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Lo scorso 21 novembre uno Uav (Unmanned Air Vehicle) tipo RQ-4D “Global Hawk” da ricognizione è arrivato a Sigonella (Sr), sede anche di una Nas (Naval Air Station) americana ricavata nella parte est della base dell’Aeronautica Militare. Il drone è il più grande velivolo a pilotaggio remoto attualmente in servizio nelle Forze Armate americane ed è nato per la ricognizione, la sorveglianza e lo spionaggio elettronico con compiti simili a quelli del ben noto U-2, l’aereo spia della Lockheed protagonista della Guerra Fredda e ancora in attività.

Il “Global Hawk” è atterrato sull’aeroporto siciliano alle 16:46 di giovedì 21 dopo essere decollato dalla sua base di Palmdale (California), mercoledì 20 alle 10 ora locale. Il velivolo è il primo di cinque che la Nato sta dispiegando per la prima volta in assoluto in Italia nel quadro della missione Alliance Ground Surveillance (Ags).

L’arrivo del primo RQ-4D dagli Stati Uniti all’Italia segna l’implementazione di un progetto multinazionale fondamentale col fine di garantire l’accesso a tecnologie all’avanguardia da mettere a disposizione della Nato. Il programma Ags è stato sviluppato con contributi significativi di 15 Paesi dell’Alleanza: Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Germania, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Stati Uniti.

L’Ags sarà un progetto di proprietà collettiva e gestito da tutti gli alleati della Nato e fornirà capacità vitali per le operazioni e le missioni dell’Alleanza Atlantica. Tutti gli alleati avranno accesso ai dati acquisiti dai voli Ags e beneficeranno dell’intelligence derivata dalle missioni di sorveglianza e ricognizione. L’intero sistema sarà consegnato alla Forza Ags Nato solo dopo il completamento di tutti i test e la verifica delle prestazioni, mentre la capacità operativa iniziale è prevista per la prima metà del 2020.

Le missioni dei Global Hawk da Sigonella

I Global Hawk dell’Usaf sono presenti e attivi nella base siciliana da un decennio. Le loro ultime missioni accertate, ad esempio, hanno avuto come obiettivo i confini occidentali della Russia. Come riportato dal quotidiano Ria Novosti, un RQ-4D, codice identificativo “Forte10”, decollato da Sigonella ha effettuato un pattugliamento lungo i confini orientali dei Paesi Baltici in particolare nella zona di S.Pietroburgo e Pskov, ad un’altitudine di 16 chilometri, nella giornata di sabato 30 novembre.

S.Pietroburgo è sede del comando generale della Flotta Russa, la Voenno-Morskoj Flot, mentre nella zona di Pskov sono state recentemente dislocate numerose truppe russe per contrastare la presenza della Nato nei Paesi Baltici.

Un secondo RQ-4D, codice identificativo “Fixer10” e sempre decollato da Sigonella, ha invece effettuato un lungo pattugliamento al confine settentrionale dell’exclave russa di Kaliningrad, sempre nello stesso giorno. Kaliningrad è una delle bolle A2/AD (Anti Access/Area Denial) russe e vede pertanto la presenza di numerose forze terrestri, aeree e navali con sistemi di ultima generazione.

Aerei della Nato conducono regolarmente ricognizioni vicino ai confini russi. Sono stati spesso notati in prossimità della Crimea e Krasnodar, sopra il Mar Baltico e vicino alle basi russe in Siria. La settimana scorsa, secondo il quotidiano Krasnaya Zvezda , 23 aerei stranieri sono stati individuati lungo i confini russi ed i caccia della Vks (Vozdušno-Kosmičeskie Sily), l’aeronautica russa, sono decollati 16 volte per intercettarli e controllarne i voli in modo da prevenire “possibili intrusioni nello spazio aereo della Federazione Russa”.

Il Ministero della Difesa russo ha ripetutamente invitato il comando americano a fermare tali operazioni di intelligence, ma il Pentagono si è sempre rifiutato di farlo. Anzi, come abbiamo visto, la Nato ha appena varato un nuovo programma di raccolta dati di intelligence proprio sfruttando le capacità del “Global Hawk”.

L’RQ-4D il “falco” spia della Nato

L’RQ-4D è un Uav da ricognizione fabbricato dalla Northrop/Grumman che ha compiuto il primo volo nel 1998. Il velivolo a pilotaggio remoto è spinto da un motore a turboventola Rolls Royce-North American F137-RR-100 da 7600 libbre di spinta ed in grado di portare un carico utile di circa 1400 chilogrammi. Il velivolo è in grado di volare per più di 30 ore (oppure 22mila chilometri) senza essere rifornito e può raggiungere una quota di più di 18 chilometri. La sua velocità massima è di 357 nodi (circa 600 Km/h) e viene impiegato con l’ausilio di tre operatori a terra: un pilota Lce (Launch Recovery Element), uno Mce (Mission Control Element), ed un operatore dei sensori di bordo. Le sue dimensioni sono di 39,8 metri di apertura alare per 14,5 di lunghezza e raggiunge un peso massimo al decollo di 14.600 chilogrammi.

I sensori del “Global Hawk” spaziano da quelli ottici e all’infrarosso sino a quelli radar e di ricezione dei segnali elettronici del nemico, tra cui un radar ad apertura sintetica operante in banda X capace di spazzare un’area ampia 100 chilometri. La risoluzione (supposta) è di 6,1 metri per un’apertura di 37 chilometri e di 1,8 metri per un’apertura di 9,8 chilometri quadrati, ma i dati sono solo di massima.

Esiste anche una versione appositamente creata per il pattugliamento marittimo, la MQ-4C “Triton” che ha compiuto il primo volo nel 2013 ed è entrata in servizio nel 2018.