I sondaggi, per una volta, ci avevano visto giusto. L’onda Verde prevista alle consultazioni legislative svizzere si è materializzata ed è destinata a spostare, parzialmente, gli equilibri politici del Paese alpino verso sinistra. I populisti di destra radicale dell’Unione Democratica di Centro (Udc), invece, hanno perso consensi pur restando il partito più votato. I risultati elettorali sono i seguenti: l’Udc avrebbe ottenuto il 25,6 per cento dei voti, in calo del 3,8 per cento rispetto alle elezioni del 2015, i Socialisti il 16,8 per cento dei consensi (in calo del 2 per cento), il centro-destra del Partito Liberal Radicale il 15,1 per cento dei suffragi (in calo dell’1,3 per cento), i Verdi il 13,5 per cento dei voti ( in crescita del 6,4 per cento), i Cristianodemocratici sono stabili all’11,4 per cento  dei suffragi ed i centristi dei Verdi-Liberali si attestano al 7,8 per cento (in crescita del 3,2 per cento).

Il ruolo di outsider

La performance dei Verdi potrebbe però non incidere, più di tanto,sugli equilibri politici del Consiglio Nazionale (la Camera Bassa composta da 200 seggi) e del Consiglio degli Stati (la Camera Alta che si compone di 46 seggi). Le due Camere riunite eleggono, dopo le consultazioni, i sette membri del Consiglio Federale, l’organo esecutivo svizzero ed è qui che i Verdi potrebbero avere delle difficoltà. Dal 1953, infatti, la cosiddetta Formula Magica (rivista una sola volta nel 2003) spartisce in maniera matematica, tra i quattro principali partiti del Paese, le posizioni del Consiglio Federale. Due seggi spettano all’UDC, due ai Socialisti, due al Partito Liberal Radicale ed uno ai Cristianodemocratici. La performance degli ambientalisti potrebbe così non bastare e secondo le tradizioni politiche nazionali il buon risultato dovrebbe essere ripetuto almeno per un’altra consultazione consecutiva per giungere ad una revisione della Formula Magica. I due schieramenti Verdi, inoltre, dovrebbero riuscire a concordare la presentazione di un candidato comune per il Consiglio Federale e non è detto che ciò avvenga. Bisognerà poi vedere quanti seggi saranno ottenuti dagli ambientalisti nel Consiglio degli Stati, dove si vota perlopiù con un sistema maggioritario uninominale ad uno o due turni su base cantonale e dove gli ambientalisti potrebbero incontrare maggiori difficoltà. Il balzo in avanti dei Verdi può essere spiegato con la centralità acquisita dai temi ambientali nel dibattito elettorale e sociale mentre il calo della destra radicale è dovuto all’importanza minore, nel contesto politico, data al contrasto dell’immigrazione clandestina, vero e proprio cavallo di battaglia dell’Udc. Il movimento ha inoltre denunciato l‘isteria da cambiamento climatico che starebbe contagiando la politica svizzera, una posizione evidentemente non particolarmente popolare e che l’ha isolato dagli altri partiti.

Le tendenze

L’affluenza alle urne, come da tradizione svizzera, è stata particolarmente contenuta e si è attestata al 45,1 per cento degli aventi diritto al voto. Questo dato non supera il 50 per cento da oltre 40 anni ed è forse uno dei segnali più preoccupanti che affligge il sistema politico del Paese alpino. La crescita significativa dei Verdi va ad inserirsi, invece, in un trend che sta coinvolgendo molte nazioni dell’Europa centrale e settentrionale dove, evidentemente, la lotta al cambiamento climatico ha trovato maggior seguito, anche per una maggiore sensibilità di larghe fasce della popolazione locale verso queste tematiche. Il lento e progressivo calo dei Socialisti potrebbe prefigurare un futuro, non lontano, in cui il ruolo di alfiere della sinistra progressista verrà assunto dai movimenti ambientalisti e non più da quelli socialdemocratici, destinati a diventare sempre più marginali. L’Udc, malgrado la performance non eccellente, continua a poter godere di un buon bacino di voti ed i rivali di centrodestra sono piuttosto lontani, anche in questo caso, in Svizzera come altrove, i partiti liberali sembrano destinati alla marginalità e le posizioni conservatrici verranno sempre più rappresentate da schieramenti radicali, sovranisti e populisti.