Il tema della crescita economica è diventato dirimente anche per la sanità africana. E non si tratta soltanto del semplice assioma legato a una maggiore capacità di spesa grazie a un maggiore sviluppo. C’è anche un altro motivo, direttamente riconducibile a un principio vitale quando si parla di salute: la prevenzione. Con il taglio dei fondi Usaid e con soltanto due Paesi su 53 in grado di spendere almeno il 15% del Pil in salute, prevenire la diffusione di malattie è il primo passo per rendere il sistema sanitario africano sostenibile. E la prevenzione, inevitabilmente, passa da migliori condizioni di vita dettate da un maggiore sviluppo economico.
Sviluppo economico come sinonimo di prevenzione
C’è un esempio che, più di tutti, può spiegare meglio l’assonanza tra sviluppo e prevenzione. Riguarda l’accesso all’acqua potabile, purtroppo non scontato e anzi molto difficile in diverse aree del continente africano. Avere acqua a disposizione è vitale per sopravvivere e garantirne l’accesso alla popolazione è quindi fondamentale. Si tratta, in primo luogo, di una questione etica. Dotare una comunità di un pozzo d’acqua è però vitale anche per la prevenzione: più persone possono accedere al bene più prezioso e meno saranno coloro che si ammaleranno. Ogni anno, giusto per restare nell’esempio, in Africa si contano milioni di casi di malattie riconducibili alla contaminazione delle fonti idriche.
Estendendo il caso sopra riportato a una scala continentale, ben si intuisce come il miglioramento delle condizioni di vita e lo sviluppo economico contribuiscano in modo decisivo a rendere sostenibile la sanità. Far sviluppare quelle zone dell’Africa ancora molto lontane da una certa crescita economica, è una sfida esistenziale per il continente. Più persone avranno i mezzi per sostentarsi e per avere dignitose condizioni di vita, più sarà possibile attuare una sana prevenzione. Malattie collegabili alla malnutrizione, così come a un’esposizione a condizioni igieniche non adeguate, ogni anno uccidono migliaia di persone e causano costi enormi per i fragili sistemi sanitari africani.
Le malattie figlie della povertà
Tubercolosi, Aids, malaria, senza contare le cicliche epidemie che attanagliano intere regioni, sono tutte malattie figlie anche della povertà. Per prevenirle, occorre quindi puntare sullo sviluppo economico. Molti attori impegnati nel settore sanitario in Africa ne sono ben consapevoli. Ne hanno parlato nel corso dell’edizione 2025 dell’Africa Health Agenda International Conference, ospitato a Kigali nello scorso mese di marzo.
Il sistema sanitario africano ha bisogno di fondi, da reperire possibilmente in casa. Gli aiuti internazionali stanno diminuendo e a breve potrebbero non bastare più. Per abbattere i costi, l’unica strada è la prevenzione. Ma per attuarla, occorre puntare sullo sviluppo economico. Far uscire dalla miseria milioni di persone, garantirebbe l’insorgenza di sempre meno malattie e quindi, a sua volta, permetterebbe lo sviluppo di sistemi sanitari più gestibili e sostenibili.
Del resto, negli ultimi 25 anni il sistema sanitario africano nel suo complesso ha fatto importanti passi da gigante. Tutto questo, è andato di pari passo a uno sviluppo economico che, seppur non uniforme e né omogeneo, in alcune regioni ha fatto registrare tassi di crescita a due cifre percentuali. La strada non è semplice, ma almeno adesso sembra essere nata la chiara volontà di tracciarla. Comprendere il legame tra economia e sanità ha già rappresentato un primo importante passo.

