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	<title>Bolle A2/AD Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Mon, 22 Jun 2026 04:38:14 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Bolle A2/AD Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Attacchi a sciame da 3.000 km: la dottrina cinese contro le portaerei USA</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/attacchi-a-sciame-da-3-000-km-la-dottrina-cinese-contro-le-portaerei-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 04:38:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Bolle A2/AD]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cina" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Pechino ha promosso e perfezionato nel tempo una strategia nota come Shashoujian, o “mazza dell’assassino”. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/attacchi-a-sciame-da-3-000-km-la-dottrina-cinese-contro-le-portaerei-usa.html">Attacchi a sciame da 3.000 km: la dottrina cinese contro le portaerei USA</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cina" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/cina-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un recente articolo accademico pubblicato in Cina ridiscute i presupposti della deterrenza di Pechino nel teatro Sud-Est asiatico:<strong> non un singolo missile, ma uno sciame coordinato</strong>. A partire dalla Terza Crisi di Taiwan del 1996, quando gli Stati Uniti inviarono una portaerei statunitense in risposta ai test balistici cinesi, Pechino ha promosso e perfezionato nel tempo una strategia di <a href="https://www.opiniojuris.it/russia-exspaziosovietico/la-strategia-difensiva-russa-a-bolle-a2-ad/">negazione d’accesso/negazione di area (A2/AD)</a> nota come <em>Shashoujian</em>, o “mazza dell’assassino”. L’obbiettivo della guerra futura era chiaro: impedire a un avversario di entrare in un ambiente operativo, quindi limitarne la libertà di iniziativa.</p>



<p>Nel 2010 un illustre studioso delle strategie A2/AD presso il <a href="https://csbaonline.org/research/publications/why-airsea-battle">Center for Strategic and Budgetary Assessments</a> fu premonitore: “A meno che Pechino e Teheran non si discostino dalla loro attuale linea d’azione […] è praticamente certo che il costo sostenuto dalle forze armate statunitensi per mantenere l’accesso a due aree di interesse vitale aumenterà drasticamente, forse fino a livelli proibitivi, e forse molto prima di quanto molti si aspettino”.</p>



<p>Una parte importante della letteratura strategica degli ultimi 15-20 anni ha identificato nei missili balistici anti-nave a lungo raggio (ASBM) – soprattutto i cosiddetti <a href="https://militarywatchmagazine.com/article/china-top-five-carrier-killer-ballistic-missiles">“carrier killer” cinesi</a> (DF-21D e DF-26) – uno degli elementi centrali delle strategie A2/AD. Ma un recente articolo accademico cinese sta mettendo in discussione la validità operativa di questa dottrina. Secondo quanto riportato dal <a href="https://www.scmp.com/news/china/science/article/3355897/pla-scientists-propose-plan-destroy-us-carrier-groups-3000km-away">South China Morning Post</a>, infatti, un gruppo di ricerca guidato dal professor associato <strong>Gao Tianyun</strong> della <em>National University of Defense Technology</em> ha pubblicato lo scorso 25 maggio uno studio che descrive una strategia dettagliata per colpire e distruggere gruppi navali statunitensi dispersi fino a 3.000 chilometri di distanza, raggiungendo obiettivi situati persino nell’area di Guam. Lo studio, pubblicato sulla rivista specializzata cinese <a href="https://zsdd.cbpt.cnki.net/portal/journal/portal/client/paper/0ca8aba6f99dfeaecd43307ac143072b">Tactical Missile Technology</a>, è una risposta diretta al concetto americano di <em>Distributed Maritime Operations </em>(DMOs), che prevede la dispersione delle forze navali per ridurne la vulnerabilità a un attacco concentrato.</p>



<p>Un documento interessante perché questa “Ricerca sull’efficacia delle operazioni a sciame di missili antinave in uno scenario di confronto distribuito” – così come suggerisce il suo titolo – anziché presentare una nuova arma risolutiva, propone un approccio innovativo e integrato alla catena di ingaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come funzionerà la futura A2/AD</strong></h2>



<p>Secondo quanto ricostruito da analisti militari di <a href="https://asiatimes.com/2026/06/chinas-plan-to-swarm-us-carriers-from-3000km-away/">Asia Times</a>, una prima fase sarebbe basata sull’effetto sorpresa: sottomarini armati con missili antinave ipersonici attaccherebbero i cacciatorpediniere statunitensi equipaggiati con il sistema di Aegis, che costituiscono il primo anello della difesa missilistica. L’obiettivo sarebbe aprire una breccia nello scudo protettivo e rendere la portaerei più esposta ai successivi attacchi.</p>



