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	<title>Ong Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Tue, 03 Jun 2025 16:07:34 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Ong Archives - InsideOver</title>
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		<title>Orbán vs UE: il nuovo braccio di ferro sulla legge contro i fondi stranieri alle Ong</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jun 2025 16:07:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[finanziamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Ong]]></category>
		<category><![CDATA[sovranismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1055" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Viktor-Orban-Ungheria-La-Presse-e1579031760237.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria Orban Ong (la Presse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Viktor-Orban-Ungheria-La-Presse-e1579031760237.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Viktor-Orban-Ungheria-La-Presse-e1579031760237-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Viktor-Orban-Ungheria-La-Presse-e1579031760237-768x422.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Viktor-Orban-Ungheria-La-Presse-e1579031760237-1024x563.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Viktor Orban vuole una legge che restringa i finanziamenti esteri a Ong e media in nome della sovranità nazionale. La Ue però non ci sta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/orban-vs-ue-il-nuovo-braccio-di-ferro-sulla-legge-contro-i-fondi-stranieri-alle-ong.html">Orbán vs UE: il nuovo braccio di ferro sulla legge contro i fondi stranieri alle Ong</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1055" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Viktor-Orban-Ungheria-La-Presse-e1579031760237.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria Orban Ong (la Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Viktor-Orban-Ungheria-La-Presse-e1579031760237.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Viktor-Orban-Ungheria-La-Presse-e1579031760237-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Viktor-Orban-Ungheria-La-Presse-e1579031760237-768x422.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Viktor-Orban-Ungheria-La-Presse-e1579031760237-1024x563.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Viktor Orban</strong> si appresta a scrivere un nuovo capitolo della sua agenda politica che sta già facendo discutere in patria e anche in Europa. A maggio è stato presentata al Parlamento ungherese una proposta di legge “Trasparenza della vita pubblica” che punta a modificare nel profondo il rapporto tra Stato e organizzazioni civiche: chi riceve fondi dall’estero e partecipa attivamente al dibattito pubblico, dovrà fare tutto alla luce del sole. Spiegato in altre parole, <strong>il provvedimento punta il dito contro <a href="https://it.insideover.com/politica/la-fabbrica-dei-dissidenti-come-le-ong-ti-organizzano-il-cambio-di-regime.html">Ong e media </a>che negli ultimi anni hanno beneficiato di finanziamenti esteri</strong> e che, a detta del premier magiaro, avrebbero esercitato pressioni per influenzare l’opinione pubblica.  </p>



<p>L’iniziativa ha suscitato il plauso dei parlamentari di Fidesz &#8211; partito il cui leader è Orban &#8211; i quali hanno parlato di <strong>difesa della sovranità nazionale</strong> e del popolo ungherese contro le interferenze straniere. Tuttavia, in quel di Bruxelles non sono mancati i mal di pancia, una volta conosciuto il contenuto del disegno di legge, dal momento che per i funzionari europei minerebbe le fondamenta valoriali dell’Unione e potrebbe essere persino una scure da abbattere contro le schiere del dissenso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa prevede il testo della legge<strong> </strong></h2>



<p>Il fulcro della proposta consiste nel costringere tutte le organizzazioni impegnate nella sfera politica e pubblica, come le attività di lobbying o di finanziamento delle campagne elettorali, a <strong>iscriversi a un registro nazionale di recente istituzione se ricevono soldi da oltre il confine.</strong> Prima di poter incassare denaro dall’estero, queste entità dovranno r<strong>ichiedere e ottenere un’autorizzazione formale</strong> e i loro dirigenti saranno obbligati a rendere pubbliche le proprie dichiarazioni patrimoniali. Chi sgarra – come l’accettazione di fondi senza autorizzazione – rischia sanzioni pesantissime fino a 25 volte l’ammontare delle somme ricevute, e in casi gravi, l’esclusione dalle attività di pubblico interesse.</p>



<p>Il guardiano in tutto ciò sarà l’Ufficio per la Protezione della Sovranità, il quale dovrà indagare sul rispetto dell’aderenza alla normativa e i<strong>ndividuare gli attori che agiscono per conto di interessi stranieri</strong> che, secondo il portavoce del Governo di Budapest <strong>Zoltán Kovács</strong>, avrebbero portato acqua al mulino delle opposizioni nei tempi più recenti: &#8220;Le indagini e le rivelazioni pubbliche degli ultimi anni hanno rivelato che milioni di dollari, provenienti principalmente da entità americane e <a href="https://telex.hu/belfold/2025/05/14/torvenyjavaslat-kulfoldi-tamogatas-szuverenitasvedelmi-hivatal-szabalyozas">con sede a Bruxelles</a>, sono stati convogliati verso gruppi della società civile ungherese e organi di informazione con chiari obiettivi ideologici”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La disapprovazione dell’Ue</h2>



<p>Gli oppositori di Orban hanno tuonato contro il disegno di legge a partire dal sindaco di Budapest <strong>Gergely Karácsony</strong> che ha parlato di un provvedimento che s’ispirerebbe alla <strong>normativa russa sugli agenti stranieri</strong>. Le parole di Karácsony sono rimbombate nei corridoi delle istituzioni comunitarie, tanto che Tineke Strik, relatrice al Parlamento europeo per l’Ungheria, ha parlato di un “copia-incolla” delle legge che porta il timbro del Cremlino, non escludendo l’intervento della Corte di giustizia dell’Ue nel caso in cui il provvedimento dovesse vedere la luce. </p>



<p>La Commissione europea non ha voluto attendere che il Parlamento magiaro si esprimesse, ma per bocca di un suo portavoce ha già chiesto che l’iniziativa legislativa venga ritirata in quanto <strong>violerebbe i principi comunitari</strong> relativamente alla libertà di associazione e all’accesso ai finanziamenti da parte delle soggetti operanti nella società civile. A mettere le mani avanti c’è anche un drappello di eurodeputati che hanno preso carta e penna per scrivere alla Commissione chiedendo di bloccare <a href="https://it.insideover.com/politica/braccio-di-ferro-ue-ungheria-tolto-a-orban-un-miliardo-di-euro.html">l’erogazione di risorse finanziarie</a> a favore di Budapest per via di un presunto <a href="https://it.insideover.com/politica/lue-stringe-la-morsa-sullungheria-via-il-diritto-di-voto-al-consiglio-europeo.html">deterioramento dello stato di diritto</a> in terra d’Ungheria.&nbsp;</p>



<p>La legge non è ancora realtà, ma il dibattito è già rovente, ancor più in un contesto storico-politico dove le ingerenze negli affari interni di un Paese sovrano sono fortemente malviste per via del processo di “<a href="https://it.insideover.com/politica/trump-spinge-verso-la-deglobalizzazione.html">deglobalizzaione</a>” in corso, come espresso da diversi analisti. Oltre agli sviluppi della vicenda ungherese, lo spunto interessante è capire come si definiranno gli equilibri mondiali nello scontro tra sovranisti e globalisti, tra “mondo globalizzato” e “difesa della patria” che, come abbiamo visto in questa storia, riguarda anche la società civile.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/orban-vs-ue-il-nuovo-braccio-di-ferro-sulla-legge-contro-i-fondi-stranieri-alle-ong.html">Orbán vs UE: il nuovo braccio di ferro sulla legge contro i fondi stranieri alle Ong</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>La fabbrica dei dissidenti: come le ONG ti organizzano il cambio di regime</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-fabbrica-dei-dissidenti-come-le-ong-ti-organizzano-il-cambio-di-regime.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 May 2025 09:44:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ong]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/bolivia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Bolivia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/bolivia.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/bolivia-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/bolivia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/bolivia-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Oggi, il regime change si costruisce con giovani attivisti trasformati in pedine di una scacchiera geopolitica. Il caso Bolivia e non solo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/bolivia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Bolivia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/bolivia.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/bolivia-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/bolivia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/bolivia-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p><br>Non serve più inviare carri armati o paracadutisti per destabilizzare un governo. Oggi, il regime change si costruisce con hashtag, conferenze patinate e giovani attivisti trasformati in pedine di una scacchiera geopolitica. Il <strong>caso della Bolivia del 2019,</strong> con il colpo di Stato che ha spodestato Evo Morales, è un manuale perfetto di come le ONG, sotto la bandiera dei diritti umani e dell’ambiente, possano diventare strumenti di ingerenza per riscrivere la mappa del potere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’incendio che brucia Morales</h2>



<p>Nell’estate del 2019, mentre l’Amazzonia andava a fuoco, un’ondata di indignazione globale si è abbattuta sulla Bolivia. Lo slogan SOS-Bolivia ha invaso i social, puntando il dito contro il presidente <strong>Evo Morales, accusato di aver lasciato bruciare la foresta per favorire gli interessi delle sue politiche agricole.</strong> Al centro della campagna c’era <strong>Jhanisse Vaca Daza</strong>, giovane attivista ambientale, che con il suo movimento Ríos de Pie ha catalizzato l’attenzione mediatica internazionale, dipingendo Morales come un nemico dell’ambiente.</p>



<p>Ma dietro le proteste e gli hashtag c’era molto più di una crociata ecologica. Come rivelato da un’inchiesta di The Grayzone, <strong>la campagna contro Morales è stata amplificata da figure chiave del mondo dell’ingerenza globale</strong>, come Srđa Popović, fondatore di CANVAS (Centre for Applied Nonviolent Action and Strategies), un’organizzazione specializzata nel formare attivisti per rovesciare Governi sgraditi all’Occidente. Popović, fotografato accanto a Vaca Daza, non era un semplice sostenitore: era il burattinaio di una strategia collaudata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La formazione dei “dissidenti”</h2>



