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	<title>Striscia di Gaza Archives - InsideOver</title>
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	<title>Striscia di Gaza Archives - InsideOver</title>
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		<title>Smentite le accuse di Israele: &#8220;nessuna prova di furti di aiuti da Hamas&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Jul 2025 07:02:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1291" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727085257499_a7cc381d3f28488de1c679ad7c195d8b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727085257499_a7cc381d3f28488de1c679ad7c195d8b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727085257499_a7cc381d3f28488de1c679ad7c195d8b-600x403.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727085257499_a7cc381d3f28488de1c679ad7c195d8b-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727085257499_a7cc381d3f28488de1c679ad7c195d8b-1024x689.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727085257499_a7cc381d3f28488de1c679ad7c195d8b-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727085257499_a7cc381d3f28488de1c679ad7c195d8b-1536x1033.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>riassumi in cinque punti</p>
<p>Accuse smentite: Un'inchiesta del New York Times rivela che non ci sono prove di furti sistematici di aiuti umanitari da parte di Hamas, contrariamente alle accuse di Israele.<br />
Efficacia ONU: Fonti militari israeliane ammettono che il sistema di distribuzione degli aiuti delle Nazioni Unite è stato in gran parte efficace nel fornire cibo a Gaza.<br />
Crisi umanitaria: La situazione a Gaza peggiora, con segnalazioni di fame e decessi, mentre oltre 100 organizzazioni denunciano il rischio di "fame di massa".<br />
Pressione internazionale: L’UE e 28 governi, inclusi Regno Unito e Canada, condannano le restrizioni israeliane agli aiuti, definite un "flusso a goccia".<br />
Pausa umanitaria: Israele annuncia una pausa per facilitare la consegna di aiuti tramite corridoi umanitari, ma le agenzie ONU sottolineano che le limitazioni israeliane restano il principale ostacolo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1291" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727085257499_a7cc381d3f28488de1c679ad7c195d8b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727085257499_a7cc381d3f28488de1c679ad7c195d8b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727085257499_a7cc381d3f28488de1c679ad7c195d8b-600x403.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727085257499_a7cc381d3f28488de1c679ad7c195d8b-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727085257499_a7cc381d3f28488de1c679ad7c195d8b-1024x689.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727085257499_a7cc381d3f28488de1c679ad7c195d8b-768x516.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727085257499_a7cc381d3f28488de1c679ad7c195d8b-1536x1033.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per quasi due anni, <strong>Israele</strong> ha accusato Hamas di sottrarre sistematicamente gli aiuti umanitari forniti dalle Nazioni Unite e da altre organizzazioni internazionali, utilizzandolo come principale razionale per restringere l’ingresso di cibo a Gaza. Tuttavia, <a href="https://www.nytimes.com/2025/07/26/world/middleeast/hamas-un-aid-theft.html">secondo un’inchiesta del <em>New York Times</em></a>, che cita due alti ufficiali militari israeliani e altre due fonti coinvolte nella questione, non è mai stata trovata alcuna prova che dimostri un furto sistematico di aiuti da parte dell&#8217;organizzazione palestinese nei confronti delle Nazioni Unite, il principale fornitore di assistenza di emergenza a Gaza durante la maggior parte del conflitto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Smentite le accuse di Tel Aviv</h2>



<p>Contrariamente alle accuse, gli ufficiali militari israeliani hanno ammesso che il sistema di distribuzione degli aiuti delle Nazioni Unite, spesso criticato e ostacolato da Israele, si è rivelato in gran parte efficace nel fornire cibo alla popolazione affamata di Gaza. Questa rivelazione arriva in un momento in cui la crisi umanitaria nella Striscia si aggrava, con medici locali che segnalano un aumento di pazienti che soffrono, e in alcuni casi muoiono, a causa della fame. La pressione internazionale su Israele è in aumento per il modo in cui sta conducendo la guerra a Gaza e per le sofferenze umanitarie che ne derivano. Più di <strong>100 organizzazioni umanitarie e gruppi per i diritti umani</strong> hanno<a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-muore-di-fame-il-genocidio-passa-anche-dal-cibo.html"> avvertito questa settimana del rischio di “fame di massa”</a> e hanno esortato Israele a revocare le restrizioni sugli aiuti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La condanna dei 28 governi</h2>



<p>L’Unione Europea e almeno 28 governi, inclusi alleati come Regno Unito, Francia e Canada, <a href="https://www.timesofisrael.com/25-western-nations-call-for-end-to-gaza-war-say-suffering-has-reached-new-depths/">hanno emesso una dichiarazione congiunta</a> condannando il &#8220;flusso a goccia&#8221; di aiuti verso i due milioni di residenti palestinesi di Gaza. Nonostante le critiche, il governo israeliano ha respinto le accuse di causare una carestia. <strong>David Mencer</strong>, portavoce del governo, ha dichiarato che non vi è alcuna “carestia causata da Israele”, attribuendo invece le carenze alimentari a Hamas e alla scarsa coordinazione delle Nazioni Unite.</p>



<p>Tuttavia, sabato sera l’esercito israeliano ha annunciato la <strong>ripresa del lancio di aiuti tramite aerei</strong> e l’intenzione di facilitare il passaggio delle carovane umanitarie attraverso “corridoi umanitari designati”. Non sono stati forniti dettagli su come queste misure differiscano dalle precedenti, che secondo le agenzie umanitarie risultavano mal coordinate e poco efficaci.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Annunciata una &#8220;pausa umanitaria&#8221;</h2>



<p>In risposta alle crescenti critiche internazionali per la fame che colpisce i palestinesi a Gaza, l’esercito israeliano ha annunciato una “pausa umanitaria” a Gaza, a partire da oggi, per consentire ai convogli delle Nazioni Unite di consegnare aiuti. Tuttavia, i combattimenti dovrebbero continuare nella maggior parte della Striscia. </p>



<p>Il presidente israeliano <strong>Isaac Herzog</strong> ha accolto con favore la decisione, dichiarando su X che le pause proteggeranno i civili e faciliteranno la consegna degli aiuti, esortando l’Onu a migliorare i propri sforzi e attribuendo a Hamas la deviazione degli aiuti. Le agenzie delle Nazioni Unite, però, hanno smentito tali accuse, sottolineando che il controllo di Israele sui valichi di Gaza limita gravemente l’accesso agli aiuti e che non ci sono prove di deviazioni significative degli aiuti da parte di Hamas.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto.&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>La poesia come resistenza contro la barbarie. Testimonianze da Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-poesia-come-resistenza-contro-la-barbarie-testimonianze-da-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2025 10:30:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="275" height="183" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/gaza.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gaza" decoding="async" /></p>
<p>Un libro da leggere: pubblicato da Fazi, raccoglie le voci poetiche di Gaza. Un grido di resistenza contro la barbarie.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="275" height="183" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/gaza.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gaza" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p></p>



<p>Lo potremmo definire il libro che tutti dovrebbero leggere, e far leggere. Uscito con <a href="https://fazieditore.it/catalogo-libri/il-loro-grido-e-la-mia-voce-poesie-da-gaza/">Fazi editore</a> nello scorso mese di aprile, oltre a dare voce a chi non ha più voce – purtroppo non è un modo di dire, visto che alcuni degli autori, <strong>come Heba Abu Nada e Refaat Alareer, sono stati assassinati dalle azioni militari israeliane nel 2023</strong> – consente a chi acquista il libro di compiere un gesto concreto di solidarietà, visto che 5 dei 12 euro del prezzo di copertina saranno devoluti in favore di Emergency, per le sue attività di assistenza nella striscia di Gaza.</p>



<p>Curata da Antonio Bocchinfuso, Mario Soldaini e Leonardo Tosti, la silloge raccoglie le opere di dieci autori palestinesi: Hend Joudah, Ni’ma Hassan, Yousef Elqedra, Ali Abukhattab, Dareen Tatour, Marwan Makhoul, Yahya Ashour, Heba Abu Nada, Haidar al-Ghazali e Refaat Alareer.</p>



<p>La poesia, grazie all’opera degli autori e autrici, diviene veicolo di resistenza contro la barbarie in corso a Gaza (senza mai dimenticare le violenze perpetrate in <a href="https://www.oxfamitalia.org/in-cisgiordania-violenze-e-sfollamenti-forzati/">Cisgiordania</a>), da parte di coloro che vivono sulla loro pelle (e su quella dei loro cari, che magari hanno visto morire e/o rimanere gravemente feriti per le feroci operazioni dell’IDF), quello che la stessa <a href="https://it.gariwo.net/magazine/interviste/il-massacro-di-gaza-visto-dalla-corte-penale-internazionale-28591.html">Corte penale internazionale</a> ha qualificato come crimini efferati.</p>



<p>Tra le testimonianze più toccanti quella di <strong>Haidar al-Ghazali</strong>, appena diciannovenne, che racconta di avere già visto troppe morti, in un’età che dovrebbe rappresentare una delle fasi più spensierate della vita, per non parlare delle più recenti notizie che ci riportano l’uccisione a sangue freddo dei disperati <a href="https://www.repubblica.it/esteri/2025/06/18/news/gaza_spari_palestinesi_fila_cibo_khan_younis-424675647/">in fila per un po’ di cibo</a>, per garantire la sopravvivenza propria e dei familiari.</p>



<p>Molto toccanti le parole di alcuni degli autori, tra i quali alcuni che non ce l’hanno fatta a vedere le loro poesie pubblicate: “Noi di Gaza, presso Dio, siamo martiri o testimoni della liberazione. E tutti noi aspettiamo il luogo in cui saremo. <strong>Tutti noi aspettiamo, o Dio, la tua promessa veritiera</strong>” (Heba Abu Nada), o uno degli ultimi appelli di Refaat Alareer, ucciso il 6 dicembre del 2023: “Se devo morire, tu devi vivere, per raccontare la mia storia…” O ancora il racconto di Elqedra, sulla morte per il freddo o le bombe nei campi profughi.</p>



<p>Non dimentichiamo il contributo dello storico israeliano Ilan Pappe, costretto a vivere in esilio per le coraggiose denunce contenute in numerosi libri e interventi, che nella prefazione al volume scrive: <strong>“L’aspetto più inquietante di ciò che accade dal 7 ottobre 2023 è il silenzio e l’indifferenza dell’Europa”</strong>, aggiungendo che “forse questa raccolta contribuirà a erodere in qualche misura lo scudo di silenzio e disinteresse che garantisce immunità ai responsabili del genocidio a Gaza”; il discorso tenuto alla Oxford Union dalla scrittrice palestinese <strong>Susan Abulhawa</strong>, autrice del romanzo bestseller “Ogni mattina a Jenin”, chiude la pubblicazione, senza dimenticare il prezioso contributo del giornalista premio Pulitzer Chris Hedges, ex corrispondente del «The New York Times».</p>



