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	<title>palestinesi Archives - InsideOver</title>
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	<title>palestinesi Archives - InsideOver</title>
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		<title>Chi non parla di Orlov e chi non parla di Assange. Però niente prediche, per favore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Feb 2024 18:45:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Nel giro di pochi giorni, il più diffuso quotidiano italiano ha pubblicato due editoriali di firme prestigiose, Federico Rampini e Antonio Polito, di argomento analogo. In Italia non si manifesta per Navalny, diceva Rampini. In Italia non si protesta per Oleg Orlov, solo due anni fa premio Nobel con l&#8217;organizzazione Memorial e ora condannato a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-non-parla-di-orlov-e-chi-non-parla-di-assange-pero-niente-prediche-per-favore.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/02/12896467394_e3ed9e0e4f_b-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Nel giro di pochi giorni, il più diffuso quotidiano italiano ha pubblicato due editoriali di firme prestigiose, <strong>Federico Rampini</strong> e <strong>Antonio Polito</strong>, di argomento analogo. In Italia non si manifesta per Navalny, diceva Rampini. In Italia non si protesta per <strong>Oleg Orlov</strong>, solo due anni fa premio Nobel con l&#8217;organizzazione Memorial e <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/il-dissidente-russo-orlov-perche-ho-definito-fascista-regime-putin-AF3HHorC">ora condannato a due anni e mezzo di carcere </a>solo per aver criticato il regime russo e la guerra in Ucraina. Come dar loro torto? Però&#8230;</p>



<p>Una decina di giorni fa, la stampa italiana si è data da fare per sfottere la ventiduenne <strong>Irene Cecchini</strong>, la ragazza italiana che studia a Mosca e che in Russia sembra un po&#8217; Alice nel paese delle meraviglie. Poiché gli attenti sono pochi e meno ancora quelli che capiscono la lingua, quasi nessuno ha notato ciò che Irene ha detto, in un russo perfetto, a <strong>Vladimir Putin</strong> dal vivo: e cioè, che bisognerebbe<a href="https://youtu.be/CzT-RX8ZVuM?si=kuv4Puo-wo7eyis3"> introdurre in russo la parola &#8220;impatriazija&#8221;</a> (una cosa tipo &#8220;impatriamento&#8221;, &#8220;adozione di una patria&#8221;), ovvero il desiderio di inserirsi in una società (quella russa, ovvio) dove i valori tradizionali sono rispettati e praticati. Se lo avessero fatto, nell&#8217;Italia del fluido e del queer, chissà che si sarebbe detto. Negli stessi giorni, però, un&#8217;altra grande firma è andata in Tv a dire con tranquillità che se gli israeliani ammazzano 30 mila palestinesi è comunque colpa di Hamas. Ragionamento al cui confronto la legge del taglione è una straordinaria conquista civile.</p>



<p>Ora, Rampini e Polito ragionano molto meglio di così, ovvio. Però ugualmente non convincono. Verrebbe da chiedere loro: quanti articoli (non diciamo manifestazioni di piazza) avete scritto sui <a href="https://www.btselem.org/statistics/minors_in_custody">146 minori palestinesi che a fine novembre erano detenuti senza processo né condanna</a> (detenzione amministrativa, si chiama) nelle carceri di Israele, come testimonia <strong>l&#8217;organizzazione israeliana B&#8217;tselem</strong>? Che avete scritto, all&#8217;epoca, dell&#8217;invasione anglo-americana dell&#8217;Iraq? Se eravate anche voi tra quelli che sostenevano la legittimità dell&#8217;intervento a causa del pericolo delle (inesistenti, come sappiamo) armi di distruzione di massa di <strong>Saddam Hussein</strong>, avete poi fato mea culpa? E se non lo eravate, non vi parrebbe corretto chiedere che anche <strong>George Bush</strong> e <strong>Tony Blair, </strong>che mentirono al mondo intero per giustificare la loro aggressione,<strong> </strong>diventino oggetto di un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale? Perché invadere l&#8217;Ucraina dicendo che è un regime nazista e un covo di armi Nato che minacciano la Russia somiglia molto a dire che l&#8217;Iraq è un covo di armi chimiche e minaccia l&#8217;Occidente. O no? </p>