<p>Vaca Daza non è un’eroina improvvisata. La sua carriera è un esempio lampante di come le ONG costruiscano reti di influenza. Grazie alla Freedom Fellowship, una borsa di studio promossa dalla Human Rights Foundation (HRF) per “difensori dei diritti umani” provenienti da “Paesi autoritari”, Vaca Daza ha ricevuto formazione e supporto. L’HRF, in partnership con CANVAS, ha creato un programma annuale che, con la scusa del tutoraggio, <strong>plasma attivisti pronti a sfidare Governi non allineati agli interessi occidentali.</strong></p>



<p>Non è un caso che Vaca Daza, come si legge nel suo profilo LinkedIn, sia diventata network manager per l’Oslo Freedom Forum, una serie di conferenze internazionali organizzate dall’HRF. Qui, tra tartine e champagne, si incontrano figure come Popović, rappresentanti dell’Einstein Institute (pioniere delle rivoluzioni colorate), e attivisti di movimenti come le Pussy Riot russe o dissidenti nordcoreani. Un servizio della BBC sull’Oslo Freedom Forum ha messo a nudo la realtà: <strong>“Per rovesciare un Governo, bisogna essere organizzati e pianificare meticolosamente”</strong>. Parole che suonano come un’ammissione: queste conferenze non sono solo dibattiti, ma laboratori di destabilizzazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il copione dell’ingerenza</h2>



<p>Il caso boliviano non è isolato. È un copione che si ripete: ONG e fondazioni, spesso finanziate da Governi occidentali o grandi filantropi, creano reti di attivisti locali, li formano, li finanziano e <strong>li lanciano contro i Governi da abbattere.</strong> In Bolivia, la causa ambientale è stata il grimaldello per delegittimare Morales, dipinto come un tiranno ecocida. L’indignazione globale, alimentata da hashtag e campagne mediatiche, ha preparato il terreno per il colpo di Stato del novembre 2019, che ha costretto Morales all’esilio.</p>



<p>Questo sistema non si limita alla Bolivia. <strong>Le “rivoluzioni colorate” in Georgia, Ucraina, e Kirghizistan</strong> seguono lo stesso schema: ONG come Freedom House, National Endowment for Democracy (NED) o l’Open Society Foundations di George Soros finanziano movimenti locali, addestrano leader sotto il pretesto della difesa dei diritti umani, e costruiscono un’immagine di crisi che giustifica interventi esterni. L’obiettivo? <strong>Creare un mondo diviso tra un Occidente “democratico” e un resto del pianeta “barbarico”</strong>, pronto per essere “salvato” – o meglio, rimodellato – secondo gli interessi di Washington e Bruxelles.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’ipocrisia dei diritti umani</h2>



<p>Il paradosso è che queste operazioni si nascondono dietro la bandiera dei diritti umani e della società civile. Le ONG, con i loro budget milionari, non sono solo organizzazioni benevole: <strong>sono spesso strumenti di soft power</strong>, che trasformano le aspirazioni di giovani attivisti in carburante per guerre fredde o calde. La Human Rights Foundation, ad esempio, non si limita a promuovere la libertà: finanzia e addestra chi può destabilizzare Governi sgraditi. CANVAS, con il suo manuale per la “rivoluzione non violenta”, è stato coinvolto in decine di movimenti, dall’Egitto all’Ucraina, sempre con lo stesso obiettivo: il cambio di regime.</p>



<p>E mentre l’Occidente si erge a paladino della democrazia, il prezzo lo pagano i popoli. <strong>In Bolivia, il colpo di Stato ha portato a un Governo provvisorio di destra, repressione di dissenso e instabilità economica.</strong> In altri Paesi, come l’Ucraina, le “rivoluzioni” hanno aperto la strada a conflitti devastanti. La libertà promessa si è spesso tradotta in caos, con le élite locali e internazionali a spartirsi le spoglie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un gioco pericoloso</h2>



