Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

Una vera e propria guerra civile politica sta colpendo il Partito Democratico di New York, da sempre laboratorio e epicentro della formazione dell’asinello del presidente Joe Biden. L’oggetto del contendere è la visione del mondo dei due politici in gara per le primarie del 16esimo distretto della Camera dei Rappresentati dello Stato, che include parte del Bronx e i sobborghi dell’abitato di Westchester, che si terranno martedì 25 giugno.

La battaglia in un quartiere blindato per i Dem

Qui il Partito Democratico controlla il seggio dal 1949 e nel territorio del 16esimo distretto nel 2008 Barack Obama alle presidenziali prese il 95% dei voti. Dunque, la conferma del seggio come saldamente blu alle prossime elezioni di novembre è pressoché scontata e la vera partita si gioca adesso.

In campo ci sono il deputato uscente, Jamaal Bowman, eletto nel 2020 e riconfermato nel 2022, e George Latimer, dirigente della contea di Westchester che mira a sottrargli la nomination e, dunque, il seggio. La sfida è diventata uno spaccato della partita politica che divide i Democratici ed è inusuale vedere che in una sfida dai connotati tanto locali sia stata la grande politica internazionale a farla da padrona.

Bowman, democratico ribelle spostato a sinistra

Bowman, infatti, è deputato della sinistra radicale del partito. Vicino al movimento Black Lives Matter, membro del caucus dei Democratici Socialisti d’America (Dsa), nel 2022 ha criticato con il suo voto contrario il National Defense Authorization Act di Biden e nel 2023 si è opposto a una risoluzione del Congresso in cui si ricordava che “Israele non è razzista o di apartheid”. Sul conflitto a Gaza, Bowman ha usato toni duri verso la strategia della Casa Bianca di iniziale supporto a Benjamin Netanyahu in forma pressoché schiacciante.



Da ultimo, Bowman ha votato contro il più recente pacchetto di aiuti a Israele deliberato dal Congresso. Latimer, invece, è un dem del campo tradizionalmente vicino alla cordata dominante, istituzionale e oggi schierata compatta sulla Casa Bianca. La sua forza, ricorda il Financial Times, è la conoscenza pressoché totale del quartiere. 70 anni, Latimer è di 23 anni più vecchio del deputato uscente, ex preside di scuola.

I gruppi pro-Israele contro Bowman

Al fianco di Latimer si è schierata nientemeno che Hillary Clinton, e soprattutto è scesa in campo, con tutta la sua forza, la struttura di istituzioni americane filo-israeliane. A partire, come ha ricordato Guglielmo Calvi su queste colonne, dal potentissimo American-Israel Political Action Committee, l’Aipac. All’Aipac, di orientamento conservatore, si è affermata sempre più la tendenza a finanziare quei candidati democratici ritenuti una garanzia congressuale per il sostegno americano a Tel Aviv. L’Aipac si è trovata con Latimer al fianco di organizzazioni come Pro-Israel America e di due strutture più specificatamente legate al partito dell’asinello: il Jewish Democratic Council of America e la Democratic Majority for Israel.

Quella dell’Aipac è stata una guerra totale per il cuore e la mente del Partito Democratico americano. Dopo aver messo sul piatto per Latimer 1,5 milioni di dollari, la lobby pro-Tel Aviv li ha portati a 2 a metà maggio.

Già così l’Aipac aveva messo sul campo risorse pari al 40% dei 5 milioni di dollari spesi da Latimer in campagna elettorale. E nei giorni scorsi ha calato l’asso: sono stati stanziati fondi per 14,5 milioni di dollari per bombardare su ogni canale sulla minaccia che la riconferma di Bowman porrebbe alla sicurezza americana e ai rapporti con Israele. Una quota di risorse tale da rendere le primarie le più costose della storia americana per un singolo seggio. Per fare un paragone italiano, nel 2022 Fratelli d’Italia ha speso 3,4 milioni di euro per l’intera campagna che l’ha portato ad essere il primo partito italiano.

La battaglia per il cuore del Partito Democratico

Inchiodare Bowman a una sconfitta vorrebbe dire per la tradizionale maggioranza del Partito Democratico capire se è possibile imporre un riflusso alle politiche di sinistra radicale partendo proprio dal tema di Israele. Bowman, lo ricordiamo, è vicino a Alexandria Ocasio-Cortez, la deputata “pasionaria” della Grande Mela, e alla sua “Squad” spostata ampiamente a sinistra. Il cui padre nobile è il senatore del Vermont Bernie Sanders.

Da deputato Bowman “sostiene l’aumento delle tasse sui ricchi, il taglio dei fondi alla polizia e il pagamento di 14mila miliardi di dollari in risarcimenti ai neri americani, tra le altre politiche progressiste”, ricorda il Ft.

Il membro del Congresso accusa il suo partito di aver arruolato Latimer per silenziare la sua critica ai fatti di Gaza, che non esita a definire “un genocidio” e per spostare il dibattito dai reali temi, legati alla giustizia sociale e alla sicurezza economica di un quartiere abitato principalmente da neri e con una consistente (9%) minoranza di immigrati giamaicani, su cui si dovrebbe giudicare la candidatura. Ocasio e Sanders sono giunti sabato a sostenerlo in un comizio finale. Il 25 giugno andrà in scena un voto apertissimo, che dirà molto delle linee di tendenza future del Partito Democratico. E anche della possibilità di un’alleanza tra moderati interni e conservatori all’esterno per cauterizzare le spinte più radicali. Qualcosa raramente tentato prima d’ora, e che a New York avrà un banco di prova.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto