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	<title>Proteste in Iran Archives - InsideOver</title>
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	<title>Proteste in Iran Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Iran, le prospettive della Repubblica Islamica al bivio tra pace e guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Jan 2026 09:53:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Proteste in Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Sono-giorni-decisivi-per-la-Repubblica-Islamica-dellIran-chiamata-a-capire-se-la-prospettiva-di-un-intervento-militare.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Sono-giorni-decisivi-per-la-Repubblica-Islamica-dellIran-chiamata-a-capire-se-la-prospettiva-di-un-intervento-militare.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Sono-giorni-decisivi-per-la-Repubblica-Islamica-dellIran-chiamata-a-capire-se-la-prospettiva-di-un-intervento-militare-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Sono-giorni-decisivi-per-la-Repubblica-Islamica-dellIran-chiamata-a-capire-se-la-prospettiva-di-un-intervento-militare-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Sono-giorni-decisivi-per-la-Repubblica-Islamica-dellIran-chiamata-a-capire-se-la-prospettiva-di-un-intervento-militare-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Sono-giorni-decisivi-per-la-Repubblica-Islamica-dellIran-chiamata-a-capire-se-la-prospettiva-di-un-intervento-militare-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Sono-giorni-decisivi-per-la-Repubblica-Islamica-dellIran-chiamata-a-capire-se-la-prospettiva-di-un-intervento-militare-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono giorni decisivi per la Repubblica Islamica dell'Iran, mentre la prospettiva di un intervento militare Usa rimane.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/iran-le-prospettive-della-repubblica-islamica-al-bivio-tra-pace-e-guerra.html">Iran, le prospettive della Repubblica Islamica al bivio tra pace e guerra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Sono-giorni-decisivi-per-la-Repubblica-Islamica-dellIran-chiamata-a-capire-se-la-prospettiva-di-un-intervento-militare.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Sono-giorni-decisivi-per-la-Repubblica-Islamica-dellIran-chiamata-a-capire-se-la-prospettiva-di-un-intervento-militare.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Sono-giorni-decisivi-per-la-Repubblica-Islamica-dellIran-chiamata-a-capire-se-la-prospettiva-di-un-intervento-militare-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Sono-giorni-decisivi-per-la-Repubblica-Islamica-dellIran-chiamata-a-capire-se-la-prospettiva-di-un-intervento-militare-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Sono-giorni-decisivi-per-la-Repubblica-Islamica-dellIran-chiamata-a-capire-se-la-prospettiva-di-un-intervento-militare-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Sono-giorni-decisivi-per-la-Repubblica-Islamica-dellIran-chiamata-a-capire-se-la-prospettiva-di-un-intervento-militare-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Sono-giorni-decisivi-per-la-Repubblica-Islamica-dellIran-chiamata-a-capire-se-la-prospettiva-di-un-intervento-militare-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono giorni decisivi per la <strong>Repubblica Islamica dell&#8217;Iran</strong>, chiamata a capire se la prospettiva di un intervento militare statunitense sul suo territorio è plausibile o meno. E a cogliere ogni occasione per ravvivare quel dialogo con Washington su cui ieri è emersa come principale facilitatrice <a href="https://it.insideover.com/politica/fidan-araghchi-colloquio-positivo-a-ankara-la-turchia-vuole-la-pace-iran-usa.html">la <strong>Turchia di Recep Tayyip Erdogan e Hakan Fidan</strong></a>, che hanno ricevuto a Ankara il ministro degli Esteri <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/iran-lultima-battaglia-diplomatica-di-araghchi-fermare-lassalto-statunitense.html">Abbas Araghchi</a></strong>. </p>



<p>Ankara teme lo <strong>scenario-caos in un Paese già scosso</strong> da settimane di proteste contro il governo, al pari degli altri Stati della regione, e non vuole dare spazio alla rivale <strong>Israele nello scacchiere mediorientale</strong><a href="https://it.insideover.com/politica/perche-la-turchia-teme-lo-scenario-caos-in-iran.html"><strong>,</strong> conscia che una crisi o un collasso </a>dell&#8217;Iran guidato dall&#8217;ayatollah Ali Khamenei aprirebbe un buco nero supermassiccio nel centro dell&#8217;arco di crisi che corre dal Mar Rosso al Pamir e l&#8217;Hindu Kush e dal Libano allo Yemen. Al contempo, <strong>i Paesi arabi della regione dissuadono gli Usa</strong> dall&#8217;intervenire. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il sentiero stretto di Trump per colpire l&#8217;Iran</h2>



<p><a href="https://it.insideover.com/difesa/trump-minaccia-liran-e-chiede-la-rinuncia-al-nucleare-ma-teheran-non-negozia.html">Del resto, per <strong>Donald Trump e l&#8217;amministrazione americana</strong></a> la finestra di pressione sull&#8217;Iran è assai asimmetrica rispetto all&#8217;iniziale fase delle proteste. E al contempo la volontà di spingere fortemente sulla ricerca di un accordo sul nucleare e il futuro dell&#8217;Iran nettamente pregiudizievole per Teheran ha superato ogni retorica presa di posizione sul possibile cambio di regime nel Paese o sulla lotta per la democrazia in Iran. </p>



<p><strong>Si è totalmente defilato il profilo di Reza Ciro Pahlavi,</strong> spesso salutato come uomo dell&#8217;opposizione, e il discorso non sembra più riguardare la repressione delle proteste o il numero di morti (su cui ormai le cifre si sprecano in maniera talmente disomogenea da chiamare prudenza) ma, bensì, la possibilità che la pressione militare Usa riprenda <strong>il discorso dal punto in cui nel giugno 2025 era stato interrotto</strong>. Il naufragio dell&#8217;accordo sul nucleare, l&#8217;assalto israeliano, il raid americano contro i siti nucleari iraniani (Operazione &#8220;Midnight Hammer&#8221;), il cessate il fuoco dopo dodici giorni di scontro non decisivi hanno lasciato un clima sospeso di tensione e rivalità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il regime iraniano non collassa</h2>



<p>Nonostante duri colpi subiti e una decapitazione dell&#8217;apparato militare di vertice da parte dei raid israeliani, allora lo Stato iraniano non collassò. <strong>La scommessa americana di poterne accelerare la caduta ora</strong> in caso di attacco appare parimenti azzardata. </p>



<p><a href="https://www.middleeasteye.net/opinion/why-trump-should-think-twice-about-seeking-another-quick-victory-iran">Come ha ricordato l&#8217;ambasciatore <strong>Marco Carnelos</strong> su <em>Middle East Eye</em>,  </a>&#8220;il collasso dello Stato iraniano, che alcuni falchi statunitensi e israeliani sognano nelle loro fantasie più sfrenate, è una prospettiva ben più terrificante per la stabilità complessiva della regione rispetto all&#8217;attuale ordine sotto il governo ferreo della Repubblica Islamica&#8221; e, del resto, un attacco esterno compatterebbe la leadership di Teheran più che frammentarla:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>Gli iraniani sono storicamente allergici all&#8217;influenza o all&#8217;egemonia straniera. Un tentativo di cambio di regime potrebbe facilmente ritorcersi contro i suoi sostenitori. Ancora una volta, è opportuno ricordare le dure lezioni dell&#8217;Iraq.</p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">I dubbi sull&#8217;Iran che verrà</h2>



<p>C&#8217;è molta nebbia, come abbiamo più volte sottolineato, attorno all&#8217;Iran. Non sappiamo <strong>in che misura nel Paese ci siano ancora focolai attivi di proteste</strong> e in che proporzione <strong>essi siano stati soffocati nel sangue</strong>; non abbiamo un&#8217;idea chiara delle <strong>vittime</strong> e non sappiamo se all&#8217;indubbiamente pesante mano dei Pasdaran e dei Basij nella repressione si siano aggiunti i morti causati da scontri armati e potenziali focolai insurrezionali interni all&#8217;Iran; va valutata la nuova composizione dell&#8217;architettura di potere dell&#8217;Iran dopo queste settimane di proteste. </p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto.&nbsp;</em></strong><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p>Va valutato, inoltre, in che misura il presidente <strong>Masoud Pezeshkian</strong> e gli apparati a cui fa riferimento anche Araghchi mantengono la barra dritta e in che misura invece la nuova fase repressiva ha espanso il potere del corpo dei Guardiani della Rivoluzione guidato da <strong>Mohammad Pakpour </strong>dopo l&#8217;uccisione di <strong>Hossein Salami</strong> durante la guerra dei dodici giorni. Inoltre, va capito se tra le proteste, alla fine, Pezeshkian sia riuscito con le sue promesse di riforme economiche, con la sua spinta sui sussidi alle classi più svantaggiate e con la promessa di lottare contro l&#8217;inflazione a <strong>selezionare un gruppo in cui affrontare il malcontento con pragmatismo</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un attacco rafforzerebbe il regime</h2>



<p>Al contempo, va compreso quanto sia chiaro, in seno agli apparati della Repubblica Islamica, che <strong>a prescindere dalla prospettiva di scontro con gli Stati Uniti</strong>, ormai l&#8217;attuale sistema di potere iraniano sia un moloch difficilmente sostenibile e che dall&#8217;apertura economica a quella sociale il sistema necessiti di profonde ristrutturazioni. La Repubblica Islamica ha una data di scadenza che coincide con la fine della fase in cui Ali Khamenei, uomo simbolo dell&#8217;istituzione fondata da Ruhollah Khomeini e al potere da quasi 46 anni (fu presidente dal 1980 al 1989, è Guida suprema dal 1989), non sarà più in grado di esercitare leadership e coordinamento. </p>



<p><strong>Risulta doveroso prepararsi a quella fase, per capire se il sistema proseguirà il percorso tracciato</strong> o se si concretizzeranno delle svolte strategiche, dalla possibile evoluzione castrense centrata sui Pasdaran a un cambio collegiale nella guida teocratica. Ma ormai le sempre più pressanti pulsioni espresse dalle piazze e dalla società non possono essere rubricate al frutto esclusivo di influenze esterne e mostrano la necessità di un&#8217;evoluzione strutturale. </p>



<p>Paradossalmente, proprio un attacco americano e israeliano darebbe tempo e respiro a un sistema contraddittorio e in difficoltà per riorganizzarsi. Nota Carnelos che &#8220;sembra difficile trovare, all&#8217;interno della struttura di potere e di sicurezza iraniana, persone&nbsp; <a href="https://www.theguardian.com/world/2026/jan/22/delcy-rodriguez-capture-maduro-venezuela" target="_blank" rel="noreferrer noopener">disposte a tradire</a>&nbsp;l&#8217;ayatollah Ali Khamenei, come hanno fatto i più fidati collaboratori del presidente venezuelano <a href="https://it.insideover.com/energia/venezuela-rodriguez-apre-ai-privati-nel-petrolio-ma-lintervento-dei-giganti-usa-non-e-scontato.html">Nicolas Maduro a Caracas all&#8217;inizio di questo mese&#8221;.</a> E sarà ancora più difficile trovarli se Washington sceglierà la via della guerra, che spingerà inevitabilmente il Paese al <em>rallying around the flag</em>.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/iran-le-prospettive-della-repubblica-islamica-al-bivio-tra-pace-e-guerra.html">Iran, le prospettive della Repubblica Islamica al bivio tra pace e guerra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Gli Usa assediano l&#8217;Iran: si rafforza lo schieramento militare in Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/gli-usa-assediano-liran-si-rafforza-lo-schieramento-militare-in-medio-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 15:05:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Proteste in Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="646" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/B-2_Spirit_050413-F-1740G-001a-e1767967344754.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/B-2_Spirit_050413-F-1740G-001a-e1767967344754.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/B-2_Spirit_050413-F-1740G-001a-e1767967344754.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/B-2_Spirit_050413-F-1740G-001a-e1767967344754.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/B-2_Spirit_050413-F-1740G-001a-e1767967344754.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/B-2_Spirit_050413-F-1740G-001a-e1767967344754.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/B-2_Spirit_050413-F-1740G-001a-e1767967344754.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Silenzioso, graduale, inesorabile: gli Stati Uniti stanno mettendo in atto un rafforzamento graduale del loro pesante dispositivo militare in Medio Oriente e nel quadrante del Golfo Persico attorno all&#8217;Iran, dopo settimane in cui il braccio di ferro tra Washington e Teheran per la repressione delle proteste di fine 2025 e inizio 2026 è stato intenso. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/gli-usa-assediano-liran-si-rafforza-lo-schieramento-militare-in-medio-oriente.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/gli-usa-assediano-liran-si-rafforza-lo-schieramento-militare-in-medio-oriente.html">Gli Usa assediano l&#8217;Iran: si rafforza lo schieramento militare in Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="646" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/B-2_Spirit_050413-F-1740G-001a-e1767967344754.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/B-2_Spirit_050413-F-1740G-001a-e1767967344754.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/B-2_Spirit_050413-F-1740G-001a-e1767967344754.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/B-2_Spirit_050413-F-1740G-001a-e1767967344754.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/B-2_Spirit_050413-F-1740G-001a-e1767967344754.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/B-2_Spirit_050413-F-1740G-001a-e1767967344754.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/B-2_Spirit_050413-F-1740G-001a-e1767967344754.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Silenzioso, graduale, inesorabile: <strong>gli Stati Uniti stanno mettendo in atto un rafforzamento graduale</strong> del loro pesante <strong>dispositivo militare</strong> in Medio Oriente e nel quadrante del <strong>Golfo Persico</strong> attorno all&#8217;<strong>Iran,</strong> dopo settimane in cui il braccio di ferro tra Washington e Teheran per la repressione delle proteste di fine 2025 e inizio 2026 è stato intenso.</p>



<p>L&#8217;arrivo del gruppo d&#8217;attacco della <strong>portaerei Uss Abraham Lincoln dall&#8217;Oceano Pacifico</strong> ha consolidato lo schieramento americano nella zona, come dimostra la seguente mappa<a href="https://x.com/ianellisjones/status/2015933550822883607/photo/1"> postata su X dall&#8217;analista Osint Ian Ellis.</a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="819" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/G_oIjo-W0AAlWac-819x1024.jpg" alt="" class="wp-image-503207" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/G_oIjo-W0AAlWac-819x1024.jpg 819w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/G_oIjo-W0AAlWac-240x300.jpg 240w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/G_oIjo-W0AAlWac-768x960.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/G_oIjo-W0AAlWac-1229x1536.jpg 1229w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/G_oIjo-W0AAlWac-600x750.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/G_oIjo-W0AAlWac.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Si rafforza lo schieramento Usa attorno all&#8217;Iran</h2>



<p><a href="https://it.insideover.com/difesa/caccia-e-aerocisterne-lo-schieramento-usa-attorno-alliran-si-rafforza.html">Rispetto allo scenario che su InsideOver abbiamo tracciato</a> nelle scorse settimane, analizzando l&#8217;iniziale <strong>movimento di cacciabombardieri e aerocisterne verso il quadrante d&#8217;operazione del Comando Centrale (Centcom)</strong>, le prospettive si sono raffinate. </p>



