<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Baghdad Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/tag/baghdad/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/tag/baghdad</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Tue, 23 Dec 2025 09:40:07 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Baghdad Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/tag/baghdad</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>1951: l&#8217;attentato alla sinagoga di Baghdad che cambiò la storia</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/1951-lattentato-alla-sinagoga-di-baghdad-che-cambio-la-storia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Dec 2025 09:40:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Baghdad]]></category>
		<category><![CDATA[Ezra e Neemia]]></category>
		<category><![CDATA[sinagoga Masouda Shem-Tov]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=498944</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="973" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/C1-H2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="1951: l&#039;attentato alla sinagoga di Baghdad che cambiò la storia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/C1-H2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/C1-H2-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/C1-H2-1024x519.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/C1-H2-768x389.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/C1-H2-1536x778.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/C1-H2-600x304.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Se la comunità ebraica irachena fosse rimasta in loco forse non avremmo conosciuto l'invasione dell'Iraq del 2003, di cui Netanyahu fu...</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/1951-lattentato-alla-sinagoga-di-baghdad-che-cambio-la-storia.html">1951: l&#8217;attentato alla sinagoga di Baghdad che cambiò la storia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="973" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/C1-H2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="1951: l&#039;attentato alla sinagoga di Baghdad che cambiò la storia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/C1-H2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/C1-H2-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/C1-H2-1024x519.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/C1-H2-768x389.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/C1-H2-1536x778.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/C1-H2-600x304.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Il 4 gennaio 1951 una forte esplosione devastò la sinagoga Masouda Shem-Tov, nel cuore di Baghdad. &#8216;La sinagoga è stata bombardata da una casa vicina. Sono riuscito a fuggire con il resto della folla, circa 600-700 persone che sono fuggite in preda al panico&#8217;, raccontò Ezra Naim, un ebreo emigrato dall&#8217;Iraq, a un giornalista del Davar un paio di settimane dopo. La voce che circolava all&#8217;epoca tra gli ebrei di Baghdad era che degli emissari di Israele avessero lanciato la granata nella sinagoga. &#8216;Lo avevo sentito dire anche da poliziotti e funzionari governativi&#8217;, ha detto Naim. &#8216;Molti ebrei di Baghdad e di altre città sono (ora) chiusi nelle loro case, pregano molto e aspettano l&#8217;immigrazione'&#8221;.</p>



<p>&#8220;Il resoconto del 19 gennaio sul Davar fu sepolto in ultima pagina, quasi perso tra una miriade di altri articoli. Ma la possibilità che degli agenti israeliani avessero lanciato la granata nella sinagoga, uccidendo quattro persone e ferendone decine, nel corso degli anni ha fatto infuriare e tormentato molti immigrati dall&#8217;Iraq&#8221; in Israele.</p>



<p>&#8220;Sebbene le autorità irachene abbiano arrestato tre attivisti sionisti in seguito all&#8217;attacco, due dei quali furono giustiziati, lo Stato di Israele ha a lungo negato qualsiasi coinvolgimento nell&#8217;attentato, così come in altri quattro attacchi contro la comunità ebraica di Baghdad avvenuti tra il 1950 e il 1951&#8221;. Così Nirit Anderman su <a href="https://www.haaretz.com/life/2025-11-06/ty-article-magazine/.premium/new-documentary-asks-was-israel-behind-the-1951-baghdad-synagogue-bombing/0000019a-4f32-d2eb-afda-cfb37fa60000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Haaretz</a> del novembre scorso.</p>



<p>Gli ebrei di Baghdad non furono convinti da tali smentite continua la Anderman. &#8220;Anche dopo il loro arrivo in Israele, molti di essi sostennero per decenni che i responsabili di questa esplosione – un evento considerato il catalizzatore della grande ondata di immigrazione ebraica irachena in Israele durante l&#8217;Operazione Ezra e Neemia degli anni &#8217;50 – fossero emissari dell&#8217;establishment israeliano piuttosto che dei nemici della comunità&#8221;.</p>



<p>&#8220;Israele avrebbe potuto facilmente dissipare la nebbia che circondava la querelle su chi avesse lanciato quella granata pubblicando le conclusioni delle inchieste ufficiali sull&#8217;attentato. Invece, si è rifiutato di rivelare le proprie conclusioni. A più di settant&#8217;anni da quell&#8217;esplosione, la controversia sull&#8217;identità dei colpevoli è stata ripresa in un nuovo documentario: &#8216;Baghdad Files&#8217; della regista <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2022-04-14/ty-article-magazine/.premium/the-personal-price-sinai-settlers-paid-for-peace-with-egypt/00000180-5bd7-db1e-a1d4-dff771780000">Avida Livni</a>, proiettato all&#8217;Haifa Film Festival e successivamente trasmesso su Kan 11&#8243;.</p>



<p>Il documentario si fonda in gran parte sull&#8217;inchiesta del giornalista israeliano Baruch Nadel, ex membro del Lehi (milizia clandestina pre-statale), che parlò con gli ebrei rinchiusi nei campi di transito per i nuovi immigrati iracheni, documentandone il degrado e la destabilizzazione sociale e mentale dei poveretti che vi erano rinchiusi.</p>



<p>&#8220;Nel corso degli anni, Nadel tornò più volte a parlare con gli immigrati dall&#8217;Iraq, raccogliendo le loro testimonianze. Sempre più ex ebrei di Baghdad gli riferirono che dietro gli attacchi di Baghdad c&#8217;erano degli emissari israeliani e Nadel trascrisse fedelmente le loro testimonianze. Ma quando cercò pubblicarle si imbatté in dinieghi formali da parte delle agenzie governative&#8221;.</p>



<p>&#8220;Dieci anni dopo, quando un editore israeliano gli chiese di scrivere un libro sull&#8217;Operazione Ezra e Neemia, Nadel chiarì che avrebbe scritto che dietro gli attentati dinamitardi c&#8217;era Israele. Allarmato, l&#8217;editore ritirò l&#8217;offerta. Alla fine, Nadel espresse le sue convinzioni in un&#8217;intervista pubblicata dal periodico Bamaaracha nel 1977 [&#8230;] che sfociò in una causa per diffamazione intentata contro di lui da <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2022-01-03/ty-article/.premium/mordechai-ben-porat-an-israeli-leader-who-rescued-iraqs-jews-dies-at-98/0000017f-f7d1-d2d5-a9ff-f7dd96d90000">Mordechai Ben-Porat</a>, uno degli organizzatori dell&#8217;immigrazione ebraica irachena&#8221;.</p>



<p>&#8220;Nadel iniziò a preparare la sua difesa per il processo, ma poi il suo mondo crollò. Sua figlia, intervistata nel film, racconta che dopo aver perso il figlio, decise di lasciare tutto. Firmò un accordo con Ben-Porat, lasciò Israele per gli Stati Uniti, depositò il suo archivio personale – al quale appose una nota scritta rivolta all&#8217;ignoto &#8216;futuro studioso di questa materia&#8217; – presso l&#8217;Università di Yale e morì a New York nel 2014&#8221;.</p>



<p>[&#8230;] &#8220;&#8216;Baghdad Files&#8217; racconta la storia della solida comunità ebraica irachena, gran parte della quale – nonostante il trauma del <a href="https://www.haaretz.com/jewish/2013-06-02/ty-article/.premium/1941-pogrom-sends-iraqs-jews-fleeing/0000017f-f0c6-d8a1-a5ff-f0ced3eb0000">pogrom di Farhud</a> del 1941, nel quale furono assassinati centinaia di ebrei – continuò a vivere tranquillamente accanto ai suoi vicini musulmani. Per questo motivo, dopo la fondazione di Israele, molti di loro non ebbero fretta di fare l&#8217;Aliyah. A differenza delle decine di migliaia di persone provenienti dalle classi più povere, i membri dell&#8217;élite benestante – medici, commercianti, intellettuali – si astennero dal richiedere l&#8217;immigrazione&#8221;.</p>



<p>&#8220;Nel film, Shenhav-Shahrabani osserva che già nell&#8217;aprile del 1949, all&#8217;interno del Mossad Le&#8217;aliyah Bet [&#8230;] fu avanzata la proposta di lanciare &#8216;granate a scopo intimidatorio nei caffè frequentati soprattutto dagli ebrei, insieme a opuscoli che chiedevano loro di lasciare l&#8217;Iraq&#8217; per accelerare l&#8217;emigrazione. Infatti, in seguito all&#8217;attacco contro sinagoga del 1951, nel giro di pochi mesi più di 80.000 ebrei chiesero di rinunciare alla cittadinanza irachena per facilitare la partenza verso Israele – e l&#8217;intera comunità si svuotò quasi da un giorno all&#8217;altro&#8221;.</p>



<p>Quando avevamo letto questo articolo, nel novembre scorso, ci aveva colpito come la regista avesse avuto il coraggio di raccontare una storia tanto controversa, riattualizzando eventi di anni pregressi. Il fatto che il documentario sia circolato ampiamente in Israele ha dato ragione al suo coraggio.</p>



