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	<title>Sigonella Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Wed, 24 May 2023 15:13:15 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Sigonella Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Da Sigonella al Mar Nero: cosa rivela la missione del drone americano</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/da-sigonella-al-mar-nero-cosa-rivela-la-missione-del-drone-americano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 May 2023 15:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[drone]]></category>
		<category><![CDATA[Sigonella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/140524-F-XD880-9027-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/140524-F-XD880-9027-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/140524-F-XD880-9027-scaled-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/140524-F-XD880-9027-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/140524-F-XD880-9027-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/140524-F-XD880-9027-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/140524-F-XD880-9027-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/140524-F-XD880-9027-2048x1363.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un drone Usa sarebbe partito dalla base di Sigonella per una missione di ricognizione al largo della Crimea.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/da-sigonella-al-mar-nero-cosa-rivela-la-missione-del-drone-americano.html">Da Sigonella al Mar Nero: cosa rivela la missione del drone americano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/140524-F-XD880-9027-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/140524-F-XD880-9027-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/140524-F-XD880-9027-scaled-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/140524-F-XD880-9027-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/140524-F-XD880-9027-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/140524-F-XD880-9027-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/140524-F-XD880-9027-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/140524-F-XD880-9027-2048x1363.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un <strong>drone americano</strong> ha effettuato una <strong>missione di ricognizione</strong> sul <strong>Mar Nero</strong>, al largo della costa della <strong>Crimea</strong>, nei pressi di una delle aree più calde del conflitto ucraino. Il veivolo in questione, identificato come un <strong>Rq-4 Global Hawk</strong> con nominativo Forte10, è partito dall&#8217;Italia, precisamente dalla base di <strong>Sigonella</strong>, la mattina del 24 maggio; ha attraversare lo spazio aereo di diversi Paesi europei, toccando un&#8217;altitudine di 18.000 metri, e si è diretto verso il Mar Nero. </p>



<p>La notizia è stata rilanciata dal sito <em>Rbc-Ucraina</em>, che ha citato il servizio <em>Flightradar24</em>. Da un punto di vista tecnico, questo tipo di drone è in grado di volare ad una velocità fino a 575 km/h e ha un&#8217;autonomia di 34 ore. Già lo scorso 17 marzo un Rq-4 Global Hawk era apparso sui radar del sito sul Mar Nero. La <strong>Nato </strong>effettua molti voli di ricognizione impiegando aerei radar e droni, oltre che i satelliti, per seguire la guerra in Ucraina. </p>



<p>Nello specifico, il Global Hawk, prodotto da <strong>Northrop Grumman</strong>, può sorvegliare in un periodo di 24 ore fino a 100mila chilometri quadrati di territorio. Il drone viene utilizzato come <strong>piattaforma Hale</strong> (<em>High Altitude Long Endurance</em>) per la <strong>raccolta di informazioni</strong> a supporto di operazioni militari in tutto il mondo. In combattimento, le sue <strong>capacità di sorveglianza</strong> consentono un più preciso puntamento delle armi e una migliore protezione delle forze amiche.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://it.insideover.com/iscriviti-alla-newsletter"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="810" height="150" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/unnamed-war-9.jpg" alt="" class="wp-image-397054" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/unnamed-war-9.jpg 810w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/unnamed-war-9-600x111.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/unnamed-war-9-300x56.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/unnamed-war-9-768x142.jpg 768w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Droni Usa in azione</h2>



<p>Da quando è scoppiato il conflitto in Ucraina diversi droni hanno effettuato missioni di ricognizione, con l&#8217;obiettivo di raccogliere quante più informazioni possibili in luoghi altamente sensibili e strategici. </p>



<p>Un precedente da menzionare risale allo scorso 16 marzo, quando i caccia russi <strong>Su-27</strong> hanno abbattuto un drone americano <strong>Mq-9 Reaper</strong> sopra il Mar Nero, in un episodio verificatosi nello spazio aereo internazionale. La Russia, in un primo momento, aveva dichiarato di non avere nulla a che fare con la caduta del drone. </p>



<p>In seguito, il comando europeo degli Stati Uniti aveva diffuso un video nel quale veniva evidenziata la responsabilità di Mosca. Il filmato in questione mostrava come il drone fosse stato attaccato da aerei russi. Dopo pochissimi giorni, gli Stati Uniti avevano inviato in loco un nuovo drone da ricognizione, un <strong>Rg-4 Global Hawk</strong>, che per l&#8217;occasione si era posizionato nello spazio aereo internazionale a sud est della Crimea e ad ovest della città costiera russa di Sochi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Zona calda</h2>