<p>Ad oggi gli Stati Uniti hanno schierato nella regione la Lincoln e la sua flotta d&#8217;appoggio di cacciatorpediniere armati di missili Tomahawk e, inoltre, in Giordania sono schierati gli <strong>F-15 Eagle II, mentre si segnala la possibile mobilitazione di equipaggi <a href="https://x.com/MenchOsint/status/2015946506218414138">e aerei per missioni di ricognizione</a>,</strong> che in occasione dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/difesa/midnight-hammer-anatomia-dellattacco-usa-alliran.html">Operazione Midnight Hammer </a>di giugno che portò i B-2 Spirit americani a colpire i siti nucleari iraniani nel pieno della guerra di Teheran con Israele precedettero il decollo dei velivoli deputati a realizzare il raid. Gli analisti Osint segnalano in particolare il volo di aerei per intelligence, sorveglianza e ricognizione (Isr) RC-135 Rivet Joint nella regione. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">USAF Rivet Joint Intel assets are returning to the CentCom AOR for the first time in 5 months.<br><br>64-14848 is preparing to deploy overseas this evening and typically I would expect this jet to head to Al Udeid.  Given the tensions in the area, NSA Souda may be the destination and… <a href="https://t.co/JKTRFNKhTq">pic.twitter.com/JKTRFNKhTq</a></p>&mdash; MeNMyRC (@MeNMyRC1) <a href="https://twitter.com/MeNMyRC1/status/2015931337375371292?ref_src=twsrc%5Etfw">January 26, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Ad oggi, inoltre, in Qatar e Medio Oriente sta aumentando la presenza di <strong>aerocisterne capaci di sostenere un&#8217;eventuale incursione</strong> degli F-35 e F-18 imbarcati nella flotta della Lincoln contro l&#8217;Iran. Mentre non è ancora stata definita, o non è emersa, un&#8217;analoga <strong>catena di sostegno per un&#8217;operazione analoga realizzabile dai B-2 Spirit direttamente dal suolo americano,</strong> né si sono viste per ora operazioni volte a schierare i B-52 veterani dell&#8217;United States Air Force a Diego Garcia, isola strategica dell&#8217;Oceano Indiano.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Storm Clouds Over <a href="https://twitter.com/hashtag/Tehran?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Tehran</a>: Why <a href="https://twitter.com/hashtag/Iran?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Iran</a> Is Washington&#39;s Next Target In The New Cold War<br><br>The storm clouds are gathering over <a href="https://twitter.com/hashtag/Iran?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Iran</a>. <a href="https://twitter.com/hashtag/Israel?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Israel</a> and the U.S. have finished preparing for a potential air operation. <br>🧵1/4 <a href="https://t.co/IFqHWg3YNG">pic.twitter.com/IFqHWg3YNG</a></p>&mdash; Mahalaxmi Ramanathan (@MahalaxmiRaman) <a href="https://twitter.com/MahalaxmiRaman/status/2016038223441789087?ref_src=twsrc%5Etfw">January 27, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Scenari incerti tra Usa e Iran</h2>



<p>La prospettiva che si apre di fronte agli osservatori è quella di settimane che si preannunciano critiche. Innanzitutto, perché il <strong>governo iraniano si ritrova paradossalmente più sotto pressione</strong> ora che la fase più acuta delle proteste è stata repressa rispetto al momento del climax della repressione, quando il presidente Usa Donald Trump aveva minacciato ripetutamente un intervento. </p>



<p>Il <em>build-up</em> militare di Washington è accelerato dopo  l&#8217;inizio della settimana del 12 gennaio che ha segnato il riflusso delle proteste e in cui lo stesso Trump dichiarò che &#8220;<strong>le uccisioni si stanno fermando</strong>&#8221; bloccando all&#8217;ultimo un assalto al regime dell&#8217;Ayatollah Ali Khamenei. Da allora sarebbero ripresi contatti informali tra <strong>Steve Witkoff, inviato speciale di Trump per il Medio Oriente</strong>, e<a href="https://it.insideover.com/politica/iran-lultima-battaglia-diplomatica-di-araghchi-fermare-lassalto-statunitense.html"> il ministro degli Esteri iraniano <strong>Abbas Araghchi.</strong></a> Indubbiamente &#8211; ne abbiamo scritto più volte <a href="https://it.insideover.com/politica/liran-alla-prova-delle-proteste-tara-riva-il-sistema-ha-perso-di-legittimita-per-buona-parte-della-popolazione.html">&#8211; il governo iraniano è apparso indebolito dalle proteste</a> e secondo report dell&#8217;amministrazione raccolti dal <em>New York Times</em> le agenzie Usa starebbero prospettando a Trump l&#8217;idea che il regime di Teheran si trovi nella sua fase di massima fragilità dalla caduta di Reza Pahlavi nel 1979.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">President Donald J. Trump has received multiple intelligence reports indicating that the Iranian government’s position is weakening, possibly being at its weakest point since the Shah was overthrown during the 1979 Islamic Revolution, according to several people familiar with the… <a href="https://t.co/HKq4u7BIQJ">pic.twitter.com/HKq4u7BIQJ</a></p>&mdash; OSINTdefender (@sentdefender) <a href="https://twitter.com/sentdefender/status/2015987505946837195?ref_src=twsrc%5Etfw">January 27, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Non è detto che ciò sia errato. Ma il pensiero che questo potrebbe far cogliere agli Usa l&#8217;occasione di <strong>dare una spallata decisiva</strong> per far cadere Khamenei e la Repubblica Islamica si scontra con una realtà ben più complessa, che come esito prevedibile di un attacco statunitense vedrebbe, piuttosto, o una pericolosa guerra civile o un&#8217;anarchia da cui potrebbe emergere un Iran ancora più instabile. </p>



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<p><strong>Geopolitica e finanza sono settori sempre più interconnessi. Andrea Muratore li racconta in “Follow the Money”, il nuovo corso on demand di “InsideOver”.&nbsp;</strong></p>



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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><a href="https://it.insideover.com/follow-the-money-iscriviti-anteprima-gratuita">Follow the money, come finanza e geopolitica si influenzano: iscriviti all’anteprima gratuita</a></p>
</blockquote>



<figure class="wp-block-image"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="434" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/c0f1c076-0822-442d-a6ed-5828ae8401ae_1851x784-1024x434.jpg" alt="" class="wp-image-501655" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/c0f1c076-0822-442d-a6ed-5828ae8401ae_1851x784-1024x434.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/c0f1c076-0822-442d-a6ed-5828ae8401ae_1851x784-300x127.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/c0f1c076-0822-442d-a6ed-5828ae8401ae_1851x784-768x325.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/c0f1c076-0822-442d-a6ed-5828ae8401ae_1851x784-1536x651.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/c0f1c076-0822-442d-a6ed-5828ae8401ae_1851x784-600x254.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/c0f1c076-0822-442d-a6ed-5828ae8401ae_1851x784.jpg 1851w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><a href="https://it.insideover.com/course-landing/follow-the-money-come-finanza-e-geopolitica-si-influenzano">“Follow the Money”: come finanza e geopolitica si influenzano</a></p>
</blockquote>



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<p>La via iniziale, con ogni probabilità, passerà per l&#8217;invito a dei negoziati, che Washington intende compiere con la pistola sul tavolo e la sua personale <a href="https://joehoft.com/massive-us-military-buildup-around-iran-whats-next/">&#8220;diplomazia delle cannoniere&#8221;.</a> Witkoff <a href="https://it.insideover.com/politica/usa-iran-lofferta-di-witkoff-trattative-su-nucleare-e-arricchimento-e-intanto-graham-vola-in-israele.html">ha proposto </a>una prima linea di negoziato a titolo personale il 16 gennaio, parlando all’Israel-American Conference a Hollywood, Florida, e sottolineando che gli Usa essenzialmente pretendono dall’Iran concessioni sull’arricchimento nucleare, sulla possibile decrescita dell’arsenale missilistico, sulla consegna dell’uranio arricchito dal 3,67% (limite fissato dagli accordi del 2015) al 60% e sul sostegno agli alleati regionali della <strong>Mezzaluna sciita</strong>. Concessioni pesanti il cui rifiuto potrebbe aprire la via dello scontro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa fa Israele?</h2>



<p>Stupisce, in quest&#8217;ottica, l&#8217;atteggiamento apparentemente sornione di <strong>Israele, protagonista dell&#8217;attacco all&#8217;Iran a giugno</strong> ma che in questa fase sembra in secondo piano mentre Washington rafforza la pressione sull&#8217;Iran, tanto che diversi report parlano di una Tel Aviv che si sta preparando a possibili attacchi americani senza <strong>partecipare attivamente alla loro elaborazione</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">According to Maariv, Israel is preparing for the possibility of a U.S. strike on Iran this  month under strict secrecy protocols. Israeli officials say the public would receive no advance warning to preserve U.S. operational surprise.<br><br>The IDF is expected to get only hours of…</p>&mdash; Open Source Intel (@Osint613) <a href="https://twitter.com/Osint613/status/2015928653666762814?ref_src=twsrc%5Etfw">January 26, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Risulta complicato dare una concretezza a queste voci, anche se indubbiamente va registrato il fatto che il costo umano e materiale della guerra di giugno, che ha portato più volte l&#8217;Iran a bucare la cupola antiaerea israeliana e richiesto la continua assistenza americana, <strong>probabilmente dissuade il primo ministro Benjamin Netanyahu dall&#8217;affrontare una nuova avventura bellica</strong> nell&#8217;anno che porterà Tel Aviv a elezioni e in cui lo stesso premier si gioca il grosso del suo futuro politico e personale. La situazione è liquida e in continua evoluzione. Ma c&#8217;è un dato: lo schieramento militare americano in Medio Oriente è più vasto di quello che precedette i raid di giugno. E questo dato non può semplicemente essere derubricato per motivazioni politiche. Siamo nella fase in cui tutte le opzioni sono sul tavolo. E la scelta decisiva è in mano al presidente Trump.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto.&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/gli-usa-assediano-liran-si-rafforza-lo-schieramento-militare-in-medio-oriente.html">Gli Usa assediano l&#8217;Iran: si rafforza lo schieramento militare in Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Caccia e aerocisterne, lo schieramento Usa attorno all&#8217;Iran si rafforza</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/caccia-e-aerocisterne-lo-schieramento-usa-attorno-alliran-si-rafforza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 10:22:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Proteste in Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1076" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120093506601_91cfeb79494f1db1ea005154401006c8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120093506601_91cfeb79494f1db1ea005154401006c8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120093506601_91cfeb79494f1db1ea005154401006c8-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120093506601_91cfeb79494f1db1ea005154401006c8-1024x574.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120093506601_91cfeb79494f1db1ea005154401006c8-768x430.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120093506601_91cfeb79494f1db1ea005154401006c8-1536x861.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120093506601_91cfeb79494f1db1ea005154401006c8-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120093506601_91cfeb79494f1db1ea005154401006c8-600x336.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il build up militare degli Usa intorno all'Iran comincia a farsi imponente. Si prepara una missione massiccia per un cambio di regime? </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/caccia-e-aerocisterne-lo-schieramento-usa-attorno-alliran-si-rafforza.html">Caccia e aerocisterne, lo schieramento Usa attorno all&#8217;Iran si rafforza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1076" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120093506601_91cfeb79494f1db1ea005154401006c8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120093506601_91cfeb79494f1db1ea005154401006c8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120093506601_91cfeb79494f1db1ea005154401006c8-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120093506601_91cfeb79494f1db1ea005154401006c8-1024x574.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120093506601_91cfeb79494f1db1ea005154401006c8-768x430.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120093506601_91cfeb79494f1db1ea005154401006c8-1536x861.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120093506601_91cfeb79494f1db1ea005154401006c8-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260120093506601_91cfeb79494f1db1ea005154401006c8-600x336.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli <strong>Stati Uniti stanno rafforzando il loro dispositivo militare in Medio Oriente</strong> una settimana dopo che il <strong>presidente Donald Trump</strong> è tornato indietro, apparentemente all&#8217;ultimo, dall&#8217;ipotesi di colpire l&#8217;Iran scosso dalle proteste nel momento in cui Washington ha valutato che questo non avrebbe contribuito alla caduta del regime iraniano. Dopo giorni di nuove tensioni a distanza tra Trump e la guida suprema dell&#8217;Iran, Ali Khamenei, che accusa gli Usa e Israele di aver <strong>manipolato le proteste</strong> e di averle dirottate verso una crescente spirale di violenza, è però da registrare che gli Usa non hanno mollato la presa, anzi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Si consolida lo schieramento americano</h2>



<p>Mentre la portaerei <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/la-portaerei-uss-abraham-lincoln-punta-liran-unaltra-volta.html">Uss Abraham Lincoln</a> naviga dall&#8217;Estremo Oriente verso il Golfo Persico</strong> ed è a meno di una settimana di navigazione dall&#8217;area di operazione del Comando Centrale (Centcom), e mentre anche Israele inizia a fare i conti con la prospettiva di un nuovo attacco all&#8217;Iran <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/diplomazia-tattica-e-danni-reali-liran-e-il-nucleare-dopo-la-guerra-dei-12-giorni.html">sei mesi dopo la cosiddetta &#8220;guerra dei dodici giorni&#8221;</a></strong>, va sottolineato che il <em>build-up</em> di Washington è tutt&#8217;altro che banale.</p>



<p>Negli ultimi giorni sono stati segnalati voli di aerei da trasporto tattico C-17 Globemaster dal Regno Unito e dall&#8217;isola di Diego Garcia verso la Giordania, dove stazionano <strong>squadroni di caccia F-15</strong> spostati proprio dalle isole britanniche.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🚨BREAKING: U.S. military buildup in the Middle East accelerates amid Iran tensions. C-17s flew from RAF Lakenheath, Diego Garcia &amp; Ramstein to Jordan; an F-15 squadron with KC-135 tankers deployed from the UK. <a href="https://t.co/7E0zWKyJ8n">pic.twitter.com/7E0zWKyJ8n</a></p>&mdash; ATLASPULSE (@atlaspulse_1) <a href="https://twitter.com/atlaspulse_1/status/2013292773366198675?ref_src=twsrc%5Etfw">January 19, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Manovre, queste, che indicano un chiaro segnale: Washington sta alzando l&#8217;asticella della sua <strong>presenza militare nella regione. E proprio mentre l&#8217;Iran</strong> torna più calmo all&#8217;interno ma fa i conti con il pesante bilancio della <strong>repressione delle proteste, Trump ha evocato le dimissioni di Khamenei e un cambio di governo</strong> nella Repubblica Islamica.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">US transport aircraft continue to arrive in the Middle East from Europe suggesting the deployment of more fighter aircraft.</p>&mdash; WarMonitor🇺🇦🇬🇧 (@WarMonitor3) <a href="https://twitter.com/WarMonitor3/status/2013234715717677221?ref_src=twsrc%5Etfw">January 19, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">F-15 per un&#8217;operazione pesante</h2>



