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	<title>Striscia di Gaza Archives - InsideOver</title>
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	<title>Striscia di Gaza Archives - InsideOver</title>
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		<title>Elena Basile: &#8220;L&#8217;Occidente, complice del genocidio di Gaza, cerca di riscrivere la storia del Medio Oriente&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/elena-basile-loccidente-complice-del-genocidio-di-gaza-cerca-di-riscrivere-la-storia-del-medio-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Sep 2025 13:44:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gaxa" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/gaza.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/gaza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/gaza-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/gaza-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il 7 ottobre Hamas ha compiuto un feroce attacco terroristico,scrive Elena Basile. Ma le radici di Hamas stanno nell'occupazione di Israele. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/elena-basile-loccidente-complice-del-genocidio-di-gaza-cerca-di-riscrivere-la-storia-del-medio-oriente.html">Elena Basile: &#8220;L&#8217;Occidente, complice del genocidio di Gaza, cerca di riscrivere la storia del Medio Oriente&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gaxa" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/gaza.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/gaza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/gaza-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/gaza-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p><em>Pubblichiamo la terza e ultima parte di un intervento su Europa, Usa, Ucraina, Russia, Israele e le élite politiche Ue di <strong>Elena Basile</strong>, già ambasciatrice d’Italia in Svezia e in Belgio, editorialista e autrice di molti libri di narrativa (da </em>Donne, nient’altro che donne<em> del 1995 a </em>Frammenti di Bruxelles<em> del 2024) e di saggi (</em>L’Occidente e il nemico permanente<em>, 2024).</em></p>



<p>In Medio Oriente il progetto del grande Israele continua. La tappa più recente è costituita dall’ invasione di Gaza. Il governo neo-nazista di <strong>Netanyahu realizza in modo coerente la cancellazione di un popolo</strong>, massacrato, torturato, affamato. Bambini mutilati, denutriti, senza soccorsi sono ritratti da giornalisti e civili palestinesi. Al netto della retorica, dei piagnistei e dei finti riconoscimenti della Palestina, l’Occidente è complice del genocidio. Soltanto la fine di ogni cooperazione politica, economica e militare, accompagnata da sanzioni economiche durissime, potrebbe temperare la violenza di uno Stato canaglia come<br>Israele. </p>



<p>Tel Aviv attacca i vicini contro ogni norma internazionale. Gli Houty sono, come gli Hezbollah, gli unici che sulla propria pelle si ribellano all’azione di Israele, incarnando un’eroica resistenza. <strong>Sono puniti da una potenza militare, nucleare e tecnologica , senza uguali nella regione.</strong> <strong>Il Governo della destra messianica israeliana ha bisogno delle guerre per restare in piedi.</strong> Le campagne<br>contro la Siria, il Libano, l’Iran si alternano a quelle contro Gaza. Il 7 ottobre ha reso maggiormente evidente l’illegalità internazionale, l’ideologia razzista, e la violenza militare di un Paese che, tuttavia, in passato non ha rispettato il diritto Internazionale e le Risoluzioni, (anche quelle vincolanti del Consiglio di Sicurezza), dell’ONU, ha colonizzato terre non proprie, ha creato forme di apartheid, ha<br>incarcerato minori, ha praticato la tortura contro civili inermi, non solo contro i miliziani di Hamas. </p>



<p>In Cisgiordania il sopruso razzista e l’illegalità non sono cessati, malgrado Hamas non esista in questo territorio vessato da decenni da Tel Aviv. <strong>Hamas è una organizzazione dedita alla lotta armata, segretamente finanziata dalla Cia e da Israele, contro al Fatah</strong> al fine di rompere l’unità palestinese. È stata eletta democraticamente e nel 2007 ha cercato un dialogo politico. L’Occidente non ha mai voluto iniziare con Hamas quel processo virtuoso realizzato con l’OLP, nata come organizzazione terrorista, e che ha permesso i negoziati di Oslo. Dal 2000 in poi la destra israeliana ha sconfessato la soluzione dei due Stati e il progetto del Grande Israele è stato portato avanti con la complicità dell’Occidente. </p>