<p>Nel suo articolo, la Anderman spiega come la regista non volesse ergersi a giudice della storia, solo fare un bel film, ma conclude ricordando che Israele non ha mai aperto gli archivi sul caso, aggiungendo che &#8220;la storia di Israele è scritta non solo nei documenti ufficiali conservati dallo Stato, ma anche nei ricordi e nelle testimonianze dei suoi cittadini, che sono molto più difficili da mettere a tacere&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.nytimes.com/2015/02/26/world/middleeast/kerry-reminds-congress-netanyahu-advised-us-to-invade-iraq.html"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/C2-NYT-1024x547.jpg" alt="Kerry Reminds Congress Netanyahu Advised U.S. to Invade Iraq" class="wp-image-79831"/></a></figure>



<p>Se la comunità ebraica irachena fosse rimasta in loco forse non avremmo conosciuto l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq del 2003, di cui Netanyahu fu grande sponsor sollecitandola, quando ancora era un semplice cittadino, in un infervorato <a href="https://www.nytimes.com/2015/02/26/world/middleeast/kerry-reminds-congress-netanyahu-advised-us-to-invade-iraq.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">intervento al Congresso Usa del settembre 2002</a>. Quell&#8217;invasione avviò la destabilizzazione che ha travolto progressivamente il Medio oriente e che ha nel genocidio di Gaza e nell&#8217;incrudelimento dell&#8217;oppressione dei palestinesi della Cisgiordania il suo attuale apice.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/PN-INS-1024x249.jpg" alt="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard" class="wp-image-79277"/></a></figure>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/1951-lattentato-alla-sinagoga-di-baghdad-che-cambio-la-storia.html">1951: l&#8217;attentato alla sinagoga di Baghdad che cambiò la storia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I bunker, i Patriot, le bombe: la lunga notte degli italiani in Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/i-bunker-i-patriot-le-bombe-la-lunga-notte-degli-italiani-in-iraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jan 2020 09:47:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Baghdad]]></category>
		<category><![CDATA[Erbil]]></category>
		<category><![CDATA[missione italiani in Iraq]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=251973</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="710" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251-300x111.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251-768x284.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251-1024x379.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>È decollato senza preavviso, e con una certa premura, l&#8217;aereo da trasporto tattico che portava a bordo alcuni dei nostri soldati dislocati in Iraq, dove le basi militari sono entrate nel mirino dei missili balistici a medio raggio lanciati dai Pasdaran. La meta era il Kuwait, paese sicuro dove in queste ore si ammassano le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-bunker-i-patriot-le-bombe-la-lunga-notte-degli-italiani-in-iraq.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-bunker-i-patriot-le-bombe-la-lunga-notte-degli-italiani-in-iraq.html">I bunker, i Patriot, le bombe: la lunga notte degli italiani in Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="710" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251-300x111.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251-768x284.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/LP_10841725-e1578555507251-1024x379.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>È decollato senza preavviso, e con una certa premura, l&#8217;aereo da <strong>trasporto tattico</strong> che portava a bordo alcuni dei nostri soldati dislocati in Iraq, dove le basi militari sono entrate nel mirino dei missili balistici a medio raggio lanciati dai Pasdaran. La meta era il Kuwait, paese sicuro dove in queste ore si ammassano le truppe americane in attesa degli ordini del <em>commander in chief</em> Donald Trump. Intanto a Erbil, le sirene anti aeree hanno suonato, e sono tutti corsi nei bunker sotterranei: sono stati i <a href="https://it.insideover.com/guerra/trump-blinda-il-medio-oriente-missili-patriot-puntati-sulliran.html">missili &#8220;Patriot&#8221;</a> a scongiurare la prima minaccia.</p>
<p>Prima in elicottero fino a Taji, sotto una pioggia di contromisure &#8220;flare&#8221; che illuminano il cielo ma scongiurano la minaccia di razzi e missili a ricerca termica e guida infrarossi. Poi di corsa su un C-17 Gloabmaster III, un bestione spinto da quattro grossi reattori che è atterrato poco dopo sulla pista di Al Jahrah, in Kuwait. In Italia erano le quattro del mattino, e in pochi erano svegli per sapere che l&#8217;inevitabile era accaduto: Teheran aveva lanciato l&#8217;operazione <a href="https://it.insideover.com/guerra/operazione-soleimani-martire.html">&#8220;Soleimani Martire&#8221;</a>. Era una missione di cui <strong>nessuno doveva sapere</strong> &#8220;in anticipo&#8221;, secondo le prime fonti &#8220;informate&#8221; della stampa, onde evitare imprevisti. Così, alle 9 ora locale, i nostri specialisti dei carabinieri potenzialmente esposti al fuoco dei mortai che in questi giorni ha scosso la &#8220;zona verde&#8221; di Baghdad &#8211; dove si trovano i compound che ospitano il personale militare straniero  &#8211; sono al sicuro.</p>
<p>Già nelle prime ore della notte, il nostro nuovo ministro della Difesa <strong>Lorenzo Guerini</strong> aveva parlato al telefono con il segretario della Difesa <strong>Mark Esper</strong>, che aveva assicurato il &#8220;passaggio&#8221; dei nostri soldati su un trasporto operato dall&#8217;Us Air Force e protetto dalle contromisure necessarie. A bordo del velivolo c&#8217;erano anche altri soldati di diverse nazionalità: tutti impegnati come i nostri carabinieri nella missione Nato; e tutti alloggiati nel compound di Union3 a Badghdad. Gli altri, seguiranno nelle ore dopo, su altri voli protetti. Questa &#8220;esfiltrazione&#8221; di sicurezza è una decisione presa dalla Nato in concerto con lo Stato maggiore della Difesa italiana; che da Palazzo Esercito ha ordinato subito il via all&#8217;operazione per dislocare in un luogo più sicuro gli specialisti dell&#8217;Arma e dell&#8217;Esercito che potrebbero diventare oggetto di attentati nella capitale irachena.</p>
<p>
                <div class="infinite-item-end"></div>
                <div class="lancio-editoriale" style="background-image: url(https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/Gli-effetti-del-raid-iraniano-contro-la-base-di-Al-Asad-in-Iraq-l8-gennaio-2020.jpg);">
                    <div class="box-editoriale-container d-flex flex-column justify-content-center">
                        <div class="box-editoriale">L&#8217;attacco iraniano alle basi USA spiegato</div>
                        <a class="btn btn-secondary" href="https://it.insideover.com/schede/guerra/lattacco-delliran-contro-le-basi-americane-spiegato.html">LEGGI L'APPROFONDIMENTO</a>
                    </div>
                </div>
            </p>
<p>Intanto, i loro commilitoni dislocati a<strong> Erbil</strong>, capitale della regione del Kurdistan iracheno, si erano <strong>rifugiati nei bunker</strong> di Camp Singara: la seconda base entrata nel mirino dei missili balistici lanciati dai pasdaran iraniani. &#8220;L&#8217;allarme è scattato all&#8217;improvviso e in quel momento era chiaro che non c&#8217;era tempo da perdere. Era arrivato il momento di mettersi al riparo, perché il rischio che un missile cascasse nella nostra base era concreto&#8221;, ha riportato una militare italiano a <em>La Stampa</em>. &#8220;Abbiamo battuto i denti, ma non solo per la paura. Dentro il bunker si gelava&#8221;. <span style="font-size: 1rem;">Nessuna perdita tra i 900 soldati italiani che alloggiano nei compound a poca distanza dall&#8217;aeroporto internazionale &#8211; sembra che l&#8217;Iran avesse avvertito per tempo, come a dire: &#8220;Non ce l&#8217;abbiamo con voi&#8221;. In ogni caso il sistema </span>americano<span style="font-size: 1rem;"> &#8220;Patriot&#8221;, elemento basilare della <strong>bolla di difesa</strong> anti-aerea di ogni base in Medio Oriente, è entrato in azione, salvando delle vite, anche tra i nostri: perché la base &#8220;americana&#8221; dista solo 500 metri dalla base che ospita i militari italiani. E quando si lanciano 15/20 </span>missili a medio raggio da una distanza di oltre 1000 chilometri, qualcosa potrebbe sempre andare storto.</p>
