Una delle ultime immagini che la storia rimanda dell’Iraq di Saddam Hussein, riguardano le grandi parate svolte al centro di Baghdad nei giorni in cui si celebrano indipendenza e “vittoria” sull’Iran. In ognuno di questi video, dove emerge un Saddam con il suo consueto cappello che spara colpi di fucile in aria dalla tribuna al passaggio dei soldati, sullo sfondo appare un arco divenuto oramai tra i simboli più importanti di Baghdad. Si tratta del cosiddetto “arco della vittoria“, formato da due gigantesche spade che si intrecciano e che donano al monumento anche il nome di “Spade di Qadisiyya“. È forse l’opera artistica che più rappresenta la propaganda di Saddam: l’arco viene infatti inaugurato l’8 agosto 1989, ad un anno dalla fine della guerra con l’Iran. Un conflitto che non fa in realtà né vincitori e né vinti, ma che il governo iracheno considera concluso a suo favore tanto da dedicargli un arco. Per di più le due spade sono rette da terra a due gigantesche braccia, che ricalcano lo stampo originale del braccio di Saddam Hussein. Nulla viene lasciato al dettaglio, nemmeno l’ubicazione dell’arco che viene posizionato lungo Qadisaya Expy: si è dunque nel cuore di quella che, con l’arrivo degli americani a Baghdad il 9 aprile 2003, viene chiamata “Zona Verde”. 

La Zona Verde dal 2003 in poi 

Qadisaya Expy è un’arteria molto importante di Baghdad, che congiunge l’aeroporto con la riva sinistra del Tigri. Saddam Hussein negli anni ’80 sceglie questo quartiere per impiantare i palazzi del potere iracheno: sede della presidenza, sede del parlamento, sede del Baath, sede dell’Alta corte di giustizia, più vari uffici e residenze private di ministri e familiari. Tutto ruota attorno a questa zona di Baghdad dirimpettaia al quartiere che, al di là dell’altra sponde dell’Eufrate, ospita l’Hotel Palestine. Nel 1989, lungo la Qadisaya Expy ed all’interno del parco Al Zawraa, si decide la costruzione di un grande complesso fatto di un largo viale accostato da imponenti tribune. È lì che Saddam celebra le sue ricorrenze e le sue parate, che culminano per l’appunto nell’arco della vittoria sotto il quale passano tutti i soldati al termine delle celebrazioni. Immagini dunque di una Baghdad non tanto lontana, ma molto diversa rispetto ad oggi. Foto e video che arrivano dal cuore del potere di Saddam, all’epoca visitabile da tutti i cittadini: i viali infatti risultano in quegli anni aperti al traffico, sotto le spade dell’arco della vittoria diventa consuetudine per molte coppie appena sposate scattare le foto dell’album di nozze. 

Immagini che per 15 anni né l’Iraq e né il mondo vedono più. Il 9 aprile 2003 le truppe Usa, nell’ambito della guerra intentata da Bush junior contro Saddam, arrivano al centro di Baghdad. Le autorità che governano il paese da più di due decenni improvvisamente evaporano, dello stesso rais non si sa nulla per mesi fino alla cattura avvenuta nel mese di dicembre di quell’anno. Gli americani scelgono il quartiere del potere del governo appena cacciato come sede della propria amministrazione provvisoria. Chi governa Baghdad rimane lì dunque, cambiano però i padroni. Ma i nuovi padroni sono stranieri, soltanto l’anno successivo si inizia a ridare l’autorità ad amministrazioni irachene ad interim, dunque occorre recintare la zona del potere per timore di ritorsioni ed attentati. Attorno a quei viali ed a quei monumenti simboli sì di Saddam, ma appartenenti comunque alla vita di Baghdad, iniziano ad essere eretti muri di cemento e di filo spinato. Nasce così la zona verde. Il quartiere blindato dove si può accedere solo dopo scrupolosi controlli e solo se si lavora in uno degli edifici governativi. Niente auto, niente pedoni, niente coppie appena sposate che immortalano il loro giorno sotto l’arco costruito nel 1989. 

Il significato della riapertura della zona del potere

Il quartiere che ospita governi voluti per realizzare uno Stato più democratico, diventa invece simbolo ed emblema della distanza tra il potere ed i cittadini. Anche quando l’amministrazione torna in mani irachene la zona verde continua ad essere recintata da blocchi di cemento e filo spinato. Gli iracheni toccano con mano come, di fatto, il nuovo potere sia in realtà molto più distante dai cittadini rispetto a prima. Immagini di urne aperte e di striscioni appesi durante le campagne elettorali, diventano spot il cui scopo è mostrare al mondo la nascente “democrazia” irachena post 2003. Ma i checkpoint e l’impossibilità di passeggiare al fianco dei palazzi del governo danno idea di come in realtà nulla sia cambiato: una realtà ben più amara, con una zona di Baghdad interamente proibita ai suoi stessi cittadini. 

Ma adesso qualcosa sembra muoversi. Nei giorni scorsi il primo ministro iracheno, Adel Abdul Mahdi, prende due importanti decisioni volte a far riavvicinare fisicamente istituzioni e cittadini: lo spostamento del suo ufficio fuori dalla zona verde e la parziale riapertura della stessa zona verde. Qadisaya Expy può nuovamente fungere da arteria di collegamento per tutti i cittadini di Baghdad e non per viale ad uso esclusivo della zona verde, così come può essere nuovamente percorso il lungo viale dove si svolgevano le parate di Saddam. Anche lo stesso arco della vittoria torna adesso visitabile. Non tutto viene riaperto, le vie secondarie e limitrofe a parlamento e palazzo presidenziale sono ancora sotto presidio, ma almeno vengono rimossi i blocchi di cemento e di filo spinato. Un assaggio di normalità dopo 15 anni di “assedio” per una Baghdad divenuta improvvisamente “proibita”. Una decisione, quella di Mahdi, che fa della zona verde un altro simbolo: la sua riapertura infatti coincide con il primo anniversario dell’annuncio della caduta di Mosul e dunque della cacciata dell’Isis. Da oggi questa data è una nuova festa nazionale.

Ironia della sorte: l’arco della vittoria viene eretto in occasione del primo anniversario dalla fine della guerra con l’Iran. La sua riapertura coincide con il primo anniversario dalla fine della guerra all’Isis. Due guerre in realtà mai completamente vinte dall’Iraq, ma ugualmente celebrate sotto lo stesso simbolo. Intanto la zona verde riapre e chissà se una di quelle coppie sposatesi a pochi mesi dalla caduta di Saddam tornerà sotto l’arco della vittoria, lì dove sono state scattate le foto delle nozze, con un figlio oramai adolescente che queste zone di Baghdad le ha viste soltanto in televisione. 

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