<p>Un altro esempio. Nelle Primavere arabe del 2011 gli sciiti, grande maggioranza della popolazione del piccolo Bahrein, hanno provato a scrollare il regime oppressivo della minoranza sunnita. Subito l&#8217;Arabia Saudita ha mandato i carri armati per soffocare i moti, con la benedizione del premio Nobel per la Pace <strong>Barack Obama</strong>. Roba da scandalizzarsi, no? Perché la libertà è la libertà, dovrebbe essere un diritto di ognuno, a qualunque latitudine e longitudine. Mica solo a Hong Kong, giusto? Avete scritto di <em>Mirotvorez</em>, il sito gestito dai servizi segreti ucraini, che mette all&#8217;indice come &#8220;nemici dell&#8217;Ucraina, terroristi, criminali&#8221;, chiunque osi criticare le azioni del Governo e stampiglia &#8220;eliminato&#8221; sull&#8217;immagine di coloro che vengono uccisi o muoiono? Sulla lista c&#8217;era anche <strong>Henry Kissinger</strong> (aveva detto che bisogna fare la pace, pensa un pò), c&#8217;è tuttora <strong>Edward Luttwak</strong> e ci sono diversi giornalisti italiani. Che potranno pure sostenere tesi sgradite a Kiev, ma meriterebbero (sempre per via della libertà di parola) un po&#8217; di solidarietà. Avete obiettato quando Zelensky ha detto che l&#8217;Ucraina, nel respingere l&#8217;aggressione russa, ha perso 31 mila soldati, una cifra così insostenibile che gli americani si vergognano a ripeterla? E di <strong>Julian Assange</strong> che si dice? Paragonarlo a Navalny non è corretto, ma resta il fatto che sta per prendersi due o tre ergastoli per aver denunciato cose vere: le torture americane nel carcere iracheno di Abu Ghreib, le porcherie di <strong>Hillary Clinton </strong>e amenità varie. Certo, nel farlo ha violato segreti di Stato Usa con <strong>Chelsea Manning</strong>, cosa che alla Casa Bianca non può piacere. Ma a noi tutti dovrebbe piacere eccome, visto che era tutto vero. È la verità che rende liberi, non la ragion di Stato. E invece no, si capisce che vederlo finir male dà soddisfazione. Magari non a voi personalmente, ma certo ai giornali che a lungo l&#8217;hanno dipinto (<a href="https://www.nytimes.com/2016/09/01/world/europe/wikileaks-julian-assange-russia.html">copiando come al solito dal New York Times</a>) come una spia di Putin. </p>



<p>Sono domande un pò provocatorie, certo. Ma servono per introdurre la domanda vera. Questa: se l&#8217;opinione pubblica è così polarizzata, se manifesta &#8220;per gli amici&#8221; e se ne frega &#8220;dei non amici&#8221;, voi intellettuali, scrittori, giornalisti, ospiti fissi delle trasmissioni Tv, non vi sentite un pò responsabili? Non credete di aver seguito più o meno lo stesso metodo dalle tribune importanti che vi siete guadagnati negli anni? Per esempio usando con insistenza il termine &#8220;errore&#8221; quando si tratta del nostro mondo (errore l&#8217;Iraq, la Libia, la Siria, Gaza&#8230;) e quello &#8220;crimine&#8221; (o analoghi) quando si tratta dei mondi altrui? Insomma: io sono un realista, credo nella politica e accetto mio malgrado il fatto terribile che in suo nome si possono commettere ingiustizie anche terribili, cercando un bene collettivo superiore. Ma se la mettiamo sul piano dei valori (libertà, parola, vita, religione, uguaglianza e così via) allora ogni distinguo cade. Se non valgono per tutti non valgono per nessuno. Come dice Polito per Orlov, ma forse non per altri. </p>



<p></p>
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		<title>Medio Oriente, perché nessuno si muove (né si muoverà) per aiutare i palestinesi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/medio-oriente-perche-nessuno-si-muove-ne-si-muovera-per-aiutare-i-palestinesi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Feb 2024 18:57:58 +0000</pubDate>
