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Ansia da sicurezza nazionale: anche Byd e Alibaba per il Pentagono sono una minaccia

Ansia da sicurezza nazionale: anche Byd e Alibaba per il Pentagono sono una minaccia potenziale alla sicurezza nazionale.

Diversi colossi economico-industriali cinesi, tra cui Alibaba, Baidu e Byd, sono stati segnalati dagli Stati Uniti nella giornata di giovedì come compagnie legate all’Esercito Popolare di Liberazione e alle sue strutture, ai sensi della Section 1260H del regolamento delle forze armate Usa, in una manovra con cui il comando a stelle e strisce intende mandare agli investitori del Paese un messaggio chiaro circa l’osmosi tra strutture pubbliche e private nella Repubblica Popolare.

Che cos’è la Section 1260H

La Section 1260H comprende una lista aggiornata ogni anno di ciò che il Pentagono definisce come “compagnie militari cinesi” presenti negli Usa, ovvero aziende con attività negli States che sono possedute in prima persona dall’Epl e dalle sue ramificazioni o rappresentano emanazioni della Commissione militare centrale, la suprema autorità di difesa del Paese presieduta dal capo dello Stato Xi Jinping. Inoltre, sono incluse le compagnie che svolgono servizi dual use e hanno una presenza in termini di investimenti, innovazione e ramificazione commerciale e produttiva sul suolo americano.

L’obiettivo della struttura guidata dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth è quello di mandare un messaggio segnaletico in materia di potenziali problemi per la sicurezza nazionale. L’inclusione nella lista non impone azioni restrittive immediate ma può essere prodromica a successive manovre di altri apparati federali, dal Dipartimento di Stato al Tesoro, per azioni legate alla disciplina del controllo dell’export o delle sanzioni commerciali.

Sicurezza economica e sicurezza nazionale

Chiaramente, inserire tre società come Alibaba, Baidu e Byd nel novero impone un cambio di paradigma rispetto alla tradizionale linea del Pentagono che ha sempre segnalato aziende di settori molto specifici, attive soprattutto in nicchie dell’alta manifattura tecnologica o dei servizi. Parliamo infatti di grandi società dal mercato globale e dalla pesante capitalizzazione borsistica: Alibaba e Baidu sono quotate anche al Nasdaq, Byd alla Borsa di Hong Kong. Nei loro azionariato e nel loro top management si trovano rispettivamente fondi e figure legate all’alta finanza e al mondo produttivo occidentale: il presidente di Alibaba, John Michael Evans, ad esempio è canadese e nel cda del player cinese della tecnologia siede un manager americano, Kabir Misra.

Nel quadro di un contesto che ha portato incoraggianti segnali distensivi nel rapporto sino-americano dopo l’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping di fine ottobre, questa mossa mostra però che l’obiettivo di lungo corso di Washington resta orientato a un sostanziale disaccoppiamento dell’America e del suo campo da una Cina ritenuta sempre più arrembante in campo economico e tecnologico. In quest’ottica, il pregiudizio della sicurezza nazionale e le mosse compiute in suo nome restano l’anatema per eccellenza con cui si può imporre a un colosso del campo avversario di riconsiderare gli accordi e le prospettive d’investimento in America.

Alibaba, Baidu, Byd: i legami con gli apparati cinesi

C’è sicuramente un elemento di ansia generalizzata (i più giovani la chiamerebbero Fomo: Fear of Missing Out) nell’atteggiamento americano, come se estendere il perimetro del sanzionismo e dell’inserimento delle aziende cinesi in elenchi di questo tipo potesse essere una garanzia di maggior tutela. Il vulnus di sicurezza nazionale diventa dunque una fattispecie ipertrofica che da un lato lo Stato, nei suoi vertici, può usare oggettivamente per prescrivere lo stop a determinate operazioni o bandire certe manovre dei campioni stranieri, e dall’altro ogni apparato può soggettivamente interpretare per condurre la sua agenda.

Le tre aziende, del resto, erano da tempo nel mirino degli apparati federali Usa. A gennaio 2024, Baidu fu indagata dal Dipartimento della Difesa per i presunti utilizzi militari del chatbot “Ernie” da parte dell’Epl.

A gennaio 2025, l’Atlantic Council ha pubblicato un’ampia ricerca su Byd, affermando che il colosso delle auto elettriche “ha sostenuto la strategia cinese  di fusione militare-civile , integrando la ricerca in ambito di difesa e civile per sostenere gli obiettivi nazionali”. Inoltre, “nel 2019, l’azienda ha ricevuto un prestigioso premio statale per il contributo alla tecnologia militare e ha sviluppato almeno tre  zone industriali di fusione militare-civile focalizzate sulla ricerca e sviluppo nel settore della difesa, su indicazione dell’esercito” e il prestigioso think tank riteneva che anche le attività di espansione in Messico di Byd potessero avere l’obiettivo di parassitare le infrastrutture logistiche ed energetiche del Paese confinante con gli Usa.

Per quanto concerne Alibaba, è un attore in campo nella rivoluzione dell’intelligenza artificiale in cui “la Cina può vincere la corsa con gli Usa”, parola del Ceo di Nvidia Jensen Huang. Il 14 novembre un memo consegnato alla Casa Bianca, hanno rivelato fonti di stampa, avrebbe indicato i legami Alibaba-forze armate cinesi in tutta la loro ampiezza. Il Financial Times ha sottolineato che secondo gli Usa “Alibaba fornisce inoltre al governo cinese e all’Esercito Popolare di Liberazione l’accesso ai dati dei clienti, tra cui indirizzi IP, informazioni WiFi e registri dei pagamenti, nonché a diversi servizi correlati all’intelligenza artificiale“.

Se tutto è strategico, nulla è strategico

Il diavolo, come sempre, è nei dettagli. Il fatto che in un’economia con una grande spinta alla pianificazione come quella cinese esistano ramificazioni tra settore privato, imprese pubbliche e apparati securitari è palese, e a ben guardare ciò vale per la Cina ma in un contesto diverso anche per gli Usa, dove ciò è sotto la luce del sole.

Per gli Usa, espandere e ramificare questi elenchi significa mandare un messaggio circa le preoccupazioni crescenti concernenti l’assertività cinese nell’innovazione e nei settori di frontiera. Ma rappresenta anche una manovra spiccatamente difensiva che mostra le preoccupazioni di Washington circa la prospettiva che Pechino metta la freccia e passi avanti in campi dove si decidono la supremazia strategica e la primazia nell’ordine globale. Del resto, se tutto è ritenuto strategico, nulla rischia di essere strategico. Fare il decoupling senza dirlo può portare ad asimmetrie, e gli apparati federali devono ben porsi questo obiettivo prima di confondere l’opinione pubblica e lo Stato stesso circa i rapporti con la Cina. La “Fomo” da sicurezza nazionale, dunque, non necessariamente genera più stabilità Ma può aumentare la confusione e confondere le acque.

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