Il Parlamento Europeo, riunito a Strasburgo, ha approvato a maggioranza la risoluzione sul Libro bianco Ue sulla difesa, che include riferimenti al piano ReArm Europe proposto da Ursula von der Leyen. Il piano si basa sull’articolo 122 del TFUE, che esclude il Parlamento dal processo decisionale, come già avvenuto per Next Generation EU. La risoluzione ha ottenuto 419 voti favorevoli, 204 contrari e 46 astensioni, su un totale di 669 votanti.
Il piano ReArm Europe presentato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen la scorsa settimana e approvato dal Consiglio europeo, che prevede – in estrema sintesi – di mobilitare fino a 800 miliardi di euro consentendo agli Stati membri di aumentare la spesa per la difesa senza violare le regole sui deficit (facendo debiti, dunque), sta creando non pochi mal di pancia in molti dei 27 Paesi che hanno detto sì al “riarmo” dell’Unione europea contro la presunta minaccia russa, nonostante l’Europa spenda già molto per la difesa, per un totale nel 2024 di 457 miliardi di euro (mentre quella della Russia è stimata a 145,9 miliardi di dollari, 13,1 trilioni di rubli).
Dalla Francia all’Italia, un coro di “no” contro ReArm Eruope
Come ha spiegato il direttore di InsideOver Fulvio Scaglione, ci sono diverse ragioni per opporsi al piano presentato dalla Commissione europea Von der Leyen, che non ha nemmeno avuto la decenza di presentarsi in Parlamento per discuterne, invocando l’articolo 122 dell’Unione europea e giustificandosi con una presunta “emergenza” che non sussiste. In Francia, il presidente Emmanuel Macron intende aumentare la spesa militare francese dal 2,1% a oltre il 3% del PIL, aggiungendo circa 30 miliardi di euro annui al budget, ma senza chiarire come finanziarlo, escludendo però aumenti fiscali. Questo scatena preoccupazione tra opposizione e sindacati, che temono per il futuro del Welfare – già sotto pressione dopo tagli per 53 miliardi nel 2024 – e accusano Macron di usare la guerra come pretesto per introdurre misure di austerità. Con un Parlamento frammentato e senza maggioranza, il dibattito su come verrà finanziato l’aumento del budget Difesa rischia di arenarsi.
Il Ministro dell’Economia Eric Lombard ha proposto di aumentare le tasse sui ricchi e ha escluso tagli alla spesa sociale. Il Ministro per gli Affari Europei Benjamin Haddad ha criticato le proposte di aumento delle tasse, suggerendo che “lavorare di più” potrebbe fornire lo spazio di bilancio necessario. Lecornu ha affermato che lo Stato dovrebbe concentrarsi sulle sue missioni principali — “difesa, polizia, giustizia” — per risparmiare denaro. Insomma, in Francia non hanno ancora la pallida idea su come trovare questi fantomatici 30 miliardi di euro.
Il piano di riarmo divide anche l’Italia (e il Governo)
Il piano ha creato mal di pancia anche nel governo. In Italia, Matteo Salvini, vicepremier e ministro delle Infrastrutture, si è opposto – almeno a parole – a ReArm Europe, criticandone il nome e la logica: il vicepremier della Lega ritiene paradossale che l’Europa non abbia investito in sanità e scuola, ma ora proponga 800 miliardi per la difesa comune. Secondo Salvini, un esercito europeo dominato da Francia e Germania rischierebbe di trascinare l’Italia in guerra, e il Paese dovrebbe invece difendere i propri interessi. Nettamente contrario il senatore leghista Claudio Borghi: “C’è innanzitutto un problema di metodo, il piano non è stato discusso. Appare così all’improvviso in un contesto in cui non c’era un centesimo per qualunque cosa anche la più necessaria mentre ora spuntano 800 miliardi per le armi. È il solito metodo Von der Leyen, creare delle emergenze in modo che si possa fare debito comune”, ha dichiarato in un’intervista al quotidiano Il Tempo.
Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, è contrario a finanziare la difesa a scapito di sanità e servizi pubblici, e ha presentato un piano basato su un fondo di garanzia da 16 miliardi di euro, capace – a suo dire – di mobilitare fino a 200 miliardi di investimenti privati. L’obiettivo è ottimizzare risorse nazionali ed europee, puntando su innovazione tecnologica e industriale nei settori strategici della difesa e delle tecnologie dual-use.
Sul fronte delle opposizioni, chi ha mobilitato in questi giorni l’opinione pubblica è stato senza dubbio l’ex premier Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, che ha definito il piano “assolutamente sbagliato, privo di qualsiasi razionalità politica ma anche militare”. L’11 marzo, insieme a 50 tra deputati e senatori del M5S, ha protestato davanti al Parlamento europeo a Strasburgo con uno striscione che recitava “Basta soldi per le armi”, per ribadire il rifiuto a qualsiasi progetto di riarmo europeo. A questi si aggiungono i mal di pancia del Pd della corrente maggioritaria – Elly Schlein – che si scontrano con le posizioni della corrente centrista-bellicista incarnata da Pina Picierno.
E gli italiani? La proposta di aumentare la spesa militare ha creato divisioni tra elettorato e partiti. Un sondaggio YouTrend per Sky TG24 mostra che il 43% degli italiani considera adeguata l’attuale spesa per la difesa, mentre un altro 43% sostiene un aumento, con varie sfumature. Cianfanelli nota “molta più freddezza” tra gli elettori su questo tema: gli scettici prevalgono tra i sostenitori del Movimento 5 Stelle e della Lega, mentre Fratelli d’Italia e Forza Italia si mostrano più favorevoli.
Il dibattito in Germania
In Germania, il piano ReArm Europe alimenta tensioni interne, con Friedrich Merz, futuro Cancelliere, che propone una rivoluzione costituzionale per allentare il “freno al debito” e finanziare armamenti e infrastrutture, rispondendo al disimpegno USA e alle minacce russe. La sua coalizione Cdu-Ssp punta a esentare le spese militari oltre l’1% del PIL e creare un fondo da 500 miliardi di euro, ma deve convincere i Verdi e superare l’opposizione di Die Linke e AfD entro il 25 marzo, pena il rischio di blocco nel nuovo Bundestag. Questo ambizioso progetto, definito da Merz il whatever it takes per la difesa di draghiana memoria, si scontra con i mal di pancia che provengono non solo dalla sua coalizione di governo ma soprattutto dalle opposizioni.