<p>Segno che non potrebbe esser scritta l&#8217;ultima parola su questo dossier. La presenza degli F-15, in tal senso, è indicativa per la loro capacità di portare carichi di bombe e missili significativi e di poter colpire in profondità. <a href="https://it.insideover.com/difesa/86-miliardi-di-dollari-per-25-caccia-f-15-il-regalo-di-trump-a-israele.html">Israele, che riceverà almeno 25 F-15 di nuova generazione</a> nei prossimi anni, li ha usati contro l&#8217;Iran a giugno in combinazione con gli F-35 stealth, con questi ultimi chiamati a <strong>sopprimere le difese aeree nemiche e a colpire la prima linea di obiettivi</strong> per poi aprire la strada agli altri velivoli.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">A U.S. Air Force F-15 fighter squadron, supported by USAF KC-135 tanker aircraft, apparently deployed from the UK to the Middle East today amid rising tensions and speculation that Trump may strike Iran in the coming days, once the USS Abraham Lincoln CSG arrives in CENTCOM. <a href="https://t.co/tTTJPpzLda">https://t.co/tTTJPpzLda</a> <a href="https://t.co/8993R3K6TU">pic.twitter.com/8993R3K6TU</a></p>&mdash; Egypt&#39;s Intel Observer (@EGYOSINT) <a href="https://twitter.com/EGYOSINT/status/2012940524551069975?ref_src=twsrc%5Etfw">January 18, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>La sensazione è che gli Stati Uniti ritengano <strong>decisamente compromesse le difese aeree iraniane</strong> dopo gli attacchi israeliani e non considerino possibili operazioni di interdizione della <strong>superiorità aerea da parte della Repubblica Islamica</strong> in caso di operazione mirante a colpire i siti militari dei Pasdaran o i gangli strategici dell&#8217;Iran. <em>Defence Index</em> spiega perché il maggior carico operativo degli F-15 è ritenuto l&#8217;opzione prevalente in caso di confronto con Teheran.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🚨🇺🇸 The U.S. has deployed 12 F-15 fighter jets to the Middle East, supported by 4 aerial refueling aircraft.<br><br>The key question:<br>Why send the F-15 instead of the F-16, F-22, or F-35?<br><br>The answer lies in payload and firepower.<br><br>🔹 F-15 (F-15E / F-15EX)<br>• Maximum weapons payload:… <a href="https://t.co/uLgimdkdns">pic.twitter.com/uLgimdkdns</a></p>&mdash; Defence Index (@Defence_Index) <a href="https://twitter.com/Defence_Index/status/2013245081105604793?ref_src=twsrc%5Etfw">January 19, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Inoltre, la Lincoln, in arrivo nella regione, imbarca F-18 Super Hornet e F-35 Lighting II che potrebbero nettamente sostenere la potenza di fuoco dei caccia stanziati in Giordania. Tutto punta nella direzione di una crescente presenza militare, che non è detto possa trasformarsi nella prospettiva immediata di un attacco all&#8217;Iran se <strong>il clima politico non si deteriorerà.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Le strade di un possibile attacco americano</h2>



<p>Ad oggi, due opzioni (un colpo dalla Giordania e l&#8217;imminente schieramento della Lincoln) di attacco vengono aperte dagli Usa. Resta da capire se potenzialmente sarà gestibile anche la terza direttrice, che replicherebbe il colpo inflitto ai siti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan il 22 giugno scorso <a href="https://it.insideover.com/difesa/midnight-hammer-anatomia-dellattacco-usa-alliran.html">con l&#8217;operazione <strong>Midnight Hammer:</strong></a><strong> i bombardieri B-2 Spirit,</strong> in quel caso, decollarono direttamente dal suolo statunitense e furono riforniti in volo prima e dopo l&#8217;attacco. Per capire se in futuro gli Usa vorranno rendere operativa tale minaccia bisognerà valutare il movimento di aerocisterne e aerei da trasporto lungo l&#8217;intera possibile catena di basi che dal Missouri porterebbero i B-2 a colpire: le <strong>Azzorre nell&#8217;Oceano Atlantico, Guam nel Pacifico, Diego Garcia nell&#8217;Oceano Indiano</strong>. In quest&#8217;ultima isola, la più vicina all&#8217;Iran, ad oggi tutto sembra tranquillo.</p>



<p>Il dato sarà, chiaramente, politico e in secondo luogo militare. Vanno pesati molti fattori: che evoluzioni avranno i rapporti tra Iran e Paesi rivali? Usa e Israele continuano a far pressioni su Teheran, mentre <strong>il recente ritiro dell&#8217;invito al ministro degli Esteri Abbas Araghchi</strong> da parte del <strong>Forum di Davos</strong> mostra che una finestra diplomatica, che nel breve periodo ha forse evitato l&#8217;assalto Usa, si è chiusa e sarà difficile riaprirla. </p>



<p>Gli Usa <strong>sono pressati dagli alleati regionali, dalla Turchia all&#8217;Arabia Saudita,</strong> per evitare i raid ma nel frattempo Israele morde il freno. La principale cautela di <strong>Benjamin Netanyahu</strong> è legata alla preparazione di Tel Aviv a una risposta balistica iraniana e a ragioni di ordine politico interno: potrebbe Israele rischiare di essere colpita dai missili di Teheran nell&#8217;anno che porterà il Paese al voto? </p>



<h2 class="wp-block-heading">I dubbi di Israele</h2>



<p>Inoltre, la prospettiva di Tel Aviv è orientata a <strong>non voler rafforzare il regime di Teheran in alcun modo</strong>: &#8220;Gli attuali disordini sono considerati da molti analisti come senza precedenti per natura e portata&#8221;,<a href="https://www.timesofisrael.com/with-irans-rulers-battered-israel-hopes-to-help-knock-out-regime-by-not-getting-in-ring/"> nota il Times of Israel, </a>aggiungendo che &#8220;a causa dello stato dell&#8217;economia iraniana e dell&#8217;incapacità del regime di rispondere alle richieste dei suoi cittadini nel breve e lungo termine, queste proteste appaiono particolarmente destabilizzanti per il regime, convincendo Israele che un intervento potrebbe essere superfluo&#8221; e che potrebbe non servire un&#8217;operazione volta a sostenere il <em>rallying around the flag</em> attorno al regime. </p>



<p><strong>Si nota uno strabismo strategico tra Washington e Tel Aviv:</strong> la prima avrebbe potuto &#8211; o potrà &#8211; pensare di colpire se e solo se certa di poter dare una spallata decisiva al crollo di un regime duro a sfaldarsi, con la prospettiva di un netto ritorno alla normalità. La seconda sostiene &#8211; e in parte alimenta con operazioni coperte &#8211; la spinta dell&#8217;Iran verso un <strong>clima di sostanziale guerra civile</strong>. Ad oggi nessuno di questi scenari è plausibile nel breve periodo. Ma il rafforzamento americano attorno Teheran mostra che l&#8217;ultima parola, su questo dossier, deve ancora esser scritta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/caccia-e-aerocisterne-lo-schieramento-usa-attorno-alliran-si-rafforza.html">Caccia e aerocisterne, lo schieramento Usa attorno all&#8217;Iran si rafforza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Regime e opposizione, in Iran scoppia la &#8220;guerra&#8221; della propaganda tra Ia e deepfake</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/regime-e-opposizione-in-iran-scoppia-la-guerra-della-propaganda-tra-ia-e-deepfake.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 05:46:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Deepfake]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Proteste in Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Regime-e-opposizione-in-Iran-attorno-alle-proteste-scoppia-la-guerra-della-propaganda-tra-Ia-e-deepfake.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Regime-e-opposizione-in-Iran-attorno-alle-proteste-scoppia-la-guerra-della-propaganda-tra-Ia-e-deepfake.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Regime-e-opposizione-in-Iran-attorno-alle-proteste-scoppia-la-guerra-della-propaganda-tra-Ia-e-deepfake-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Regime-e-opposizione-in-Iran-attorno-alle-proteste-scoppia-la-guerra-della-propaganda-tra-Ia-e-deepfake-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Regime-e-opposizione-in-Iran-attorno-alle-proteste-scoppia-la-guerra-della-propaganda-tra-Ia-e-deepfake-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Regime-e-opposizione-in-Iran-attorno-alle-proteste-scoppia-la-guerra-della-propaganda-tra-Ia-e-deepfake-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Regime-e-opposizione-in-Iran-attorno-alle-proteste-scoppia-la-guerra-della-propaganda-tra-Ia-e-deepfake-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Regime e opposizione, in Iran attorno alle proteste scoppia la "guerra" della propaganda tra Ia e deepfake.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/regime-e-opposizione-in-iran-scoppia-la-guerra-della-propaganda-tra-ia-e-deepfake.html">Regime e opposizione, in Iran scoppia la &#8220;guerra&#8221; della propaganda tra Ia e deepfake</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Regime-e-opposizione-in-Iran-attorno-alle-proteste-scoppia-la-guerra-della-propaganda-tra-Ia-e-deepfake.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Regime-e-opposizione-in-Iran-attorno-alle-proteste-scoppia-la-guerra-della-propaganda-tra-Ia-e-deepfake.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Regime-e-opposizione-in-Iran-attorno-alle-proteste-scoppia-la-guerra-della-propaganda-tra-Ia-e-deepfake-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Regime-e-opposizione-in-Iran-attorno-alle-proteste-scoppia-la-guerra-della-propaganda-tra-Ia-e-deepfake-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Regime-e-opposizione-in-Iran-attorno-alle-proteste-scoppia-la-guerra-della-propaganda-tra-Ia-e-deepfake-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Regime-e-opposizione-in-Iran-attorno-alle-proteste-scoppia-la-guerra-della-propaganda-tra-Ia-e-deepfake-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Regime-e-opposizione-in-Iran-attorno-alle-proteste-scoppia-la-guerra-della-propaganda-tra-Ia-e-deepfake-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Profili attivisti, video con l&#8217;<strong>Intelligenza artificiale, </strong>campagne social martellanti: attorno alle <strong>proteste in Iran</strong> è guerra di propaganda. Sia il regime di Ali Khamenei, sotto assedio delle proteste di piazza e che ha alternato un confronto con i manifestanti al pugno di ferro, che le <strong>varie anime dell&#8217;opposizione, soprattutto fuori dall&#8217;Iran,</strong> hanno utilizzato tecnologie di manipolazione della comunicazione, anche avvalendosi delle moderne tecnologie, per far emergere la propria narrativa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La propaganda del regime</h2>



<p>Da video simbolici a vere e proprie manipolazioni, passando per campagne social martellanti, anche quella iraniana è stata una contesa che si è giocata sul piano della propaganda digitale. Il <strong>regime di Teheran</strong>, ad esempio, ha presentato come frutto di una mobilitazione pro-governo<a href="https://embed.france24.com/en/video/AB676A3A-2A07-4F5C-B26E-61B080FD27F6"> un&#8217;ampia serie di <strong>video e riprese manipolate</strong></a> o generate con l&#8217;intelligenza artificiale che rappresentavano, ad esempio, un&#8217;enorme bandiera tricolore della Repubblica Islamica trasportata da una folla festante. Oppure ha consentito la diffusione di <strong>video datati, riferiti ad esempio al 2022 o alla morte di Qasem Soleimani nel 2020</strong>, come copertura per la narrativa di fronte al blocco di Internet nel Paese.</p>



<p>Il governo di Teheran sta pensando a un&#8217;ulteriore stretta per consolidare il controllo della narrativa in futuro. <a href="https://x.com/EuroPostAgency/status/2012502664488140996">Come nota EuroPost, </a>&#8220;il governo iraniano si sta preparando a rendere l&#8217;accesso internazionale a Internet un privilegio controllato dallo Stato, con funzionari che segnalano che l&#8217;accesso illimitato potrebbe non tornare mai più dopo le chiusure legate alla repressione del 2026&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🚨 URGENT ALERT: AI-Generated Propaganda in Iran 🚨<br><br>The Islamic Republic has shut down the internet and is now using Artificial Intelligence (AI) to create FAKE VIDEOS of pro-regime crowds to deceive the world!<br><br>While they massacre innocent protesters in total darkness, they are… <a href="https://t.co/zTgkop8Bt0">pic.twitter.com/zTgkop8Bt0</a></p>&mdash; Behnam Gholipour (@beehnam) <a href="https://twitter.com/beehnam/status/2010726758706766276?ref_src=twsrc%5Etfw">January 12, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Le manipolazioni dell&#8217;opposizione</h2>



<p>La chiusura di Internet, però, apre alla prospettiva di un&#8217;analisi più a ampio raggio. Anche gli oppositori di Khamenei e del suo governo hanno utilizzato ampiamente l&#8217;arma della propaganda. &#8220;Le condizioni sono ideali per gli attori che tentano di sfruttare il blocco di Internet per rimodellare le narrazioni e l&#8217;opinione pubblica riguardo all&#8217;Iran&#8221;, ha detto <strong>Layla Mashkoor</strong>, vicedirettrice della ricerca per il Digital Forensic Research Lab dell&#8217;Atlantic Council a Washington. </p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><a href="https://it.insideover.com/follow-the-money-iscriviti-anteprima-gratuita">Follow the money, come finanza e geopolitica si influenzano: iscriviti all’anteprima gratuita</a></p>
</blockquote>



<figure class="wp-block-image"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="434" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/c0f1c076-0822-442d-a6ed-5828ae8401ae_1851x784-1024x434.jpg" alt="" class="wp-image-501655" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/c0f1c076-0822-442d-a6ed-5828ae8401ae_1851x784-1024x434.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/c0f1c076-0822-442d-a6ed-5828ae8401ae_1851x784-300x127.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/c0f1c076-0822-442d-a6ed-5828ae8401ae_1851x784-768x325.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/c0f1c076-0822-442d-a6ed-5828ae8401ae_1851x784-1536x651.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/c0f1c076-0822-442d-a6ed-5828ae8401ae_1851x784-600x254.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/c0f1c076-0822-442d-a6ed-5828ae8401ae_1851x784.jpg 1851w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><a href="https://it.insideover.com/course-landing/follow-the-money-come-finanza-e-geopolitica-si-influenzano">“Follow the Money”: come finanza e geopolitica si influenzano</a></p>
</blockquote>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><a href="https://www.nytimes.com/2026/01/16/business/iran-internet-blackout-protests-disinformation.html">Il <em>New York Times</em> ha scritto</a> che non solo <strong>nel campo del regime è successo</strong> che &#8220;account online non autentici, noti anche come bot, hanno diffuso negli ultimi giorni narrazioni false e contraddittorie su X, Instagram e altre piattaforme social&#8221;. E se molti account sono riconducibili al regime di Teheran, va aggiunto che &#8220;gran parte dei contenuti diffusi da resoconti non autentici hanno cercato di rafforzare l&#8217;opposizione dell&#8217;Iran, anche sostenendo Reza Pahlavi, figlio dello scià dell&#8217;Iran rovesciato dalla rivoluzione islamica del 1979&#8221;, il cui consenso in patria è tutto da dimostrare. <strong>NewsGuard</strong> ha stimato che complessivamente i deefake dell&#8217;una e dell&#8217;altra parte sono <a href="https://thesun.my/news/world-news/ai-generated-iran-protest-videos-spread-amid-internet-blackout/">stati visti online da 3,5 milioni di utenti.</a> E<a href="https://www.aljazeera.com/features/2026/1/15/network-linked-to-israel-pushes-to-shape-external-iran-protest-narrative"> <em>Al Jazeera</em> </a>ha compiuto un&#8217;analisi approfondita di come molti account riconducibili a Israele abbiano cavalcato la protesta social.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Iran, le domande aperte e la zona grigia</h2>



