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	<title>Economia di guerra Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 17 Mar 2025 17:01:03 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Economia di guerra Archives - InsideOver</title>
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		<title>Perché ReArm Europe sarà un affare d&#8217;oro per le aziende di Francia e Germania</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Mar 2025 17:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Economia di guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240617150812958_34f6a26f7e7cd012709de9d73b4256a2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240617150812958_34f6a26f7e7cd012709de9d73b4256a2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240617150812958_34f6a26f7e7cd012709de9d73b4256a2-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240617150812958_34f6a26f7e7cd012709de9d73b4256a2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240617150812958_34f6a26f7e7cd012709de9d73b4256a2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240617150812958_34f6a26f7e7cd012709de9d73b4256a2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240617150812958_34f6a26f7e7cd012709de9d73b4256a2-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’Europa si prepara a un’era di riarmo senza precedenti, spinta dall’ombra lunga della guerra in Ucraina e dall’incertezza sul futuro impegno degli Stati Uniti sotto la presidenza di Donald Trump. Mentre i leader dell’Unione Europea discutono il piano ReArm Europe – un progetto da 800 miliardi di euro per potenziare le difese del continente – &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/perche-rearm-europe-sara-un-affare-doro-per-le-aziende-di-francia-e-germania.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/perche-rearm-europe-sara-un-affare-doro-per-le-aziende-di-francia-e-germania.html">Perché ReArm Europe sarà un affare d&#8217;oro per le aziende di Francia e Germania</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240617150812958_34f6a26f7e7cd012709de9d73b4256a2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240617150812958_34f6a26f7e7cd012709de9d73b4256a2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240617150812958_34f6a26f7e7cd012709de9d73b4256a2-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240617150812958_34f6a26f7e7cd012709de9d73b4256a2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240617150812958_34f6a26f7e7cd012709de9d73b4256a2-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240617150812958_34f6a26f7e7cd012709de9d73b4256a2-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240617150812958_34f6a26f7e7cd012709de9d73b4256a2-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’Europa si prepara a un’era di riarmo senza precedenti, spinta dall’ombra lunga della guerra in Ucraina e dall’incertezza sul futuro impegno degli Stati Uniti sotto la presidenza di Donald Trump. Mentre i leader dell’Unione Europea discutono il piano <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/rearm-europe-ha-lok-del-parlamento-ma-nella-pancia-della-ue-cresce-il-malessere.html">ReArm Europe</a></strong> – un progetto da 800 miliardi di euro per potenziare le difese del continente – una tendenza emerge con chiarezza: le industrie tedesche e francesi stanno rapidamente diventando le grandi vincitrici di questa corsa agli armamenti. Da Volkswagen a Rheinmetall, da KNDS a Thales, le aziende di Berlino e Parigi si posizionano al centro di una trasformazione economica e militare che potrebbe ridisegnare gli equilibri industriali del Vecchio Continente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Volkswagen e il volto nuovo dell’industria tedesca</h2>



<p>L’ultima notizia arriva da Wolfsburg, quartier generale di Volkswagen, il colosso automobilistico più grande d’Europa. <strong>Oliver Blume</strong>, amministratore delegato dell’azienda, ha dichiarato che VW <strong>è pronta a valutare la conversione di parte dei suoi stabilimenti per produrre equipaggiamenti militari </strong>per l’esercito tedesco. “Non siamo ancora stati contattati da partner specifici, ma siamo aperti a considerare i progetti”, ha detto Blume, lasciando intendere che il gigante dell’automotive potrebbe presto unirsi a un trend già in atto. Non si tratta di un caso isolato: aziende come Rheinmetall, leader nella produzione di munizioni e carri armati Leopard, e KNDS Group, joint venture franco-tedesca specializzata in veicoli corazzati, stanno già riconvertendo impianti automobilistici in linee di produzione bellica.</p>



<p>Questa mossa riflette una <strong>necessità strategica per la Germania.</strong> Dopo anni di crisi nell’industria automobilistica – segnata da costi energetici elevati, competizione cinese e calo della domanda di veicoli tradizionali – il riarmo offre una via d’uscita. La proposta di un fondo tedesco da 500 miliardi di euro per infrastrutture e difesa,<a href="https://it.insideover.com/difesa/germania-lex-rigorista-merz-si-fa-spendaccione-per-le-armi-ed-elastico-sulle-regole.html"> annunciata dai negoziati tra CDU/CSU e SPD, insieme alla sospensione del “freno al debito</a>” costituzionale, apre le porte a investimenti massicci. Per Volkswagen, che affronta tagli di capacità e migliaia di posti di lavoro a rischio, la produzione di equipaggiamenti militari potrebbe rappresentare non solo una boccata d’ossigeno, ma un’opportunità per reinventarsi come attore chiave in un’economia di guerra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Francia: il potere silenzioso di KNDS e Thales</h2>