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<p>Molte parole, anche forti, ma nella pratica... Perché Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Iran ed Egitto non vogliono farsi coinvolgere in uno scontro aperto con Israele.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1229" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-scaled-600x384.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-300x192.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-1024x655.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-768x492.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-1536x983.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/12/AYwqqUoNWv2c010y7hG__ANSA-2048x1311.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&nbsp; &nbsp; La crisi di Gaza, ben lungi dall’essere avviata a soluzione, ha provocato e provoca una continua serie di analisi sulle conseguenze che potrebbe avere, anche sull’economia mondiale, un allargamento del conflitto all’intera regione mediorientale. È una preoccupazione più che legittima, alla luce tra l’altro dello scontro aperto da due anni tra la Russia e l’Occidente. Ma la postura dei diversi Paesi del Medio Oriente, a dispetto della pomposa retorica pro-Palestina esibita dai loro leader, induce a pensare l’esatto opposto, e cioè che nessuno di essi voglia essere coinvolto in uno scontro aperto con Israele e la sua potenza militare, oltre che con lo scontato intervento degli Usa a fianco dello Stato ebraico.</p>



<p>&nbsp; &nbsp; Cominciamo dal caso più clamoroso, almeno per quanto riguarda la distanza tra le dichiarazioni e i fatti: <strong>la Turchia. Recep Tayyep Erdogan</strong> in questi mesi non si è risparmiato. Israele Stato terrorista, Netanyahu come Hitler, Hamas movimento di liberazione della Palestina, non lasceremo mai soli i palestinesi, e così via. In realtà, il Governo di Erdogan, anche dopo il 7 ottobre dell’attacco di Hamas e dell’inizio della reazione di Israele, ha continuato imperterrito a fare affari con lo Stato ebraico. Il giornalista turco in esilio <strong>Metin Cihan</strong> ha documentato l’intenso traffico di navi turche verso Israele, con carichi di armi e altri materiali anche di uso bellico, compreso l’acciaio di cui la Turchia è il primo fornitore. Non solo. <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/perche-israele-ha-armato-l-azerbaigian-contro-l-armenia-e-cosa-c-entra-l-iran-AFdtsD7">Turchia e Israele hanno un concretissima e privilegiata relazione per quanto riguarda l’Azerbaigian.</a> Entrambi hanno collaborato, con armi e <em>intelligence</em>, alla riconquista militare azera del Nagorno Karabkah, e per entrambi la collaborazione in quell’area è fondamentale. Per la Turchia, che non cessa di perseguire il sogno panturco, di cui è stato un capitolo fondamentale la costituzione, nel 2021, del Consiglio degli Stati turchi, di cui sono membri appunto Turchia e Azerbaigian ma anche Uzbekistan, Kazakstan e Kirghizistan, con un evidente proiezione verso l’Asia Centrale in concorrenza con Russia (soprattutto) e Cina. Ma anche per <strong>Israele, che dall’osservatorio azero può tener d’occhio l’Iran</strong>, il più dichiarato dei suoi nemici e Paese “scomodo” anche per la Turchia. Difficile, anzi impossibile, che Erdogan metta a rischio tutto questo per amore di Hamas. Prevedibile, invece, a crisi di Gaza spenta, un’ennesima sua piroetta.</p>