<p>Questo ha creato una <strong>zona grigia di mezze verità e molti dubbi</strong> mentre, al contempo, era difficile per il mondo esterno farsi una <strong>vera idea di ciò che stava succedendo nel Paese</strong>. A maggior ragione per il fatto che, dopo il boom dell&#8217;8-9 gennaio, è stato anche difficile reperire materiale video e informativo di qualità in misura ampia sulle proteste e la percezione ha preso il sopravvento.</p>



<p>Le domande insolute sono molte. Quanto si è protestato in Iran in quei giorni? Quanto vasta è stata la manifestazione di forza del regime per reprimere le proteste? Quanto è stato percepibile il ruolo di attori come Usa e Israele per condizionare le proteste? Quale rilevanza hanno avuto attori come Pahlavi o altre forze d&#8217;opposizione quali i Mujaheddin del Popolo (Mek) nel provare a organizzare le proteste? Che mosse ha messo in campo il governo per placare le proteste, oltre la repressione e le parole del presidente Masoud Pezeshkian? <strong>L&#8217;Iran avvolto nella nebbia di guerra ha parlato solo tramite la percezione</strong>, le comunicazioni digitali del regime o le <strong>campagne social e di controinformazione e disinformazione dell&#8217;opposizione estera</strong> variamente intesa per condizionare l&#8217;opinione globale sul regime e, dunque, strizzare l&#8217;occhio alle potenze anti-Teheran.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nebbia di guerra sull&#8217;Iran</h2>



<p>Mahsa Alimardani, direttrice del programma &#8220;Minacce e opportunità tecnologiche&#8221; presso l&#8217;organizzazione per i diritti umani <em>Witness</em>, ha scritto per <a href="https://www.theatlantic.com/international/2026/01/iran-disinformation-ai-protests-doubt/685608/"><em>The Atlantic</em> un articolo approfondito  </a>in cui ha ricordato che &#8220;le proteste iraniane sono reali&#8221;, eppure &#8220;i resoconti, le foto e i video provenienti dall&#8217;Iran sono pieni di accuse di manipolazione e falsificazione tramite l&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale, che hanno l&#8217;effetto di mettere in dubbio anche la verità&#8221;.</p>



<p>Per Alimardani chi <strong>rimane schiacciata nella guerra delle propagande è la popolazione iraniana</strong>. L&#8217;analista sottolinea che &#8220;ciò che gli iraniani vogliono e per cui stanno lottando è una domanda a cui solo loro possono rispondere. E la loro risposta merita di essere ascoltata, non plasmata da governi stranieri, ignorata dai propagandisti del regime o affogata nella nebbia che altri hanno contribuito a creare&#8221;. Uno scenario che parla di nuove forme di confronto, di <strong>guerre cognitive e di un uso strategico della propaganda</strong> con nuove leve operative estremamente tecnologiche è stato analizzabile nella protesta iraniana, su cui è <strong>oggi legittimo dire che sappiamo meno rispetto ai suoi primi giorni</strong>. </p>



<p><em>Fair is foul and foul is fair:</em> le proteste in Iran sono <strong>il trionfo dello storico adagio del <em>Macbeth</em> di William Shakespeare,</strong> un contesto in cui grazie all&#8217;Ia e alla manipolazione a trionfare è il dubbio. Dunque quella fase di incertezza che consolida lo status quo. Con buona pace di chi è sceso in piazza con legittime aspirazioni e di chi ha pensato di usare le proteste per far capitolare il fatiscente edificio di una Repubblica Islamica ancora dura a morire.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/regime-e-opposizione-in-iran-scoppia-la-guerra-della-propaganda-tra-ia-e-deepfake.html">Regime e opposizione, in Iran scoppia la &#8220;guerra&#8221; della propaganda tra Ia e deepfake</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Pahlavi e non solo: i molti fronti dell&#8217;opposizione iraniana</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/pahlavi-e-non-solo-i-molti-fronti-dellopposizione-iraniana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Jan 2026 10:42:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Proteste in Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1388" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112115233203_6ce902a2d2e419fc5fe02b64ef183a42.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112115233203_6ce902a2d2e419fc5fe02b64ef183a42.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112115233203_6ce902a2d2e419fc5fe02b64ef183a42-300x217.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112115233203_6ce902a2d2e419fc5fe02b64ef183a42-1024x740.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112115233203_6ce902a2d2e419fc5fe02b64ef183a42-768x555.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112115233203_6ce902a2d2e419fc5fe02b64ef183a42-1536x1110.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112115233203_6ce902a2d2e419fc5fe02b64ef183a42-600x434.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Uno degli elementi più rilevanti del caso iraniano è il ruolo centrale svolto da una pluralità di gruppi e movimenti nella società civile. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/pahlavi-e-non-solo-i-molti-fronti-dellopposizione-iraniana.html">Pahlavi e non solo: i molti fronti dell&#8217;opposizione iraniana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1388" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112115233203_6ce902a2d2e419fc5fe02b64ef183a42.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112115233203_6ce902a2d2e419fc5fe02b64ef183a42.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112115233203_6ce902a2d2e419fc5fe02b64ef183a42-300x217.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112115233203_6ce902a2d2e419fc5fe02b64ef183a42-1024x740.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112115233203_6ce902a2d2e419fc5fe02b64ef183a42-768x555.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112115233203_6ce902a2d2e419fc5fe02b64ef183a42-1536x1110.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260112115233203_6ce902a2d2e419fc5fe02b64ef183a42-600x434.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo aver approfondito<a href="https://it.insideover.com/politica/liran-alla-prova-delle-proteste-tara-riva-il-sistema-ha-perso-di-legittimita-per-buona-parte-della-popolazione.html"> in un precedente confronto con l&#8217;analista geopolitica <strong>Tara Riva</strong></a> gli scenari della protesta di piazza in Iran, in questa seconda parte del nostro dialogo affrontiamo il tema dell&#8217;opposizione al regime di Teheran: che equilibri disegnano per il fronte anti-Repubblica Islamica le settimane di proteste e la risposta interna e internazionale?</p>



<p><strong>Reza Pahlavi rivendica un ruolo di guida morale delle proteste. Quanto è credibile?</strong></p>



<p>&#8220;A differenza della<a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/iran-chi-sono-i-mojaheddin-e-khalq-i-radicali-sostenuti-dai-falchi-usa-21065"> MEK (Mojahedin-e Khalq)</a>, che non gode di alcuna popolarità all’interno della società iraniana pur beneficiando di sostegni politici in diversi Paesi europei e negli Stati Uniti, <strong>Reza Pahlavi </strong>dispone quantomeno di una base di sostegno, seppur limitata, all’interno dell’Iran. A mio avviso, quando si parla di “monarchici” è utile distinguere almeno due piani diversi. Il primo è di tipo nostalgico e sentimentale: riguarda <strong>una memoria idealizzata e <a href="https://appunti.substack.com/p/liran-che-vogliono">selettiva </a>del periodo pre-rivoluzionario, spesso associata all’idea di un Paese meno isolato,</strong> con maggiore libertà di movimento e una percezione di stabilità e apertura internazionale, un po’ sul modello dell’Arabia Saudita o dell’Azerbaijan di oggi. In questa componente, però, non c’è necessariamente un attaccamento alla figura di Reza Pahlavi, né un progetto politico rigido e definito, e c’è apertura a una varietà di alternative. </p>



<p>Esiste poi una seconda componente monarchica, più ideologicamente strutturata, che vede nel ritorno della monarchia sotto la guida di Reza Pahlavi l’unica opzione possibile. Questo segmento presenta una <a href="https://www.aljazeera.com/features/2024/3/9/the-strange-alliance-between-iranian-monarchists-and-israel">convergenza politico-ideologica</a> più marcata, con tratti s<a href="https://www.jadaliyya.com/Details/46906/In-Pursuit-of-Whiteness-Why-Iranian-Monarchists-Cheer-Israel%E2%80%99s-Genocide">piccatamente di destra.</a> Reza Pahlavi, dunque, ha sicuramente qualche forma di supporto che si orienta fra questi due poli, in Iran. Nelle recenti proteste<em> una novità </em>è stata che, aneddoticamente, sembra che ci siano stati alcuni slogan a suo favore, sebbene i cori e gli slogan principali che sono emersi fossero altri. Va tuttavia ricordato che <strong>l’organizzazione legata a Reza Pahlavi non è in grado di operare all’interno dell’Iran </strong>e che lo stesso Pahlavi appare in larga misura disconnesso dalla realtà del Paese e dalle dinamiche delle mobilitazioni “dal basso” che si sono sviluppate negli ultimi anni&#8221;.</p>



<p><strong>Pahlavi ha contribuito alla genesi delle proteste?</strong></p>



<p>&#8220;<a href="https://www.ft.com/content/c930adea-b9f8-4bcd-bfe5-ad9dad497106">Non ha avuto alcun </a>ruolo nell’innesco delle proteste, che nascono da cause endogene e da problemi strutturali interni alla società iraniana. Piuttosto, tende a inserirsi a posteriori nel discorso pubblico, cercando di capitalizzare politicamente movimenti già esistenti. Già alcuni anni fa, <strong>Reza Khandan</strong> — noto attivista del movimento “Donna, Vita, Libertà” e marito dell’avvocata per i diritti umani <strong>Nasrin Sotoudeh</strong> — aveva espresso la sua preoccupazione in <a href="https://edition.cnn.com/2023/05/22/opinions/iran-button-protest-couple-nasrin-sotoudeh-reza-khandan-kaufman">un’intervista alla CNN</a>: <em>“La mia più grande paura è che questo movimento venga dirottato da un piccolo ma visibile gruppo di opposizione all’estero, concentrato attorno al figlio dello Shah, Reza Pahlavi. Hanno un accesso privilegiato ai media internazionali, sono molto ricchi e opportunisti e dispongono di reti di potere influenti. Eppure sono scollegati dalla società iraniana e dagli attivisti che portano avanti questo movimento sul terreno. Il rischio è passare da un regime teocratico a una dittatura laica”.</em> La posizione ufficiale di Reza Pahlavi, va sottolineato, è quella di proporsi come figura guida per una “fase di transizione” verso un sistema democratico. Tuttavia, una parte non marginale della sua base nella diaspora continua a spingere apertamente per la restaurazione della monarchia&#8221;.</p>



<p><strong>Che prospettive ha l&#8217;agenda politica dell&#8217;ex principe?</strong></p>



<p>&#8220;Al di là delle proprie opinioni individuali su Reza Pahlavi, il dato oggettivo è che dopo 47 anni lui non è riuscito a costruire in alcun modo un’opposizione ampia, plurale, strutturata e politicamente efficace. Questo appare dovuto sia ai suoi limiti evidenti di strategia e capacità organizzativa, sia al fatto che una parte significativa della sua base più “radicale”, soprattutto all’estero, è fortemente divisiva e poco incline al dialogo con altre componenti della diaspora stessa. Ciò che, a mio avviso, risulta particolarmente problematico è il carattere quasi incondizionato del sostegno proveniente dal segmento monarchico più radicale: <strong>Pahlavi continua a godere di appoggio a prescindere da risultati concreti o da un progetto politico chiaro.</strong> Proprio in quanto figlio di un monarca deposto che ha guidato un regime autoritario e repressivo, la costruzione di un’opposizione inclusiva, disciplinata e realmente pluralista avrebbe potuto rappresentare per lui un’occasione di legittimazione politica. Questa occasione, però, non è mai stata oggettivamente colta. Lo stesso <a href="https://www.reuters.com/world/americas/trump-questions-reza-pahlavis-ability-garner-support-iran-2026-01-15/">Donald Trump ha espresso dubbi </a>sulla capacità di Pahlavi di raccogliere un sostegno sufficiente per governare l’Iran — al netto del valore politico che si voglia attribuire alle sue dichiarazioni, che potrebbero variare nel corso delle prossime 24h. In questo contesto, l’unico ruolo realmente rilevante che Reza Pahlavi sembra poter esercitare nelle proteste è <strong>di natura soprattutto simbolica e psicologica</strong>: per chi è mosso da nostalgia o lo considera l’unica alternativa rimasta, può rappresentare una sorta di “polo di riferimento” in assenza di altre figure politiche organizzate&#8221;.</p>



<p><strong>Che scenari si profilano per le altre anime dell&#8217;opposizione iraniana?</strong></p>



<p>&#8220;A ostacolare in modo sistematico l’emergere di un’opposizione iraniana ampia, organizzata e capace di rappresentare un’alternativa inclusiva contribuiscono tre attori principali: <a href="https://www.dropsitenews.com/p/iran-protests-us-israel-islamic-republic">la Repubblica Islamica, Israele e gli Stati Uniti</a>. <strong>Nessuno di questi ha un reale interesse in un Iran democratico, sovrano e politicamente indipendente. </strong>Israele e gli Stati Uniti perché perseguono, per ragioni strategiche, l’obiettivo di un Iran indebolito, dipendente e, in alcuni scenari, potenzialmente frammentato. Non hanno, a mio avviso, alcun interesse nel vedere emergere un’opposizione unita, forte, organizzata, plurale, inclusiva e credibile nella diaspora, supportando segmenti e gruppi estremamente impopolari (per esempio, la MEK) o figure che, come Pahlavi, non sono state capaci di costruire un’alternativa credibile in decenni. Figure come Reza Pahlavi (ma questo vale anche per altri), a mio avviso, finiscono anche per essere funzionali a questa dinamica. Il segmento monarchico più radicale che lo sostiene è spesso impegnato in campagne <a href="https://cpj.org/2022/10/cpj-condemns-harassment-bomb-threat-against-iranian-american-journalist-negar-mortazavi/">sistematiche di delegittimazione</a> e in accuse infondate contro studiosi, accademici, <a href="https://www.politico.com/news/magazine/2023/04/22/iran-diaspora-harassment-00092598">giornalisti</a> e persino semplici utenti online iraniani che non condividono la loro linea politica, in particolare rispetto al sostegno alla strategia di “massima pressione” di Trump e, più recentemente, <strong>all’aperta legittimazione di ipotesi di regime change con un intervento militare. </strong>Si tratta di un <a href="https://x.com/mashabani/status/2012531505273159838?s=20">comportamento ormai ben noto </a>all’interno della diaspora iraniana, ma che raramente è accompagnato da prese di distanza chiare, scuse pubbliche o da tentativi concreti di disciplinare questi segmenti. Basti pensare che <strong>Yasmin Pahlavi </strong>(la moglie di Reza Pahlavi) ha in passato condiviso un’immagine con lo slogan<a href="https://x.com/tara_riva/status/1783425031692779771?s=20"> “morte ai Mojahed, ai mullah e alla sinistra”</a>, un episodio che ha contribuito ad alimentare ulteriormente le polarizzazioni e le <a href="https://x.com/tara_riva/status/1934248980117930385?s=20">divisioni</a> all’interno della diaspora&#8221;.</p>