<p>Non si tratta di difendere Morales o altri leader presi di mira. Ogni Governo ha le sue colpe, e il potere, ovunque, tende a corrompersi. Ma il sistema di ingerenza orchestrato attraverso ONG e fondazioni rivela una verità scomoda: <strong>la democrazia non è l’obiettivo, ma un alibi.</strong> Dietro le conferenze patinate e gli hashtag virali c’è un disegno preciso: <strong>controllare risorse, mercati, governi.</strong> E mentre i giovani attivisti credono di lottare per un mondo migliore, spesso sono solo pedine in un gioco più grande, dove a vincere non sono i diritti umani, ma il potere.</p>
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		<title>Ora in Francia spunta la pubblicità di Avaaz che è un invito a Macron</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/ora-in-francia-spunta-la-pubblicita-di-avaaz-che-e-un-invito-a-macron.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Boezi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 May 2022 05:50:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Ong]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1313" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220505172155134_a4e151cecca4b1f4860cea523ff90781-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220505172155134_a4e151cecca4b1f4860cea523ff90781-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220505172155134_a4e151cecca4b1f4860cea523ff90781-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220505172155134_a4e151cecca4b1f4860cea523ff90781-1024x700.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220505172155134_a4e151cecca4b1f4860cea523ff90781-768x525.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220505172155134_a4e151cecca4b1f4860cea523ff90781-1536x1050.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220505172155134_a4e151cecca4b1f4860cea523ff90781-2048x1400.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non è la prima volta che Avaaz sceglie di mettere in campo una comunicazione politica ma certo il paginone apparso su Le Figaro qualche giorno fa può far discutere. Lo scopo di fondo della grafica pubblicata sul quotidiano &#8211; quello che peraltro è di stampo conservatore &#8211; è fare pressione sul presidente della Repubblica francese &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/ora-in-francia-spunta-la-pubblicita-di-avaaz-che-e-un-invito-a-macron.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/ora-in-francia-spunta-la-pubblicita-di-avaaz-che-e-un-invito-a-macron.html">Ora in Francia spunta la pubblicità di Avaaz che è un invito a Macron</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1313" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220505172155134_a4e151cecca4b1f4860cea523ff90781-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220505172155134_a4e151cecca4b1f4860cea523ff90781-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220505172155134_a4e151cecca4b1f4860cea523ff90781-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220505172155134_a4e151cecca4b1f4860cea523ff90781-1024x700.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220505172155134_a4e151cecca4b1f4860cea523ff90781-768x525.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220505172155134_a4e151cecca4b1f4860cea523ff90781-1536x1050.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/ilgiornale2_20220505172155134_a4e151cecca4b1f4860cea523ff90781-2048x1400.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Non è la prima volta che<strong> Avaaz</strong> sceglie di mettere in campo una comunicazione politica ma certo il paginone apparso su <em>Le Figaro</em> qualche giorno fa può far discutere. Lo scopo di fondo della grafica pubblicata sul quotidiano &#8211; quello che peraltro è di stampo conservatore &#8211; è fare pressione sul presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron (che è ritratto nella pubblicità) in ambito ecologico.</p>
<p>&#8220;Signor presidente &#8211; si legge sul manifesto &#8211; Il Risorgimento (<em>Reinassance</em> è il nuovo nome di <em>En Marche!</em>, il partito dei macroniani) è tutto!&#8221;. E l&#8217;immagine è contornata da un cumulo di rifiuti, mentre l&#8217;inquilino dell&#8217;Eliseo guida un nutrito gruppo di persone, imbracciando una bandiera con su scritto &#8220;<strong>Ecologia</strong>&#8220;.</p>
<p>L&#8217;intenzione è quella di sottolineare una contraddizione in termini: <strong>Emmanuel Macron</strong> ha impugnato la causa ecologista (soprattutto nella seconda parte dell&#8217;ultima campagna elettorale, a dire il vero) ma quello che ha attorno racconta una storia molto diversa dai proclami. Infatti, dopo il motto, arriva la specificazione: &#8220;<span class="Y2IQFc" lang="it">Ecco come appare una grande nazione ecologica. Questa volta &#8211; incalzano quelli di Avaaz &#8211; , mantieni la tua promessa ed agisci per lasciare in eredità un pianeta più vivibile ed una Francia più forte alle generazioni future&#8221;. </span></p>
<p>L&#8217;Ong, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/politica/avaaz-ong-sorosiana-ora-lancia-campagna-contro-salvini-1739845.html">che abbiamo già avuto modo di definire &#8220;sorosiana&#8221;</a> anche per via dei presunti legami, in più circostanze evidenziati dalla stampa americana e non, con George Soros, ritiene che il presidente della Repubblica francese, durante i primi cinque anni di mandato, non abbia fatto quanto promesso in materia <strong>ambientalista</strong>: questo retro pensiero è abbastanza evidente. Avaaz ricorda a Macron, in prima battuta, come l&#8217;esito elettorale delle presidenziali abbia fotografato una situazione sociale molto &#8220;divisa&#8221; (un&#8217;altra delle metafore derivanti dalla grafica è tagliata proprio sulla natura composita della società francese).</p>
<p>Poi si passa a quello che, per Avaaz, Macron dovrebbe fare durante il prossimo quinquennio: &#8220;Il suo nuovo mandato deve&#8217; essere costruito attorno a misure nette e coraggiose, le uniche in grado di garantire la stabilità nel corso dei prossimi anni. La Francia può e deve condurre questa lotta (quella ecologica, ndr) senza riserve qui, in Europa e nel mondo. Chiediamo azione, gli <strong>slogan</strong> non saranno sufficienti&#8221;. Al netto delle varie misure che vengono elencate, è la chiosa a meritare qualche considerazione in più.</p>
<p>&#8220;<span class="Y2IQFc" lang="it">Signor Presidente. ha una secondo chance, un&#8217;ultima possibilità fare la storia. Non lasciartela sfuggire&#8221;. Con questa chiusura, l&#8217;Ong &#8220;sorosiana&#8221; rimprovera di nuovo al leader della <em>Reinassance</em> le azioni non compiute sino ad adesso e lo invita a correre ai ripari. Il fatto è che, in termini di semplificazione ideologica, Emmanuel Macron è sempre stato considerato un esponente politico di centrosinistra, progressista e dunque per nulla inviso agli universi tangenti Avaaz ed alle <strong>battaglie</strong> portate avanti da una realtà come quella. </span></p>
<p>Questa grafica può rappresentare dunque un indizio su come la svolta post-ideologica di Macron, oltre ad attrarre i consensi della <strong>borghesia francese</strong> in generale, stia comportando anche un allontanamento del presidente francese dagli universi progressisti, siano essi associativi, culturali, politico-economici e così via. Letto in questo modo, quello di Avaaz sembra anche un ultimatum: se l&#8217;inquilino dell&#8217;Eliseo non dovesse procedere con politiche ambientaliste, potrebbe perdere il convinto sostegno di certe aree d&#8217;influenza politica.</p>
<p>Ma a Macron conviene una retromarcia verso la base elettorale che lo ha eletto la prima volta? Le presidenziali del 2021 hanno raccontato una polarizzazione agli estremi delle istanze populiste e sovraniste, siano queste connotabili come di destra o di sinistra, mentre attorno a Macron si è riunito più o meno tutto l&#8217;elettorato moderato. Schiacciare di nuovo il pedale verso sinistra, per il leader della Reinassance, costituirebbe un passo indietro, pure rispetto al ruolo che il presidente francese ha ormai incarnato nel contesto europeo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/ora-in-francia-spunta-la-pubblicita-di-avaaz-che-e-un-invito-a-macron.html">Ora in Francia spunta la pubblicità di Avaaz che è un invito a Macron</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Ara Pacis, l&#8217;ong italiana che non piace ai servizi francesi</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/arapacis-ong-italiana-non-piace-francesi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valle]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Apr 2022 13:13:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ong]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220421151041447_9639a1d0f91ad019f9330101b48c6777-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220421151041447_9639a1d0f91ad019f9330101b48c6777-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220421151041447_9639a1d0f91ad019f9330101b48c6777-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220421151041447_9639a1d0f91ad019f9330101b48c6777-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220421151041447_9639a1d0f91ad019f9330101b48c6777-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220421151041447_9639a1d0f91ad019f9330101b48c6777-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220421151041447_9639a1d0f91ad019f9330101b48c6777-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo scorso 3 febbraio alla Farnesina si festeggiava. Dopo quattro giorni di snervanti negoziati il governo del Mali e i ribelli Tuareg a Roma firmavano “l’Accordo di principio”, un impegno ufficiale per riportare la pace, la sicurezza e la stabilità in tutto il tribolato Paese. La complicata mediazione era opera &#8211; con l’appoggio ufficioso del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/arapacis-ong-italiana-non-piace-francesi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/arapacis-ong-italiana-non-piace-francesi.html">Ara Pacis, l&#8217;ong italiana che non piace ai servizi francesi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220421151041447_9639a1d0f91ad019f9330101b48c6777-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220421151041447_9639a1d0f91ad019f9330101b48c6777-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220421151041447_9639a1d0f91ad019f9330101b48c6777-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220421151041447_9639a1d0f91ad019f9330101b48c6777-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220421151041447_9639a1d0f91ad019f9330101b48c6777-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220421151041447_9639a1d0f91ad019f9330101b48c6777-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/ilgiornale2_20220421151041447_9639a1d0f91ad019f9330101b48c6777-2048x1536.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Lo scorso 3 febbraio alla Farnesina si festeggiava. Dopo quattro giorni di snervanti negoziati il governo del <strong>Mali</strong> e i <strong>ribelli Tuareg</strong> a Roma firmavano “l’<strong>Accordo di principio</strong>”, un impegno ufficiale per riportare la pace, la sicurezza e la stabilità in tutto il tribolato Paese. La complicata mediazione era opera &#8211; con l’appoggio ufficioso del Ministero degli esteri &#8211; della presidente dell’Ong Ara Pacis, <strong>Maria Nicoletta Gaida</strong><strong>. </strong></p>
