Forse da un punto di vista logistico, l’attuale semestre europeo è quello più comodo per gli addetti ai lavori e per gli impiegati delle istituzioni comunitarie: la presidenza di turno spetta al Belgio fino a giugno e dunque non sono in calendario trasferte al di fuori di Bruxelles per le riunioni del consiglio europeo e di tutti gli altri appuntamenti tradizionalmente ospitati dal Paese a comando del semestre. L’impressione però è che la “comodità” da qui all’inizio dell’estate non sarà solo logistica.
L’intera Europa è destinata ad aspettare l’esito del voto per il rinnovo dell’europarlamento prima di ritornare nel pieno dell’attività decisionale. Da qui alla data di apertura delle urne, prevista per il secondo fine settimana di giugno, difficilmente verranno intraprese scelte al di fuori di quelle già discusse. Una circostanza che vale anche per il prossimo consiglio europeo che scatterà il 21 marzo e che avrà, tra i punti all’ordine del giorno, temi come Ucraina, medio oriente, allargamento dell’Ue e sicurezza.
L’ombra dei sondaggi sul consiglio
Le europee sono distanti meno di tre mesi, un tempo in cui l’occhio dei principali leader politici è maggiormente proiettato sulle intenzioni di voto degli elettori. Euractiv ha lanciato nelle scorse ore alcune previsioni sulla possibile futura composizione dell’europarlamento. Considerando, per ognuno dei 27 Paesi dell’Ue, i risultati dei vari partiti è emersa una situazione che vede i partiti di centrodestra e di destra in un potenziale posizione di vantaggio.
In particolare, i popolari si confermerebbero come primo gruppo a Strasburgo con 183 deputati, uno in più rispetto all’attuale legislatura, mentre Identità e Democrazia, il gruppo con all’interno tra gli altri Matteo Salvini e Marine Le Pen, sarebbe la terza forza dell’europarlamento con 89 seggi a fronte degli attuali 73. In crescita, sempre all’interno dello schieramento di destra dell’aula di Strasburgo, anche Ecr: il gruppo, il quale all’interno annovera Fratelli d’Italia, è accreditato di 84 seggi contro i 62 ottenuti nel voto del 2019.
Molto in calo invece i socialisti, i quali potrebbero passare dagli attuali 154 eurodeputati ai 135 previsti nel sondaggio di Euractiv. In discesa anche i liberali di Renew, a cui verrebbero assegnati 86 seggi dopo i 108 conquistati cinque anni fa. L’attuale maggioranza che ruota attorno all’alleanza tra popolari, socialisti e liberali potrebbe non formarsi. Sia per lo scarso risultato del gruppo dei socialisti, a cui appartiene anche il Pd, sia perché i popolari potrebbero formare una coalizione con Id ed Erc: “In una situazione del genere – è la voce raccolta da InsideOver da una fonte delle istituzioni comunitarie – ogni decisione verrà come cristallizzata, difficilmente prima del voto qualcuno si prenderà responsabilità politiche in grado di incidere ulteriormente nei sondaggi”.
Perché le prossime scelte potrebbero arrivare a novembre
L’impressione è che a Bruxelles, sponda Ue, a prevalere sia più il timore di perdere che la speranza di recuperare terreno. All’interno delle stanze dei vari gruppi parlamentari, oramai le scelte vengono ponderate soprattutto con l’ausilio delle calcolatrici. Si cerca di capire quale alleanza può portare più voti in un determinato Paese, quale lista conviene accogliere all’interno di un partito o quale invece scartare.
Tutto questo però rischia di tradursi in un grave immobilismo decisionale. Tanto la commissione europea, quanto l’europarlamento e lo stesso consiglio europeo potrebbero rinviare a dopo le elezioni ogni scelta e ogni decisione sui provvedimenti più importanti.
L’immobilismo inoltre non riguarderebbe solo l’imminente fase elettorale: chiuse le urne infatti, la commissione uscente avrà solo poteri ordinari e i vari leader europei saranno impegnati nelle consultazioni per trovare i nomi da designare nel nuovo esecutivo comunitario. Un processo che nel 2019 è durato diversi mesi e si è concluso solo a novembre, con l’entrata in carica della commissione guidata da Ursula Von Der Leyen. Ben si comprende dunque perché l’Europa, nonostante l’attuale fase interna e internazionale molto delicata, rischia di essere “svogernata” per quasi tutto l’anno in corso.
Ucraina e allargamento Ue, i temi sul tavolo a Bruxelles
Intanto tra giovedì e venerdì i capi di governo dei 27 si ritroveranno nella capitale belga per il consiglio europeo. Forse uno degli ultimi atti formali prima del definitivo “rompete le righe“. Sul piatto ci sono almeno due argomenti definiti come essenziali: l’Ucraina e l’allargamento Ue. Anche se quest’ultimo punto, leggendo l’ordine del giorno ufficiale, sarà probabilmente compreso tra i “vari ed eventuali”.
Su Kiev una decisione è stata presa già dai ministri degli Esteri dell’Ue riuniti lunedì sempre a Bruxelles. In particolare, è stato dato il via libera a un ulteriore stanziamento da cinque miliardi di Euro a favore dell’Ucraina. Sull’allargamento invece, si dovrebbe discutere circa l’ottenimento dello status di Paese candidato da parte della Bosnia Erzegovina.
I riflettori inoltre saranno puntati anche sul secondo punto inserito nell’ordine del giorno provvisorio, quello cioè relativo alla difesa e alla sicurezza: “Si discuterà partendo sulla necessità di avere una migliore prontezza di risposta a livello di difesa – è l’indiscrezione trapelata da Bruxelles – ma anche in questo caso una decisione definitiva verrà probabilmente presa dopo l’estate”.

