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Sette mesi dopo l’inizio del conflitto israelo-palestinese l’attenzione dei media allo scenario di guerra è ancora molto alto. Negli scorsi mesi si è parlato molto di come la disinformazione su questo conflitto abbia giocato un ruolo primario nel formare l’opinione pubblica dei lettori in tutto il mondo. Tra i tanti filoni narrativi, uno dei più importanti è di sicuro la falsa storia sui 40 bambini decapitati da Hamas. 

C’è un motivo per cui questa narrazione si è distinta dal resto della disinformazione prodotta in questi mesi: a diffondere ed amplificarla sono state alcune delle più autorevoli e note testate in italia e all’estero. Per esempio, se oggi si prova a digitare in italiano su un motore di ricerca “Hamas 40 bambini decapitati” molti dei risultati nella prima pagina di ricerca appartengono a note testate giornalistiche nazionali e contengono notizie non vere e non verificate. 

A questo scenario affianchiamo un altro dato che può aiutarci a capire la portata di ciò che è accaduto. Il digital news report 2023 che classifica e ragruppa le prime testate online anche per livello di credibilità da parte dei lettori ci aiuta a cristalizzare una notizia: delle prime 10 testate più credibili in italia, almeno 6 hanno pubblicato informazioni non vere o non verificate sul filone narrativo dei 40 bambini decapitati da Hamas. In aggiunta, ad oggi nessuno di questi siti di informazione ha pubblicato a posteriori un disclaimer o un fact-cheking sulla notizia.

Come si è costruita la notizia falsa dei 40 bambini decapitati da Hamas

Procediamo per ordine. Il 10 ottobre 2023, a 72 ore di distanza dalle prime notizie sull’assalto del gruppo Hamas al confine tra la striscia di Gaza e i territori israeliani, una reporter, Nicole Zedek, di i24News, canale israeliano all-news durante un servizio sul campo nei territori assaltati dal gruppo Hamas ha riportato una notizia che in pochissimi minuti ha fatto il giro del mondo: durante l’assalto del 7 ottobre Hamas ha decapitato 40 bambini. Quando la giornalista riporta questa notizia sono le 12:56 del pomeriggio del 10 ottobre 2023. Nel servizio televisivo in diretta non ci sono prove fotografiche o elementi che possano provare quanto sostenuto dalla giornalista. Diciannove minuti dopo il servizio in diretta, il canale i24News pubblica su Twitter una video sintesi in cui viene descritta così la notizia: “Circa 40 bambini morti sono stati portati via dal luogo del ritrovamento. Culle rovesciate, passeggini abbandonati e porte spalancate”.

Nel video la giornalista Zedek insieme al cameraman continuano a descrivere la storia dei 40 bambini decapitati inquadrando da lontano il Kibutz Kfar Azza e passeggiando tra soldati israeliani. Passano altri dieci minuti, sono circa le 14:30, e la giornalista israeliana ricondivide il tweet di I24News aggiungendo un particolare fondamentale per lo sviluppo di questa narrativa: la giornalista non ha visto in prima persona i corpi dei bambini ma la notizia le è stata riferita dai soldati israeliani.

Nel pomeriggio del 10 ottobre anche il portavoce del governo Israeliano ricondivide a sua volta la notizia di I24News scrivendo: “Hamas ha decapitato bambini, li sradicheremo”.

I rumors sul filone narrativo continuano durante tutta la giornata del 10 ottobre, fino a quando alle 18:31 il New York Times, come riporta Le Monde, riferisce di avere la conferma di soli tre ragazzi morti e nessuno decapitato. Alle ore 20:36 del 10 ottobre l’agenzia di stampa turca Anadolu pubblica una notizia in esclusiva in cui racconta che un funzionario dell’esercito israeliano ha riferito all’agenzia turca di non avere alcuna conferma circa la notizia del  ritrovamento di 40 bambini decapitati durante la mattinata del 10 aprile. Queste due notizie diventano estremamente importanti perchè effettivamente contrastano la narrativa diffusa dalle voci pro-israele e segnalano la possibilità che la notizia possa essere falsa. Queste due informazioni non verranno mai riprese dalle testate italiane – solo in un caso è stata citata la notizia di Anadolu, citando tuttavia il ritrovamento di 40 bambini- come vedremo più avanti, nonostante le fonti risultassero disponibili online in maniera gratuita e accessibile. 

Il giorno dopo, l’11 ottobre 2023, una voce politica autorevole continua ad amplificare la notizia falsa: il presidente americano Joe Biden in una conferenza stampa (a questo link è possibile leggere la trascrizione) afferma: “Non avrei mai pensato di dover vedere e confermare foto di bambini decapitati da terroristi”.