<p>Anche la <a href="https://it.insideover.com/difesa/affare-leopard-litalia-vuole-tank-e-missili-ma-fondi-e-tempi-sono-unincognita.html">Francia non resta a guardare. KNDS, che produce il carro armato Leopard 2</a> e il veicolo da combattimento Puma, <strong>ha recentemente acquisito un’ex fabbrica ferroviaria a Görlitz, in Germania, </strong>per espandere la sua capacità produttiva, mentre Thales, gigante dell’elettronica e della difesa, vede le sue azioni salire vertiginosamente (+40% dall’inizio dell’anno). Il piano europeo da 150 miliardi di euro in prestiti congiunti, proposto dalla Commissione UE, favorisce Paesi con industrie belliche consolidate come la Francia, capace di offrire sistemi avanzati – dai radar ai missili – che si integrano perfettamente nelle esigenze di un riarmo rapido e interoperabile.</p>



<p>Parigi beneficia <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/la-francia-offre-alleuropa-lombrello-atomico-ma-bisogna-capire-come-aprirlo.html">anche di una visione politica chiara.</a></strong> Il governo francese ha storicamente sostenuto il concetto di “autonomia strategica” europea, spingendo per una difesa meno dipendente dagli USA. Questo approccio trova eco nel piano “ReArm Europe” di <strong>Ursula von der Leyen</strong>, che prevede l’uso di obbligazioni Ue per finanziare acquisti congiunti di armamenti – un meccanismo che avvantaggia Paesi con una base industriale già solida, come Francia e Germania, rispetto a nazioni meno attrezzate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché Germania e Francia vincono</h2>



<p>Il vantaggio di Berlino e Parigi non è casuale. Entrambi i Paesi vantano industrie manifatturiere avanzate, <strong>capaci di passare rapidamente dalla produzione civile a quella militare.</strong> In Germania, aziende come Rheinmetall stanno già assorbendo manodopera qualificata da giganti dell’auto come Bosch e Continental, mentre Volkswagen potrebbe presto seguire lo stesso percorso. In Francia, la filiera di KNDS e Thales è pronta a rispondere alla domanda crescente di tecnologia militare sofisticata. Inoltre, la loro posizione dominante nel mercato europeo permette di attrarre la maggior parte dei contratti previsti dal piano Ue, che privilegia l’acquisto interno per garantire “interoperabilità e consolidamento industriale”.</p>



<p>Questo squilibrio ha un costo per il resto d’Europa. Paesi come l’Italia, con Leonardo in crescita ma con una capacità produttiva più limitata, o gli Stati dell’Est, ancora dipendenti da equipaggiamenti ex sovietici, rischiano di restare ai margini. <strong>Il think tank Bruegel stima che l’UE debba investire almeno 250 miliardi di euro all’anno per deterrere la Russia</strong>, ma gran parte di questa cifra finirà nelle casse di chi è già pronto a produrre: Germania e Francia. Non aiuta il fatto che, tra il 2022 e il 2023, quasi l’80% della spesa europea per la Difesa sia andata a fornitori extra-UE, secondo il rapporto Draghi sulla competitività, evidenziando la frammentazione dell’industria continentale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una nuova economia di guerra</h2>



<p>Il riarmo europeo non è solo una questione militare, ma economica. Per la Germania, rappresenta una chance di rilancio dopo due anni di contrazione economica; per la Francia, un modo per consolidare il suo ruolo di leader tecnologico. Ma il piano ReArm Europe solleva interrogativi: riuscirà l’Ue a bilanciare gli interessi nazionali con una strategia collettiva? O diventerà un gioco a somma zero, dove Berlino e Parigi prosperano a spese degli altri? <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/difesa-e-crescita-economica-la-sottile-linea-rossa-nellepoca-delleconomia-di-guerra.html">Mentre Volkswagen valuta di costruire carri armati e Rheinmetall prevede vendite militari fino a 100 miliardi di euro </a></strong>entro il 2030, una cosa è certa: il riarmo sta ridisegnando l’industria europea, e Germania e Francia sono già in pole position.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/perche-rearm-europe-sara-un-affare-doro-per-le-aziende-di-francia-e-germania.html">Perché ReArm Europe sarà un affare d&#8217;oro per le aziende di Francia e Germania</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Difesa e crescita economica, la sottile linea rossa nell&#8217;epoca dell&#8217;economia di guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/difesa-e-crescita-economica-la-sottile-linea-rossa-nellepoca-delleconomia-di-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Dec 2024 06:19:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Economia di guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240503172453874_ad7a8018c22d79a0c75a9acb3b8e1c9a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="&quot;Non c&#039;è più separazione tra spazio della guerra e spazio della pace&quot;: parla il generale Capitini" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240503172453874_ad7a8018c22d79a0c75a9acb3b8e1c9a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240503172453874_ad7a8018c22d79a0c75a9acb3b8e1c9a-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240503172453874_ad7a8018c22d79a0c75a9acb3b8e1c9a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240503172453874_ad7a8018c22d79a0c75a9acb3b8e1c9a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240503172453874_ad7a8018c22d79a0c75a9acb3b8e1c9a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240503172453874_ad7a8018c22d79a0c75a9acb3b8e1c9a-1536x1025.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre le società occidentali vanno sempre più incontro a un&#8217;epoca di nuova esposizione a scenari che sembravano dimenticati, come la guerra alle porte di casa e la presenza di discorsi legati al riarmo, alla deterrenza, alla proiezione militare nell&#8217;opinione pubblica e nella politica, l&#8217;aumento sostenuto delle spese militari, che nel mondo sono cresciute di 116 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/difesa-e-crescita-economica-la-sottile-linea-rossa-nellepoca-delleconomia-di-guerra.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/difesa-e-crescita-economica-la-sottile-linea-rossa-nellepoca-delleconomia-di-guerra.html">Difesa e crescita economica, la sottile linea rossa nell&#8217;epoca dell&#8217;economia di guerra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240503172453874_ad7a8018c22d79a0c75a9acb3b8e1c9a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="&quot;Non c&#039;è più separazione tra spazio della guerra e spazio della pace&quot;: parla il generale Capitini" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240503172453874_ad7a8018c22d79a0c75a9acb3b8e1c9a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240503172453874_ad7a8018c22d79a0c75a9acb3b8e1c9a-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240503172453874_ad7a8018c22d79a0c75a9acb3b8e1c9a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240503172453874_ad7a8018c22d79a0c75a9acb3b8e1c9a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240503172453874_ad7a8018c22d79a0c75a9acb3b8e1c9a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240503172453874_ad7a8018c22d79a0c75a9acb3b8e1c9a-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre le società occidentali vanno sempre più incontro a un&#8217;epoca di nuova <strong>esposizione a scenari che sembravano dimenticati, come la guerra alle porte di casa</strong> e la presenza di discorsi legati al riarmo, alla deterrenza, alla proiezione militare nell&#8217;opinione pubblica e nella politica, l&#8217;aumento sostenuto delle spese militari, che nel mondo sono cresciute di 116 miliardi di euro nel solo 2023 e ormai battono quota 2.200 miliardi, <strong>interroga i decisori sulle conseguenze di tale investimento.</strong></p>