<p>La Crimea è senza ombra di dubbio una delle aree da monitorare con estrema attenzione. &#8220;La Crimea è una parte indiscutibile e inseparabile dell&#8217;Ucraina. Lo era, lo è e lo sarà. La liberazione della Crimea con qualsiasi forza e mezzo militare è l&#8217;unico modo razionale per fermare le aggressioni russe e riportare il mondo al diritto internazionale. È un obbligo e una necessità diretta dell&#8217;Ucraina oggi&#8221;, ha affermato <strong>Mykhailo Podolyak</strong>, consigliere presidenziale ucraino, rispondendo indirettamente all&#8217;ambasciatore russo negli Usa, Anatoly Antonov, che aveva avvertito Washington a non &#8220;benedire attacchi aerei di Kiev contro la penisola&#8221;, occupata e annessa da Mosca nel 2014. </p>



<p>L&#8217;Ucraina ha più volte dichiarato di voler riconquistare la Crimea ma la Russia, dall&#8217;altro lato, ha tracciato una linea rossa ben precisa. Nel frattempo gli Stati Uniti monitorano la situazione inviando in loco droni dall&#8217;Italia. Il <strong>21 marzo</strong> sempre Forte10 era partito verso il Mar Nero, salvo rientrare dopo alcune ore di missione. Il <strong>23 marzo</strong> è toccato al drone Northorp Grumman Rq-4A Global Hawk, identificato come Forte 11. In entrambi i casi, le sortite hanno avuto la funzione di attuare una stretta videosorveglianza sul Mar Nero e sulle aree limitrofe a quelle dell&#8217;azione russa in Ucraina.&nbsp;&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/da-sigonella-al-mar-nero-cosa-rivela-la-missione-del-drone-americano.html">Da Sigonella al Mar Nero: cosa rivela la missione del drone americano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il protagonista della notte di Sigonella</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/chi-era-abu-abbas-il-protagonista-della-notte-di-sigonella.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2020 06:28:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sigonella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1331" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-1024x710.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-768x532.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-1536x1064.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-2048x1419.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Era la notte compresa tra il 10 e l&#8217;11 ottobre 1985: Abu Abbas si trovava all&#8217;interno di un aereo egiziano da poco atterrato nella base siciliana di Sigonella, nel cui perimetro ha sede anche una zona usata dall&#8217;esercito statunitense. In quelle ore frenetiche si stava consumando lo strappo più importante tra il governo italiano e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-era-abu-abbas-il-protagonista-della-notte-di-sigonella.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1331" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-1024x710.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-768x532.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-1536x1064.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-2048x1419.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Era la notte compresa tra il 10 e l&#8217;11 ottobre 1985: <strong>Abu Abbas</strong> si trovava all&#8217;interno di un aereo egiziano da poco atterrato nella base siciliana di <strong>Sigonella</strong>, nel cui perimetro ha sede anche una zona usata dall&#8217;esercito statunitense. In quelle ore frenetiche <a href="https://it.insideover.com/politica/ecco-cosa-e-accaduto-nella-notte-di-sigonella.html">si stava consumando lo strappo più importante tra il governo italiano e quello americano dal secondo dopoguerra</a>. Assieme ad Abbas in quell&#8217;aereo vi erano quattro terroristi del <strong>Fplp</strong> protagonisti pochi giorni prima del dirottamento della nave da crociera <em>Achille Lauro</em>, avvenuto nelle vicinanze del porto di Port Said. Abbas era stato chiamato a mediare dal leader palestinese <strong>Yasser Arafat</strong> ed era volato in Egitto con un visto diplomatico tunisino. Per l&#8217;Italia dunque era un mediatore e doveva essere trattato come tale, per gli Usa invece ci sarebbe lui dietro l&#8217;azione del commando palestinese. Mentre lui aspettava di conoscere il suo destino da quell&#8217;aereo parcheggiato a Sigonella, Roma e Washington arrivavano quasi allo scontro, con militari di entrambe le parti schierati proprio attorno al mezzo egiziano. Da allora la storia personale di Abbas si legherà in modo inscindibile a quella buia notte d&#8217;autunno dove la vita della politica internazionale, alla vigilia della caduta del muro di Berlino, stava per cambiare per sempre da una pista situata nel cuore della campagna siciliana.</p>
<h2>L&#8217;adesione al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (Fplp)</h2>
<p>Ma prima di arrivare a quella notte, la vita di Abbas si è snodata lungo i meandri dell&#8217;impegno politico e della sua adesione a gruppi paramilitari ritenuti in seguito responsabili di gravi attentati terroristici. Il suo vero nome era<strong> Muhammad Zaydan</strong>, solo in seguito verrà chiamato con il nome di battaglia di Abu Abbas. Nato ad <strong>Al Tira</strong> nel dicembre del 1948, dunque nell&#8217;anno della formazione dello Stato israeliano, già da giovane si era distinto all&#8217;interno di alcuni gruppi palestinesi. Nel 1968 viene segnalato all&#8217;interno del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (Fplp), di cui in seguito ne diventa uno dei principali rappresentanti. Il gruppo aderiva all&#8217;<strong>Olp</strong>, l&#8217;Organizzazione per la Liberazione della Palestina il cui leader era Yasser Arafat.</p>
<h2>La notte di Sigonella</h2>
<p>E qui si arriva dunque all&#8217;episodio del 10 ottobre 1985. Quando pochi giorni prima la nave da crociera italiana Achille Lauro è stata sequestrata da alcuni dirottatori dopo la partenza dal porto egiziano di Port Said, la tensione nel Mediterraneo era già alle stelle. Il commando entrano in azione era composto da quattro palestinesi, i quali avevano dichiarato di far parte dell&#8217;Olp. Arafat si è subito detto estraneo a questa operazione terroristica, specificando che i componenti del gruppo in realtà erano appartenenti al Fplp. Da Tunisi, dove in quel momento aveva il suo quartier generale, ha dunque chiamato a raccolta due mediatori da inviare in Egitto per risolvere il caso: tra di essi vi era anche Abu Abbas. Proprio lui, dalla torretta del porto di Port Said, ha condotto la mediazione con il commando e il 9 ottobre è riuscito a persuadere i quattro palestinesi a far tornare indietro la nave e liberare i passeggeri. Per gli autori del sequestro era già pronto un salvacondotto dell&#8217;Italia se a bordo della crociera non avessero commesso reati. Si è invece scoperto, dopo il rientro a Port Said della nave, che il commando aveva ucciso un cittadino ebreo americano: <strong>Leon Klinghoffer</strong>. Il governo egiziano intanto nella serata del 10 ottobre ha fatto salire a bordo di un aereo i quattro terroristi, assieme ai due mediatori.</p>