La dichiarazione fa ancora una volta il giro del mondo. Ma in poche ore anche la dichiarazione di Joe Biden viene smentita da un portavoce della Casa Bianca. Infatti le parole del presidente statunitense, come spiega il portavoce, non si sarebbero basata su una visione diretta delle prove, ma su informazioni apprese dalla stampa israeliana e dalle dichiarazioni dell’IDF, quindi sulle notizie circolate il giorno prima e già smentite. 

Il 12 ottobre il Jerusalem Post cita un post pubblicato su X dall’IDF sostenendo si tratti di una prova della versione dei 40 bambini decapitati. Nel post originario, oggi cancellato dall’IDF, non ci sono elementi che provino il decapitamento di bambini. Nei giorni successivi sono diversi gli articoli in Italia e nel mondo che hanno mostrato che la notizia sui 40 bambini decapitati da Hamas fosse falsa poichè non esisteva nessuna prova a supporto di tale tesi e che tutto aveva avuto origine semplicemente dal chiacchiericcio della giornalista di I24News.

La disinformazione sui media italiani 

In Italia diverse testate autorevoli hanno prodotto molta disinformazione su questa notizia. Il 10 ottobre nel tardo pomeriggio La Repubblica scrive: “​​ Al momento sono stati rinvenuti corpi di 40 neonati o bambini piccoli, molti di questi decapitati”. Come unica fonte viene citato l’esercito israeliano. Ventiquattro ore dopo è Ansa a dedicare un articolo alla notizia dei 40 bambini decapitati da Hamas. L’agenzia italiana riferisce di un massacro di bambini a Kfar Aza dove alcuni di questi sono stati “decapitati”. Nel testo dell’agenzia si legge: “La furia di Hamas non li ha risparmiati nel kibbutz di Kfar Aza, dove i soldati israeliani hanno raccontato di aver trovato almeno 40 piccoli uccisi tra le decine di persone trucidate a sangue freddo.”. Il problema delle fonti in questo conflitto sarà un problema ricorrente per i media italiani. Infatti anche per l’articolo di La Repubblica come unica fonte viene citato l’’esercito israeliano, che è una fonte che ha un interesse forte nel conflitto in corso. 

Due giorni dopo, la notizia arriva sul giornale italiano IlMessagero, che nella mattinata del 12 ottobre titola: “Israele Hamas, la strage dei bambini (molti decapitati): le foto del Jerusalem Post certificano che non si tratta di fake news”. Dal titolo sembra che le prove della decapitazion dei 40 bambini siano effettivamente state trovate. Invece non è così e il titolo è estremamente fuorviante almeno per due motivi: viene utilizzato il termine “certificano” in modo improprio poichè il Jerusalem ha ripreso come unica fonte il post X del governo israeliano (poi cancellato) in cui non c’è alcuna evidenza grafica di un tale massacro. Inoltre come occhiello viene menzionata un’indagine di Amnesty International su Hamas. L’indagine è stata effettivamente avviata dall’organizzazione indipendente Amnesty International, che ha analizzato decine di video amatoriali sull’attacco del 7 ottobre. L’indagine è fruibile a questo link e possiamo confermare che non vi è alcuna menzione al filone narrativo dei 40 bambini decapitati da Hamas. 

Le notizie non verificate e fuorvianti hanno continuato per diversi giorni, moltiplicandosi su decine di testate. Sempre l’11 ottobre anche il Corriere della Sera dedica un approfondimento alla vicenda riprendendo la notizia dei 40 bambini decapitati. Nonostante l’articolo venga scritto da un inviato sul posto, non è presente alcuna cautela nel dare la notizia dei 40 bambini decapitati da Hamas. Si legge nell’articolo: “Una tv israeliana parla di bimbi dai 2 ai 5 anni trovati decapitati. Yossi Landau, necroforo di Zaka, conferma di averli visti. Alcune salme sono irriconoscibili e il generale Veruv è incaricato di ricomporle”. L’articolo viene pubblicato alle ore 11:39 dell’11 ottobre. In quel momento sono già diverse le fonti che hanno espresso cautela nel dare la notizia e sonoi disponibili fact-checking e smentite online.