<p><strong>Cosa frena l&#8217;emersione di una opposizione &#8220;ufficiale&#8221; interna?</strong></p>



<p>&#8220;All’interno del Paese, un’opposizione “ufficiale” unitaria, ampia e strutturata, dotata di una leadership riconoscibile, non è riuscita a emergere perché viene stroncata dalla Repubblica Islamica, che ha ogni interesse nel voler mantenere il potere. Tuttavia, uno degli elementi più rilevanti del caso iraniano è i<strong>l ruolo centrale svolto da una pluralità di gruppi e movimenti nella società civile </strong>— movimenti femministi, di lavoratori, studenti, attivisti ambientali e molto altro — che, nonostante le difficoltà che affrontano continuamente con le autorità della Repubblica Islamica, hanno alimentato e sostenuto molte delle mobilitazioni degli ultimi anni. Sta di fatto che, ad oggi, <strong>non esiste una figura in grado di guidare un fronte ampio e organizzato </strong>che possa articolare in modo coerente una linea politica condivisa, sia essa orientata alla “fine della Repubblica Islamica” o a una sua profonda trasformazione strutturale. Nonostante ciò, molti analisti concordano sul fatto che l’Iran sia entrato, da un paio d’anni, in una <a href="https://www.vox.com/politics/474763/iran-protests-trump-khamenei">fase di transizione latente</a>, sull’orlo di un potenziale cambiamento interno significativo. Il leader supremo Ali Khamenei ha 86 anni e, dopo la sua scomparsa, è prevedibile l’apertura di un vuoto di potere. In quel momento, una domanda che oggi circola già anche negli ambienti politici, ossia “che direzione prenderà l’Iran?” diventerà inevitabilmente centrale anche nello spazio pubblico. Inoltre, chiunque sarà il suo successore, difficilmente potrà godere, almeno nella fase iniziale, dello stesso livello di autorità personale e di controllo politico accumulato da Khamenei nel corso dei decenni. Questo indebolimento relativo del vertice <em>potrebbe</em> aprire spazi di manovra nuovi, creando potenzialmente le condizioni per cambiamenti profondi all’interno del sistema&#8221;.</p>



<p><strong>Il ruolo della diaspora è emerso profondamente in questi mesi. Come si posizionano gli iraniani all&#8217;estero rispetto alle proteste?</strong></p>



<p>&#8220;La diaspora iraniana è eterogenea e distribuita in diverse aree del mondo, in particolare negli Stati Uniti. Nel corso degli ultimi decenni si sono succedute più ondate migratorie, ciascuna con caratteristiche, esperienze e traiettorie diverse, che hanno inciso profondamente sulle identità politiche e sociali delle comunità all’estero. <strong>Si tratta di una realtà molto più complessa e plurale di quanto spesso venga rappresentato. </strong>I monarchici ne costituiscono certamente una componente, ma sono solo una tra le tante, anche se tendono a ricevere una visibilità sproporzionata nei media europei e statunitensi. Ciò che accomuna la stragrande maggioranza della diaspora è il dolore e la preoccupazione per quanto sta accadendo nel Paese, così come l’angoscia per la sorte di familiari, amici e connazionali. Al netto di chi, per convinzione ideologica o interesse personale, rimane fortemente legato alla Repubblica Islamica, <strong>il sostegno verso chi protesta è ampio e trasversale.</strong> Molti nella diaspora conoscono direttamente le condizioni materiali, le frustrazioni e le aspirazioni di chi protesta, e ne comprendono le legittime rivendicazioni. La solidarietà di molti iraniani con i concittadini in Iran è molto visibile in questi giorni. Le “divisioni”, quindi, non riguardano la solidarietà verso i manifestanti, ma il modo in cui vengono interpretate le<strong> cause strutturali </strong>della crisi attuale e, soprattutto, le s<strong>trategie ritenute necessarie per il futuro&#8221;.</strong></p>



<p><strong>Come si esplicitano tali divisioni?</strong></p>



<p>&#8220;Una parte della diaspora, ad esempio, ha avuto un ruolo centrale nel sostenere la politica di “massima pressione” promossa da Donald Trump. Se pochi anni fa il tema del <em>regime change </em>e di un intervento militare rappresentava ancora un tabù — e veniva spesso pubblicamente negato dai sostenitori della “massima pressione” — dopo l’aggressione militare israelo-statunitense è emerso con maggiore chiarezza che, per una parte di questo fronte, l’ipotesi di un intervento armato e di un cambio di regime imposto dall’esterno non solo è accettabile, ma apertamente auspicata. <strong>Per un’ampia fetta della diaspora, invece, questa posizione rappresenta una linea rossa. </strong>Le ragioni sono molteplici: il ricordo dei precedenti interventi di “regime change” nella regione e del caos che ne è seguito, il rischio concreto di una destabilizzazione interna prolungata, la possibilità di una guerra civile e il timore di una frammentazione territoriale dell’Iran. </p>



<p>Come già accennato, un’altra linea di frattura riguarda l’interpretazione delle cause strutturali che hanno portato alla situazione drammatica che osserviamo oggi. <strong>Per molti, il punto di rottura attuale è interamente attribuibile alla Repubblica Islamica</strong>: al modo violento con cui si è consolidata e ha mantenuto il potere, alla sua politica estera e alla sua incapacità di riformarsi in profondità e di affrontare le crisi ambientali, economiche, sociali e culturali del Paese. Altri, pur riconoscendo pienamente i crimini e le responsabilità del regime, ritengono che esista anche una <a href="https://www.micromega.net/iran-le-crisi-le-rivolte-e-leco-della-storia">responsabilità internazionale</a> significativa. Le sanzioni e l’isolamento, spesso presentati come strumenti di “sostegno” al popolo iraniano, <strong>hanno in realtà rafforzato nel tempo le componenti più rigide e autoritarie del sistema.</strong> Il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo nucleare (JCPOA) nel 2018, per citare un esempio, ha finito per rafforzare la narrativa di <strong>Ali Khamenei </strong>secondo cui Washington non sarebbe un interlocutore affidabile. Spesso, inoltre, il semplice sostegno a strumenti diplomatici come la JCPOA viene interpretato da alcuni segmenti della diaspora come una forma di “complicità” con la Repubblica Islamica. Si tratta però di una lettura semplicistica: è infatti possibile chiedere, allo stesso tempo, la fine delle sanzioni unilaterali statunitensi e sostenere l’adozione di sanzioni multilaterali approvate dalle Nazioni Unite, molto più mirate, e condizionate al rispetto di parametri concreti sui diritti umani (creando anche un “incentivo”). Queste sono alcune delle principali “faglie” che attraversano la diaspora iraniana. Il nodo centrale non è la solidarietà verso chi protesta, che rimane ampia e diffusa, ma il modo in cui si interpreta il percorso che ha portato fin qui e, soprattutto, le strategie ritenute più efficaci per il futuro&#8221;.</p>



<p><strong>Come giudicare l&#8217;approccio delle cancellerie internazionali alla protesta iraniana? Che posizione ritiene debbano prendere Italia e Europa?</strong></p>



<p>&#8220;Vale la pena ricordare che pochi anni fa l’Unione Europea aveva svolto un ruolo centrale nei negoziati che portarono alla firma della JCPOA. Anche dopo il<a href="https://www.parlamento.it/application/xmanager/projects/parlamento/file/repository/affariinternazionali/osservatorio/approfondimenti/PI0139_App.pdf"> ritiro unilaterale di Donald Trump dall’accordo</a> e la reintroduzione delle sanzioni statunitensi, l’Unione Europea ha tentato di reagire rafforzando strumenti già esistenti, come la <a href="https://finance.ec.europa.eu/eu-and-world/open-strategic-autonomy/extraterritoriality-blocking-statute_en">Blocking Statute</a>, per proteggere le imprese europee dalle cosiddette sanzioni secondarie e per salvaguardare i rapporti commerciali con l’Iran. In questo contesto sono stati creati anche meccanismi innovativi per facilitare le transazioni, come<a href="https://it.euronews.com/2019/02/01/instex-contro-le-sanzioni-usa-un-nuovo-canale-commerciale-tra-paesi-europei-e-iran"> l’Instrument in Support of Trade Exchanges</a> <em>(per approfondire, suggerisco la lettura del paragrafo <strong>“Extraterritorialità: l’asimmetria del potere nelle sanzioni unilaterali”</strong> di </em><a href="https://kritica.it/politica/il-caso-sala-abedini-e-le-asimmetrie-imperialiste-del-potere/"><em>questo</em></a><em> articolo).</em> Fino a pochi anni fa, dunque, l’Europa mostrava una maggiore consapevolezza della necessità di controbilanciare (seppur in modo limitato) alcune pressioni statunitensi, anche (ma non solo) sull’Iran, cercando di preservare almeno una parziale autonomia rispetto all’alleato atlantico.   </p>



<p>Dopo l’aggressione militare russa contro l’Ucraina – una grave violazione della Carta delle Nazioni Unite – il rapporto fra Teheran e Mosca può aver contribuito al deterioramento delle relazioni. Tuttavia, non credo proprio questo elemento, da solo, possa spiegare il riposizionamento radicale dell’Europa nei confronti dell’Iran. A mio avviso, questo cambio di rotta è il riflesso di dinamiche più ampie, che vanno oltre il caso iraniano in sé e che riguardano molto più l’Europa che non l’Iran: (1) da un lato della fase storica, culturale, politica e identitaria che l’Europa sta attraversando internamente; (2) dall’altro, <strong>la progressiva erosione di qualsivoglia autonomia strategica che l’Unione Europea aveva tentato, in passato, di ritagliarsi rispetto agli Stati Uniti.</strong> Per questo ritengo che tale riposizionamento dipenda in modo davvero marginale da ciò che accade in Iran o dalle scelte compiute da Teheran. Ad esempio, negli scorsi giorni l’Unione Europea ha annunciato l’intenzione di chiedere agli Stati Membri di procedere con la <a href="https://x.com/EP_President/status/2011449949955694752?s=20">designazione dei IRGC </a>come organizzazione terroristica. Per anni questo è stato uno dei punti di frizione con gli<a href="https://www.congress.gov/bill/118th-congress/house-resolution/288/text"> Stati Uniti,</a> sull’Iran. Si tratta chiaramente di una scelta eminentemente politica, e non è evidente in che modo una simile misura possa tradursi in un reale “sostegno” alla popolazione iraniana. Le iniziative presentate come “a favore del popolo iraniano”, sia negli scorsi giorni che negli ultimi anni, sembrano riflettere molto <strong>più una volontà di segnalare il proprio allineamento con Washington che un impegno coerente </strong>nell’applicazione di strumenti contemplati dal diritto internazionale o delle raccomandazioni avanzate da <a href="https://www.ohchr.org/en/documents-listing?field_content_category_target_id%5B182%5D=182&amp;field_entity_target_id%5B1304%5D=1304&amp;view_mode=document-list">organismi delle Nazioni Unite</a> e da organizzazioni per i diritti umani come <a href="https://www.amnesty.org/en/latest/news/2026/01/iran-massacre-of-protesters-demands-global-diplomatic-action-to-signal-an-end-to-impunity/">Amnesty International</a>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Insomma, se c&#8217;era un treno è stato perso tempo fa&#8230;</h2>



<p>Un’azione politica concreta e realisticamente alla portata dell’Europa, durante la “guerra dei 12 giorni”, sarebbe stata quella di proporsi come attore diplomatico centrale per favorire una de-escalation. Questo non solo non è avvenuto, ma in alcuni casi — come nelle <a href="https://www.middleeasteye.net/opinion/germany-israel-dirty-work-merz-exposes-orientalist-roots-genocidal-zionism">dichiarazioni di Merz</a> — si è assistito a un endorsement <em>de facto </em>dell’aggressione militare israeliana, che è una violazione della Carta delle Nazioni Unite. Negli scorsi giorni, inoltre, il lavoro diplomatico più intenso per evitare un’escalation e una possibile invasione statunitense in Iran è stato portato avanti da attori regionali, come l’Arabia Saudita e la Turchia (contrariamente agli Emirati Arabi Uniti e Israele). <strong>L’Unione Europea, invece, ne ha semplicemente approfittato per fare ulteriori concessioni agli Stati Uniti. </strong>Se proviamo ad alzare un po’ l’asticella, un altro passo possibile sarebbe stato quello di condannare in modo fermo e inequivocabile la repressione e il massacro perpetrato dalle autorità iraniane, accompagnando questa posizione con <em>l’impegno concreto</em> a sostenere immediatamente il lavoro degli organismi internazionali incaricati di indagare sulle violazioni, fare chiarezza sui fatti e attivare meccanismi di responsabilità. </p>