<p>Su queste colonne abbiamo scritto più volte delle opportunità e dei rischi connessi allo sdoganamento di dinamiche di <a href="https://it.insideover.com/economia/la-lunga-corsa-delleuropa-alleconomia-di-guerra.html">&#8220;<strong>economia di guerra</strong>&#8221; </a>nei Paesi occidentali: il ritorno in campo della programmazione pubblica, l&#8217;aumento delle spese finalizzate a usare la leva militare per generare occupazione e Pil, i rischi inflazionistici di questo processo sono sotto gli occhi di tutti. <strong>Resta da capire in che misura questa svolta riceverà il sostegno della politica e delle società occidentali</strong> nei Paesi più avanzati e, soprattutto, quanto questa dinamica sia sostenibile. </p>



<p><strong>Abbiamo visto la Russia</strong>, dall&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina in avanti, espandere costantemente il proprio bilancio militare e generare effetti positivi sul Pil sul breve periodo, anche se sono da valutare le prevedibili conseguenze inflazionistiche della produzione di dispositivi destinati ad andare &#8230; in fumo. I Paesi occidentali intendono <strong>spendere per innalzare la deterrenza (Europa occidentale</strong>), rafforzare la <strong>leadership (Stati Uniti e in alcuni settori Regno Unito e Francia)</strong> o promuovere precise agende politiche (la volontà della <strong>Polonia</strong> di consolidarsi come bastione antirusso), ma sul breve periodo sperano di lasciare negli arsenali carri armati, caccia, missili e altri marchingegni.</p>



<p>Questo, in anni complessi, può generare un ciclo economico positivo. Lo ha sottolineato un report di <a href="https://www.gospaconsulting.it/panorama-go-spa/ruolo-e-funzioni-delle-strutture-di-difesa-militare-per-il-sistema-economico/"><strong>Gospa Consulting</strong>, facendo notare che oggigiorno</a> &#8220;<strong>il settore della Difesa globale è un pilastro forte per molte economie, garantendo la stabilità economica e di mercato a lungo termine&#8221;</strong>. Al tempo stesso, però, &#8220;la spesa militare è una questione controversa in quanto i governi devono affrontare la sfida di allocare risorse limitate. L’aumento della spesa per la Difesa spesso si traduce in una riduzione dei finanziamenti per settori come le infrastrutture, la sanità e i servizi sociali&#8221;. Il report di Gospa ricorda che, ad esempio, negli Stati Uniti &#8220;si spendono somme ingenti per la Difesa&#8221; mentre &#8220;molti cittadini americani si chiedono se i fondi non possano essere dirottati verso le esigenze interne&#8221;.</p>



<p>Negli Usa, perlomeno, la spesa militare è rivolta in stragrande maggioranza al <em>procurement</em> interno e genera dividendi notevoli in termini di sviluppo industriale e occupazione. In Europa, invece, oltre a programmi che <strong>spingono per acquisti di armamenti da oltre Atlantico</strong>, si rischia il paradosso di <a href="https://it.insideover.com/economia/la-nuova-idea-in-europa-usare-il-mes-per-finanziare-la-difesa-comune.html">vedere <strong>la Commissione von der Leyen</strong></a>, egemonizzata dai falchi atlantisti, sdoganare per il riarmo le politiche di debito comune che, altrove, sono ritenute anatema quando riguardano <strong>programmi di uso più pacifico, dallo Stato sociale alla coesione tra le regioni comunitarie</strong>. Ne consegue, riporta Gospa, che &#8220;la forte dipendenza dal debito per finanziare la Difesa è fiscalmente insostenibile e gli aumenti delle tasse potrebbero danneggiare la competitività delle economie europee, complicando gli sforzi per bilanciare la Difesa con le esigenze economiche più ampie&#8221;.</p>



