Le consultazioni legislative svizzere di domenica 20 ottobre sono sempre più vicine ed i cittadini avranno modo di votare per il rinnovo del Consiglio Nazionale, la Camera Bassa del Paese composta da 200 seggi e del Consiglio degli Stati, la Camera Alta formata da 46 seggi (per un seggio si è già votato). I ventisei cantoni svizzeri costituiscono anche i collegi elettorali e se per il Consiglio Nazionale verrà adottato un sistema di voto proporzionale per il Consiglio degli Stati si utilizzerà il maggioritario. Nel dicembre del 2019 le due Camere eleggeranno, congiuntamente, i sette membri del governo svizzero che prende il nome di Consiglio Federale. Nessun partito politico ha mai ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari negli ultimi cento anni e questo ha portato ad una forma di collaborazione tra gli schieramenti.

Le previsioni

Dal 1959 vige un tacito accordo, chiamato Formula Magica, tra i principali partiti del Paese per la spartizione dei membri del Consiglio Federale, ciò fa sì che l’organismo esecutivo veda rappresentate al suo interno diverse visioni politiche e sia basato sulla collaborazione. La Formula Magica, rivista nel 2003 dopo la crescita dei voti ricevuti dall’Unione di Centro (UDC), assegna due membri alla destra radicale dell’UDC , due al Partito Socialista, due al Partito Liberale Radicale di centro destra ed uno ai Cristiano Democratici. Questo sistema potrebbe però subire un nuovo scossone in seguito ai risultati delle imminenti consultazioni: i Verdi ed i Verdi-Liberali, schierati su posizioni meno progressiste, potrebbero ottenere, per la prima volta, un posto nel Consiglio Federale qualora trovino un accordo per presentare un candidato unitario per la posizione. I sondaggi elettorali stimano l’UDC tra il 27 ed il 28 per cento dei consensi, in calo rispetto al 29,6 per cento ottenuto nel 2015, i Socialisti più o meno stabili al 18 per cento, il Partito Liberale Radicale tra il 15 ed il 16 per cento, i Cristianodemocratici dovrebbero ottenere circa il 10 per cento dei voti mentre i Verdi ed i Verdi-Liberali rispettivamente il 10 ed il 7 per cento dei suffragi, in forte crescita rispetto al 7 ed al 4.5 per cento ottenuto nel 2015. Il calo dell’Unione di Centro è spiegabile con la minor rilevanza elettorale, in questi scrutini, di una tema chiave del loro programma politico: la lotta all’immigrazione. Il movimento verde, invece, sarebbe stato aiutato dal grande risalto mediatico avuto dai movimenti di protesta contro il cambiamento ambientale.

Le prospettive

L’equilibrio delle dinamiche politiche svizzere potrebbe così spostarsi, marginalmente, verso sinistra. L’UDC potrebbe così pagare, a livello elettorale, la poca sintonia con i movimenti legati alla difesa dell’ambiente: il partito ha parlato, infatti, di “isteria ambientale” nella politica Svizzera. L’Unione di Centro è anche ostile allo sviluppo di formule di cooperazione rafforzata tra Berna e Bruxelles ed in generale ad un rapporto più stretto tra le due entità. L’affluenza alle urne, tradizionalmente bassa, sarà piuttosto importante nel determinare più precisamente i contorni dei risultati elettorali e questa volta potrebbe crescere in maniera abbastanza significativa. La sfida tra la destra sovranista svizzera ed il movimento Verde potrebbe essere indicativa anche del futuro politico del resto d’Europa. I socialdemocratici, in calo in molti Paesi del continente, potrebbero infatti essere soppiantati, nel lungo periodo, dalle forze ambientaliste. I partiti cristiano democratici e liberali, invece, potrebbero subire la costante crescita dei populisti e dei sovranisti. Berna, insomma, può divenire una sorta di cartina tornasole europea.

 

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