<p>Allo stesso tempo, per mantenere un minimo di credibilità politica e diplomatica, sarebbe stato necessario richiamare tutti gli attori al rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Iran, ribadendo che un’aggressione militare è una violazione della Carta ONU e che le <strong><em>presunte</em></strong> operazioni di infiltrazione esterna — a cui hanno fatto riferimento esponenti statunitensi e israeliani e che, indipendentemente dalla loro veridicità, hanno fornito al regime un alibi per giustificare i massacri — rischiano di aggravare ulteriormente la drammatica situazione nel Paese. Il fatto che una posizione di questo tipo — <strong>diplomatica, ancorata al diritto internazionale e con qualche possibilità in più di risultare concretamente “utile” </strong>nel tentativo di ridurre le tensioni, ma <em>ribadendo</em> e <em>applicando</em> in modo concreto il sostegno europeo ai meccanismi di responsabilità — oggi ci appaia come qualcosa di lontano o persino difficilmente immaginabile dovrebbe far riflettere più gli europei che gli iraniani. Siamo entrati in una fase in cui la diplomazia e il multilateralismo — oltre allo sforzo di non delegittimare apertamente il diritto internazionale — stanno velocemente svanendo dalla cultura politica europea&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/pahlavi-e-non-solo-i-molti-fronti-dellopposizione-iraniana.html">Pahlavi e non solo: i molti fronti dell&#8217;opposizione iraniana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Iran alla prova delle proteste. Tara Riva: &#8220;Il sistema ha perso di legittimità per buona parte della popolazione&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/liran-alla-prova-delle-proteste-tara-riva-il-sistema-ha-perso-di-legittimita-per-buona-parte-della-popolazione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jan 2026 16:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Proteste in Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1197" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_2025120912392115_2aba51ad2e7ba35be4bdd844ba1eb6ec-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_2025120912392115_2aba51ad2e7ba35be4bdd844ba1eb6ec-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_2025120912392115_2aba51ad2e7ba35be4bdd844ba1eb6ec-1-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_2025120912392115_2aba51ad2e7ba35be4bdd844ba1eb6ec-1-1024x638.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_2025120912392115_2aba51ad2e7ba35be4bdd844ba1eb6ec-1-768x479.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_2025120912392115_2aba51ad2e7ba35be4bdd844ba1eb6ec-1-1536x958.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_2025120912392115_2aba51ad2e7ba35be4bdd844ba1eb6ec-1-600x374.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Iran sta vivendo da diverse settimana una serie di proteste estremamente articolate nella loro genesi e complesse nel proprio sviluppo e che raccontano di un Paese che si trova di fronte a una grande prova istituzionale e sistemica: la Repubblica Islamica reggerà? Che voce in capitolo hanno le varie anime della frastagliata opposizione iraniana? InsideOver &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/liran-alla-prova-delle-proteste-tara-riva-il-sistema-ha-perso-di-legittimita-per-buona-parte-della-popolazione.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/liran-alla-prova-delle-proteste-tara-riva-il-sistema-ha-perso-di-legittimita-per-buona-parte-della-popolazione.html">L&#8217;Iran alla prova delle proteste. Tara Riva: &#8220;Il sistema ha perso di legittimità per buona parte della popolazione&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1197" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_2025120912392115_2aba51ad2e7ba35be4bdd844ba1eb6ec-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_2025120912392115_2aba51ad2e7ba35be4bdd844ba1eb6ec-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_2025120912392115_2aba51ad2e7ba35be4bdd844ba1eb6ec-1-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_2025120912392115_2aba51ad2e7ba35be4bdd844ba1eb6ec-1-1024x638.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_2025120912392115_2aba51ad2e7ba35be4bdd844ba1eb6ec-1-768x479.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_2025120912392115_2aba51ad2e7ba35be4bdd844ba1eb6ec-1-1536x958.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/OVERCOME_2025120912392115_2aba51ad2e7ba35be4bdd844ba1eb6ec-1-600x374.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Iran sta vivendo da diverse settimana una serie di proteste estremamente <strong>articolate nella loro genesi e complesse nel proprio sviluppo</strong> e che raccontano di un Paese che si trova di fronte a una grande prova istituzionale e sistemica: la <a href="https://it.insideover.com/politica/vacilla-la-repubblica-islamica-e-khamenei-chiama-allunita-liran-scosso-dalle-proteste.html"><strong>Repubblica Islamica</strong> </a>reggerà? Che voce in capitolo hanno le varie anime della frastagliata opposizione iraniana? <em>InsideOver</em> ne discute con <strong>Tara Riva</strong>, analista specializzata in relazioni internazionali e geopolitica, con un focus sul Medio Oriente e sull’Iran. </p>



<p>Dopo un Master in Global Security Studies a Sheffield, Riva ha lavorato presso istituzioni come le Nazioni Unite e il Parlamento Europeo. Attualmente lavora come freelance in Svizzera. In questa prima parte del suo colloquio con <em>InsideOver,</em> approfondiamo le dinamiche della protesta iraniana a partire dalla sua genesi. Una seconda parte sarà più specificamente dedicata all&#8217;analisi delle opposizioni iraniane e delle loro varie dinamiche interne.</p>



<p><strong>Che scenari stanno delineando le proteste per il futuro del regime iraniano?</strong></p>



<p>Le proteste recenti in Iran si inseriscono in un <a href="https://www.micromega.net/iran-le-crisi-le-rivolte-e-leco-della-storia">percorso lungo </a>e complesso di lotta per l’autodeterminazione, segnato da cicli ricorrenti di mobilitazione di massa e resistenza civile. Oggi, per una parte sempre più ampia della popolazione iraniana, il progetto politico della Repubblica Islamica — o meglio, la sua “fase rivoluzionaria” — è ormai esaurito. Negli ultimi due anni, con l’indebolimento significativo dell’architettura di deterrenza del regime (il cosiddetto “asse della resistenza”) seguito dall’aggressione militare israeliana dello scorso giugno hanno colpito uno dei pilastri simbolici e strategici del sistema: la pretesa capacità di prevenire nuove invasioni, dopo il trauma della guerra con l’Iraq, e di difendere il territorio nazionale da minacce esterne. A questo si sommano problemi strutturali irrisolti: una crisi economica profonda, sfide ambientali, sociali e culturali e l’enorme impatto delle sanzioni internazionali che hanno, assieme alle riforme di <a href="https://www.bourseandbazaar.org/vision-iran-initiative-articles/2026/1/7/what-iran-needs-is-a-new-social-revolution?fbclid=IwY2xjawPSTghleHRuA2FlbQIxMQBicmlkETFuQmRsWTJmT2huVnRySDc4c3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHkOV-Jh54h-S31fbFM8JSVY4Jn18pPArlhtdCTO2r9kG-S5M2CgJcunW1bO8_aem_Ts7zdziQ2WVkPqQ8w672lg">aggressiva liberalizzazione economica</a> negli ultimi decenni, accentuato le disuguaglianze economiche del Paese. In questo contesto, un sistema politico autoritario, incapace di offrire risposte credibili, viene percepito da una larga parte della popolazione iraniana come privo di futuro e di legittimità.</p>



<p><strong>A suo avviso, gli apparati iraniani percepiscono tutto ciò?</strong></p>



<p>Anche all’interno del sistema questa realtà è ormai evidente. Per semplice istinto di sopravvivenza politica, molti attori del regime sanno di trovarsi sotto una pressione crescente, sia sul piano interno sia su quello internazionale. Già prima dell’aggressione militare israeliana, in <a href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2025/jun/17/iranian-people-liberty-prosperity-israel-iran-missiles">settori della stessa classe politica</a> iraniana si erano moltiplicate discussioni (dietro le quinte) e segnali che indicavano la necessità di un <a href="https://www.vox.com/politics/474763/iran-protests-trump-khamenei">cambio di rotta.</a> La leadership iraniana ha inoltre dovuto confrontarsi con la forza e la persistenza della mobilitazione durante il movimento “Donna, Vita, Libertà”. Le rivendicazioni delle donne sono diventate il cuore simbolico e politico della legittima istanza di una larga parte del Paese di trasformazione del Paese. Dopo la cosiddetta “guerra dei 12 giorni”, la pressione per un rinnovamento profondo ai vertici del potere è ulteriormente aumentata.</p>



<p><strong>E ormai è evidente una crisi di legittimità&#8230;.</strong></p>



<p>Le proteste degli ultimi giorni pongono il regime di fronte a un bivio ancora più netto: fino a che punto credono di poter contenere questa rabbia sociale? Fino a che punto il pugno di ferro, la repressione e i massacri potranno reggere in piedi un sistema che ha perso legittimità per buona parte della popolazione?</p>



<p>Secondo gli ultimi aggiornamenti di <a href="https://www.en-hrana.org/day-20-of-protests-continued-internet-blackout-and-human-rights-groups-focus-on-documenting-the-crackdown/">HRANA (pubblicati il 16 gennaio 2026)</a>, il numero di morti confermati ha raggiunto almeno 3.090 (2.885 erano manifestanti, 165 appartenevano alle forze governative o di sicurezza e 21 erano civili non coinvolti nelle proteste), mentre il numero dei detenuti è di 22.123. In diversi casi, le mobilitazioni hanno assunto tratti più violenti rispetto al passato. Anche solo per una logica di autoconservazione, dunque, diventa sempre più difficile per il regime ignorare il livello di esasperazione e di rabbia che attraversa la società iraniana.</p>



<p><strong>Al netto della &#8220;nebbia&#8221; che circonda il Paese dopo giorni dove la rete Internet è stata bloccata,si puo capire che anime convivono nelle proteste?</strong></p>



<p>La Repubblica Islamica oggi è molto impopolare in un’ampia fetta della società iraniana. Esiste certamente una fascia della popolazione che – per allineamento ideologico o per convenienza – sostiene grossomodo il sistema vigente (spesso stimata attorno al 20%), anche qualora vi fossero alternative pragmatiche e praticabili. Ma per una parte più ampia della popolazione, il sistema vigente non è più sostenibile. Il fattore scatenante delle recenti proteste è stato il crollo del Rial a fine dicembre, che ha mobilitato inizialmente i commercianti, per poi coinvolgere rapidamente altri segmenti della società. A manifestare non sono soltanto i “laici”, come talvolta viene semplificato nel dibattito europeo, né prevalentemente i giovani. Le <a href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2026/jan/13/thousands-dead-iranian-protests-regime-saddam-hussein-iraq">mobilitazioni si sono estese </a>a tutte le province, raggiungendo oltre 180 città, e hanno attraversato linee etniche, sociali e generazionali. Ciò che accomuna chi protesta è un diffuso sentimento di rabbia e frustrazione per l’incapacità della Repubblica Islamica di affrontare in modo efficace le crisi interne ed esterne, per l’assenza di una strategia credibile volta a ridurre l’isolamento internazionale e per la gestione fallimentare dell’impatto delle sanzioni, esacerbata da <a href="https://www.bourseandbazaar.org/vision-iran-initiative-articles/2026/1/7/what-iran-needs-is-a-new-social-revolution?fbclid=IwY2xjawPSTghleHRuA2FlbQIxMQBicmlkETFuQmRsWTJmT2huVnRySDc4c3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHkOV-Jh54h-S31fbFM8JSVY4Jn18pPArlhtdCTO2r9kG-S5M2CgJcunW1bO8_aem_Ts7zdziQ2WVkPqQ8w672lg">riforme economiche </a>inadeguate. A questo si aggiungono disuguaglianze socio-economiche sempre più profonde, un sistema politico autoritario, crisi ambientali, sociali e culturali, un livello elevato di corruzione, gravi violazioni dei diritti umani e una crescente perdita di fiducia nel futuro. </p>



<p><strong>Cosa esprimono le proteste della voce del Paese?</strong></p>



<p>Una parte significativa della popolazione (persino molti segmenti che in passato lo supportavano) ha ormai reciso qualsiasi legame simbolico con la cosiddetta “fase rivoluzionaria” della Repubblica Islamica. Chiede libertà, la fine dell’isolamento internazionale, il rispetto dei diritti fondamentali e, soprattutto, una governance più competente e responsabile, capace di affrontare in modo concreto le molteplici sfide che il Paese si trova ad affrontare. Per alcuni, la Repubblica Islamica deve cessare di esistere, crollare. Altri propongono un <a href="https://www.avvenire.it/mondo/il-mio-iran-non-cambiera-con-le-bombe-di-israele-ma-con-un-referendum_93313">referendum</a> per permettere alla popolazione di scegliere, sperando che questo porti ad una transizione verso una repubblica laica e democratica. Altri ancora, spesso pragmatismo, vogliono una “nuova direzione”, esigendo una trasformazione radicale del sistema attraverso profondi cambiamenti strutturali nei ranghi della Repubblica Islamica, anziché delle riforme “contenute” che non portano ai profondi cambiamenti auspicati. </p>



<p><em>1 &#8211; continua</em></p>
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		<title>Inflazione, disoccupazione e fuga di capitali: la spirale che impoverisce e radicalizza l&#8217;Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/inflazione-disoccupazione-e-fuga-di-capitali-la-spirale-che-impoverisce-e-radicalizza-liran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jan 2026 13:09:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Proteste in Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1248" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260116140851525_6536420d8aad129f3369d0093508b012.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260116140851525_6536420d8aad129f3369d0093508b012.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260116140851525_6536420d8aad129f3369d0093508b012-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260116140851525_6536420d8aad129f3369d0093508b012-1024x666.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260116140851525_6536420d8aad129f3369d0093508b012-768x499.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260116140851525_6536420d8aad129f3369d0093508b012-1536x998.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260116140851525_6536420d8aad129f3369d0093508b012-600x390.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’economia iraniana non crolla per un solo motivo. È una miscela di cattiva gestione, corruzione e sanzioni che da anni indebolisce la classe media e allarga il numero dei poveri. La guerra di giugno ha accelerato queste tendenze: nei sei mesi successivi, il rial avrebbe perso oltre il 40 per cento del suo valore e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/inflazione-disoccupazione-e-fuga-di-capitali-la-spirale-che-impoverisce-e-radicalizza-liran.html">[...]</a></p>
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<p>L’economia<a href="https://it.insideover.com/politica/la-scure-di-trump-contro-un-iran-piu-debole.html"> iraniana non crolla per un solo motivo.</a> È una miscela di <strong>cattiva gestione, corruzione</strong> e sanzioni che da anni indebolisce la classe media e allarga il numero dei poveri. La guerra di giugno ha accelerato queste tendenze: nei sei mesi successivi, il rial avrebbe perso oltre il 40 per cento del suo valore e l’inflazione sarebbe salita fino al 60 per cento. Quando la moneta perde credibilità, il Paese si spezza in due: chi può proteggersi convertendo e spostando capitali, e chi resta prigioniero dei prezzi. È lì che la protesta smette di essere episodica e diventa identitaria.</p>



<p>Il <strong>blocco del programma nucleare e la percezione</strong> <strong>di un ridotto margine negoziale</strong> sul fronte delle sanzioni hanno alimentato la fuga di capitali. È un meccanismo politico prima che finanziario: se gli attori economici pensano che la pressione esterna aumenterà e che lo Stato non potrà alleggerire la stretta, investono altrove. E lo Stato, per compensare, stringe ancora: controlli, restrizioni, razionamenti di fatto. È il circolo vizioso che trasforma la crisi economica in crisi di legittimità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra economica come moltiplicatore: tariffe e isolamento dei partner</h2>



<p>A complicare il quadro si aggiunge la dimensione esterna. <strong>Donald Trump ha annunciato una tariffa del 25 per cento sui beni provenienti</strong> da qualsiasi Paese che faccia affari con l’Iran. È una sanzione di secondo livello travestita da politica commerciale: non colpisce solo Teheran, ma costringe anche altri a scegliere, mettendo sotto pressione relazioni economiche che coinvolgono Paesi come Cina, India, Russia, Turchia e Iraq. Sul piano pratico significa più rischio, più costi, più assicurazioni, più intermediazioni, quindi meno scambi e più caro-vita.</p>



<p>Per l’Iran, la posta è il petrolio. Anche senza un’azione militare diretta, una strategia fatta di bombardamenti limitati e interdizione delle esportazioni energetiche può mettere in ginocchio un’economia già fragile. Il punto è che la piazza iraniana, in questo scenario, non è solo un fenomeno interno: diventa un fattore dentro una più ampia pressione economica, e quindi un elemento della guerra per procura combattuta con strumenti finanziari, logistici e normativi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Valutazione militare: intervento possibile, esiti incerti</h2>



<p>Trump ha dichiarato sui social network che gli Stati Uniti sono “armati e pronti” a intervenire per “salvare” i manifestanti da una repressione violenta. A Teheran questa frase viene letta non come solidarietà, ma come cornice narrativa. Il rischio evocato da Nasr è che la protesta serva a giustificare un’azione militare, con richiami a precedenti dove la protezione dei civili è stata usata per legittimare l’uso della forza.</p>