<p>Sulla carta, l’intesa metteva termine al lungo conflitto iniziato con il colpo di Stato che nel 2012 depose l’allora presidente <strong>Amadou Toumani Touré</strong> e scatenò la grande ribellione delle province settentrionali. Un’insurrezione presto strumentalizzata da gruppi islamici, alcuni dei quali legati ad <strong>Al Qaeda</strong>; nel 2013 solo l’intervento delle truppe francesi impedì ai gruppi jihadisti di conquistare la capitale Bamako. Un successo isolato.</p>
<p>La costosissima missione <em>Barkane</em> &#8211; soltanto nel 2020 è costata oltre un miliardo di euro, in tempi di crisi cifre difficili da giustificare all’opinione pubblica &#8211; si è da tempo insabbiata e a poco è servita la parallela Task force <em>Takuba</em>, lo zoppicante strumento europeo composto da un centinaio di soldati estoni, una sessantina di militari della Repubblica Ceca, 150 svedesi e 200 specialisti italiani. In più, lo scorso febbraio il rapido peggioramento dei rapporti tra Parigi con la giunta golpista (al potere dal maggio 2021), culminato con l’espulsione dell’ambasciatore francese dalla capitale maliana e l’arrivo in forze dei mercenari russi della Wagner, ha definitivamente convinto <strong>Emmanuel Macron</strong> a smobilitare il dispositivo e abbandonare, almeno momentaneamente, l’antica colonia.</p>
<h2>L&#8217;Italia inaspettata</h2>
<p>Ciò che il presidente uscente e i funzionari del Quai d’Orsay non avevano considerato era però “l’intrusione” dell’<strong>Italia</strong>. A maggio 2021 Ara Pacis promosse un primo incontro a Roma del variegato cartello dei movimenti armati maliani confluiti in quell’occasione nel “Cadre Stratégique Permanent”, un contenitore unitario politico-militare prodromico all’intesa con il governo centrale. Un primo passo a cui è seguita l’apertura nell’agosto di un’ambasciata a <strong>Bamako</strong>, l’invio della mission e militare Eutm Mal (poca roba, in tutto 12 militari con compiti da istruttori), un impegno su possibili finanziamenti e infine l’accordo del 3 febbraio 2022. Per il governo di Roma l’intesa rappresenta &#8220;un contributo fondamentale per il contrasto alla migrazione clandestina e al terrorismo, che hanno il loro epicentro nel nord del Paese, e per favorire la sicurezza del contingente italiano presente nell&#8217;operazione <em>Takuba </em>e schierato in Mali proprio per perseguire tali obiettivi&#8221;.</p>
<p>Tutto bene, dunque? Non proprio. Secondo gli analisti (soprattutto francesi) l’accordo è parte di un disegno più complesso e, a loro avviso, molto ambiguo. Per il <em>centre Thucydide</em>, think tank geopolitico dell’Università Panthéon Assas di Parigi, a muovere i fili sarebbe l’<strong>Eni</strong>, da sempre desiderosa di installarsi in un’area strategica; a sua volta il molto autorevole (e ben introdotto nelle segrete cose) <em>Le Monde</em> ha pubblicato un’inchiesta significativamente intitolata <em>Mali, il torbido gioco della diplomazia italiana</em>. Nonostante le smentite dell’ambasciatore Stefano Antonio Dejak (&#8220;l’Italia non ha alcuna agenda segreta nel Mali&#8221;), il quotidiano parigino sostiene che, dietro all’intesa promossa da Ara Pacis e la sua fondatrice, &#8220;un ex attrice molto mediatizzata e vicina ai servizi segreti italiani&#8221;, vi è il ministro degli esteri <strong>Luigi Di Maio</strong> (non a caso ritratto accanto alla Gaida e i capi Tuareg al momento della firma di febbraio) e che l’intera operazione è finalizzata alla realizzazione in Mali di centri di detenzione per migranti.</p>
<p>Notizie (o insinuazioni) subito rimbalzate in Africa. Di certo la richiesta di chiudere le rotte della disperazione è difficilmente accettabile per i gruppi del Csp, da sempre largamente conniventi con il traffico di esseri umani. A loro volta i golpisti di Bamako restano molto scettici sulla durata degli accordi romani e ritengono il cartello delle opposizioni sponsorizzato da Ara Pacis nulla più di un espediente per legittimare la secessione delle regioni settentrionali.</p>
<p>In ogni caso la trattativa si è nuovamente arenata, da Roma non sono arrivati i soldi promessi alle diverse fazioni maliane e il recente viaggio a Bamako della signora Gaida si è concluso con un nulla di fatto. Il Mali continua così nella sua deriva. L’Italia tace e Parigi ancora una volta sogghigna.</p>
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		<title>Orban nel mirino dell&#8217;Europa: ecco la &#8220;vendetta&#8221; della Ong</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/orban-nel-mirino-delleuropa-ecco-la-vendetta-della-ong.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Dec 2020 09:28:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ong]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Che Viktor Orban sia stato da molti identificato come il nemico numero uno dell&#8217;Unione europea non è una notizia dell&#8217;ultim&#8217;ora. Nel corso degli anni, infatti, le posizioni di forte opposizione nei confronti delle decisioni comunitarie e soprattutto le sue continue chiusure verso quelle decisioni che non apparivano in linea con la visione di Fidezs hanno &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/orban-nel-mirino-delleuropa-ecco-la-vendetta-della-ong.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Viktor-Orban-1-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Che <a href="https://insideover.ilgiornale.it/scheda/politica/da-piazza-degli-eroi-alla-scena-europea-chi-e-viktor-orban.html">Viktor Orban</a> sia stato da molti identificato come il <strong>nemico</strong> numero uno dell&#8217;Unione europea non è una notizia dell&#8217;ultim&#8217;ora. Nel corso degli anni, infatti, le posizioni di forte opposizione nei confronti delle decisioni comunitarie e soprattutto le sue continue chiusure verso quelle decisioni che non apparivano in linea con la visione di <a href="https://insideover.ilgiornale.it/scheda/politica/storia-e-prospettive-di-fidesz-il-partito-di-viktor-orban.html">Fidezs</a> hanno contribuito a peggiorare sempre di più i rapporti tra Budapest e Bruxelles.</p>
<p>Con le ultime decisioni politiche interne dell&#8217;Ungheria riguardanti i finanziamenti alle Ong e l&#8217;indipendenza della magistratura è forse arrivata però una definitiva rottura: non tanto sotto l&#8217;aspetto formale quanto più sotto il profilo ideologico. Orban, in questo modo, nella mente dei politici più prettamente europeisti è divenuto il vero nemico da combattere; se possibile, con tutti i mezzi a propria disposizione. E questo, in fondo, è proprio quello che sembrerebbe accadere proprio in questi giorni, anche in seguito alle accuse di abuso dei fondi europei che sono state mosse nei suoi confronti da parte della <strong>Ong</strong> anti-corruzione <strong>K-Monitor</strong>.</p>
<h2>Le accuse per l&#8217;utilizzo dei fondi europei</h2>
<p><a href="https://www.lemonde.fr/international/article/2020/12/09/en-hongrie-les-proches-d-orban-s-enrichissent-sur-le-dos-des-fonds-europeens_6062689_3210.html">Secondo quanto riportato dalla testata giornalistica francese <em>Le Monde</em> ed affermato da Sandor Lederer</a>, dirigente della K-Monitor, nel corso degli ultimi anni molte persone politicamente vicine al primo ministro ungherese ed appartenenti alla sua famiglia si sarebbero <strong>arricchite</strong> fuori da ogni aspettativa. E in modo particolare, grazie soprattutto all&#8217;utilizzo dei fondi stanziati per l&#8217;Unione europea che sarebbe stati dunque utilizzati in modo primario per soddisfare le esigenze dell&#8217;entourage di Orban.</p>
<p>Esempio eclatante, secondo le accuse, sarebbe il boom che ha vissuto la piccola <strong>Felcsut</strong>, abitata da meno di duemila abitanti ma al tempo stesso paese di origini del primo ministro dell&#8217;Ungheria. Nel corso degli ultimi anni, infatti, sono stati attuati importanti progetti di sviluppo dell&#8217;area, partendo dalla costruzione di un importante stadio di calcio per arrivare sino alla costruzione di impianti turistici volti a promuovere sia all&#8217;interno che all&#8217;esterno dell&#8217;Ungheria l&#8217;immagine di Felcsut e della tradizione ungherese.</p>
<p>Quasi tutti progetti finanziati dall&#8217;Unione europea tramite i fondi destinati all&#8217;Ungheria, gli appalti sarebbero finiti &#8211; direttamente e indirettamente &#8211; nelle mani di alcuni familiari di Orban &#8211; in particolare, il padre ed il cognato &#8211; e di alcune sue strette conoscenze, come l&#8217;imprenditore<strong> Lorinc Meszaros</strong>. E soprattutto, nel corso degli ultimi anni proprio da questi appalti sarebbe derivata la loro fortuna, in uno scenario in cui l&#8217;Unione europea non è mai stata in grado di vigilare adeguatamente sull&#8217;utilizzo dei fondi destinati allo sviluppo dell&#8217;Ungheria.</p>
<h2>In Europa c&#8217;è chi cerca la &#8220;&#8221;vendetta&#8221;?</h2>
<p>Dopo il veto apposto da parte di Ungheria e Polonia sul <a href="https://insideover.ilgiornale.it/scheda/economia/che-cose-il-rebate.html">Recovery Fund</a> avvenuto negli scorsi giorni, è stato chiarificato come tra Bruxelles e blocco di Visegrad qualcosa di fosse ulteriormente<strong> incrinato</strong>, a ennesima conferma di come l&#8217;Europa stia attraversando una spaccatura senza precedenti. E in questo scenario, dunque, non è difficile immaginare come Orban si sia creato sempre più nemici nelle alte sfere di Bruxelles che non vedono l&#8217;ora di poter vedere la sua immagine crollare a picco non soltanto all&#8217;interno dei suoi confini nazionali ma anche tra i suoi sostenitori in giro per l&#8217;Europa. Tuttavia, le tempistiche dietro alle accuse che sono state mosse nei suoi confronti sono molto particolari: esse arrivano, infatti, nel momento di maggiore <strong>distanziamento</strong> tra le posizioni tenute da Budapest e quelle sostenute invece da Bruxelles, anche sotto il profilo economico.</p>