<p>Successivamente entrerebbe in azione <strong>un pacchetto offensivo multi-vettore composto da droni esca a basso costo, missili da crociera economici e missili stealth subsonici </strong>in grado di volare a pochi metri dalla superficie del mare. Questa combinazione avrebbe il compito di consumare le scorte di intercettori nemici, saturare i radar e confondere i sistemi di tracciamento. Un elemento particolarmente innovativo del concetto è il sistema “leader-follower”: un missile esploratore vola in posizione avanzata raccogliendo e trasmettendo dati agli altri missili che seguono a quota più bassa. Se il missile guida viene abbattuto, un altro elemento dello sciame assume automaticamente il ruolo di coordinatore, garantendo la continuità operativa.</p>



<p>Gli autori sostengono che questa strategia sfrutta il vantaggio industriale della Cina, che dispone di enormi capacità produttive nel settore navale e missilistico, mentre gli Stati Uniti soffrono da anni di una progressiva perdita di capacità manifatturiera.</p>



<p>Certo non un obiettivo operativo semplice. In primo luogo, ci sono difficoltà tecniche intrinseche. Come ha scritto un analista militare sulla <a href="https://tnsr.org/2025/06/so-what-reassessing-the-military-implications-of-chinese-control-of-taiwan/">Texas National Security Review</a>, <strong>“la kill chain non può funzionare senza un certo livello di sorveglianza spaziale cinese”</strong>, e mantenere una simile architettura in una condizione di operatività continua espone la catena di ingaggio a numerosi potenziali punti di rottura e ai tentativi avversari di disturbare o interrompere il flusso di informazioni.</p>



<p>In secondo luogo, le contromisure USA. Come illustrato dal <a href="https://www.congress.gov/crs-product/R45757">Congressional Research Service</a> statunitense, a partire dal 2025 l’US Navy starebbe sviluppando un’architettura difensiva a più livelli basata su unità navali autonome di medie dimensioni (MUSV), incaricate di ampliare la capacità di scoperta anticipata e di disturbo elettronico, e grandi piattaforme navali autonome (LUSV), utilizzate come veri e propri arsenali galleggianti capaci di aumentare il numero di missili intercettori disponibili, con l’obbiettivo di preservare la sopravvivenza del gruppo navale principale secondo il programma Modular Attack Surface Craft (MASC).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dalla “kill chain” alla “kill web”?</strong></h2>



<p>Per aumentare la resilienza dei propri sistemi, l’Esercito Popolare di Liberazione starebbe studiando il concetto di “kill web”, un’evoluzione della “kill chain” tradizionale.</p>



<p>In un articolo del 2025 pubblicato dalla rivista <a href="https://www.qk.sjtu.edu.cn/ktfy/CN/Y2025/V8/I4/1">Air &amp; Space Defense</a> – richiamato su <em>Asia Times </em>– gli autori sostengono che il PLA stia sviluppando architetture “kill web” e sistemi autonomi per mantenere l’efficacia operativa anche con reti di targeting degradate. A differenza delle “kill chain” tradizionali, vulnerabili alla rottura di singoli nodi, <strong>il “kill web” integra in modo dinamico piattaforme distribuite nei diversi domini </strong>e, grazie a edge computing e decisioni locali autonome, consente la riconfigurazione automatica dei collegamenti per garantire la continuità della capacità d’ingaggio anche in presenza di interferenze o danni alla rete.</p>



<p>In altre parole, come ha osservato <a href="asiatimes.com/2026/06/chinas-plan-to-swarm-us-carriers-from-3000km-away/">Gabriel Honrada</a>, nella guerra futura la questione centrale non sarà tanto “quanti missili la Cina possa lanciare, ma se sarà in grado di continuare a trovare, seguire e colpire bersagli a grande distanza dopo aver subito attacchi contro satelliti, sensori, reti dati e centri di comando”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/attacchi-a-sciame-da-3-000-km-la-dottrina-cinese-contro-le-portaerei-usa.html">Attacchi a sciame da 3.000 km: la dottrina cinese contro le portaerei USA</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>All&#8217;Italia servono bolle A2/AD nel Mediterraneo</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/allitalia-servono-bolle-a2-ad-nel-mediterraneo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jul 2025 05:51:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Bolle A2/AD]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/MBDA-to-supply-new-Teseo-Mk2E-anti-ship-missile-to-Italian-Navy.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/MBDA-to-supply-new-Teseo-Mk2E-anti-ship-missile-to-Italian-Navy.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/MBDA-to-supply-new-Teseo-Mk2E-anti-ship-missile-to-Italian-Navy-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/MBDA-to-supply-new-Teseo-Mk2E-anti-ship-missile-to-Italian-Navy-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/MBDA-to-supply-new-Teseo-Mk2E-anti-ship-missile-to-Italian-Navy-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>È giunto il momento, per il nostro Paese, di pensare a installare bolle Anti Access / Area Denial per la nostra sicurezza</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/allitalia-servono-bolle-a2-ad-nel-mediterraneo.html">All&#8217;Italia servono bolle A2/AD nel Mediterraneo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>La penisola italiana si trova protesa al centro del Mar Mediterraneo, un mare di confine col continente africano e di passaggio per i traffici marittimi tra est e ovest. Un bacino marittimo che bagna <strong>Paesi instabili</strong>, e su cui si affacciano non solo opportunità di sviluppo ma anche situazioni di crisi e minacce più o meno impellenti date dalla presenza di attori internazionali ostili e/o competitori assertivi che potrebbero un giorno diventare ostili.</p>



