La destra europea si oppone da anni a quella che Joseph Ratzinger chiamava “proliferazione dei nuovi diritti”. Per “nuovi diritti” bisogna intendere tutte quelle fattispecie estensive di diritti promossi in bioetica dal fronte progressista. “Estensive” almeno rispetto ai sistemi giuridici continentali dell’epoca subito precedente a questa. Quindi eutanasia, aborto, unioni civili, coppie di fatto o Pacs, liberalizzazione delle adozioni per le coppie omosessuali, equiparazione dell’istituto del matrimonio per le coppie composte da persone dello stesso sesso, sdoganamento dell’utero in affitto, promozione della cosiddetta “teoria gender”, dunque della non binarietà dei sessi e così via. Un’agenda progressista, che è tanto legislativa quanto culturale, in grado di monopolizzare il dibattito durante certe fasi della dialettica politica contemporanea.

I conservatori contrastano tutte queste istanze pure in nome di un rinnovato risveglio della fede cristiano-cattolica. Il tradizionalismo, nel corso degli ultimi decenni, si è rivelato essere una delle poche espressioni in crescita tra quelle dell’odierno cattolicesimo plurale. A dirlo sono le statistiche, come abbiamo raccontato tempo fa su IlGiornale.it. Ma ridurre l’azione del partiti conservatori a confessionalismo sarebbe sbagliato e fuorviante. C’è un dialogo tra le parti, questo sì, che si declina pure nelle tante manifestazioni pro life ed in difesa della libertà religiosa che sono state organizzate in più nazioni europee durante questo decennio considerato “relativista” o comunque intriso da una profonda secolarizzazione quantitativa. Attenzione: il dialogo dei conservatori è soprattutto con i movimenti di fedeli, non tanto con le istituzioni ecclesiastiche europee, che come sappiamo hanno spostato il loro asse verso le forze socialdemocratiche, ambientaliste o popolari. Non tutte le “destre”, però, sono così attive sul fronte bioetico.

Marine Le Pen su tutti non ha mai sbandierato troppo la sua contrarietà alla “proliferazione dei nuovi diritti”. Sarà per la tradizione laica e laicista francese ma, al netto della personale e dichiarata appartenenza alla confessione cristiano-cattolica, il leader del Rassemblement National ha sempre preferito evitare interventi a gamba tesa su materie così sensibili, concentrandosi su tematiche identitarie scevre da connotazioni fideistiche o più semplicemente bioetiche. Il sovranismo, a differenza del conservatorismo, può anche non badare troppo alle radici religiose della propria storia patria o continentale. Se non altro perché il sovranismo porta nel nome la ragione stessa della sua struttura ideologica, che si basa non tanto sul tipo di società, quanto sulla tipologia di Stato da proporre. I conservatori, al contrario, vantano una profonda interconnessione con le “radici” storico-religiose del Vecchio continente.

Ad occupare il fronte della destra fiera di essere laica non è solo Marine Le Pen, ma pure Alternative fur Deutschland, che è una formazione che non ha mai fatto mistero di non osservare alcuna predilezione per le istanze proprie della dottrina cristiano-cattolica. Poco dopo la nascita di Afd, c’è stata pure una polemica piuttosto aspra tra il neonato partito sovranista teutonico e la Chiesa cattolica tedesca. E come dimenticare, nel caso della Le Pen, la preoccupazione di papa Francesco per la possibile affermazione degli ex frontisti alle prossime elezioni presidenziali? Che la Chiesa progressista di Germania si contrapponga all’Afd non è poi così strano. Così come non ci si può stupire più d tanto per l’allarme di Bergoglio su una possibile vittoria sovranista. Quello che stupisce è che questi due partiti, così centrali per le rispettive logiche nazionali, non siano la cassa di risonanza della base cattolica oltranzista, come accade invece per Orban in Ungheria o per Diritto e Giustizia in Polonia.

Il sovranismo dimostra così di essere liquido rispetto ad un conservatorismo che fa del monolitismo ideologico-culturale una caratteristica centrale. Il conservatorismo sembra insomma rappresentare una delle poche sacche di resistenza che consentono ai cattolici di svolgere ancora un ruolo all’interno del palinsesto politico. Il sovranismo, che ha tuttavia spesso incontrato il favore dei cattolici, molto meno.

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