<p>Queste premesse hanno portato al genocidio odierno, <strong>giustificato dall’attacco subito il 7 ottobre, un attacco feroce e terrorista anche contro la popolazione civile. </strong>Si attende, tuttavia, una inchiesta indipendente internazionale al fine di verificare quanti morti siano dovuti al fuoco amico e alla <strong>direttiva israeliana Hannibal</strong> che permette l’uccisione da parte dell’esercito nazionale di civili israeliani al fine di non farli divenire ostaggi. Le atrocità attribuite dalla propaganda occidentale a Hamas, quali decapitazione di bambini e stupri di donne, sono state smentite. Si deve ancora verificare se il governo Israeliano ha peccato di negligenza o di complicità, al fine di permettere l’attacco del 7 Ottobre, utilizzato da Netanyahu e dall’Occidente come alibi per giustificare il genocidio del popolo palestinese. </p>



<p>Tutti gli intellettuali, gli attivisti e gli esperti giuridici dell’ONU, sono costretti dalla stampa di regime a una condanna astorica, moralistica del terrorismo di Hamas per potere dare credibilità alla denuncia delle attività criminali di Israele. La verità è che Hamas esiste perché esiste la violenza razzista, illegale di Israele contro una popolazione indifesa. <strong>Condannare Hamas senza tenere conto della realtà storico-politica nella quale nasce, è un’operazione sottoculturale e di regime.</strong> Se ci fosse stata la volontà politica Israeliana e Occidentale, oggi in Palestina avremmo due Stati che convivono e hanno risolto diplomaticamente le loro controversie. Come ho scritto nell’<em>Occidente e il nemico permanente</em>, il fallimento della diplomazia è dovuto in gran parte a Occidente e lobby di Israele. I Paesi arabi hanno perseguito i propri interessi, utilizzando la causa palestinese, per i propri giochi geopolitici. La miopia politica di al Fatah e il massimalismo hanno contribuito a far morire un dialogo a vantaggio dei Palestinesi. Il terrorismo di Hamas è una conseguenza di un quadro geo-politico, di un processo storico e della distruzione del multilateralismo.</p>



<p>Repetita Juvant ma la lotta è impari. Il <strong>soft power occidentale è invincibile.</strong> La maggioranza è manipolata o impotente. L’autoritarismo avanza. L’assurdo è che l’Occidente, artefice principale dell’illegalità internazionale e del disordine nel quale viviamo, si presenta come il difensore della pace, della democrazia e dei diritti umani. George Orwell, uno scrittore visionario, aveva previsto la manipolazione a opera di un potere dittatoriale e l’adesione surrealistica della società civile. L’assurdo e il grottesco sono le dimensioni consone al secolo<br>ventunesimo.</p>



<p>(3. fine. Per le puntate precedenti: <a href="https://it.insideover.com/politica/elena-basile-cosi-loligarchia-illiberale-ha-trasformato-leuropa-nel-braccio-della-nato.html">qui</a> e <a href="https://it.insideover.com/politica/elena-basile-il-vertice-in-alaska-una-concessione-di-putin.html">qui</a>)</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/elena-basile-loccidente-complice-del-genocidio-di-gaza-cerca-di-riscrivere-la-storia-del-medio-oriente.html">Elena Basile: &#8220;L&#8217;Occidente, complice del genocidio di Gaza, cerca di riscrivere la storia del Medio Oriente&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Sul genocidio a Gaza: lettera aperta alla senatrice Liliana Segre</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sul-genocidio-a-gaza-lettera-aperta-alla-senatrice-liliana-segre.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Aug 2025 08:37:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Liliana Segre" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Qualche riflessione dopo l'intervista della senatrice Segre a la Repubblica sull'uso del termine "genocidio". </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/sul-genocidio-a-gaza-lettera-aperta-alla-senatrice-liliana-segre.html">Sul genocidio a Gaza: lettera aperta alla senatrice Liliana Segre</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Liliana Segre" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/liliana-segre-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p><strong>Gentilissima Senatrice Liliana Segre,</strong></p>



<p>abbiamo letto con molta attenzione e ancor più grande partecipazione <a href="https://www.repubblica.it/esteri/2025/08/02/news/liliana_segre_intervista_genocidio_parole_grossman_gaza-424767359/?ref=RHLF-BG-P3-S1-T1-r046">l&#8217;intervista da Lei rilasciata al quotidiano la Repubblica</a>, arrivata tra l&#8217;altro dopo una serie di prese di posizione di altri intellettuali ebrei e soprattutto dopo <a href="https://www.repubblica.it/esteri/2025/07/31/news/grossman_intervista_scrittore_israeliano_gaza_guerra-424764877/">la toccante intervista </a>rilasciata poco prima allo stesso quotidiano da uno scrittore (e padre di Uri, soldato caduto nel 2006 in Libano) quale <strong>David Grossman</strong>, che come pochissimi altri ha saputo sondare l&#8217;anima dell&#8217;Israele contemporaneo.</p>