<p>Nel quadro generale che vede un primato della <strong>sicurezza nazionale e delle sue dinamiche</strong> su molti settori, la questione delle crescenti spese per rafforzare le capacità di difesa dei Paesi occidentali e i presupposti della prosperità delle nazioni più avanzate in un mondo sempre più inquieto si coniuga al meglio con le esigenze della crescita in altri settori. Visto le dinamiche complesse del riarmo, che destina <strong>grandi quantità di fondi pubblici a un novero ristretto di attori (che in Borsa volano per questo motivo)</strong>, appare più sostanziale a una crescita economica diffusa guardare a quelle tecnologie a uso duale, militare e civile, che però possono rappresentare un investimento <strong>strutturale, in conto capitale</strong> per i Paesi.</p>



<p>Pensiamo a infrastrutture strategiche di vario tipo: i <strong>cavi sottomarini,</strong> importanti per traffico dati e per apparati di sicurezza e intelligence; i data center, la cui rilevanza è crescente; i poli d&#8217;<strong>innovazione e ricerca annessi alle università</strong> dove si incubano start-up; le reti di comunicazione infrastrutturale, come le ferrovie e le strade, che nella costruzione di corridoi economici devono tener conto delle esigenze della <a href="https://it.insideover.com/difesa/lasse-leonardo-rete-ferroviaria-italiana-per-la-mobilita-militare.html"><strong>mobilità militare</strong>;</a> aggiungiamo a ciò tutto quanto riguarda la <strong>nuova <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/starship-cosi-il-super-razzo-di-elon-musk-puo-cambiare-la-geopolitica-della-corsa-allo-spazio.html">corsa allo spazio</a>, dove il <em>dual use</em> è la regola</strong> sia sul fronte dell&#8217;upstream (costruzione e lancio di assetti) che nel downstream (sfruttamento materiale delle nuove tecnologie per fini economici o operativi), e il valore sensibile di tecnologie come i nuovi semiconduttori e l&#8217;intelligenza artificiale per capire come una nuova &#8220;economia della sicurezza&#8221; <strong>inglobi uno scenario più ampio delle semplici spese militari</strong>. Le quali forse non sono strutturalmente i migliori generatori di crescita e sviluppo. Il &#8220;keynesismo militare&#8221; lascia spazio al &#8220;keynesismo della sicurezza&#8221;, ove la spesa pubblica non è semplice finanziatrice di appalti e commesse ma contribuisce a plasmare un sistema in cui sicurezza nazionale e prosperità dialoghino. Un elemento fondamentale per permettere alle nostre società, specie quelle europee, di competere in un mondo inquieto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/difesa-e-crescita-economica-la-sottile-linea-rossa-nellepoca-delleconomia-di-guerra.html">Difesa e crescita economica, la sottile linea rossa nell&#8217;epoca dell&#8217;economia di guerra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Che cosa significa parlare di &#8220;economia di guerra&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cosa-significa-parlare-di-economia-di-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Mar 2024 16:03:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Economia di guerra]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1343" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30370576-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30370576-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30370576-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30370576-1024x716.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30370576-768x537.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30370576-1536x1075.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30370576-2048x1433.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente francese&#160;Emmanuel Macron&#160;è stato solo l&#8217;ultimo di una serie di leader occidentali che ha parlato di &#8220;economia di guerra&#8221; in seguito allo sdoganamento delle conseguenze del conflitto russo-ucraino. Altri leader, come Viktor Orban, sono arrivati a dichiarare veri e propri stati d&#8217;emergenza per la guerra in Ucraina e la condotta di Mario Draghi alla &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cosa-significa-parlare-di-economia-di-guerra.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1343" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30370576-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30370576-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30370576-300x210.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30370576-1024x716.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30370576-768x537.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30370576-1536x1075.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30370576-2048x1433.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il presidente francese&nbsp;<strong>Emmanuel Macron&nbsp;</strong>è stato solo l&#8217;ultimo di una serie di leader occidentali che ha parlato di &#8220;<strong>economia di guerra&#8221;</strong> in seguito allo sdoganamento delle conseguenze del conflitto russo-ucraino. Altri leader, come <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/da-piazza-degli-eroi-alla-scena-europea-chi-e-viktor-orban.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>Viktor Orban, </strong></a>sono arrivati a dichiarare veri e propri stati d&#8217;emergenza per la guerra in Ucraina e la condotta di <strong>Mario Draghi </strong>alla guida del governo italiano, secondo la prestigiosa <em>Frankfurter Allgemeine Zeitung</em>, assomiglia sul fronte energetico e finanziario all&#8217;antesignana di un&#8217;economia di guerra.</p>
