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La mediazione della pace definitiva tra Armenia e Azerbaijan da parte degli Stati Uniti rappresenta un successo politico per la Casa Bianca targata Donald Trump, indubbiamente il più concreto dal suo ritorno alla presidenza, e un passaggio strategico per l’espansione delle manovre americane nel quadrante caucasico, a metà strada tra Medio Oriente, Russia, Europa.

Risolvendo la disputa sul Corridoio di Zangezur che connette la Repubblica Autonoma di Naxçıvan, exclave controllata da Baku, al resto dell’Azerbaigian, attraverso la regione di Syunik dell’Armenia e allontanando gli spettri di una nuova guerra dopo quelle del 2020 e del 2023 che portarono alla ri-annessione azera del Nagorno-Karabakh, Washington ottiene almeno due importanti risultati geopolitici.

I risultati di Trump con la sua mediazione

Il primo è un inserimento diretto nell’estero vicino della rivale Russia, tappa fondamentale della sfida degli Usa alle mosse dei Brics ostili all’egemonia a stelle e strisce, che in questi giorni sta manifestandosi tanto sul fronte del braccio di ferro energetico con l’India quanto con l’assedio al Brasile di Lula reo di ostilità all’unipolarismo statunitense.

Il secondo è l’apertura prevista di una nuova rotta di interconnessione, la Trump Route for International Peace and Prosperity (Tripp) attraverso il corridoio, con cui non solo Washington spera si realizzi lo spesso tradito motto secondo cui “dove passano le merci non passano gli eserciti” ma mira anche a plasmare una nuova geopolitica dell’Eurasia. L’obiettivo di costruire un’ampia ragnatela di infrastrutture di trasporto, energetiche e digitali attraverso l’a lungo conteso corridoio sotto l’egida Usa può saldarsi a più strategie di interconnessione, come quella guidata dalla Turchia per il Middle Corridor passante per Mar Nero e Mar Caspio, per condizionare l’accesso di Stati come la Russia e l’Iran, rivale dell’Azerbaijan e da sempre attento al patronage sull’Armenia, alle rotte dell’Eurasia.

“Il progetto opererà sotto la giurisdizione armena, ma gli Stati Uniti affitteranno il terreno a una società privata statunitense che ne supervisionerà la costruzione e la gestione”, nota Foreign Policy, aggiungendo che “gli esperti  prevedono che un sistema del genere rafforzerà i legami commerciali con l’Asia centrale”, condizionando quindi le rotte d’accesso alla Cina, “oltre ad aprire la strada alla vicina Turchia per  riaprire il confine con l’Armenia, chiuso nel 1993″.

Washington arriva dove per decenni la Russia, prima e dopo le due guerre recenti, non è riuscita a arrivare nell’ora più critica per le relazioni tra Mosca e Baku e in una fase in cui il patrocinio del Cremlino sull’Armenia, sostanziato nella presenza di una piccola base militare nel Paese, è in bilico.

I patti strategici e geoeconomici targati Trump

Firmando l’accordo tra il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il presidente azero Ilham Aliyev, Trump manda un messaggio importante a Vladimir Putin in vista del summit di Ferragosto in Alaska, portando Washington nel cuore dell’estero vicino della Russia e inaugurando un nuovo scenario nell’epoca post-sovietica e nel conflitto strategico tra Occidente e Mosca.

“Un po’ come l’accordo sui minerali concluso da Donald Trump con l’Ucraina , il cosiddetto Tripp è una transazione economica che mira a trasformare gli interessi commerciali americani in una presenza duratura degli Stati Uniti sul territorio di riferimento che contribuisca a mantenere la pace”, nota il Financial Times, che somma a queste due intese quella mediata dagli Usa a giugno per la pace definitiva tra Ruanda e Repubblica Democratica del Congo e l’accordo commerciale col Pakistan arrivato a luglio dopo la fine del breve conflitto primaverile con l’India, che prevede investimenti americani nel settore minerario di Islamabad.

La grande strategia Usa è chiara: mediare le tensioni per consolidare la presenza di Washington in un do ut des geopolitico e geoeconomico che mira a preservare la leadership a stelle e strisce contro ogni avversario. Anche quando si tratta di entrare, in forze, nel cortile di casa della Russia. Il Tripp si preannuncia potenzialmente impattante negli equilibri di una regione complessa e critica per la connettività e le dinamiche strategiche dell’Eurasia.

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