<p>Vogliamo concludere questo breve articolo, non solo rinnovando l’invito a leggere e diffondere il libro, ma citando alcuni passaggi di un’altra poesia contenuta nella raccolta, che dovrebbe far riflettere tanti che si riempiono la bocca con parole vuote o di circostanza: “Una madre a Gaza non dorme…, Ascolta il buio, ne controlla i margini, filtra i suoni uno ad uno per scegliere una storia che le si addica, per cullare i suoi bambini, E dopo che tutti si sono addormentati, si erge come uno scudo di fronte alla morte (Ni&#8217;ma Hassan).</p>



<p><strong><em>Noi di Inside Over sosteniamo la lotta per la verità e condanniamo senza riserve i crimini perpetrati ai danni di tanti innocenti, cercando di dare loro voce: se vuoi sostenere il nostro lavoro <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">abbonati</a></em></strong><strong><em>.</em></strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Ministro e il Professore: quel che il duello Crosetto-Orsini dice dell&#8217;Italia</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/il-ministro-e-il-professore-quel-che-il-duello-crosetto-orsini-dice-dellitalia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2025 16:35:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="768" height="432" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/crosetto.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="corsetto" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/crosetto.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/crosetto-600x338.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/crosetto-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/crosetto-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></p>
<p>Gli insulti che Orsini non può permettersi e le argomentazioni politicamente ambigue del ministro Crosetto. Un "dibattito" italiano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/il-ministro-e-il-professore-quel-che-il-duello-crosetto-orsini-dice-dellitalia.html">Il Ministro e il Professore: quel che il duello Crosetto-Orsini dice dell&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="768" height="432" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/crosetto.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="corsetto" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/crosetto.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/crosetto-600x338.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/crosetto-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/crosetto-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></p>
<p>La recente polemica tra il ministro della Difesa<strong> Guido Crosetto</strong> e il professor <strong>Alessandro Orsini</strong>, con strascico di minacciata querela del Ministro nei confronti del Professore, è un esempio perfetto, non ce ne vogliano i protagonisti, di come si può mandare in vacca un dibattito potenzialmente serio, anzi prezioso. Tutto sarebbe nato, ricostruiscono i giornali, da una frase che il Ministro avrebbe consegnato<a href="https://roma.corriere.it/notizie/politica/25_giugno_15/crosetto-intervista-israele-iran-299491b8-2679-4fa8-b245-d3d9eb921xlk.shtml"> a un&#8217;intervista al Corriere della Sera</a>: &#8220;Perché l’Iran ha ribadito, più volte, che il suo scopo è distruggere non Israele — che non chiama nemmeno Stato di Israele, ma “entità sionista” — ma ogni presenza israeliana nella regione. Il giorno in cui l’Iran avesse la bomba atomica, non perderebbe un’ora: la userebbe e senza esitazione&#8221;. </p>



<p>A questa affermazione, il Professore ha reagito con una intemerata delle sue, che <a href="https://www.repubblica.it/politica/2025/06/15/news/crosetto_orsini_scontro_atomica_iran_israele-424671430/">secondo Repubblica suonerebbe così</a>: &#8220;Crosetto afferma il falso e fornisce una conferma ai miei studi sull&#8217;Italia come Stato satellite degli Stati Uniti. Perché, <strong>quando la Casa Bianca entra in guerra, il nostro ministro della Difesa è tenuto a tradire gli interessi nazionali dell&#8217;Italia per curare quelli degli Stati Uniti</strong>, come è accaduto con la guerra in Ucraina – scrive il Orsini sui social – In questo momento, Crosetto non parla come un ministro della Repubblica italiana, ma come un ministro del governo <strong>Netanyahu</strong>&#8230; occorre semplicemente capovolgere le menzogne di Crosetto: il rischio che Netanyahu usi l&#8217;atomica contro l&#8217;Iran è alto. L&#8217;Iran potrebbe radere al suolo le città israeliane in queste ore, ma si astiene dal farlo per paura che Netanyahu usi la bomba atomica. Crosetto non può dire che Netanyahu userebbe l&#8217;atomica senza esitazione perché, in queste ore, Crosetto risponde all&#8217;ambasciatore americano a Roma di tutto quel che dice giacché l&#8217;Italia è un Paese che deve dare conto a una potenza straniera di ogni sua affermazione sulla politica internazionale nello spazio pubblico&#8221;.</p>



<p>Dando per scontato che le ricostruzioni siano fedeli all&#8217;accaduto, ci permettiamo qualche osservazione sparsa. Il Professore non può (meglio: non deve) dire del Ministro (meglio: di nessuno) che (sintesi mia) è un traditore della patria e il pavido portavoce di potentati stranieri. Un ministro che querela un cittadino suona sempre male, <strong>ma quelle di Orsini, diciamolo francamente, non sono critiche: sono insulti.</strong> Che il Ministro voglia difendere la propria onorabilità di politico e di alto funzionario dello Stato non può/non deve stupire.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bomba o non bomba</h2>



<p>Però, diciamolo senza tanti giri di parole, soprattutto trattandosi di un personaggio come Crosetto che non ci ha abituati alle facili sparate, l&#8217;affermazione che &#8220;il giorno in cui l&#8217;Iran avesse la bomba atomica non perderebbe un&#8217;ora: la userebbe e senza esitazione&#8221;, cercando per di più di eliminare non lo Stato di Israele ma &#8220;ogni presenza israeliana nella regione&#8221;, non è poca cosa. Il Ministro sa cose che non sappiamo e non può/vuol dire o, come tenderemmo a credere, si tratta di una semplice opinione? Perché il punto resta uno: l&#8217;Iran non ha la bomba atomica e, stando alle<a href="https://it.insideover.com/politica/lattacco-israeliano-alliran-e-una-guerra-preventiva-come-quella-di-bush-contro-liraq.html"> relazioni da pochi giorni pubblicate dall&#8217;Agenzia dell&#8217;Onu per l&#8217;energia atomica</a>, non era nemmeno particolarmente vicino a ottenerla. <strong>166,6 chili di uranio arricchito al 60%</strong>, quando per la bomba bisogna arricchirlo almeno all&#8217;85% (senza contare che la bomba poi va notata su missili che a loro volta vanno lanciati e diretti sul bersaglio) non fanno un <em>clear and present danger</em>. E per carità, non citiamo l&#8217;intelligence di Israele: già dieci anni fa Netanyahu spergiurava che l&#8217;Iran fosse a pochi giorni dalla bomba atomica&#8230; Che gli ayatollah avessero voglia di procurarsela, la bomba, è più che possibile. Ma questo è un altro discorso, e l&#8217;eventualità era già stata scongiurata da Barack Obama con l&#8217;accordo del 2015. Perché non riprenderlo? </p>



<p>Questa di Israele, quindi, è a tutti gli effetti una guerra preventiva. Come quella di George Bush contro le immaginarie armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, anche se l&#8217;uranio di Ali Khamenei è di certo un poco meno immaginario. È una guerra preventiva come quella di Vladimir Putin contro l&#8217;Ucraina: non dice anche lui che i missili Nato in Ucraina sarebbero stati un &#8220;pericolo esistenziale&#8221; per la Russia? Quindi, a differenza del Professore noi diamo per scontata l&#8217;onestà politica e intellettuale del Ministro, però vorremmo chiedergli: <strong>lei è favorevole alle guerre preventive? Le trova politicamente praticabili?</strong> Allargando un attimo lo sguardo: lei crede che Gaza, Cisgiordania, Libano, Siria, Yemen e adesso l&#8217;Iran rappresentino solo il &#8220;diritto di Israele&#8221; a difendersi o qualcosa di più e di diverso? Pensa davvero che da tutto questo nascerà un Medio Oriente più stabile e pacifico? </p>



<p>Infine. Di fronte all&#8217;affermazione apodittica sulla certa volontà del&#8217;Iran di arrivare alla bomba nucleare e di usarla contro gli israeliani &#8220;senza esitazione&#8221; e &#8220;senza perdere un&#8217;ora&#8221;, non trova un po&#8217; fiacchetta la frase &#8220;la comunità internazionale deve continuare a chiedere a Netanyahu di fermare gli attacchi militari su Gaza. Hamas va combattuta, certo, ma in un altro modo&#8221;, che dedica all&#8217;operato dell&#8217;esercito dello Stato ebraico nella Striscia? Cioè: se Israele decide di devastare l&#8217;Iran perché in futuro questo potrebbe avere la bomba è tutto ok, l&#8217;Iran se lo merita; e se Israele decide di massacrare 120 mila civili palestinesi, continuando a sparargli addosso anche dopo averci spiegato che la minaccia militare di Hamas è stata annientata, quello che abbiamo da dire è, più o meno, &#8220;che diamine, non è così che si fa&#8221;? <strong>Il Ministro è un politico troppo intelligente ed esperto per non sapere che quello di Gaza è un progetto di genocidio.</strong> E non perché lo diciamo noi (o lo negano i molti attivisti filo-Netanyahu che popolano le Tv) ma perché lo stabiliscono senza troppe incertezze le leggi internazionali, come <a href="https://it.insideover.com/politica/a-gaza-come-in-ruanda-o-in-cambogia-il-genocidio-non-e-un-discorso-da-bar-o-da-tv.html">la Convenzione Onu sul genocidio che sia Italia sia Israele hanno firmato.</a> A questo punto non sarebbe più limpido dire: qualunque cosa faccia Israele va bene?</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/il-ministro-e-il-professore-quel-che-il-duello-crosetto-orsini-dice-dellitalia.html">Il Ministro e il Professore: quel che il duello Crosetto-Orsini dice dell&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gaza: la rivolta silenziosa contro Hamas che potrebbe riscrivere il futuro</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gaza-la-rivolta-silenziosa-contro-hamas-che-potrebbe-riscrivere-il-futuro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2025 10:28:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Autorità Nazionale Palestinese (Anp)]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra a Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Hamas-Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Hamas]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250529153814882_dc2d7dbac95b1c55433ee4f31b55ad35-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre la Striscia di Gaza affronta uno dei periodi più oscuri della sua storia recente, una nuova minaccia emerge dall’interno: la repressione del dissenso da parte delle autorità di Hamas. Amnesty International lancia un allarme grave in un report pubblicato ieri: attivisti, manifestanti e semplici cittadini palestinesi che tentano di esercitare pacificamente il diritto alla &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-la-rivolta-silenziosa-contro-hamas-che-potrebbe-riscrivere-il-futuro.html">[...]</a></p>
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<p>Mentre la Striscia di Gaza affronta uno dei periodi più oscuri della sua storia recente, una nuova minaccia emerge dall’interno: la <strong>repressione del dissenso</strong> da parte delle autorità di <strong>Hamas</strong>. <a href="https://www.amnesty.it/gaza-hamas-reprime-chi-protesta/"><strong>Amnesty International</strong> lancia un allarme grave in un report pubblicato ieri</a>: attivisti, manifestanti e semplici cittadini palestinesi che tentano di esercitare pacificamente il diritto alla protesta stanno subendo una campagna sistematica di intimidazione, interrogatori forzati e pestaggi da parte delle forze di sicurezza locali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.cbc.ca/1.7493605.1743018166!/fileImage/httpImage/image.JPG_gen/derivatives/16x9_1180/israel-palestinians-gaza-protests.JPG?im=Resize%3D780" alt=""/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Marzo 2025: scoppiano le proteste a Gaza</h2>



