Donald Trump ha detto più volte, nelle ultime settimane, di aver “messo fine a otto guerre” da quando è tornato alla Casa Bianca, quasi “una al mese”. Lo ha ripetuto anche per sostenere che avrebbe meritato il premio Nobel per la Pace, poi finito a una sua stretta alleata in Venezuela. Ma molte delle guerre che cita non sono tecnicamente finite, e in alcuni casi non sono nemmeno guerre risolte dagli Stati Uniti.
Trump tra guerra e pace
Un esempio evidente è il conflitto nell’Est della Repubblica Democratica del Congo, dove da anni combattono l’esercito congolese, il gruppo ribelle M23 appoggiato dal Ruanda, e molte altre milizie locali e straniere. A giugno i ministri degli Esteri di Congo e Ruanda hanno firmato alla Casa Bianca un accordo facilitato anche dagli Stati Uniti, e Trump lo ha presentato come la fine di “una delle peggiori guerre mai viste”. Ma l’M23, che è il principale attore armato sul terreno e che il Congo accusa di massacri e pulizia etnica, non era parte dell’accordo e non lo riconosce. Da luglio, dopo il presunto cessate il fuoco, l’M23 e altri gruppi armati hanno continuato a combattere e uccidere civili in modo sistematico nell’est del Congo, con centinaia di morti denunciati dal governo congolese. La guerra quindi va avanti.
Annunci di pace
Questo schema (un annuncio politico di pace, seguito da una realtà molto più complicata) si ripresenta negli altri casi citati da Trump.
Armenia e Azerbaigian: Ad agosto 2025 i leader dei due Paesi hanno annunciato alla Casa Bianca un accordo di pace dopo decenni di ostilità sul Nagorno-Karabakh. È probabilmente l’esempio più solido a favore di Trump: gli scontri armati tra i due Paesi si sono di fatto fermati, e sia Armenia che Azerbaigian lo hanno ringraziato pubblicamente e nominato per il Nobel. Ma diversi analisti fanno notare che questo risultato dipende anche dal crollo dell’influenza russa nel Caucaso e che restano punti di attrito irrisolti: non è detto che la questione sia stabilmente chiusa.
Thailandia e Cambogia: a luglio c’è stata un’escalation militare al confine lungo 500 km, con decine di morti. Trump dice di aver minacciato ritorsioni commerciali e di aver “fermato la guerra” convincendo i due governi a firmare una tregua. La tregua esiste, ma gli esperti ricordano che una cosa è ottenere un cessate il fuoco di emergenza, un’altra è risolvere dispute territoriali vecchie di decenni. Il rischio è che l’accordo abbia congelato la crisi, non risolto le sue cause.
Israele e Iran: a giugno c’è stato un conflitto brevissimo ma molto grave, in cui Trump e Netanyahu hanno colpito siti nucleari e militari in Iran. Washington sostiene di aver imposto un cessate il fuoco “entro 24 ore” e di aver chiuso la “guerra di 12 giorni”. In realtà non è stato firmato nessun trattato tra Iran e Israele, e la rivalità strategica tra i due Paesi (nucleare, militare e regionale) rimane intatta. Gli analisti parlano piuttosto di una pausa forzata, qualcuno anche di una guerra pronta a esplodere a breve.
Israele e Hamas / Gaza: è il dossier politico a cui Trump tiene di più. Dopo due anni di guerra a Gaza, con oltre 67mila palestinesi uccisi secondo le autorità sanitarie locali e più di 1.200 israeliani uccisi nell’attacco del 7 ottobre 2023, la Casa Bianca ha spinto un “piano di pace in 20 punti”: cessate il fuoco immediato, liberazione degli ostaggi israeliani ancora vivi in cambio del rilascio di prigionieri palestinesi, ritiro graduale di parte delle forze israeliane da Gaza, un’architettura internazionale di sicurezza e amministrazione sul territorio e il disarmo di Hamas nelle fasi successive. A inizio ottobre 2025 Hamas ha accettato la prima fase, l’ultimo ostaggio vivo israeliano è stato rilasciato e Trump ha annunciato alla Knesset (il parlamento israeliano) che “la guerra è finita”. Ma il piano lascia aperti i nodi maggiori: chi governerà Gaza, come verrà imposto (e verificato) il disarmo di Hamas, quanto e come Israele rinuncerà al controllo militare diretto sul territorio. Anche qui: si è fermato il fuoco, non è stata risolta la questione politica.
India e Pakistan: dopo un picco di violenze in Kashmir a maggio, India e Pakistan hanno annunciato di aver ristabilito un cessate il fuoco. Trump rivendica una mediazione americana “durata tutta la notte”. Islamabad lo ha persino candidato al Nobel. New Delhi però ha smentito che gli Stati Uniti abbiano avuto un ruolo diretto e ribadisce che il dossier Kashmir resta una questione bilaterale. E nessuno pensa davvero che la disputa su Kashmir, aperta dal 1947, sia stata “risolta”.
Egitto ed Etiopia: Trump inserisce tra i suoi successi anche la disputa ultra-sensibile sulla Great Ethiopian Reinassance Dam, la grande diga etiope sul Nilo, che l’Egitto teme possa ridurre l’acqua disponibile a valle. Qui però non c’è stato alcun accordo finale. Addis Abeba dice che la diga è stata costruita senza aiuti stranieri, smentendo anche l’idea, avanzata da Trump, che gli Stati Uniti l’abbiano “pagata”. La crisi non è chiusa.
Serbia e Kosovo: Trump cita anche di aver fermato una possibile escalation tra Serbia e Kosovo minacciando di togliere benefici commerciali agli attori coinvolti. È vero che esiste un canale americano forte su questa crisi, e che già nel 2020 l’amministrazione Trump aveva facilitato un accordo di normalizzazione economica. Ma la questione dello status del Kosovo non è stata risolta e non c’è stato un trattato di pace riconosciuto da entrambe le parti.
La narrazione della Casa Bianca
Dunque la narrazione della Casa Bianca è: Trump fa accordi, gli altri smettono di sparare, quindi le guerre finiscono, quindi merita il Nobel. È anche un messaggio interno: Trump come “presidente della pace”, contrapposto all’idea del presidente interventista.
Lontano dalla Casa Bianca la valutazione è diversa. Diversi studiosi di relazioni internazionali dicono che Trump spesso confonde un cessate il fuoco, che può essere fragile, localizzato, temporaneo, con la fine di una guerra. In alcuni casi (Congo-Ruanda, Israele-Iran) la violenza è semplicemente passata da un picco aperto a una fase di “dormienza” armata, pronta a riaccendersi. In altri (Gaza) il cessate il fuoco è reale, ma lascia irrisolto ciò che ha causato la guerra: praticamente tutto il resto.
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