La geopolitica della corsa allo spazio
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L’episodio passato alla storia come “La notte di Sigonella” si riferisce alle tensioni, manifestatesi nella notte tra il 10 e l’11 ottobre 1985, tra uomini del Vam (Vigilanza Aeronautica Militare) e dei Carabinieri da un lato e, dall’altro lato, militari della Delta Force americana. Teatro dell’accaduto è stata la pista dell’aeroporto militare di Sigonella, in Sicilia, lì dove vi è la presenza di una base della Naval Air Station della marina statunitense.

Il sequestro della nave da crociera Achille Lauro

Tutto è iniziato lunedì 7 ottobre 1985 quando, alle ore 13:07, un commando di terroristi palestinesi formato da quattro miliziani ha sequestrato la nave da crociera italiana Achille Lauro. Il dirottamento è scattato dopo l’uscita del mezzo dal porto egiziano di Port Said, non lontano dalle acque israeliane e dal porto di Ashdod, lì dove la nave sarebbe dovuta arrivare per la successiva tappa del viaggio. Dalla cabina di comando, poco prima della presa in possesso da parte dei dirottatori, l’equipaggio era riuscito a lanciare il MayDay. I terroristi, imbarcatisi con carte di identità false, in realtà volevano entrare in azione soltanto una volta giunti ad Ashdod, ma erano stati scoperti da un membro dell’equipaggio e hanno così deciso di puntare sul dirottamento della crociera. In Italia il governo ha attivato l’unità di crisi, con il ministro degli Esteri Giulio Andreotti che seguiva da vicino l’evolversi della situazione. In serata la capitaneria di porto di Port Said ha captato i primi messaggi lanciati dai dirottatori: essi dichiaravano di far parte dell’Olp, l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, e chiedevano di liberare 50 detenuti palestinesi in Israele in cambio della fine del dirottamento.

In realtà, il commando non era direttamente affiliato all’Olp ma al gruppo del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. A confermarlo era stato lo stesso leader dell’Olp, Yasser Arafat, il quale ha dichiarato di non aver nulla a che fare con il sequestro e in serata ha avvisato Andreotti e il presidente del consiglio italiano, Bettino Craxi, di aver inviato a Il Cairo due emissari da affiancare alle autorità egiziane per arrivare alla liberazione degli ostaggi. Si trattava, in particolare, di Hani El Hassan e di Abu Abbas. La presenza di quest’ultimo determinerà la forte tensione venutasi a creare nei giorni successivi a Sigonella. Verrà infatti scoperto soltanto in un secondo momento che Abbas, tra i fondatori del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, era tra gli ideatori del piano terroristico che sarebbe dovuto scattare ad Ashdod.

La resa dei dirottatori

Le trattative sono proseguite per più di 48 ore, non senza momenti di tensione. I dirottatori infatti in più di un’occasione hanno minacciato di uccidere un ostaggio ogni tre minuti, terrorizzando i passeggeri e i membri dell’equipaggio. I negoziati peraltro hanno subito alti e bassi per via dell’opposizione da parte degli Usa a trattative dirette tra l’Italia e i terroristi. L’amministrazione americana guidata dal presidente Reagan infatti aveva fatto sapere di non accettare in alcun modo dialoghi con organizzazioni radicali palestinesi. Da parte sua, Roma accusava Washington di ostacolare il lavoro degli italiani non fornendo ad esempio i dati satellitari acquisiti sulla reale posizione della Achille Lauro. Una prima svolta nella vicenda si è avuta mercoledì 9 ottobre: su richiesta del mediatore palestinese Abu Abbas, i dirottatori hanno fatto fare ritorno a Port Said alla nave. In cambio di un salvacondotto autorizzato dall’Italia che avrebbe consentito ai quattro membri del commando e ai due mediatori di rifugiarsi in un Paese arabo, i terroristi hanno promesso la liberazione di tutti gli ostaggi. Alle ore 15:30 di giovedì 10 ottobre, la Achille Lauro è di nuovo a Port Said con i passeggeri non più sotto sequestro.