<p>Sono <strong>momenti di tensione</strong> e di grande complessità quelli vissuti in queste ore; il governo italiano ha ordinato, in accordo con la coalizione internazionale, di cessare tutte le attività di routine in Iraq, in attesa dell&#8217;assestamento della situazione che si prevedeva imminente, e che ora attende la contro risposta di Trump. Tuttavia la strategia di Roma è quella di non &#8220;abbandonare&#8221; il campo. Il mistero della Difesa a tenuto a precisare che si tratta solo ed esclusivamente di uno spostamento di truppe, legato strettamente a ragioni di sicurezza che riguardano il nostro personale impegnato all&#8217;estero. dal ministero della Difesa, è motivato da strette ragioni di sicurezza. Nel Training coordination center di Erbil, si continua a lavorare. Nonostante la base americana vicina all&#8217;aeroporto sia stata colpita. Intanto il ministro Guerini tiene una linea telefonica aperta con il segretario Esper, per ottenere un maggiore coordinamento diplomatico e militare con gli alleati, ma anche per sapere &#8220;cosa&#8221; potrebbe accadere nelle prossime ore. L&#8217;<strong>interesse italiano</strong>, a differenza di quello statunitense, è anche quello di proteggere i progressi diplomatici raggiunti con Teheran, per cui l&#8217;Italia rimane un partner commerciale di rilievo, prima che nel citato impegno nella lotta al terrorismo. &#8220;Disperderebbe i risultati ottenuti negli ultimi anni nel contrasto al terrorismo&#8221;, afferma Guerini. Contestualmente il Pentagono ha ringraziamento l&#8217;Italia via twitter per il suo impegno nel non abbandonare le posizioni: &#8220;Grazie per la determinazione, l&#8217;impegno a mantenere le forze a Baghdad e per la stabilità irachena&#8221;. Perché Erbil non si lascia, e chi c&#8217;è dice di essere pronto a portare avanti la missione di giorno, e tornare nei bunker di notte.</p>
<p>Adesso alcuni dei nostri sono in Kuwait, nella base internazionale di Ali Al Salem, quasi 40 chilometri dal confine. Pronti a rientrare in Iraq se le cose, come auspichiamo, si fermeranno qui: un&#8217;eliminazione di rilievo da parte degli Stati Uniti, e una risposta a tono, ma senza vittime e danni eccessivi, che gli ayatollah possono vendere al loro popolo come una &#8220;vendetta&#8221;, o forse solo un avvertimento che tende a dire &#8220;guardate di cosa siamo capaci&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-bunker-i-patriot-le-bombe-la-lunga-notte-degli-italiani-in-iraq.html">I bunker, i Patriot, le bombe: la lunga notte degli italiani in Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Iraq, ecco perché i curdi non si uniscono alle proteste</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/iraq-ecco-perche-i-curdi-non-si-uniscono-alle-proteste.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Futura D'Aprile]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Nov 2019 10:37:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Baghdad]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=241543</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1301" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Proteste-in-Iraq.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Proteste in Iraq (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Proteste-in-Iraq.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Proteste-in-Iraq-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Proteste-in-Iraq-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Proteste-in-Iraq-1024x694.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le proteste in Iraq proseguono ormai da un mese e, al momento, non sembrano destinate a cessare. Il numero dei morti intanto continua a salire dopo aver toccato oramai quota 300, con le forze dell&#8217;ordine che non esitano a usare proiettili veri contro i manifestanti riunitisi nelle maggiori città irachene per protestare contro la corruzione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/iraq-ecco-perche-i-curdi-non-si-uniscono-alle-proteste.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/iraq-ecco-perche-i-curdi-non-si-uniscono-alle-proteste.html">Iraq, ecco perché i curdi non si uniscono alle proteste</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1301" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Proteste-in-Iraq.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Proteste in Iraq (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Proteste-in-Iraq.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Proteste-in-Iraq-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Proteste-in-Iraq-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/10/Proteste-in-Iraq-1024x694.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p class="PREDEFINITO">Le proteste in <strong>Iraq</strong> proseguono ormai da un mese e, al momento, non sembrano destinate a cessare. Il numero dei morti intanto continua a salire dopo aver toccato oramai quota 300, con le forze dell&#8217;ordine che non esitano a usare proiettili veri contro i manifestanti riunitisi nelle maggiori città irachene per <a href="https://it.insideover.com/politica/liraq-e-ancora-in-fiamme-e-la-situazione-sempre-piu-in-stallo.html" target="_blank" rel="noopener">protestare contro la corruzione</a> e la mancanza di un futuro. Oltre che di un presente. Nei notiziari però si sentono nominare sempre le stesse località del Paese, per la maggior parte collocate nel centro o nel sud dell&#8217;Iraq. Ma c&#8217;è una zona che è rimasta lontana dai riflettori, quasi indifferente a quanto sta accadendo nel resto della nazione: il <strong>Kurdistan iracheno</strong>.</p>
<p class="PREDEFINITO">Dal KRG infatti non arrivano notizie di proteste o sommosse popolari nate contro il governo di Baghdad, il clientelismo, l&#8217;assenza di lavoro o di servizi, tutte richieste che invece risuonano nelle strade di quasi tutto il resto del Paese. Come mai?</p>
<h2 class="PREDEFINITO">Il caso del Krg</h2>
<p class="PREDEFINITO">In realtà, <a href="https://www.aljazeera.com/news/2019/11/iraqi-kurds-part-protests-191111125744569.html" target="_blank" rel="noopener">come racconta ad <em>AlJazeera</em> Joseph Salio</a>, membro del Partito comunista curdo, un tentativo di mobilitazione c&#8217;è stato, ma non ha mai trovato la luce a causa delle pressioni dell&#8217;intelligence del KRG. Salio, che dopo essere stato contattato da alcuni movimenti studenteschi aveva pubblicato un evento su Facebook per avviare le manifestazioni, non ha mai ricevuto il via libera da parte dell&#8217;Amministrazione e ha preferito annullare tutto.</p>
<p class="PREDEFINITO">Del resto l&#8217;Autorità curda locale non ha alcun interesse nel inimicarsi nuovamente il Governo centrale e data la situazione nella regione autonoma il timore è che le manifestazioni contro Baghdad possano trasformarsi in proteste contro lo stesso Krg. Anche il presidente curdo <strong>Nechirvan Barzani</strong> infatti non è esente da critiche e la situazione nella regione, per quanto migliore rispetto a un anno fa, non è comunque delle più rosee. Basta vedere i dati della <strong>disoccupazione</strong>, che mostrano come il 20 per cento dei giovani sia attualmente senza lavoro. Un dato migliore rispetto alla media nazionale, pari al 25 per cento, ma ugualmente poco confortante. Un altro problema percepito dalla popolazione curda è poi quello della <strong>corruzione e di una scarsa mobilità sociale</strong>, due questioni sollevate anche dai manifestanti iracheni nel resto del Paese. I cittadini del Krg infatti hanno più volte espresso il loro malcontento nei confronti delle due famiglie che di fatto governano la regione, Barzani e Talabani, e la spartizione del potere e delle risorse della regione tra di esse.</p>
<h2 class="PREDEFINITO">Il rapporto Erbil-Baghdad</h2>
<p class="PREDEFINITO">Ma il motivo principale per cui il Krg non ha alcun interesse nelle mobilitazioni risiede nella paura di perdere il ritrovato equilibrio con Baghdad. I rapporti tra il Governo regionale e quello centrale sono stati particolarmente tesi dal 2014 al 2018 a causa di una disputa risoltasi solo di recente sulla <strong>spartizione dei proventi del petrolio</strong> e del tentativo del Krg di rendersi indipendente tramite referendum. Baghdad aveva reagito riducendo i fondi statali destinati alla regione, costringendo il Governo di Erbil a dimezzare gli stipendi dei dipendenti pubblici. Una decisione a cui i cittadini avevano reagito scendendo in piazza a manifestare. La situazione è tornata alla normalità solo nel marzo del 2018, dopo l&#8217;insediamento a Baghdad del premier al Madhi, un alleato che Barzani non sembra intenzionato a perdere.</p>
<p class="PREDEFINITO">Il Governo di Erbil infatti correrebbe dei rischi in caso di un cambio di potere in Iraq. Non tutti gli schieramenti politici sono per esempio favorevoli all&#8217;autonomia della regione curda e alcuni di loro parlano da tempo della possibilità di <strong>scrivere una nuova Costituzione</strong> che elimini le differenze settarie nel Paese. Una prospettiva che fa tremare il Krg, che vedrebbe venir meno la base della sua eccezionalità, con il rischio di smantellamento della regione autonoma e la fine del potere delle famiglie che fino ad oggi hanno goduto di risorse e potere.</p>
