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Guerra

La poesia come resistenza contro la barbarie. Testimonianze da Gaza

Un libro da leggere: pubblicato da Fazi, raccoglie le voci poetiche di Gaza. Un grido di resistenza contro la barbarie.
Gaza

Lo potremmo definire il libro che tutti dovrebbero leggere, e far leggere. Uscito con Fazi editore nello scorso mese di aprile, oltre a dare voce a chi non ha più voce – purtroppo non è un modo di dire, visto che alcuni degli autori, come Heba Abu Nada e Refaat Alareer, sono stati assassinati dalle azioni militari israeliane nel 2023 – consente a chi acquista il libro di compiere un gesto concreto di solidarietà, visto che 5 dei 12 euro del prezzo di copertina saranno devoluti in favore di Emergency, per le sue attività di assistenza nella striscia di Gaza.

Curata da Antonio Bocchinfuso, Mario Soldaini e Leonardo Tosti, la silloge raccoglie le opere di dieci autori palestinesi: Hend Joudah, Ni’ma Hassan, Yousef Elqedra, Ali Abukhattab, Dareen Tatour, Marwan Makhoul, Yahya Ashour, Heba Abu Nada, Haidar al-Ghazali e Refaat Alareer.

La poesia, grazie all’opera degli autori e autrici, diviene veicolo di resistenza contro la barbarie in corso a Gaza (senza mai dimenticare le violenze perpetrate in Cisgiordania), da parte di coloro che vivono sulla loro pelle (e su quella dei loro cari, che magari hanno visto morire e/o rimanere gravemente feriti per le feroci operazioni dell’IDF), quello che la stessa Corte penale internazionale ha qualificato come crimini efferati.

Tra le testimonianze più toccanti quella di Haidar al-Ghazali, appena diciannovenne, che racconta di avere già visto troppe morti, in un’età che dovrebbe rappresentare una delle fasi più spensierate della vita, per non parlare delle più recenti notizie che ci riportano l’uccisione a sangue freddo dei disperati in fila per un po’ di cibo, per garantire la sopravvivenza propria e dei familiari.

Molto toccanti le parole di alcuni degli autori, tra i quali alcuni che non ce l’hanno fatta a vedere le loro poesie pubblicate: “Noi di Gaza, presso Dio, siamo martiri o testimoni della liberazione. E tutti noi aspettiamo il luogo in cui saremo. Tutti noi aspettiamo, o Dio, la tua promessa veritiera” (Heba Abu Nada), o uno degli ultimi appelli di Refaat Alareer, ucciso il 6 dicembre del 2023: “Se devo morire, tu devi vivere, per raccontare la mia storia…” O ancora il racconto di Elqedra, sulla morte per il freddo o le bombe nei campi profughi.

Non dimentichiamo il contributo dello storico israeliano Ilan Pappe, costretto a vivere in esilio per le coraggiose denunce contenute in numerosi libri e interventi, che nella prefazione al volume scrive: “L’aspetto più inquietante di ciò che accade dal 7 ottobre 2023 è il silenzio e l’indifferenza dell’Europa”, aggiungendo che “forse questa raccolta contribuirà a erodere in qualche misura lo scudo di silenzio e disinteresse che garantisce immunità ai responsabili del genocidio a Gaza”; il discorso tenuto alla Oxford Union dalla scrittrice palestinese Susan Abulhawa, autrice del romanzo bestseller “Ogni mattina a Jenin”, chiude la pubblicazione, senza dimenticare il prezioso contributo del giornalista premio Pulitzer Chris Hedges, ex corrispondente del «The New York Times».

Vogliamo concludere questo breve articolo, non solo rinnovando l’invito a leggere e diffondere il libro, ma citando alcuni passaggi di un’altra poesia contenuta nella raccolta, che dovrebbe far riflettere tanti che si riempiono la bocca con parole vuote o di circostanza: “Una madre a Gaza non dorme…, Ascolta il buio, ne controlla i margini, filtra i suoni uno ad uno per scegliere una storia che le si addica, per cullare i suoi bambini, E dopo che tutti si sono addormentati, si erge come uno scudo di fronte alla morte (Ni’ma Hassan).

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