<p>E poi c’è, naturalmente, l’altro gigante della regione, <strong>l’Arabia Saudita.</strong> Toni molto meno aspri, qui, anzi: da un certo punto di vista conciliatori. <a href="https://legrandcontinent.eu/it/2023/11/15/israele-hamas-il-piano-dellarabia-saudita-per-pesare-sul-futuro/">I sauditi hanno convocato a Ryadh un vertice della Lega araba</a> e dell’Organizzazione per la cooperazione islamica per chiedere un cessate il fuoco a Gaza, e hanno affermato che non riconosceranno Israele fino a quando la crisi non sarà risolta. Questo, però, equivale a dire che l’intenzione di riconoscere Israele non è stata archiviata ma solo rimandata. E si capisce bene perché. Un accordo con lo Stato ebraico, e l’eventuale accesso al suo grande <em>know how</em> tecnologico, potrebbe dare una grossa spinta ai piani di sviluppo del principe <strong>Mohammed bin Salman</strong>. Per arrivare al riconoscimento tra i due Stati, inoltre, gli Usa erano (e sono) disponibili a fare grosse concessioni all’Arabia Saudita: prima dei massacri di Hamas del 7 ottobre, Biden sembrava incline a siglare con Ryadh un accordo di difesa reciproca (essendo difficile che qualcuno attacchi gli Usa, l’accordo era ovviamente una garanzia di appoggio militare per l’Arabia Saudita) e di collaborazione spinta nel settore del nucleare, nell’evidente tentativo di riequilibrare le pulsioni atomiche del vicino Iran. <a href="https://www.orizzontipolitici.it/corridoio-economico-india-medio-oriente-europa/">I sauditi, inoltre, stavano accarezzando le prospettive del corridoio India-Medio Oriente-Europa</a> progettato durante l’ultimo vertice del G20 in India: un’autostrada commerciale che, partendo dai porti indiani di Mumbai e Mundra, doveva far tappa negli Emirati Arabi Uniti (Dubai), in Arabia Saudita (Al-Ghuwaifat e Ryadh), in Israele (Haifa) e da lì raggiungere il porto greco del Pireo. Un disegno che avrebbe moltiplicato il già notevole peso specifico saudita sulla scena internazionale. L’appoggio saudita alla causa palestinese, quindi, pare più che altro di facciata, ribadito anche per evitare rigurgiti interni di estremismo islamista. Ma lo sguardo di Bin Salman e dei suoi è puntato su ben altri orizzonti.</p>



<p><strong>Il Qatar.</strong> Come nel caso del principe saudita Mohammed bin Salman, l’emiro quatariota <strong>Tamim bin Hamad Al Thani</strong> sembra preoccupato soprattutto di difendere e magari incentivare il ruolo internazionale del proprio Paese, sfruttando le ricadute del conflitto tra Israele e palestinesi. Il Qatar ospita sul proprio territorio <strong>la base americana di Al Udeid</strong> (costruita con fondi qatarioti) dove ha sede il CENTCOM (il comando centrale Usa per le operazioni in Medio Oriente, Nord Africa e Asia Centrale). Solidissima quindi è la relazione con la Casa Bianca. <strong>Ancor più solida, però, è la relazione con Hamas</strong>, che dal 2007 (cioè dalla presa di potere a Gaza) ha ricevuto dal Qatar una montagna di miliardi, come pure molti altri movimenti del radicalismo islamico. Da questa posizione particolare il Qatar ha molto lavorato, in queste settimane, come mediatore tra Usa e Israele e Hamas, nell’obiettivo di arrivare alla liberazione degli ostaggi israeliani e a un cessate il fuoco per i palestinesi. In altre parole, ha cercato di ripetere quanto fece nel 2021 con il ritiro degli americani dalll’Afghanistan, quando la sua funzione di intermediario fu da entrambe le parti riconosciuta come essenziale. A Gaza l’impresa non è riuscita ma oltre ai buoni uffici diplomatici l’amico qatariota non è proprio disposto ad andare.</p>



<p><strong>Eccoci quindi al grande nemico di Israele, l’Iran</strong>, il Paese che non ha mai smesso di ipotizzare la distruzione o la scomparsa di Israele. Anche in questo caso, non lasciamo ingannare dall’attivismo dei <em>proxy</em> di Teheran, gli Houthi dello Yemen e l’hezbollah del Libano: la minaccia alle navi nel Mar Rosso dei primi e i razzi contro Israele dei secondi tengono alta la tensione ma, soprattutto, evitano all’Iran di intervenire in prima persona. La Guida Suprema, <strong>l’ayatollah All Khamenei</strong>, del resto, ha detto subito che <a href="https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/452927/khamenei-all-iran-ora-serve-calma-.shtml">“l’Iran deve mostrare calma” </a>e, a dispetto del grande sfoggio di nuovi armamenti e della strage di palestinesi, a quella linea si è attenuto. A questo hanno contribuito le pressioni della Cina e della Russia, partner politici ed economici decisivi per l’Iran, e il desiderio di non interrompere il disgelo in corso con l’Arabia Saudita. Per non parlare della prospettiva di scontrarsi militarmente con Israele, che non vedrebbe l’ora di regolare i conti con la Repubblica islamica, bene sapendo che in quel caso avrebbe tutto l’appoggio necessario da parte degli Usa.</p>