<p class="PREDEFINITO">Resta da chiedersi quale sia invece la posizione della popolazione curda rispetto alle proteste in Iraq a fronte di una presa di distanza della politica. Nonostante un sostegno in rete ed alcune espressioni di solidarietà, non si sono registrate manifestazioni in supporto dei connazionali iracheni, il che sembra lasciar intendere che anche i cittadini del Krg non sono pronti a rischiare la ritrovata calma. Ma le proteste non sono ancora finite e il loro esito, così come la loro portata, resta incerto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/iraq-ecco-perche-i-curdi-non-si-uniscono-alle-proteste.html">Iraq, ecco perché i curdi non si uniscono alle proteste</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;arte della resistenza</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/larte-della-resistenza</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 07:56:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Baghdad]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?post_type=video&#038;p=201094</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1263" height="644" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq14.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq14.jpg 1263w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq14-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq14-768x392.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq14-1024x522.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1263px) 100vw, 1263px" /></p>
<p>La cultura e l’arte fanno parte di Baghdad, della sua storia e della sua contemporaneità, perché nella capitale irachena la guerra, il caos politico e i frequenti attentati non hanno spento la voglia di reagire e di comunicare con scrittura, la letteratura, o le arti visive.</p>
<p>Per farsi un’idea di quello che sia l’arte contemporanea a Baghdad si può partire da Karrada, quartiere centrale abbracciato dal Tigri, ricco di luoghi di incontro, caffè-librerie, spazi teatrali, locali all’aperto. È il ritrovo di chi produce e fruisce cultura: ci sono scrittori, attori, registi, pittori, videomaker. E luoghi come il Burj Babel Centre o il Coffè and Book Coffe House che organizzano mostre, concerti, incontri pubblici, presentazioni di libri, proiezioni di film.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/larte-della-resistenza">L&#8217;arte della resistenza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1263" height="644" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq14.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq14.jpg 1263w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq14-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq14-768x392.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq14-1024x522.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1263px) 100vw, 1263px" /></p><p><span>La cultura e l’arte fanno parte di Baghdad, della sua storia e della sua contemporaneità, perché nella capitale irachena la guerra, il caos politico e i frequenti attentati non hanno spento la voglia di reagire e di comunicare con scrittura, la letteratura, o le arti visive. Per farsi un’idea di quello che sia l’arte contemporanea a Baghdad si può partire da Karrada, quartiere centrale abbracciato dal Tigri, ricco di luoghi di incontro, caffè-librerie, spazi teatrali, locali all’aperto. È il ritrovo di chi produce e fruisce cultura: ci sono scrittori, attori, registi, pittori, videomaker. E luoghi come il Burj Babel Centre o il Coffè and Book Coffe House che organizzano mostre, concerti, incontri pubblici, presentazioni di libri, proiezioni di film.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/larte-della-resistenza">L&#8217;arte della resistenza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La rivoluzione rosa in Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/la-rivoluzione-rosa-in-iraq</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 07:48:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Baghdad]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?post_type=video&#038;p=201091</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq13.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq13.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq13-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>A Baghdad la bicicletta è diventata per le donne un simbolo di libertà e autodeterminazione. Certo, sono ancora poche coloro che hanno cominciato a pedalare per le vie della città, ma il segnale è importante: la presenza e la scelta di vivere uno spazio cittadino col mezzo che si preferisce non sono affatto scontate per una donna, anche se non esistono reali divieti in merito. L’idea è nata pochi mesi fa da una giovane universitaria, artista e performer di nome Marina, che ha deciso di usare la bicicletta negli spostamenti quotidiani, sfidando i commenti non sempre benevoli della gente. In più ha cominciato a postare sui social network le immagini delle sue passeggiate, dimostrando che andare in bicicletta, che tu sia donna o uomo non conta, può essere una cosa bella, divertente e che non fa male a nessuno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/la-rivoluzione-rosa-in-iraq">La rivoluzione rosa in Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq13.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq13.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Iraq13-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>A Baghdad la bicicletta è diventata per le donne un simbolo di libertà e autodeterminazione. Certo, sono ancora poche coloro che hanno cominciato a pedalare per le vie della città, ma il segnale è importante: la presenza e la scelta di vivere uno spazio cittadino col mezzo che si preferisce non sono affatto scontate per una donna, anche se non esistono reali divieti in merito. L’idea è nata pochi mesi fa da una giovane universitaria, artista e performer di nome Marina, che ha deciso di usare la bicicletta negli spostamenti quotidiani, sfidando i commenti non sempre benevoli della gente. In più ha cominciato a postare sui social network le immagini delle sue passeggiate, dimostrando che andare in bicicletta, che tu sia donna o uomo non conta, può essere una cosa bella, divertente e che non fa male a nessuno.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/la-rivoluzione-rosa-in-iraq">La rivoluzione rosa in Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A Baghdad si apre la zona verde:  cosa significa per il futuro dell&#8217;Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/a-baghdad-si-riapre-la-zona-verde.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Dec 2018 15:15:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Baghdad]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/a-baghdad-si-riapre-la-zona-verde-170131.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1215" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8931171.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8931171.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8931171-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8931171-768x486.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8931171-1024x648.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una delle ultime immagini che la storia rimanda dell&#8217;Iraq di Saddam Hussein, riguardano le grandi parate svolte al centro di Baghdad nei giorni in cui si celebrano indipendenza e &#8220;vittoria&#8221; sull&#8217;Iran. In ognuno di questi video, dove emerge un Saddam con il suo consueto cappello che spara colpi di fucile in aria dalla tribuna al &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/a-baghdad-si-riapre-la-zona-verde.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/a-baghdad-si-riapre-la-zona-verde.html">A Baghdad si apre la zona verde:  cosa significa per il futuro dell&#8217;Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1215" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8931171.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8931171.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8931171-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8931171-768x486.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8931171-1024x648.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Una delle ultime immagini che la storia rimanda dell&#8217;<strong>Iraq</strong> di Saddam Hussein, riguardano le grandi parate svolte al centro di Baghdad nei giorni in cui si celebrano indipendenza e &#8220;vittoria&#8221; sull&#8217;Iran. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.youtube.com/watch?v=eB61-PPFjxE">In ognuno di questi video</a>, dove emerge un Saddam con il suo consueto cappello che spara colpi di fucile in aria dalla tribuna al passaggio dei soldati, sullo sfondo appare un arco divenuto oramai tra i simboli più importanti di Baghdad. Si tratta del cosiddetto &#8220;<strong>arco della vittoria</strong>&#8220;, formato da due gigantesche spade che si intrecciano e che donano al monumento anche il nome di &#8220;<strong>Spade di Qadisiyya</strong>&#8220;. È forse l&#8217;opera artistica che più rappresenta la propaganda di Saddam: l&#8217;arco viene infatti inaugurato l&#8217;8 agosto 1989, ad un anno dalla fine della guerra con l&#8217;Iran. Un conflitto che non fa in realtà né vincitori e né vinti, ma che il governo iracheno considera concluso a suo favore tanto da dedicargli un arco. Per di più le due spade sono rette da terra a due gigantesche braccia, che ricalcano lo stampo originale del braccio di Saddam Hussein. Nulla viene lasciato al dettaglio, nemmeno l&#8217;ubicazione dell&#8217;arco che viene posizionato lungo <strong>Qadisaya Expy</strong>: si è dunque nel cuore di quella che, con l&#8217;arrivo degli americani a Baghdad il 9 aprile 2003, viene chiamata &#8220;Zona Verde&#8221;. </p>
<p>La Zona Verde dal 2003 in poi </p>