<p>Dopo le accuse di estremismo mosse nei confronti anche da parte di carature mondiale come <strong>George Soros</strong> soprattutto dopo la netta opposizione di Orban verso i finanziamenti alle Ong, adesso è dunque la volta degli attacchi diretti alla sua persona. Indipendentemente da come possa infatti finire la vicenda &#8211; sulla quale ancora nessuna indagine è stata istituita &#8211; è chiaro infatti come sia in atto un tentativo volto a mettere in cattiva luce l&#8217;immagine del premier ungherese, sempre più influente in Europa ma sempre più distante dall&#8217;Europa stessa. In uno scenario che, chiaramente, ha iniziato a dare <strong>fastidio</strong> a molti nelle alte sfere di Bruxelles  e che potrebbe dare il via ad una stagione segnata da delle nuove durissime accuse tra le parti, segnando una netta e più profonda spaccatura tra Bruxelles e Visegrad.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/orban-nel-mirino-delleuropa-ecco-la-vendetta-della-ong.html">Orban nel mirino dell&#8217;Europa: ecco la &#8220;vendetta&#8221; della Ong</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Unione europea contro l&#8217;Ungheria per i finanziamenti alle Ong</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lunione-europea-contro-lungheria-per-i-finanziamenti-alle-ong.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jan 2020 19:56:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ong]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
		<category><![CDATA[Visegrad]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=253037</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1055" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Viktor-Orban-Ungheria-La-Presse-e1579031760237.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria Orban Ong (la Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Viktor-Orban-Ungheria-La-Presse-e1579031760237.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Viktor-Orban-Ungheria-La-Presse-e1579031760237-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Viktor-Orban-Ungheria-La-Presse-e1579031760237-768x422.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Viktor-Orban-Ungheria-La-Presse-e1579031760237-1024x563.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nuovi guai in vista per l&#8217;Ungheria di Viktor Orban, che viene nuovamente richiamato dalle alte burocrazie dell&#8217;Unione europea a causa di leggi giudicate troppo stringenti e che rischiano di compromettere le libertà fondamentali sulle quali è basata l&#8217;Unione. Questa volta, nell&#8217;occhio del ciclone sarebbe finita la legge ungherese che obbliga le Ong a rivelare i &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lunione-europea-contro-lungheria-per-i-finanziamenti-alle-ong.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1055" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Viktor-Orban-Ungheria-La-Presse-e1579031760237.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ungheria Orban Ong (la Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Viktor-Orban-Ungheria-La-Presse-e1579031760237.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Viktor-Orban-Ungheria-La-Presse-e1579031760237-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Viktor-Orban-Ungheria-La-Presse-e1579031760237-768x422.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Viktor-Orban-Ungheria-La-Presse-e1579031760237-1024x563.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nuovi guai in vista per l&#8217;Ungheria di <strong>Viktor Orban</strong>, che viene nuovamente richiamato dalle alte burocrazie dell&#8217;Unione europea a causa di leggi giudicate troppo stringenti e che rischiano di compromettere le libertà fondamentali sulle quali è basata l&#8217;Unione. Questa volta, nell&#8217;occhio del ciclone sarebbe finita la legge ungherese che obbliga le <strong>Ong</strong> a rivelare i nomi dei propri finanziatori esteri. La procedura, che si applica sulle donazioni che risultano superiori ai 500mila fiorini ungheresi (circa 1700 euro), è volta a conoscere quali siano le entità che finanziano le organizzazioni ufficialmente, per questioni di sicurezza nazionale e tutela dall&#8217;elusione fiscale.</p>
<p>Le contestazioni di Bruxelles si fondano in primo luogo sulla mancata <strong>tutela della privacy</strong> dei finanziatori, che vedrebbero i loro nomi pubblicati sulle liste di Budapest, che sono allo stato attuale pubblicamente consultabili. Inoltre, l&#8217;appesantimento burocratico che deriva dall&#8217;attuazione della legge ungherese sui finanziamenti danneggerebbe le tempistiche con i quali i fondi diverranno fruibili, rallentando quelle operazioni che per la loro natura necessiterebbero di una maggiore urgenza. Inoltre, la mossa ungherese sarebbe in disaccordo con gli accordi di libera circolazione dei capitali, essendo diretta soltanto ai finanziamenti provenienti dall&#8217;estero.</p>
<p><a href="https://www.reuters.com/article/us-eu-hungary/hungarys-law-on-ngo-foreign-funding-is-unlawful-eu-court-adviser-idUSKBN1ZD187">La stretta di Orban era arrivata nel 2017</a>, dopo il pesante scambio di accuse che aveva interessato il premier dell&#8217;Ungheria e <strong>George Soros</strong>, magnate americano di discendenza ungherese. L&#8217;accusa che era stata rivolta al miliardario era quella di voler destabilizzare il governo ungherese col tramite delle Ong e questo fatto avrebbe pesato in modo discriminante sull&#8217;approvazione della mozione in parlamento. Dal canto suo Soros non si è mai nascosto nell&#8217;accusare Orban di essere anti-democratico e di aver fatto arretrare il Paese sul fronte sociale ed in quello dei diritti.</p>
<p>Dopo l&#8217;accusa di limitare l&#8217;indipendenza della magistratura (accusa, questa, che in questi mesi ha raggiunto anche la Polonia), adesso al governo ungherese si è aggiunta anche quella di violare la vita privata e calpestare la tutela dei dati personali delle persone. L&#8217;Ungheria sarà chiamata a rispondere, col rischio di vedere aperta la <strong>procedura d&#8217;infrazione</strong> nei suoi confronti che peserebbe sulla possibilità di esprimere il proprio voto in Europa.</p>
<p>Budapest, per evitare la caduta nella procedura d&#8217;infrazione, ha ancora la possibilità di modificare o eventualmente abolire la legge, rimettendosi così in accordo con i regolamenti ed i trattati europei. Tuttavia, la <strong>linea dura</strong> tenuta negli ultimi anni dal premier ungherese Orban contro le Ong ed in generale contro le imposizioni di Bruxelles non sembra rendere la strada percorribile. Col rischio questa volta però di portare ad una spaccatura tra l&#8217;Unione europea ed il blocco di <strong>Visegrad</strong>, soprattutto dopo le riserve espresse dall&#8217;Europa sulle libertà della magistratura in Polonia che potrebbe ulteriormente avvicinare i due alleati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lunione-europea-contro-lungheria-per-i-finanziamenti-alle-ong.html">L&#8217;Unione europea contro l&#8217;Ungheria per i finanziamenti alle Ong</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Francia, Royal indagata per l&#8217;utilizzo dei fondi pubblici</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/francia-royal-indagata-per-lutilizzo-dei-fondi-pubblici.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Dec 2019 16:41:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ong]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="763" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Segolene-Royal-La-PressE-e1577464896629.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Segolene Royal" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Segolene-Royal-La-PressE-e1577464896629.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Segolene-Royal-La-PressE-e1577464896629-300x119.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Segolene-Royal-La-PressE-e1577464896629-768x305.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Segolene-Royal-La-PressE-e1577464896629-1024x407.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nuova gatta da pelare per il Partito socialista francese, con l&#8217;ambasciatrice Ségolène Royal indagata per utilizzo improprio dei fondi pubblici e per le numerose assenze agli impegni internazionali. La carica diplomatica, che svolge il ruolo a titolo gratuito dal 2017, avrebbe utilizzato i fondi stanziati per lo svolgimento delle attività (consistenti in 100mila euro annuali) per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/francia-royal-indagata-per-lutilizzo-dei-fondi-pubblici.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="763" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Segolene-Royal-La-PressE-e1577464896629.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Segolene Royal" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Segolene-Royal-La-PressE-e1577464896629.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Segolene-Royal-La-PressE-e1577464896629-300x119.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Segolene-Royal-La-PressE-e1577464896629-768x305.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Segolene-Royal-La-PressE-e1577464896629-1024x407.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nuova gatta da pelare per il Partito socialista francese, con l&#8217;ambasciatrice <strong>Ségolène Roya</strong>l <a href="https://www.lemonde.fr/planete/article/2019/11/15/segolene-royal-accusee-d-utiliser-son-poste-d-ambassadrice-des-poles-pour-promouvoir-ses-activites-personnelles_6019333_3244.html">indagata per utilizzo improprio dei <strong>fondi pubblici</strong></a> e per le numerose <strong>assenze</strong> agli impegni internazionali. La carica diplomatica, che svolge il ruolo a titolo gratuito dal 2017, avrebbe utilizzato i fondi stanziati per lo svolgimento delle attività (consistenti in 100mila euro annuali) per opere esterne ai compiti della posizione. In particolar modo, come riporta <em>La Repubblica,</em> sarebbero stati destinati alla<a href="https://desirs-davenir.eu/243-ce-que-je-peux-enfin-vous-dire-sort-en-livre-de-poche"> promozione editoriale di un libro di Royal</a> ed al finanziamento di una <strong>ong</strong> (Désirs d&#8217;Avenir) a lei riconducibile ed operante in Senegal.</p>