<p><strong>Per finire l’Egitto</strong>. Legato a Israele dal Trattato di pace firmato nel 1979 e impelagato nella crisi economica più acuta della sua storia recente (inflazione al 40%), <a href="https://it.euronews.com/video/2024/02/11/gaza-legitto-minaccia-israele-se-invadete-rafah-sospendiamo-la-pace-allarme-anche-di-usa-e">l’Egitto ha minacciato ritorsioni</a> nel caso di un attacco israeliano a Rafah, il centro della Striscia di Gaza ai suoi confini. Ma in questa crisi <strong>il Cairo sembra più destinato a indossare i panni della vittima che dell’aggressore.</strong> Le autorità di Israele accarezzano il sogno di vedere i palestinesi di Gaza defluire verso il Sinai egiziano per poter così di fatto annettere la Striscia, e non si vede come gli egiziani potrebbero impedirlo se le operazioni militari israeliane portarono a uno sfondamento del confine. Resta, in pura teoria, l’ipotesi di una reazione militare. Ma è, appunto, una pura teoria.&nbsp;</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/medio-oriente-perche-nessuno-si-muove-ne-si-muovera-per-aiutare-i-palestinesi.html">Medio Oriente, perché nessuno si muove (né si muoverà) per aiutare i palestinesi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La strategia dell&#8217;Arabia Saudita per cancellare i palestinesi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-strategia-dellarabia-saudita-per-cancellare-i-palestinesi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2020 07:16:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[palestinesi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1160" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10935060-e1579790263706.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10935060-e1579790263706.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10935060-e1579790263706-300x181.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10935060-e1579790263706-768x464.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10935060-e1579790263706-1024x619.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli accordi di Abramo tra Israele ed Emirati Arabi Uniti rappresentano più che una pietra miliare nella storia recente delle relazioni internazionali, sono un punto di non ritorno. A partire dalla sera del 13 agosto 2020, in Medio Oriente, è cambiato tutto: avere relazioni con Israele, per un Paese a maggioranza islamica, non è più &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-strategia-dellarabia-saudita-per-cancellare-i-palestinesi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-strategia-dellarabia-saudita-per-cancellare-i-palestinesi.html">La strategia dell&#8217;Arabia Saudita per cancellare i palestinesi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1160" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10935060-e1579790263706.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10935060-e1579790263706.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10935060-e1579790263706-300x181.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10935060-e1579790263706-768x464.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10935060-e1579790263706-1024x619.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Gli <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-prevedono-gli-accordi-di-abramo-firmati-alla-casa-bianca.html">accordi di Abramo</a> tra Israele ed Emirati Arabi Uniti rappresentano più che una pietra miliare nella storia recente delle relazioni internazionali, sono un <strong>punto di non ritorno</strong>. A partire dalla sera del 13 agosto 2020, in Medio Oriente, è cambiato tutto: avere relazioni con Israele, per un Paese a maggioranza islamica, non è più motivo di vergogna e, <a href="https://it.insideover.com/politica/medio-oriente-trump-ha-fatto-meglio-di-obama-ecco-perche.html">uno dopo l&#8217;altro</a>, gli attori del mondo arabo stanno accettando il cambio di paradigma.</p>