<p>Qadisaya Expy è un&#8217;arteria molto importante di Baghdad, che congiunge l&#8217;aeroporto con la riva sinistra del Tigri. Saddam Hussein negli anni &#8217;80 sceglie questo quartiere per impiantare i palazzi del potere iracheno: sede della presidenza, sede del parlamento, sede del Baath, sede dell&#8217;Alta corte di giustizia, più vari uffici e residenze private di ministri e familiari. Tutto ruota attorno a questa zona di Baghdad dirimpettaia al quartiere che, al di là dell&#8217;altra sponde dell&#8217;Eufrate, ospita l&#8217;Hotel Palestine. Nel 1989, lungo la Qadisaya Expy ed all&#8217;interno del parco Al Zawraa, si decide la costruzione di un grande complesso fatto di un largo viale accostato da imponenti tribune. È lì che Saddam celebra le sue ricorrenze e le sue parate, che culminano per l&#8217;appunto nell&#8217;arco della vittoria sotto il quale passano tutti i soldati al termine delle celebrazioni. <strong>Immagini dunque di una Baghdad non tanto lontana, ma molto diversa rispetto ad oggi</strong>. Foto e video che arrivano dal cuore del potere di Saddam, all&#8217;epoca visitabile da tutti i cittadini: i viali infatti risultano in quegli anni aperti al traffico, sotto le spade dell&#8217;arco della vittoria diventa consuetudine per molte coppie appena sposate scattare le foto dell&#8217;album di nozze. </p>
<p><style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/QsUwgEnqI4w" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
<p><strong>Immagini che per 15 anni né l&#8217;Iraq e né il mondo vedono più</strong>. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.youtube.com/watch?v=QsUwgEnqI4w">Il 9 aprile 2003 le truppe Usa</a>, nell&#8217;ambito della guerra intentata da Bush junior contro Saddam, arrivano al centro di Baghdad. Le autorità che governano il paese da più di due decenni improvvisamente evaporano, dello stesso rais non si sa nulla per mesi fino alla cattura avvenuta nel mese di dicembre di quell&#8217;anno. Gli americani scelgono il quartiere del potere del governo appena cacciato come sede della propria amministrazione provvisoria. <strong>Chi governa Baghdad rimane lì dunque, cambiano però i padroni</strong>. Ma i nuovi padroni sono stranieri, soltanto l&#8217;anno successivo si inizia a ridare l&#8217;autorità ad amministrazioni irachene ad interim, dunque occorre recintare la zona del potere per timore di ritorsioni ed attentati. Attorno a quei viali ed a quei monumenti simboli sì di Saddam, ma appartenenti comunque alla vita di Baghdad, <strong>iniziano ad essere eretti muri di cemento e di filo spinato</strong>. Nasce così la zona verde. Il quartiere blindato dove si può accedere solo dopo scrupolosi controlli e solo se si lavora in uno degli edifici governativi. Niente auto, niente pedoni, niente coppie appena sposate che immortalano il loro giorno sotto l&#8217;arco costruito nel 1989. </p>
<p>Il significato della riapertura della zona del potere</p>
<p>Il quartiere che ospita governi voluti per realizzare uno Stato più democratico, diventa invece simbolo ed emblema della distanza tra il potere ed i cittadini. Anche quando l&#8217;amministrazione torna in mani irachene la zona verde continua ad essere recintata da blocchi di cemento e filo spinato. Gli iracheni toccano con mano come, di fatto, il nuovo potere sia in realtà molto più distante dai cittadini rispetto a prima. Immagini di urne aperte e di striscioni appesi durante le campagne elettorali, diventano spot il cui scopo è mostrare al mondo la nascente &#8220;democrazia&#8221; irachena post 2003. Ma i checkpoint e l&#8217;impossibilità di passeggiare al fianco dei palazzi del governo danno idea di come in realtà nulla sia cambiato: una realtà ben più amara, con una zona di Baghdad interamente proibita ai suoi stessi cittadini. </p>
<p>Ma adesso qualcosa sembra muoversi. Nei giorni scorsi il primo ministro iracheno,<strong> Adel Abdul Mahdi</strong>, <a href="https://www.agenzianova.com/a/5c0e852d6a9f41.88943447/2217305/2018-12-10/speciale-difesa-iraq-parziale-riapertura-della-zona-verde-di-baghdad-dopo-15-anni">prende due importanti decisioni</a> volte a far riavvicinare fisicamente istituzioni e cittadini: lo spostamento del suo ufficio fuori dalla zona verde e la parziale riapertura della stessa zona verde. Qadisaya Expy può nuovamente fungere da arteria di collegamento per tutti i cittadini di Baghdad e non per viale ad uso esclusivo della zona verde, così come può essere nuovamente percorso il lungo viale dove si svolgevano le parate di Saddam. Anche lo stesso arco della vittoria torna adesso visitabile. Non tutto viene riaperto, le vie secondarie e limitrofe a parlamento e palazzo presidenziale sono ancora sotto presidio, ma almeno vengono rimossi i blocchi di cemento e di filo spinato. Un assaggio di normalità dopo 15 anni di &#8220;assedio&#8221; per una Baghdad divenuta improvvisamente &#8220;proibita&#8221;. Una decisione, quella di Mahdi, che fa della zona verde un altro simbolo: la sua riapertura infatti coincide con il primo anniversario dell&#8217;annuncio della caduta di Mosul e dunque della cacciata dell&#8217;Isis. Da oggi questa data è una nuova festa nazionale.</p>
<p>Ironia della sorte: l&#8217;arco della vittoria viene eretto in occasione del primo anniversario dalla fine della guerra con l&#8217;Iran. La sua riapertura coincide con il primo anniversario dalla fine della guerra all&#8217;Isis. Due guerre in realtà mai completamente vinte dall&#8217;Iraq, ma ugualmente celebrate sotto lo stesso simbolo. Intanto la zona verde riapre e chissà se una di quelle coppie sposatesi a pochi mesi dalla caduta di Saddam tornerà sotto l&#8217;arco della vittoria, lì dove sono state scattate le foto delle nozze, con un figlio oramai adolescente che queste zone di Baghdad le ha viste soltanto in televisione. </p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/a-baghdad-si-riapre-la-zona-verde.html">A Baghdad si apre la zona verde:  cosa significa per il futuro dell&#8217;Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Kirkuk, la città del petrolio  è rimasta senza elettricità</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/kirkuk-senza-elettricita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Nov 2018 06:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Baghdad]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan iracheno]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/kirkuk-senza-elettricita-169079.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_4542225.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_4542225.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_4542225-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_4542225-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_4542225-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C&#8217;è il petrolio, ma l&#8217;elettricità viene erogata in estate soltanto per dieci ore al giorno: ecco Kirkuk, importante città irachena letteralmente poggiata sull&#8217;oro nero che però, specialmente negli ultimi anni, vede sparire giorno dopo giorno ogni tratto di normale quotidianità. Nei giorni scorsi la giornalista bulgara di Al Jazeera Mariya Petkova, è stata proprio in questa &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/kirkuk-senza-elettricita.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/kirkuk-senza-elettricita.html">Kirkuk, la città del petrolio  è rimasta senza elettricità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_4542225.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_4542225.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_4542225-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_4542225-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_4542225-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>C&#8217;è il petrolio, ma l&#8217;elettricità viene erogata in estate soltanto per dieci ore al giorno: ecco Kirkuk, importante città irachena letteralmente poggiata sull&#8217;oro nero che però, specialmente negli ultimi anni, vede sparire giorno dopo giorno ogni tratto di normale quotidianità. Nei giorni scorsi la giornalista bulgara di Al Jazeera <strong>Mariya Petkova</strong>, <a href="https://www.aljazeera.com/indepth/features/oil-rich-kirkuk-poor-181023230125504.html">è stata proprio in questa città </a>per raccogliere testimonianze e capire i paradossi in cui si vive in questa provincia del nord dell&#8217;Iraq. La situazione appare molto grave, persino i danni di un Isis piazzato per tre anni a ridosso di Kirkuk sembrano minori. Non solo dunque il sud dell&#8217;Iraq, caduto drammaticamente tra miseria e proteste<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/l-iraq-e-rimasto-senza-acqua/"> come si è descritto poche settimane fa anche in questa testata</a>, ma pure il nord del paese appare stretto nella morsa di una situazione sempre più allo stremo. </p>
<p>Kirkuk rivendicata da tre etnie</p>
<p><strong>Il problema parte sempre dalla base</strong>: è vero che in questa provincia vi è uno dei giacimenti di petrolio più importanti dell&#8217;Iraq, ma è altrettanto vero che Kirkuk è da sempre crocevia importante in una zona del paese dove convergono diverse etnie. La città e la provincia sono abitate da <strong>arabi</strong>, ma anche da <strong>curdi</strong> e da <strong>turcomanni</strong>. La ricchezza del sottosuolo di Kirkuk aumenta le rivendicazioni da tutte e tre le entità che la compongono: avere esclusività nel governo di questo territorio, implica l&#8217;accesso alle tante risorse di cui dispone e soprattutto ai giacimenti di oro nero. <strong>I curdi rivendicano Kirkuk già dai tempi di Saddam Hussein</strong>. Quando il rais è stato deposto, il governo autonomo di Erbil inizia a pretendere che la nuova regione autonoma curda comprenda anche la provincia di Kirkuk. Ovviamente questo da Baghdad non viene accettato, la città ed il territorio circostante rimangono al governo centrale. </p>