<p>Abu Abbas si è quindi trovato a bordo di quell&#8217;aereo, scoperto poi dagli <strong>Stati Uniti</strong> e costretto ad atterrare a Sigonella dalle manovre operate dai caccia americani. In quel momento le divergenti posizioni di italiani e statunitensi hanno portato a uno stallo: Roma intendeva prelevare i quattro terroristi per processarli in Italia avendo compiuto in territorio italiano l&#8217;omicidio, Washington invece al contrario voleva prendere in consegna sia i terroristi che i mediatori. Abu Abbas, in particolare, veniva considerato tra i leader del Fplp e dunque tra i mandanti dell&#8217;omicidio di Klinghoffer. I quattro del commando, dopo la tensione durante la notte di Sigonella, sono stati arrestati mentre Abu Abbas il governo italiano continuava a considerarlo come un mediatore protetto da un visto diplomatico. Per questo nella notte tra l&#8217;11 e il 12 ottobre l&#8217;areo egiziano, con ancora a bordo il palestinese, è decollato alla volta di <strong>Roma</strong>. Qui un caccia Usa ha provato a fermarlo, anche in questo caso però la risposta del governo italiano è stata netta: Abu Abbas non era considerabile colpevole e dunque poteva lasciare l&#8217;Italia. Così è stato: quello stesso giorno il mediatore incaricato da Arafat è salito a bordo di un aereo per <strong>Belgrado</strong> e si è rifugiato in Jugoslavia.</p>
<p>Il caso però non era chiuso: la procura di <strong>Genova</strong> ha aperto un&#8217;inchiesta per il sequestro della Achille Lauro e per l&#8217;omicidio di Leon Klinghoffer. In primo e in secondo grado Abu Abbas è stato dichiarato colpevole e condannato all&#8217;<strong>ergastolo</strong> in contumacia. La pena da parte del palestinese non verrà mai scontata. Sia l&#8217;Italia che gli Stati Uniti hanno chiesto invano l&#8217;estradizione ai Paesi in cui negli anni Abbas ha trovato ospitalità.</p>
<h2>Dalla Libia all&#8217;Iraq</h2>
<p>Sul finire degli anni &#8217;80 Abu Abbas ha vissuto in <strong>Libia</strong>: il rais <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/la-storia-di-muammar-gheddafi.html">Muammar Gheddafi</a> lo ha accolto per almeno cinque anni, dando supporto sia a lui che al gruppo del fronte palestinese. Nel 1990 però, a seguito della scoperta di una serie di complotti orditi a danni dell&#8217;Egitto, il leader libico lo ha espulso dal territorio nazionale. Abbas allora ha trovato rifugio in <strong>Iraq</strong>: qui il rais<a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-storia-di-saddam-hussein.html"> Saddam Hussein</a> ha garantito al palestinese ospitalità e supporto. Inoltre il governo di Baghdad ha più volte respinto le richieste di <strong>estradizione</strong> avanzate dall&#8217;Italia. Negli anni &#8217;90, durante il suo lungo soggiorno iracheno (in cui più volte è potuto tornare nei territori palestinesi),<a href="https://www.repubblica.it/online/esteri/abbas/intervista/intervista.html"> in più di un&#8217;occasione è tornato a parlare pubblicamente dell&#8217;episodio</a> che gli ha conferito notorietà a livello internazionale, ossia il sequestro dell&#8217;Achille Lauro. Nel 1996 ha posto ufficialmente le sue scuse per quell&#8217;operazione e per l&#8217;omicidio di Leon Klinghoffer. Tuttavia né il governo Usa e né la famiglia della vittima hanno mai accettato il passo indietro, non considerata dal diretto interessato mai una completa ammissione, di Abu Abbas. Sul fronte politico, l&#8217;esponente del fronte palestinese ha auspicato a più riprese una definitivo avvio del dialogo tra israeliani e palestinesi.</p>
<h2>La morte in Iraq</h2>
<p>La situazione cambia nuovamente quando nel 2003 <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-seconda-guerra-del-golfo-il-conflitto-contro-saddam-del-2003.html">gli Usa hanno invaso l&#8217;Iraq e rovesciato Saddam Hussein</a>. Il 9 aprile del 2003 i carri armati americani sono entrati a Baghdad, ponendo quindi ufficialmente fine all&#8217;era del rais, pochi giorni dopo le truppe statunitensi hanno scovato il luogo dove viveva Abu Abbas. L&#8217;ex leader del Fplp non avrebbe opposto molte resistenze all&#8217;arresto, consegnandosi dunque nelle mani degli americani. A quel punto la situazione, a distanza di 18 anni dall&#8217;accaduto, si è ribaltata: questa volta era l&#8217;Italia a chiedere l&#8217;estradizione di Abu Abbas agli Usa. Tuttavia dopo nemmeno un anno il palestinese è deceduto in circostanze mai del tutto chiare: l&#8217;8 marzo 2004 gli americani hanno dichiarato la morte di Abbas per cause naturali. La salma è stata trasferita a <strong>Damasco</strong>, dopo il divieto delle autorità israeliane di seppellirlo a Ramallah, lì dove ancora oggi si trova la sua tomba. La fine della sua vita ha posto forse la parola fine in modo definitivo anche a quella lunga notte di Sigonella. Notte che fu anche tra le ultime trascorse in Italia, Paese in cui non ha più messo piede né da diplomatico e né da ergastolano.</p>
