Friedrich Merz vuole riportare la Germania a crescere e vuole farlo attraverso un maxi-piano di spesa pubblica che intende giustificare con la questione del riarmo tedesco che la sua collega di partito, Ursula von der Leyen, incentiva a livello comunitario col piano ReArm Europe. L’Unione Cristiano-Democratica (Cdu) di Merz, fresca vincitrice delle elezioni tedesche, sta negoziando l’accordo con il Partito Socialdemocratico (Spd) del cancelliere uscente Olaf Scholz per formare un esecutivo di coalizione, il quarto del nuovo millennio dopo i tre che hanno contraddistinto dodici dei sedici anni di governo di Angela Merkel.
Al centro del piano un aumento della spesa pubblica per oltre 1.000 miliardi di euro nel prossimo decennio, capace di espandere di oltre il 20% il debito federale e di rottamare i vecchi canoni di austerità e rigore. L’obiettivo? 500 miliardi di spesa per le infrastrutture nazionali e altrettanti per operare il più colossale riarmo della storia tedesca dal 1945 a oggi. Tutto questo in barba alle regole del rigore e dell’austerità a lungo predicata dallo stesso Merz, “falco” rigorista pure nel partito che fu di Wolfgang Schauble, il macellaio dei conti pubblici dell’Europa mediterranea, e della stessa Cancelliera Merkel.
Il grande progetto di riarmo di Merz
Nei mesi scorsi il politico vestfalico aveva aperto al superamento dello Schuldenbremse, il freno costituzionale al debito pubblico che imponeva di mantenerlo ogni anno sotto lo 0,35% del Pil, ma era rimasto un convinto rigorista. Ora Merz, che ai tempi del Covid-19 contestò la scelta di Merkel di non mettere il veto sul debito comune europeo e arrivò addirittura a contestare la legittimità del piano Next Generation Eu, si scopre uomo di spesa. E in nome del riarmo prende decisioni inaudite.
“I piani di Merz aggirano il freno al debito consentendo l’esclusione di tutto ciò che supera l’1 percento del Pil speso per la difesa”, nota il Financial Times, aggiungendo che “Goldman Sachs prevede che il piano porterà la spesa per la Difesa tedesca fino al 3,5 percento del prodotto interno lordo entro il 2027, rispetto al 2,1 percento del 2024 e a un misero 1,5 percento degli anni precedenti”. Inoltre, Merz intende andare fino in fondo sul sostegno all’Ucraina e ha contestato in passato Scholz per non aver autorizzato gli attacchi a lungo raggio con i missili Taurus sul suolo russo. Non può non scorrere, istintivamente, un brivido nella schiena a pensare a quanto un grande riarmo della Germania possa condizionare l’Europa in futuro.
Merz intende chiudere il contratto di governo con la Spd fondata sul maxi piano di riarmo e spesa pubblica entro il giorno di Pasqua, che quest’anno cadrà il 20 aprile, proprio nei giorni in cui in Germania ci si appresterà a commemorare l’80esimo anniversario di quella Seconda guerra mondiale scatenata dal militarismo tedesco. Ma il progetto politico del leader conservatore dovrà esser pronto molto prima. La regola sul freno al debito andrà tolta per approvare un progetto di spesa tale senza cadere nel rischio di ricorsi alla Corte Costituzionale di Karlsruhe, ma per farlo serve una maggioranza di due terzi favorevole a dare il via libera al riarmo.
La spericolata strategia di Merz
Il problema per la Cdu è che il prossimo Bundestag si insedia il 25 marzo e la coppia Cdu-Spd non ha i voti necessari, potendo contare su poco più del 50% dei seggi a causa del 45% dei suffragi complessivi, minor numero storico per la sommatoria tra i due partiti. Quel che si prospetta, dunque, è un’ipotesi senza precedenti: forzare nel Parlamento uscente il voto. Insomma, quello stesso Bundestag ormai privo di legittimità dovrà consentire a Cdu e Spd, col sostegno dei Verdi, di bypassare la possibile opposizione di Alternative fur Deutschland e della sinistra della Linke, che sommati hanno più di un terzo dei Parlamentari e possono porre la parola fine in partenza al progetto.
Ovviamente parliamo di una rischiosissima forzatura della democrazia parlamentare che subordina ad agende di governo emergenziali politiche strategiche da cui dipende il futuro dell’intera Germania e, forse, un pezzo di quello europeo. Aggiungiamo a ciò che la Cdu si è scontrata in Parlamento con la Spd dopo che quest’ultima l’aveva accusata di aver votato proprio con l’Afd delle proposte sull’immigrazione per fini elettoralistici. “Le democrazie sono spesso in grado di intraprendere riforme dolorose solo in tempi di crisi”, ha affermato Marcel Fratzscher, direttore del German Institute for Economic Research, riportato da Politico.eu che aggiunge il tema della rivolta della Linke: “la sinistra ha annunciato che potrebbe ricorrere in tribunale se l’accordo venisse adottato dai legislatori uscenti”, che Merz intende convincere proponendo ai Verdi un do ut des tra armi e politiche green.
Assalto alla democrazia tedesca
Insomma, un’agenda Von der Leyen in purezza, ivi compresa la tendenza a bypassare le regole del gioco della democrazia. Aggiungiamo, infine, un fatto: siamo e saremo sempre critici del rigore e dell’austerità ma non è questo il modo giusto per porli in discussione. Merz potrà diventare cancelliere grazie ai voti raccolti da una Cdu che ha fatto campagna elettorale per il Patto di Stabilità, la disciplina di bilancio, l’accusa a Scholz di esser stato irresponsabile e spendaccione. Crediamo che la democrazia abbia ancora un senso: quegli elettori che – non vogliamo giudicare perché – hanno scelto Merz per le sue politiche e le sue proposte cosa penseranno dopo questa inversione a U? Li si potrà biasimare se in caso di delusione verso Merz si rivolgeranno a alternative radicali come Afd?
La democrazia vive della credibilità delle forme e della sostanza e in quest’ottica l’idea di compiere una giravolta politica e farla vidimare da un Parlamento uscente rappresenta un rischio maggiore di qualsiasi prospettiva di continuità del rigore. Aggiungiamo, poi, che non è certamente una bella immagine quella che la Germania dà all’Europa ricordando che per i Taurus, i carri Leopard e altri asset ci sarà spazio di bilancio, mentre per la sanità e il welfare dei Paesi terremotati dall’austerità di cui Merz e colleghi sono stati ardenti sostenitori non c’è mai stata possibilità di redenzione.

