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Il Dipartimento di Stato Usa non potrà contare i morti della guerra di Gaza citando i dati del locale Ministero della Salute, accusato di essere una propaggine di Hamas. Lo ha decretato la Camera dei Rappresentanti Usa approvando con 269 si e 144 no un’iniziativa di legge bipartisan per aggiungere un emendamento alla legge di finanziamento del Dipartimento di Stato che impone a Foggy Bottom di non usare le statistiche che ad oggi parlano di quasi 38mila morti a Gaza nel conflitto scoppiato dopo gli attacchi di Hamas in Israele del 7 ottobre.

Ai 207 deputati del Partito Repubblicano si sono aggiunti ben 62 membri del Partito Democratico nell’approvazione della legge. Due di questi, Jared Moskowitz, dem della Florida, e Josh Gottheimer, rappresentante del New Jersey, sono stati i proponenti dell’emendamento assieme a tre dei rappresentanti repubblicani: Joe Wilson, del South Carolina; Mike Lawler, deputato di New York; Carol Miller, deputata della West Virginia. Il sottotesto della dichiarazione è chiaro: non vanno citati i dati di Gaza perché ritenuti falsi e non attendibili. E, dunque, potenzialmente in grado di mettere in cattiva luce l’operazione israeliana.

Verrebbe da pensare che, piuttosto, in questa fase il ministero della Salute di Gaza stia contando un numero di morti inferiore e che in questa fase, almeno tra maggio e giugno, abbia aumentato la cautela nell’indicazione delle statistiche, che del resto anche le Nazioni Unite e diverse grandi testate hanno più volte ritenuto sostanzialmente attendibili.

E, anzi, la sensazione è che “questi numeri sono probabilmente sottostimati a causa delle infrastrutture mediche decimate, degli operatori sanitari uccisi e delle migliaia di persone che si teme siano intrappolate sotto le macerie di Gaza”, ha riportato The Intercept.

Tra deputati repubblicani che invitano a trattare Gaza come “Hiroshima e Nagasaki”, altri esponenti del Grand Old Party che cercano di frenare la consegna di aiuti umanitari ai palestinesi e esponenti che obiettano all’alto numero di vittime civili l’appunto che “non esistono civili innocenti” tra i palestinesi, non da meno è lo zelo dei due co-firmatari democratici. “Moskowitz e Gottheimer sono tra i tanti democratici che hanno ripetutamente lavorato per indebolire il movimento per i diritti dei palestinesi e il discorso filo-palestinese”, ricorda The Intercept. Del secondo la testata ricorda due frasi: Gottheimer si è esposto definendo “i democratici che non sostengono Israele un “ cancro ” e suggerendo che i musulmani in America sono “ colpevoli ” dell’attacco di Hamas del 7 ottobre”.

L’offensiva contro le statistiche da Gaza è accelerata nel giorno del dibattito presidenziale Usa e poco dopo il voto decisivo per il 16esimo distretto di New York, saldamente democratico, in cui le primarie del partito dell’asinello hanno premiato il candidato George Latimer, profondamente sostenuto dalla lobby pro-Israele dell’Aipac. In precedenza, non va dimenticata la missiva inviata il 24 aprile scorso da dodici senatori del Partito Repubblicano americano a Karim Khan, intimidito per non promuovere, come invece poi fatto, l’incriminazione da parte del Tribunale Penale Internazionale da lui guidato contro Benjamin Netanyahu per crimini di guerra.

Nella politica Usa sembra esserci una rinnovata ritrosia a trasformare i distinguo dell’establishment Usa da Tel Aviv in aperto dissenso. E soprattutto si intende dare, pericolosamente, il là a silenziare ogni voce proveniente da Gaza come se si trattasse di propaganda inquinante promossa da Hamas. Salvo, troppo spesso, cedere facilmente all’analoga propaganda israeliana, dai bambini decapitati all’attacco all’Unrwa. Un atteggiamento che è arrivato al limite, tracotante, di decidere per legge chi possa dire legalmente o meno il numero di morti a Gaza per esser ripreso nei documenti ufficiali Usa. Siamo oltre la post-verità: siamo alla verità preventiva iscritta per legge. Ed è un segnale politicamente preoccupante.

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