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		<title>Ecco cosa è accaduto nella notte di Sigonella</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ecco-cosa-e-accaduto-nella-notte-di-sigonella.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2020 15:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sigonella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1331" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-1024x710.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-768x532.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-1536x1064.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-2048x1419.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;episodio passato alla storia come &#8220;La notte di Sigonella&#8221; si riferisce alle tensioni, manifestatesi nella notte tra il 10 e l&#8217;11 ottobre 1985, tra uomini del Vam (Vigilanza Aeronautica Militare) e dei Carabinieri da un lato e, dall&#8217;altro lato, militari della Delta Force americana. Teatro dell&#8217;accaduto è stata la pista dell&#8217;aeroporto militare di Sigonella, in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ecco-cosa-e-accaduto-nella-notte-di-sigonella.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1331" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-1024x710.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-768x532.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-1536x1064.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Bettino-Craxi-e-Giulio-Andreotti-2048x1419.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;episodio passato alla storia come &#8220;<em>La notte di Sigonella</em>&#8221; si riferisce alle tensioni, manifestatesi nella notte tra il 10 e l&#8217;11 ottobre 1985, tra uomini del <strong>Vam</strong> (Vigilanza Aeronautica Militare) e dei <strong>Carabinieri</strong> da un lato e, dall&#8217;altro lato, militari della <strong>Delta Force</strong> americana. Teatro dell&#8217;accaduto è stata la pista dell&#8217;aeroporto militare di <strong>Sigonella</strong>, in Sicilia, lì dove vi è la presenza di una base della<em> Naval Air Station</em> della marina statunitense.</p>
<h2>Il sequestro della nave da crociera Achille Lauro</h2>
<p>Tutto è iniziato lunedì <strong>7 ottobre 1985</strong> quando, alle ore 13:07,<a href="https://www.youtube.com/watch?v=4eNdPlSpTb0"> un commando di terroristi palestinesi formato da quattro miliziani ha sequestrato</a> la nave da crociera italiana<em> Achille Lauro</em>. Il dirottamento è scattato dopo l&#8217;uscita del mezzo dal porto egiziano di<strong> Port Said</strong>, non lontano dalle acque israeliane e dal porto di <strong>Ashdod</strong>, lì dove la nave sarebbe dovuta arrivare per la successiva tappa del viaggio. Dalla cabina di comando, poco prima della presa in possesso da parte dei dirottatori, l&#8217;equipaggio era riuscito a lanciare il <em>MayDay</em>. I terroristi, imbarcatisi con carte di identità false, in realtà volevano entrare in azione soltanto una volta giunti ad Ashdod, ma erano stati scoperti da un membro dell&#8217;equipaggio e hanno così deciso di puntare sul dirottamento della crociera. In Italia il governo ha attivato l&#8217;unità di crisi, con il ministro degli Esteri<strong> Giulio Andreotti</strong> che seguiva da vicino l&#8217;evolversi della situazione. In serata la capitaneria di porto di Port Said ha captato i primi messaggi lanciati dai dirottatori: essi dichiaravano di far parte dell&#8217;<strong>Olp</strong>, l&#8217;Organizzazione per la Liberazione della Palestina, e chiedevano di liberare 50 detenuti palestinesi in Israele in cambio della fine del dirottamento.</p>
<p>In realtà, il commando non era direttamente affiliato all&#8217;Olp ma al gruppo del<strong> Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina</strong>. A confermarlo era stato lo stesso leader dell&#8217;Olp, <strong>Yasser Arafat</strong>, il quale ha dichiarato di non aver nulla a che fare con il sequestro e in serata ha avvisato Andreotti e il presidente del consiglio italiano, <strong>Bettino Craxi</strong>, di aver inviato a Il Cairo due emissari da affiancare alle autorità egiziane per arrivare alla liberazione degli ostaggi. Si trattava, in particolare, di Hani El Hassan e di <strong>Abu Abbas</strong>. La presenza di quest&#8217;ultimo determinerà la forte tensione venutasi a creare nei giorni successivi a Sigonella. Verrà infatti scoperto soltanto in un secondo momento che Abbas, tra i fondatori del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, era tra gli ideatori del piano terroristico che sarebbe dovuto scattare ad Ashdod.</p>
<h2>La resa dei dirottatori</h2>
<p>Le trattative sono proseguite per più di 48 ore, non senza momenti di tensione. I dirottatori infatti in più di un&#8217;occasione hanno minacciato di uccidere un ostaggio ogni tre minuti, <a href="https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1985/10/08/drammatico-sos-siamo-prigionieri.html">terrorizzando i passeggeri e i membri dell&#8217;equipaggio</a>. I negoziati peraltro hanno subito alti e bassi per via dell&#8217;opposizione da parte degli <strong>Usa</strong> a trattative dirette tra l&#8217;Italia e i terroristi. L&#8217;amministrazione americana guidata dal presidente <strong>Reagan</strong> infatti aveva fatto sapere di non accettare in alcun modo dialoghi con organizzazioni radicali palestinesi. Da parte sua, Roma accusava Washington di ostacolare il lavoro degli italiani non fornendo ad esempio i dati satellitari acquisiti sulla reale posizione della Achille Lauro. Una prima svolta nella vicenda si è avuta mercoledì <strong>9 ottobre</strong>: su richiesta del mediatore palestinese Abu Abbas, i dirottatori hanno fatto fare ritorno a Port Said alla nave. In cambio di un <strong>salvacondotto</strong> autorizzato dall&#8217;Italia che avrebbe consentito ai quattro membri del commando e ai due mediatori di rifugiarsi in un Paese arabo, i terroristi hanno promesso la liberazione di tutti gli ostaggi. Alle ore 15:30 di giovedì <strong>10 ottobre</strong>, la Achille Lauro è di nuovo a Port Said con i passeggeri non più sotto sequestro.</p>
<h2>La scoperta dell&#8217;omicidio di Leon Klinghoffer</h2>