<p>Le risparmiamo, qui, i giusti attestati di stima che Le vengono di solito tributati e che Le saranno ormai venuti anche un po&#8217; a noia. Diciamo solo che, pur essendo evidente che nessuno può realmente calarsi nei sentimenti di una persona con le Sue esperienze alle spalle, crediamo di aver avvertito il grido silenzioso che fa l&#8217;eco alle argomentazioni offerte nell&#8217;intervista.</p>



<p>Eppure, <strong>in quella Sua intervista, c&#8217;è qualcosa che non ci convince</strong>. Intanto, l&#8217;affermazione sul &#8220;pericolo dell’uso strumentale e parossistico dell’anatema “genocidio” che fin dal giorno successivo al 7 ottobre viene fatto qui in occidente&#8221;. Intanto, non ci pare proprio che la questione del &#8220;genocidio&#8221; a Gaza, a parte qualche eccezione strillata dovuta al fanatismo o alla propaganda, sia stata seriamente presa in considerazione &#8220;qui in occidente&#8221; <strong>addirittura &#8220;fin dal primo giorno successivo al 7 ottobre&#8221;</strong>. Al contrario: per molti lunghissimi mesi in Occidente si è parlato quasi solo del &#8220;diritto di Israele a difendersi&#8221;, anche da parte dei Governi che ora, di fronte alle immagini provenienti dalla Striscia, si danno una ripassata alla coscienza con il riconoscimento dello Stato di Palestina, anche se sanno benissimo che ormai di una scelta puramente nominale e simbolica si tratta.</p>



<p>Per molti lunghissimi mesi, dietro la bandiera di quel &#8220;diritto&#8221; (che peraltro nessuno nega, tanto meno noi che abbiamo sempre parlato di Hamas come di un movimento islamista non di liberazione e delle sue stragi come feroci atti di terrorismo), <strong>la stragrande maggioranza delle voci ufficiali occidentali, dall&#8217;ultimo dei giornalisti al più potente dei politici</strong>, ha cercato di minimizzare la strage indiscriminata dei palestinesi della Striscia: prima accusando il ministero della Sanità del governo di Hamas di diffondere notizie false, poi tenendo il computo delle vittime inchiodato per un anno a un numero, 42 mila, che restava fisso mentre la gente moriva ogni giorno, e che era comunque sbugiardato da ricerche <em>super partes</em> come <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-morti-di-gaza-99-medici-usa-raccontano-la-verita-da-oggi-diventa-la-nostra-verita-ecco-perche.html#google_vignette">quella dei 99 medici americani</a> che scrissero anche a <strong>Joe Biden</strong> o <a href="https://it.insideover.com/guerra/amici-di-israele-basta-alibi-a-gaza-e-genocidio-e-lancet-ci-spiega-perche.html">quella della rivista scientifica inglese Lancet</a>. Anche adesso i giornali ripetono la cifra di 62 mila morti, quando tutti sanno benissimo che, nella migliore delle ipotesi, bisognerebbe almeno raddoppiarla. Insomma, tutto questo accanimento nel brandire il termine &#8220;genocidio&#8221;, con le terribili implicazioni che esso porta con sé, non ci è parso di vederlo.</p>



<p>In secondo luogo, Lei dice &#8220;per questo mi sono sempre opposta e continuo ad oppormi a un uso del termine genocidio che non ha nulla di analitico, ma ha molto di vendicativo&#8221;. E aggiunge: &#8220;L’abuso di “genocidio” che dal primo giorno viene fatto qui, il compiacimento, l’isterica insistenza per imporlo a chi non lo condivide – e in primo luogo a tutti gli ebrei – <strong>è un fatto morboso che, appunto, come avverte Grossman scaturisce da “sentimenti antisemiti”</strong>, magari inconsci&#8221;. È sicuramente possibile che ci sia &#8220;compiacimento&#8221;, o un antisemitismo appena velato in alcuni che usano a man salva quel termine. Però anche prendere la parte per il tutto e tramutare l&#8217;accusa di genocidio in un segnale di reale o potenziale antisemitismo rischia di essere profondamente strumentale.</p>