<p>Le <strong>proteste scoppiate a Gaza il 25 marzo contro Hamas</strong> rappresentano un nuovo e potente segnale di dissenso popolare. Con slogan come “<em>Vogliamo mangiare</em>” e “<em>Hamas out</em>”, centinaia, talvolta migliaia, di palestinesi hanno manifestato in diverse città della Striscia, da <strong>Beit Lahia</strong> a <strong>Khan Younis</strong>, denunciando non solo le devastazioni della guerra con Israele, ma anche l’inefficacia e l’autoritarismo della leadership di Hamas. Tra gli edifici distrutti e le linee elettriche interrotte nel distretto di Shuja&#8217;iyya nella Striscia di Gaza, decine di palestinesi gridavano: &#8220;<em>Fuori, Hamas, vogliamo vivere in libertà</em>&#8221; oppure &#8220;<em>Oggi non ci importa, possono spararci e chiamarci spie, l&#8217;importante è che Hamas ci lasci in pace</em>&#8220;.<br>Un elemento non di certo nuovo, ma che soprattutto oggi contrasta l’equazione che vuole i gazawi tutti conniventi con i miliziani islamisti. <strong>La contestazione a Hamas non è un fenomeno nuovo</strong>. Dal 2010, i cittadini palestinesi hanno espresso in più occasioni frustrazione verso la deriva autoritaria del movimento. Proteste come quelle del 2017 (“<em>We want electricity</em>”) o del 2019 (“<em>We want to live</em>”) avevano già mostrato il malessere della popolazione, aggravato da crisi economiche, blackout e accuse di corruzione ai vertici di Hamas. L’<strong>accordo di riconciliazione del 2017</strong>, che prevedeva il trasferimento di alcune responsabilità amministrative all’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), non ha avuto effetti duraturi: Hamas ha continuato a gestire con pugno di ferro la Striscia. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il report di Amnesty International</h2>



<p>Che questo dissenso sia sincero è potente è provato tragicamente dal fatto che cartelli, slogan e canti di dissenso sono stati accolti da una reazione violenta: <strong>incursioni</strong>,<strong> arresti</strong>, <strong>minacce di morte </strong>e <strong>torture</strong>.<br>Testimonianze raccolte da Amnesty delineano un clima di terrore: 12 manifestanti intervistati, inclusi due donne e diversi familiari di attivisti, hanno raccontato episodi di violenza fisica, convocazioni extragiudiziali e pressioni psicologiche. In molti casi, le minacce si sono estese anche ai parenti. Alcuni media locali, in linea con il governo, hanno etichettato i <strong>manifestanti come spie al soldo di Israele</strong>. Questo clima ha alimentato una paura crescente: la popolazione teme tanto la violenza israeliana quanto la repressione interna, e resta divisa tra il desiderio di un cessate-il-fuoco e quello, ancora incerto, di un cambiamento politico profondo.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.cbc.ca/1.7494009.1743013065!/cpImage/httpImage/image.jpg_gen/derivatives/4x3_1180/israel-palestinians.jpg?im=Resize%3D1180" alt=""/></figure>
</div>


<p>Uno dei manifestanti, sopravvissuto a un attacco israeliano che ha ucciso cinque membri della sua famiglia, ha raccontato con voce ferma: “<em>Protestiamo perché vogliamo una vita dignitosa. Ci hanno chiamato traditori solo per aver chiesto pane e pace. Ma continueremo</em>”. Il 16 aprile, questo cittadino è stato interrogato e picchiato da decine di uomini armati in abiti civili in un centro di detenzione improvvisato. La sua colpa? Esporre pubblicamente il fallimento della leadership di Hamas nel proteggere la popolazione civile. Molti manifestanti, anche adolescenti e donne, sono stati etichettati come “<strong>collaborazionisti del Mossad</strong>” o <strong>agenti dell’intelligence dell’Autorità Palestinese</strong>. Le accuse, spesso infondate e strumentali, servono a giustificare una repressione politica che Amnesty definisce “<em>una violazione flagrante della libertà di espressione e dei diritti umani fondamentali</em>”. Un giovane attivista di Beit Lahia, arrestato e picchiato dopo il rifiuto di comparire a interrogatorio, ha dichiarato: “<em>Non si tratta più di Hamas o Fatah. Si tratta di sopravvivere. E noi vogliamo vivere</em>”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il complesso rapporto dei gazawi con Hamas</h2>



<p>A raccontare questa verità nella verità, anche i numeri. Secondo un sondaggio dell’Arab Barometer, realizzato in collaborazione con il Palestinian Center for Policy and Survey Research poco prima del 7 ottobre 2023, <strong>il 67% dei gazawi aveva poca o nessuna fiducia in Hamas</strong>, mentre il 72% lo considerava un governo corrotto. Solo il 24% avrebbe votato per il suo leader, <strong>Ismail Haniyeh</strong>. <strong>L’intervento militare israeliano ha temporaneamente rilanciato il consenso per Hamas</strong>: un sondaggio di maggio 2024 indicava che il 64% della popolazione approvava la gestione della guerra da parte del gruppo, e il 38% avrebbe votato per esso, contro il 24% per Fatah. </p>



<p>Tuttavia, con l’intensificarsi della devastazione, anche <strong>questo fragile supporto ha cominciato a sgretolarsi</strong>. Molti palestinesi ora accusano Hamas di anteporre la propria ideologia alla sopravvivenza della popolazione, sacrificandola sull’altare della lotta armata. Per la prima volta dal 7 ottobre, si sentono slogan che invocano un cambio di regime: “<em>Avete governato abbastanza. Lasciate spazio ad altri</em>”. <br><strong>Anche le donne hanno deciso di prendere parola</strong>. Una manifestante ha riferito che, dopo le minacce rivolte agli uomini, è stata organizzata una piccola protesta femminile: “<em>Era un messaggio chiaro: vogliamo proteggere i nostri figli. E dire basta</em>”. La disperazione si mescola alla rabbia. Una donna sfollata da Beit Lahia si è scagliata contro le dichiarazioni ciniche di Sami Abu Zuhri, noto esponente di Hamas, che aveva dichiarato: “Ricostruiremo le case e riprodurremo i martiri dieci volte”.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.arabbarometer.org/wp-content/uploads/Robbinschart1.png-1230x873.webp" alt=""/></figure>
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<p>Dal 2007, quando Hamas ha assunto il controllo della Striscia di Gaza, ha creato un proprio apparato di sicurezza con metodi brutali. Le <strong>proteste del 2019 </strong>furono già un banco di prova per la tolleranza del dissenso: arresti arbitrari, torture e repressione sistematica furono ampiamente documentati. Anche oggi, nel mezzo di una guerra devastante, Hamas continua a dare priorità al controllo interno, usando la paura come strumento di governo.<br>Un aspetto che emerge con forza è l’<strong>assenza di vie legali a esperire per i detenuti</strong>: interrogatori privi di qualsiasi base giuridica, pestaggi come routine punitiva, e l’uso sistematico della calunnia come arma politica. La repressione interna si inserisce in uno scenario apocalittico. Dal 2 marzo, Israele ha sigillato quasi completamente i confini, impedendo l’accesso agli aiuti vitali. Dopo 77 giorni, un parziale allentamento della chiusura non ha risolto la crisi. Milioni di persone sono intrappolate, senza acqua, cibo, cure mediche o sicurezza. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il futuro delle proteste</h2>



<p><strong>Il messaggio dei manifestanti è chiaro: non chiedono potere né vendetta, ma dignità e futuro</strong>. Le proteste che attraversano oggi Gaza potrebbero rappresentare uno snodo cruciale nella storia recente della Striscia: per la prima volta in anni, una parte significativa della popolazione osa sfidare apertamente l&#8217;autorità di Hamas, chiedendo non solo la fine della guerra, ma un cambiamento radicale della governance. Eppure, il futuro di questa mobilitazione resta appeso a un filo.</p>



<p>Almeno <strong>due ostacoli principali offuscano ogni orizzonte di transizione</strong>: da un lato, Israele continua a perseguire una <strong>strategia militare brutale</strong>, che ha già causato la morte di decine di migliaia di civili e che sembra ignorare deliberatamente la possibilità di distinguere tra Hamas e la popolazione palestinese. Bombardamenti indiscriminati, assedi prolungati e la distruzione sistematica delle infrastrutture civili hanno l’effetto paradossale di rafforzare le frange più radicali, rendendo più difficile per la popolazione immaginare alternative politiche reali.<br>Dall’altro lato, l’<strong>assenza di una leadership palestinese credibile</strong> e legittimata mina ogni possibile scenario post-Hamas. L’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), che teoricamente dovrebbe rappresentare l’alternativa istituzionale a Hamas, si trova oggi in una crisi profonda di legittimità e credibilità. Guidata da <strong>Mahmoud Abbas</strong>, ormai percepito da molti palestinesi come un leader distante e inamovibile (lo stesso che nel 2023 affermò che Adolf Hitler ordinò l&#8217;uccisione degli ebrei europei non a causa dell&#8217;antisemitismo, ma per il loro &#8220;ruolo sociale&#8221; come prestatori di denaro), è vista come inefficace, corrotta e sostanzialmente impotente di fronte alle dinamiche del conflitto. Non solo non esercita alcun controllo su Gaza, ma è del tutto <strong>assente dalla vita quotidiana dei suoi abitanti</strong>, incapace di offrire protezione, servizi o una visione politica convincente. La sua esistenza è spesso ridotta a una struttura amministrativa sotto tutela internazionale, più preoccupata di mantenere rapporti diplomatici che di rispondere ai bisogni del suo stesso popolo.</p>



<p>In questo contesto, la prospettiva di un governo post-Hamas affidato all’ANP appare tutt’altro che rassicurante per molti gazawi, che la considerano parte del problema, non della soluzione. Senza una rigenerazione politica e morale profonda, l’ANP difficilmente potrà colmare il vuoto che un eventuale crollo di Hamas lascerebbe dietro di sé. Per questo, le proteste rischiano di restare una scintilla senza combustibile, un grido che si spegne nel vuoto se non si avrà l’astuzia di &#8220;aiutare Hamas a fallire&#8221;.</p>