<p>Il salvacondotto autorizzato dall&#8217;Italia aveva però una precisa condizione: non dovevano essere stati commessi reati a bordo della nave, la quale era territorio italiano a tutti gli effetti. Poco prima dell&#8217;approdo della crociera a Port Said, il comandante della Achille Lauro, <strong>Gerardo De Rosa</strong>, <a href="https://www.lastampa.it/mare/2014/08/18/news/e-morto-gerardo-de-rosa-il-comandante-che-tenne-testa-ai-terroristi-dell-achille-lauro-1.35624630#:~:text=Ocean%20Race%202017-,%C3%88%20morto%20Gerardo%20De%20Rosa%2C%20il%20comandante%20che%20tenne,ai%20terroristi%20dell'Achille%20Lauro&amp;text=Aveva%2080%20anni%2C%20Gerardo%20De,cuore%2C%20viveva%20col%20suo%20attendente.">aveva dichiarato che tutti i passeggeri stavano bene</a> e che non si erano verificati episodi di sangue a bordo. Per questo sia le autorità egiziane che italiane escludevano la possibilità di reati commessi all&#8217;interno della nave da parte dei terroristi. Poco più tardi dell&#8217;arrivo a Port Said però, la situazione è sembrava diversa. In particolare, si era sparsa la voce dell&#8217;uccisione da parte del commando di un cittadino americano ebreo corrispondente al nome di <strong>Leon Klinghoffer</strong>. Quest&#8217;ultimo, paraplegico e costretto su una sedia a rotelle, è stato prima ucciso e poi gettato in mare da uno dei terroristi. La conferma del delitto è arrivata nella serata di giovedì 10 ottobre.</p>
<p>A questo punto, le condizioni imposte dal governo italiano erano venute a mancare. Dunque, è stato lo stesso Craxi a dare ordine di predisporre tutte le carte per chiedere l&#8217;<strong>estradizione</strong> all&#8217;Egitto dei quattro terroristi al fine di processarli per il reato compiuto a bordo della Achille Lauro. Il Cairo ha disposto un immediato trasferimento dei componenti del commando e dei due mediatori palestinesi a Tunisi. Il governo egiziano per tal motivo ha requisito un aereo della <em>EgyptAir</em>, decollato alla volta della capitale tunisina alle 23:15 (in Italia erano le 21:15) del 10 ottobre. Negli Stati Uniti intanto il presidente Reagan, mentre era in volo verso Chicago, viene informato dei fatti. La morte di un cittadino statunitense ha fatto entrare in azione gli Usa e da Washington è arrivato l&#8217;ordine di intercettare l&#8217;aereo con a bordo il commando. Il mezzo è stato individuato sfruttando le informazioni fornite dai servizi israeliani, mentre dal Dipartimento di Stato è arrivata la richiesta ai governi di Tunisia, Grecia e Libano di non far atterrare il mezzo della EgyptAir.</p>
<h2>La tensione della notte tra il 10 e l&#8217;11 ottobre a Sigonella</h2>
<p>In questo istante ha inizio la disputa vera e propria con l&#8217;Italia che ha portato all&#8217;episodio di Sigonella. Sotto il profilo politico le posizioni italiane e americane apparivano molto distanti: da Roma il presidente del consiglio Craxi sosteneva che il commando palestinese si è macchiato di reati molto gravi in territorio italiano e dunque i componenti dovevano essere processati in Italia, dall&#8217;altro lato dell&#8217;oceano invece il presidente Reagan aveva come obiettivo quello di prendere in consegna sia i 4 terroristi che i due mediatori. Per questo dalla portaerei <em>Saratoga</em> sono decollati quattro F-14, i quali hanno intercettato all&#8217;altezza dello spazio aereo maltese il boeing egiziano. Le manovre compiute dai caccia americani hanno costretto l&#8217;aereo al <strong>dirottamento</strong> verso la Sicilia, l&#8217;intenzione Usa era quella di farlo atterrare nella base di <strong>Sigonella</strong>. Infatti alle ore<strong> 22:30</strong> di giovedì 10 ottobre il comandante dell&#8217;aeroporto militare siciliano, <strong>Ercolano Annichiarico</strong>, riceveva da parte americana la richiesta di atterraggio per i quattro F-14 e l&#8217;aereo egiziano dirottato.</p>
<p>A Roma intanto si apprendeva della scelta statunitense solo a dirottamento iniziato. Palazzo Chigi è stata informata soltanto intorno alle <strong>23.30</strong> da una telefonata in cui a Craxi veniva rivolta formale autorizzazione all&#8217;atterraggio del mezzo egiziano in Sicilia. Il presidente del consiglio ha dato il suo via libera ma a condizione di far gestire in modo autonomo all&#8217;Italia tutta la faccenda. In poche parole, Palazzo Chigi sosteneva la necessità di prendere in consegna a Sigonella i terroristi sospettati di un omicidio compiuto in territorio italiano. Alle 23:57 Craxi chiamava il capo del Sismi <strong>Fulvio Martini</strong>, ordinandogli di procedere a dare definitivo via libera all&#8217;atterraggio. L&#8217;aereo egiziano seguito dai quattro F-14 americani è arrivato a Sigonella alle <strong>00:15</strong>. A questo punto a entrare in gioco sono stati il controllore di torre dello scalo e il suo assistente: di propria iniziativa e senza ricevere ordini dettagliati in merito, i due hanno indicato all&#8217;equipaggio dell&#8217;aereo egiziano di sostare sul piazzale lato est, ossia la parte italiana dello scalo. Subito dopo entrambi hanno notato delle anomalie: ad atterrare, oltre gli F-14 c&#8217;erano altri due mezzi non autorizzati e che procedevano a fari spenti. Si trattava di due C-141 della <strong>Delta Force</strong>. Per questo controllore e assistente hanno avvisato <a href="https://www.socialismoitaliano1892.it/2020/10/08/sigonella-85-la-notte-in-cui-la-vam-tenne-la-posizione/">Carabinieri e aviatori del Vam</a> presenti nello scalo, i quali su preciso ordine superiore hanno circondato l&#8217;aereo egiziano appena arrivato.</p>