<p>Nonostante l&#8217;esponente socialista abbia respinto le accuse, rifiutando di confermare il coinvolgimento dell&#8217;ong nell&#8217;utilizzo dei fondi stanziati per l&#8217;Antartide e per l&#8217;Artide, le comunicazioni tramite messaggistica privata sembrano confermare la tesi dell&#8217;accusa. L&#8217;<strong>Assemblea nazionale</strong> ha già richiesto all&#8217;ambasciatrice di presentarsi a Parigi per rispondere alle accuse, con Royal decisa a difendere il buon operato della sua ambasciata.</p>
<p>Le accuse sull&#8217;assenteismo sono state giustificate sostenendo che il presenziare alle cerimonie ed alle discussioni internazionali fosse superfluo, in virtù della presenza già degli ambasciatori locali. La linea difensiva è stata quindi giocata sulla <strong>salvaguardia ambientale</strong> del pianeta, attuata tramite i ridotti spostamenti. Tuttavia, appare strano come mai allora l&#8217;ambasciatrice ai Poli abbia deciso di presenziare al varo di un&#8217;imbarcazione artica in Islanda nel 2018, considerando la presenza di organizzazioni francesi nel territorio scandinavo che avrebbero potuto presenziare senza utilizzare mezzi di spostamento inquinanti. In quell&#8217;occasione, il volo è stato effettuato in giornata con un <strong>jet privato</strong>, con spese a carico dell&#8217;Eliseo. Oppure, sempre secondo quanto riportato da <em>La Repubblica</em>, non si comprende l&#8217;assenza alla conferenza <em>Artic Spirit, </em>dove all&#8217;incontro con l&#8217;ambasciatore della Finlandia, prediligendo una <strong>posa fotografica</strong> per una nota rivista francese.</p>
<h3>Le accuse arrivano in un momento delicato</h3>
<p>Come spesso accade nel mondo politico, le accuse formulate dall&#8217;Assemblea nazionale sono giunte proprio mentre si vociferava la possibilità di una sua candidatura all&#8217;<strong>Eliseo</strong> nella prossima tornata elettorale. Già candidata per il partito socialista e sconfitta da Nicolas Sarkozy nel 2007, fino a pochi giorni fa appariva alla stampa ed alla popolazione francese come la miglior candidata che la sinistra francese potesse esprimere: adesso la sua posizione inizia a traballare, con i partiti storici di Francia che necessitano sempre di più di volti puliti per battere il blocco di En Marche!</p>
<p>Secondo Royal, questo sarebbe il motivo per il quale sono state formulate le accuse nei suoi confronti che &#8211; come sostenuto dall&#8217;ambasciatrice &#8211; altrimenti non avrebbero avuto motivo d&#8217;essere attuate. In ogni caso, è garantita la sua disponibilità a collaborare con la giustizia.</p>
<p>Il punto più oscuro riguarda però i fondi sottratti all&#8217;ambasciata, per la quale si è aggiudicata l&#8217;accusa di utilizzo indebito di fondi pubblici, che ha creato malumori all&#8217;interno dell&#8217;opinione pubblica francese soprattutto poiché i flussi riconducono alla ong <em>Desirs d&#8217;Avenir, </em>operante in Africa. Inciampo questo che, con ogni probabilità, rischia di costare all&#8217;esponente del partito socialista francese la candidatura all&#8217;Eliseo.</p>
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		<title>Pioggia di fondi Ue alle ong</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/pioggia-di-fondi-ue-alle-ong.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Dec 2019 14:56:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ong]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="859" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ursula-von-der-Leyen-in-Italia-La-Presse-e1572969625901.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Unione europeas burocrati" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ursula-von-der-Leyen-in-Italia-La-Presse-e1572969625901.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ursula-von-der-Leyen-in-Italia-La-Presse-e1572969625901-300x134.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ursula-von-der-Leyen-in-Italia-La-Presse-e1572969625901-768x344.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ursula-von-der-Leyen-in-Italia-La-Presse-e1572969625901-1024x458.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Europa si torna a parlare di finanziamenti Ue finiti nelle mani delle ong. A dirla tutta in verità, se ne torna a parlare proprio perché sulla questione ad emergere, soprattutto da parte della Commissione europea, è un totale silenzio. Un&#8217;interrogazione presentata al parlamento europeo, ha tirato di nuovo in ballo infatti una relazione dello &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/pioggia-di-fondi-ue-alle-ong.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="859" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ursula-von-der-Leyen-in-Italia-La-Presse-e1572969625901.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Unione europeas burocrati" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ursula-von-der-Leyen-in-Italia-La-Presse-e1572969625901.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ursula-von-der-Leyen-in-Italia-La-Presse-e1572969625901-300x134.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ursula-von-der-Leyen-in-Italia-La-Presse-e1572969625901-768x344.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Ursula-von-der-Leyen-in-Italia-La-Presse-e1572969625901-1024x458.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>In Europa si torna a parlare di finanziamenti Ue finiti nelle mani delle <strong>ong</strong>. A dirla tutta in verità, se ne torna a parlare proprio perché sulla questione ad emergere, soprattutto da parte della Commissione europea, è un totale <strong>silenzio</strong>. Un&#8217;interrogazione presentata al parlamento europeo, ha tirato di nuovo in ballo infatti <a href="https://www.eca.europa.eu/it/Pages/NewsItem.aspx?nid=11432">una relazione dello scorso anno da parte della Corte dei Conti europea</a>, la quale reclamava maggiore trasparenza in fatto di elargizione dei fondi alle ong. Una relazione però rimasta, ad oggi, lettera morta.</p>
<h2>&#8220;Elenco Ong beneficiarie non prima del 2021&#8221;</h2>
<p>A riaprire la faccenda, come detto, è stata un&#8217;interrogazione rivolta presso il parlamento di Strasburgo alla nuova commissione europea. A presentarla il deputato leghista<strong> Marzo Zanni</strong>, che nella principale assiste continentale è il presidente del gruppo <strong>Identità e Democrazia</strong>, a cui il carroccio appartiene assieme al gruppo francese di Rassemblement National ed al tedesco Afd. Zanni nella sua interrogazione ha chiesto la pubblicazione dell&#8217;elenco delle ong beneficiarie di almeno 11 miliardi di euro erogati da Bruxelles tra il 2014 ed il 2017. L&#8217;interrogazione è stata presentata a settembre, le note vicende politiche che hanno coinvolto la formazione della nuova commissione presieduta da <strong>Ursula Von Der Layen</strong> hanno fatto ufficialmente partire il lavoro dell&#8217;esecutivo europeo solo a novembre.</p>
<p>Per cui, la risposta all&#8217;interrogazione del deputato leghista è arrivata nei giorni scorsi. Ma in realtà non è stata poi così esaustiva. Infatti, le parole fuoriuscite dagli uffici di Bruxelles sono apparse tanto lapidarie quanto poco trasparenti: &#8220;Si prevede &#8211; si legge nella risposta &#8211; la preparazione dell&#8217; elenco dei beneficiari non prima del 2021&#8221;. Dunque, per almeno due anni non si conoscerà chi ha avuto accesso a quei fondi e soprattutto come queste somme siano state spese. Ed allora ecco che ad emergere nuovamente è una questione già vista esattamente 12 mesi fa, in occasione di una relazione della<strong> Corte dei Conti</strong> europea che bacchettava la commissione sulla <strong>trasparenza</strong> dei fondi destinati alle ong.</p>
<h2>Quella relazione dei magistrati contabili finita nel dimenticatoio</h2>
<p><a href="https://www.eca.europa.eu/it/Pages/DocItem.aspx?did=48587">Era il 18 dicembre 2018</a> quando, dalla sede della Corte dei Conti europea, usciva la prima ammonizione sulla gestione dei fondi erogati, tra il 2014 ed il 2017, a favore delle ong. Gli occhi, in particolare, erano puntati sugli 11 miliardi di euro dati alle organizzazioni. I magistrati contabili hanno espresso una preoccupazione di due tipi: da un lato quella relativa all&#8217;uso fatto dei tanti soldi erogati, dall&#8217;altro la poca trasparenza emersa &#8220;a monte&#8221; del problema, relativa alla classificazione stessa delle ong. Su quest&#8217;ultimo fronte, il dito della Corte dei Conti è puntato sul meccanismo delle autodichiarazioni: &#8220;A parere della Corte &#8211; si legge nella relazione di un anno fa &#8211; essendo l’assegnazione dello status di ong nel sistema contabile della Commissione basata su autodichiarazioni, ed essendo i controlli limitati, la classificazione di un’entità come ong risulta inattendibile&#8221;. In poche parole, i magistrati si sono rivelati preoccupati del fatto che, per avere accesso ai fondi Ue, possa bastare una semplice autodichiarazione senza che poi vi siano al riguardo controlli sufficienti.</p>
<p>Un discorso che non è potuto certamente passare inosservato alla Corte dei Conti, specialmente perché a livello internazionale l&#8217;Ue è tra gli organismi che eroga maggiori fondi all&#8217;aiuto ed al sostegno e molti di quei soldi vengono dati alle ong. Da qui la necessità di maggiore trasparenza richiesta dai magistrati ma, come visto dalla risposta data al deputato leghista, al momento tale esigenza non sembra essere prioritaria per la commissione. Il pericolo sollevato dalla Corte nel dicembre 2018, riguarda anche i fondi erogati indirettamente alle ong: &#8220;Una simile mancanza di chiarezza &#8211; si legge ancora nella relazione sopra richiamata &#8211; si riscontra anche nei casi in cui i fondi dell’Ue sono erogati ad ong indirettamente, tramite organismi delle <strong>Nazioni Unite</strong>&#8220;. In ballo, come detto, ci sono 11 miliardi di euro spesi tra il 2014 ed il 2017. Di questi, 6.7 miliardi sono stati erogati nell&#8217;ambito dei capitoli di bilancio riguardanti le cosiddette &#8220;<strong>azioni esterne</strong>&#8220;. Rispettivamente, si tratta di 1.2 miliardi assegnati alle ong tra i <strong>Fes</strong> (Fondi europei di sviluppo) e 5.5 miliardi erogati nel capitolo riguardante il &#8220;Ruolo mondiale dell&#8217;Europa&#8221;. Poi ci sono 4 miliardi stanziati nella rubrica inerente la &#8220;Crescita intelligente e inclusiva, competitività per la crescita e l&#8217;occupazione&#8221;, infine 350 milioni di euro sono stati erogati nell&#8217;ambito dei programmi relativi a &#8220;Sicurezza e cittadinanza&#8221;. Tanti soldi quindi, di cui per il momento però non è possibile sapere la loro precisa destinazione.</p>
<h2>&#8220;L&#8217;attribuzione di fondi è illecita&#8221;</h2>
