L’apertura della Spagna di Pedro Sanchez nei confronti di Open Arms non è umanitarismo. Ed è inutile pensare che dietro le mosse del leader socialista spagnolo vi sia il reale interesse nei confronti delle persone a bordo della nave della ong a largo di Lampedusa. Organizzazione che – va ricordato – è stata privata proprio da Madrid della possibilità di operare in azioni Sar (Search and Rescuse) nelle acque di competenza spagnola.

La mossa di Sanchez ha un chiaro intento politico che nasce da una strategia precisa che risale nel tempo a ben prima dell’amministrazione socialista che ha subito un’accelerazione dovuta alla nascita del governo giallo-verde e alla contemporanea affermazione del Psoe in Spagna e alle elezioni europee. Il piano è quello di strappare all’Italia la posizione di terza potenza dell’Unione europea e Sanchez ha la “fortuna” di avere a Roma un avversario non solo strategico (l’Italia in sé), ma anche politico, ovvero quel governo di matrice “sovranista” che è esattamente agli antipodi della visione europea dell’esecutivo di Madrid e dei suo alleati all’interno dell’Europa. Ed è per questo che Sanchez, con una mossa alquanto goffa e per nulla cristallina, ha deciso di annunciare l’apertura prima di Algeciras poi di Minorca per la nave  di Open Arms. Dare un segnale all’Italia, lanciando un messaggio anche all’Europa, sul fatto che ora è il suo Paese a poter guidare una possibile politica europea sul fronte migratorio nel Mediterraneo. E attraverso l’immigrazione, far sì che la Spagna conquisti posizioni di vantaggio all’interno dell’Europa che conta sfruttando da una parte il vuoto politico dovuto all’attuale crisi politica in Italia e dall’altra parte grazie alla forza del Partito socialista europeo all’interno della nuova Commissione europea a guida Ursula von der Leyen. La stessa che ha incontrato Giuseppe Conte e che il Movimento 5 Stelle ha votato alla guida del nuovo “esecutivo” Ue.

Da queste premesse, è chiaro che la sfida di Sanchez nei confronti di Salvini va riletta in maniera più ampia. Non è Open Arms il problema. La nave dell’ong è solo la punta dell’iceberg di uno scontro che in questi mesi è diventato  sempre più chiaro e che mostra come Madrid stia effettivamente provando a mettere a segno una serie di vittorie interne all’Europa per proclamarsi terzo potere dell’Unione europea all’ombra – evidentemente- dell’asse costituito da Francia e Germania. Open Arms è uno spot: nulla di più. Spot che tra l’altro in patria è stato respinto nella maniera più categorica anche in quello stesso feudo rosso dell’Andalusia che è da sempre il vero bacino di voti del Partito socialista. Algeciras, così come larga parte della regione meridionale della Spagna, è da mesi sotto la pressione delle rotte migratorie del Mediterraneo occidentale. E Sanchez, che avrebbe dovuto imparare la lezione dopo la pesante sconfitta alle elezioni locali che videro l’avvento dei sovranisti, ha comunque preferito continuare nella sua politica pro migranti sfidando gli stessi sindaci della comunità. Sindaci che hanno da subito detto al governo che la questione migratoria andava affrontata e seguendo i tipici metodi spagnoli, fatto di respingimenti muri a Ceuta e Melilla, accordi di espulsione con il Marocco e di freno all’immigrazione e di pugno di ferro nei confronti delle Ong.

Il pugno duro di Sanchez c’è stato. Il premier ha fatto da subito capire alle organizzazioni non governative che non avrebbe tollerato attività di soccorso in mare essendo prerogativa esclusiva delle autorità nazionali. Ma con Open Arms, così come con Aquarius l’anno scorso, ha voluto lanciare un altro tipo di segnale che va ben al di là della politica locale. Il premier spagnolo è in cerca non di consenso interno, ma esterno. Vuole assumersi il rischio in patria per sfondare all’esterno diventando di fatto il leader del centrosinistra europeo e rendendosi talmente affine alle politiche volute da Bruxelles, da Parigi e da Berlino che sia Emmanuel Macron che Angela Merkel non potranno non premiare Madrid trasformandola nel terzo polo europeo dopo l’asse franco-tedesco. Una tattica subdola che si scontrerà sia con il consenso interno che con la stessa credibilità di Sanchez con il suo fragilissimo esecutivo. Ma che intanto sta facendo scalare il governo iberico nelle grazie dell’Unione europea che, al contrario, spera che il governo italiano termini nella sua politica di chiusura dei porti e che spera che la via sovranista ceda il passo a un esecutivo di respiro europeista. L’assedio a Roma passa anche da Madrid.