<p></p>



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		<title>&#8220;Anche a Gaza andavamo al mare&#8221;. L’Erasmus &#8220;impossibile&#8221; di un medico italiano</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/anche-a-gaza-andavamo-al-mare-lerasmus-impossibile-di-un-medico-italiano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 May 2025 10:04:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[Striscia di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/coverlg.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/coverlg.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/coverlg-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/coverlg-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/coverlg-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/coverlg-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/coverlg-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Riccardo Corradini è il primo occidentale ad aver trascorso il suo Erasmus a Gaza nel 2019. Lo abbiamo intervistato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/anche-a-gaza-andavamo-al-mare-lerasmus-impossibile-di-un-medico-italiano.html">&#8220;Anche a Gaza andavamo al mare&#8221;. L’Erasmus &#8220;impossibile&#8221; di un medico italiano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/coverlg.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/coverlg.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/coverlg-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/coverlg-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/coverlg-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/coverlg-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/coverlg-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Strappiamo Riccardo ai suoi impegni da specializzando in Medicina in un pomeriggio di tarda primavera. Non ha più il volto del ragazzo all’ultimo anno di università che decise di partire per <strong>Gaza</strong>, primo occidentale a farlo. Complici i baffi, anche il suo viso è cambiato, non è più quello dei vent’anni. Quando, nel 2019, scelse di partire per la Striscia accanto a lui ci furono due registi, <strong>Matteo Delbò</strong> e <strong>Chiara Avesani</strong>, che documentarono ogni istante di quei mesi. Tutto quello che si può vedere in “<em>Erasmus in Gaza</em>” non esiste più. Compresi quelli che Riccardo ha incontrato.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="ERASMUS IN GAZA ● un film di Matteo Delbò e Chiara Avesani" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/jcP1TWYnP78?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_jcP1TWYnP78");</script>
</div></figure>



<p><strong>Riccardo, una domanda idiota che ti avranno fatto centinaia di volte. Come si decide di fare l’Erasmus a Gaza?</strong></p>



<p>&#8220;(Sorride) <em>Si decide di fare spinti da due principali motivi. Il primo, ho sempre voluto fare chirurgia d&#8217;urgenza e quindi poter andare in un posto dove questa drammaticamente rappresenta la routine, era un&#8217;occasione non rinviabile per poter vedere con i propri occhi che cosa significa fare chirurgia. Questo da una parte. Dall&#8217;altra parte, sicuramente altrettanto importante, la questione di poter contribuire a quella che si definisce cultural diplomacy, la diplomazia culturale, in un posto, in un momento storico dove evidentemente la diplomazia ha fallito, quella delle ambasciate, delle cancellerie, dei ministri degli Esteri, dove tutto questo ha fallito, poter contribuire attraverso una partecipazione culturale, un percorso come quello dell&#8217;Erasmus che prevede fondamentalmente la diffusione della conoscenza e del sapere critico, anche questo mi sembrava un&#8217;occasione irripetibile per contribuire a questo mosaico più ampio in cui attraverso la cultura, la conoscenza, la condivisione del sapere, si vanno a creare dei ponti e non dei muri</em>”.<br><br>La scelta di Riccardo non arriva all’improvviso: tutto era già cominciato due anni prima, nel 2017, quando la sua prima esperienza Erasmus passa per <strong>Gerusalemme</strong>. In questi mesi, su Insideover, abbiamo raccontato le esperienze drammatiche di medici e operatori nella Striscia. Quello che colpisce del racconto di Riccardo, e che oggi ci sembra fuori dallo spazio e dal tempo, è <strong>quanta “normalità” e bellezza abbia vissuto nei suoi mesi a Gaza</strong>. Il racconto delle sue prime ore assomiglia a tutto quello che i suoi coetanei avrebbero fatto a Madrid, a Berlino o a Varsavia. Andare in Università, parlare con i professori, decidere gli esami, i libri, i corsi. Una routine che stride con i pericoli di quel luogo ma anche con l’immaginario collettivo che vuole il Medio Oriente perennemente in macerie, senza alcuna normalità.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.ladige.it/image/contentid/policy:1.2574749:1610628297/img-4098810153679715739.png?f=3x2&amp;w=627&amp;$p$f$w=cf46e09" alt=""/></figure>
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<p><strong><em>Hai scoperto che Gaza era anche un posto anche normale</em>,</strong> gli chiedo. E l’espressione di Riccardo, fino a quel momento serio dritto al punto della sua esperienza, si immalinconisce come pensando a un tempo perduto. “<em>No, questa è stata solo una delle prime scoperte di normalità appunto stando a Gaza, perché prima del 7 ottobre sicuramente Gaza aveva due facce: una rappresentata dalle privazioni costanti che rendevano impossibile l&#8217;entrata di beni di prima necessità, di farmaci, di aiuti, di alimenti, di energia elettrica, di petrolio; dall&#8217;altra una popolazione resiliente, una popolazione sicuramente fiera della propria storia che cerca di resistere in tutti i modi</em>”. Resistere, ci racconta Riccardo, significa anche avere delle università di alto livello, poter fare degli scambi internazionali con i propri studenti, significa uscire la sera, fare festa, organizzare matrimoni, andare al mare! Sì, perché ce lo dimentichiamo, il mare bagna Gaza. A Gaza si può prendere il sole. A Gaza si può fare il bagno. Un posto &#8220;solare&#8221;: questa è la parola che Riccardo sceglie per definirla. Dove si può andare in spiaggia, ma di quelle popolari, non quelle della riviera di Trump.</p>



<p>Ma studiare Medicina a Gaza non è come farlo altrove. Lezioni, tirocini, ospedale, ma la casistica porta su un altro pianeta rispetto ai nostri ospedali e alle nostre “tiepide case”. Riccardo, nei mesi nella Striscia, presta servizio in pronto soccorso, un’esperienza che lui definisce come una fortuna, nel bel mezzo delle “<strong>marce del ritorno</strong>”: feriti erano a centinaia a ogni episodio. A scioccare Riccardo, nel senso più puro di ammirazione del termine, il <strong>quadro cronico di carenza di risorse e un personale sanitario assolutamente all&#8217;avanguardia</strong>, aggiornato, preparato, pronto, che ha studiato su un modello di formazione di tipo anglosassone, quindi assolutamente in prima linea nella ricerca e nella formazione medica, ma che si ritrova a non disporre del farmaco che si vorrebbe prescrivere, dello strumento chirurgico che si vorrebbe usare, che garantirebbe al paziente il successo terapeutico. L’obbiettivo della medicina, insomma.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://static.euronews.com/articles/stories/07/23/99/02/1366x768_cmsv2_fe749a37-cfbd-5068-8a17-2e017ed9adcd-7239902.jpg" alt=""/></figure>



<p><strong>Chiedo a Riccardo quanto si è trovato somigliante ai suoi giovani colleghi gazawi</strong>. “<em>Eravamo accomunati tutti dal voler diventare un giorno dei medici, dal voler essere il più preparati possibile, essere formati nel migliore dei modi, quindi c&#8217;era sempre questa sorta di tensione nel volersi rincorrere nella preparazione, dire tu sei bravo più in questo. Ragazzi che, come tutti in realtà, avevano grandi sogni, e che proprio nel desiderio di essere medico si proiettavano al di fuori della Striscia. Persone altamente qualificate in grado di vincere borse di studio da parte di atenei prestigiosi all&#8217;estero, a cui però non potevano avere accesso perché in possesso di un passaporto di serie B e nessuna possibilità di andarsene da Gaza</em>&#8220;. </p>



<p><strong>Il sentimento prevalente, ci racconta Riccardo, era ed è la rabbia</strong>, la rabbia per un destino ingiusto a cui dovevano sottostare nonostante la volontà di emanciparsi per poi portare i risultati nella terra in cui si è nati e cresciuti. Gli esempi si sprecano, ogni storia, ogni persona è un esempio di resilienza perché nel profondo ogni essere umano all&#8217;interno di Gaza viene privato della possibilità di autodeterminarsi. Ma nonostante questo, a modo proprio, ogni palestinese trova un modo per rinnovarsi, reinventarsi, trovare la forza ogni giorno per seguire i propri sogni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://ozarab.media/wp-content/uploads/2024/04/War-on-Gaza-Israelis-enraged-as-Palestinians-seek-respite-from-war-and-heat-at-beach_602489-1024x575.jpg" alt=""/></figure>



<p><strong>C&#8217;è stato un momento, alcuni momenti in cui hai avuto davvero paura? La paura quella gigante?</strong> &#8220;<em>Sì, sicuramente durante i bombardamenti, mi ritrovavo insieme ai miei compagni. Vivevi in un limbo di 15 metri quadrati che era il nostro salotto: sapevamo di non poter restare lì, proprio perché a Gaza non c&#8217;era anche al tempo nessun posto sicuro, non c&#8217;era un bunker perché appunto non era possibile l&#8217;entrata del calcestruzzo. La paura in quei casi la fa da padrone perché comunque ti ritrovi ad affidarti esclusivamente ai tuoi pensieri, alle tue preghiere affinché quella bomba non cada su di te. Quelli sono stati sicuramente i momenti più provanti perché non hai minimamente il controllo della situazione, quindi sei in balia del caso, della fortuna. Io ho avuto la fortuna di poter vivere questa condizione per solo 4 mesi. Miei coetanei ci sono nati e cresciuti in questa situazione, quindi è giusto anche immaginare la violenza che comporta doversi abituare a questa condizione. Non è qualcosa che è giustificabile, una popolazione di 2 milioni e 300 mila abitanti non può essere condannata a questa punizione collettiva. Io me lo sono scelto, invece, e poi me ne sono andato</em>&#8220;.</p>



<p><em><strong>Riccardo, ma quanti “ma chi te lo fa fare” hai ricevuto?</strong></em> “<em>Solo ma chi te lo fa fare</em>”. Ma veniamo al pregiudizio. Quello che fa restare a casa qualcuno e partire qualcun altro. Chiediamo a Riccardo se anche lui, pur essendo stato allevato da cittadino del mondo, avesse uno <strong>stereotipo </strong>in mente prima di arrivare a Gaza. “<em>Sì, quello del posto martoriato, un posto abbandonato, un posto in difficoltà, un posto in cui non c&#8217;è niente di bello. Invece questo pregiudizio è stato completamente stravolto dal vivere quotidiano, proprio perché le persone vogliono vivere, vogliono stare bene, vogliono bersi la vita come tutti. Questo lato della medaglia è stato una sorpresa quotidiana e sicuramente mi ha riempito di motivazione per restare lì e continuare a fare il lavoro che stavo facendo. Poter stare in spiaggia, cenando, pranzando con i propri colleghi, mentre le altre persone sulla spiaggia fanno il bagno, i bambini rincorrono il pallone e le persone bevono il tè, trasmetteva una sensazione di pace</em>”. Una pace scandita dalle note dei <strong>Mashrou&#8217; Leila</strong>, band indie-rock libanese per la quale entra in fissa (a proposito, grazie per averceli fatti scoprire!).</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Imm El Jacket" width="500" height="375" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/2JPnKhwzCK8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_2JPnKhwzCK8");</script>
</div></figure>