<p>L&#8217;Arabia Saudita, in quanto reale artefice della rivoluzione diplomatica, ambisce anch&#8217;essa ad una normalizzazione in tempi rapidi, anche per via della necessità di approfittare quanto prima delle potenziali ricadute <span style="font-size: 1rem;">derivanti da un partenariato con Israele </span><span style="font-size: 1rem;">sul versante economico, tecnologico ed energetico, perciò sta accelerando il ritmo del programma di de-indottrinamento della propria opinione pubblica, allevata sin dalla fondazione al wahhabismo, all&#8217;antisionismo e all&#8217;antioccidentalismo.</span></p>
<h2>Obiettivo: rimuovere i palestinesi dai cuori degli arabi</h2>
<p>Il quotidiano israeliano <em>Haaretz</em><a href="https://www.haaretz.com/middle-east-news/.premium-saudi-arabia-s-campaign-to-cancel-the-palestinians-1.9227284?v=1602593628689"> ha dedicato un lungo approfondimento</a> alla campagna massiccia di ingegneria sociale che sta avendo luogo in Arabia Saudita, la reale artefice della rivoluzione diplomatica che sta rapidamente travolgendo il mondo arabo, scegliendo un titolo tanto duro quanto eloquente: &#8220;La campagna dell&#8217;Arabia Saudita per cancellare i palestinesi&#8221; (<em>Saudi Arabia&#8217;s Campaign to Cancel the Palestinians</em>).</p>
<p>La missione della famiglia reale, più nello specifico del riformatore conservatore <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/mohammad-bin-salman.html#:~:text=Mohammad%20bin%20Salman%20%C3%A8%20il,sovrano%20nonch%C3%A9%20padre%20re%20Salman.&amp;text=La%20scalata%20di%20Mohammad%20bin,padre%20al%20potere%20nel%202015.">Mohammad bin Salman</a> (MbS), non è per nulla semplice: procedere ad una normalizzazione integrale con Israele in stile emiratino, ossia senza il previo consenso popolare, è impossibile e potrebbe essere causa di gravi tumulti. Il rischio maggiore, nell&#8217;ottica di MbS, è che i disordini possano essere sfruttati da quelle strutture del clero e della stessa famiglia Saud contrarie ad una svolta filosionista per alimentare un golpe.</p>
<p>Due sono i motivi che spiegano una tale animosità: il primo è che nelle terre sulle quali regna casa Saud vige la legge non scritta della sacertà, trattandosi del luogo in cui è nato l&#8217;islam e in cui si trovano la Sacra Moschea della Mecca (<em>Al-Masjid al-Ḥarām</em>) e la <em>kaba</em>, il secondo è che Riad è il cuore pulsante del wahhabismo, la corrente più eterodossa ed estremista dell&#8217;islam. Sulla base di questi punti, che hanno storicamente intitolato la famiglia reale a farsi carico del benessere e della protezione dei musulmani di tutto il mondo, l&#8217;opinione pubblica saudita è stata allevata sin dal 1948 all&#8217;odio contro Israele e l&#8217;Occidente.</p>
<p>Invertire in pochi mesi un indottrinamento all&#8217;odio più che settantennale non sarà facile, perciò i Saud stanno utilizzando ogni risorsa e mezzo disponibile per accelerare il ritmo del condizionamento: cultura, intrattenimento, spettacolo, internet, personaggi pubblici, clero. Gli stessi membri della famiglia reale, incluso il principe ereditario, stanno approfittando del proprio ruolo pubblico per influenzare i cittadini.</p>
<p>Le dichiarazioni più esplicite sono state fatte recentemente da <strong>Bandar bin Sultan</strong>, diplomatico di lunga data e appartenente alla vecchia generazione di Saud. Il principe, parlando in televisione dei politici palestinesi, li ha definiti dei &#8220;bugiardi, ingannatori e ingrati&#8221;; un linguaggio che, sottolinea Haaretz, ricorda quello &#8220;impiegato per decenni dalla destra israeliana contraria agli accordi di pace [con la Palestina]&#8221;.</p>