<p></p>
<p>Non è un caso che da queste parti non si vota per il rinnovo del locale consiglio provinciale dal 2005: curdi ed arabi non riescono da più di dieci anni a mettersi d&#8217;accordo sullo status definitivo di Kirkuk. Poi nel 2014 arriva lo Stato Islamico, il quale imperversa nella vicina Mosul e minaccia le aree curde. L&#8217;esercito iracheno, allo sbando in tutto il nord dell&#8217;Iraq, lascia Kirkuk che viene quindi occupata dai <strong>Peshmerga</strong> curdi. Si assiste ad un&#8217;annessione de facto di Kirkuk all&#8217;interno della regione autonoma curda. Ed il petrolio inizia ad essere estratto con molta più regolarità, con il governo federale iracheno che accusa i curdi di venderlo direttamente ai turchi. </p>
<p>Sconfitto l&#8217;Isis, l&#8217;esercito di Baghdad punta nuovamente a riprendere in mano questa strategica provincia e vi riesce sparando pochi colpi. <strong>Nell&#8217;ottobre del 2017</strong> bastano alcuni giorni per cacciare i peshmerga e tornare a far sventolare la bandiera irachena nelle sedi istituzionali. Ma la questione è tutt&#8217;altro che risolta: non c&#8217;è accordo con curdi e turcomanni, esistono tensioni tra i vari rappresentanti politici delle tre comunità e questo, tra le altre cose, non permette nemmeno la riapertura dei campi di estrazione petrolifera. Questi ultimi infatti vengono chiusi quando l&#8217;esercito federale riprende in mano la provincia proprio per l&#8217;accusa mossa al governo di Erbil di vendere, tramite un gasdotto, il petrolio ai turchi senza passare tra i meandri della burocrazia e del bilancio di Baghdad. I turcomanni, dal canto loro, rivendicano maggiore attenzione ed una condivisione della gestione del potere a Kirkuk. Solo proposte per adesso, si aspetta l&#8217;insediamento dei nuovi governi sia ad Erbil che a Baghdad per capire se qualcosa possa o meno smuoversi. Nel frattempo tutto rimane bloccato: economia, petrolio e vita quotidiana. </p>
<p>La drammatica situazione umanitaria</p>
<p>Nel reportage sopra menzionato di Mariya Petkova, ben si evidenzia la situazione: più ci si avvicina a Kirkuk, si legge, più si incontrano camion che trasportano petrolio, piccole raffinerie sparse lungo l&#8217;autostrada che sale da Baghdad, così come benzinai e persino piccole bancherelle dove il greggio viene venduto in contenitori di plastica. <strong>Tutto qui richiama al petrolio</strong> e, nell&#8217;immaginario collettivo, a sua volta il petrolio lancia automatici richiami alla ricchezza. A Kirkuk l&#8217;oro nero non manca, è però la ricchezza ad essere completamente assente. Anzi, è forse meglio parlare di una <strong>massiccia presenza della miseria</strong>. Manca di tutto: il cibo ha prezzi triplicati per via dei checkpoint sempre più presenti nelle strade della provincia, l&#8217;elettricità viene erogata per dieci ore al giorno, l&#8217;acqua distribuita con delle autobotti. I negozianti hanno difficoltà a riempire di merce le proprie attività commerciali, il lavoro scarseggia e la vita dunque diventa ogni giorno più difficile. </p>
<p><strong>Per strada la gente ne ha per tutti</strong>: contro i politici imposti da Baghdad, contro i curdi e contro gli estremisti islamici che minacciano ancora la sicurezza a pochi chilometri dal centro di Kirkuk. Nessuno riesce a prendere in mano la situazione, dunque la diffidenza è nei riguardi di tutti. Lo spettro di una crisi umanitaria è dietro l&#8217;angolo: la situazione, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/in-iraq-e-alta-tensione-scontri-e-rabbia-a-bassora/">proprio come nel sud dell&#8217;Iraq</a>, potrebbe precipitare ulteriormente fino a scivolare in violenze figlie della miseria e dell&#8217;impossibilità di vivere in determinate condizioni. Non ci si aspetta molto né dal nuovo parlamento, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/in-iraq-si-avanza-verso-la-formazione-di-un-nuovo-governo/">né dal nuovo governo</a>: per adesso l&#8217;unica richiesta vera che emerge ai politici, è quella di mettersi d&#8217;accordo per chiarire lo status di Kirkuk e fare ripartire quantomeno i più grandi stabilimenti petroliferi e, con essi, un po&#8217; dell&#8217;economia.</p>
<p>La Kirkuk dove abbonda il petrolio ma scarseggiano acqua ed elettricità, è comunque soltanto un emblema della situazione in cui versa l&#8217;Iraq. Il paese non trova pace: sconfitto militarmente l&#8217;Isis, permane comunque il problema della sicurezza e del terrorismo. Nel sud del paese la società rischia di collassare a causa di una situazione economica senza precedenti, a Mosul la ricostruzione post Stato Islamico non è ancora iniziata, a Kirkuk si cerca di sopravvivere come si può. L&#8217;Iraq, pur avendo salvato al momento la sua unità, rimane una polveriera pronta ad esplodere con una deflagrazione in grado ancora una volta di coinvolgere il resto del medio oriente. </p>
<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/kirkuk-senza-elettricita.html">Kirkuk, la città del petrolio  è rimasta senza elettricità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Iraq è rimasto senza acqua:  si rischiano 4 milioni di profughi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/l-iraq-e-rimasto-senza-acqua.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Oct 2018 06:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Baghdad]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/l-iraq-e-rimasto-senza-acqua-168745.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="1037" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8638953.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8638953.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8638953-300x222.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8638953-768x569.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8638953-1024x758.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Le esportazioni di petrolio nel 2018 raggiungono record inimmaginabili appena qualche anno prima, mai l&#8217;Iraq è riuscita ad esportare tanto oro nero nella storia recente. Ma nel paese mesopotamico, al contrario, appare indispensabile adesso importare acqua. Lì dove non è raro vedere laghetti di petrolio affiorare in superficie, mancano sempre più torrenti e percorsi fluviali. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/l-iraq-e-rimasto-senza-acqua.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/l-iraq-e-rimasto-senza-acqua.html">L&#8217;Iraq è rimasto senza acqua:  si rischiano 4 milioni di profughi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="1037" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8638953.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8638953.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8638953-300x222.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8638953-768x569.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8638953-1024x758.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Le esportazioni di petrolio nel 2018 raggiungono record inimmaginabili appena qualche anno prima, mai l&#8217;Iraq è riuscita ad esportare tanto oro nero nella storia recente. Ma nel paese mesopotamico, al contrario, appare indispensabile adesso importare acqua. Lì dove non è raro vedere laghetti di petrolio affiorare in superficie, mancano sempre più torrenti e percorsi fluviali. <strong>L&#8217;Iraq è a secco</strong>, i terreni sono aridi e quattro milioni di persone adesso rischiano di rimanere senza acqua e con la prospettiva di emigrare. </p>
<p>Turchi sotto accusa</p>
<p>Il problema è avvertito soprattutto nel sud del paese, proprio lì dove il via vai di camion che trasportano petrolio lasciano la popolazione doppiamente delusa: i cittadini che si aspettano miglioramenti delle proprie condizioni di vita grazie alla ripresa del commercio dell&#8217;oro nero, sono invece costretti a vivere in situazioni sempre più disperate e, beffa delle beffe, anche senza acqua. Ad agosto il governo iracheno ha acquistato acqua dai paesi vicini. Per rifornire le regioni del sud, le stesse dove tra l&#8217;altro si sono verificati scontri nella scorsa estate, decine di autobotti sono dovute arrivare fin dentro Bassora che, diversamente, sarebbe rimasta a secco. <a href="http://www.asianews.it/notizie-it/Iraq,-non-c'%C3%A8-pi%C3%B9-acqua:-il-governo-ricorre-allimportazione-dalle-nazioni-dellarea-44412.html">&#8220;Ma il problema riguarda tutto il paese&#8221;</a>, tiene a sottolineare il ministro delle risorse idriche <strong>Hassan al-Janabi</strong>. Il dito è puntato su Ankara: secondo i leader iracheni, <strong>la costruzione di numerose dighe nel sud della Turchia ha diminuito la portata del Tigri</strong>. Il fiume che da secoli fa della Mesopotamia la &#8220;mezzaluna fertile&#8221;, adesso vede attorno le proprie sponde avanzare il deserto. </p>