<p>La posizione geografica dell&#8217;<strong>Italia</strong> rende alcune sue parti particolarmente “esposte” a talune minacce – che sono multiformi e non solamente militari – ma soprattutto le rende idonee a diventare dei bastioni per installare quelle che in gergo si chiamano <strong>bolle A2/AD (<em>Anti Access / Area Denial</em>)</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa si intende per bolla A2/AD</h2>



<p>Con questo acronimo militare si intende un complesso di interdizione/negazione d&#8217;area che si basa su diverse tipologie di sistemi d&#8217;arma a raggio d&#8217;azione diverso. Lo scopo è quello di impedire l&#8217;attività aerea, navale (e in alcuni casi terrestre) di un avversario, quindi impedirgli l&#8217;uso dello spazio aereo e di quello marittimo in un raggio considerevole. Per farlo occorre un&#8217;<strong>architettura di sistemi</strong> d&#8217;arma diversi che lavorano insieme, coadiuvati dall&#8217;attività di unità navali e velivoli militari. </p>



<p>Prendiamo ad esempio la bolla A2/AD di <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/kaliningrad-la-provincia-militare-russa-da-tenere-docchio.html">Kaliningrad</a></strong>, exclave della Federazione Russa nel Baltico. Quel territorio, vasto circa 15mila chilometri quadrati, ospita diverse basi aeree e missilistiche: sappiamo che sono stati dispiegati dal 2012 i sistemi da difesa aerea <strong>S-400</strong> e risulta che siano presenti anche unità dotate di vettori Iskander-M. Soprattutto, sono presenti forze di difesa costiera che sono composte, tra le altre unità logistiche e da guerra elettronica, dalla 336esima brigata di fanteria navale e dal 25esimo reggimento missilistico costiero di cui fa parte un battaglione con sistema <strong>K-300P Bastion</strong> e uno con il <strong>3K60 Bal</strong>, entrambi sistemi missilistici antinave. </p>



<p>In quella regione ci sono anche reparti di cacciabombardieri di vario tipo (Su-27P, Su-24M, Su-30SM, MiG-31K) e di elicotteri da attacco e trasporto, oltre a diverse unità terrestri anche di forze pesanti e meccanizzate. Ovviamente, essendo Kaliningrad la sede della Flotta del Baltico, sono presenti diverse unità navali di vario tipo tra cui SSK della classe Kilo e corvette della classe Steregushchiy. La Russia dispone anche di <strong><a href="https://jamestown.org/program/russias-electronic-warfare-capabilities-as-a-threat-to-gps/">sistemi da guerra elettronica</a></strong> efficienti a Kaliningrad, che possono coprire gran parte dello spettro elettromagnetico. Tra di essi c&#8217;è il noto Krasukha-4, in grado di disturbare i radar di velivoli da caccia, d&#8217;attacco, di intelligence, di sorveglianza e ricognizione (ISR) e di UAV, inoltre sono noti da tempo importanti disturbi al segnale GPS, per cui è probabile anche la presenza del <em>jammer </em>R-330Zh Zhitel.</p>



<p>Vediamo quindi che una bolla A2/AD tipo è costituita da diversi livelli di sistemi difensivi: missili antinave, missili terra-aria e annessi radar di ricerca/tracciamento/controllo di fuoco, sistemi da guerra elettronica, velivoli, unità navali nonché sistemi missilistici da attacco terrestre più o meno profondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché l&#8217;Italia ha bisogno di bolle A2/AD</h2>



<p>L&#8217;Italia, per la sua posizione geografica, è esposta a <strong>minacce</strong> provenienti da oriente – data la presenza di basi russe – da meridione a causa di una Libia instabile con la prospettiva di vedere installazioni militari russe in Cirenaica, e da occidente, sia per il passaggio di unità di superficie e sottomarine ostili o potenzialmente tali, ma anche per questioni legate alla definizione delle <strong>Zone Economiche Esclusive (ZEE)</strong>. </p>



