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	<title>sovranisti Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sat, 14 Jun 2025 12:15:46 +0000</lastBuildDate>
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	<title>sovranisti Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Marco Tarchi: Ecco perché le destre sovraniste europee sostengono Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/marco-tarchi-ecco-perche-le-destre-sovraniste-europee-sostengono-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jun 2025 12:15:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[destra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[sovranisti]]></category>
		<category><![CDATA[Striscia di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gaza" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il sostegno incondizionato delle destre sovraniste europee a Israele non nasce da affinità ideologiche, ma da calcoli opportunistici, paure ereditate e strategie di legittimazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/marco-tarchi-ecco-perche-le-destre-sovraniste-europee-sostengono-israele.html">Marco Tarchi: Ecco perché le destre sovraniste europee sostengono Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gaza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>L’ultima della serie, in ordine di tempo, è stata <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-marine-le-pen.html">Marine Le Pen</a>. Che, invitata dalla rete televisiva <em>Israel 24</em>, ha tenuto ad affermare il suo sostegno senza riserve all’azione bellica che il governo di Tel Aviv va conducendo nella <strong>striscia di Gaza</strong>, giustificandola in nome della necessità della <strong>lotta al “terrorismo” di Hamas</strong>. Usando, cioè, gli stessi argomenti che, prima di lei, tutti gli esponenti dei <strong>partiti nazional-populisti e/o sovranisti europei </strong>hanno sostenuto sin dall’inizio della rappresaglia scatenata dall’<strong>esercito israeliano </strong>dopo l’attacco del 7 ottobre 2023, senza modificare di una virgola il loro atteggiamento di fronte alla piega sempre più sanguinosa assunta dal conflitto.</p>



<p>L’evento mediatico non ha mancato di sollevare una vivace polemica da parte dei giornali della sinistra francese, i quali hanno interpretato le dichiarazioni della candidata che rimane tuttora in testa nei sondaggi in vista della prossima elezione presidenziale, malgrado la recente condanna in primo grado all’ineleggibilità, come la prova di un’identità di fondo fra le sue convinzioni e i suoi programmi e quelli di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-benjamin-netanyahu.html">Benjamin Netanyahu</a>. E ha rilanciato l’immagine dell’esistenza di un’estrema destra ramificata anche oltre i confini europei, che al di là di secondarie divergenze tattiche e accorgimenti opportunistici condividerebbe una piattaforma valoriale fatta di culto della forza, autoritarismo, disprezzo dei diritti umani, nazionalismo aggressivo e razzismo. Una rappresentazione che ha il pregio, utilissimo in politica, di disegnare i contorni compatti e lineari del Nemico e indicare i punti in cui è più facile attaccarlo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241114104759306_5bfbef4589a992db143aaadba516f4bb-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-445063" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241114104759306_5bfbef4589a992db143aaadba516f4bb-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241114104759306_5bfbef4589a992db143aaadba516f4bb-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241114104759306_5bfbef4589a992db143aaadba516f4bb-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241114104759306_5bfbef4589a992db143aaadba516f4bb-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241114104759306_5bfbef4589a992db143aaadba516f4bb-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241114104759306_5bfbef4589a992db143aaadba516f4bb.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Chi conosce le vicende di questa frastagliata area politico-ideologica per averle seguite e studiate in tempi in cui i loro attuali successi apparivano impensabili fatica tuttavia a sottoscrivere una visione così semplicistica. Le molte oscillazioni che in passato hanno caratterizzato le prese di posizione di queste formazioni politiche sui conflitti mediorientali suggeriscono una lettura diversa dei loro comportamenti attuali. Si pensi alla <strong>Lega di Bossi</strong>, che per molti anni ha inserito i palestinesi fra i popoli senza patria di cui occorreva sostenere i diritti e le rivendicazioni – invitandone addirittura una rappresentativa ad un bizzarro campionato mondiale di calcio delle “nazioni proibite” che avrebbe dovuto fare da contraltare ai fasti statalisti di Italia 90 –, salvo invertire precipitosamente la rotta dopo l’11 settembre 2001. O ad un altro Le Pen, Jean-Marie, che fu capace di sostenere a spada tratta il governo di Menachem Begin ai tempi dei massacri nei campi profughi di Sabra e Shatila e poi di opporsi con eguale vigore alle crociate occidentali contro l’Iraq. O, ancora, al <strong>Msi di Almirante</strong>, che pur tenendo una linea costantemente occidentalista e filo-israeliana, recepiva nei dibattiti congressuali, come accadde nel 1970, mozioni della minoranza rautiana che auspicavano stretti rapporti di cooperazione fra l’Italia e il mondo arabo, e che vedeva una gran parte dei suoi militanti più giovani apertamente schierati dalla parte palestinese.</p>



<p>In realtà, l’atteggiamento di queste destre dinanzi al <strong>conflitto israelo-palestinese</strong>, perlomeno da quando alcune di esse sono uscite dall’originaria condizione di marginalità, è sempre stato contraddistinto da considerazioni di <strong>pura opportunità</strong>, espresse lungo tre diverse e convergenti direttrici.</p>



<p>Su un primo – e in molti casi principale &#8211; versante ha pesato fortemente la necessità di <strong>scrollarsi di dosso l’accusa</strong>, spesso loro rivolta dagli avversari, di coltivare nostalgie per regimi, come quelli fascisti, che hanno adottato politiche antiebraiche. Per dissipare queste ombre, la reazione dei presunti eredi di Salò, di Vichy, del Terzo Reich o dei suoi collaboratori locali negli anni della seconda guerra mondiale è sempre stata quella di schierarsi a tutti i costi con lo <strong>Stato ebraico</strong>. Ciò è risaltato con particolare evidenza fin dai tempi della “guerra dei sei giorni” del 1967, quando in Italia l’allora senatore missino Alessandro Lessona, già sottosegretario alle colonie del governo Mussolini, propose addirittura all’ambasciata israeliana la formazione di una brigata di volontari del suo partito a sostegno dello Stato ebraico. Un esempio caratteristico, ma tutt’altro che unico, in questo senso è stato poi fornito da Alleanza nazionale e dal percorso del suo leader, dall’aggiunta all’ultimo momento di un’integrazione alle tesi congressuali di Fiuggi per sostenere le politiche di Israele fino alle polemiche intestine successive alla visita di Fini allo Yad Vashem e alla sua frase controversa in cui il fascismo era associato al concetto di “male assoluto”. È tuttora questo il principale motivo per cui tutti gli esponenti dei partiti sovranisti chiudono gli occhi su tutto ciò che di orribile sta accadendo a Gaza. In un certo senso, lo si può ritenere un effetto perverso dell’uso strumentale del mito dell’eterno ritorno dell’“Ur-fascismo” coniato da Umberto Eco che è tornato di moda negli ambienti progressisti dopo la nascita del governo Meloni.</p>



<p>Un secondo aspetto della questione è legato non solo alla necessità di non ingrossare l’ondata di discredito che sta investendo un governo che, come quello di Netanyahu, viene descritto (ed è) di destra, e in certe sue componenti di <strong>destra estrema</strong>, indebolendo l’immagine complessiva dell’area alla quale nella maggioranza dei casi ci si vanta di appartenere, ma anche e soprattutto alla possibilità di ribaltare sugli avversari un’accusa di cui a lungo si è dovuto sopportare il fardello. Così, rinunciando a distinguere, come sarebbe sempre più necessario ed onesto fare, fra avversione agli ebrei e opposizione alle politiche dei governi israeliani che, da molto prima dell’arrivo al potere di Netanyahu e senza soluzione di continuità, intensificano la colonizzazione della Cisgiordania e tollerano le violenze e i soprusi dei coloni – quando, come sempre più spesso succede, non le sostengono apertamente –, si fa passare per atto antisemita ogni manifestazione di appoggio alle rivendicazioni palestinesi. E, partendo dalle sue frange più radicali e attive nelle proteste, si finisce con l’estendere questa imputazione all’intera area della sinistra, anche per trovare un terreno d’intesa con settori della destra più moderata e centristi, dove il favore per Israele è profondamente diffuso.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-2.jpg" alt="gaza" class="wp-image-472332" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-2.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-2-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/gaza-2-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></figure>



<p>Un terzo e fondamentale fattore della solidarietà delle destre populiste e sovraniste con l’attuale governo israeliano è l’utilizzo delle <strong>accuse di terrorismo ad Hamas</strong> – e del sostegno a chi mira a sradicarla, anche con i bombardamenti indiscriminati contro la popolazione civile – nel contesto più ampio della polemica contro la <strong>penetrazione islamica in Occidente</strong> e la conseguente crescita delle <strong>società multiculturali</strong>, da sempre cavallo di battaglia di tutte queste formazioni. L’attacco alle Torri gemelle ha costituito in questo senso un punto di svolta, rafforzato da tutte le conseguenze delle operazioni militari condotte in Afghanistan e in Iraq, e un’occasione straordinaria per fare degli immigrati da paesi arabi dei potenziali agenti del terrorismo. La proliferazione degli attentati sul suolo europeo e la costituzione dell’Isis hanno favorito la crescita, nell’opinione pubblica, della percezione dell’Islam come di una duplice minaccia, alla sicurezza personale e all’identità culturale, e hanno rafforzato la presa delle argomentazioni che vedono nell’immigrazione di massa il cavallo di Troia di forze ostili alla civiltà occidentale e allo stile di vita che ne caratterizza le società. Ne è uscita perciò rafforzata l’immagine di un Israele coraggioso baluardo guerriero contro l’incipiente barbarie dei suoi vicini, nemici della “civiltà occidentale”: una raffigurazione della situazione che ha uno stretto rapporto con le nostalgie colonialiste di alcuni paesi europei e che è stata coltivata in una cospicua parte degli ambienti dell’estrema destra, soprattutto nel caso francese, fin dai tempi del conflitto per il canale di Suez, nell’autunno del 1956 e si è rafforzata soprattutto a causa delle vicende della guerra d’Algeria (che videro il Mossad fare più di un favore agli irriducibili dell’Oas, uno dei miti del neofascismo europeo degli anni Sessanta e Settanta).</p>



<p>Per l’effetto combinato di tutti questi motivi, le <strong>destre conservatrici</strong>, <strong>populiste </strong>o <strong>sovraniste </strong>sono oggi costrette, quasi da un <strong>riflesso condizionato</strong>, a schierarsi senza remore dalla parte del governo Netanyahu qualunque siano le sue scelte a limitarsi a blandi auspici di cessazione della carneficina in atto e ad opporsi all’ipotesi di un riconoscimento, peraltro meramente simbolico, di uno Stato palestinese. Non si tratta di un matrimonio d’amore ma di un connubio fondato su sostanziosi interessi; tuttavia l’esperienza insegna che è proprio in casi di questo genere che l’unione è più solida.</p>



<p>Il primo dei fattori che abbiamo richiamato non esaurisce però i suoi effetti nelle vicende legate al conflitto mediorientale, ma si estende ben oltre. La proiezione sui partiti nazional-populisti dell’ombra oscura delle esperienze autoritarie del passato, frettolosamente ma efficacemente riassunte nella formula esorcistica del “ritorno del fascismo”, che consente di costituire a loro danno cordoni sanitari, fronti repubblicani e archi costituzionali ogniqualvolta si profila il rischio di un loro successo elettorale (la Romania è il caso più recente) sta spingendo queste formazioni a stemperare sempre più le originarie caratteristiche anti-<em>establishment</em> e ad adeguarsi piattamente alla vecchia dinamica conflittuale destra-sinistra. La speranza è quella di spingere in tal modo le frange meno progressiste (“moderate”, secondo il gergo dei media) del fronte liberale a rinunciare alle chiusure di principio ed accettare accordi e sostegni tattici per creare governi “non di sinistra”. È la scelta fatta, ad esempio, in Svezia e in Olanda, e che era stata inaugurata già oltre trent’anni fa, grazie all’anomala variabile-Berlusconi, dall’Italia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/GAZA-2-2-1024x683.jpg" alt="Trump: forcing su Netanyahu per un accordo con Hamas" class="wp-image-469560" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/GAZA-2-2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/GAZA-2-2-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/GAZA-2-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/GAZA-2-2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/GAZA-2-2-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/GAZA-2-2.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>L’esito di questa strategia è il progressivo assorbimento delle istanze di radicale rinnovamento di cui il <strong>fenomeno populista</strong> si è fatto portatore negli ultimi tre decenni un po’ in tutta Europa in una compromissoria formula nominalmente conservatrice, formalmente alternativa a quella proposta sul versante progressista ma pienamente conciliabile con gli attuali assetti del sistema liberale. E sempre più spinta ad integrare idee originate nel campo opposto per allontanare qualsiasi sospetto di radicalismo e rafforzare l’ancora incerto patrimonio di legittimazione conquistato. Lo si vede già nel campo economico-sociale, con l’abbandono di ogni critica al liberismo (non parliamo neppure di venature anticapitaliste, svanite da tempo) e alle sue politiche, e già qualche incrinatura si profila nell’ambito dei temi etici, con concessioni sempre più marcate all’agenda Lgbtq+. Resiste per ora, sul piano verbale, l’intransigenza sulla questione migratoria, ma la diffidenza degli alleati (si veda il caso dell’Olanda, che ha portato Wilders a ritirare il sostegno all’esecutivo) e la forte pressione dell’apparato massmediale lasciano prevedere sostanziali cedimenti anche su questo versante.</p>



<p>Si consuma così l’ennesimo paradosso: è l’ombra del fascismo “eterno” a liquidare ogni residua speranza di veder fiorire, nel panorama odierno, qualche forma inedita ed efficace di “terza via” proiettata oltre le aporie del capitalismo liberale e della socialdemocrazia, e a seppellire le speranze ribellistiche dell’ondata populista nella banale <em>routine</em> di una destra qualsiasi.</p>



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		<title>I sovranisti laicisti: la destra europea che non guarda al cattolicesimo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/i-sovranisti-laicisti-la-destra-europea-che-non-guarda-al-cattolicesimo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Boezi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jul 2021 05:00:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[sovranisti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Alternative-fur-Deutschland.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Alternative-fur-Deutschland.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Alternative-fur-Deutschland-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Alternative-fur-Deutschland-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Alternative-fur-Deutschland-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>La destra europea si oppone da anni a quella che Joseph Ratzinger chiamava &#8220;proliferazione dei nuovi diritti&#8221;. Per &#8220;nuovi diritti&#8221; bisogna intendere tutte quelle fattispecie estensive di diritti promossi in bioetica dal fronte progressista. &#8220;Estensive&#8221; almeno rispetto ai sistemi giuridici continentali dell&#8217;epoca subito precedente a questa. Quindi eutanasia, aborto, unioni civili, coppie di fatto o &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/i-sovranisti-laicisti-la-destra-europea-che-non-guarda-al-cattolicesimo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-sovranisti-laicisti-la-destra-europea-che-non-guarda-al-cattolicesimo.html">I sovranisti laicisti: la destra europea che non guarda al cattolicesimo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Alternative-fur-Deutschland.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Alternative-fur-Deutschland.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Alternative-fur-Deutschland-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Alternative-fur-Deutschland-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Alternative-fur-Deutschland-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>La <strong>destra europea</strong> si oppone da anni a quella che Joseph Ratzinger chiamava &#8220;proliferazione dei nuovi diritti&#8221;. Per &#8220;nuovi diritti&#8221; bisogna intendere tutte quelle fattispecie estensive di diritti promossi in bioetica dal fronte progressista. &#8220;Estensive&#8221; almeno rispetto ai sistemi giuridici continentali dell&#8217;epoca subito precedente a questa. Quindi eutanasia, aborto, unioni civili, coppie di fatto o Pacs, liberalizzazione delle adozioni per le coppie omosessuali, equiparazione dell&#8217;istituto del matrimonio per le coppie composte da persone dello stesso sesso, sdoganamento dell&#8217;utero in affitto, promozione della cosiddetta &#8220;teoria gender&#8221;, dunque della non binarietà dei sessi e così via. Un&#8217;agenda progressista, che è tanto legislativa quanto culturale, in grado di monopolizzare il dibattito durante certe fasi della dialettica politica contemporanea.</p>
<p>I <strong>conservatori</strong> contrastano tutte queste istanze pure in nome di un rinnovato risveglio della fede cristiano-cattolica. Il tradizionalismo, nel corso degli ultimi decenni, si è rivelato essere una delle poche espressioni in crescita tra quelle dell&#8217;odierno cattolicesimo plurale. A dirlo sono le statistiche, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronache/cattolici-i-tradizionalisti-non-conoscono-crisi-vocazionale-1768437.html">come abbiamo raccontato</a> tempo fa su IlGiornale.it. Ma ridurre l&#8217;azione del partiti conservatori a confessionalismo sarebbe sbagliato e fuorviante. C&#8217;è un dialogo tra le parti, questo sì, che si declina pure nelle tante manifestazioni <em>pro life</em> ed in difesa della libertà religiosa che sono state organizzate in più nazioni europee durante questo decennio considerato &#8220;relativista&#8221; o comunque intriso da una profonda secolarizzazione quantitativa. Attenzione: il dialogo dei conservatori è soprattutto con i movimenti di fedeli, non tanto con le istituzioni ecclesiastiche europee, che come sappiamo hanno spostato il loro asse verso le forze socialdemocratiche, ambientaliste o popolari. Non tutte le &#8220;destre&#8221;, però, sono così attive sul fronte bioetico.</p>
<p><strong>Marine Le Pen</strong> su tutti non ha mai sbandierato troppo la sua contrarietà alla &#8220;proliferazione dei nuovi diritti&#8221;. Sarà per la tradizione laica e laicista francese ma, al netto della personale e dichiarata appartenenza alla confessione cristiano-cattolica, il leader del Rassemblement National ha sempre preferito evitare interventi a gamba tesa su materie così sensibili, concentrandosi su tematiche identitarie scevre da connotazioni fideistiche o più semplicemente bioetiche. Il sovranismo, a differenza del conservatorismo, può anche non badare troppo alle radici religiose della propria storia patria o continentale. Se non altro perché il sovranismo porta nel nome la ragione stessa della sua struttura ideologica, che si basa non tanto sul tipo di società, quanto sulla tipologia di Stato da proporre. I conservatori, al contrario, vantano una profonda interconnessione con le &#8220;radici&#8221; storico-religiose del Vecchio continente.</p>
<p>Ad occupare il fronte della destra fiera di essere laica non è solo Marine Le Pen, ma pure <strong>Alternative fur Deutschland</strong>, che è una formazione che non ha mai fatto mistero di non osservare alcuna predilezione per le istanze proprie della dottrina cristiano-cattolica. Poco dopo la nascita di Afd, <a href="https://it.insideover.com/politica/germania-afd-chiesa-cattolica.html">c&#8217;è stata pure una polemica piuttosto aspra</a> tra il neonato partito sovranista teutonico e la Chiesa cattolica tedesca. E come dimenticare, nel caso della Le Pen, <a href="http://it.insideover.com/religioni/ora-il-ritorno-di-marine-le-pen-preoccupa-papa-francesco.html">la preoccupazione di papa Francesco</a> per la possibile affermazione degli ex frontisti alle prossime elezioni presidenziali? Che la Chiesa progressista di Germania si contrapponga all&#8217;Afd non è poi così strano. Così come non ci si può stupire più d tanto per l&#8217;allarme di Bergoglio su una possibile vittoria sovranista. Quello che stupisce è che questi due partiti, così centrali per le rispettive logiche nazionali, non siano la cassa di risonanza della base cattolica oltranzista, come accade invece per Orban in Ungheria o per Diritto e Giustizia in Polonia.</p>
<p>Il <strong>sovranismo</strong> dimostra così di essere liquido rispetto ad un conservatorismo che fa del monolitismo ideologico-culturale una caratteristica centrale. Il conservatorismo sembra insomma rappresentare una delle poche sacche di resistenza che consentono ai cattolici di svolgere ancora un ruolo all&#8217;interno del palinsesto politico. Il sovranismo, che ha tuttavia spesso incontrato il favore dei cattolici, molto meno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-sovranisti-laicisti-la-destra-europea-che-non-guarda-al-cattolicesimo.html">I sovranisti laicisti: la destra europea che non guarda al cattolicesimo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Balzo in avanti dei Verdi alle elezioni legislative in Svizzera</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/balzo-in-avanti-dei-verdi-alle-elezioni-legislative-in-svizzera.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2019 08:07:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni Svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[sovranisti]]></category>
		<category><![CDATA[Verdi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/La-svizzera-al-voto-per-il-rinnovo-del-Parlamento.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La svizzera al voto per il rinnovo del Parlamento (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/La-svizzera-al-voto-per-il-rinnovo-del-Parlamento.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/La-svizzera-al-voto-per-il-rinnovo-del-Parlamento-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/La-svizzera-al-voto-per-il-rinnovo-del-Parlamento-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/La-svizzera-al-voto-per-il-rinnovo-del-Parlamento-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I sondaggi, per una volta, ci avevano visto giusto. L&#8217;onda Verde prevista alle consultazioni legislative svizzere si è materializzata ed è destinata a spostare, parzialmente, gli equilibri politici del Paese alpino verso sinistra. I populisti di destra radicale dell&#8217;Unione Democratica di Centro (Udc), invece, hanno perso consensi pur restando il partito più votato. I risultati &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/balzo-in-avanti-dei-verdi-alle-elezioni-legislative-in-svizzera.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/La-svizzera-al-voto-per-il-rinnovo-del-Parlamento.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La svizzera al voto per il rinnovo del Parlamento (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/La-svizzera-al-voto-per-il-rinnovo-del-Parlamento.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/La-svizzera-al-voto-per-il-rinnovo-del-Parlamento-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/La-svizzera-al-voto-per-il-rinnovo-del-Parlamento-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/La-svizzera-al-voto-per-il-rinnovo-del-Parlamento-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><span style="font-size: 1rem;">I sondaggi, per una volta, ci avevano visto giusto. </span><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://it.insideover.com/politica/unonda-verde-e-pronta-a-travolgere-berna.html">L&#8217;onda Verde</a><span style="font-size: 1rem;"> prevista alle </span><strong style="font-size: 1rem;">consultazioni legislative svizzere</strong><span style="font-size: 1rem;"> si è materializzata ed è destinata a spostare, parzialmente, gli equilibri politici del Paese alpino verso sinistra. I populisti di destra radicale dell&#8217;Unione Democratica di Centro (Udc), invece, hanno perso consensi pur restando il partito più votato. </span><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://www.wahlen.admin.ch/it/ch/">I risultati</a><span style="font-size: 1rem;"> elettorali sono i seguenti: l&#8217;Udc avrebbe ottenuto il 25,6 per cento dei voti, in calo del 3,8 per cento rispetto alle elezioni del 2015, i Socialisti il 16,8 per cento dei consensi (in calo del 2 per cento), il centro-destra del Partito Liberal Radicale il 15,1 per cento dei suffragi (in calo dell&#8217;1,3 per cento), i Verdi il 13,5 per cento dei voti ( in crescita del 6,4 per cento), i Cristianodemocratici sono stabili all&#8217;11,4 per cento  dei suffragi ed i centristi dei Verdi-Liberali si attestano al 7,8 per cento (in crescita del 3,2 per cento).</span></p>
<h2>Il ruolo di outsider</h2>
<p>La performance dei Verdi potrebbe però non incidere, più di tanto,sugli equilibri politici del <strong>Consiglio Nazionale</strong> (la Camera Bassa composta da 200 seggi) e del Consiglio degli Stati (la Camera Alta che si compone di 46 seggi). Le due Camere riunite eleggono, dopo le consultazioni, i sette membri del <strong>Consiglio Federale</strong>, l&#8217;organo esecutivo svizzero ed è qui che i Verdi potrebbero avere delle difficoltà. Dal 1953, infatti, la cosiddetta <strong>Formula Magica</strong> (rivista una sola volta nel 2003) spartisce in maniera matematica, tra i quattro principali partiti del Paese, le posizioni del Consiglio Federale. Due seggi spettano all&#8217;UDC, due ai Socialisti, due al Partito Liberal Radicale ed uno ai Cristianodemocratici. La performance degli ambientalisti potrebbe così non bastare e secondo le tradizioni politiche nazionali il buon risultato dovrebbe essere ripetuto almeno per un&#8217;altra consultazione consecutiva per giungere ad una revisione della Formula Magica. I due schieramenti <a href="https://www.thelocal.ch/20191020/green-party-makes-historic-gains-in-swiss-vote">Verdi</a>, inoltre, dovrebbero riuscire a concordare la presentazione di un candidato comune per il Consiglio Federale e non è detto che ciò avvenga. Bisognerà poi vedere quanti seggi saranno ottenuti dagli ambientalisti nel <strong>Consiglio degli Stati</strong>, dove si vota perlopiù con un sistema maggioritario uninominale ad uno o due turni su base cantonale e dove gli ambientalisti potrebbero incontrare maggiori difficoltà. Il <a href="https://www.dw.com/en/green-gains-expected-at-swiss-parliamentary-elections/a-50903915">balzo in avanti</a> dei Verdi può essere spiegato con la centralità acquisita dai temi ambientali nel dibattito elettorale e sociale mentre il calo della destra radicale è dovuto all&#8217;importanza minore, nel contesto politico, data al contrasto dell&#8217;immigrazione clandestina, vero e proprio cavallo di battaglia dell&#8217;Udc<strong>.</strong> Il movimento ha inoltre denunciato l<strong>&#8216;isteria da cambiamento climatico</strong> che starebbe contagiando la politica svizzera, una posizione evidentemente non particolarmente popolare e che l&#8217;ha isolato dagli altri partiti.</p>