<p>Ma nessuno ha parlato con la chiarezza di Macron. &#8220;La Francia e l&#8217;<span id="U102808530461vcD">Unione europea</span>&nbsp;sono entrate in una&nbsp;<span id="U102808530461g1B">economia di guerra&#8221;</span> per la quale &#8220;dovremmo organizzarci per molto tempo&#8221;, ha dichiarato il presidente francese nella giornata del 13 giugno<span id="U102808530461sxD">&nbsp;</span>intervenendo a Eurosatory, la più grande mostra internazionale di difesa e sicurezza del territorio. Macron ha parlato di &#8220;un&#8217;economia in cui dovremo andare più veloci, pensare diversamente su ritmi, aumenti di carico, margini. Per poter ricostituire più velocemente ciò che è essenziale per le nostre forze armate, per i nostri alleati, o per chi vogliamo aiutare. Un&#8217;economia, in fondo, in cui<span id="U102808530461hXE">&nbsp;non si può più vivere al ritmo e con la grammatica anche di un anno fa</span>. Tutto è cambiato&#8221;. Di nuovo, due anni dopo il Covid, siamo al nuovo mantra: <strong>&#8220;niente sarà più come prima</strong>&#8220;.</p>
<p>Ieri il Covid, da Draghi stesso paragonato a una &#8220;guerra&#8221; nel celebre editoriale del marzo 2020 sul <em>Financial Times,</em> ha riportato nel gergo giornalistico e politico la retorica bellica, oggi il conflitto a Est fa sentire all&#8217;Europa quanto, in realtà, una guerra combattuta sia molto peggio di una pandemia: costringe a schierarsi, impone costi immediati, genera incertezza, ridefinisce strutturalmente le priorità. E se l&#8217;Europa, come gli Usa, non è in campo&nbsp;<em>boots on the ground&nbsp;</em>contro la Russia, lo è di fatto sul fronte&nbsp;<strong>economico, finanziario, tecnologico, energetico, industriale</strong>. Dimensioni di una competizione multilivello che nemmeno Macron, alla guida del fronte dei mediatori, può ignorare. Tanto che il termine&nbsp;<strong>economia di guerra&nbsp;</strong>torna in campo con tutte le sue sfaccettature. Da capire oggi più che mai.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La lunga corsa dell&#8217;Europa all&#8217;economia di guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-lunga-corsa-delleuropa-alleconomia-di-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Mar 2024 12:54:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Economia di guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="684" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/14521113746_4e16f3cca0_b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="&quot;Dobbiamo essere pronti a difenderci e passare a una modalità di economia di guerra. È giunto il momento di assumerci la responsabilità della nostra sicurezza." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/14521113746_4e16f3cca0_b.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/14521113746_4e16f3cca0_b-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/14521113746_4e16f3cca0_b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/14521113746_4e16f3cca0_b-768x513.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>&#8220;Dobbiamo essere pronti a difenderci e passare a una modalità di economia di guerra.&#160;È giunto il momento di assumerci la responsabilità della nostra sicurezza.&#160;Non possiamo più contare sugli altri o essere in balia dei cicli elettorali negli Stati Uniti o altrove&#8221;. Così, alla vigilia di uno dei Consigli Europei più caldi degli ultimi anni il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-lunga-corsa-delleuropa-alleconomia-di-guerra.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="684" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/14521113746_4e16f3cca0_b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="&quot;Dobbiamo essere pronti a difenderci e passare a una modalità di economia di guerra. È giunto il momento di assumerci la responsabilità della nostra sicurezza." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/14521113746_4e16f3cca0_b.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/14521113746_4e16f3cca0_b-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/14521113746_4e16f3cca0_b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/03/14521113746_4e16f3cca0_b-768x513.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>&#8220;Dobbiamo essere pronti a difenderci e passare a una modalità di <strong>economia di guerra.</strong>&nbsp;È giunto il momento di assumerci la <strong>responsabilità della nostra sicurezza.&nbsp;</strong>Non possiamo più contare sugli altri o essere in balia dei cicli elettorali negli Stati Uniti o altrove&#8221;. Così, alla vigilia di <a href="https://it.insideover.com/politica/il-rischio-di-un-europa-sgovernata.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">uno dei <strong>Consigli Europei </strong></a><strong>più caldi</strong> degli ultimi anni il presidente dell&#8217;autorità suprema dell&#8217;Europa a ventisette <strong>Charles Michel</strong>, coordinatore dell&#8217;organo che riunisce i detentori del potere esecutivo dell&#8217;Unione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;economia dell&#8217;Europa che entra nel &#8220;pre-guerra&#8221;</h2>



<p>Le parole del politico belga aprono ai sommi vertici delle istituzioni un discorso sulla <strong>mobilitazione bellica delle economie europee</strong>. Da intendersi in diversi modi: aumento delle capacità di deterrenza, rilancio delle spese militari, <strong>rafforzamento del principio di sicurezza collettiva</strong> in campi strategici per l&#8217;economia sopra le logiche del profitto, in prospettiva <strong>ri-mobilitazione delle società per un&#8217;epoca di conflittualità crescente</strong>. In altre parole: stiamo passando dal lungo dopo-guerra a una fase pre-guerra, parafrasando non solo le parole di Michel ma anche <a href="https://www.chathamhouse.org/2024/01/are-we-heading-world-war-three-and-britains-military-ready" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quanto ha dichiarato il <strong>Segretario alla Difesa britannico Grant Shapps il 15 gennaio scorso</strong>.</a></p>