<p>Una situazione questa evidenziata anche da <a href="https://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/iraq-water-shortage-unesco-garden-of-eden-bible-four-million-people-homes-latest-a8574781.html">un recente reportage di Bel Trew sul The Indipendent</a>, il cui articolo ha come foto di copertina alcune barche arenate in un terreno senza più acqua con, sullo sfondo, uno sbuffo di una raffineria di petrolio. Un&#8217;immagine che testimonia la situazione nel paese: c&#8217;è sempre più petrolio da pompare, sempre meno acqua per la popolazione ed irrigare i campi. </p>
<p>Si rischia nuova ondata di profughi </p>
<p>Oltre le dighe turche, le autorità irachene denunciano una drastica diminuzione delle piogge. La siccità avrebbe cause sia naturali che artificiali in Iraq, con il paese costretto quindi a chiedere ai paesi limitrofi di vendere acqua per dissetare una popolazione ridotta allo stremo. <strong>E la crisi umanitaria appare dietro l&#8217;angolo</strong>. Secondo un calcolo delle Nazioni Unite almeno quattro milioni di persone potrebbero essere costrette a lasciare le proprie case. La mancanza d&#8217;acqua potrebbe spingere in tanti ad emigrare, circostanza questa che acuirebbe la crisi di un paese che, per via della guerra all&#8217;Isis, ha visto già emigrare verso l&#8217;Europa migliaia di persone. </p>
<p></p>
<p>Ciò che non ha fatto l&#8217;Isis, lo sta facendo la crisi economica ed adesso anche la mancanza d&#8217;acqua. L&#8217;Iraq non trova pace ed adesso la popolazione, oltre allo spauracchio dell&#8217;estremismo islamista, deve convivere con la penuria del bene più prezioso che serve per vivere. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/l-iraq-e-rimasto-senza-acqua.html">L&#8217;Iraq è rimasto senza acqua:  si rischiano 4 milioni di profughi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Iraq, la pace è ancora lontana  dopo la sconfitta del Califfato</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/guerra-iraq-isis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jul 2018 06:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Baghdad]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/guerra-iraq-isis-167215.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20161110161212_21265654.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20161110161212_21265654.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20161110161212_21265654-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20161110161212_21265654-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20161110161212_21265654-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Quando il 29 giugno 2014 Abu Bakr al-Baghdadi si è presentato nella grande moschea di al-Nuri a Mosul e ha proclamato la nascita del Califfato era chiaro per l&#8217;Iraq che i sogni di pace restavano vane promesse e nulla di più. I mesi e anni  successivi hanno visto un imponente sforzo bellico per cercare di restituire &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/guerra-iraq-isis.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/guerra-iraq-isis.html">Iraq, la pace è ancora lontana  dopo la sconfitta del Califfato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20161110161212_21265654.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20161110161212_21265654.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20161110161212_21265654-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20161110161212_21265654-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/GETTY_20161110161212_21265654-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p class="p1">Quando il 29 giugno 2014 <a href="http://www.occhidellaguerra.it/abu-bakr-al-baghdadi-chi-e/" target="_blank" rel="noopener">Abu Bakr al-Baghdadi</a> si è presentato nella grande moschea di al-Nuri a Mosul e ha proclamato la nascita del <a href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore/" target="_blank" rel="noopener">Califfato </a>era chiaro per l&#8217;<strong>Iraq</strong> che i sogni di pace restavano vane promesse e nulla di più. I mesi e anni  successivi hanno visto un imponente sforzo bellico per cercare di restituire una continuità territoriale al Paese sconfiggendo le bandiere nere che avevano costituito con il vicino territorio siriano una continuità del male sanguinosa e violenta.</p>
<p class="p1"><div style="position:relative;width:100%;padding-bottom:70.25%;height:0;overflow:hidden;"><iframe src="https://telemaco87.carto.com/viz/45fca691-5be0-4ba6-82ff-188e19a45547/embed_map" style="position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%;border:0;" allowfullscreen loading="lazy"></iframe></div></p>
<p></p>
<p class="p1">Ufficialmente, la seconda guerra del Golfo è durata 8 anni e 274 giorni, chiusa da <strong>Barack Obama</strong> il 18 dicembre del 2011. Nonostante questo, la violenza è tornata a a esplodere nel Paese con una certa frequenza. Secondo i dati raccolti dall’organizzazione no profit Iraq Body Count, nel 2012, il primo anno dopo il lungo conflitto, le vittime complessive del Paese sono state 4.622, un numero destinato rapidamente a salire. Nel 2013 furono 9.852 e, nel 2014, l&#8217;anno della proclamazione dello Stati islamico, toccarono la quota di 20 mila morti. Di questi, poco meno della metà, circa 7 mila, sono stati causati dall’Isis. Un bagno di sangue continuato anche successivamente con 9.600 uccisioni nel 2015.</p>
<p class="p1"><div style="position:relative;width:100%;padding-bottom:70.25%;height:0;overflow:hidden;"><iframe src="https://telemaco87.carto.com/viz/63231905-8693-43ee-8450-c10e11fe6b01/embed_map" style="position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%;border:0;" allowfullscreen loading="lazy"></iframe></div></p>
<p></p>
<p class="p1">Secondo i dati dell’Armed Conflict Location &amp; Event Data Project (Acled), negli ultimi due anni, tra il 2017 e 2018, ci sono stati nuovi attacchi in tutto il Paese. Lo Stato islamico, che ha perso la sua consistenza territoriale ma che è tutt&#8217;altro che sconfitto, ha condotto diverse operazioni soprattutto nel Nord del Paese anche dopo la sua sconfitta ufficiale. Il governo di Baghdad ha dichiarato il Paese libero dall’Isis il 9 dicembre del 2017 ma da allora sono state registrate almeno 2.775 vittime. In tutti i casi si è trattato di attacchi molto piccoli, ma diffusi in tutto l’Iraq settentrionale.</p>
<p class="p1"><div style="position:relative;width:100%;padding-bottom:70.25%;height:0;overflow:hidden;"><iframe src="https://telemaco87.carto.com/viz/1faf5830-6e4e-4e57-8a05-99ce6197a774/embed_map" style="position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%;border:0;" allowfullscreen loading="lazy"></iframe></div></p>
<p></p>
<p class="p1">Le vittime e gli attacchi però non sono arrivati solo da ciò che resta delle bandiere nere. Tra il 2017 e 2018 sono state registrate almeno un migliaio di vittime per mano di attacchi condotti da milizie non ben identificate. Sempre secondo i dati dell’Acled almeno 1.111 persone hanno perso la vita in attacchi non rivendicati. Ma c’è dell’altro. Nell&#8217;estremo nord della regione è in corso una battaglia tra le forze turche, che qualche mese fa hanno lanciato <a href="http://www.occhidellaguerra.it/erogan-prepara-loperazione-tigris-shield/" target="_blank" rel="noopener">l’operazione scudo del Tigri</a> con l’intento di stroncare definitivamente i curdi del <strong>Pkk</strong>. Non sarà semplice per le forze di Erdogan vincere tra i monti del Qandil. Intanto però i miliziani del partito curdo hanno colpito l&#8217;Iraq in almeno una quindicina di occasioni tra il 2017 e 2018 provocando 111 morti.</p>
<p class="p1"><div style="position:relative;width:100%;padding-bottom:70.25%;height:0;overflow:hidden;"><iframe src="https://telemaco87.carto.com/viz/54fa43bc-6e76-48c0-aa75-aa6bf698595f/embed_map" style="position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%;border:0;" allowfullscreen loading="lazy"></iframe></div></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/guerra-iraq-isis.html">Iraq, la pace è ancora lontana  dopo la sconfitta del Califfato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il nuovo gruppo terrorista post Isis che spaventa l&#8217;Iraq</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/gruppo-terrorista-post-isis-spaventa-liraq.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Dec 2017 08:47:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Baghdad]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/gruppo-terrorista-post-isis-spaventa-liraq-163603.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220160042_25316317.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220160042_25316317.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220160042_25316317-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220160042_25316317-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220160042_25316317-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L’Iraq ha appena terminato le operazioni militari contro l’ISIS; il califfato è adesso sparito da queste parti, le bandiere nere hanno lasciato spazio a quelle governative e per Baghdad inizia adesso una fase, quale quella del dopoguerra, che potrebbe nascondere non poche insidie: ancora una volta, per il governo centrale, i maggiori grattacapi potrebbero arrivare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/gruppo-terrorista-post-isis-spaventa-liraq.