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La Chiesa cattolica tedesca, da quando il cardinale Reinhard Marx è il presidente della Conferenza episcopale, si è sempre contraddistinta per essere favorevole alla linea morbida su migranti e immigrazione. Quella che, soprattutto nelle prime fasi dei suoi mandati, è stata propria della Bundeskanzlerin.

Gli ecclesiastici teutonici sono tra i più progressisti in Europa. A dettare la linea sono soprattutto il porporato citato e uno dei teologi più tenuti in considerazione da papa Francesco, il cardinale Walter Kasper, che ha ottimi rapporti con la Chiesa protestante. Alternative für Deutschland, invece, è un partito laico, per non dire laicista. Nel novero dei cosiddetti “partiti populisti” d’Europa, Afd si differenzia, e non poco, rispetto ad altre formazioni, per non sostenere l’agenda cattolica in bioetica. Anche la dottrina sociale non fa parte del palinsesto programmatico: le viene preferito, seppur in maniera mitigata, il liberismo.

Alice Weidel, come saprete, non è una leader sovranista stereotipata, tanto per storia personale quanto per battaglie promosse. Poi va specificato come, anche per via del particolare regime di tassazione, la Chiesa cattolica tedesca possa vantare un peso socio-economico di tutto rispetto. Quando i consacrati teutonici si muovono in favore dei migranti, insomma, alimentano il dibattito pubblico in modo consistente. Vale la pena rimarcare la donazione di 50mila euro all’Ong Lifeline proveniente proprio dal vertice dei presuli citato poc’anzi.

Questi pochi elementi introduttivi risultano utili a comprendere i perché di certe frizioni tra gli ambienti ecclesiastici e Alternative für Deutschland, che sta assumendo sempre più i tratti di un partito contrario alle invasioni di campo della Chiesa nelle questioni statali. Dietro queste acredini, c’è soprattutto la visione sul tipo di Stato, completamente sganciato da influenze confessionali, che AfD immagina essere corretta per il futuro politico della nazione in cui opera.

Ma le tensioni divengono ancora più evidenti quando a entrare in gioco è la Chiesa evangelica, perché se in Italia lo scontro tra istituzioni religiose e sovranismo spesso va dedotto – avrete notato come i riferimenti che partono dai pulpiti siano sempre indiretti – in Germania la lotta tra le parti è del tutto manifesta. Basta citare un virgolettato: “Chi si definisce cristiano non può condividere gli slogan dell’estrema destra veicolati dall’AfD”. A dichiararlo, come riportato su Voce Evangelica, è stato un vescovo luterano, che ha alcuna intenzione di celare la sua assoluta contrarietà politica alle istanze della Weidel e soci.

Una disamina sul caso è stata pubblicata pure su Il Fatto Quotidiano. C’è una curiosità politologica, infine, che può fare al caso nostro: in Francia la partita è tra il “fronte tradizionalista”, che si è spesso appoggiato al lepenismo, specie agli albori della storia del Front National, e le istituzioni religiose di stampo progressista. In Germania, invece, questa contrapposizione non esiste, perché nonostante la Baviera abbia espresso il penultimo pontefice, i cattolici conservatori non costituiscono un insieme rilevante.

Le polemiche, quindi, finiscono per interessare un tipo di Chiesa, quella tedesca, che è ormai nazionale, cioè molto autonoma rispetto a Roma, e che tende sempre più alla “protestantizzazione” e un partito laicista, che viene considerato di destra quasi solo per la valutazione che dà alla gestione dei fenomeni migratori del governo di Angela Merkel, ma che in fin dei conti, in relazione al netto distacco che propone tra lo Stato e confessioni religiose, non fa che perseguire, a sua volta, una delle basi fondanti del protestantesimo.

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