<p>A confermare le perplessità ed i dubbi sopra espressi, lanciati sulla base della blanda risposta fornita ad un&#8217;interrogazione parlamentare e di una relazione della corte dei conti di 12 mesi fa, è stato anche <strong>Augusto Sinagra</strong>. Quest&#8217;ultimo è uno dei più importanti esperti di diritto internazionale, professore a La Sapienza di Roma e profondo conoscitore dei meccanismi comunitari. Intervistato da <em>La Verità</em>, il docente non ha dubbi: &#8220;L&#8217;attribuzione di fondi è illecita. Ci vuole più rigore &#8211;<a href="https://www.laverita.info/soldi-alle-ong-lue-regala-alle-associazioni-11-3-miliardi-la-corte-dei-conti-chiede-piu-chiarezza-ma-la-commissione-risponde-fra-due-anni-2641547929.html"> ha dichiarato</a> &#8211; quando si accerta sia chi beneficia dei finanziamenti, sia per quali scopi. Che spesso coincidono con interessi privati&#8221;.</p>
<p>Sinagra è certo anche di un altro fatto, in relazione alla lista dei beneficiari non mostrata nella risposta all&#8217;interrogazione posta da Marco Zanni: &#8220;Non è che a Bruxelles non possano fornire l&#8217; elenco &#8211; si legge nell&#8217;intervista &#8211; È che non vogliono&#8221;. Ma per il docente questo non può rappresentare alcuna sorpresa: secondo Sinagra infatti, in ambito comunitario le norme sulla trasparenza della gestione dei fondi pubblici continuano ad apparire piuttosto &#8220;opache&#8221;.</p>
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		<title>Sanchez sfrutta Open Arms per colpire il governo italiano</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/spagna-sanchez-open-arms-colpire-italia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Aug 2019 10:30:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Ong]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1020" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Pedro-Sanchez-La-presse-e1566210597759.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Pedro-Sanchez-La-presse-e1566210597759.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Pedro-Sanchez-La-presse-e1566210597759-300x159.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Pedro-Sanchez-La-presse-e1566210597759-768x408.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Pedro-Sanchez-La-presse-e1566210597759-1024x544.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;apertura della Spagna di Pedro Sanchez nei confronti di Open Arms non è umanitarismo. Ed è inutile pensare che dietro le mosse del leader socialista spagnolo vi sia il reale interesse nei confronti delle persone a bordo della nave della ong a largo di Lampedusa. Organizzazione che &#8211; va ricordato &#8211; è stata privata proprio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/spagna-sanchez-open-arms-colpire-italia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1020" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Pedro-Sanchez-La-presse-e1566210597759.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Pedro-Sanchez-La-presse-e1566210597759.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Pedro-Sanchez-La-presse-e1566210597759-300x159.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Pedro-Sanchez-La-presse-e1566210597759-768x408.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Pedro-Sanchez-La-presse-e1566210597759-1024x544.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><a href="http://www.ilgiornale.it/news/cronache/open-arms-qui-non-sbarca-e-si-riapre-lipotesi-spagna-1741312.html">L&#8217;apertura della Spagna di Pedro Sanchez</a> nei confronti di <strong>Open Arms</strong> non è umanitarismo. Ed è inutile pensare che dietro le mosse del leader socialista spagnolo vi sia il reale interesse nei confronti delle persone a bordo della nave della ong a largo di Lampedusa. Organizzazione che &#8211; va ricordato &#8211; è stata privata proprio da Madrid della possibilità di operare in azioni Sar (Search and Rescuse) nelle acque di competenza spagnola.</p>
<p>La mossa di Sanchez ha un chiaro intento politico che nasce da una strategia precisa che risale nel tempo a ben prima dell&#8217;amministrazione socialista che ha subito un&#8217;accelerazione dovuta alla nascita del governo giallo-verde e alla contemporanea affermazione del Psoe in <strong>Spagna</strong> e alle elezioni europee. Il piano è quello di strappare all&#8217;Italia la posizione di terza potenza dell&#8217;Unione europea e Sanchez ha la &#8220;fortuna&#8221; di avere a Roma un avversario non solo strategico (l&#8217;Italia in sé), ma anche politico, ovvero quel governo di matrice <strong>&#8220;sovranista&#8221;</strong> che è esattamente agli antipodi della visione europea dell&#8217;esecutivo di Madrid e dei suo alleati all&#8217;interno dell&#8217;Europa. Ed è per questo che Sanchez, <a href="https://www.elmundo.es/opinion/2019/08/19/5d5974ca21efa07e4e8b462e.html">con una mossa alquanto goffa e per nulla cristallina</a>, ha deciso di annunciare l&#8217;apertura prima di <strong>Algeciras</strong> poi di Minorca per la nave  di Open Arms. Dare un segnale all&#8217;Italia, lanciando un messaggio anche all&#8217;Europa, sul fatto che ora è il suo Paese a poter guidare una possibile politica europea sul fronte migratorio nel Mediterraneo. E attraverso l&#8217;immigrazione, far sì che la Spagna conquisti posizioni di vantaggio all&#8217;interno dell&#8217;Europa che conta sfruttando da una parte il vuoto politico dovuto all&#8217;attuale crisi politica in Italia e dall&#8217;altra parte grazie alla forza del Partito socialista europeo all&#8217;interno della nuova Commissione europea a guida Ursula von der Leyen. La stessa che ha incontrato Giuseppe Conte e che il Movimento 5 Stelle ha votato alla guida del nuovo &#8220;esecutivo&#8221; Ue.</p>
<p>Da queste premesse, è chiaro che la sfida di <strong>Sanchez</strong> nei confronti di Salvini va riletta in maniera più ampia. Non è Open Arms il problema. La nave dell&#8217;ong è solo la punta dell&#8217;iceberg di uno scontro che in questi mesi è diventato  sempre più chiaro e che mostra come Madrid stia effettivamente provando a mettere a segno una serie di vittorie interne all&#8217;Europa per proclamarsi terzo potere dell&#8217;Unione europea all&#8217;ombra &#8211; evidentemente- dell&#8217;asse costituito da Francia e Germania. Open Arms è <strong>uno spot</strong>: nulla di più. Spot che tra l&#8217;altro in patria è stato respinto nella maniera più categorica anche in quello stesso feudo rosso dell&#8217;Andalusia che è da sempre il vero bacino di voti del Partito socialista. Algeciras, così come larga parte della regione meridionale della Spagna, è da mesi sotto la pressione delle rotte migratorie del Mediterraneo occidentale. E Sanchez, che avrebbe dovuto imparare la lezione dopo la pesante sconfitta alle elezioni locali che videro l&#8217;avvento dei sovranisti, ha comunque preferito continuare nella sua politica pro migranti sfidando gli stessi sindaci della comunità. Sindaci che hanno da subito detto al governo che la questione migratoria andava affrontata e seguendo i tipici metodi spagnoli, fatto di respingimenti muri a Ceuta e Melilla, accordi di espulsione con il Marocco e di freno all&#8217;immigrazione e di pugno di ferro nei confronti delle Ong.</p>
<p>Il pugno duro di Sanchez c&#8217;è stato. Il premier ha fatto da subito capire alle organizzazioni non governative che non avrebbe tollerato attività di soccorso in mare essendo prerogativa esclusiva delle autorità nazionali. Ma con Open Arms, così come con <strong>Aquarius</strong> l&#8217;anno scorso, ha voluto lanciare un altro tipo di segnale che va ben al di là della politica locale. Il premier spagnolo è in cerca non di consenso interno, ma esterno. Vuole assumersi il rischio in patria per sfondare all&#8217;esterno diventando di fatto il leader del centrosinistra europeo e rendendosi talmente affine alle politiche volute da Bruxelles, <a href="https://it.insideover.com/politica/piano-isolare-italia-unione-europea.html">da Parigi e da Berlino</a> che sia Emmanuel Macron che Angela Merkel non potranno non premiare Madrid trasformandola nel <a href="https://it.insideover.com/politica/avversari-italia-europa.html">terzo polo europeo dopo l&#8217;asse franco-tedesco</a>. Una<strong> tattica subdola</strong> che si scontrerà sia con il consenso interno che con la stessa credibilità di Sanchez con il suo fragilissimo esecutivo. Ma che intanto sta facendo scalare il governo iberico nelle grazie dell&#8217;Unione europea che, al contrario, spera che il governo italiano termini nella sua politica di chiusura dei porti e che spera che la via sovranista ceda il passo a un esecutivo di respiro europeista. L&#8217;assedio a Roma passa anche da Madrid.</p>
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		<title>L&#8217;attività delle ong nel Mediterraneo e gli scontri con l&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/lattivita-delle-ong-nel-mediterraneo-e-gli-scontri-con-litalia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jul 2019 13:09:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<category><![CDATA[Ong]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9158700.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9158700.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9158700-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9158700-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9158700-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con il crescere del fenomeno migratorio lungo le tratte del Mediterraneo centrale, in particolare della rotta libica, alcune organizzazioni non governative (ong) iniziano ad usare alcune navi per soccorrere barconi o gommoni in difficoltà. Le attività delle ong da subito dividono l&#8217;opinione pubblica: c&#8217;è chi da un lato le considera opere meritevoli di lode per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/lattivita-delle-ong-nel-mediterraneo-e-gli-scontri-con-litalia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/lattivita-delle-ong-nel-mediterraneo-e-gli-scontri-con-litalia.html">L&#8217;attività delle ong nel Mediterraneo e gli scontri con l&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9158700.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9158700.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9158700-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9158700-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9158700-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Con il crescere del fenomeno migratorio lungo le tratte del Mediterraneo centrale, in particolare della rotta libica, alcune organizzazioni non governative (ong) iniziano ad usare alcune navi per soccorrere barconi o gommoni in difficoltà.</p>
