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Un’inchiesta di Drop Site News, di cui abbiamo parlato recentemente su InsideOver, getta nuova luce sul ruolo di Jeffrey Epstein non solo come finanziere controverso, ma come vero e proprio “operatore politico” al servizio degli interessi israeliani. Email mai rese pubbliche prima, scambiate con l’ex premier e ministro della Difesa israeliano Ehud Barak, documentano come Epstein,  il finanziere accusato di crimini sessuali morto in carcere per un apparente suicidio presso il Metropolitan Correctional Center di New York il 10 agosto 2019, spingesse per politiche Usa particolarmente aggressive contro i palestinesi, per l’escalation contro l’Iran e per un intervento militare in Siria dopo l’attacco chimico di Ghouta del 2013.

Ne emerge un quadro inedito: Epstein non era semplicemente un intermediario per Barak, ma un amico intimo e un consigliere fidato, con cui collaborava a livelli elevati per promuovere gli interessi di sicurezza israeliani. La corrispondenza tra Barak ed Epstein, unitamente alle informazioni rese pubbliche sui viaggi e sulle attività di Epstein in quel periodo, rivela un grado significativo di collaborazione tra i due, che coinvolse molteplici governi in negoziati mirati a salvaguardare gli interessi di sicurezza di Israele.

Bombardare la Siria e l’Iran

Due mesi dopo la partecipazione di Barak al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo – organizzato con l’aiuto di Epstein – il 21 agosto 2013 i sobborghi di Damasco controllati dall’opposizione furono colpiti da razzi al sarin. Migliaia le vittime. Dieci giorni dopo, il 31 agosto, il presidente Barack Obama annunciò dal Rose Garden della Casa Bianca che avrebbe chiesto al Congresso l’autorizzazione colpire il governo di Bashar al-Assad, rispettando la “linea rossa” tracciata un anno prima sull’uso di armi chimiche.

Epstein scrisse immediatamente a Barak: “È ora di scrivere l’op-ed (un editoriale, ndr) aspetta fino a quando è troppo tardi???”. Barak rispose con toni gravi: “[Gli strikes Usa] potrebbero essere lanciati prima che l’op-ed venga accettato da un grande giornale”. Epstein replicò prevedendo un rinvio: Obama avrebbe colpito non prima di “due settimane, non prima del G20”, cioè dopo il summit del 5 settembre e il rientro del Congresso. Un’ora dopo, Barak convenne: “Dopo aver ascoltato il discorso del POTUS, probabilmente hai ragione”.

Nella medesima conversazione, Epstein diede a Barak consigli su come alzare la posta su Teheran: “Userei l’occasione per fare un paragone con l’Iran. Le soluzioni diventano più complesse col tempo, non meno […] potresti sottolineare che gassare “donne e bambini” è un’espressione del XX secolo. Le donne non sono più equiparate ai bambini, civili contro combattenti, solo”. E aggiunse: :”Spero che qualcuno proponga di ottenere ora l’autorizzazione per l’Iran. Il Congresso lo farebbe”. Nessun op-ed vide la luce in quel momento.

Successivamente, riporta sempre Drop Site News, Barak suggerì altresì, in un editoriale, un “attacco chirurgico” contro gli impianti nucleari iraniani, per riportare l’Iran “indietro di cinque anni” e scoraggiare futuri imbrogli. “La possibilità [di attacchi] non dovrebbe essere retoricamente messa da parte”, scrisse. “Potrebbe, infine, più avanti, diventare l’unica lingua che l’Iran capisce”.

Da trafficante di influenze a operatore di guerra

L’ipotesi che Epstein fosse legato a servizi segreti, in particolare al Mossad, non è nuova. Una delle testimonianze più significative in tal senso proviene da Ari Ben-Menashe, ex agente dell’intelligence israeliana, che nel 2020, in un’intervista a RT Internationalha dichiarato che sia Epstein sia Robert Maxwell, padre di Ghislaine Maxwell, erano agenti del Mossad.

Secondo Ben-Menashe, Epstein gestiva un’operazione di raccolta di informazioni e ricatto, utilizzando le sue dimore piene di telecamere nascoste per compromettere personaggi potenti. 

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