<p>L&#8217;interdizione aeronavale di tratti di mare importanti, come il <strong>Canale di Sicilia</strong>, è fondamentale in caso di crisi internazionale per stabilire la sicurezza dei nostri traffici commerciali, inoltre avere la capacità di interdire le forze aeronavali o sottomarine, ad esempio, nel <strong>Canale di Otranto</strong>, è importante per la difesa del nostro entroterra e per la stessa Europa Centrale se pensiamo al raggio d&#8217;azione di missili da crociera lanciabili da sottomarini come il russo 3M54 Kalibr. </p>



<p>Anche il <strong>Mediterraneo Occidentale</strong>, davanti alle coste della Sardegna, assume un ruolo chiave se pensiamo alla definizione delle ZEE che attualmente vede un contenzioso tra il nostro Paese e l&#8217;Algeria, Paese partner per quanto riguarda i legami energetici ma che ha relazioni stabili e durature con Mosca che è il suo principale fornitore di armamenti. Stabilire una bolla A2/AD in quell&#8217;isola significherebbe avere un altro tipo di peso contrattuale e un&#8217;efficace capacità di deterrenza qualora la politica algerina dovesse diventare assertiva. </p>



<p>Pertanto <strong>Sardegna</strong>, <strong>Sicilia</strong> e <strong>Puglia </strong>sarebbero tre regioni candidate ideali per diventare sede di altrettante bolle A2/AD avendo il pregio di avere già importanti installazioni militari presenti sul loro territorio. Si può anche ipotizzare di utilizzare l&#8217;isola di <strong>Pantelleria</strong> come un distaccamento della bolla principale sicula, essendo dotata di un aeroporto militare con un&#8217;importante struttura indurita ereditata dalla Seconda Guerra Mondiale e in quanto posizionata strategicamente nel settore quasi centrale del Canale di Sicilia. </p>



<p>Al nostro Paese manca ancora un&#8217;architettura da difesa aerea multistrato completa, sebbene <a href="https://it.insideover.com/difesa/litalia-e-le-minacce-aeree-il-progetto-della-nostra-cupola-difensiva.html">in via di formazione</a>, e mancano missili antinave basati a terra, ma dispone di sistemi imbarcati e lanciabili da elicotteri sebbene non sia la soluzione migliore per le bolle A2/AD, in quanto le unità navali devono essere libere di operare come rinforzo là ove necessario, e non presidiare stabilmente alcune zone geografiche. L&#8217;<em>optimum</em> sarebbe di poter disporre anche di vettori da crociera per attacco terrestre lanciabili da terra, da dispiegare in posizione avanzata qualora si rendesse necessaria una forma di deterrenza lungo il nostro fronte meridionale, quindi nell&#8217;isola di Pantelleria o addirittura a Lampedusa, che rientrerebbe sotto l&#8217;ombrello difensivo di Pantelleria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/allitalia-servono-bolle-a2-ad-nel-mediterraneo.html">All&#8217;Italia servono bolle A2/AD nel Mediterraneo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>La questione delle &#8220;linee interne&#8221; dell&#8217;Indo-Pacifico: la sfida Usa alla Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/linee-interne-indo-pacifico-sfida-usa-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Mar 2023 06:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Bolle A2/AD]]></category>
		<category><![CDATA[Indo-Pacifico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1232" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172242932_84b552e69028452525fc41929bcdc7cb-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172242932_84b552e69028452525fc41929bcdc7cb-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172242932_84b552e69028452525fc41929bcdc7cb-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172242932_84b552e69028452525fc41929bcdc7cb-1024x657.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172242932_84b552e69028452525fc41929bcdc7cb-768x493.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172242932_84b552e69028452525fc41929bcdc7cb-1536x986.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172242932_84b552e69028452525fc41929bcdc7cb-2048x1314.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cina, da tempo, ha stabilito un perimetro di sicurezza nei suoi mari contigui per contrastare l&#8217;attività navale avversaria in caso di conflitto, o nel caso in cui l&#8217;unificazione con Taiwan necessiti di un intervento militare. Questo perimetro difensivo si configura in aree di interdizione aeronavale, in gergo chiamate “bolle” Anti Access/Area Denial (A2/Ad), che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/linee-interne-indo-pacifico-sfida-usa-cina.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/linee-interne-indo-pacifico-sfida-usa-cina.html">La questione delle &#8220;linee interne&#8221; dell&#8217;Indo-Pacifico: la sfida Usa alla Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1232" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172242932_84b552e69028452525fc41929bcdc7cb-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172242932_84b552e69028452525fc41929bcdc7cb-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172242932_84b552e69028452525fc41929bcdc7cb-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172242932_84b552e69028452525fc41929bcdc7cb-1024x657.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172242932_84b552e69028452525fc41929bcdc7cb-768x493.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172242932_84b552e69028452525fc41929bcdc7cb-1536x986.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_20230321172242932_84b552e69028452525fc41929bcdc7cb-2048x1314.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>Cina</strong>, da tempo, ha stabilito un perimetro di sicurezza nei suoi mari contigui per contrastare l&#8217;attività navale avversaria in caso di conflitto, o nel caso in cui l&#8217;unificazione con Taiwan necessiti di un intervento militare. </p>