<p>Riccardo è “recidivo”. Dopo Gaza è stato anche in <strong>Afganistan</strong>. Gli chiediamo se, dopo queste due esperienze gravose e importanti, pensa che la <strong>medicina internazionale</strong>, al di là della gestione dell&#8217;immediata emergenza, possa essere davvero uno <strong>strumento di pace</strong> “<em>È un discorso da affrontare su due piani paralleli. Sicuramente la diffusione della cultura della salute, del benessere fisico, psicologico, mentale, è qualcosa che va coltivato trasversalmente e indipendentemente dal Paese in cui ci si trova, quindi la medicina non è solo un qualcosa a parer mio limitato all&#8217;emergenza che vada a colmare o a tamponare, è qualcosa di prezioso che va continuato a sostenere. Dall&#8217;altra parte non bisogna neanche essere ingenui nell&#8217;affermare che questa cosa può andare avanti da sola o di per sé, perché la medicina per poter essere applicata a 360 gradi gradi, quindi per arrivare al benessere mentale, fisico, psicologico della persona, ha bisogno anche di altri due elementi che ormai sono parte della definizione di salute da parte della WHO, cioè la salute sociale e la salute economica e questi due aspetti non possono prescindere da un contributo politico decisivo da parte delle nazioni, da parte degli Stati che devono entrare in gioco affinché questa salute possa essere un diritto umano per tutte le persone, indipendentemente dal luogo di nascita</em>”.</p>



<p>Gli chiediamo dei suoi<strong> affetti,</strong> delle persone a cui ha voluto bene, e con le quali ha vissuto. Dove sono, cosa fanno. “<em>Ho perso tante persone, ho perso tanti colleghi, ho perso tanti amici e di quelli che sono rimasti ho perso la loro serenità, ho perso il sorriso sul loro volto, ho perso la luce nei loro occhi. Le persone che sono riuscito a contattare con difficoltà dopo il 7 ottobre sono persone allo stremo e che ormai vanno avanti per inerzia perché hanno una fede gigante nella loro terra e in quello che fanno, ma la misura è colma</em>”. Quando gli chiediamo se qualcuno di questi affetti gli ha chiesto di tornare, Riccardo ci risponde “<em>Tutti</em>”. <strong>Ma per entrare all&#8217;interno della striscia di Gaza in questo momento bisogna essere uno specialista </strong>e a Riccardo manca quest’ultimo tassello: il traguardo è lì, tra pochi mesi. Le ONG che riescono a fare entrare personale sanitario hanno bisogno di garantire cure importanti, intensive, che necessitano di decenni di esperienza clinica: “<em>Cosa che io ancora non ho</em>”, riconosce con umiltà il dottor Corradini, con il quale ci siamo presi la licenza di chiamarlo Riccardo fin qui.</p>



<p>Lasciamo Riccardo allo studio. Ma prima gli chiediamo se c’è mai stato un momento in cui ha pensato davvero “<em>Ma chi me l&#8217;ha fatto fare?</em>”. Non tentenna minimamente. “<em>La verità? No. Mai</em>”.<br>In un momento in cui chi va per il mondo con coraggio e con amore è tacciato di “essersela andata a cercare”, è tutto quello che volevamo sentire. In bocca al lupo Riccardo, da tutti noi. E grazie.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/anche-a-gaza-andavamo-al-mare-lerasmus-impossibile-di-un-medico-italiano.html">&#8220;Anche a Gaza andavamo al mare&#8221;. L’Erasmus &#8220;impossibile&#8221; di un medico italiano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gaza sotto assedio: l’Idf lancia nuova offensiva a Rafah mentre si negozia una tregua</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gaza-sotto-assedio-lidf-lancia-nuova-offensiva-a-rafah-mentre-si-negozia-una-tregua.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Mar 2025 18:35:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250329191803221_4ce254bc4a9f5a332322996c54d12db8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250329191803221_4ce254bc4a9f5a332322996c54d12db8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250329191803221_4ce254bc4a9f5a332322996c54d12db8-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250329191803221_4ce254bc4a9f5a332322996c54d12db8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250329191803221_4ce254bc4a9f5a332322996c54d12db8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250329191803221_4ce254bc4a9f5a332322996c54d12db8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250329191803221_4ce254bc4a9f5a332322996c54d12db8-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I militari israeliani hanno demolito infrastrutture di Hamas a Rafah, mentre l’aviazione ha condotto decine di attacchi aerei nella Striscia di Gaza.  </p>
<p>Israele ha ricevuto una proposta di cessate il fuoco e rilascio di ostaggi dai paesi mediatori, rispondendo con una controfferta coordinata con gli Stati Uniti, come dichiarato dall’ufficio di Netanyahu.  </p>
<p>Hamas avrebbe accettato una proposta egiziana per liberare cinque ostaggi in cambio di un cessate il fuoco di 50 giorni, con inizio previsto per Eid al-Fitr, secondo fonti egiziane e un funzionario israeliano citato da Walla.  </p>
<p>Dal 2 marzo, Israele ha bloccato l’ingresso di aiuti umanitari a Gaza, portando l’enclave sull’orlo della carestia, con il divieto che dura da quasi un mese e tutte le richieste di accesso umanitario respinte, secondo l’OCHA.  </p>
<p>Dal 18 marzo, gli attacchi israeliani hanno ucciso otto operatori umanitari, portando il totale a 399, aggravando la crisi umanitaria nella Striscia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-sotto-assedio-lidf-lancia-nuova-offensiva-a-rafah-mentre-si-negozia-una-tregua.html">Gaza sotto assedio: l’Idf lancia nuova offensiva a Rafah mentre si negozia una tregua</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250329191803221_4ce254bc4a9f5a332322996c54d12db8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250329191803221_4ce254bc4a9f5a332322996c54d12db8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250329191803221_4ce254bc4a9f5a332322996c54d12db8-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250329191803221_4ce254bc4a9f5a332322996c54d12db8-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250329191803221_4ce254bc4a9f5a332322996c54d12db8-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250329191803221_4ce254bc4a9f5a332322996c54d12db8-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/OVERCOME_20250329191803221_4ce254bc4a9f5a332322996c54d12db8-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nuova offensiva dell&#8217;esercito israeliano nella <strong>Striscia di Gaza</strong>. Tel Aviv ha annunciato di aver <strong>ampliato la sua offensiva terrestre</strong> nella parte meridionale dell&#8217;enclave, in particolare sul quartiere di al-Jneina a <strong>Rafah</strong>. Secondo quanto riferito dalle Forze di Difesa Israeliane (Idf) e riportato dal <em><a href="https://www.timesofisrael.com/mortars-fired-at-idf-troops-in-gaza-armored-bulldozer-hit-by-ied-no-injuries/">Times of Israel</a></em>, l’operazione mira a &#8220;espandere una zona cuscinetto&#8221; lungo i confini della Striscia. Durante l’avanzata, i militari hanno dichiarato di aver &#8220;demolito infrastrutture di Hamas presenti nell’area&#8221;. Parallelamente, l&#8217;aviazione israeliana ha compiuto decine di attacchi aerei. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Proposta di tregua e controfferta israeliana</h2>



<p>Sul fronte diplomatico, Israele ha confermato di aver ricevuto una <strong>nuova proposta di cessate il fuoco e rilascio di ostaggi</strong> da parte deiPpaesi mediatori, avanzando una controfferta. L’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che il premier ha risposto con una proposta elaborata &#8220;in pieno coordinamento con gli Stati Uniti&#8221;. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="iw" dir="rtl">כוחות צה”ל החלו בשעות האחרונות בפעילות קרקעית במרחב שכונת אל-ג’נינה שברפיח, במטרה להרחיב את מרחב האבטחה בדרום הרצועה. <br>במסגרת הפעילות השמידו הכוחות תשתיות טרור של ארגון הטרור חמאס.<br><br>במקביל, צה”ל ושב”כ ממשיכים בתקיפות אוויריות נגד מטרות טרור של ארגוני החמאס והגא״פ ברחבי הרצועה.… <a href="https://t.co/CgdqaAOIKE">pic.twitter.com/CgdqaAOIKE</a></p>&mdash; צבא ההגנה לישראל (@idfonline) <a href="https://twitter.com/idfonline/status/1906030725029306430?ref_src=twsrc%5Etfw">March 29, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>La notizia giunge dopo che, secondo fonti egiziane riportate dal quotidiano qatariota <em>New Arab</em>, <strong>Hamas avrebbe accettato una proposta egiziana</strong> per il rilascio di cinque ostaggi vivi in cambio di un cessate il fuoco di 50 giorni a Gaza, con l’inizio della tregua previsto per la festività musulmana di <em>Eid al-Fitr</em>, tra domenica e lunedì. Un funzionario israeliano, citato anonimo dal portale <em>Walla</em>, ha confermato che Hamas sembra aver dato il via libera all’accordo.</p>



<p>Nella Striscia, nel frattempo, si rischia di morire di fame. Dal 2 marzo scorso, infatti, Israele ha chiuso i confini, <strong>bloccando l’ingresso di aiuti umanitari</strong>, <a href="https://www.middleeasteye.net/news/gazas-starving-palestinians-want-war-end">cibo e beni, portando l’enclave sull’orlo della carestia</a>. Secondo l’OCHA, il divieto israeliano sugli aiuti dura da quasi un mese, con tutte le richieste di accesso umanitario respinte. Dal 18 marzo, gli attacchi israeliani hanno ucciso <strong>otto operatori umanitari</strong>, portando il totale a 399. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-sotto-assedio-lidf-lancia-nuova-offensiva-a-rafah-mentre-si-negozia-una-tregua.html">Gaza sotto assedio: l’Idf lancia nuova offensiva a Rafah mentre si negozia una tregua</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;A Gaza un genocidio&#8221;: lo schiaffo dell&#8217;Arabia Saudita a Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/a-gaza-un-genocidio-lo-schiaffo-dellarabia-saudita-a-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Oct 2024 17:24:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=443015</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="800" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Secretary_Pompeo_Meets_with_Saudi_Arabia_Minister_of_Foreign_Affairs_Farhan_Al_Saud_49525980001.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Secretary_Pompeo_Meets_with_Saudi_Arabia_Minister_of_Foreign_Affairs_Farhan_Al_Saud_49525980001.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Secretary_Pompeo_Meets_with_Saudi_Arabia_Minister_of_Foreign_Affairs_Farhan_Al_Saud_49525980001-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Secretary_Pompeo_Meets_with_Saudi_Arabia_Minister_of_Foreign_Affairs_Farhan_Al_Saud_49525980001-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Secretary_Pompeo_Meets_with_Saudi_Arabia_Minister_of_Foreign_Affairs_Farhan_Al_Saud_49525980001-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Secretary_Pompeo_Meets_with_Saudi_Arabia_Minister_of_Foreign_Affairs_Farhan_Al_Saud_49525980001-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Il recente intervento del ministro degli Esteri saudita, principe Faisal bin Farhan, che definisce gli attacchi israeliani nel nord di Gaza come genocidio, rappresenta una presa di posizione netta da parte dell&#8217;Arabia Saudita in un contesto geopolitico sempre più complesso. Questa dichiarazione non solo esprime una forte condanna nei confronti delle azioni israeliane, ma riflette &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/a-gaza-un-genocidio-lo-schiaffo-dellarabia-saudita-a-israele.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/a-gaza-un-genocidio-lo-schiaffo-dellarabia-saudita-a-israele.html">&#8220;A Gaza un genocidio&#8221;: lo schiaffo dell&#8217;Arabia Saudita a Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Il recente intervento del ministro degli Esteri saudita, <strong><a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/saudi-us-bilateral-accords-not-that-connected-israel-normalisation-riyadh-says-2024-10-31/">principe Faisal bin Farhan</a>, </strong>che definisce gli attacchi israeliani nel nord di<a href="https://it.insideover.com/guerra/musica-israeliana-arma-disumanizzare-palestinesi.html"> Gaza come<strong> genocidio,</strong></a> rappresenta una presa di posizione netta da parte dell&#8217;Arabia Saudita in un contesto geopolitico sempre più complesso. </p>