Abbiamo un problema con la verifica delle fonti

Nel grafico seguente abbiamo verificato le notizie pubblicate su alcune delle prime 10 testate giornalistiche indicate come le più credibili in Italia dal Digital News Report 2023. Almeno 7 di queste testate hanno pubblicato notizie non vere e non verificate sul filone narrativo dei 40 bambini decapitati da Hamas. La maggior parte di queste testate ha utilizzato come uniche prove fonti di parte (esercito israeliano in generale, amcasciata israeliana in italia o generali israeliani in collegamento da Israele). Di queste 7 testate, solo una ha incluso nell’articolo informazioni sulla possibilità che questo filone narrativo potesse risultare falso. E’ importante e necessario ricordare che la maggior parte degli articoli analizzati in questo articolo sono stati pubblicati dalle ore 00:01 dell’11 ottobre e, in diversi casi, aggiornati durante la giornata dell’11 ottobre. La redazione di InsideOver può confermare che fin dalla sera del 10 ottobre, quindi il giorno prima, si potevano trovare online almeno 2 fonti che smentivano la narrazione. Inoltre già nella giornata dell’11 ottobre sono diversi gli articoli di fact-checking in italiano pubblicati su alcuni media italiani.

A questo punto c’è una domanda importante da porsi: erano disponibili strumenti e fonti per operare un fact-checking fin dal pomeriggio del 10 marzo? Le Monde, il quotidiano francese ha pubblicato nel mese di aprile 2024 un’inchiesta sulla vicenda dei 40 bambini decapitati. Il primo media a suggerire una versione differente durante il pomeriggio del 10 ottobre, quindi a poche ore dal lancio della falsa notizia sui 40 bambini decapitati, è il New York Times che parla di 3 ragazzi uccisi, sottolineando di non avere alcun riscontro su corpi di bambini decapitati. Successivamente, durante la serata dello stesso giorno è arrivata anche la smentita di un funzionario del governo israeliano all’agenzia turca Anadolu. Questa informazione ci indica che fin dal tardo pomeriggio del 10 ottobre avevamo abbastanza fonti per riportare la notizia, almeno, come “non verificata” o “da verificare”.

Parlare di vittime, ma sopratutto di bambine non è per niente facile. Crediamo però che lavorare e analizzare tempeste di disinformazione come questa, che arrecano un notevole danno all’opinione pubblica, è doveroso proprio perchè la propaganda utilizza il sensazionalismo delle tragedie per macinare consensi in tutto il mondo.

La questione del numero delle vittime

Oggi, grazie a centri di analisi indipendente e a centinaia di fotografie e video online abbiamo una certezza: della vicenda dei 40 bambini decapitati da Hamas non c’è alcuna prova fotografica o conferma ufficiale. Inoltre, ulteriori conferma circa la non veridicità della notizia derivano dall’età delle vittime accertate durante gli attacchi di Hamas del 7 ottobre. Il centro di ricerca Action on Armed Violence con sede a Londra ha quantificato le vittime del 7 ottobre inferiore ad anni 12 in 5 maschi e 5 femmine.

 Il numero di vittime è registrato anche da fonti pro-Israele come la testata israeliana Times of Israel. Secondo questa testata le vittime degli attacchi in tutto il territorio israeliano sarebbero state di 14 bambini di età inferiore ai 10 anni. Le vittime sono state registrate su tutto il territorio israeliano e non solo nel Kibutz Kfar Azza, luogo da dove è partito il filone narrativo dei 40 bambini decapitati. Su Haaretz inoltre è disponibile un database costantemente aggiornamento che raccoglie nomi, fotografie ed età delle vittime degli attacchi del 7 ottobre. Il sito ufficiale del governo israeliano ha aperto una pagina che raccoglie tutte le vittime ufficiali dal 7 ottobre 2023. Secondo questo sito, la vittima più giovane nel luogo del Kibutz Kfar Azza aveva 14 anni.

L’importanza dell’Open Source Intelligence in questa vicenda 

Nella grande rete mediatica che ha permesso la diffusione della notizia sui 40 bambini decapitati da Hamas, appare chiaro che l’utilizzo – o il non – delle fonti open source è stato determinante per la buona e la cattiva informazione. Infatti sono decine le testate che hanno utilizzato fonti non attendibili o di parte (IDF, governo israeliano, media israeliani) senza segnalare al lettore in maniera chiara la classificazione delle fonti.

In un articolo pubblicato su ReutersInstitute vengono mostrati i limiti e i benifici dell’utilizzo dell’open source intelligence per verificare informazioni su conflitti in cui i reporter fanno fatica ad accedere.Un esempio è questa indagine di Bellingcat in cui sono stati geolocalizzati gli attacchi di Hamas nei confronti dei civili israeliani del 7 ottobre 2023. In questo senso solo sul conflitto tra Gaza e Israele sono migliaia i gruppi telegram dove ogni giorno vengono rilasciati contenuti amatoriali filmati da civili. Ed è proprio su questa linea che le redazioni internazionali come BBC, NewYork Times o The Washington Post stanno investendo per creare team dedicati all’analisi visiva di contenuti video e fotografici per ricostruire gli eventi di guerra. 

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