<p>Questo perimetro difensivo si configura in <strong>aree di interdizione aeronavale</strong>, in gergo chiamate “bolle” Anti Access/Area Denial (A2/Ad), che si estendono anche oltre i mari che bagnano le coste cinesi per questioni legate alla portata e natura dei sistemi missilistici schierati, per l&#8217;impulso dato alla costruzione di nuovo naviglio militare e per lo sviluppo di un&#8217;aviazione con possibilità di colpire bersagli a lungo raggio. </p>



<p>In particolare, la <strong>postura aggressiva</strong> di Pechino nel <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/mar-cinese-meridionale-le-fortificazioni-cinesi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mar Cinese Meridionale</a></strong> ha permesso alla Cina di ottenere basi avanzate che la mettono in grado di estendere notevolmente il proprio braccio, con la possibilità di controllare sia i vitali <a href="https://it.insideover.com/politica/malacca-sonda-lombok-tre-stretti-fondamentali-per-due-oceani.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">stretti marittimi</a> che mettono in comunicazione l&#8217;Oceano Indiano con il Pacifico Occidentale, sia di raggiungere – ipoteticamente – il nord dell&#8217;Australia e quindi coprire un braccio di mare più esteso verso sud e verso est. </p>



<p>I sistemi utilizzati per instaurare le zone A2/Ad sono, come accennato, legati alla necessità di contrastare la presenza navale e aerea avversaria: missili da crociera antinave, missili balistici in grado di manovrare per poter colpire bersagli navali di grosse dimensioni oltre a basi terrestri, missili da difesa aerea, e, ovviamente, bombardieri, caccia, e unità navali armati con sistemi adeguati allo scopo. </p>



<p>La <strong>Us Navy</strong> e i <strong>Marines </strong>statunitensi hanno a loro volto adeguato dottrine e mezzi per poter contrastare questa capacità cinese: la prima ha in programma di acquisire nuove unità navali, anche <em>unmanned</em>, e di aumentare il numero complessivo delle navi a disposizione della flotta, i secondi hanno <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-marines-cambiano-pelle-per-stare-al-passo-della-cina.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">abbandonato le forze pesanti</a> per tornare ad avere il ruolo di forza anfibia per eccellenza, dando particolare importanza all&#8217;acquisizione di sistemi missilistici altamente mobili e dispiegabili per poter contrastare le bolle A2/Ad cinesi in quella che si definisce capacità di “controbolla”. </p>



<p>Parallelamente anche gli <strong>alleati </strong>che gli Stati Uniti hanno nell&#8217;area (e non solo se pensiamo al Regno Unito e in minor misura alla Francia), stanno rimodulando le proprie forze armate dando particolare attenzione allo strumento aeronavale: il <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/il-cambio-di-passo-della-politica-nipponica-sulla-difesa.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giappone</a></strong>, ad esempio, ha deciso di dotarsi di missili da crociera a lungo raggio per poter essere in grado di colpire gli assetti e le posizioni avversarie seguendo la dottrina di “second strike”, ovvero di secondo colpo dopo aver subito un&#8217;aggressione per tenere fede alla sua costituzione pacifista e quindi non considerando la possibilità di un attacco preventivo. </p>



<p>La natura geografica dell&#8217;area in questione, con la Cina – potenza ancora fondamentalmente continentale – circondata da nazioni insulari o peninsulari antagoniste o neutrali, suggerirebbe un approccio prettamente aeronavale per il contrasto alla capacità A2/Ad di Pechino, ma c&#8217;è anche una possibilità da considerare basata sull&#8217;esperienza della <strong>Nato </strong>in <strong>Europa</strong>, ovvero quella di utilizzare le “<strong>linee interne</strong>” per la disarticolazione delle bolle cinesi di interdizione aeronavale. </p>



<p>L&#8217;Alleanza Atlantica ha stabilito nel continente europeo una rete fatta di infrastrutture, comandi, depositi e siti avanzati dapprima per il contrasto alle forze d&#8217;invasione del Patto di Varsavia e successivamente per garantire la sicurezza dei suoi confini orientali davanti al ritorno dell&#8217;assertività russa, chiamata a farlo dalla percezione di instabilità di alcuni Paesi dell&#8217;est europeo che si trovano più vicini alla Federazione, come la Polonia, la Romania e i Baltici. </p>