La scoperta dell’omicidio di Leon Klinghoffer

Il salvacondotto autorizzato dall’Italia aveva però una precisa condizione: non dovevano essere stati commessi reati a bordo della nave, la quale era territorio italiano a tutti gli effetti. Poco prima dell’approdo della crociera a Port Said, il comandante della Achille Lauro, Gerardo De Rosa, aveva dichiarato che tutti i passeggeri stavano bene e che non si erano verificati episodi di sangue a bordo. Per questo sia le autorità egiziane che italiane escludevano la possibilità di reati commessi all’interno della nave da parte dei terroristi. Poco più tardi dell’arrivo a Port Said però, la situazione è sembrava diversa. In particolare, si era sparsa la voce dell’uccisione da parte del commando di un cittadino americano ebreo corrispondente al nome di Leon Klinghoffer. Quest’ultimo, paraplegico e costretto su una sedia a rotelle, è stato prima ucciso e poi gettato in mare da uno dei terroristi. La conferma del delitto è arrivata nella serata di giovedì 10 ottobre.

A questo punto, le condizioni imposte dal governo italiano erano venute a mancare. Dunque, è stato lo stesso Craxi a dare ordine di predisporre tutte le carte per chiedere l’estradizione all’Egitto dei quattro terroristi al fine di processarli per il reato compiuto a bordo della Achille Lauro. Il Cairo ha disposto un immediato trasferimento dei componenti del commando e dei due mediatori palestinesi a Tunisi. Il governo egiziano per tal motivo ha requisito un aereo della EgyptAir, decollato alla volta della capitale tunisina alle 23:15 (in Italia erano le 21:15) del 10 ottobre. Negli Stati Uniti intanto il presidente Reagan, mentre era in volo verso Chicago, viene informato dei fatti. La morte di un cittadino statunitense ha fatto entrare in azione gli Usa e da Washington è arrivato l’ordine di intercettare l’aereo con a bordo il commando. Il mezzo è stato individuato sfruttando le informazioni fornite dai servizi israeliani, mentre dal Dipartimento di Stato è arrivata la richiesta ai governi di Tunisia, Grecia e Libano di non far atterrare il mezzo della EgyptAir.

La tensione della notte tra il 10 e l’11 ottobre a Sigonella

In questo istante ha inizio la disputa vera e propria con l’Italia che ha portato all’episodio di Sigonella. Sotto il profilo politico le posizioni italiane e americane apparivano molto distanti: da Roma il presidente del consiglio Craxi sosteneva che il commando palestinese si è macchiato di reati molto gravi in territorio italiano e dunque i componenti dovevano essere processati in Italia, dall’altro lato dell’oceano invece il presidente Reagan aveva come obiettivo quello di prendere in consegna sia i 4 terroristi che i due mediatori. Per questo dalla portaerei Saratoga sono decollati quattro F-14, i quali hanno intercettato all’altezza dello spazio aereo maltese il boeing egiziano. Le manovre compiute dai caccia americani hanno costretto l’aereo al dirottamento verso la Sicilia, l’intenzione Usa era quella di farlo atterrare nella base di Sigonella. Infatti alle ore 22:30 di giovedì 10 ottobre il comandante dell’aeroporto militare siciliano, Ercolano Annichiarico, riceveva da parte americana la richiesta di atterraggio per i quattro F-14 e l’aereo egiziano dirottato.

A Roma intanto si apprendeva della scelta statunitense solo a dirottamento iniziato. Palazzo Chigi è stata informata soltanto intorno alle 23.30 da una telefonata in cui a Craxi veniva rivolta formale autorizzazione all’atterraggio del mezzo egiziano in Sicilia. Il presidente del consiglio ha dato il suo via libera ma a condizione di far gestire in modo autonomo all’Italia tutta la faccenda. In poche parole, Palazzo Chigi sosteneva la necessità di prendere in consegna a Sigonella i terroristi sospettati di un omicidio compiuto in territorio italiano. Alle 23:57 Craxi chiamava il capo del Sismi Fulvio Martini, ordinandogli di procedere a dare definitivo via libera all’atterraggio. L’aereo egiziano seguito dai quattro F-14 americani è arrivato a Sigonella alle 00:15. A questo punto a entrare in gioco sono stati il controllore di torre dello scalo e il suo assistente: di propria iniziativa e senza ricevere ordini dettagliati in merito, i due hanno indicato all’equipaggio dell’aereo egiziano di sostare sul piazzale lato est, ossia la parte italiana dello scalo. Subito dopo entrambi hanno notato delle anomalie: ad atterrare, oltre gli F-14 c’erano altri due mezzi non autorizzati e che procedevano a fari spenti. Si trattava di due C-141 della Delta Force. Per questo controllore e assistente hanno avvisato Carabinieri e aviatori del Vam presenti nello scalo, i quali su preciso ordine superiore hanno circondato l’aereo egiziano appena arrivato.