<p>Sullo sfondo delle prese di posizione dei reali, nel dopo-accordi di Abramo si è assistito ad un altro fenomeno di rilievo: la comparsa su Twitter di <strong>eserciti di</strong> <strong>troll</strong>, con base a Riad, aventi l&#8217;obiettivo di inondare la piattaforma sociale di messaggi a favore della normalizzazione mediata dall&#8217;amministrazione Trump e di natura denigratoria e demonizzatrice verso i suoi detrattori e gli stessi palestinesi. Come nota Haaretz, l&#8217;esercito di troll è stato riattivato in occasione dell&#8217;intervista di bin Sultan, anche in quel caso per riempire la rete di messaggi di supporto.</p>
<p>Ultimo ma non meno importante è il <a href="https://www.timesofisrael.com/as-saudi-bloggers-reach-out-to-israel-does-it-signify-a-regional-shift/">ricorso strumentale a blogger e influencer</a>, ossia personaggi della rete che godono di seguito popolare particolarmente elevato tra le giovani generazioni. È il caso, ad esempio, dei blogger Mohammed Saud e Sultan20_30, entrambi seguiti da migliaia di persone e impegnati da oltre un anno a pubblicizzare la normalizzazione attraverso articoli, interviste e, per quanto riguarda Saud, persino un viaggio in Israele.</p>
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<h2 class="rl su me sv sw sx">Riscrivere la storia</h2>
<p>Il passo più importante dell&#8217;intera campagna di condizionamento dell&#8217;opinione pubblica è, probabilmente, quello riguardante la<strong> riscrittura della storia</strong>. Anche in questo caso il capofila dell&#8217;iniziativa è il principe Bandar bin Sultan. L&#8217;analisi di Haaretz, che risalta per imparzialità, definisce la strategia saudita come &#8220;basata sul metodo della propaganda grigia: mescolare mezze verità, decontestualizzare incidenti storici e creare delle narrative&#8221;.</p>
<p><span style="font-size: 1rem;">Tre sono gli eventi sui quali si focalizza la rivista israeliana: l&#8217;invasione iraqena del Kuwait, la presa di Gaza da parte di </span><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-hamas.html">Hamas</a><span style="font-size: 1rem;"> del 2007, Settembre nero.</span></p>
<p>Nel primo caso bin Sultan ha riesumato la storia della visita di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-era-arafat.html">Yasser Arafat</a> a <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-storia-di-saddam-hussein.html">Saddam Hussein</a> durante la prima guerra del golfo per convincere gli ascoltatori che i palestinesi &#8220;scommettono sempre sul perdente, e poi arriva il prezzo&#8221; e spiegando che si tratta di un evento-scuola, ossia che insegna molto sulla loro natura &#8220;ingrata e traditrice&#8221;. Alcuni anni dopo, infatti, Arafat si era recato in Kuwait in veste ufficiale allo scopo di scusarsi formalmente per aver sostenuto Saddam.</p>
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<p>Il secondo caso riguarda le divisioni intestine avvenute nel movimento palestinese a partire dall&#8217;ascesa di Hamas nella Striscia di Gaza. La tendenza alla scissione e al conflitto interno tra i gruppi e i partiti di rappresentanza palestinesi sta venendo sfruttata da bin Sultan per promuovere l&#8217;idea che sia controproducente difenderli, essendo loro, in primis, divisi e incapaci di dialogare tra connazionali. Inoltre, come osserva Haaretz, sta venendo veicolata l&#8217;immagine dei palestinesi quali &#8220;intrinsecamente complottisti, ossessionati dall&#8217;accoltellarsi gli uni con gli altri nella schiena&#8221;.</p>
<p>Alla luce della loro presunta propensione al tradimento, palesata dal caso del Kuwait, e alla divisione, manifestata dalle scissioni nel movimento palestinese, bin Sultan ha inviato un messaggio breve ma conciso ai telespettatori: &#8220;Non dovremmo consentirgli di imporci il loro modo di trattare. [Noi] dobbiamo badare alla nostra sicurezza nazionale e ai nostri interessi&#8221;.</p>