<p>Questa rete, adeguatamente supportata da una <strong>struttura logistica</strong>, è difesa da unità delle forze di terra dell&#8217;Alleanza che possono contare su sistemi mobili da difesa aerea, su Mlrs (<em>Multiple Launch Rocket System</em>) anche di lunga portata (come gli Atacms), e presto, con la fine del Trattato Inf sulle forze nucleari intermedie, si prevede l&#8217;arrivo di missili balistici a raggio medio/intermedio e da crociera a lunghissima gittata, che saranno affiancati da quelli <a href="https://it.insideover.com/schede/difesa/i-sistemi-ipersonici.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ipersonici</a>. </p>



<p>Le forze terrestri, in quel teatro, sono prevalenti data la natura geografica, ma lo stesso modello si può importare nell&#8217;Indo-Pacifico adeguandolo alle caratteristiche del territorio, che, paradossalmente, favorirebbe un maggiore decentramento e quindi metterebbe in difficoltà l&#8217;attaccante. </p>



<p>Le forze di terra potrebbero facilmente diventare essenziali per permettere alle risorse navali e aeree di combattere, specialmente se i domini spaziale, aereo, marittimo e cyber sono contestati. Se adeguatamente armate, le forze terrestri possono colpire le navi avversarie, neutralizzare i satelliti, abbattere i missili e condurre attacchi nel dominio cyber hackerando e “jammando” i sistemi nemici. Questi attacchi servirebbero ad <strong>ammorbidire il potenziale bellico avversario</strong> e ad aprire finestre operative per l&#8217;aviazione e la marina in grado di permettere la messa in atto di operazioni di stabilizzazione del fronte come sbarchi, ponti aerei e l&#8217;arrivo di convogli. </p>



<p>Si tratta quindi di costruire <strong>linee interne</strong>, essenzialmente linee di manovra, comunicazioni e logistica, preposizionando le forze di terra e tutto quanto occorre loro per combattere, inclusi pacchetti logistici <a href="https://it.insideover.com/guerra/arrivo-pioggia-dollari-le-basi-nato-europa-dellest.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">così come avviene in Europa</a>, dove da tempo è nato il concetto di Sistema di Base Aerea Dispiegabile (Dabs – <em>Deployable Air Base System</em>) per l’Us Air Force, che così è in grado di raggruppare equipaggiamenti come alloggi, sistemi di rifornimento, veicoli, scorte alimentari e d’acqua, parti di ricambio per velivoli e sistemi di sicurezza in un vero e proprio pacchetto base da spedire ove più necessario. Questo concetto operativo prevede anche il preposizionamento di altri sistemi lungo l’Europa che includono sensori meteorologici, reti di comunicazione e cibernetiche. </p>



<p>Questo preposizionamento nell&#8217;Indo-Pacifico deve avere una <strong>rete logistica</strong> adeguata che va sviluppata, e tale esigenza non è più ottenibile attraverso l&#8217;esercizio esclusivo della forza, intendendo con questo termine lo sviluppo di relazioni di sicurezza bi/multi laterali che implicano lo svolgimento di esercitazioni militari congiunte e la condivisione di informazioni, ma deve passare necessariamente <strong>attraverso il <em>soft power</em></strong> per avere attrattiva nei Paesi del Pacifico Occidentale che non gravitano stabilmente nell&#8217;orbita statunitense/occidentale. </p>