<h2>Le tendenze</h2>
<p><strong>L&#8217;affluenza alle urne</strong>, come da tradizione svizzera, è stata particolarmente contenuta e si è attestata al <strong>45,1</strong> per cento degli aventi diritto al voto. Questo dato non supera il 50 per cento da oltre 40 anni ed è forse uno dei segnali più preoccupanti che affligge il sistema politico del Paese alpino. La crescita significativa dei Verdi va ad inserirsi, invece, in un trend che sta coinvolgendo molte nazioni dell&#8217;Europa centrale e settentrionale dove, evidentemente, la lotta al cambiamento climatico ha trovato maggior seguito, anche per una maggiore sensibilità di larghe fasce della popolazione locale verso queste tematiche. Il lento e progressivo calo dei Socialisti potrebbe prefigurare un futuro, non lontano, in cui il ruolo di alfiere della sinistra progressista verrà assunto dai movimenti ambientalisti e non più da quelli socialdemocratici, destinati a diventare sempre più marginali. L&#8217;Udc, malgrado la performance non eccellente, continua a poter godere di un buon bacino di voti ed i rivali di centrodestra sono piuttosto lontani, anche in questo caso, in Svizzera come altrove, i partiti liberali sembrano destinati alla marginalità e le posizioni conservatrici verranno sempre più rappresentate da schieramenti radicali, <strong>sovranisti</strong> e populisti.</p>
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		<title>Il colpo di coda dei sovranisti: così possono mettere in crisi la coalizione Ursula</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-colpo-di-coda-dei-sovranisti-cosi-possono-mettere-in-crisi-la-coalizione-ursula.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Boezi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Sep 2019 16:15:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[populisti]]></category>
		<category><![CDATA[sovranisti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1293" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1050189.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1050189.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1050189-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1050189-768x517.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1050189-1024x690.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il fronte sovranista vive momenti di difficoltà. La coalizione Ursula azzera le possibilità degli euroscettici d&#8217;incidere sui processi decisionali. Le occasioni per un colpo di coda sono ridotte all&#8217;osso. Se riavvolgessimo il nastro della storia di qualche mese, ci accorgeremmo di come la potenza di fuoco prospettata per i partiti che avrebbero dovuto rovesciare l&#8217;Unione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-colpo-di-coda-dei-sovranisti-cosi-possono-mettere-in-crisi-la-coalizione-ursula.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1293" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1050189.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1050189.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1050189-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1050189-768x517.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_1050189-1024x690.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il<strong> fronte sovranista</strong> vive momenti di difficoltà. La <strong>coalizione Ursula</strong> azzera le possibilità degli euroscettici d&#8217;incidere sui processi decisionali. Le occasioni per un colpo di coda sono ridotte all&#8217;osso. Se riavvolgessimo il nastro della storia di qualche mese, ci accorgeremmo di come la potenza di fuoco prospettata per i partiti che avrebbero dovuto rovesciare <strong>l&#8217;Unione europea</strong> sia stata sopravvalutata. Proprio perché pronosticare sul lungo termine è avventato, però, è corretto considerare ogni possibile evoluzione, compreso un capovolgimento delle forze in campo. Tutto sembra poter accadere nel Vecchio continente. I sovranisti possono scomparire dall&#8217;agone da qui a qualche anno, lasciando spazio a un centrodestra a trazione conservatrice e liberale, o riafferrare il <em>momentum</em>, occupando una posizione maggioritaria. Come dice Alain de Benoist, del resto, il sovranismo è pur sempre un elemento della democrazia contemporanea. Finché il sistema di governo occidentale resterà quello democratico, ai sovranisti saranno concesse opportunità. In questo periodo si tratta di tenere botta. E magari qualche parapiglia può aiutare.</p>
<p>Il caos britannico sulla <strong>Brexit</strong>, per esempio, sembra sancire la crisi della visione di <strong>Boris Johnson</strong> e <strong>Nigel Farage</strong>. Ma il primo ministro britannico, nonostante appaia perplesso su questo scenario, ha già domandato al Parlamento di tornare alle urne. Bisogna pur uscire dall&#8217;impasse. Jeremy Corbyn e le altre opposizioni nicchiano, perché sanno che i Tories e il Brexit Party andrebbero verso il successo elettorale. I sondaggi di questi giorni sono facili da leggere: il Partito conservatore è primo, mentre i sovranisti ex Ukip sono forti del 30% delle europee. Ecco che, con la probabile vittoria pro hard Brexit di questa inedita alleanza, la gittata degli euroscettici in Europa tornerebbe a spaventare le cancellerie di <strong>Bruxelles</strong>. Una successione di avvenimenti che può alterare anche le logiche politiche spagnole. Pedro Sanchez e Podemos trattano da mesi, ma un governo ufficiale ed incaricato ancora non c&#8217;è. Se gli spagnoli dovessero votare di nuovo entro la prima metà di novembre, come si vocifera, allora il centrodestra, anche grazie ad un&#8217;alleanza organica con <strong>Vox</strong>, potrebbe davvero sbarcare il lunario. Basta poco, insomma, per innescare un domino favorevole alle forze sovraniste. E queste sono solo le situazioni più verificabili. Poi esistono i mutamenti meno probabili, come una discesa libera della Commissione europea, quella appena insediatasi, <a href="https://it.insideover.com/politica/scandali-giudiziari-nuova-commissione-europea-von-der-leyen.html?utm_source=ilGiornale&amp;utm_medium=article&amp;utm_campaign=article_redirect">per via delle questioni giudiziarie</a>.</p>