<p>Questo perché il concetto di genocidio, pur in tutta la sua immensa portata, <strong>non è dibattibile.</strong> Non è filosofabile. Come Lei sa, il concetto di genocidio fu definito dal lavoro dell&#8217;avvocato (ebreo polacco) <strong>Raphael Lemkin</strong>, che aveva coniato il termine già nel 1944. Il suo attivismo, e gli studi condotti sulla Shoah ma anche sul genocidio degli armeni, portò le Nazioni Unite a riconoscere <a href="https://it.insideover.com/politica/a-gaza-come-in-ruanda-o-in-cambogia-il-genocidio-non-e-un-discorso-da-bar-o-da-tv.html">il genocidio come un crimine internazionale</a> nel 1946 e ad approvare nel 1948 la &#8220;<a href="https://unipd-centrodirittiumani.it/it/archivi/strumenti-internazionali/convenzione-per-la-prevenzione-e-la-repressione-del-crimine-di-genocidio-1948">Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio</a>&#8220;, più tardi firmata tra gli altri Paesi anche da Israele. </p>



<p>La citiamo perché, a differenza di molti altri trattati, e grazie alla tenacia e alle campagna dell&#8217;avvocato Lemkin, la Convenzione parla chiaro. Perché si possa (e trattandosi di un crimine, si debba) parlare di genocidio si devono verificare le seguenti condizioni:</p>



<p><strong>a)</strong> uccisione di membri del gruppo;</p>



<p><strong>b)</strong> lesioni gravi all&#8217;integrità fisica o mentale di membri del gruppo;</p>



<p><strong>c)</strong> il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale;</p>



<p><strong>d)</strong> misure miranti a impedire nascite all&#8217;interno del gruppo;</p>



<p><strong>e)</strong> trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo ad un altro.</p>



<p>È difficile non vedere che, a parte l&#8217;ultimo, tutti gli altri punti caratterizzano l&#8217;azione e delle forze armate di Israele a Gaza e l&#8217;azione politica del Governo che le dirige. E la scarsità di cibo o fame o carestia indotta di cui si parla in queste ultime settimane è solo l&#8217;ultimo anello della catena, non quello che deve decidere se siamo al genocidio o no. Per cui, può anche darsi che le frange antisemite approfittino delle circostanze per farsi ancora più stupide e aggressive, può anche darsi che le responsabilità di Hamas finiscano con l&#8217;essere da qualcuno sottovalutate. Ma il punto non è questo. <strong>Il punto è che, secondo quasi tutti i criteri del diritto internazionale, c&#8217;è un genocidio in corso</strong>. E di questo non si può accusare chi ne parla ma solo chi ne è l&#8217;autore: il governo di <strong>Benjamin Netanyahu</strong>. Che con le sue azioni porta sulla spalle anche parte della responsabilità per l&#8217;eventuale rigurgito di antisemitismo che colpisce o potrebbe colpire l&#8217;occidente. Così come Hamas (e sia Lei sia Grossman lo sottolineate) porta parte della responsabilità per la tragedia che si è abbattuta sul popolo palestinese.</p>



<p>Sappiamo che Lei non sarà d&#8217;accordo con questo nostra affermazione. Infatti nell&#8217;intervista Lei dice: <strong>&#8220;Israele non è né l’erede né il rappresentante degli ebrei europei vittime della Shoah:</strong> non deve usare quello scudo per giustificare qualunque suo eccesso, ma non deve neanche essere usato come pretesto per tornare ad odiare il popolo ebraico e perfino le vittime di 80 anni fa&#8221;. È giusto, anche se molti rappresentanti dell&#8217;ebraismo italiano e internazionale dissentirebbero: non v&#8217;è forse chi dice che tutti gli ebrei sono israeliani, anche se non lo sanno?</p>



<p>Il problema, però, è che il premier che da ordine di uccidere decine di migliaia di donne e bambini, di radere al suolo scuole e ospedali, di sparare sulle tende dei campi profughi o sulle code per il cibo, il politico che progetta una deportazione di massa come alternativa alla decimazione, <strong>è lo stesso che nel 2018 ha fatto approvare una legge che definisce Israele come &#8220;lo Stato-nazione del popolo ebraico&#8221;</strong>, che stabilisce che l&#8217;arabo (lingua madre del 20% della popolazione) non è lingua ufficiale, che gli insediamenti (illegali per il diritto internazionale) sono un &#8220;valore nazionale&#8221;. In conclusione: noi non ebrei abbiamo di certo il problema di bloccare qualunque rigurgito di antisemitismo, qualunque tentativo di &#8220;odiare il popolo ebraico&#8221; mettendogli in conto, abusivamente e strumentalmente, ciò che va a carico solo di Netanyahu e del suo Governo. Ma sotto voce chiederemmo che il &#8220;popolo ebraico&#8221;, e soprattutto i suoi leader intellettuali e morali, dei quali Lei certamente fa parte, fossero chiari nel respingere ogni possibile giustificazione del tentativo di sterminio del popolo gazawi. Anche solo usando la parola &#8220;genocidio&#8221;.</p>