<p>Michel ricordava nel suo editoriale inviato a diversi quotidiani europei come tutto si tenesse: la tutela dell&#8217;Europa, l&#8217;impegno a sostegno dell&#8217;Ucraina, la ricerca di una seconda gamba comunitaria per il campo atlantico: &#8220;Dobbiamo rafforzare la nostra capacità – sia per l’Ucraina che per l’Europa – di difendere il mondo democratico.&nbsp;Un’Europa più forte contribuirà anche a rafforzare l’alleanza NATO e a rafforzare la nostra difesa collettiva&#8221;. <a href="https://www.eunews.it/2020/03/26/lo-strappo-conte-si-scontra-sugli-eurobond-rifiuta-le-conclusioni-del-consiglio-europeo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Quattro anni dopo aver, in un primo momento <strong>rifiutato gli Eurobond</strong></a><strong> per sostenere l&#8217;economia</strong> europea proposti da <strong>Giuseppe Conte e Pedro Sanchez</strong> mentre a inizio pandemia di Covid-19, a marzo 2020, Italia e Spagna venivano travolte dal contagio Michel è arrivato a aprire al finanziamento col debito comune europeo dei programmi per la Difesa: &#8220;gli investimenti nella difesa sono costosi ma senza di essi non possiamo aumentare la nostra produzione nel settore della difesa.&nbsp;Dobbiamo facilitare le modalità con cui l’industria può accedere più facilmente ai finanziamenti pubblici e privati.&nbsp;Anche l’emissione di obbligazioni di difesa europee per raccogliere fondi per acquistare materiali o investire nel nostro settore potrebbe essere un mezzo potente per rafforzare la nostra base tecnologica, innovativa e industriale&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Michel come Macron e Draghi: parola d&#8217;ordine, mobilitazione</h2>



<p>Le parole di Michel ampliano il concetto di <strong>&#8220;economia di guerra&#8221;</strong> europea su cui già negli anni passati molti leader comunitari erano tornati alla fase della mobilitazione pre-conflittuale dei sistemi produttivi nazionali. </p>



<p>“La Francia e l’Unione europea&nbsp;sono entrate in una&nbsp;economia di guerra”&nbsp;per la quale “dovremmo organizzarci per molto tempo”, ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron nella giornata del 13 giugno 2022&nbsp;intervenendo a Eurosatory, la più grande mostra internazionale di difesa e sicurezza del territorio. Macron ha allora parlato di “un’economia in cui dovremo andare più veloci, pensare diversamente su ritmi, aumenti di carico, margini. Per poter ricostituire più velocemente ciò che è essenziale per le nostre forze armate, per i nostri alleati, o per chi vogliamo aiutare. Un’economia, in fondo, in cui&nbsp;non si può più vivere al ritmo e con la grammatica anche di un anno fa. Tutto è cambiato”. Di nuovo, due anni dopo il Covid, siamo al nuovo mantra:&nbsp;<strong>“niente sarà più come prima</strong>“. Un <em>whatever it takes </em>geopolitico che rilanciava la metafora bellica due anni dopo l&#8217;editoriale della &#8220;guerra al Covid&#8221; con cui <strong><a href="https://www.ft.com/content/c6d2de3a-6ec5-11ea-89df-41bea055720b" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mario Draghi è intervenuto sul <em>Financial Times</em>.</a></strong> </p>



<p><strong>Draghi nel 2020, Macron nel 2022, Michel nel 2024: </strong>tre contesti diversi, un concetto comune, quello di &#8220;<strong>mobilitazione</strong>&#8221; dei sistemi sull&#8217;onda dell&#8217;emergenza. La vera svolta che l&#8217;economia di guerra impone non è tanto nella proprietà di mezzi di produzione, nelle scale degli investimenti o nella creazione di nuovi sistemi ma nel cambio totale delle <strong>regole del gioco</strong>. L&#8217;Europa, del resto, se ne sta accorgendo assieme al resto del blocco atlantico analizzando come, sull&#8217;altra parte della barricata, la <strong>Russia gestisca la guerra in Ucraina</strong> con un sistema pienamente mobilitato per la produzione bellica che consente di sopperire alle deficienze produttive e a restare al passo, con la produzione bellica, delle forniture occidentali a Kiev.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Economia di guerra e guerra economica: facciamo chiarezza</h2>