<p>Passiamo così alla Germania. La linea di <strong>Angela Merkel</strong> non prevede deroghe: nessun dialogo con i populisti dell&#8217;<strong>Afd</strong>. È un diktat che vale pure per il Parlamento europeo, dove una coalizione popolar-populista non sembra possibile, soprattutto per il solco tracciato dalla Cancelliera. Ma cosa accadrà nel 2023, quando alla Merkel succederà <strong>Annagret Kramp Karrenbauer</strong>? Il neo presidente di partito sembra molto più orientato a spostare a destra l&#8217;asse della coalizione. La Merkel ha sempre guardato all&#8217;Spd. La Karrenbauer potrebbe decidere di coadiuvare un nuovo bipolarismo europeo: da una parte i Socialisti, i Verdi e quello che sino a poco tempo fa si chiamava Alde, dall&#8217;altra il Partito popolare europeo e le forze sovraniste. Un ragionamento omogeneo vale per l&#8217;Italia, dove Matteo Salvini e la Lega hanno la necessità di battere un colpo, strappando al centrosinistra le regioni in cui si voterà nel 2020. Ma serve che la coalizione di centrodestra resti unita. Altrimenti le varie competizioni territoriali diventeranno proibitive. Nel Belpaese un progetto di bipolarismo è già intravedibile. Il fatto che il MoVimento 5 Stelle stia dialogando con il gruppo parlamentare europeo degli ambientalisti, poi, può accelerare la semplificazione partitocratica. Perché verrebbe meno la natura indefinita dei pentastellati. E la coalizione Ursula in salsa italiana, quella che andrebbe dai centristi ai massimalisti di sinistra, non avrebbe senso. Ma è anche a causa di questa motivazione, cioè per evitare che il bipolarismo torni in auge, che i grillini e il Partito democratico stanno riflettendo su una legge elettorale proporzionale.</p>
<p>La partita più ostica, a ben vedere, la gioca sempre <strong>Marine Le Pen</strong>. Perché il double ballot transalpino offre comunque la riproposizione di un modello Ursula. Repubblicani, macroniani e socialisti, al secondo turno delle presidenziali, sono sempre nella condizione di poter operare un tagliafuori nei confronti dei lepenisti. E questo è un problema non risolvibile. A meno che il centrodestra francese non inizi a guardare con favore un&#8217;alleanza con il <strong>Rassemblement National.</strong> La riscossa dei sovranisti, come si può dedurre, passa soprattutto, se non solo, dalla dialettica con i popolari. L&#8217;individualismo elettorale, nella maggior parte dei casi, ha prodotto un gran chiasso, ma non ha consentito al fronte euroscettico di far parte di maggioranze.</p>
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		<title>La complicata partita dei sovranisti: ora devono uscire dallo stallo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-complicata-partita-dei-sovranisti-ora-devono-uscire-dallo-stallo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Boezi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Sep 2019 05:27:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[populisti]]></category>
		<category><![CDATA[sovranisti]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="826" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Marine-Le-Pen-sovranisti-La-Presse-e1568379400792.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="sovranisti europa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Marine-Le-Pen-sovranisti-La-Presse-e1568379400792.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Marine-Le-Pen-sovranisti-La-Presse-e1568379400792-300x129.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Marine-Le-Pen-sovranisti-La-Presse-e1568379400792-768x330.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Marine-Le-Pen-sovranisti-La-Presse-e1568379400792-1024x440.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I sovranisti avrebbero dovuto mutare per sempre gli assetti dell&#8217;Unione europea, ma il blocco operato con la coalizione Ursula inizia a produrre i primi effetti. Se non altro perché di appuntamenti elettorali si tornerà a parlare tra qualche tempo. Adesso, per la coalizione che ha votato Ursula von der Leyen è il momento di cristallizzare il quadro. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-complicata-partita-dei-sovranisti-ora-devono-uscire-dallo-stallo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="826" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Marine-Le-Pen-sovranisti-La-Presse-e1568379400792.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="sovranisti europa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Marine-Le-Pen-sovranisti-La-Presse-e1568379400792.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Marine-Le-Pen-sovranisti-La-Presse-e1568379400792-300x129.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Marine-Le-Pen-sovranisti-La-Presse-e1568379400792-768x330.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/09/Marine-Le-Pen-sovranisti-La-Presse-e1568379400792-1024x440.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>I <strong>sovranisti</strong> avrebbero dovuto mutare per sempre gli assetti dell&#8217;Unione europea, ma <a href="https://it.insideover.com/politica/una-commissione-che-non-rispetta-il-voto-popolare.html?utm_source=ilGiornale">il blocco operato con la coalizione Ursula</a> inizia a produrre i primi effetti. Se non altro perché di appuntamenti elettorali si tornerà a parlare tra qualche tempo. Adesso, per la coalizione che ha votato <strong>Ursula von der Leyen</strong> è il momento di cristallizzare il quadro. Non c&#8217;è la necessità di aprire troppi canali diplomatici con chi, in funzione delle scorse elezioni europee, aveva promesso che la burocrazia di Bruxelles sarebbe stata ribaltata. L'&#8221;ideologia sovranista&#8221; non avrà troppe occasioni per fare capolino, ricordando agli attori del palcoscenico continentale quale sia il loro peso consensuale tra la cittadinanza. I partiti tradizionali europei ne sono consapevoli. Il caso italiano è forse quello più emblematico: <strong>Matteo Salvini</strong> potrà capitalizzare il consenso, se andrà in coalizione con il centrodestra, alle prossime elezioni regionali. Ma se la maggioranza formata dal Partito Democratico e dal MoVimento 5 Stelle dovesse reggere da qui a fine legislatura, il leader del Carroccio sarebbe costretto ad aspettare il 2023 per poter dire ancora la sua sul piano nazionale. Sarebbero più tre anni e mezzo di stallo. Palazzo Chigi è diventata una meta lontana per il leghista.</p>