<p><strong><em>Chi già ci conosce sa con quanta passione  InsideOver segua le questioni del Medio Oriente e in particolare modo i drammatici eventi di Gaza e di Israele. Ci mettiamo il cuore e l&#8217;esperienza dei luoghi. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong><br></p>



<p></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/sul-genocidio-a-gaza-lettera-aperta-alla-senatrice-liliana-segre.html">Sul genocidio a Gaza: lettera aperta alla senatrice Liliana Segre</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Witkoff sbarca in Israele dopo sei mesi</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/witkoff-sbarca-in-israele-dopo-sei-mesi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Aug 2025 03:55:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1085" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250731222834341_946ad931b48df116552ec50ed464bfac-e1753994144279.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Witkoff sbarca in Israele dopo sei mesi" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250731222834341_946ad931b48df116552ec50ed464bfac-e1753994144279.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250731222834341_946ad931b48df116552ec50ed464bfac-e1753994144279-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250731222834341_946ad931b48df116552ec50ed464bfac-e1753994144279-1024x579.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250731222834341_946ad931b48df116552ec50ed464bfac-e1753994144279-768x434.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250731222834341_946ad931b48df116552ec50ed464bfac-e1753994144279-1536x868.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250731222834341_946ad931b48df116552ec50ed464bfac-e1753994144279-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250731222834341_946ad931b48df116552ec50ed464bfac-e1753994144279-600x339.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un funebre elenco non nuovo, già al Jazeera e altre testate ne hanno pubblicato l'analogo. Ma il fatto che a farlo sia stato il Washington Post, il media portante dell'Impero insieme al gemello New York Times e testata di riferimento dei repubblicani al potere, è una notizia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/witkoff-sbarca-in-israele-dopo-sei-mesi.html">Witkoff sbarca in Israele dopo sei mesi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1085" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250731222834341_946ad931b48df116552ec50ed464bfac-e1753994144279.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Witkoff sbarca in Israele dopo sei mesi" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250731222834341_946ad931b48df116552ec50ed464bfac-e1753994144279.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250731222834341_946ad931b48df116552ec50ed464bfac-e1753994144279-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250731222834341_946ad931b48df116552ec50ed464bfac-e1753994144279-1024x579.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250731222834341_946ad931b48df116552ec50ed464bfac-e1753994144279-768x434.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250731222834341_946ad931b48df116552ec50ed464bfac-e1753994144279-1536x868.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250731222834341_946ad931b48df116552ec50ed464bfac-e1753994144279-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250731222834341_946ad931b48df116552ec50ed464bfac-e1753994144279-600x339.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ieri il<a href="https://www.washingtonpost.com/world/interactive/2025/israel-gaza-war-children-death-toll/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Washington Post</a> ha pubblicato nomi, età, in alcuni casi con l&#8217;aggiunta di foto e brevi commenti, dei 18.500 bambini uccisi a Gaza, parte considerevole dei 60mila palestinesi uccisi finora (si tratta dei morti accertati: solo successivamente si avrà forse contezza della reale portata dello sterminio).</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.washingtonpost.com/world/interactive/2025/israel-gaza-war-children-death-toll/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/PN-3107-1024x561.jpg" alt="60,000 Gazans have been killed. 18,500 were children. These are their names." class="wp-image-77622"/></a></figure>



<p>Un funebre elenco non nuovo, già al Jazeera e altre testate ne hanno pubblicato l&#8217;analogo. Ma il fatto che a farlo sia stato il Washington Post, il media portante dell&#8217;Impero insieme al gemello New York Times e testata di riferimento dei repubblicani al potere, è una notizia.</p>



<p>Il mondo non sopporta più il mattatoio messo su da Israele. Alle eclatanti prese di posizione di tanti Paesi che si dicono pronti a riconoscere lo Stato della Palestina, tra i quali non si annovera l&#8217;Italia, meno eclatanti, ma altrettanto importanti, le dichiarazioni critiche nei confronti di Israele di alcune Istituzioni ebraiche mondiali finora silenti (alcune, meno influenti, hanno già espresso da tempo la loro contrarietà al genocidio).</p>



