L’Italia non deve guardarsi solo da Francia e Germania, che unite hanno già dimostrato di poter emarginare il nostro Paese. L’Italia deve anche guardarsi dai partner di Francia e Germania: perché l’Italia come terza forza dell’Unione europea adesso rischia di essere scalzata dai partner prediletti di Berlino e Parigi. Chi siano questi rivali, lo si può capire in particolare dalle mosse dei due leader dell’asse franco-tedesco, ovvero Angela Merkel ed Emmanuel Macron. Ed è soprattutto dal secondo che bisogna partire per comprendere quale sia il fronte più a rischio per il nostro Paese.

Il presidente francese pare stia puntando tutto su una carta: Pedro Sanchez. Il leader spagnolo piace al capo dell’Eliseo per due motivi: è affine alla politica francese e quella dell’asse franco-tedesco in Europa; è parte della famiglia dei Socialisti (quindi possibile alleato del gruppo di La République en Marche nell’Europarlamento); è avversario del governo italiano, come già ampiamente dimostrato in alcuni frangenti della politica europea, dall’immigrazione alle sedi delle istituzioni Ue; le cariche all’interno dell’Unione europea. Tutto questo comporta che Madrid sia preferita a Roma, che invece da qualche mese ha innescato con Parigi una sfida molto complessa, a tratti anche violenta, e che vede proprio nello scontro fra Macron e il governo Conte una delle chiavi per comprendere le dinamiche europee. Date queste premesse, il Sanchez appena rieletto – e il cui partito (il Psoe) è il primo della famiglia socialista in Europa – ha trasformato la Spagna nel partner privilegiato della Francia in Europa. Subito dopo la Germania, si intende. E questo non può che andare a discapito dell’Italia, che essendo la terza forza di questa Unione è a forte rischio di declassamento anche per quanto riguarda le cariche all’interno della futura Commissione, con la Spagna che, come descritto da Bloomberg, preme per avere un suo uomo, specialmente Josep Borrell, quale rappresentare di alto livello nel prossimo governo Ue.

L’Italia è a rischio, inutile negarlo. La Spagna piace perché non ha un governo avverso alle forze dell’asse franco-tedesco, è dichiaratamente a favore dell’Unione europea e soprattutto segue alla lettere i dettami di Bruxelles oltre che la stessa linea politica del centrosinistra liberal. In più ha dalla sua parte una crescita economica superiore a quella italiana, il che la rende un partner molto più utile alle logiche di Parigi e Berlino. Basta un dato riportato dallo stesso sito: “Nel 2008, il prodotto interno lordo pro capite della Spagna era dell’87% in Italia. Adesso è al 94%”. Una crescita che in Europa si traduce anche in maggiore peso politico, con una miscela esplosiva fatta di isolamento e marginalizzazione dell’Italia, europeismo di Sanchez, maggioranza parlamentare europea a trazione progressista e negoziati sulla futura Commissione. E a nulla vale la debolezza cronica spagnola, che anzi, può anche fare il gioco dello stesso asse franco-tedesco. Insomma, Macron ha trovato il suo interlocutore: e il fatto che sia strategicamente avversario dell’Italia non è certo un segnale di riavvicinamento fra Roma e Parigi né di un miglioramento  della posizione italiana nella scala gerarchica dell’Ue.

Ma è solo il fronte occidentale a preoccupare l’Italia? No, c’è anche un altro lato dello scacchiere europeo a doverci far riflettere: quello orientale. Perché proprio dal Gruppo di Visegrad, e cioè da quei sovranisti che sono da ideologicamente più affini al partito di maggioranza in Italia (la Lega) potrebbe arrivare un altro colpo. Se infatti Sanchez è il’avversario più temibile per scalzare Giuseppe Conte da terzo leader Ue, è anche vero che l’attuale fase politica europea mostra una nuova area di influenza: Visegrad. Attualmente, il gruppo dei Paesi orientali si mostra compatto e in grado di giocare su più fronti. Ma è soprattutto un blocco di Stati che sta assumendo tutti i connotati di un vero e proprio interlocutore unico, di un nuovo polo della stessa Unione europea che riesce a dialogare con le potenze europee e influenzare la politica a Bruxelles. Una questione non di poco conto cui si aggiunge la partnership consolidata con la Germania. Le mosse di Viktor Orban, leader dell’Ungheria e guida carismatica di Visegrad, dimostrano come non sia da sottovalutare il fatto che siano Budapest, Varsavia e le altre capitale dell’est le terze potenze politiche del Vecchio Continente. Governi che, grazie all’asse economico con la Germania e a quello politico con gli Stati Uniti, possono effettivamente diventare elementi decisivi nel futuro dell’Unione europea. Più dell’Italia, come dimostrato anche dai giochi di potere interni al blocco sovranista, e che vedono i governi orientali dividersi fra Partito popolare europeo e Conservatori riuscendo anche a indicare un proprio candidato comune per la presidenza della Commissione: Maros Sevcovic.