<p>Un discorso simile può essere fatto per la Francia di <strong>Emmanuel Macron</strong>: Marine Le Pen si sta preparando alla battaglia per quelle che noi chiameremmo elezioni amministrative ma, considerando che le presidenziali in cui ha trionfato En Marche! si sono svolte nel 2017, i lepenisti del <strong>Rassemblement National</strong> dovranno attendere il 2022 per provare l&#8217;ennesimo assalto all&#8217;Eliseo. E c&#8217;è sempre l&#8217;incognita del doppio turno: quello è uno dei sistemi elettorali con cui il tagliafuori alla maniera della coalizione Ursula viene messo in campo con più facilità. <strong>Angela Merkel</strong>, come annunciato dalla stessa<em> Bundeskanzlerin</em>, abdicherà nel 2023, cioè in concomitanza con la scadenza del suo mandato. <strong>Alternative fur Deutschland</strong>, come verificatosi nella tornata valevole <a href="https://it.insideover.com/politica/germania-cosa-cambia-con-il-boom-dellafd.html">per la Sassonia e Brandeburgo</a>, può incrementare i consensi. Ma da qui a diventare il primo partito tedesco ce ne passa. E in questo caso l&#8217;incognita, quella che può sbarrare la strada anche in caso di risultati eccezionali per i sovranisti teutonici, ha il nome di <strong>Grosse Koalition</strong>. In Olanda si è votato due anni fa. <strong>Thierry Baudet</strong> dovrà accontentarsi della panchina per i prossimi tre anni. Il Brexit Party di Nigel Farage dipende dalla parabola di Boris Johnson: l&#8217;ex leader dell&#8217;Ukip <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/cos-lasse-farage-johnson-pu-dare-scacco-matto-bruxelles-1752131.html">ha offerto al premier britannico un&#8217;alleanza condivisa</a>, per non far sì che i due partiti non siano contrapposti alle possibili elezioni anticipate. In questo caso i sovranisti potrebbero addirittura fare la storia d&#8217;Europa, mettendo a segno il punto decisivo per la Brexit nella sua versione più estrema, quella che non passa da un accordo con l&#8217;Unione europea. Non è ancora noto, però, se in ottobre i britannici saranno davvero chiamati ad esprimersi, in quello che diventerebbe una sorta di secondo referendum. Anzi, Boris Johnson non sembra avere intenzione di scendere da quello scranno, specie dopo il lungo percorso che gli ha consentito di divenire primo ministro.</p>
<p>Vale la pena parlare del caso dell&#8217;Austria, che è la nazione in cui le elezioni legislative, per via dell&#8217;improvvisa caduta dell&#8217;esecutivo popolar-populista coordinato da <strong>Sebastian Kurz</strong>, si terranno tra meno tempo: il 29 settembre. Lo schema potrebbe essere riabilitato, quello con il Partito popolare di Kurz e il Partito della Libertà, che questa volta ha candidato <strong>Norbert Hofer</strong>. Ma anche in relazione a questo caso di specie esistono delle variabili poco prevedibili: il sistema proporzionale può coadiuvare la nascita di coalizioni diversificate.</p>
<p>Passiamo così alla Spagna, dove Pedro Sanchez non ha ancora trovato la quadra per la formazione dell&#8217;esecutivo. Nel caso in cui si rivotasse e la coalizione di centrodestra trovasse prima la vittoria numerica e poi un programma comune per reggere le redini spagnola, allora anche Vox di<strong> Santiago Abascal</strong> avrebbe la sua opportunità. Ma il premier incaricato non cederà lo scettro senza colpo ferire.</p>
<p>Tralasciando il blocco di Visegrad, dove il sovranismo e il conservatorismo sono maggioritari da tempi non sospetti, appare chiaro come in buona parte degli Stati europei i sovranisti rischino di rimanere nel pantano per un periodo di tempo abbastanza prolungato. Uno stallo dal quale semplicemente non si può uscire. A meno che i governi attualmente in carica, tanto quelli appena nati quanto quelli insediatisi tempo fa, cadano. Offrendo alle formazioni euroscettiche una possibilità di rivalsa.</p>
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		<title>L&#8217;errore che rischia di inchiodare i sovranisti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/errore-sovranisti-europa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 May 2019 04:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[sovranisti]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="869" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9726600-e1574086597978.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9726600-e1574086597978.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9726600-e1574086597978-300x136.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9726600-e1574086597978-768x348.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9726600-e1574086597978-1024x463.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I sovranisti hanno vinto le europee? No, ma hanno ottenuto comunque un risultato da non sottovalutare, visto che l&#8217;unione dei gruppi sovranisti (o populisti che dir si voglia) che compongono la truppa a destra del Partito popolare europeo vedono in ballo più di 170 seggi. Parliamo di gruppi divisi e con agende politiche diverse, ma &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/errore-sovranisti-europa.html">[...]</a></p>
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<p>Sotto questo profilo, il nodo da sciogliere per l&#8217;Europa sovranista è proprio questo: capire come capitalizzare il dinamismo elettorale trasformandolo in un risultato tangibile. Rendere efficace la vittoria da un punto di vista di cariche e funzioni all&#8217;interno degli organismi che contano in <strong>Europa</strong>. Perché altrimenti il rischio è che l&#8217;exploit elettorale si trasformi in una vittoria senza particolare importanza da un punto di vista effettivo, trasformando il Parlamento europeo in un palcoscenico più che in un terreno di battaglia. E bearsi dei risultati elettorali non sarà certo utile per ottenere quello che si vuole, che, almeno a livello di programma, è cambiare l&#8217;Europa dall&#8217;interno.</p>
<p>La questione non è per niente semplice. Ma adesso quello che i sovranisti devono fare e è non fermarsi ed evitare di rimanere ancorati alla propaganda. Ora hanno i seggi. Non rappresentano un numero esorbitante e certamente non possono essere in grado di modificare la struttura dell&#8217;Ue, specialmente se divisi. Ma quello che è certo è che l&#8217;unico modo per raggiungere lo scopo di entrare nei gangli della burocrazia europea, vero fulcro della politica del continente anche più delle cariche politiche, è quello di non fermarsi allo scontro e di non credere di aver raggiunto lo scopo. Perché per adesso hanno ottenuto &#8220;solo&#8221; seggi: ma rischiano di avere solo quello, specialmente per l&#8217;isolamento cui sono costretti e che per certi versi si stanno ritagliando. Specialmente se dovesse essere confermata l&#8217;alleanza fra socialisti, verdi e liberali di <strong>Emmanuel Macron</strong> che di fatto non solo escluderebbe dai giochi il Ppe ma anche tutti i sovranisti. In pratica, metà del Parlamento europeo.</p>