<p>Gli Stati Uniti e gli alleati – anche europei – che intendono posizionarsi stabilmente e pragmaticamente in quella immensa regione geografica dove molti Paesi, davanti all&#8217;aggressività cinese, hanno ancora un atteggiamento ambiguo, devono saper offrire non solo un modello di riferimento per lo sviluppo, ma molto più materialmente condividere tecnologia e costruire infrastrutture, che devono essere fatte primariamente per il Paese ospitante e che solo in un secondo momento possono avere valore strategico. Come affermato da Gustavo de Carvalho, ricercatore sudafricano in relazioni internazionali <a href="https://it.insideover.com/politica/la-visione-del-sudafrica-non-allineamento-e-rispetto.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">da noi recentemente intervistato</a>, deve valere il principio del partenariato strategico che non abbia come fine esclusivo (o principale) il contrasto a questa o quella potenza globale, ma la crescita del Paese con cui si vuole operare. Da questo punto di vista, l&#8217;<strong>Italia</strong>, visti i suoi recenti progressi in ambito diplomatico col Giappone che sembrano il preludio a una vera e propria alleanza, avrebbe qualcosa da insegnare agli Stati Uniti.</p>
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		<title>Siria, la Russia in trattativa per avere una nuova base aerea</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/siria-la-russia-in-trattativa-per-avere-una-nuova-base-aerea.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2019 13:36:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Bolle A2/AD]]></category>
		<category><![CDATA[Qamishli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1056" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Polizia-militare-russa-in-Siria-La-Presse-12-e1573047403554.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Russi in Siria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Polizia-militare-russa-in-Siria-La-Presse-12-e1573047403554.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Polizia-militare-russa-in-Siria-La-Presse-12-e1573047403554-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Polizia-militare-russa-in-Siria-La-Presse-12-e1573047403554-768x422.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Polizia-militare-russa-in-Siria-La-Presse-12-e1573047403554-1024x563.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Secondo quanto riporta il media siriano al-Masdar News la Russia sarebbe in trattativa col governo siriano per avere una nuova base aerea presso l&#8217;aeroporto di Qamishli, situato nel nord-est del Paese a circa 500 chilometri da Hmeimim, già sede del contingente russo che opera in Siria sin dal 2015. La notizia è stata data dal &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-la-russia-in-trattativa-per-avere-una-nuova-base-aerea.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-la-russia-in-trattativa-per-avere-una-nuova-base-aerea.html">Siria, la Russia in trattativa per avere una nuova base aerea</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1056" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Polizia-militare-russa-in-Siria-La-Presse-12-e1573047403554.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Russi in Siria" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Polizia-militare-russa-in-Siria-La-Presse-12-e1573047403554.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Polizia-militare-russa-in-Siria-La-Presse-12-e1573047403554-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Polizia-militare-russa-in-Siria-La-Presse-12-e1573047403554-768x422.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Polizia-militare-russa-in-Siria-La-Presse-12-e1573047403554-1024x563.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Secondo quanto riporta il media siriano <a href="https://www.almasdarnews.com/article/russia-mulling-lease-of-qamishli-airport-to-challenge-us-influence-in-eastern-syria-report/" target="_blank" rel="noopener"><em>al-Masdar News</em></a> la <strong>Russia</strong> sarebbe in trattativa col governo siriano per avere una nuova base aerea presso l&#8217;aeroporto di <strong>Qamishli</strong>, situato nel nord-est del Paese a circa 500 chilometri da Hmeimim, già sede del contingente russo che opera in Siria sin dal 2015.</p>
<p>La notizia è stata data dal sito russo <a href="http://avia.pro/news/rossiya-arenduet-eshchyo-odnu-aviabazu-v-sirii-na-49-let" target="_blank" rel="noopener"><em>Avia.pro</em></a> citando fonti del Centro Siriano per il Monitoraggio dei Diritti Umani, pertanto c&#8217;è molta incertezza sulla sua attendibilità: Mosca, da parte sua, non ha smentito né negato quanto trapelato nelle ultime ore. Se fosse confermato i sospetti che aleggiano in merito all&#8217;espansione della presenza russa in Siria già dal <strong>2016</strong> troverebbero conferma.</p>
<p>A gennaio di quell&#8217;anno, infatti, <a href="https://www.rferl.org/a/russia-denies-building-second-air-base-syria/27511374.html" target="_blank" rel="noopener">il ministero della Difesa russo smentì le prime indiscrezioni</a> che riferivano della volontà di Mosca di stabilire una seconda base aerea in Siria proprio a Qamishli, che si trova non molto lontano dal confine con la Turchia. L&#8217;aeroporto sarebbe infatti stato <a href="https://edition.cnn.com/2016/01/21/politics/russia-syria-air-base/" target="_blank" rel="noopener">visionato da tecnici militari</a> per stabilire se ci fosse la possibilità o meno di installare una base aerea per le operazioni della <strong>Vks</strong>, l&#8217;aeronautica militare russa.</p>
<h2>Una nuova base &#8220;in affitto&#8221;</h2>