<p>Il parallelo con la Libia è istruttivo: l’idea della “responsabilità di proteggere” può trasformarsi in un grimaldello politico. In Iran, però, l’effetto potrebbe essere opposto a quello desiderato da chi vuole il cambio di regime: l’attacco esterno tende a ricompattare la società attorno allo Stato, almeno nel breve periodo, spostando l’asse da “contro il governo” a “contro l’aggressore”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tre opzioni, tre rischi: colpire siti, colpire apparati, colpire i vertici</h2>



<p>Un intervento mirato su siti militari avrebbe probabilmente scarso impatto sulla gestione dell’ordine pubblico e potrebbe dissolvere le proteste, trasformandole in mobilitazione patriottica. Un attacco più ampio contro le forze di sicurezza che reprimono le manifestazioni implicherebbe operare nelle aree urbane e aumenterebbe il rischio di vittime civili, con un doppio risultato possibile: o la piazza si ritira per paura, o il Paese precipita in una dinamica di guerra interna.</p>



<p>L’ipotesi di colpire i vertici politici e militari è la più spettacolare ma anche la più imprevedibile. Eliminare decisori non significa automaticamente aprire uno spazio democratico; può invece consegnare il controllo a strutture ancora più rigide o a una lotta interna tra apparati. Il cambio di regime non è un interruttore: è un processo, e spesso è un processo sanguinoso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fattore Transnistria? No: qui la “zona grigia” è dentro le città</h2>



<p>A differenza di altri teatri dove le “zone grigie” sono territori contesi, in Iran la zona grigia è la città stessa: la convivenza instabile tra una società stanca e un apparato che teme il collasso ma teme anche l’invasione. Questo rende difficile qualsiasi calcolo occidentale. Perché un’azione esterna, anche limitata, può cambiare la psicologia collettiva più di quanto cambi la capacità operativa del regime.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lettura geopolitica e geoeconomica: l’Iran stretto tra due minacce</h2>



<p>Un altro elemento che pesa, secondo l’analisi riportata, è la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti il 3 gennaio. L’idea che circola a Teheran è inquietante: si può colpire il capo e lasciare in piedi la struttura di potere, imponendole di sottomettersi o di essere strangolata economicamente. Non serve occupare, non serve “costruire una nazione”, basta controllare i nodi: finanza, esportazioni, trasporti, accesso ai mercati.</p>



<p>Applicato all’Iran, lo scenario temuto è una strategia in più atti: colpi di precisione contro la guida suprema e i principali decisori, sequestro di petroliere in mare, interdizione delle esportazioni petrolifere e poi una lista di richieste: rinuncia ai programmi nucleari e missilistici, riduzione dell’autonomia strategica, apertura forzata sulle risorse. È la geoeconomia come forma moderna di coercizione: non ti conquisto, ti rendo ingovernabile finché accetti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La risposta iraniana: deterrenza di necessità e negoziato senza arretrare</h2>



<p>Di fronte a questi scenari, il 6 gennaio il Consiglio di Difesa iraniano ha rivisto la posizione strategica e ha annunciato la possibilità di “misure preventive” in presenza di segnali oggettivi di minaccia. È un modo per dire: il costo esiste. Anche se Teheran sa che un attacco preventivo contro obiettivi statunitensi in Medio Oriente potrebbe aprire una guerra che non vuole e che potrebbe segnare la fine del regime, non può permettersi di apparire priva di opzioni. La deterrenza, in questi momenti, è soprattutto comunicazione.</p>



<p>Il 12 gennaio l’Iran ha detto di essere pronto al conflitto ma anche pronto a negoziare. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha rivendicato la preparazione militare “più che nella guerra precedente”, mentre Trump ha parlato di “opzioni molto forti” e di un incontro organizzato con funzionari iraniani, aggiungendo però che gli Stati Uniti “potrebbero dover agire” prima, a seconda di come si sviluppano le proteste. Tuttavia, le linee rosse restano: Teheran sostiene che riprenderebbe un negoziato serio solo se Washington ritirasse la richiesta di interrompere l’arricchimento dell’uranio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La piazza come detonatore, non come soluzione</h2>



<p>Il nodo, alla fine, è che la protesta iraniana non può essere letta soltanto come una dinamica interna. È anche un detonatore possibile in uno scontro più ampio. La vera minaccia per Teheran, in questa lettura, non è solo ciò che i manifestanti possono ottenere da soli, ma ciò che altri potrebbero fare usando la protesta come legittimazione.</p>



<p>Sul piano umano, i dati diffusi da un’organizzazione per i diritti umani con sede negli Stati Uniti parlano di 646 morti accertati: 505 manifestanti, tra cui 9 bambini, 133 militari e membri delle forze dell’ordine, oltre ad altre vittime civili. Numeri che, a prescindere dalle letture, raccontano un livello di scontro già alto e una tensione che difficilmente rientra con una semplice manovra economica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tre scenari possibili: il regime resiste, il regime si trasforma, il regime precipita</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Resistenza per logoramento</h3>



<p>Il primo scenario è quello più tipico dei sistemi chiusi: repressione mirata, concessioni selettive, gestione della scarsità. Lo Stato prova a spezzare la protesta senza incendiare il Paese, puntando sulla stanchezza e sulla paura. Funziona se l’economia non collassa ulteriormente e se l’esterno non alza troppo la pressione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Trasformazione controllata</h3>



<p>Il secondo scenario è un <strong>aggiustamento guidato dall’alto: riforme economiche più credibili, qualche apertura sociale</strong>, e un tentativo di riaprire un canale negoziale internazionale per alleggerire sanzioni e strangolamento finanziario. È lo scenario più razionale e anche il più difficile, perché implica che le fazioni interne accettino compromessi reali e che l’esterno dia qualcosa in cambio.</p>



<p>Il <strong>terzo scenario è la crisi simultanea</strong>: piazza che cresce e pressione esterna che si intensifica, fino a rendere ingestibile la sicurezza interna e insostenibile la tenuta economica. È lo scenario che spaventa tutti, compresi molti avversari dell’Iran, perché un collasso in un Paese di quel peso strategico può produrre frammentazione, migrazioni, radicalizzazioni e guerre per procura.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una conclusione amara: il vicolo è stretto e il tempo non aiuta</h2>



<p>Ecco perché queste proteste “sembrano diverse”. Non perché l’Iran non abbia già visto rivolte coraggiose e repressioni feroci, ma perché oggi il regime è stretto tra due minacce contemporanee: una interna, che può diventare di massa, e una esterna, che può usare la prima come leva. In questo gioco, la scelta non è tra bene e male, ma tra rischi: reprimere e spaccare, o attendere e invitare l’ingerenza.</p>



<p><strong>Vali Nasr</strong> suggerisce che un crollo totale non è necessariamente imminente, ma che la rivoluzione iraniana si sta avvicinando alla fine. Forse è questa la formula più onesta: non una profezia, ma un avvertimento. Quando l’economia brucia, la politica si polarizza e la guerra resta sullo sfondo, nessuna via d’uscita è semplice. E in Iran, oggi, la cosa più pericolosa è proprio questa: che la crisi non ha un solo centro. Ne ha due. E si alimentano a vicenda.</p>
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		<title>Trump: &#8220;Le uccisioni si sono fermate&#8221;: da Washington acqua sul fuoco dello scontro con l&#8217;Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/trump-le-uccisioni-si-sono-fermate-da-washington-acqua-sul-fuoco-dello-scontro-con-liran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 21:43:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Proteste in Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1536" height="864" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran.webp 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran-300x169.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran-1024x576.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran-768x432.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran-334x188.webp 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran-600x338.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 1536px) 100vw, 1536px" /></p>
<p>Venti di guerra e spiragli di pace attorno l&#8217;Iran. Le ultime giornate hanno visto un climax ascendente di minacce di intervento statunitense contro il Paese centroasiatico, ove il regime è accusato di una pesante repressione delle proteste iniziate a fine 2025. Abbiamo visto negli ultimi giorni le minacce di Donald Trump a Teheran, l&#8217;appello dei &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/trump-le-uccisioni-si-sono-fermate-da-washington-acqua-sul-fuoco-dello-scontro-con-liran.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/trump-le-uccisioni-si-sono-fermate-da-washington-acqua-sul-fuoco-dello-scontro-con-liran.html">Trump: &#8220;Le uccisioni si sono fermate&#8221;: da Washington acqua sul fuoco dello scontro con l&#8217;Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Venti di guerra e spiragli di pace attorno l&#8217;<strong>Iran. Le ultime giornate hanno visto un climax</strong> ascendente di minacce di intervento statunitense contro il Paese centroasiatico, ove il regime è accusato di una <strong>pesante repressione delle proteste iniziate a fine 2025</strong>. Abbiamo visto negli ultimi giorni le minacce di <strong>Donald Trump a Teheran,</strong> l&#8217;appello dei Paesi europei ai loro concittadini a lasciare l&#8217;Iran, lo schieramento di <strong>aerocisterne attorno al Golfo Persico e a Honolulu</strong>, come a voler sostenere un volo dei bombardieri provenienti da Diego Garcia o direttamente dal suolo americano. Ma alle spalle, evidentemente, una diplomazia che si è mossa non si è mai fermata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trump frena sullo scontro con l&#8217;Iran</h2>



<p>Lo confermano le parole di Trump direttamente dallo Studio Ovale della Casa Bianca. Il presidente Usa, poche ore dopo che dall&#8217;Europa era giunta voce di un attacco americano possibile in una <strong>finestra di 24 ore</strong>, ha gettato inaspettatamente acqua sul fuoco: &#8220;Le uccisioni in Iran si sono fermate&#8221;, ha detto poco più di 24 ore dopo aver invitato i cittadini del Paese a prendere d&#8217;assalto le istituzioni della Repubblica Islamica, aggiungendo che &#8220;non c&#8217;è un piano per le esecuzioni&#8221; dei manifestanti arrestati. Se l&#8217;Iran avesse iniziato a impiccare i protestanti, avrebbe superato un&#8217;esplicita <strong>linea rossa per l&#8217;intervento.</strong></p>



<p><strong> Queste parole riportano verso il sereno il meteo nella regione</strong> e lasciano uno spiraglio, peraltro nemmeno minuscolo, per la possibilità di una soluzione diplomatica alla questione delle proteste in Iran e più in generale al contesto strategico di Teheran. </p>



<p>Leggiamo a livello sistemico il contesto strategico: Trump parla anche perché sa bene che le opzioni militari per gli Usa sono, nel breve periodo, limitate. Con le portaerei lontane e con la possibilità di colpire solo a lunga distanza o coi caccia nella regione, <strong>Trump non è sembrato dare alcun ordine di preparazione</strong> a un attacco su larga scala paragonabile a quello che precedette a giugno l&#8217;operazione Midnight Hammer contro i siti nucleari dell&#8217;Iran.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dilemmi nel Golfo</h2>



<p>Tutto questo abbassa la temperatura dello scontro. <strong>Il rischio per il Medio Oriente era quello di scivolare verso il baratro</strong> da un crinale già pericoloso. Ma in fin dei conti la <strong>guerra appariva una soluzione subottimale per tanti</strong>.</p>



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https://twitter.com/sentdefender/status/2011532334495936732
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<p>Non volevano la guerra gli alleati regionali degli Stati Uniti, a partire da <strong>Turchia, Arabia Saudita e Qatar</strong>. In particolar modo, il ministro degli Esteri <strong>turco Hakan </strong><a href="https://it.insideover.com/politica/perche-la-turchia-teme-lo-scenario-caos-in-iran.html"><strong>Fidan</strong> </a>ha nell&#8217;ultima settimana condotto un&#8217;amplissima attività diplomatica tra le cancellerie della regione, incontrando ieri l&#8217;ambasciatore a Ankara Tom Barrack, peraltro critico della storica strategia americana dei <em>regime change</em> che l&#8217;élite neoconservatrice e interventista voleva veder applicata anche contro gli ayatollah. Temendo il caos e l&#8217;ipotesi di una guerra civile in Iran, i turchi e le altre potenze regionali hanno spinto per far desistere gli Usa. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Anche Israele ha dei dubbi</h2>



<p>Ma a ben guardare neanche <strong>Israele e Benjamin Netanyahu</strong> sembravano entusiasti del bis del conflitto di giugno: l&#8217;ipotesi di un attacco <strong>iraniano con missili a lungo raggio sullo Stato Ebraico</strong> come rappresaglia ai raid avrebbe colto Tel Aviv sguarnita in termini di <strong>difesa antiaerea</strong>. </p>



<p>Netanyahu sperava, realisticamente, in un collasso dell&#8217;Iran e in una genuina vittoria delle proteste o, ipotesi strategica ancor più rilevante, nella <strong>balcanizzazione del Paese</strong> per la cui concretizzazione non avrebbe, in solitaria, le forze. Dominatore tattico, lo Stato Ebraico non ha ottenuto alcun obiettivo strategico a giugno, non riuscendo a conseguire il collasso della Repubblica Islamica o la paralisi strategica del sistema militare. </p>



<p>Un nuovo conflitto sarebbe risultato in un azzardo, anche per Netanyahu: inaugurare l&#8217;anno che porterà alle elezioni politiche con una pioggia di missili sulle città israeliane non apparirebbe un buon viatico. Non a caso il <em>Washington Post</em> oggi segnalava che Israele e Iran, tramite la <strong>mediazione russa, avrebbero concordato di desistere da attacchi preventivi</strong>. Segno dello sfinimento dei due contendenti dopo i colpi scambiati a giugno.</p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">BREAKING — Israel and Iran secretly reassured each other via Russia that they would not preemptively attack each other <br><br>— Washington Post <a href="https://t.co/FSvKWSUEmL">pic.twitter.com/FSvKWSUEmL</a></p>&mdash; Ragıp Soylu (@ragipsoylu) <a href="https://twitter.com/ragipsoylu/status/2011534133290549466?ref_src=twsrc%5Etfw">January 14, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Il gran tessitore Araghchi in campo</h2>



