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La mobilità militare è una delle principali sfide strategiche su cui l’Unione Europea sta concentrandosi nel suo lavoro per uno sviluppo infrastrutturale sempre più ramificato e, a metà aprile, un accordo tra due importanti aziende a partecipazione pubblica italiane, Leonardo e Rete Ferroviaria Italiana, ha acceso un faro importante nel nostro Paese.

Il player italiano della Difesa e dell’aerospazio e il gestore della rete del gruppo Ferrovie dello Stato si sono accordati per gestire in forma integrata la governance dell’infrastruttura di trasporto via treno e rafforzarne le prospettive duali. Tra il gruppo della Difesa di Piazzale Montegrappa e la società di Piazza della Croce Rossa è stato concluso un memorandum con cui Leonardo e Rfi “si propongono di identificare l’architettura e le funzionalità della piattaforma digitale integrata di gestione della circolazione dedicata alla Military Mobility, in situazioni ordinarie e straordinarie per il trasporto di materiale militare attraverso infrastrutture dual-use“.

L’ex Finmeccanica schiererà per gestire la mobilità militare, ovvero il trasporto di truppe, armamenti e assetti a uso militare sulla rete infrastrutturale, tutto il suo ritrovato tecnologico, dai satelliti Cosmo Sky-Med al supercomputer davinci-1 con sede nella Torre Fiumara a Genova. In quest’ottica, dice il memorandum, “saranno parte integrante della piattaforma soluzioni innovative per l’accesso a fonti eterogenee di dati e per la valorizzazione degli stessi con processi automatizzati”.

L’Italia recepisce tramite le sue aziende partecipate la crescente attenzione comunitaria alla diversificazione delle connessioni infrastrutturali col duplice fine civile e militare. Non sfugge all’attenzione degli osservatori che i corridoi europei di comunicazione, le reti Ten-T, siano ampiamente funzionali all’uso a fini militari, in quanto connettono gli snodi strategici del Vecchio Continente sull’asse Nord-Sud e Est-Ovest, potenzialmente attivabile in caso di conflitto. La mobilità militare rappresenta dal 2018, anno dell’Action Plan on Military Mobility, un architrave della Politica Estera e di Sicurezza Comune (Pesc) dell’Ue.

La spinta sulla mobilità militare è un fondamento esplicito delle reti Ten-T, quattro su dieci delle quali toccano l’Italia, attraversata dal Corridoio Mediterraneo, che va dalla Spagna all’Ungheria, dal Corridoio Baltico-Adriatico, dalla rete verticale Scandinavia-Mediterraneo, che parte dalla Svezia e includendo anche il progetto del Ponte sullo Stretto come piano d’interesse è destinato a sfociare in Sicilia, e del corridoio Reno-Alpi.

Mappa ufficiale della Commissione Europea sulle reti Ten-T

Si nota a uno sguardo della mappa come le direttrici strategiche abbiano un uso duale e come le reti Ten-T siano ampie, forti e resilienti a Est, verso i confini con la Russia. Per molti studiosi, la mobilità militare può essere l’abilitante di un ruolo strategico dell’Ue nel quadro della strategia della Nato per il contenimento di Mosca. Già nel 2022, poco dopo l’invasione dell’Ucraina Rafael Loss, Senior Policy Fellow dell’European Council of Foreign Relations (Ecfr) notava che “in risposta alla guerra della Russia contro l’Ucraina – e alla minaccia che anche il presidente Vladimir Putin possa mettere gli occhi sul territorio dell’alleanza – la NATO aumenterà le dimensioni sia della sua presenza permanente negli stati in prima linea sia delle sue forze di risposta rapida stazionate più a ovest”.

Ebbene, per Loss “queste misure richiederanno investimenti infrastrutturali significativi per sostenere le forze permanentemente schierate in avanti, quelle che ruotano attraverso gli Stati in prima linea in tempo di pace e le forze che accorrerebbero nella loro area di operazioni in caso di crisi o conflitto” in nome della cooperazione Ue-Nato sancita dallo Strategic Compass comunitario e dal più aggiornato concetto strategico dell’Alleanza Atlantica. 

Dall’Antica Roma a oggi, del resto, le infrastrutture viarie hanno giocato il ruolo di grandi hub di trasporto per le forze armate. L’accordo Leonardo-Rfi porta alla luce un dato di fatto su cui da anni, ormai, le grandi potenze stanno lavorando, perlomeno in Europa: rendere il sistema capace di rispondere a una situazione di conflitto. Un dato a cui spesso però non fa da pari una politica in grado di valorizzare la forza europea in campo politico, economico, diplomatico per unire una seria deterrenza a una spiccata volontà di perseguire, con forza, una stabilità di sistema. Magari in controtendenza con chi, come gli Usa, sulle dinamiche conflittuali alle periferie dell’Ue, specie l’Ucraina, ha sensibilità differenti. Ma si avvantaggia di fatto della nuova strategia comunitaria su mobilità e spostamenti. Che ad oggi “atlantizza” l’Europa più di quanto non contribuisca a un progetto sistemico di Difesa europea coordinata e comune.

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