<p>Se in altra nota avevamo dato conto del pronunciamento in tal senso dell&#8217;<a href="https://www.piccolenote.it/mondo/la-carestia-indotta-di-gaza-il-mondo-condanna-ma-non-si-muove" target="_blank" rel="noreferrer noopener">American Jewish Committee</a>, giunto in parallelo a una lettera firmata da centinaia di rabbini del mondo, è di ieri la condanna della &#8220;<a href="https://bod.org.uk/bod-news/board-of-deputies-holds-special-meeting-to-discuss-humanitarian-situation-in-gaza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">militarizzazione</a>&#8221; del cibo da parte del Board of Deputies of British Jewsh, il più importante organismo ebraico del Regno Unito, e la <a href="https://www.haaretz.com/jewish/2025-07-30/ty-article/.premium/zionist-federation-of-australia-urges-israel-to-expand-gaza-aid-in-rare-statement/00000198-5b42-d669-a99d-7ff749ec0000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">parallela condanna</a> della Federazione sionista australiana.</p>



<p>Se riportiamo le prese di posizione di questi organismi ebraici è perché hanno un peso significativo in Israele e una possibilità di incidere più di altre pressioni internazionali che, a stare alla sfida lanciata dal ministro degli Esteri Gideon Sa&#8217;ar, Tel Aviv può tranquillamente <a href="https://www.jns.org/saar-defiant-as-international-pressure-mounts-to-end-gaza-war/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ignorare</a>.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.jns.org/saar-defiant-as-international-pressure-mounts-to-end-gaza-war/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/a2-jns-1024x541.jpg" alt="Sa’ar defiant as international pressure mounts to end Gaza war" class="wp-image-77621"/></a></figure>



<p>Non è vero, lo sa anche lui, è una dichiarazione ad uso interno, tanto che oggi Gerusalemme ha accolto Steve Witkoff, che non vi si recava da sei mesi, perché Trump deve evitare che la carestia esploda in tutta la sua portata, per tentare di evitare di essere coinvolto nel genocidio. La visita dell&#8217;inviato americano giunge dopo la secca smentita Netanyahu da parte del presidente Usa, il quale ha dichiarato, contro i dinieghi israeliani, che la fame a Gaza c&#8217;è, eccome, e deve finire.</p>



<p>Il processo che ha portato alla carestia è stato avviato mesi fa, riducendo al minimo o del tutto le razioni alimentari, e il suo sviluppo è incrementale, con un incremento sempre più accelerato. Impossibile fermarlo bruscamente. Se affrontato subito rallenterà fino a fermarsi. Se si perde altro tempo, i <a href="https://www.bbc.com/news/articles/cx2x813jm0zo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">154 palestinesi morti finora per fame</a> &#8211; di cui 89 bambini &#8211; saranno solo i primi di un&#8217;ondata di piena.</p>



<p>I potenti d&#8217;Occidente e tanta parte dell&#8217;ebraismo internazionale, che hanno contribuito con la loro connivenza a tutto questo, iniziano ad avere paura che tale ecatombe condanni anche loro al marchio d&#8217;infamia imperituro oltre che lo Stato d&#8217;Israele, sul quale tale marchio è ormai impresso in maniera irrevocabile. L&#8217;hasbara stavolta non lo salverà, benché il Tel Aviv abbia investito pesantemente nell&#8217;usuale propaganda aggressiva.</p>



<p>Qualcosa per la fame si farà, l&#8217;Occidente, e anzitutto l&#8217;America, devono tentare per salvare quel residuo di dignità che ritengono ancora di avere (e non hanno). &#8220;Per migliaia di palestinesi, ciò sarà troppo poco e troppo tardi&#8221;, scrive Shadi Hamid sul <a href="https://www.washingtonpost.com/opinions/2025/07/31/starvation-gaza-israel-maga-europe/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Washington Post</a>. Infatti, troppi sono già i morti e altri sono ormai destinati a morire, mentre per altri il danno è ormai irrevocabile perché &#8220;una volta che la malnutrizione acuta si manifesta, i danni possono essere duraturi, soprattutto nei bambini. I corpi devastati dalla fame fanno fatica ad assimilare anche le sostanze nutritive di base&#8221;.</p>