<p>Questa dichiarazione non solo esprime una forte condanna nei confronti delle azioni israeliane, ma riflette anche la ferma volontà dell&#8217;Arabia Saudita di mantenere la propria coerenza rispetto alla questione palestinese, ribadendo che una normalizzazione delle relazioni con Israele non è possibile senza un riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente. In parallelo, i negoziati tra Stati Uniti e Arabia Saudita continuano, con possibili accordi bilaterali su commercio, energia nucleare e cooperazione nel campo della difesa che, secondo il principe Faisal, non sono vincolati alla questione della normalizzazione con Israele, suggerendo che <strong>Riyad sta cercando di separare il dialogo con Washington </strong>dal dossier israelo-palestinese per mantenere autonomia strategica nelle relazioni internazionali.</p>



<p> Questa posizione strategica si inserisce in<strong> una fase di riavvicinamento tra Arabia Saudita e Iran</strong>, un attore regionale storicamente rivale ma con cui Riyad ha cercato di distendere i rapporti in tempi recenti, contribuendo a stabilizzare l&#8217;equilibrio nel Golfo. Il contesto attuale vede inoltre un&#8217;intensificazione dei conflitti in Medio Oriente, con timori di un&#8217;escalation che potrebbe coinvolgere ulteriori attori regionali. La posizione dell’Arabia Saudita, che bilancia il sostegno alla causa palestinese con una cauta apertura al dialogo con gli Stati Uniti, riflette la complessità del quadro geopolitico e il tentativo del regno di mantenere una posizione di influenza e stabilità in una regione dove le dinamiche di alleanze e rivalità sono in costante evoluzione.</p>
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		<title>99 medici Usa a Biden: i morti a Gaza sono più di 100 mila</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/99-medici-usa-scrivono-a-biden-abbiamo-lavorato-a-gaza-e-un-genocidio-basta-armi-a-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Riccardo Buccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Oct 2024 06:54:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1640" height="924" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Design-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Design-3.jpg 1640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Design-3-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Design-3-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Design-3-1024x577.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Design-3-768x433.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Design-3-1536x865.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Design-3-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1640px) 100vw, 1640px" /></p>
<p>99 medici Usa che lavorano in Gaza scrivono a Biden. E in 12 pagine spiegano perché a Gaza i morti sono molti di più.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/99-medici-usa-scrivono-a-biden-abbiamo-lavorato-a-gaza-e-un-genocidio-basta-armi-a-israele.html">99 medici Usa a Biden: i morti a Gaza sono più di 100 mila</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1640" height="924" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Design-3.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Design-3.jpg 1640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Design-3-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Design-3-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Design-3-1024x577.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Design-3-768x433.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Design-3-1536x865.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Design-3-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1640px) 100vw, 1640px" /></p>
<p>&#8220;Cosa succede quando i muri dell&#8217;ospedale vengono spazzati via? Quando le incubatrici neonatali perdono potenza e i bambini prematuri devono essere tenuti al caldo su fogli di carta stagnola? Cosa dovrebbero fare gli esperti di etica medica quando si verifica un&#8217;estrema scarsità di risorse sanitarie perché l&#8217;intera infrastruttura sanitaria di un luogo viene deliberatamente distrutta? [&#8230;] Siamo 99 medici, chirurghi, scienziati, infermieri e ostetriche americani che hanno fatto volontariato nella <em>Striscia di Gaza</em> dal 7 ottobre 2023”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="564" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-09-alle-22.59.58-1024x564.png" alt="" class="wp-image-439870" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-09-alle-22.59.58-1024x564.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-09-alle-22.59.58-600x331.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-09-alle-22.59.58-300x165.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-09-alle-22.59.58-768x423.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/Screenshot-2024-10-09-alle-22.59.58.png 1361w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Inizia così la lettera di accusa di un gruppo di 99 operatori americani <a href="https://www.gazahealthcareletters.org/usa-letter-oct-2-2024">inviata&nbsp;</a> alla Casa Bianca, <strong>in cui denunciano il genocidio a Gaza e chiedono un immediato cessate il fuoco.</strong> Basata su esperienze dirette, la lettera descrive condizioni sanitarie devastanti, malnutrizione e attacchi a donne e bambini. I firmatari criticano il sostegno degli Stati Uniti a Israele e chiedono la sospensione delle forniture militari. La lettera sottolinea le conseguenze disastrose del conflitto per la popolazione civile, specialmente per i bambini piccoli.</p>



<p>Il tono della lettera è grave e accusatorio, ritenendo che gli attacchi indiscriminati da parte di Israele abbiano devastato la vita della popolazione civile. La parte più corposa della lettera è l&#8217;appendice, in cui i 99 esperti elencano le reali prove a sostegno della situazione apocalittica descritta.</p>



<p>Su Instagram, <a href="https://www.instagram.com/p/DA2rw_NiDB3/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==">martedì 8 ottobre Le Monde</a>, il quotidiano francese, ha pubblicato una grafica in cui stimava le morti palestinesi in Gaza nel 2% della popolazione totale. Oggi, i 99 esperti all&#8217;interno della lettera confutano quel numero con prove reali, <strong>portando il numero dei morti dal 2% al 5.8% totale della popolazione a Gaza </strong>entro i prossimi mesi.</p>



<p><strong>L’appendice, che contiene 12 pagine ricche di proiezioni</strong> e argomentazioni delle singole dinamiche che porteranno centinaia di migliaia di persone a morte certa entro i prossimi 5 anni in Gaza, è ad oggi una delle prove più consistenti, essendo redatta da personale altamente specializzato che ha operato in Gaza negli ultimi 12 mesi, a contatto diretto quindi con la catastrofe umanitaria e i bisogni di chi quella catastrofe la sta subendo in prima persona.</p>



<p>Di seguito abbiamo riassunto alcuni dei punti dell’appendice. Tuttavia le prove fornite dai 99 operatori meritano una lettura dedicata e approfondita, motivo per cui <a href="https://static1.squarespace.com/static/66e083452b3cbf4bbd719aa2/t/66fcd754b472610b6335d66f/1727846228615/Appendix+20241002.pdf">vi riportiamo a questo link il documento pdf completo accessibile gratuitamente.</a></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le cause che porteranno migliaia di morti nelle prossime generazioni di palestinesi</strong>.</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Tasso di mortalità</strong>: Si stima che il conflitto possa causare fino a 186.000 morti, considerando sia le vittime dirette che quelle indirette (malattie, malnutrizione).</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Violenza contro i bambini</strong>: Evidenze di attacchi mirati a civili, in particolare bambini, compromettendo il loro diritto all&#8217;istruzione.</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Attacchi al sistema sanitario</strong>: Documentazione di aggressioni sistematiche agli operatori sanitari e alle strutture.</li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Devastazione dell&#8217;infrastruttura civile</strong></li>
</ul>



<p>Il documento evidenzia che la crisi alimentare a Gaza è causata da attacchi mirati e politiche israeliane, piuttosto che da disordini sociali inevitabili in tempo di guerra. Diverse testimonianze e rapporti di organizzazioni come Human Rights Watch e il World Food Programme confermano che milioni di palestinesi sono a rischio di fame, con aumenti drammatici dei prezzi dei generi alimentari e una crescente insicurezza alimentare. La situazione nutrizionale è allarmante, con molte famiglie che faticano a garantire cibo sufficiente e adeguato</p>



<h2 class="wp-block-heading">La fame</h2>



<p>I rapporti mostrano che oltre il 90% dei bambini e delle donne in gravidanza ricevono meno di due gruppi alimentari al giorno, e molti non hanno accesso a cibo adeguato. I prezzi degli alimenti sono aumentati drasticamente, aggravando l&#8217;insicurezza alimentare. <strong>Si stima che oltre 62.000 persone possano essere morte di fame da ottobre 2023, colpendo soprattutto i bambini.</strong></p>



<p>Nell&#8217;aggiornamento di agosto, il Sistema di Allerta <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://fews.net/&amp;ved=2ahUKEwjV2afToYKJAxVt-QIHHfQOBbEQFnoECBoQAQ&amp;usg=AOvVaw06UebspQVrvCkCg_ckC4aF">Famine (FEWS)</a> ha segnalato un significativo calo dell&#8217;assistenza alimentare umanitaria a Gaza, con una riduzione delle forniture di cibo del 40-45% rispetto a luglio e un drammatico 90-95% da aprile. Inoltre, un convoglio del WFP è stato attaccato, portando alla sospensione temporanea delle operazioni del WFP a Gaza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;acqua</h2>



<p>La situazione a Gaza è gravemente compromessa da una combinazione di malnutrizione, epidemie e distruzione delle infrastrutture sanitarie e idriche. Il tasso di accesso all&#8217;acqua è diminuito dell&#8217;80% dal 7 ottobre. Oxfam ha denunciato che Israele ha utilizzato la privazione dell&#8217;acqua come arma contro i palestinesi, con conseguenze disastrose per la salute pubblica e il rischio di epidemie. Vi consigliamo la lettura <a href="https://it.insideover.com/guerra/non-bastano-le-bombe-ti-tolgo-lacqua-vivere-a-gaza-con-tre-litri-a-settimana.html#:~:text=L'acqua%20di%20Gaza%20proviene,acqua,%20prima%20del%207%20ottobre.">dell’articolo</a> sull’<em><strong>acqua come arma</strong></em> di InsideOver.</p>



<p>Nel 2023, i casi di diarrea tra i bambini sotto i 5 anni sono aumentati di 25 volte rispetto all&#8217;anno precedente. La mancanza di misure di prevenzione e di accesso ai rifornimenti di medicinali ha aggravato la trasmissione di patogeni. La popolazione di Rafah, concentrata in una &#8220;zona umanitaria&#8221;, sta affrontando una densità abitativa insostenibile di oltre 28.000 persone per km², con gravi carenze di cibo e servizi essenziali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le malattie</h2>



<p>Dopo il 7 ottobre, la cura per i malati di cancro è cessata e solo 19 pazienti sono stati evacuati per cure avanzate. Circa 350.000 persone convivono con malattie croniche, e le carenze di farmaci e strutture sanitarie stanno causando un numero crescente di decessi. Le stime suggeriscono che il numero totale di morti in Gaza superi i 118.000, di cui oltre 62.000 attribuiti a malnutrizione e malattie. Senza un <em>cessate il fuoco</em>, il numero di vittime continuerà a crescere, in particolare tra i bambini.</p>



