L’incidente che è costato la vita a 14 membri dell’equipaggio del sottomarino russo per compiti speciali Losharik ci fornisce l’occasione di fare il punto sulla situazione della Flotta Russa, che, spesso un po’ troppo frettolosamente, viene bollata come un relitto fumante di quella che era la potente Marina dell’Unione Sovietica.

La Voenno-morskoj Flot nonostante recentemente sia stata surclassata dalla PLA Navy – la Marina Cinese – al secondo posto dopo quella statunitense, rappresenta ancora una delle più potenti e numerose marine da guerra del mondo. Facciamo parlare un po’ i numeri per dare l’idea di quanto appena detto.

La flotta russa dispone di una portaerei, un incrociatore pesante, tre incrociatori medi, 13 cacciatorpediniere, 8 fregate, 78 corvette, 17 sottomarini da attacco a propulsione nucleare (Ssn), 22 sommergibili da attacco a propulsione diesel-elettrica (Ssk), 13 sottomarini lanciamissili balistici a propulsione nucleare (Ssbn), 7 sottomarini lanciamissili da crociera (tipo Ssgn), 3 sottomarini per compiti speciali, 19 landing ship tanks (Lst), 32 mezzi da sbarco di vario tipo, 14 vascelli per compiti speciali, 41 pattugliatori e 47 unità contromisure mine. Nella flotta sono impiegati un totale di approssimativamente 130mila uomini e vengono impiegati più di 300 velivoli.

L’organizzazione

La flotta russa è suddivisa in 5 comandi separati rientranti in 4 distretti territoriali: la Flotta Nord di base a Murmansk/Sevoromorsk facente parte del Comando Strategico Congiunto del Nord, la Flotta del Pacifico facente parte del Distretto Militare Orientale con sede a Vladivostok, la Flotta del Baltico nel Distretto Militare Occidentale con sede a Baltiysk nell’oblast di Kaliningrad, infine la Flotta del Mar Nero con sede a Sebastopoli e la Flotta del Caspio con sede a Makhachakala entrambe appartenenti al Distretto Militare Meridionale.

Il quartier generale della Flotta è situato a S.Pietroburgo sebbene il vero centro nevralgico resta il comando di Murmansk/Sevoromorsk: alla Flotta del Nord infatti è delegato il compito delicato e fondamentale della deterrenza nucleare con la maggior parte dei sottomarini lanciamissili balistici. Sempre da Severomorsk partono le unità che controllano le linee di navigazione dell’Atlantico e da e per l’Artico, diventato il nuovo fulcro della politica economica e militare russa (e non solo). Dalla baia di Murmansk è partita anche la portaerei Kuznetsov per il suo turno operativo nel Mediterraneo Orientale durante il conflitto siriano, e parimenti l’incrociatore a propulsione atomica Pyotr Velikiy, unico rimasto in servizio dei vecchi classe Kirov in attesa del termine dei lavori di rimodernamento sull’Admiral Nakhimov.

La seconda flotta in ordine di importanza dopo quella del Nord è quella del Pacifico, divisa tra il quartier generale di Vladivostok e la base di Petropavlovsk. Il cuore della flotta è rappresentato da quattro cacciatorpediniere classe Udaloy affiancati da almeno un paio di Ssbn e altre unità minori di superficie e subacquee.

Il dettaglio della Flotta

Come da tradizione sovietica la spina dorsale della Voenno-morskoj Flot è rappresentata dalle unità subacquee ed in particolare dai sottomarini da attacco e lanciamissili balistici a propulsione nucleare.

Sei unità classe Delta IV, un classe Borei (il Dolgorukiy) sono in servizio nella Flotta Nord insieme ad un vecchio classe Tifone, il Dmitrij Donskoj usato come piattaforma per test missilistici. Tre Delta III e due classe Borei (che presto saranno tre quando il Knyaz Vladimir avrà completato le prove in mare previste per il 2019) fanno parte della Flotta del Pacifico.

Per quanto riguarda i sottomarini da attacco la Flotta Nord ha in registro tre Oscar II e un classe Yasen (il Severodvinsk) tutti del tipo Ssgn, a cui si affiancano tre Victor III, sei tra Akula I e II e quattro Sierra del tipo Ssn. Nel Pacifico attualmente sono presenti cinque classe Oscar II e quattro Akula I.

Molte sono le unità del tipo diesel-elettrico in dotazione (tipo Kilo), anche di nuova concezione, alla Flotta Russa, che per una questione di lunghezza non tratteremo.

Per quanto riguarda il naviglio di superficie l’ossatura principale è composta dalla linea di incrociatori e cacciatorpediniere a cui si affianca la portaerei Kuznetsov che attualmente è in cantiere per importanti lavori di rimodernamento.