<p>Il rischio esclusione e progressivo annichilimento è reale. E questo è dovuto anche un altro fattore: la spaccatura dei sovranisti. I gruppi sono divisi e i partiti al loro interno non sembrano in grado di giungere a un compromesso. L&#8217;unica possibilità è unire le forze e provare a creare una piattaforma comunque con i popolari europei. Ma questo implica una serie di incognite. La prima: la possibile sinergia fra i diversi partiti che, fra loro, appaiono estremamente <strong>divisi</strong> su diversi punti chiave; la seconda, invece, è che i popolari hanno molto più da guadagnare alleandosi con i <strong>socialisti</strong> e i liberali di Macron piuttosto che unirsi al blocco populista. La questione delle cariche da dividere è una questione che riguarda i governi. E i sovranisti non hanno le chiavi degli esecutivi, fatta eccezione per la Lega che comunque è parte di una maggioranza e non ha nel suo gruppo il presidente del Consiglio. Il rischio paralisi è elevato. E con esso, il pericolo di una vera e propria vittoria senza efficacia, per incapacità di affondare il colpo. A questo proposito, riecheggiano le parole che fece dire Livio a Maarbale nei confronti del cartaginese <strong>Annibale</strong>: &#8220;<i>Vincere scis, Hannibal; victoria uti nescis</i>&#8220;, &#8220;Sai vincere, Annibale, ma non sai sfruttare la vittoria&#8221;.</p>
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		<title>Tra Brexit e partiti sovranisti: ​come cambia l&#8217;Unione europea</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tra-brexit-e-partiti-sovranisti-come-cambia-lunioe-europea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Boezi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 May 2019 17:10:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[sovranisti]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9777404.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9777404.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9777404-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9777404-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9777404-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È un potenziale cambiamento epocale: le elezioni europee di oggi possono stravolgere per sempre l&#8216;Unione europea oppure restituire forza allo status quo. Le variabili, che magari sono impazzite ma non del tutto indipendenti, le conosciamo: una è costituita dalla Brexit, rispetto alla quale le urne continentali possono qualcosa, ma fino a un certo punto, perché &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/tra-brexit-e-partiti-sovranisti-come-cambia-lunioe-europea.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9777404.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9777404.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9777404-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9777404-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9777404-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>È un potenziale cambiamento epocale: le elezioni europee di oggi possono stravolgere per sempre l<strong>&#8216;Unione europea</strong> oppure restituire forza allo <em>status quo</em>.</p>
<p>Le variabili, che magari sono impazzite ma non del tutto indipendenti, le conosciamo: una è costituita dalla <strong>Brexit</strong>, rispetto alla quale le urne continentali possono qualcosa, ma fino a un certo punto, perché a pesare sono soprattutto le trattative tra le due parti, l&#8217;altra è rappresentata dalla performance elettorale dei <strong>sovranisti- populisti.</strong> Abbiamo davanti la più classica delle equazioni a due incognite. In caso contrario, lo svolgimento sarebbe semplice.</p>
<p>Il <strong>Regno unito,</strong> dopo anni di dibattito interno, ha già votato per il rinnovo del Parlamento europeo. I britannici non avrebbero dovuto neppure partecipare. I risultati, prescindendo dalla natura anticipata delle votazioni, arriveranno insieme a quelli di tutti gli altri. La premier <strong>Theresa May</strong> <a href="http://www.ilgiornale.it/video/mondo/theresa-may-si-dimette-lascio-7-giugno-1700598.html">ha già annunciato</a> le dimissioni, <a href="http://www.ilgiornale.it/video/mondo/theresa-may-si-dimette-lascio-7-giugno-1700598.html">che saranno operative</a> dal prossimo 7 giugno. Boris Johnson, per ottenere la leadership, sembra disposto a sgomitare, ma bisognerà verificare il responso elettorale. Poi, nel caso toccasse davvero a lui, potrebbe avere inizio la procedura che porta dritto alla <em>Hard Brexit, </em>cioè alla versione più dura, sotto ogni punto di vista, di questo distacco. La data è già stata individuata: il 31 ottobre, che le istituzioni sovranazionali europee lo vogliano o no, la Gran Bretagna saluterà.</p>
<p>Questa, almeno, è la strada indicata dall&#8217;ex primo cittadino londinese. Prima, però, c&#8217;è la possibilità di comprendere meglio cosa ne pensano gli elettori. Un segnale incoraggiante per Boris Johnson potrebbe, per paradosso, arrivare dal collasso del suo partito, quello conservatore. Se <strong>Nigel Farage</strong> e il suo Brexit Party, che è appena nato, come le rilevazioni pre-elettorali hanno suggerito, dovessero arrivare primi tra tutti, vorrebbe dire che i sudditi della Regina non hanno affatto abbandonato le velleità d&#8217;indipendenza dal resto del Vecchio continente. Qualunque sia l&#8217;esito, settantatré politici eletti in Uk per mezzo di questa turnata siederanno a Strasburgo e Bruxelles per qualche mese. Poi &#8211; come spiegato dall&#8217;agenzia <em>LaPresse</em> &#8211; gli scranni britannici verranno distribuiti sulla base del numero di abitanti presenti in ogni Stato appartenente all&#8217;Ue.</p>
<p>La Brexit è solo una delle preoccupazioni degli europeisti. L&#8217;ascesa dei sovranisti, per ora, rimane nell&#8217;insieme degli scenari ipotetici. C&#8217;è curiosità, oltre che necessità, di soppesare la portata complessiva di un fenomeno politico che sino a questo momento ha sia marciato sia colpito in maniera divisa. Questa volta è diverso: i populisti europei, per la prima volta nella storia politica continentale, possono remare nella medesima direzione. L&#8217;assalto è iniziato. Gli <em>exit poll</em> olandesi e irlandesi raccontano di come gli euroscettici possano essere stati sovrastimati negli ultimi tempi, ma non sono quelle le due nazioni cui si deve guardare per esaminare con contezza la stratigrafia elettorale e la forza elettorale di chi, questa Unione europea, la vuole modificare, partendo dalla stessa base.</p>
<p>La nazione principe di questa competizione, quella più simbolica, è forse la Francia di <strong>Emmanuel Macron</strong> e di <strong>Marine Le Pen</strong>. Se non altro perché a scontrarsi saranno due visioni del mondo, e dell&#8217;Europa, diametralmente opposte. I sondaggi, finché è stato possibile, hanno raccontato di una partita giocata sul filo di mezza percentuale. I popoli, comunque vada, stanno scegliendo il loro destino. E questa è sempre una buona notizia.</p>
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