Lo scorso giugno, il Segretario generale della NATO Mark Rutte ha richiesto agli alleati un aumento del 400% delle difese aeree e missilistiche dell’Alleanza sulla scorta delle osservazioni fatte nell’attuale conflitto in Ucraina e in considerazione della degradata capacità europea di far fronte alla minaccia missilistica e aerea da dopo il termine della Guerra Fredda.
Come sappiamo, la difesa aerea e missilistica moderna è integrata, vale a dire che mette a sistema strumenti diversi presenti anche in forze armate diverse, ma soprattutto è multistrato, o multilivello, ovvero formata da sistemi diversi che rispondono a minacce diverse, distinte per tipologia che corrisponde, grossomodo, alla quota e alla distanza di intercettazione.
Il nostro Paese, al pari di altri in Europa, da qualche tempo ha intrapreso un percorso per migliorare e potenziare il suo strumento di difesa aerea e missilistica optando per sistemi fabbricati in Europa, con alcuni a cui partecipano direttamente aziende nazionali o consorzi europei con partecipazione italiana.
Anche in questo caso, si sta progettando un’architettura multilivello, con quello più basso, ovvero per la difesa di punto, occupato dal sistema Skynex di fabbricazione tedesca: il contratto è stato siglato a gennaio di quest’anno e prevede l’acquisto di 4 sistemi C-RAM (Counter Rocket, Artillery Mortar) e antimissile per l’Esercito italiano ma operati da un’architettura interforze. Il valore complessivo dell’acquisizione è di circa 200 milioni di euro, coi primi 80 messi già a bilancio. Lo Skynex è modulare, mobile e consente di integrare sensori di diversi produttori e anche unità di fuoco antiaereo già esistenti come Skyshield o Skyguard. Esso utilizza un cannone automatico da 35 mm specializzato nel prendere di mira minacce a corto raggio che i missili guidati non possono intercettare e utilizza munizioni AHEAD (Advanced Hit Efficiency And Destruction) programmabili costruite da Rheinmetall che non possono essere bloccate da contromisure elettroniche.
I contratti con MBDA
Per il cortissimo raggio, ovvero per il V-SHORAD (Very Short Range Air Defense), il nostro Paese ha siglato con MBDA un contratto per l’acquisizione di nuovi MANPADS (Man Portable Air Defense System), ovvero il “Fulgur”, un missile spalleggiabile del tipo “lancia e dimentica”, ognitempo e utilizzabile di giorno e di notte.
Per quanto riguarda il livello che va dal corto al medio raggio, il nostro Paese ha in essere un contratto, sempre con MBDA, per la fornitura di missili CAMM-ER per Esercito e Aeronautica, denominati rispettivamente sistema “Grifo” e “MAADS” (Medium Advanced Air Defence System). Il programma, anch’esso messo a bilancio, prevede la sostituzione dei sistemi missilistici per la difesa aerea basati sul missile “Aspide”, al fine di implementare una soluzione nazionale per il contrasto delle minacce a corto e medio raggio attraverso una nuova architettura costituita da una componente di Comando e Controllo, sensori e attuatori.
Nel lungo raggio, il nostro Paese già dispone di cinque batterie di SAMP/T, utilizzanti la famiglia di missili Aster 30, tra cui l’Aster 30 Block 1 NT. Ora è stata messa a bilancio l’acquisizione di 5 ulteriori batterie per l’Aeronautica e il completamento di una sesta per l’Esercito per un valore complessivo di 403 milioni di euro per l’anno corrente. Il SAMP/T, costruito da Italia e Francia grazie a MBDA, è in grado di ingaggiare e colpire bersagli aerei, compresi missili balistici a corto e medio raggio, sino a una distanza di 150 chilometri.
Alle basse e bassissime quote
Nel livello più alto il nostro sguardo è decisamente rivolto al futuro in quanto attualmente la nostra difesa aerea non possiede sistemi in grado di operare in quella fascia, ma MBDA sta sviluppando il sistema missilistico esoatmosferico “Aquila” che è pensato per poter ingaggiare una vasta gamma di vettori, tra cui quelli ipersonici e i veicoli di rientro di missili balistici a raggio intermedio e intercontinentale dotati di capacità di manovra (MARV). I primi esemplari di questo sistema missilistico, che completerà l’architettura multilivello della difesa aerea integrata nazionale, dovrebbero arrivare a partire dal 2035.
L’Italia ha anche in essere un programma pluriennale relativo allo sviluppo della capacità iniziale di contrasto alla minaccia Mini-Micro APR (Aeromobili a Pilotaggio Remoto). L’intervento è atto allo sviluppo e all’acquisizione di apparati tecnologici che appartengono ad una nuova tipologia di sistemi di difesa aerea e di force protection impiegabili in contesti operativi complessi, a protezione delle basse e bassissime quote, anche in ambienti urbani. Inoltre, il programma ha provveduto a sostenere anche il retrofit di alcuni apparati in servizio funzionali ad evitare il gap capacitivo in attesa dell’approvvigionamento dei nuovi assetti e per quest’anno ha ricevuto un finanziamento pari a quasi 10 milioni di euro.
Il nostro Paese ha avviato anche il programma NATO Air Command and Control System, finalizzato a realizzare un sistema integrato per il C2 (Comando e Controllo) nell’ambito del NATO Integrated e NATINAMDS (NATO Air Missile Defence Systems), in grado di supportare in modo automatizzato la gestione dell’intero spettro delle operazioni aeree (difensive, offensive e di supporto) mediante la raccolta, l’elaborazione e la presentazione delle informazioni in “Real Time” e “Near Real Time”.
Bisogna poi ricordare che le unità della Marina Militare come i cacciatorpediniere classe “Orizzonte” e le fregate classe “Bergamini”, grazie alla dotazione di missili della famiglia Aster, possono contribuire efficacemente alla difesa aerea e antimissile del territorio nazionale.
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