<p>Il terzo e ultimo caso di revisionismo storiografico riguarda<strong> Settembre Nero</strong>, il gruppo terroristico filo-palestinese passato alla storia per il <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/lattentato-di-monaco-del-1972.html">massacro di Monaco</a> del 1972. La nuova versione, delineata da bin Sultan e diffusa attraverso stampa e televisione, stravolge e riscrive l&#8217;intera storia dell&#8217;organizzazione: non sarebbe nata &#8220;per liberare la Palestina, ma [per liberare] la Giordania&#8221;. Non sarebbe stato Israele la reale causa dell&#8217;instabilità che travolse il Medio Oriente negli anni &#8217;70, ma i palestinesi: dalla guerra civile libanese all&#8217;arrivo del jihadismo in Egitto, passando per i tentativi di far cadere la monarchia giordana.</p>
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<h2>Gli altri strumenti: clero e televisione</h2>
<p>Internet e personaggi pubblici sono dei mezzi importanti, ma in un Paese fortemente conservatore e religioso come l&#8217;Arabia Saudita è il clero che potrebbe fare la differenza. Questo è il motivo per cui MbS ha mobilitato i lealisti presenti nelle alte gerarchie dell&#8217;islam saudita con un obiettivo: de-radicalizzare il wahhabismo dando una lettura aggiornata e, possibilmente, incline all&#8217;ecumenismo e al dialogo interreligioso delle sacre scritture islamiche.</p>
<p>È in questo contesto che si inquadra<a href="https://it.insideover.com/politica/larabia-saudita-verso-la-normalizzazione-con-israele.html"> quanto accaduto il 4 settembre</a>, in occasione del sermone del venerdì santo celebrato dall&#8217;imam <strong style="font-size: 1rem;">Abdul Rahman al-Sudais</strong><span style="font-size: 1rem;"> presso la Sacra Moschea della Mecca. Sudais aveva voluto dedicare una parte significativa della predica ai rapporti interconfessionali, più in particolare ai rapporti fra i musulmani e gli ebrei.</span></p>
<p>Sudais aveva spiegato che il profeta Maometto “ha compiuto l’abluzione con dell’acqua [proveniente da] dei politeisti ed è morto mentre il suo scudo era stato ipotecato ad un ebreo”. Il sermone era proseguito nella direzione preannunciata sin dall’inizio: l’imam aveva illustrato ai presenti che l’islam impone loro di rispettare le genti di diverso credo, di trattarle con dignità, e non impedisce di stabilirvi relazioni amichevoli e affaristiche. Infine, rigettando “le esplosioni e il terrorismo” e sensibilizzando i fedeli sulla necessità storica di “correggere e purificare la fede islamica da convinzioni false e sospette”, l’imam aveva concluso dicendo che fu la magnanimità di Maometto a permettergli di convertire all’islam i suoi vicini ebrei.</p>
<p>Ma gli eventi più significativi ed emblematici sono accaduti durante il Ramadan di quest’anno, entrato nella storia per le immagini iconiche della Sacra Moschea della Mecca stranamente deserta a causa della pandemia e <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-arabia-saudita-la-normalizzazione-alla-prova-dellopinione-pubblica.html">per la messa in onda</a> su MBS, il più canale satellitare più seguito del mondo arabo, di “<em>Um Haroun</em>” (La madre di Aron) e di &#8220;<em>Makhraj 7</em>&#8220;. Nel primo caso si è trattato di una serie televisiva ambientata nel Kuwait degli anni &#8217;40 e avente come coprotagonisti dei personaggi di religione ebraica, dipinti in maniera positiva, nel secondo caso si è trattato di alcuni episodi dissacranti a carattere anti-palestinese.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-strategia-dellarabia-saudita-per-cancellare-i-palestinesi.html">La strategia dell&#8217;Arabia Saudita per cancellare i palestinesi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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