<p>Le attività delle ong da subito dividono l&#8217;opinione pubblica: c&#8217;è chi da un lato le considera opere meritevoli di lode per via del salvataggio di numerose vite umane, c&#8217;è chi dall&#8217;altro vede nelle navi ong dei veri e propri &#8220;taxi del mare&#8221;. Tra i detrattori desta particolari critiche soprattutto le azioni svolte dai mezzi delle ong a ridosso delle coste libiche. Le organizzazioni in tal senso più attive sono: la <strong>Sea Watch</strong>, la <strong>Mediterranea Saving Humans</strong>, la <strong>Open Arms</strong>, la<strong> Sea-eye</strong>, la <strong>Sos Mediteranée</strong> e la<strong> Mission Lifeline</strong>.</p>
<h2>Il 2017: anno di svolta per le ong nel Mediterraneo</h2>
<p>Nel 2016 il numero di migranti aumenta esponenzialmente, soprattutto perché in alcuni punti della Tripolitania l&#8217;Isis controlla il territorio. La presenza del califfato e la guerra contro di esso condotta a Sirte nei mesi estivi dell&#8217;anno sopra citato, causano un ulteriore incremento dei flussi soprattutto dalla rotta libica. Ecco perché crescono anche le operazioni condotte dalle ong e, con esse, anche la loro popolarità tra sostenitori e detrattori.</p>
<p>Ma il vero anno di svolta è il 2017, quando di fatto i migranti soccorsi dalle ong rappresentano il 33% del totale lungo le rotte del Mediterraneo: in particolare, dal 1 gennaio al 30 aprile 2017 i migranti soccorsi dalle ong sono stati 12.346. Molti di loro vengono portati in Italia ed è per questo che l&#8217;opinione pubblica si spacca e parte di essa inizia a considerare le ong come taxi del mare. Di fatto i mezzi di queste organizzazioni recuperano i migranti quasi a ridosso della Libia per poi farli sbarcare nei porti di Lampedusa, Pozzallo o di altre località della Sicilia e del sud Italia.</p>
<p>Secondo le ong invece, la loro attività serve per sopperire le mancanze causate dalla quasi totale assenza della Guardia costiera libica. Vengono però aperta alcune inchieste, sia a Catania che a Trapani, su presunti contatti tra trafficanti e responsabili delle Ong. Le indagini vengono poi in seguito archiviate, ma il caso diventa soprattutto politico: anche all&#8217;interno del governo insediato in quel momento, ossia l&#8217;esecutivo di centro &#8211; sinistra guidato da Paolo Gentiloni, iniziano ad emergere posizioni volte ad una regolamentazione delle attività delle Ong.</p>
<h2>Il &#8220;codice Minniti&#8221;</h2>
<p>Il ministro dell&#8217;interno del governo Gentiloni è <strong>Marco Minniti</strong>. Secondo il titolare di allora del Viminale, i flussi migratori non si possono fermare ma al tempo stesso vanno gestiti. È su questo presupposto che nasce l&#8217;idea di arrivare alla stesura di un codice di comportamento per le ong, le quali sono chiamate a rispettarlo pena sanzioni e contromisure.</p>
<p>Il cosiddetto &#8220;codice Minniti&#8221; ha come obiettivo quello di evitare che le attività delle ong non diventino implicito incentivo ai trafficanti di esseri umani per mettere in mare un maggior numero di barconi. Anche al ministero dell&#8217;interno infatti, temono che la presenza nei pressi della costa libica delle navi delle ong diventi alla lunga un elemento in grado di attrarre un numero crescenti di barconi in mare.</p>
<p>Al tempo stesso, il codice in questione mira a responsabilizzare la guardia costiera libica. Quest&#8217;ultima, tramite un accordo tra Roma e Tripoli, ottiene nuovi mezzi e l&#8217;addestramento dei propri uomini da parte italiana che, dalla Libia, in cambio ottiene il potenziamento del pattugliamento delle coste e maggiori interventi nelle proprie acque di competenza.</p>
<h2>L&#8217;arrivo al Viminale di Matteo Salvini</h2>
<p>Con l&#8217;adozione del codice Minniti il numero degli sbarchi in Italia inizia a diminuire, ma non mancano le polemiche. In particolare, alcuni reportage della Reuters sottolineano che i soldi italiani stanziati dopo l&#8217;accordo con la Libia finiscono in realtà nelle tasche delle milizie libiche che controllano i territori lungo le coste della Tripolitania.</p>
<p>Ma le navi delle ong continuano comunque con le proprie attività, seppur in modo più ridotto e ridimensionato. Questo perché, come detto, l&#8217;approccio di Minniti è volto a regolare i flussi e non ad interromperli e dunque, in questa ottica, le operazioni delle Organizzazioni vanno disciplinate ma non a considerate illegali.</p>
<p>Di diverso avviso è invece il successore di Minniti, ossia il leader delle Lega <strong>Matteo Salvini</strong>. Quest&#8217;ultimo vede il proprio partito crescere nelle elezioni del 4 marzo 2018 e, tra i cavalli di battaglia di Salvini, vi è proprio la questione migratoria. Per cui, una volta formato il governo con il Movimento Cinque Stelle, è proprio a lui che va la nomina quale nuovo titolare del Viminale.</p>
<p>L&#8217;approccio del nuovo ministro è volto alla condanna delle operazioni delle ong, giudicate come organizzazioni in grado di far crescere il fenomeno migratorio. Il trasporto verso i porti italiani dei migranti recuperati vicino la Libia poi, da Salvini viene visto come una vera e propria violazione del territorio. Ecco perché dunque si inizia a parlare di &#8220;porti chiusi&#8221;. Un termine per la verità più mediatico che reale, a cui ci si riferisce per indicare il tentativo di impedire l&#8217;ingresso delle sole navi ong nei porti del sud Italia.</p>
<h2>Il braccio di ferro ong &#8211; governo italiano</h2>
<p>L&#8217;approccio del nuovo governo italiano ed in particolare del ministro Salvini, causano le prime dispute tra Roma e le ong. Il primo caso che vede la netta contrapposizione tra Viminale ed ong, si ha con la nave <strong>Aquarius</strong> appena una settimana dopo l&#8217;insediamento del nuovo governo. Si tratta del mezzo dell&#8217;organizzazione Sos Mediteranee, con a bordo medici dell&#8217;associazione Medici senza Frontiere, che raccoglie decine di migranti nei pressi della Libia.</p>
<p>Il ministro dell&#8217;interno Salvini nega lo sbarco in territorio italiano. Ne nasce un lungo tira e molla, concluso dieci giorni dopo con la virata della nave Aquarius verso Valencia. Il caso fa emergere la contrapposizione politica anche tra il nuovo governo italiano e l&#8217;Europa, quest&#8217;ultima accusata di non dare sostegno all&#8217;Italia ed ai paesi di primo approdo dei migranti.</p>
<p>Nell&#8217;agosto del 2018 poi, si scatena un altro caso questa volta con la nave <strong>Diciotti</strong> della Guardia Costiera. Approdata a Catania, i migranti a bordo presi da un mezzo di una delle ong del Mediterraneo, non vengono autorizzati a scendere. Anche in questa occasione nasce una vistosa polemica politica tra governo ed ong, oltre che all&#8217;interno del quadro parlamentare italiano. Sorge pure un&#8217;inchiesta della procura di Agrigento nei confronti di Matteo Salvini per sequestro di persona, indagine poi passata al tribunale dei ministri. La situazione si sblocca solo con l&#8217;impegno della Chiesa italiana di farsi carico dei migranti.</p>
<h2>Il caso &#8220;Mare Jonio&#8221;</h2>
<p>Nel corso dei primi mesi di attività del nuovo governo, le operazioni delle ong risultano notevolmente ridimensionate. Ma con l&#8217;arrivo del bel tempo di primavera, ecco che alle porte delle acque italiane torna nuovamente il braccio di ferro tra governo ed organizzazioni. Il primo caso del 2019 riguarda quello della nave<strong> Mare Jonio</strong>, gestita dalla Mediterranea Saving Humans. A bordo vi è il noto ex attivista no global Luca Casarini, il caso diventa subito molto seguito sotto il profilo mediatico.</p>
<p>Il governo italiano nega l&#8217;accesso della Mare Jonio a Lampedusa, ma l&#8217;ong preme ugualmente per entrare con i migranti recuperati in prossimità delle acque libiche a bordo. Alla fine l&#8217;intervento che interrompe il braccio di ferro è quello della procura di Agrigento, che sequestra la nave e pone sotto inchiesta lo stesso Casarini ma che, al tempo stesso, permette lo sbarco dei migranti a Lampedusa.</p>
<h2>Il caso &#8220;Sea Watch&#8221;</h2>
<p>Poche settimane dopo un caso simile si ha con la nave <strong>Sea Watch 3</strong>, dell&#8217;ong tedesca Sea Watch. Anche in questa occasione arriva dal Viminale un secco &#8220;No&#8221; alla richiesta di approdo a Lampedusa. L&#8217;epilogo è lo stesso già descritto per la Mare Jonio, con la procura di Agrigento che interviene e sequestra il mezzo, ma permette l&#8217;approdo dei migranti a Lampedusa mentre, contemporaneamente, in diretta televisiva il ministro Salvini rimarcava il proprio divieto imposto allo sbarco.</p>
<p>Ma è a giugno lo strappo più evidente tra governo ed ong. Protagonista ancora una volta è la Sea Watch, la cui nave nel frattempo viene dissequestrata e torna ad operare nel Mediterraneo. Con a bordo 53 migranti, la nave si dirige verso Lampedusa ma riceve lo stop delle autorità italiane. Questa volta il caso si presenta ancora più particolare, in quanto è il primo da quando è in vigore il &#8220;decreto sicurezza bis&#8221;, promosso dallo stesso Matteo Salvini. La nuova norma prevede multe elevate per chi entra in territorio italiano dopo aver prelevato migranti dal Mediterraneo, così come vi è il rischio dell&#8217;arresto per favoreggiamento dell&#8217;immigrazione clandestina.</p>
<p>Il braccio di ferro dura quasi due settimane intere, al termine delle quali il comandante della Sea Watch 3, la tedesca<strong> Carola Rackete</strong>, forza prima l&#8217;ingresso in acque italiane e poi all&#8217;interno del porto di Lampedusa. In quest&#8217;ultimo episodio, si assiste anche allo speronamento di una motovedetta della Guardia di Finanza. Il caso genera molte tensioni politiche, che vanno al di là del discorso sulle immigrazioni e che riguardano anche le discussioni sui porti libici e sulla loro non idoneità allo sbarco di migranti, oltre che sullo stato di necessità posto a base della giustificazione dello speronamento della motovedetta. Dopo due giorni ai domiciliari, <a href="http://www.ilgiornale.it/news/cronache/carola-rackete-assolta-rimane-ancora-casa-capitana-non-parla-1720334.html">Carola Rackete viene liberata</a> e questo, a sua volta, genera un&#8217;ulteriore scia di polemiche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/lattivita-delle-ong-nel-mediterraneo-e-gli-scontri-con-litalia.html">L&#8217;attività delle ong nel Mediterraneo e gli scontri con l&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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