<p>Ma, continua Hamid, &#8220;la priorità ora è prevenire ulteriori sofferenze. L&#8217;unico modo per farlo è un cessate il fuoco duraturo e la fine di una guerra che ha causato la morte di <a href="https://www.washingtonpost.com/world/2025/07/29/gaza-death-toll-60000/">oltre 60.000 persone</a> e forse decine di migliaia di altre, secondo un recente studio pubblicato su Lancet&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.washingtonpost.com/world/2025/07/29/gaza-death-toll-60000/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A2-WP-2-1024x571.jpg" alt="More than 60,000 people killed in Gaza war, local health officials say" class="wp-image-77618"/></a></figure>



<p>&#8220;[&#8230;] Solo Washington ha un&#8217;influenza tale da poter cambiare significativamente le politiche di Israele. Ma un&#8217;amministrazione dopo l&#8217;altra non è stata disposta a usare questa leva. Chi di noi prega per un futuro migliore per i palestinesi si trova nella scomoda posizione di dover riporre la propria fiducia nell&#8217;imprevedibilità di Trump, il che non è una bella situazione. Ma è la situazione in cui ci troviamo&#8221;.</p>



<p>&#8220;È troppo poco, troppo tardi. Ma non è nemmeno tutto finito. I morti non possono essere riportati in vita, ma i vivi possono ancora essere salvati. Per il loro bene, dobbiamo essere disposti ad accettare un sì come risposta, anche quando arriva da fonti inaspettate. E c&#8217;è una fonte inaspettata che conta di più, ora: l&#8217;amministrazione Trump&#8221;.</p>



<p>&#8220;L&#8217;arco morale dell&#8217;universo potrebbe piegarsi verso la giustizia, ma non lo fa da solo e non lo fa abbastanza in fretta. Se Trump, tra tutti, può essere lo strumento per porre fine a questa catastrofe, allora dobbiamo mettere da parte il nostro orgoglio e i nostri dubbi e pregare che la sua reazione viscerale ai bambini affamati diventi qualcosa di più che semplici parole&#8221;. Witkoff è lì per questo.</p>



<p>Non avrà vita facile. Proprio nel giorno del suo arrivo, l&#8217;ultradestra ha organizzato una <a href="https://www.timesofisrael.com/ours-forever-hundreds-march-from-sderot-to-gaza-border-to-demand-resettlement/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">manifestazione a Sderot</a>, con vista su Gaza (meglio, su quel che ne è rimasto), per reclamarne l&#8217;annessione, così che &#8220;sarà nostra per sempre&#8221;, come recita il loro demoniaco slogan.</p>



<p>Probabile che sia stata ispirata da quella vecchia volpe di Netanyahu per far vedere all&#8217;inviato Usa che lui vorrebbe adire alle sollecitazioni americane anche sul cessate il fuoco, ma è costretto a fare altro dai suoi partner. E per convincerlo che è meglio trattare con lui che con altri e che lui resti al potere, perché l&#8217;alternativa è peggiore. Sono decenni che vive di questo teatro. Vedremo se Witkoff riuscirà ad aggirare le tante trappole allestite dal suo ospite e fare qualcosa di concreto per i palestinesi.</p>



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			</item>
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		<title>Gaza. I tanti misteri sul fallimento del negoziato</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gaza-i-tanti-misteri-sul-fallimento-del-negoziato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jul 2025 16:55:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=479539</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1248" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250725185314852_7a2ef5dd0fbeab814dbc43fc24e487cd.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250725185314852_7a2ef5dd0fbeab814dbc43fc24e487cd.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250725185314852_7a2ef5dd0fbeab814dbc43fc24e487cd-600x390.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250725185314852_7a2ef5dd0fbeab814dbc43fc24e487cd-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250725185314852_7a2ef5dd0fbeab814dbc43fc24e487cd-1024x666.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250725185314852_7a2ef5dd0fbeab814dbc43fc24e487cd-768x499.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250725185314852_7a2ef5dd0fbeab814dbc43fc24e487cd-1536x998.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Fallisce l’ennesimo negoziato per Gaza, una rottura che allarma più delle precedenti a motivo delle dichiarazioni dell’inviato di Trump Steve Witkoff, che ha addossato tutte le colpe ad Hamas aggiungendo che, a questo punto, “cercheremo soluzioni alternative per riportare a casa gli ostaggi e per creare un ambiente più stabile per la popolazione di Gaza”. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-i-tanti-misteri-sul-fallimento-del-negoziato.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1248" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250725185314852_7a2ef5dd0fbeab814dbc43fc24e487cd.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250725185314852_7a2ef5dd0fbeab814dbc43fc24e487cd.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250725185314852_7a2ef5dd0fbeab814dbc43fc24e487cd-600x390.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250725185314852_7a2ef5dd0fbeab814dbc43fc24e487cd-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250725185314852_7a2ef5dd0fbeab814dbc43fc24e487cd-1024x666.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250725185314852_7a2ef5dd0fbeab814dbc43fc24e487cd-768x499.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250725185314852_7a2ef5dd0fbeab814dbc43fc24e487cd-1536x998.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Fallisce l’ennesimo negoziato per <strong>Gaza</strong>, una rottura che allarma più delle precedenti a motivo delle dichiarazioni dell’inviato di Trump <strong>Steve Witkoff</strong>, che ha addossato tutte le colpe ad Hamas aggiungendo che, a questo punto, “cercheremo soluzioni alternative per riportare a casa gli ostaggi e per creare un ambiente più stabile per la popolazione di Gaza”.</p>