<p>Dai due C-141 intanto erano scesi gli uomini della Delta Force con il chiaro intento di dirigersi verso il mezzo con a bordo i terroristi. Gli americani, giunti sul piazzale lato est, hanno circondato i 20 Carabinieri e i 30 avieri del Vam che già erano attorno l&#8217;aereo. La <strong>tensione</strong> a quel punto si faceva molto alta ed era destinata ad aumentare quando, poco dopo, un altro cordone di Carabinieri ha a sua volta circondato con armi alla mano i militari della Delta Force. Lo stallo è andato avanti per diverse ore: il comandante americano <strong>Stiner</strong> rivendicava l&#8217;ordine giunto dalla Casa Bianca di prendere i terroristi palestinesi. A rispondergli era il capo del Sismi Martini, giunto a Sigonella nel cuore della notte, il quale al contrario dichiarava che da Roma l&#8217;ordine era quello di non consegnare i membri del commando agli americani. Le divergenze politiche tra Italia e Stati Uniti sono state rimarcate ulteriormente quando il presidente Reagan, in piena notte, decideva di sentire telefonicamente Bettino Craxi. Quest&#8217;ultimo ha ribadito che i palestinesi hanno commesso un reato in territorio italiano e si trovavano in territorio italiano, dunque dovevano essere processati in Italia e solo dopo eventualmente decidere o meno per l&#8217;estradizione. Non trovata alcuna risoluzione per lo stallo e con i militari italiani e americani attorno all&#8217;aereo, alla fine da Washington si è optato per il ritiro degli uomini della Delta Force: alle 5:30, dopo l&#8217;arrivo a Sigonella su ordine di Craxi di altri Carabinieri, i militari statunitensi si ritiravano dal piazzale est dell&#8217;aeroporto.</p>
<h2>Cosa è successo dopo la notte di Sigonella</h2>
<p>Dopo la tensione maturata a bordo della pista dello scalo siciliano, l&#8217;11 ottobre la situazione politico non era destinata a sbloccarsi. Complice delle nuove dispute tra Italia e Usa a livello diplomatico, era stata un&#8217;errata interpretazione da parte americana della telefonata tra Craxi e Reagan. Secondo gli statunitensi, il capo del governo italiano aveva parlato di una presa in consegna dei sei palestinesi a bordo dell&#8217;aereo ai fini poi di una loro eventuale estradizione. Invece la versione italiana, confermata dal nostro ambasciatore a Washington, parlava di una presa in consegna dei 4 terroristi palestinesi, mentre Abu Abbas e Hani El Hassan sarebbero stati considerati come mediatori e inoltre non risultavano implicati nell&#8217;omicidio di Leon Klinghoffer. L&#8217;incomprensione ha alimentato ulteriori tensioni politiche, in quanto gli Usa consideravano anche Abbas colpevole e dunque meritevole di estradizione. Alla fine l&#8217;aereo egiziano da Sigonella è partito nella notte tra l&#8217;11 e il 12 ottobre ed è atterrato a <strong>Ciampino</strong>: seguiranno altre ore di tensioni, con un altro F-14 americano a inseguire il velivolo dell&#8217;Egyptair e un nuovo braccio di ferro tra Italia e Washington. Alla fine, ad Abbas verrà permesso di partire per Belgrado. I quattro terroristi del commando invece, una volta presi in consegna a Sigonella, sono stati trasferiti nel carcere di <strong>Siracusa</strong> per i primi interrogatori.</p>
<p>Per competenza il processo è stato poi svolto a <strong>Genova</strong>: in primo e secondo grado due membri del commando sono stati condannati all&#8217;ergastolo per i fatti avvenuti a bordo della Achille Lauro, uno invece ha subito la pena di 30 anni di carcere e infine il quarto membro del gruppo, minorenne all&#8217;epoca, ha ricevuto 17 anni di prigione. La responsabilità dell&#8217;accaduto è stata in seguito attribuita anche ad Abbas, condannato all&#8217;ergastolo in contumacia.</p>
<p>L&#8217;episodio di Sigonella è ancora oggi tra i più <strong>dibattuti</strong> sotto il profilo storico e politico. Si è trattato infatti di uno degli scontri più gravi tra Italia e Usa nel dopoguerra, con conseguente netta spaccatura tra i due governi e le due diplomazie. Un fatto raramente accaduto sia precedentemente che successivamente alla notte del 10 ottobre 1985.</p>
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			</item>
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		<title>Le missioni del drone Usa RQ-4D</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/missioni-del-drone-usa-rq-4d.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Dec 2019 12:39:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Alliance Ground Surveillance (Ags)]]></category>
		<category><![CDATA[drone]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Sigonella]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=245325</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="780" height="525" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/101007-F-9899A-315.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="drone Usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/101007-F-9899A-315.png 780w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/101007-F-9899A-315-300x202.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/101007-F-9899A-315-768x517.png 768w" sizes="auto, (max-width: 780px) 100vw, 780px" /></p>
<p>Lo scorso 21 novembre uno Uav (Unmanned Air Vehicle) tipo RQ-4D &#8220;Global Hawk&#8221; da ricognizione è arrivato a Sigonella (Sr), sede anche di una Nas (Naval Air Station) americana ricavata nella parte est della base dell’Aeronautica Militare. Il drone è il più grande velivolo a pilotaggio remoto attualmente in servizio nelle Forze Armate americane ed &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/missioni-del-drone-usa-rq-4d.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="780" height="525" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/101007-F-9899A-315.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="drone Usa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/101007-F-9899A-315.png 780w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/101007-F-9899A-315-300x202.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/101007-F-9899A-315-768x517.png 768w" sizes="auto, (max-width: 780px) 100vw, 780px" /></p><p>Lo scorso 21 novembre uno Uav (Unmanned Air Vehicle) tipo <strong>RQ-4D &#8220;Global Hawk&#8221;</strong> da ricognizione è arrivato a <strong>Sigonella (Sr)</strong>, sede anche di una Nas (Naval Air Station) americana ricavata nella parte est della base dell’Aeronautica Militare. Il drone è il più grande velivolo a pilotaggio remoto attualmente in servizio nelle Forze Armate americane ed è nato per la ricognizione, la sorveglianza e lo spionaggio elettronico con compiti simili a quelli del ben noto U-2, l&#8217;aereo spia della Lockheed protagonista della Guerra Fredda e ancora in attività.</p>