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/gruppo-terrorista-post-isis-spaventa-liraq.html">Il nuovo gruppo terrorista post Isis che spaventa l&#8217;Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220160042_25316317.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220160042_25316317.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220160042_25316317-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220160042_25316317-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/OLYCOM_20171220160042_25316317-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L’Iraq ha appena terminato le operazioni militari contro l’ISIS; il califfato è adesso sparito da queste parti, le bandiere nere hanno lasciato spazio a quelle governative e per Baghdad inizia adesso una fase, quale quella del dopoguerra, che potrebbe nascondere non poche insidie: ancora una volta, per il governo centrale,<strong> i maggiori grattacapi potrebbero arrivare dal Kurdistan</strong> e quindi da quella regione che lo scorso settembre ha votato a favore dell’indipendenza ma che adesso, tra crisi economica e politica, vive uno dei momenti più delicati dalla fine del regime di Saddam Hussein. Nel rapporto tra esecutivo centrale e regione autonoma, <strong>a pesare maggiormente è indubbiamente la questione relativa alla provincia di Kirkuk</strong>: zona a maggioranza araba ma con un’importante minoranza curda al suo interno, gran parte del territorio è stato inglobato dai peshmerga durante la lotta contro il califfato ma, dopo il referendum indipendentista, <strong>l’esercito regolare di Baghdad ne ha ripreso il controllo assieme ai suoi importanti giacimenti petroliferi</strong>. E’ proprio questo ad aver generato nuove tensioni e, come riportato da alcune fonti locali, anche la nascita di nuovi gruppi terroristici.</p>
<h2>La comparsa delle ‘Bandiere Bianche’</h2>
<p>Sono soprattutto i cittadini di <strong>Tuz Khurmatu</strong> ad aver notato, dall’inizio del mese di dicembre, la comparsa di nuovi gravi pericoli per la sicurezza nelle regioni settentrionali dell’Iraq; questa città, di quasi 120mila abitanti, si trova lungo l’autostrada che collega Baghdad a Kirkuk ed è dunque strategica in quanto mette in comunicazione la capitale con il capoluogo della provincia contesa tra iracheni e curdi: dopo essere stata occupata nell’estate del 2014 dai curdi, l’esercito regolare è ritornato nell’ottobre scorso, riprendendone il controllo, nell’ottica del respingimento delle forze curde all’interno dei confini della loro provincia stabiliti nel 2003. Da quel momento in poi però, la popolazione ha iniziato a vivere nella paura a causa di alcuni attacchi terroristici: <strong>un’autobomba in centro</strong>, lo scorso 5 dicembre, ha ucciso 24 persone mentre numerose azioni hanno portato al <strong>rapimento di autisti che trasportavano, con i loro camion, il petrolio da Kirkuk al resto del paese.</strong></p>
<p></p>
<p>A rivendicare queste azioni è stato un gruppo ancora sconosciuto tanto ai media quanto alle forze di sicurezza irachene: si tratta, in particolare, delle milizie delle ‘<strong><em>Bandiere Bianche</em></strong>’ le quali, in alcuni comunicati lanciati sul web, hanno dichiarato di lottare contro le forze irachene accusate di aver occupato i territori curdi di Kirkuk. A capo di questa organizzazione, ci sarebbe un nome anch’esso poco conosciuto che corrisponde a quello di <strong>Assi Qawali</strong>: nelle foto diffuse dal suo gruppo, appare come l’unico soggetto a volto scoperto, con vestiti tradizionali curdi, mitra in mano ed i simboli della sua organizzazione alle spalle; di lui si sa poco, <a href="http://www.arabnews.com/node/1208661/middle-east">secondo alcune testimonianze riportate dal quotidiano ‘Arab News’</a> si tratterebbe di una persona anziana, dedita fino a pochi anni fa a trasportare acqua con alcuni recipienti attaccati al suo trattore in alcuni villaggi della provincia di Kirkuk. Poi, negli gli ultimi anni, è stato notato vicino ad alcuni ambienti radicali curdi e, dopo il ritorno delle forze governative, il suo nome è per l’appunto comparso quale leader della nuova formazione terroristica.</p>
<p>Il gruppo è stato soprannominato ‘Bandiere Bianche’ perché, tanto dopo le sue azioni quanto nei propri proclami, vengono issati dei vessilli bianchi con al centro il disegno di un leone di colore nero; oltre ai rapimenti lungo l’autostrada per Baghdad ed all’autobomba di inizio dicembre, <strong>le Bandiere Bianche pro curde hanno lanciato diversi razzi verso la sopra citata città di Tuz Khurmatu</strong> creando ulteriore panico in una popolazione già provata da anni di guerra e tensione.</p>
<p></p>
<h2>Ex miliziani Isis nella nuova formazione terroristica curda</h2>
<p>Le Bandiere Bianche vengono descritte come un’organizzazione molto vicina, tanto nell’ideologia portata avanti quanto nella tipologia delle azioni perpetuate, <strong>all’islamismo più radicale</strong>; non solo quindi la ‘liberazione’ delle zone rivendicate dai curdi, tra gli obiettivi dei miliziani vi è anche quello di portare avanti la guerra santa. A conferma della natura del nuovo gruppo terrorista vi sarebbero anche alcune testimonianze, riportate da Arab News, secondo cui lo stesso leader Assi Qawali avrebbe dato fuoco, dopo l&#8217;arrivo dell&#8217;esercito iracheno all&#8217;interno della provincia di Kirkuk, alle case di alcuni sciiti turcomanni presenti nella zona; uno scontro quindi, che non appare soltanto etnico bensì anche religioso e sempre più settario, in un Iraq il cui già fragile equilibrio rischia di traballare. L’avvicinamento delle Bandiere Bianche alla causa jihadista, sarebbe dovuto inoltre all’inserimento nelle fila del gruppo di<strong> ex miliziani dell’ISIS scappati dalla provincia di Ninive durante la ritirata del califfato</strong>; sarebbero proprio loro a lanciare razzi e ad organizzare gli attentati nella zona di Tuz Khurmatu, sfruttando anche una conformazione del territorio che ne rende molto difficile il controllo.</p>
<p>Della presenza di jihadisti reduci dello Stato Islamico nella provincia di Kirkuk, ne hanno parlato anche gli stessi rappresentanti del governo regionale curdo: rispondendo alle accuse della comunità turcomanna circa il lancio di razzi nel nord  del paese, le autorità del Kurdistan iracheno hanno affermato che ad effettuare tali azioni sarebbero miliziani dell’ISIS rimasti in zona dopo le avanzate dell’esercito degli ultimi mesi; da Erbil, sede del governo regionale, nessun commento invece circa la comparsa delle Bandiere Bianche e la figura dello stesso presunto leader Assi Qawali, ritratto in alcune foto con l’immagine dell’ex presidente curdo Barzani alle sue spalle. Tutt’altro,<strong> le autorità curdo irachene rilanciano accuse nei confronti delle milizie sciite</strong> presenti nella provincia di Kirkuk: in particolare,<a href="http://www.rudaw.net/english/kurdistan/231220175"> sul sito curdo Rudaw </a>(ritenuto essere molto vicino al partito dello stesso Barzani), alcuni rappresentanti del governo di Erbil hanno espresso i timori per presunte violenze effettuate dai guerriglieri sciiti contro i curdi proprio a Tuz Khurmatu, rilanciando anche un rapporto dell’<strong>UNAMI</strong> (<em>United Nations Assistance Mission for Iraq</em>) in cui si fa riferimento ad espropri e vessazioni nei confronti della locale popolazione curda.</p>
<p></p>
<h2>Le reazioni da Baghdad</h2>
<p><strong>Un intreccio di sigle filo curde con gruppi islamisti al suo interno ed ex miliziani dell’ISIS pronti a creare nuovo scompiglio nel nord del paese</strong>: le Bandiere Bianche dunque sarebbero formate da questo pericoloso intreccio capace, dall’inizio di dicembre in poi, di bersagliare alcune aree della provincia di Kirkuk.<strong> Da Baghdad da un lato si minimizza, dall’altro però ci si prepara ad un’azione di forza nelle montagne</strong> poste alle spalle di Tuz Khurmatu; un portavoce delle forze di sicurezza irachene,<a href="http://www.arabnews.com/node/1208661/middle-east"> ha affermato su Arab News </a>come, secondo le informazioni d’intelligence, il gruppo indicato come ‘Bandiere Bianche’ sarebbe formato in gran parte dalla sigla islamista curdo ‘<em>Ansar Al-Islam</em>’, dentro il quale potrebbero essere confluiti ex miliziani dell’ISIS: “<em>Assi Qawali viene usato soltanto come prestanome</em> – si legge sulla testata sopra citata –<em> In realtà dietro di lui vi sono elementi di Ansar Al-Islam e Daesh”.</em></p>
<p>Il gruppo comunque, sempre secondo il funzionario intervistato, non sarebbe in grado di avanzare e di controllare il territorio in cui agisce; pur tuttavia, all’interno degli uffici del Ministero della Difesa iracheno si pianifica un’azione di attacco per scongiurare ogni pericolo: <em>“Anche questo gruppo armato verrà eliminato</em> – ha affermato <strong>Abu Reda al-Najjar</strong>, comandante dell’asse settentrionale delle milizie paramilitari irachene, ad <a href="https://www.iraqinews.com/iraq-war/paramilitary-troops-denies-agreement-postponing-operations-white-flags/">IraqiNews </a>– <em>Un’operazione militare in queste montagne è oramai imminente”.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/gruppo-terrorista-post-isis-spaventa-liraq.html">Il nuovo gruppo terrorista post Isis che spaventa l&#8217;Iraq</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 53/406 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-07-19 00:37:08 by W3 Total Cache
-->