<p>La situazione degli ospedali a Gaza è critica, con il 53% degli ospedali fuori servizio e l&#8217;81% delle cliniche di cure primarie chiuse. Dal 7 ottobre 2023 al 25 settembre 2024 ci sono stati 516 attacchi contro strutture sanitarie, causando la morte di 765 persone. Inoltre, il tasso di attacchi alle strutture sanitarie è 12 volte più alto rispetto ai conflitti in Ucraina. Attualmente, ci sono circa 1.400 letti ospedalieri disponibili, mentre oltre 96.000 persone sono state ferite. La situazione sanitaria è estremamente precaria e insostenibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nessun futuro</h2>



<p>Un gruppo di 40 scienziati della salute pubblica ha segnalato danni a metà degli edifici e al 60% delle abitazioni, con il 45% delle terre agricole distrutte. La Banca Mondiale stima i danni fisici a circa 18,5 miliardi di dollari, equivalenti al 97% del PIL combinato di Cisgiordania e Gaza nel 2022. Questa situazione avrà conseguenze devastanti per la salute pubblica e le generazioni future. Nessun futuro.</p>
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		<title>Roberto Iannuzzi: Israele e il 7 ottobre, troppi punti oscuri</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/roberto-iannuzzi-israele-e-il-7-ottobre-troppi-punti-oscuri.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2024 09:19:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070110190037_ca0c45b4d3aee1cd78036b186d7c5d1d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070110190037_ca0c45b4d3aee1cd78036b186d7c5d1d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070110190037_ca0c45b4d3aee1cd78036b186d7c5d1d-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070110190037_ca0c45b4d3aee1cd78036b186d7c5d1d-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070110190037_ca0c45b4d3aee1cd78036b186d7c5d1d-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070110190037_ca0c45b4d3aee1cd78036b186d7c5d1d-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070110190037_ca0c45b4d3aee1cd78036b186d7c5d1d-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Intervista a Roberto Iannuzzi, autore del saggio "Il 7 ottobre fra verità e propaganda". La narrazione israeliana e i punti da chiarire.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/roberto-iannuzzi-israele-e-il-7-ottobre-troppi-punti-oscuri.html">Roberto Iannuzzi: Israele e il 7 ottobre, troppi punti oscuri</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070110190037_ca0c45b4d3aee1cd78036b186d7c5d1d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070110190037_ca0c45b4d3aee1cd78036b186d7c5d1d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070110190037_ca0c45b4d3aee1cd78036b186d7c5d1d-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070110190037_ca0c45b4d3aee1cd78036b186d7c5d1d-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070110190037_ca0c45b4d3aee1cd78036b186d7c5d1d-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070110190037_ca0c45b4d3aee1cd78036b186d7c5d1d-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_2024070110190037_ca0c45b4d3aee1cd78036b186d7c5d1d-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nulla potrà cancellare il massacro condotto da <strong>Hamas</strong> il 7 ottobre 2023, che ha provocato la morte di 1.200 israelianI, in larga parte civili. Tuttavia, è indubbio che sono ancora troppi i punti oscuri che riguardano quella drammatica giornata, a cominciare dallo sconcertante flop dell&#8217;intelligence di Tel Aviv. Ne abbiamo parlato con il ricercatore e analista di politica internazionale <strong>Roberto Iannuzzi</strong>, autore del saggio edito da Fazi Editore <em>Il 7 ottobre tra verità e propaganda. L’attacco di Hamas e i punti oscuri della narrazione israeliana</em> (Collana <em>Le Terre</em>, 156 pagine, 12 euro).</p>



<p><strong>Iannuzzi, secondo documenti analizzati da emittenti locali Israele <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-sapeva-in-anticipo-dellattacco-di-hamas-i-dubbi-sulla-genesi-del-caos.html">sapeva in anticipo dell&#8217;attacco di Hamas</a> del 7 ottobre. Come interpretare questa notizia?&nbsp;</strong></p>



<p>&#8220;I documenti sono numerosi. Vale anche la pena ricordare il documento segreto dal nome in codice “Mura di Gerico” che, secondo rivelazioni del <em>New York Times</em>, descriveva punto per punto il piano che Hamas avrebbe portato a termine, ed era in possesso dell’intelligence israeliana almeno un anno prima dell’attacco. Vale la pena ricordare che, secondo inchieste del quotidiano israeliano <em>Haaretz</em>, un piano di questo tipo, nelle sue linee generali, era noto al Governo e agli apparati di sicurezza israeliani fin dal 2014. Insomma, <strong>quello del 7 ottobre non è stato un fulmine a ciel sereno</strong>, ma la messa in atto di un piano che Hamas teneva nel cassetto da anni, e <strong>di cui Israele era a conoscenza</strong>. Nei mesi precedenti l’attacco, numerose segnalazioni su preparativi che Hamas stava compiendo sono state trasmesse dai livelli più bassi dell’intelligence ai vertici dirigenziali, che le hanno regolarmente scartate. Non è facile spiegare questo cortocircuito. Incompetenza? <strong>Strano</strong>, perché in altre occasioni l’intelligence israeliana si è rivelata sofisticatissima, e perché solo i dirigenti hanno negato l’evidenza di quanto stava per accadere. Sono loro che dovrebbero rispondere, in primo luogo agli israeliani. Ma ogni indagine sul 7 ottobre fino a questo momento è stata rimandata, possibilmente alla fase postbellica&#8221;.</p>



<p><strong>Come spiega nel libro, la narrazione israeliana dei tragici fatti del 7 ottobre contiene dei lati oscuri. Ce li può riassumere?&nbsp;</strong></p>



<p>&#8220;Innanzitutto il cosiddetto “fallimento dell’intelligence” al quale abbiamo appena accennato, forse il maggiore degli enigmi che ruotano attorno al 7 ottobre, perché se i vertici degli apparati di sicurezza avessero fatto il proprio dovere, il bilancio di quel tragico giorno sarebbe stato molto più contenuto. In secondo luogo, la reazione scomposta dell’esercito israeliano quel giorno, all’insegna dell’improvvisazione e dell’uso sproporzionato della forza. I militari hanno utilizzato carri armati ed elicotteri da combattimento in contesti urbani, in situazioni confuse nelle quali non era chiaro chi fossero i palestinesi, e se avessero o meno con sé degli ostaggi. È probabile che un numero non trascurabile (forse decine) di vittime israeliane siano state causate dal fuoco incrociato e dall’uso eccessivo della forza da parte dell’esercito di Tel Aviv. Infine, c’è tutta la questione delle presunte atrocità di Hamas, i bambini decapitati, la donna incinta squartata, gli stupri, le mutilazioni sessuali. Ebbene, la maggior parte di questi episodi è stata smentita, o dalla stessa polizia, o da inchieste della stampa israeliana. Anche un paio di rapporti dell’ONU confermano che, se alcuni episodi di violenza sessuale possono essersi verificati (come spesso accade in simili contesti di guerra), non si può parlare però di una tattica sistematica, e non vi è alcuna prova che i vertici di Hamas abbiano ordinato l’uso dello stupro come arma di guerra. In altre parole, siamo stati oggetto di una campagna di propaganda volta a demonizzare gli uomini di Hamas, a descriverli come esseri disumani, per giustificare la violentissima rappresaglia messa in atto da Israele a Gaza. Il che naturalmente non vuol dire che Hamas non abbia commesso violenze e atrocità quel giorno, o che non abbia ucciso centinaia di civili&#8221;.</p>



<p><strong>Come giudica la copertura dei media rispetto al 7 ottobre e alla successiva operazione militare di Israele a Gaza? </strong></p>



<p>&#8220;Parziale e superficiale. Non c’è stato alcun tentativo di verificare le notizie orribili che ci sono state raccontate sul 7 ottobre. Sarebbe bastato fare quello che ho fatto io nel libro, andare a verificare le fonti israeliane. E invece, queste notizie hanno continuato a circolare sulla stampa italiana e occidentale anche dopo che in Israele erano state smentite. Se è stato arricchito di particolari truculenti, poi rivelatisi falsi, ciò che è avvenuto il 7 ottobre, la copertura della successiva immane devastazione di Gaza è stata invece molto carente&#8221;.</p>



<p><strong>Lei scrive che Israele sembra combattere una &#8220;guerra esistenziale&#8221; senza limiti. Questo può portare a un tragico allargamento del conflitto?&nbsp;</strong></p>



<p>&#8220;Il governo Netanyahu ha descritto Hamas come una minaccia esistenziale per Israele che va annientata militarmente e politicamente, paradossalmente proprio dopo che gli apparati di sicurezza ne avevano colpevolmente sottovalutato la pericolosità il 7 ottobre. In altre parole, i vertici israeliani sono passati da un eccesso all’altro. Ma eliminare militarmente Hamas è un’operazione destinata al fallimento, a meno che Israele non voglia annientare l’intera popolazione palestinese. Perché siamo di fronte a un gruppo di resistenza radicato nella popolazione stessa, la cui ideologia peraltro è sostenuta anche al di fuori della Palestina (basti pensare alla Turchia e al Qatar, due Paesi che storicamente hanno aiutato il movimento). Israele si trova dunque in un’impasse strategica perché, malgrado l’immane devastazione provocata a Gaza, Hamas è tuttora militarmente vitale, mentre il Governo Netanyahu non ha elaborato alcuna soluzione politica alternativa da imporre nella Striscia. Inoltre stiamo assistendo alla saldatura della crisi di Gaza con quella in atto sul confine libanese, dove Hezbollah è intervenuto a sostegno del gruppo palestinese. Se non ci sarà un cessate il fuoco a Gaza, il rischio di allargamento del conflitto è concreto. Il punto chiave dovrebbe essere chiaro: questa crisi non ha una soluzione militare&#8221;.</p>



<p><strong>Hamas è davvero paragonabile all&#8217;Isis?&nbsp;</strong></p>



<p>&#8220;Ovviamente no. Questo è un altro esempio delle semplificazioni della propaganda di cui abbiamo parlato prima. I due gruppi sono perfino nemici, perché traggono ispirazione da differenti ideologie religiose. L’Isis si fonda sull’ideologia wahhabita sorta nella penisola araba, intollerante perfino nei confronti delle altre confessioni islamiche, come lo sciismo. Hamas è invece un alleato dell’Iran sciita. Il gruppo palestinese è una costola nata dai Fratelli Musulmani egiziani , e inizialmente era addirittura un’organizzazione nonviolenta ed apolitica, dedita all’assistenza della popolazione. Hamas aderisce alla resistenza contro Israele solo con la prima Intifada del 1987, e ricorre all’uso delle armi, inizialmente contro obiettivi esclusivamente militari, solo due anni più tardi. Nel 2018, il gruppo ha preso parte alla cosiddetta “Marcia del Ritorno”, manifestazione eminentemente pacifica lungo il confine di recinzione della Striscia. Anche in quel caso Israele ha soffocato la protesta nel sangue&#8221;.</p>



<p><strong>Quanto è fondata secondo lei l&#8217;accusa di &#8220;genocidio&#8221; mossa contro Israele?&nbsp;</strong></p>