Nella Flotta Nord, oltre al già citato Pyotr Velikiy e alla Kuznetosv, è presente un incrociatore classe Slava, quattro cacciatorpediniere classe Udaloy, e diverse fregate tra cui le nuove classe Gorshkov. Nella Flotta del Baltico sono presenti nove unità maggiori tra cui due vecchi caccia classe Sovremennyy, sette fregate di cui una classa Krivak, due Neustrashimyy e quattro Steregushchiy. Nella Flotta del Mar Nero compare un incrociatore classe Slava, un cacciatorpediniere classe Kashin, due fregate classe Krivak e una nuova classe Grigorovich. Nella Flotta del Caspio ci sono due fregate classe Gepard e alcuni altri pattugliatori delle classi Astrakhan e Sviyazhsk. Nel Pacifico ci sono sette unità principali tra cui un incrociatore classe Slava, quattro caccia classe Udaloy e due Sovremennyy insieme ad altre unità minori tra cui 4 unità da attacco anfibio.

I problemi della Flotta Russa

La Voenno-morskoj Flot, dopo un guizzo vitale avvenuto nella prima decade degli anni duemila, sembra sia stata pesantemente colpita dal regime sanzionatorio elevato a seguito del coup in Crimea.

La marina militare e l’industria cantieristica russa hanno subito, infatti, una gravissima crisi durante tutti gli anni ’90 per via dello sfaldamento dell’Unione Sovietica e del suo monolitico apparato militare che assorbiva una buona fetta delle risorse dello Stato. Basti pensare che la Flotta Rossa, in quegli anni, riceveva solo il 13% delle risorse richieste, appena sufficienti a garantire la permanenza in mare dei suoi sommergibili lanciamissili nucleari e delle unità navali a propulsione atomica, sia per una questione di mantenimento della capacità di deterrenza sia per una questione di sicurezza in senso generale, ovvero per ovviare a possibili incidenti ai reattori.

Stime degli analisti affermano che nei primi anni del 2000 delle circa 300 unità in organico solo il 15% fosse in grado di prendere il mare. I cantieri navali erano pressoché tutti fermi, con molte navi impostate negli anni ’80 ferme sugli scali ad arrugginire.

Con la ripresa economica, cominciata proprio in quegli anni, e con i buoni rapporti tra Mosca, l’Ue e Washington, questa tendenza si è invertita e la Russia ha potuto – con enormi sforzi – tornare ad essere protagonista sui mari. Nuove costruzioni sono state lanciate per il rimodernamento della flotta, e dopo che la politica di Putin aprì le porte della cantieristica nazionale agli investimenti esteri fu possibile recuperare il gap tecnologico maturato negli anni ’90.

Nonostante i progressi raggiunti in molti settori, però, il divario tecnologico tra i cantieri russi e quelli europei – o asiatici – è ancora considerevole e quantificabile in 12/15 anni di ritardo: basti pensare che per ciascuna tonnellata di naviglio messa in mare servono 90/100 ore/uomo di lavoro a fronte delle 30 ore/uomo di un moderno cantiere europeo.

La crisi ucraina ed in particolare per la Crimea hanno avuto l’effetto di rallentare in modo molto marcato questa ripresa della cantieristica navale. Il settore navale, infatti, è quello che ha più dovuto fare i conti con le sanzioni internazionali. Oltre alla strutturale carenza di turbine navali e motori diesel, dovuta alla crisi con l’Ucraina (Mosca si affidava alla Zorya-Mashproekt facente parte Ukroboronprom, che raccoglie le Industrie della Difesa di Stato ucraine), le sanzioni internazionali hanno avuto subito un effetto limitante sulla Flotta Russa: le due navi Lhd classe Mistral ordinate alla Francia (la Vladivostok e la Sebastopol) sono state bloccate in fase di consegna nel 2015. A questo si aggiunge che il progetto della nuova superportaerei a propulsione nucleare Shtorm da quasi 100 mila tonnellate  (330 metri di lunghezza, 40 di larghezza, 90 tra aerei ed elicotteri) che doveva essere completata nel 2030 è stato abbandonato. Un bel colpo per la proiezione di forza della Flotta Russa anche considerando che la portaerei Kuznetsov resterà ai lavori per 3 anni rientrando in servizio solo nel 2021.

La Flotta, però, nonostante presenti diverse unità con un considerevole numero di anni di servizio alle spalle – un rapporto americano del 2017 indicava che il 75% dei 61 sottomarini operativi di Mosca è vecchio di più di 20 anni – sta lentamente rimodernandosi con costruzioni navali pregevoli: i sottomarini classe Borei o Yasen, le nuove unità speciali come il Belgorod o le stesse nuove fregate classe Grigorovich e Gorshkov rappresentano lo stato dell’arte delle costruzioni navali militari al pari di quanto possono schierare le potenze occidentali o la Cina.

La Russia, nonostante le sanzioni e l’andamento altalenante dell’economia fortemente legata agli idrocarburi, sta comunque – se pur a fatica – continuando in questo percorso e non è detto che progetti accantonati per forza maggiore, come quello della portaerei Shtorm, non vengano ripescati e vadano ad affiancarne altri che sembrano essere sulla griglia di partenza: il caso della nuova classe di cacciatorpediniere Lider è la cartina tornasole di questa particolare situazione.