Washington mette nel mirino le ricche riserve di metalli critici e minerali strategici della Repubblica Democratica del Congo e il presidente americano Donald Trump prosegue nella sua diplomazia di “pacifismo minerario”. Giovedì, alla Casa Bianca, Trump ha ospitato il presidente congolese Felix Tshisekedi e l’omologo ruandese Paul Kagame per la firma di un accordo di pace tra Kinshasa e Kigali.
Accordo un po’ asimmetrico, dato che la presenza militare del Ruanda in Congo non è stata mai ufficialmente confermata da Kagame, avviene tramite il proxy del movimento M23 nel Nord Kivu e non è stata discussa alla presenza dei rappresentanti ribelli, ma la sostanza è stato il corollario del patto: Washington ha concluso con la Repubblica Democratica del Congo un patto minerario bilaterale che porterà le compagnie a stelle e strisce nel cuore dell’Africa, pronte a sfruttare l’apertura delle miniere congolesi per fini di approvvigionamento sistemico e per contribuire a gestire la grande sfida geoeconomica tra Usa e Cina, che passa anche per un Paese al centro del mondo (suo malgrado).
Il partenariato Usa-Congo
Il partenariato riconosce esplicitamente “l’interesse degli Stati Uniti nel creare catene di approvvigionamento sicure, affidabili e durevoli per i minerali essenziali, salvaguardando la propria sicurezza nazionale, sostenendo la reindustrializzazione e mantenendo la competitività in settori strategici, tra cui la difesa, l’energia, le tecnologie avanzate e l’industria automobilistica” e “il corridoio Sakania-Lobito come un progetto infrastrutturale strategico per le Parti che collega la Repubblica Democratica del Congo all’Oceano Atlantico”, come via maestra per portare i minerali critici verso gli Usa.
Corsa al Corridoio di Lobito
Il Congo indicherà le risorse strategiche aperte agli Stati Uniti, fornirà agli operatori americani la prelazione sugli investimenti e aprirà all’ingresso di capitali d’oltre Atlantico sul suo territorio. Gli Usa apriranno la strada piazzando 1,8 miliardi di dollari sul progetto del Corridoio di Lobito per portare alla connettività dal “cuore di tenebra” dell’Africa profonda all’Oceano Atlantico. Si tratta di un ambizioso progetto da parte americana per controbilanciare la presenza cinese negli approvvigionamenti di materie prime strategiche come cobalto, oro, manganese e altri metalli critici per i settori chiave dell’economia e della sicurezza nazionale, le cui filiere sono dominate da Pechino.
La corsa alle forniture
L’anno scorso una ricerca dello Strategic Studies Institute dello US Army War College segnalava la profonda penetrazione cinese in Congo, indicando in particolare il cobalto, centrale in molte lavorazioni per la Difesa, come risorsa dominata dagli investimenti della Repubblica Popolare:
Dall’inizio degli anni 2000, la Cina ha investito oltre 155 miliardi di dollari nell’Africa subsahariana, creando nuovi mercati per le imprese edili cinesi e rendendo la Cina una valida alternativa ai finanziamenti occidentali nel campo delle infrastrutture commerciali e di sviluppo. Sebbene la Cina abbia investito capitali in diverse nazioni ricche di minerali, la Repubblica Democratica del Congo (RDC) si distingue per il suo ruolo vitale nel mercato del cobalto […] Anche nella raffinazione del cobalto, la posizione delle imprese statali cinesi è dominante: le loro raffinerie rappresentano tra il 60 e il 90 percento dell’offerta globale. La Rdc è essenziale per la posizione della Cina nel mercato globale: il 67,5 percento del cobalto raffinato della Cina proviene dalla nazione africana
Questo basta a dimostrare la salienza della sfida con Pechino che anima la competizione strategica degli Usa. Una corsa, quella americana, che alimenta l’ansia da sicurezza nazionale e un approccio difensivo verso la Cina sul fronte interno e una spinta a cercare partnership e accordi su quello globale. Dall’Ucraina al Kazakistan, passando per l’Africa, gli Usa cercano ovunque accordi sui minerali critici per ridisegnare le prospettive strategiche di fornitura e gli scenari industriali. Spesso anticipando la realtà: nonostante i proclami pacifisti e gli accordi, nelle ore successive all’annuncio di Washington in Congo le truppe regolari si sono scontrare con M23 nel Kivu. E questo basta a mostrare lo iato tra aspettative e realtà che anima molte strategie Usa.
Con InsideOver scegli un’informazione leale e basata su fatti e concretezza, che legge la realtà in maniera profonda provando a cogliere tutta la sua complessità. Se vuoi sostenere il nostro metodo di lavoro, abbonati e contribuisci al percorso di questa avventura di coraggiosi sognatori.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

