Il fronte sovranista vive momenti di difficoltà. La coalizione Ursula azzera le possibilità degli euroscettici d’incidere sui processi decisionali. Le occasioni per un colpo di coda sono ridotte all’osso. Se riavvolgessimo il nastro della storia di qualche mese, ci accorgeremmo di come la potenza di fuoco prospettata per i partiti che avrebbero dovuto rovesciare l’Unione europea sia stata sopravvalutata. Proprio perché pronosticare sul lungo termine è avventato, però, è corretto considerare ogni possibile evoluzione, compreso un capovolgimento delle forze in campo. Tutto sembra poter accadere nel Vecchio continente. I sovranisti possono scomparire dall’agone da qui a qualche anno, lasciando spazio a un centrodestra a trazione conservatrice e liberale, o riafferrare il momentum, occupando una posizione maggioritaria. Come dice Alain de Benoist, del resto, il sovranismo è pur sempre un elemento della democrazia contemporanea. Finché il sistema di governo occidentale resterà quello democratico, ai sovranisti saranno concesse opportunità. In questo periodo si tratta di tenere botta. E magari qualche parapiglia può aiutare.

Il caos britannico sulla Brexit, per esempio, sembra sancire la crisi della visione di Boris Johnson e Nigel Farage. Ma il primo ministro britannico, nonostante appaia perplesso su questo scenario, ha già domandato al Parlamento di tornare alle urne. Bisogna pur uscire dall’impasse. Jeremy Corbyn e le altre opposizioni nicchiano, perché sanno che i Tories e il Brexit Party andrebbero verso il successo elettorale. I sondaggi di questi giorni sono facili da leggere: il Partito conservatore è primo, mentre i sovranisti ex Ukip sono forti del 30% delle europee. Ecco che, con la probabile vittoria pro hard Brexit di questa inedita alleanza, la gittata degli euroscettici in Europa tornerebbe a spaventare le cancellerie di Bruxelles. Una successione di avvenimenti che può alterare anche le logiche politiche spagnole. Pedro Sanchez e Podemos trattano da mesi, ma un governo ufficiale ed incaricato ancora non c’è. Se gli spagnoli dovessero votare di nuovo entro la prima metà di novembre, come si vocifera, allora il centrodestra, anche grazie ad un’alleanza organica con Vox, potrebbe davvero sbarcare il lunario. Basta poco, insomma, per innescare un domino favorevole alle forze sovraniste. E queste sono solo le situazioni più verificabili. Poi esistono i mutamenti meno probabili, come una discesa libera della Commissione europea, quella appena insediatasi, per via delle questioni giudiziarie.

Passiamo così alla Germania. La linea di Angela Merkel non prevede deroghe: nessun dialogo con i populisti dell’Afd. È un diktat che vale pure per il Parlamento europeo, dove una coalizione popolar-populista non sembra possibile, soprattutto per il solco tracciato dalla Cancelliera. Ma cosa accadrà nel 2023, quando alla Merkel succederà Annagret Kramp Karrenbauer? Il neo presidente di partito sembra molto più orientato a spostare a destra l’asse della coalizione. La Merkel ha sempre guardato all’Spd. La Karrenbauer potrebbe decidere di coadiuvare un nuovo bipolarismo europeo: da una parte i Socialisti, i Verdi e quello che sino a poco tempo fa si chiamava Alde, dall’altra il Partito popolare europeo e le forze sovraniste. Un ragionamento omogeneo vale per l’Italia, dove Matteo Salvini e la Lega hanno la necessità di battere un colpo, strappando al centrosinistra le regioni in cui si voterà nel 2020. Ma serve che la coalizione di centrodestra resti unita. Altrimenti le varie competizioni territoriali diventeranno proibitive. Nel Belpaese un progetto di bipolarismo è già intravedibile. Il fatto che il MoVimento 5 Stelle stia dialogando con il gruppo parlamentare europeo degli ambientalisti, poi, può accelerare la semplificazione partitocratica. Perché verrebbe meno la natura indefinita dei pentastellati. E la coalizione Ursula in salsa italiana, quella che andrebbe dai centristi ai massimalisti di sinistra, non avrebbe senso. Ma è anche a causa di questa motivazione, cioè per evitare che il bipolarismo torni in auge, che i grillini e il Partito democratico stanno riflettendo su una legge elettorale proporzionale.

La partita più ostica, a ben vedere, la gioca sempre Marine Le Pen. Perché il double ballot transalpino offre comunque la riproposizione di un modello Ursula. Repubblicani, macroniani e socialisti, al secondo turno delle presidenziali, sono sempre nella condizione di poter operare un tagliafuori nei confronti dei lepenisti. E questo è un problema non risolvibile. A meno che il centrodestra francese non inizi a guardare con favore un’alleanza con il Rassemblement National. La riscossa dei sovranisti, come si può dedurre, passa soprattutto, se non solo, dalla dialettica con i popolari. L’individualismo elettorale, nella maggior parte dei casi, ha prodotto un gran chiasso, ma non ha consentito al fronte euroscettico di far parte di maggioranze.