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Viktor Orban si appresta a scrivere un nuovo capitolo della sua agenda politica che sta già facendo discutere in patria e anche in Europa. A maggio è stato presentata al Parlamento ungherese una proposta di legge “Trasparenza della vita pubblica” che punta a modificare nel profondo il rapporto tra Stato e organizzazioni civiche: chi riceve fondi dall’estero e partecipa attivamente al dibattito pubblico, dovrà fare tutto alla luce del sole. Spiegato in altre parole, il provvedimento punta il dito contro Ong e media che negli ultimi anni hanno beneficiato di finanziamenti esteri e che, a detta del premier magiaro, avrebbero esercitato pressioni per influenzare l’opinione pubblica.  

L’iniziativa ha suscitato il plauso dei parlamentari di Fidesz – partito il cui leader è Orban – i quali hanno parlato di difesa della sovranità nazionale e del popolo ungherese contro le interferenze straniere. Tuttavia, in quel di Bruxelles non sono mancati i mal di pancia, una volta conosciuto il contenuto del disegno di legge, dal momento che per i funzionari europei minerebbe le fondamenta valoriali dell’Unione e potrebbe essere persino una scure da abbattere contro le schiere del dissenso.

Cosa prevede il testo della legge 

Il fulcro della proposta consiste nel costringere tutte le organizzazioni impegnate nella sfera politica e pubblica, come le attività di lobbying o di finanziamento delle campagne elettorali, a iscriversi a un registro nazionale di recente istituzione se ricevono soldi da oltre il confine. Prima di poter incassare denaro dall’estero, queste entità dovranno richiedere e ottenere un’autorizzazione formale e i loro dirigenti saranno obbligati a rendere pubbliche le proprie dichiarazioni patrimoniali. Chi sgarra – come l’accettazione di fondi senza autorizzazione – rischia sanzioni pesantissime fino a 25 volte l’ammontare delle somme ricevute, e in casi gravi, l’esclusione dalle attività di pubblico interesse.

Il guardiano in tutto ciò sarà l’Ufficio per la Protezione della Sovranità, il quale dovrà indagare sul rispetto dell’aderenza alla normativa e individuare gli attori che agiscono per conto di interessi stranieri che, secondo il portavoce del Governo di Budapest Zoltán Kovács, avrebbero portato acqua al mulino delle opposizioni nei tempi più recenti: “Le indagini e le rivelazioni pubbliche degli ultimi anni hanno rivelato che milioni di dollari, provenienti principalmente da entità americane e con sede a Bruxelles, sono stati convogliati verso gruppi della società civile ungherese e organi di informazione con chiari obiettivi ideologici”.

La disapprovazione dell’Ue

Gli oppositori di Orban hanno tuonato contro il disegno di legge a partire dal sindaco di Budapest Gergely Karácsony che ha parlato di un provvedimento che s’ispirerebbe alla normativa russa sugli agenti stranieri. Le parole di Karácsony sono rimbombate nei corridoi delle istituzioni comunitarie, tanto che Tineke Strik, relatrice al Parlamento europeo per l’Ungheria, ha parlato di un “copia-incolla” delle legge che porta il timbro del Cremlino, non escludendo l’intervento della Corte di giustizia dell’Ue nel caso in cui il provvedimento dovesse vedere la luce. 

La Commissione europea non ha voluto attendere che il Parlamento magiaro si esprimesse, ma per bocca di un suo portavoce ha già chiesto che l’iniziativa legislativa venga ritirata in quanto violerebbe i principi comunitari relativamente alla libertà di associazione e all’accesso ai finanziamenti da parte delle soggetti operanti nella società civile. A mettere le mani avanti c’è anche un drappello di eurodeputati che hanno preso carta e penna per scrivere alla Commissione chiedendo di bloccare l’erogazione di risorse finanziarie a favore di Budapest per via di un presunto deterioramento dello stato di diritto in terra d’Ungheria. 

La legge non è ancora realtà, ma il dibattito è già rovente, ancor più in un contesto storico-politico dove le ingerenze negli affari interni di un Paese sovrano sono fortemente malviste per via del processo di “deglobalizzaione” in corso, come espresso da diversi analisti. Oltre agli sviluppi della vicenda ungherese, lo spunto interessante è capire come si definiranno gli equilibri mondiali nello scontro tra sovranisti e globalisti, tra “mondo globalizzato” e “difesa della patria” che, come abbiamo visto in questa storia, riguarda anche la società civile.  

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