<p>Il &#8220;Global Hawk&#8221; è atterrato sull&#8217;aeroporto siciliano alle 16:46 di giovedì 21 dopo essere decollato dalla sua base di <strong>Palmdale</strong> (California), mercoledì 20 alle 10 ora locale. Il velivolo è il primo di cinque che la <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cose-la-nato.html" target="_blank" rel="noopener">Nato</a> sta dispiegando per la prima volta in assoluto in Italia nel quadro della missione <strong>Alliance Ground Surveillance (Ags)</strong>.</p>
<p>L&#8217;arrivo del primo RQ-4D dagli Stati Uniti all’Italia segna l’implementazione di un progetto multinazionale fondamentale col fine di garantire l’accesso a tecnologie all’avanguardia da mettere a disposizione della Nato. Il programma Ags è stato sviluppato con contributi significativi di 15 Paesi dell&#8217;Alleanza: Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Germania, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Stati Uniti.</p>
<p>L&#8217;Ags sarà un progetto di proprietà collettiva e gestito da tutti gli alleati della Nato e fornirà capacità vitali per le operazioni e le missioni dell’Alleanza Atlantica. Tutti gli alleati avranno accesso ai dati acquisiti dai voli Ags e beneficeranno dell’intelligence derivata dalle missioni di sorveglianza e ricognizione. L’intero sistema sarà consegnato alla Forza Ags Nato solo dopo il completamento di tutti i test e la verifica delle prestazioni, mentre la capacità operativa iniziale è prevista per la prima metà del <strong>2020</strong>.</p>
<h2>Le missioni dei Global Hawk da Sigonella</h2>
<p>I Global Hawk dell&#8217;Usaf sono presenti e attivi nella base siciliana da un decennio. Le loro ultime missioni accertate, ad esempio, hanno avuto come obiettivo i confini occidentali della Russia. Come riportato dal quotidiano <a href="https://ria.ru/20191130/1561777127.html?fbclid=IwAR1DRIPUF8HR_6-F20m9rG7GMWJVUbLb5yrRukg-14-WxC07E7FFOuFDuXI" target="_blank" rel="noopener"><em>Ria Novosti</em></a>, un RQ-4D, codice identificativo &#8220;Forte10&#8221;, decollato da Sigonella ha effettuato un pattugliamento lungo i confini orientali dei <strong>Paesi Baltici</strong> in particolare nella zona di S.Pietroburgo e Pskov, ad un&#8217;altitudine di 16 chilometri, nella giornata di sabato 30 novembre.</p>
<p>S.Pietroburgo è sede del <a href="https://it.insideover.com/guerra/quali-sono-le-condizioni-della-marina-russa.html" target="_blank" rel="noopener">comando generale della Flotta Russa</a>, la Voenno-Morskoj Flot, mentre nella zona di Pskov sono state recentemente dislocate numerose truppe russe per contrastare la presenza della Nato nei Paesi Baltici.</p>
<p>Un secondo RQ-4D, codice identificativo &#8220;Fixer10&#8221; e sempre decollato da Sigonella, ha invece effettuato un lungo pattugliamento al confine settentrionale dell&#8217;exclave russa di <strong>Kaliningrad</strong>, sempre nello stesso giorno. Kaliningrad è una delle <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-bolle-difensive-della-russia-preoccupano-loccidente.html" target="_blank" rel="noopener">bolle A2/AD</a> (Anti Access/Area Denial) russe e vede pertanto la presenza di numerose forze terrestri, aeree e navali con sistemi di ultima generazione.</p>
<p>Aerei della Nato conducono regolarmente ricognizioni vicino ai confini russi. Sono stati spesso notati in prossimità della Crimea e Krasnodar, sopra il Mar Baltico e vicino alle basi russe in Siria. La settimana scorsa, secondo il quotidiano <em><a href="http://redstar.ru/vooruzhyonnye-sily-rossijskoj-federatsii-za-nedelyu-76/" target="_blank" rel="nofollow noopener">Krasnaya Zvezda</a></em> , 23 aerei stranieri sono stati individuati lungo i confini russi ed i caccia della <strong>Vks</strong> (Vozdušno-Kosmičeskie Sily), l&#8217;aeronautica russa, <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-prova-a-violare-lo-spazio-aereo-della-russia.html" target="_blank" rel="noopener">sono decollati 16 volte</a> per intercettarli e controllarne i voli in modo da prevenire &#8220;possibili intrusioni nello spazio aereo della Federazione Russa&#8221;.</p>
<p>Il Ministero della Difesa russo ha ripetutamente invitato il comando americano a fermare tali operazioni di intelligence, ma il Pentagono si è sempre rifiutato di farlo. Anzi, come abbiamo visto, la Nato ha appena varato un nuovo programma di raccolta dati di intelligence proprio sfruttando le capacità del &#8220;Global Hawk&#8221;.</p>
<h2>L&#8217;RQ-4D il &#8220;falco&#8221; spia della Nato</h2>
<p>L&#8217;RQ-4D è un Uav da ricognizione fabbricato dalla Northrop/Grumman che ha compiuto il primo volo nel <strong>1998</strong>. Il velivolo a pilotaggio remoto è spinto da un motore a turboventola Rolls Royce-North American F137-RR-100 da 7600 libbre di spinta ed in grado di portare un carico utile di circa 1400 chilogrammi. Il velivolo è in grado di volare per più di 30 ore (oppure 22mila chilometri) senza essere rifornito e può raggiungere una quota di più di 18 chilometri. La sua velocità massima è di 357 nodi (circa 600 Km/h) e viene impiegato con l&#8217;ausilio di tre operatori a terra: un pilota Lce (Launch Recovery Element), uno Mce (Mission Control Element), ed un operatore dei sensori di bordo. Le sue dimensioni sono di 39,8 metri di apertura alare per 14,5 di lunghezza e raggiunge un peso massimo al decollo di 14.600 chilogrammi.</p>
<p>I sensori del &#8220;Global Hawk&#8221; spaziano da quelli <strong>ottici</strong> e all&#8217;<strong>infrarosso</strong> sino a quelli <strong>radar</strong> e di ricezione dei segnali elettronici del nemico, tra cui un radar ad apertura sintetica operante in banda X capace di spazzare un&#8217;area ampia 100 chilometri. La risoluzione (supposta) è di 6,1 metri per un&#8217;apertura di 37 chilometri e di 1,8 metri per un&#8217;apertura di 9,8 chilometri quadrati, ma i dati sono solo di massima.</p>
<p>Esiste anche una versione appositamente creata per il pattugliamento marittimo, la <strong>MQ-4C &#8220;Triton&#8221;</strong> che ha compiuto il primo volo nel 2013 ed è entrata in servizio nel 2018.</p>