<p>Come per le altre installazioni russe in territorio siriano l&#8217;aeroporto di Qamishli verrebbe affittato dalla Russia. In particolare l&#8217;accordo per questa struttura prevederebbe un periodo di <em>leasing</em> di <strong>49 anni</strong>.</p>
<p>Il precedente storico di questo tipo di accordi è dato dalla base navale di <strong>Tartus</strong>, non lontano da Latakia, il cui utilizzo è stato concesso a Mosca sin dai tempi dell&#8217;Unione Sovietica. Nel gennaio 2017 Russia e Siria hanno perfezionato un accordo per estendere il controllo russo sulla base per altri 49 anni e dare alla Russia sovranità sul territorio della base. Questo permetterà a Mosca di avviare lavori di miglioramento e implementazione della base navale in modo che possa ospitare anche le unità navali maggiori in linea con la Voenno-morskoj Flot.</p>
<p>Nello stesso anno, ma a dicembre, la Russia ha &#8220;blindato&#8221; la sua presenza nella base aerea di <strong>Hmeimim</strong> annunciando di aver stabilito un &#8220;gruppo permanente&#8221; sul suolo siriano. L&#8217;accordo è successivo a quello contratto con Damasco risalente agli albori dell&#8217;intervento militare di Mosca: il 26 agosto del 2015 Russia e Siria firmarono un trattato, divenuto immediatamente effettivo, che stipulava i termini e le condizioni dell&#8217;utilizzo della base di Hmeimim da parte russa, senza limiti di tempo o condizioni economiche di sorta.</p>
<h2>Perché Qamishli?</h2>
<p>Non è chiaro perché la Russia abbia scelto &#8211; se fosse confermato &#8211; l&#8217;aeroporto di Qamishli che si trova a pochissima distanza dal confine Turco e a poche decine di chilometri da quello iracheno. Possiamo però provare a fare alcune considerazioni di carattere strategico visto il cambiamento della postura americana nell&#8217;area.</p>
<p>Una base aerea a così poca distanza da due Paesi formalmente alleati degli Stati Uniti permetterebbe di istallare una <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-sistema-di-difesa-russo-in-siria.html" target="_blank" rel="noopener">nuova bolla A2/AD</a> (Anti Access / Area Denial) avanzata rispetto a quella già esistente a Hmeimim/Latakia. Grazie ai sistemi di difesa aerea di nuova generazione come gli <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/il-sistema-s-400-la-spina-nel-fianco-dellaviazione-della-nato.html" target="_blank" rel="noopener">S-400</a>, in grado di sorvegliare il territorio in un raggio di 500/600 chilometri con il suo radar di lunga portata, offrirebbe una posizione avanzata di controllo ed eventualmente di contrasto all&#8217;attività aerea e missilistica avversaria andando a scrutare molto in profondità in territorio &#8220;nemico&#8221;. Basta guardare una carta topografica per capire quanto possa essere destabilizzante rispetto alla &#8220;bolla&#8221; A2/AD di Hmeimim.</p>
<p>Non dimentichiamo poi che nella dottrina russa A2/AD sono previsti sistemi anche prettamente offensivi, come i Bastion antinave e soprattutto come i sistemi missilistici a corto raggio <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/il-missile-iskander-la-spada-di-damocle-sulla-testa-della-nato.html" target="_blank" rel="noopener">Iskander</a>, che potrebbero anche essere dotati del missile da crociera 9M729, ritenuto dagli Stati Uniti violare il defunto <strong>Trattato Inf</strong> sulle forze missilistiche nucleari a raggio medio e intermedio.</p>
<p>Se questi sistemi venissero dispiegati a Qamishli, oltre agli S-300, 400 e altri per la difesa di punto come il Tor o il Pantsir, la base diventerebbe una vera spina nel fianco per gli Stati Uniti ed i suoi alleati mettendo a rischio le <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-parallela-di-israele-puo-mettere-a-rischio-i-piani-usa-in-iraq.html" target="_blank" rel="noopener">installazioni militari americane in Iraq</a>.</p>
<p>Qamishli inoltre, come già accennato, estenderebbe notevolmente l&#8217;ombrello difensivo russo contro la minaccia missilistica americana: gli Stati Uniti hanno (o avranno) la possibilità di utilizzare le basi che hanno in Arabia Saudita, Eau, Giordania, Iraq e in altri Paesi della regione del Golfo per lanciare un attacco missilistico con sistemi mobili a raggio intermedio, che sono attualmente in sviluppo da parte di Washington ora che è decaduto il Trattato Inf che ne proibiva il possesso.</p>
<h2>Cosa c&#8217;è di vero?</h2>
<p>Non abbiamo modo di dare conferme, in quanto al di là dei lanci di agenzia le cancellerie di Mosca e Damasco tacciono. Però possiamo provare a mettere insieme le tessere del puzzle per cercare di stabilire cosa ci sia di reale. Sicuramente la base di Qamishli è al centro degli interessi della Russia per tutti i motivi che abbiamo analizzato sin qui: sarebbe una posizione avanzata, anzi avanzatissima, per controllare ed eventualmente colpire l&#8217;avversario in caso di crisi.</p>
<p>La presenza di tecnici militari russi, sebbene smentita da Mosca, possiamo darla per certa in considerazione della particolare attenzione che la Russia sta riservando alla città e a tutta l&#8217;area in questione: nei giorni scorsi <a href="http://www.syriahr.com/en/?p=144750" target="_blank" rel="noopener">una delegazione militare russa si è incontrata con rappresentanti delle Sdf (Syrian Democratic Forces)</a>, un&#8217;alleanza di milizie curde, arabe e assiro-siriache costituitasi formalmente nell&#8217;ottobre 2015, per stabilire dei pattugliamenti congiunti anche con le forze di Damasco del confine turco-siriano.</p>
<p>Tali circostanze lasciano intendere che Mosca stia cercando di &#8220;preparare il terreno&#8221; per l&#8217;arrivo del proprio contingente militare che si sistemerà nella base di Qamishli.</p>
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