<p>A tal proposito, è bene sottolineare come <strong>l&#8217;Iran stesse portando avanti un&#8217;intensa attività diplomatica</strong>. <a href="https://it.insideover.com/politica/iran-lultima-battaglia-diplomatica-di-araghchi-fermare-lassalto-statunitense.html">Abbas Araghchi, ministro degli Esteri di Teheran,</a> si era messo a <strong>pedalare in testa al gruppo</strong> con la consueta energia: due chiamate con Fidan tra ieri e oggi, una serie di contatti con i diplomatici della regione e, soprattutto, un filo diretto con l&#8217;inviato di Trump <strong>Steve Witkoff</strong> con cui i rapporti sono solidi dopo mesi di negoziato sul nucleare nel 2025 hanno contribuito a non <strong>isolare la Repubblica Islamica</strong>. Araghchi era stato il primo, lunedì, a parlare di una situazione &#8220;sotto controllo&#8221;, e negli ultimi giorni è stato lecito chiedersi quanto intensamente l&#8217;Iran stesse ancora protestando.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Tempo di domande sull&#39;Iran: quanto effettivamente si sta ancora protestando dopo giorni di repressione? Quanto coordinamento c&#39;è tra le proteste? Che tenuta avrebbe il regime a una spallata esterna? Che piani di contingenza hanno gli attori regionali? La nebbia é fitta 1/</p>&mdash; Andrea Muratore (@Murandrea1) <a href="https://twitter.com/Murandrea1/status/2011138606002590205?ref_src=twsrc%5Etfw">January 13, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Dietro le parole di Trump c&#8217;è, dunque, un intenso lavorio diplomatico. C&#8217;è la consapevolezza che <strong>questa volta si gioca seriamente col fuoco, </strong>e che le conseguenze di un incendio sarebbero letali e non governabili. L&#8217;Iran è il territorio inesplorato dei conflitti mediorientali. L&#8217;unico Paese esterno alla Penisola Arabica, nel Grande Medio Oriente in fiamme degli ultimi decenni, cui sia stata risparmiata una guerra lunga e duratura sul suo territorio, al netto dei dodici giorni di scontro con Israele. <strong>Anche chi, inequivocabilmente, chiama a gran voce la caduta degli ayatollah,</strong> come Israele, probabilmente non ha la forza e la volontà di affrontare, almeno per ora, il rischio di un rogo. <strong>Non è la pace, è un equilibrio situazionista che potrebbe evitare conseguenze peggiori</strong>. Ma non risolve i problemi strategici a monte e, soprattutto, concede uno spiraglio di tregua che avrà senso solo se ben sfruttato.</p>
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		<title>Iran, il regime in bilico: la miccia dell&#8217;economia, la crisi della Repubblica islamica, le minacce esterne</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/iran-il-regime-in-bilico-la-miccia-delleconomia-la-crisi-della-repubblica-islamica-le-minacce-esterne.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 05:46:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Proteste in Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>All’inizio si è trattato di un malcontento economico. Poi è entrata nel mirino delle proteste la legittimità della Repubblica Islamica.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/iran-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Le proteste iraniane ripartite dalla fine di dicembre 2025 hanno un’origine che non ha bisogno di simboli: <strong>il denaro che non vale più nulla.</strong> Il rial che scivola, l’inflazione che divora i risparmi, i prezzi che corrono più in fretta dei salari. È la sequenza classica delle crisi profonde: prima la rabbia per la vita quotidiana che si restringe, poi la domanda più scomoda, quella politica, perché a un certo punto il problema smette di essere “quanto costa” e diventa “chi decide”.</p>



<p>All’inizio si è trattato di <a href="https://it.insideover.com/politica/il-risveglio-del-bazar-le-radici-profonde-delle-proteste-in-iran.html">un malcontento economico</a>. Poi, quando le classi medie hanno cominciato ad affacciarsi in massa, la piazza ha cambiato linguaggio: non più soltanto sussidi e bollette, ma <strong>la legittimità stessa della Repubblica Islamica.</strong> È un passaggio cruciale, perché segna la trasformazione da protesta sociale a contestazione dell’ordine. Ed è il punto in cui, di solito, lo Stato reagisce con la durezza che conosciamo dalla storia recente iraniana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La repressione non è scattata subito</h2>



<p>Questa volta, però, il potere ha esitato. Nel 2009, con il Movimento Verde, e nel 2022, con la rivolta “Donna, Vita, Libertà”, l’apparato di sicurezza fu rapido e brutale. <strong>Oggi la risposta è apparsa più lenta, quasi prudente, come se i governanti temessero di fare il passo più lungo della gamba.</strong></p>



<p>Il presidente <strong>Masoud Pezeshkian</strong> ha provato inizialmente una via amministrativa: misure restrittive per liberare risorse e finanziare sussidi ai più poveri. Una toppa, più che una soluzione, e infatti non ha retto. Quando la protesta si è estesa e l’8 gennaio è esplosa in modo diffuso nel Paese, allora la repressione è diventata seria. Ma il tempo perso è un segnale: non perché il regime sia improvvisamente “morbido”, bensì perché <strong>è costretto a misurare ogni colpo.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il regime ragiona con un nemico alle spalle</h2>



<p>Per capire la prudenza, bisogna guardare fuori dall’Iran. Le proteste avvengono all’ombra della guerra di dodici giorni con Israele dello scorso giugno. Secondo Vali Nasr, <strong>quel conflitto ha lasciato la leadership iraniana in una condizione di shock strategico</strong>: la sensazione che la crisi possa riprendere in qualsiasi momento pesa più dei disordini interni. Se immagini una nuova escalation esterna, ogni mossa interna diventa pericolosa: una repressione troppo dura può rompere il fragile rapporto ricucito con una parte della popolazione durante la guerra; una repressione troppo blanda può far crescere la piazza e offrire ad altri il pretesto per intervenire.</p>



<p>In più, l’Iran arriva a questa fase con deterrenti più deboli. La pressione israeliana su Hezbollah e il crollo del sistema siriano guidato da <strong>Bashar al-Assad</strong> hanno ridotto la profondità strategica di Teheran. La rete regionale non è più la stessa; la capacità di alzare il costo di un intervento straniero si è assottigliata. È un punto essenziale: quando perdi leve all’esterno, diventano più fragili anche le certezze interne.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il patto implicito spezzato</h2>



<p>Durante la guerra di giugno, molti iraniani si erano stretti “sotto la bandiera” e il regime aveva risposto allentando l’applicazione di alcune regole religiose, in particolare sul velo. <strong>Non era liberalismo: era gestione del consenso</strong> in tempo di pericolo. Una tregua tattica, un patto implicito per attraversare la tempesta.</p>



<p>Le proteste attuali mettono quel patto davanti a un bivio. Se lo Stato reprime senza misura, rischia di bruciare il credito residuo accumulato durante la guerra e di convincere anche gli indecisi che l’apertura era una finzione. Se lo Stato lascia correre, la protesta può diventare contagiosa e, soprattutto, può essere presentata dall’esterno come una richiesta d’aiuto che “obbliga” a intervenire.</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>12mila morti in Iran? Ecco perché è doveroso andarci cauti</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/12mila-morti-in-iran-ecco-perche-e-doveroso-andarci-cauti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jan 2026 16:16:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Proteste in Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1079" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260111141112671_9aa68838d1e4d319b3d2028fded3d144.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260111141112671_9aa68838d1e4d319b3d2028fded3d144.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260111141112671_9aa68838d1e4d319b3d2028fded3d144-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260111141112671_9aa68838d1e4d319b3d2028fded3d144-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260111141112671_9aa68838d1e4d319b3d2028fded3d144-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260111141112671_9aa68838d1e4d319b3d2028fded3d144-1536x863.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260111141112671_9aa68838d1e4d319b3d2028fded3d144-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260111141112671_9aa68838d1e4d319b3d2028fded3d144-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella giornata odierna tutte le testate italiane stanno ripetendo a gran voce una statistica: sarebbero almeno 12mila i morti nella repressione sanguinosa delle proteste in Iran ad opera della Repubblica Islamica. Un dato che è stato fornito da una testata di informazione sul Paese persiano ostile alle autorità di Teheran, Iran International, e su cui &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/12mila-morti-in-iran-ecco-perche-e-doveroso-andarci-cauti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1079" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260111141112671_9aa68838d1e4d319b3d2028fded3d144.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260111141112671_9aa68838d1e4d319b3d2028fded3d144.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260111141112671_9aa68838d1e4d319b3d2028fded3d144-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260111141112671_9aa68838d1e4d319b3d2028fded3d144-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260111141112671_9aa68838d1e4d319b3d2028fded3d144-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260111141112671_9aa68838d1e4d319b3d2028fded3d144-1536x863.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260111141112671_9aa68838d1e4d319b3d2028fded3d144-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260111141112671_9aa68838d1e4d319b3d2028fded3d144-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella giornata odierna tutte le testate italiane stanno ripetendo a gran voce una statistica: sarebbero almeno <strong>12mila i morti nella repressione sanguinosa delle proteste in Iran</strong> ad<a href="https://it.insideover.com/politica/vacilla-la-repubblica-islamica-e-khamenei-chiama-allunita-liran-scosso-dalle-proteste.html"> opera della Repubblica Islamica.</a> Un dato che è stato fornito da una testata di informazione sul Paese persiano ostile alle autorità di Teheran, <em>Iran International,</em> e su cui è doveroso però porre alcuni <em>caveat</em>.</p>



<p>Intendiamoci: l&#8217;Iran sta vivendo un momento drammatico e, nelle cinque giornate di blackout di Internet, è avvolto da una coltre di <strong>nebbia di guerra sotto cui scontri, repressione e problemi interni</strong> appaiono difficile da monitorare. </p>



<p>In tal senso, la conta dei morti delle proteste risulta un esercizio estremamente complesso e la stima lanciata <a href="https://www.iranintl.com/en/202601130145">da <em>Iran International,</em></a> testata basata a Londra e con legami con l&#8217;Arabia Saudita (che l&#8217;avrebbe finanziata con un sostegno importante e <a href="https://www.theguardian.com/world/2018/oct/31/concern-over-uk-based-iranian-tv-channels-links-to-saudi-arabia">su cui il Guardian aveva acceso il faro</a> già nel 2018), appare da prendere con le pinze: gli autori dichiarano di aver compiuto un &#8220;rigoroso processo articolato in più fasi e in conformità con gli standard professionali consolidati&#8221; con fonti dall&#8217;ufficio presidenziale, dalla sicurezza nazionale iraniana, da cittadini e testimoni iraniani per concludere che la marea montante dei massacri avrebbe causato gli oltre 12mila morti soprattutto tra <strong>giovedì 8 e venerdì 9 gennaio </strong>e affermando che &#8220;in termini di portata geografica, intensità della violenza e numero di morti in un breve lasso di tempo, questo omicidio non ha precedenti nella storia dell&#8217;Iran&#8221;, sotto forma di un&#8217;uccisione organizzata e ordinata dall&#8217;alto.</p>



<p>L&#8217;enormità di queste dichiarazioni si scontra con l&#8217;assenza di una documentazione affidabile, di prove, di concretezza. Spesso la portata di certi massacri da parte di regimi autoritari richiede mesi, se non anni, per essere svelata. Iran International annuncia di aver monitorato in tempo reale incrociando le fonti una mole enorme di documenti usciti da un Paese che ha calato una pesante cappa di censura, e di averlo fatto in meno di una settimana.</p>



<p>Viene da pensare che l&#8217;ampiezza delle informazioni raccolte dalla testata cozza con i problemi di comunicazione imposti dal blocco del regime e dal jamming di diversi sistemi <strong>Starlink, unico mezzo con cui le informazioni escono dall&#8217;Iran</strong>, e sembrano peraltro presupporre una <strong>capacità repressiva delle autorità iraniane che cozza con l&#8217;incremento delle proteste</strong> nei giorni successivi alle date di massimo scontro tra forze di sicurezza e piazze. La nostra stampa ha <strong>ripreso genericamente queste dichiarazioni senza fare alcuna verifica concreta, senza approfondire e senza vagliare</strong>, così come hanno fatto le testate di pochi altri Stati, segnatamente in particolare due nemici giurati di Teheran come<a href="https://www.azernews.az/region/252938.html"> Azerbaijan</a> e<a href="https://www.israelhayom.com/2026/01/13/iran-protests-massacre-report-12000-dead/"> Israele.</a> </p>



<p>Apriamo la stampa internazionale: <strong>la notizia dei 12mila morti</strong> non appare su <em>Washington Post, Guardian, Die Welt, Le Monde, El Pais</em>. Tutte queste testate citano, invece, il dato di Reuters, che dopo aver parlato con una fonte iraniana <a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/about-2000-killed-iran-protests-official-says-2026-01-13/">afferma che i morti potrebbero essere <strong>circa 2mila contando il personale di sicurezza </strong></a><strong>ed è quest&#8217;ultima stima, più vicina al dato dei giorni scorsi che parlava di oltre mezzo migliaio di morti</strong>, che viene utilizzata da molte testate autorevoli come statistica più credibile. Tra le testate israeliane, <a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/iran-confirms-some-2000-people-killed-in-protests/">il Times of Israel utilizza a sua volta questi dati</a>.</p>



<p>Un ordine di grandezza simile la stima <a href="https://www.nytimes.com/2026/01/13/world/middleeast/iran-protester-deaths.html">che fa tramite le sue fonti il New York Times, il quale  dichiara che potrebbero <strong>alzarsi a 3mila. </strong></a>Un numero altissimo, intendiamoci, ma che <strong>sembra inserirsi nel (brutale) computo dei giorni scorsi</strong> più della statistica, non verificata, di Iran International, che peraltro aggiunge elementi a corredo come l&#8217;idea di una campagna di sostanziale sterminio coordinata dall&#8217;alto che appare più il preludio e la giustificazione a ogni politica di <strong>duro intervento, magari anche militare, contro l&#8217;Iran</strong> che un&#8217;operazione di sostanziale giustizia per le vittime della repressione e i protestanti.</p>



<p><strong>Dal nostro punto di vista, ciò che ci interessa sono tanto la chiarezza e la verità dell&#8217;informazione quanto il primato del realismo sull&#8217;emotività,</strong> che è dovuta a maggior ragione quando si commentano fatti tragici. Ci ricordiamo i soldati iracheni che toglievano i bambini dalle incubatrici in Kuwait, <a href="https://www.lastampa.it/esteri/2021/10/28/news/dalle_fosse_comuni_di_gheddafi_ai_massacrati_di_timisoara_cosi_una_fotografia_puo_trasformare_la_realta_-305856/">le fosse comuni di Gheddafi in Libia,</a> i<a href="https://it.insideover.com/guerra/40-bambini-decapitati-da-hamas-era-un-falso-e-si-poteva-saperlo.html"> neonati decapitati da Hamas il 7 ottobre 2023</a> in Israele: <strong>tutti elementi aggiunti a fatti tragici e ingiustificabili (l&#8217;aggressione di Saddam Hussein</strong> del 1990, la repressione del Colonnello contro le proteste in Libia, le stragi jihadiste in Israele) rivelatisi falsi sul lungo periodo ma utilizzati come <strong>benzina mediatica per un clima di inevitabile conflittualità</strong>.</p>



<p>L&#8217;informazione ha il dovere di parlare chiaramente e di denunciare i fatti, anche più turpi. Non di piegarli acriticamente a narrazioni che sappiamo bene dove possano portare. E non è <strong>certamente fare un favore all&#8217;Iran degli Ayatollah domandarsi perché nessuna grande testata internazionale</strong> prende per buona una stima che <strong>sestuplica le stime più elevate</strong> dei morti raccolte da Reuters, il cui metodo e la cui credibilità non si possono mettere in discussione, mentre la stampa italiana le accetta acriticamente. Non fa giustizia dei morti iraniani e delle speranze dei cittadini del Paese centroasiatico usare la strumentalizzazione delle proteste per fini che sappiamo essere molto noti. E potrebbero essere rovinosi per tutti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/12mila-morti-in-iran-ecco-perche-e-doveroso-andarci-cauti.html">12mila morti in Iran? Ecco perché è doveroso andarci cauti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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