Dai due C-141 intanto erano scesi gli uomini della Delta Force con il chiaro intento di dirigersi verso il mezzo con a bordo i terroristi. Gli americani, giunti sul piazzale lato est, hanno circondato i 20 Carabinieri e i 30 avieri del Vam che già erano attorno l’aereo. La tensione a quel punto si faceva molto alta ed era destinata ad aumentare quando, poco dopo, un altro cordone di Carabinieri ha a sua volta circondato con armi alla mano i militari della Delta Force. Lo stallo è andato avanti per diverse ore: il comandante americano Stiner rivendicava l’ordine giunto dalla Casa Bianca di prendere i terroristi palestinesi. A rispondergli era il capo del Sismi Martini, giunto a Sigonella nel cuore della notte, il quale al contrario dichiarava che da Roma l’ordine era quello di non consegnare i membri del commando agli americani. Le divergenze politiche tra Italia e Stati Uniti sono state rimarcate ulteriormente quando il presidente Reagan, in piena notte, decideva di sentire telefonicamente Bettino Craxi. Quest’ultimo ha ribadito che i palestinesi hanno commesso un reato in territorio italiano e si trovavano in territorio italiano, dunque dovevano essere processati in Italia e solo dopo eventualmente decidere o meno per l’estradizione. Non trovata alcuna risoluzione per lo stallo e con i militari italiani e americani attorno all’aereo, alla fine da Washington si è optato per il ritiro degli uomini della Delta Force: alle 5:30, dopo l’arrivo a Sigonella su ordine di Craxi di altri Carabinieri, i militari statunitensi si ritiravano dal piazzale est dell’aeroporto.

Cosa è successo dopo la notte di Sigonella

Dopo la tensione maturata a bordo della pista dello scalo siciliano, l’11 ottobre la situazione politico non era destinata a sbloccarsi. Complice delle nuove dispute tra Italia e Usa a livello diplomatico, era stata un’errata interpretazione da parte americana della telefonata tra Craxi e Reagan. Secondo gli statunitensi, il capo del governo italiano aveva parlato di una presa in consegna dei sei palestinesi a bordo dell’aereo ai fini poi di una loro eventuale estradizione. Invece la versione italiana, confermata dal nostro ambasciatore a Washington, parlava di una presa in consegna dei 4 terroristi palestinesi, mentre Abu Abbas e Hani El Hassan sarebbero stati considerati come mediatori e inoltre non risultavano implicati nell’omicidio di Leon Klinghoffer. L’incomprensione ha alimentato ulteriori tensioni politiche, in quanto gli Usa consideravano anche Abbas colpevole e dunque meritevole di estradizione. Alla fine l’aereo egiziano da Sigonella è partito nella notte tra l’11 e il 12 ottobre ed è atterrato a Ciampino: seguiranno altre ore di tensioni, con un altro F-14 americano a inseguire il velivolo dell’Egyptair e un nuovo braccio di ferro tra Italia e Washington. Alla fine, ad Abbas verrà permesso di partire per Belgrado. I quattro terroristi del commando invece, una volta presi in consegna a Sigonella, sono stati trasferiti nel carcere di Siracusa per i primi interrogatori.

Per competenza il processo è stato poi svolto a Genova: in primo e secondo grado due membri del commando sono stati condannati all’ergastolo per i fatti avvenuti a bordo della Achille Lauro, uno invece ha subito la pena di 30 anni di carcere e infine il quarto membro del gruppo, minorenne all’epoca, ha ricevuto 17 anni di prigione. La responsabilità dell’accaduto è stata in seguito attribuita anche ad Abbas, condannato all’ergastolo in contumacia.

L’episodio di Sigonella è ancora oggi tra i più dibattuti sotto il profilo storico e politico. Si è trattato infatti di uno degli scontri più gravi tra Italia e Usa nel dopoguerra, con conseguente netta spaccatura tra i due governi e le due diplomazie. Un fatto raramente accaduto sia precedentemente che successivamente alla notte del 10 ottobre 1985.

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