<p>La Russia, in quest&#8217;ottica <a href="https://it.insideover.com/guerra/leconomia-di-guerra-di-putin-come-la-russia-finanzia-il-conflitto-in-ucraina.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha sopperito alle sanzioni e alle problematiche imposte dall&#8217;assedio finanziario, </a>industriale, commerciale dell&#8217;Occidente. Un fatto che nel contesto del mondo nuovo disegnato dalla guerra in Ucraina ci invita a riflettere su un tema: &nbsp;l’<strong>economia di guerra&nbsp;</strong>non si sovrappone con la&nbsp;<strong>guerra economica&nbsp;</strong>se non in minima parte. Laddove la guerra economica è l’utilizzo, sia in un contesto esplicito che in una situazione di pace, della finanza, dell’industria, delle imprese strategiche come volano per mettere sotto pressione un Paese ostile, l’economia di guerra fa riferimento all’allocazione delle risorse e alla gestione degli approvvigionamenti di un sistema impegnato in uno scenario di conflitto. </p>



<p>Per fare un esempio relativo alla Seconda guerra mondiale, economia di guerra era la razionalizzazione produttiva imposta dal governo di&nbsp;<strong>Winston Churchill&nbsp;</strong>grazie a&nbsp;<strong>Lord Beaverbook&nbsp;</strong>per ingenerizzare la produzione aeronautica ai tempi della Battaglia d’Inghilterra; guerra economica era la campagna di bombardamenti contro la Germania mirante a colpire la forza lavoro e i settori della componentistica (cuscinetti a sfera in testa) ove il Reich era deficitario. Fu economia di guerra la scelta di Stalin di spostare oltre gli Urali buona parte della capacità industriale sovietica nel 1941 di fronte all’invasione nazista; fu guerra economica quella che portò l’anno successivo l’Armata Rossa a incendiare&nbsp;<strong>Majkop e i pozzi del Caucaso&nbsp;</strong>per non lasciarli cadere in mano ai tedeschi.</p>



<p>Sul fronte del ritorno dell&#8217;economia di guerra in Europa il Covid è stata, per così dire, la prova generale. L&#8217;Ucraina la versione amplificata del dramma. <strong>Col suo paragone &#8220;le armi come i vaccini&#8221;</strong>, forse, la presidente della Commissione Ue <strong>Ursula von der Leyen</strong> ha involontariamente consolidato questa chiave di lettura.</p>



<p>Parlare di economia di guerra è stato a lungo sinonimo di parlare dello stato di conflittualità di fatto in cui l’Europa si trova, via Occidente, con la Russia e del fatto che esso impone politiche degne di una fase in cui bisognerebbe combattere sul campo una campagna:&nbsp;<strong>razionalizzare le forze produttive&nbsp;</strong>nei settori in cui si ritiene che l’avversario possa sfruttare le vulnerabilità e, dunque, operare azioni di guerra economica contro il tessuto produttivo nazionale. Ieri erano l&#8217;energia, il cyber, le tecnologie critiche, le infrastrutture a essere guardate con attenzione. Oggi si passa alla seconda fase della <strong>programmazione dell&#8217;economia di guerra: quella della mobilitazione del sistema produttivo</strong> funzionale al riarmo strategico.</p>



<p>L&#8217;economia di guerra a cui si prepara l&#8217;Europa dovrà essere valutata sotto una serie di parametri in cui il confronto andrà fatto con la capacità di tenuta del sistema produttivo europeo, della sicurezza delle fonti di approvvigionamento e delle strategie di gestione del confronto con rivali come la Russia ma anche con lo &#8220;stato dell&#8217;arte&#8221; dettato da alleati quali gli Usa. Ne abbiamo identificati sei.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mobilitazione e accelerazione</h2>



<p>Il primo piano su cui un&#8217;economia di guerra va valutata è quella della <strong>mobilitazione&nbsp;</strong>settoriale di tutte le energie a disposizione. </p>



<p>Per l&#8217;Europa, sul campo energetico questa mobilitazione da economia di guerra con la corsa a sostituire il gas russo è divenuta palese. Washington da tempo ha <strong>mobilitato la sua base tecnologica</strong> per valorizzare la forza della sua industria e della sua produzione nella transizione green, nella sovranità energetica, nelle tecnologie critiche, nei semiconduttori per consolidare decoupling e riduzione della dipendenza dal rivale cinese e ridimensionare il peso della Russia. Quest&#8217;ultima, in termini di mobilitazione, è al massimo della capacità nello stadio finale dell&#8217;economia di guerra, che dedica la base industriale alla produzione di armamenti.</p>



<p>L&#8217;economia di guerra promuove, in prospettiva, anche politiche di <strong>accelerazione tecnologica: le discussioni sulla difesa europea&nbsp;</strong>parlano chiaro. L’economia di guerra impone il metodo di gestione delle risorse taylorista in virtù della massima efficienza di ogni denaro e ogni lavoratore impegnato. Logico che a essere favorite siano quelle branche che, nella Difesa o in altri settori, offrono i ritorni strategici più certi, mentre settori fragili possono essere lasciati indietro. Del resto, Draghi nella sua &#8220;mobilitazione&#8221; auspicata nell&#8217;economia nel 2020 richiamava la<a href="https://it.insideover.com/economia/lavoro-imprese-zombie-e-bad-bank-le-prime-sfide-di-draghi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> &#8220;<strong>distruzione creatrice</strong>&#8221; di Joseph Schumpeter,</a> teorizzata sulla base delle rovine economiche della Grande Guerra. La Nato sul fronte militare ha creato un&#8217;agenzia, la <strong>Diana, per accelerare e incubare start-up innovative e processi di deep tech</strong> funzionali a rafforzare le tecnologie dell&#8217;Alleanza Atlantica. La Russia invece sul fronte tecnologico non sta, per ora, in larga parte dei settori facendo proseguire la <strong>mobilitazione bellica</strong> fianco a fianco con un vero potenziamento tecnologico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Keynesismo militare&#8221; e governi in campo</h2>