<p>&#8220;Le dimensioni dello sterminio messo in atto a Gaza sono davvero spaventose. Ma la mia può anche essere liquidata come un’opinione personale. Rilevo però che, fin dai primi mesi dell’azione militare israeliana, esperti come<strong> Raz Segal</strong>, storico israeliano e studioso dell’Olocausto, e<strong> Omer Bartov</strong>, professore israelo-americano di studi sull’Olocausto e sui genocidi, avevano paventato questo rischio. E a gennaio, la Corte Internazionale di Giustizia ha accolto come “plausibile” la mozione sudafricana che accusava Israele di genocidio. A marzo, poi, è uscito un dettagliatissimo rapporto dell’ONU sulle conseguenze dell’operazione militare israeliana, intitolato “Anatomia di un genocidio”, il quale conclude che vi è ragione di ritenere che la soglia indicante che Israele stia commettendo un’azione genocida sia stata raggiunta&#8221;.</p>



<p><strong>A proposito di propaganda, come ha documento&nbsp;<em>Haaretz</em>, sembra che Israele abbia condotto un&#8217;operazione per influenzare l&#8217;opinione pubblica americana. Cosa ne pensa?&nbsp;</strong></p>



<p>&#8220;L’intera narrazione degli eventi del 7 ottobre e della successiva distruzione di Gaza è stata plasmata dalla propaganda. Influenzare l’opinione pubblica americana era particolarmente importante per Israele, visto il ruolo chiave che Washington ha giocato a sostegno dell’operazione militare israeliana. Quello che colpisce, però, è la quasi totale assenza di reazione a questa campagna propagandistica. I mezzi di informazione occidentali ormai non svolgono alcuna funzione di controllo. Fungono da meri portavoce dei Governi, siano essi quello israeliano o quello americano. Si potrebbe fare un discorso analogo per la crisi ucraina. Il problema è che quando ci si discosta troppo dalla verità, si cominciano addirittura a prendere decisioni politiche che sono fondate su una realtà fittizia, con esiti ovviamente disastrosi&#8221;.</p>



<p><strong>Secondo lei gli Stati Uniti e l&#8217;amministrazione Biden sono davvero interessati a raggiungere una tregua a Gaza? </strong></p>



<p>&#8220;Per mesi la Casa Bianca ha fondamentalmente sostenuto l’azione bellica israeliana senza alcuna limitazione. L’amministrazione Biden ha però compreso che a Gaza ci vuole una soluzione politica. Ed ha anche capito che più si protrae il conflitto più aumentano le possibilità di un suo allargamento, con il rischio che gli Stati Uniti vengano risucchiati dentro. Il problema è che neanche Biden ha in mano una soluzione valida. La promessa americana di uno Stato palestinese è solo sulla carta. In realtà, il massimo che la Casa Bianca propone è una ripresa dei negoziati, senza limiti temporali. Una condizione inaccettabile anche per alleati arabi come l’Arabia Saudita. Inoltre Washington vorrebbe riportare a Gaza l’amministrazione dell’ANP di Abu Mazen, ma ci sono due problemi. In primo luogo, l’ANP è una struttura corrotta e inefficiente, malvista dagli stessi palestinesi. Secondariamente, questa soluzione è rifiutata dal governo Netanyahu, che non vuole riportare Gaza e la Cisgiordania sotto un’unica amministrazione, temendo che essa diventi l’anticamera per uno Stato palestinese che Netanyahu non vuole concedere. Per altro verso, l’amministrazione Biden ha dimostrato di non essere in grado di esercitare alcuna pressione reale su Israele. Siamo in piena campagna presidenziale, e l’aiuto della lobby ebraica a Washington è troppo importante. Siamo dunque in un vero e pericolosissimo vicolo cieco, perché quanto più si trascina il conflitto tanto più aumentano i rischi regionali&#8221;.</p>
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		<title>Vietato per legge contare i morti di Gaza: la norma choc del Congresso Usa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jun 2024 14:28:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Camera dei rappresentanti]]></category>
		<category><![CDATA[Congresso]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra a Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240527175544739_bf24e830bb206a04aa35652df2955fb4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240527175544739_bf24e830bb206a04aa35652df2955fb4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240527175544739_bf24e830bb206a04aa35652df2955fb4-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240527175544739_bf24e830bb206a04aa35652df2955fb4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240527175544739_bf24e830bb206a04aa35652df2955fb4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240527175544739_bf24e830bb206a04aa35652df2955fb4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240527175544739_bf24e830bb206a04aa35652df2955fb4-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Dipartimento di Stato Usa non potrà contare i morti della guerra di Gaza citando i dati del locale Ministero della Salute, accusato di essere una propaggine di Hamas. Lo ha decretato la Camera dei Rappresentanti Usa approvando con 269 si e 144 no un&#8217;iniziativa di legge bipartisan per aggiungere un emendamento alla legge di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/vietato-per-legge-contare-i-morti-di-gaza-la-norma-choc-del-congresso-usa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240527175544739_bf24e830bb206a04aa35652df2955fb4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240527175544739_bf24e830bb206a04aa35652df2955fb4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240527175544739_bf24e830bb206a04aa35652df2955fb4-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240527175544739_bf24e830bb206a04aa35652df2955fb4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240527175544739_bf24e830bb206a04aa35652df2955fb4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240527175544739_bf24e830bb206a04aa35652df2955fb4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240527175544739_bf24e830bb206a04aa35652df2955fb4-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Dipartimento di Stato Usa non potrà <strong>contare i morti della guerra di Gaza</strong> citando i dati del locale Ministero della Salute, accusato di essere una propaggine di Hamas. Lo ha decretato <strong>la Camera dei Rappresentanti Usa</strong> approvando con 269 si e 144 no un&#8217;iniziativa di legge bipartisan per aggiungere un emendamento alla legge di finanziamento del Dipartimento di Stato che impone a Foggy Bottom di non usare le statistiche che ad oggi parlano di quasi <strong>38mila morti a Gaza</strong> nel conflitto scoppiato dopo gli attacchi di Hamas in Israele del 7 ottobre.</p>



<p>Ai <strong>207 deputati del Partito Repubblicano si sono aggiunti ben 62 membri del Partito Democratico</strong> nell&#8217;approvazione della legge. Due di questi, Jared Moskowitz, dem della Florida, e Josh Gottheimer, rappresentante del New Jersey, sono stati i proponenti dell&#8217;emendamento assieme a tre dei rappresentanti repubblicani: Joe Wilson, del South Carolina; Mike Lawler, deputato di New York; Carol Miller, deputata della West Virginia. Il sottotesto della dichiarazione è chiaro: <strong>non vanno citati i dati di Gaza perché ritenuti falsi e non attendibili</strong>. E, dunque, potenzialmente in grado di mettere in cattiva luce l&#8217;operazione israeliana.</p>



<p>Verrebbe da pensare che, piuttosto, in questa fase il ministero della Salute di Gaza stia <strong>contando un numero di morti inferiore </strong>e che in questa fase, almeno tra maggio e giugno, abbia aumentato la cautela nell&#8217;indicazione delle statistiche, che del resto anche le <strong>Nazioni Unite e diverse grandi testate</strong> hanno più volte ritenuto sostanzialmente attendibili. </p>



<p>E, anzi, la sensazione è che &#8220;questi numeri sono probabilmente sottostimati a causa delle infrastrutture mediche decimate, degli operatori sanitari uccisi e delle migliaia di persone che si teme siano intrappolate sotto le macerie di Gaza&#8221;, ha<a href="https://theintercept.com/2024/06/27/congress-gaza-death-toll-democrats/"> riportato <em>The Intercept.</em></a></p>



<p><a href="https://theintercept.com/2024/04/04/republicans-congress-palestine-israel-double-standard/">Tra deputati repubblicani che invitano a trattare Gaza come &#8220;Hiroshima e Nagasaki&#8221;,</a> altri esponenti del Grand Old Party che <a href="https://theintercept.com/2023/11/01/brian-mast-palestinian-civilians-gaza-aid-aipac/">cercano di frenare la consegna di aiuti umanitari ai palestinesi</a> e <strong>esponenti che obiettano all&#8217;alto </strong><a href="https://x.com/prem_thakker/status/1752859899694870648?s=20"><strong>numero di vittime civili</strong> l&#8217;appunto che &#8220;non esistono civili innocenti&#8221; tra i palestinesi</a>, <strong>non da meno è lo zelo</strong> dei due co-firmatari democratici. &#8220;Moskowitz e Gottheimer sono tra i tanti democratici che hanno ripetutamente lavorato per indebolire il movimento per i diritti dei palestinesi e il discorso filo-palestinese&#8221;, ricorda <em>The Intercept</em>. Del secondo la testata ricorda due frasi: Gottheimer si è esposto definendo &#8220;i democratici che non sostengono Israele un “ <a href="https://x.com/prem_thakker/status/1774875863659487596" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cancro</a> ” e suggerendo che i musulmani in America sono “ <a href="https://theintercept.com/2023/10/11/josh-gottheimer-muslims-jewish-imams/">colpevoli</a> ” dell’attacco di Hamas del 7 ottobre&#8221;.</p>



<p>L&#8217;offensiva contro le statistiche da Gaza è accelerata nel giorno del <strong>dibattito presidenziale Usa e poco dopo il voto decisivo per il 16esimo distretto di New York</strong>, saldamente democratico, in cui le primarie del partito dell&#8217;asinello hanno premiato il<strong> candidato</strong><a href="https://it.insideover.com/politica/a-new-york-e-guerra-civile-tra-i-dem-su-israele.html"><strong> George Latimer, profondamente sostenuto dalla lobby pro-Israele dell&#8217;Aipac</strong>.</a> In precedenza, non va dimenticata la missiva inviata il 24 aprile scorso da dodici <a href="https://it.insideover.com/politica/netanyahu-non-si-tocca-le-minacce-dei-senatori-usa.html#google_vignette">senatori del <strong>Partito Repubblicano americano</strong> a <strong>Karim Khan</strong>, </a>intimidito per non promuovere, come invece poi fatto, l&#8217;incriminazione da parte del <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-procuratore-della-corte-penale-internazionale-chiede-un-mandato-darresto-per-netanyahu-e-i-capi-di-hamas.html">Tribunale Penale Internazionale da lui guidato contro Benjamin Netanyahu per crimini di guerra.</a> </p>



<p>Nella politica Usa sembra <strong>esserci una rinnovata ritrosia a trasformare</strong> i distinguo dell&#8217;establishment Usa da Tel Aviv in aperto dissenso. E soprattutto si intende dare, pericolosamente, <strong>il là a silenziare ogni voce proveniente da Gaza</strong> come se si trattasse di propaganda inquinante promossa da Hamas. Salvo, troppo spesso, cedere facilmente all&#8217;analoga propaganda israeliana, dai bambini decapitati all&#8217;attacco all&#8217;Unrwa. Un atteggiamento che è arrivato al limite, tracotante, di decidere per legge chi possa dire legalmente o meno il numero di morti a Gaza per esser ripreso nei documenti ufficiali Usa. <strong>Siamo oltre la post-verità: siamo alla verità preventiva iscritta per legge</strong>. Ed è un segnale politicamente preoccupante.</p>
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