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		<title>Attacchi con i droni in Libia, adesso l&#8217;Italia è sotto accusa</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2019 08:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[droni]]></category>
		<category><![CDATA[Droni armati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="780" height="520" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/41617460_277174252892181_6273063416735203328_n.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/41617460_277174252892181_6273063416735203328_n.jpg 780w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/41617460_277174252892181_6273063416735203328_n-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/41617460_277174252892181_6273063416735203328_n-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 780px) 100vw, 780px" /></p>
<p>Tutto parte dalla denuncia di un unico sopravvissuto in Yemen di un attacco con un drone: la sua famiglia, dopo il raid, muore sotto le macerie di un edificio colpito dagli ordigni. Lui è Faisal Ali Jaber: l&#8217;episodio è dell&#8217;agosto del 2012, quando ancora il paese non è attaccato dai Saud. Quel drone è di fabbricazione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/attacchi-con-i-droni-in-libia-adesso-litalia-e-sotto-accusa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="780" height="520" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/41617460_277174252892181_6273063416735203328_n.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/41617460_277174252892181_6273063416735203328_n.jpg 780w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/41617460_277174252892181_6273063416735203328_n-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/41617460_277174252892181_6273063416735203328_n-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 780px) 100vw, 780px" /></p><p>Tutto parte dalla denuncia di un unico sopravvissuto in Yemen di un attacco con un drone: la sua famiglia, dopo il raid, muore sotto le macerie di un edificio colpito dagli ordigni. Lui è <strong>Faisal Ali Jaber</strong>: l&#8217;episodio è dell&#8217;agosto del 2012, quando ancora il paese non è attaccato dai Saud. Quel drone è di fabbricazione americana e fa parte di un&#8217;operazione volta a colpire chirurgicamente alcune basi di Al Qaeda. Ma invece, come detto, centra la casa di Ali Jaber ed un&#8217;intera famiglia viene sterminata.</p>
<h2>La battaglia legale del cittadino yemenita</h2>
<p>Il drone della morte è sì americano,<strong> ma parte dalla Germania</strong>: è qui che Ali Jaber decide di intentare la propria causa, chiedendo giustizia per i suoi familiari deceduti nel raid. La causa legale dura parecchi anni, ma lo scorso 19 marzo <span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.reuters.com/article/us-yemen-security-germany/german-court-hands-partial-victory-to-critics-of-us-drone-deaths-in-yemen-idUSKCN1R025A">culmina con una sentenza destinata a fare storia</a></span></span>: è la Germania a dover pagare i danni al cittadino yemenita. Il governo del paese da cui parte un drone responsabile di un episodio luttuoso, quale quello occorso alla famiglia di Ali Jaber, ne è responsabile. La sentenza è emessa dal tribunale amministrativo di <strong>Muenster</strong>, competente in quanto in questo distretto giudiziario vi è <strong>Ramstein</strong>, la cittadina che ospita una delle più importanti basi Nato in Europa.</p>
<p>È da qui che parte il drone killer, la sentenza è importante non solo perché riconosce responsabilità alla Germania, ma anche perchè in essa gli elementi per considerare come un&#8217;autentica violazione del diritto internazionale l&#8217;attacco nello Yemen vengono indicati come &#8220;considerevoli&#8221;.</p>
<h2>Gli occhi puntati sulla base di Sigonella</h2>
<p>Ad assistere Ali Jaber nella sua causa, è lo studio di avvocati e giuristi internazionali <strong>Ecchr</strong>, con base a Berlino. Partendo da quanto emesso dalla sentenza, adesso l&#8217;obiettivo è far riconoscere come violazioni di diritto internazionale anche altri attacchi killer effettuati dai droni. Lo studio, riporta la stampa tedesca, da anni si batte contro l&#8217;uso indiscriminato di droni in diversi paesi: dallo Yemen, all&#8217;Afghanistan ed al Pakistan. Ma soprattutto adesso gli avvocati tedeschi hanno nel mirino l&#8217;Italia: da Sigonella partono gran parte dei droni americani che bersagliano la <strong>Libia</strong>. La base situata in Sicilia, dal 2011 è <strong>un vero e proprio hub dei velivoli senza pilota</strong>. Lo studio tedesco vuole provare a fare con l&#8217;Italia ciò che a marzo riesce con la Germania: cioè far dichiarare lo Stato da cui partono i droni responsabile di eventuali episodi luttuosi.</p>
<p>In Libia se ne contano parecchi, seppur in sordina. Il paese africano è da inizio aprile sotto l&#8217;occhio internazionale per via della battaglia per Tripoli iniziata dal generale Haftar, ma gli attacchi con i droni vanno avanti da anni ed in special modo a partire dalla guerra intentata contro l&#8217;Isis nel 2016. Di recente, un sospetto attacco con un drone causa undici morti ad <strong>Al Uwaynat</strong>. L&#8217;Africom, commando delle truppe statunitensi stanziate in Africa, conferma che il raid è opera di un drone partito da Sigonella. Secondo i miliari Usa, il drone uccide undici sospetti terroristi ma gli abitanti del luogo parlano invece di undici civili tuareg ingiustamente rimasti vittime del bombardamento.</p>
<p>Secondo lo studio berlinese, l&#8217;Italia è responsabile di queste morti non solo politicamente ma anche giuridicamente: &#8220;In virtù dell&#8217;autorizzazione che gli americani devono chiedere a Roma prima degli strike &#8211; scrivono in una lettera inviata al premier Conte gli avvocati tedeschi &#8211; italiano implica la responsabilità penale individuale di coloro che risultano coinvolti nel processo decisionale, ed eventualmente operativo&#8221;. Una ricostruzione figlia della sentenza emessa in Germania, che potrebbe sollevare tanti casi simili in giro per il mondo.</p>
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