra le fila dei ribelli: </p>


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                                    Sara Cecchetti
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                                    Sara Cecchetti
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<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/congo-il-racket-dei-bambini-e-la-casa-che-li-salva.html">Congo: il racket dei bambini e la Casa che li salva</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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