<p>I dati sul Pil mostrano però che in Russia è in pieno sdoganamento un vero e proprio esempio di &#8220;<strong>keynesismo militare</strong>&#8220;, terzo fattore chiave per un&#8217;economia di guerra. Parimenti in Europa e negli Usa l’accelerazione degli investimenti in Difesa, indubbiamente, esiste e la minaccia russa la giustifica. Oltre che per autodifesa, le spese militari tendono a inflazionarsi in un contesto di economia di guerra perché l’emergenza chiama la necessità del riarmo e questo mobilita una grande quantità di fondi pubblici. &nbsp;Il budget della Difesa di un governo, secondo un’applicazione accelerata dei <strong>dettami di John Maynard Keynes stabilizza il ciclo economico espandendo notevolmente la domanda pubblica. </strong>Questo vale, nella situazione attuale, anche per energia e settori ad alta intensità tecnologica. In altre parole, l&#8217;investimento militare contribuisce a generare anche Pil. E questo può, nel breve periodo, giustificare con la crescita economica la spesa militare.</p>



<p>Un&#8217;economia mobilitata impone poi una crescente <strong>programmazione governativa</strong>. Il Covid è stato per molti Paesi una palestra di ciò che vedremo sempre più negli anni a venire:&nbsp;gli Stati sono tornati in campo col Covid e puntano a farlo anche ora, stabilizzando i mercati più a rischio. Si sospendono in diversi settori le leggi del mercato e torna in voga il &#8220;dilemma della sicurezza&#8221;<a href="https://it.insideover.com/economia/sicurezza-e-ricchezza-stoltenberg-a-davos-riscopre-adam-smith.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> proprio delle riflessioni di <strong>Adam Smith</strong>: un sistema capitalistico deve, in fasi critiche,</a> mettere la sicurezza davanti alla prosperità data dal libero commercio. Pena il rischio di soccombere per le logiche della competizione che impongono di guardare la nazionalità di un attore economico con cui si lavora prima ancora della sua profittabilità come partner. Un precetto che nei settori più mobilitati è evidentemente applicato a viso aperto.</p>



<p>Sono due, però, i fattori critici su cui la capacità europea di portare a livello pre-bellico la sua mobilitazione è tutta da testare. Ovvero quelli che fanno la differenza per rendere strategicamente sostenibile una riconversione economica di questa portata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;economia di guerra tra sacrifici e inflazione</h2>



<p>Da un lato, c&#8217;è la <strong>disponibilità al sacrificio, ovvero l&#8217;attestazione di un principio:&nbsp;</strong>l’economia di guerra costa. Costa in termini di deviazione della produzione e dei redditi dai settori tradizionali e costa soprattutto in termini di rincari di servizi apparentemente garantiti. Ad esempio, con un atteggiamento controintuitivo per la nostra tradizionale visione, e sotto certi punti di vista indubbiamente miope, ad esempio l’Europa ha accettato per due anni di subire danni maggiori rispetto a quelli degli Usa e a vedere potenziare la propria difficoltà economica pur di perseguire l’obiettivo di piegare la Russia con le sanzioni mentre i prezzi energetici sono andati in volo. </p>



<p>E dall&#8217;altro abbiamo, dunque, l&#8217;<strong>inflazione come compagna strutturale</strong> di un sistema mobilitato in economia, di fatto, &#8220;da guerra&#8221;. L&#8217;inflazione energetica e quella da avidità, ovvero da extra-profitti (finanziari, farmaceutici e energetici in testa), ha già contribuito a creare dalla pandemia in avanti, tensioni sociali non da poco in Occidente. L&#8217;Europa è pronta all&#8217;inflazione da mobilitazione bellica? E più in generale, è disposta a <strong>una trasformazione tanto radicale?</strong> Le classi dirigenti ci scommettono. Ma la capacità di tenuta del sistema è tutto da vedere. E resta, apertissima, la questione chiave: in nome di che visione del mondo ci si sta mobilitando? Senza chiarezza a questa domanda, l&#8217;Europa resterà oggetto, e non soggetto, delle dinamiche internazionali.</p>



<p>(<em>Articolo aggiornato e ampliato rispetto all&#8217;originale versione &#8220;<a href="https://www.google.com/amp/s/it.insideover.com/schede/guerra/che-cosa-significa-parlare-di-economia-di-guerra.html/amp" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Che cosa significa parlare di economia di guerra&#8221;</strong> </a>del 13 giugno 2022)</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-lunga-corsa-delleuropa-alleconomia-di-guerra.html">La lunga corsa dell&#8217;Europa all&#8217;economia di guerra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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