<p>Al di là della tragica ironia della conclusione, che stride con l’allineamento Usa alle operazioni belliche israeliane a Gaza, compresa la nefasta gestione degli aiuti, l’accenno alle opzioni “alternative” inquieta, perché annuncia l’abbandono dei negoziati da parte degli States, così che saranno rimessi nelle mani dei duellanti nonostante sia risaputo che Netanyahu non abbia alcuna intenzione di trovare un accordo.</p>



<p>Peraltro, le accuse di Witkoff vanno a ribaltare quanto ormai assodato su quest’ultimo punto, aiutando Netanyahu a far fronte delle contestazioni esterne e interne sulla&nbsp;<a href="https://www.nytimes.com/2025/07/11/magazine/benjamin-netanyahu-gaza-war.html" rel="noreferrer noopener" target="_blank">sua determinazione a proseguire nel genocidio</a>.</p>



<p>Le dichiarazioni di Witkoff suscitano tante domande, con Hamas che si è detta “sorpresa” della sua reazione, aggettivo con cui ha voluto segnalare come l’accusa di non volere un accordo sia nuova, come peraltro dimostra il pregresso.</p>



<p>Peraltro, quando Hamas ha consegnato la risposta all’offerta di tregua israeliana (limata da Witkoff e i mediatori del Qatar), Bishara Bahbah, che lavora dietro le quinte per conto di Witkoff, ha scritto&nbsp;<a href="https://www.timesofisrael.com/israel-studying-hamas-response-to-gaza-proposal-officials-warn-hostage-deal-not-imminent/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">sui social</a>: “Hamas stamattina ha risposto alla proposta israeliana in merito al ridispiegamento [dell’esercito israeliano] e allo scambio di prigionieri. La risposta è stata concreta e positiva. Ora Israele deve avviare negoziati seri e rapidi per raggiungere un cessate il fuoco” (<a href="https://www.timesofisrael.com/israel-studying-hamas-response-to-gaza-proposal-officials-warn-hostage-deal-not-imminent/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Timesofisrael</a>). Di certo Bahbah non si sarebbe azzardato a fare una dichiarazione pubblica senza prima aver parlato con il suo capo, quindi il mistero sulle parole di Witkoff si infittisce.</p>



<p>Come un mistero circonda anche lo spostamento di sede dell’incontro tra Witkoff, il consigliere di Netanyahu Ron Dermer e il premier qatariota Mohammed bin Abdulrahman Al-Thani, i quali, se le cose fossero andate bene, si sarebbero recati a Doha, dove si trovavano le delegazioni operative, per chiudere l’intesa (dopo il fallimento, il team Usa e quello israeliano sono stati richiamati in patria).</p>



<p>L’incontro&nbsp;<a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2025/07/23/media-witkoff-vedra-funzionari-israele-qatar-domani-a-roma-_0b7f2582-a76d-4ea5-9c88-3981479dcdaf.html" rel="noreferrer noopener" target="_blank">doveva tenersi a Roma</a>, ma, a sorpresa, all’ultimo minuto è stato dirottato in Sardegna, luogo che “non vanta una storia particolarmente memorabile come sede di importanti eventi diplomatici” (<a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2025-07-24/ty-article/.premium/showdown-in-sardinia-can-witkoffs-meeting-with-israel-and-qatar-seal-a-gaza-deal/00000198-3bfc-d47b-adbe-fbfdab1b0000" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Haaretz</a>), su uno&nbsp;<a href="https://www.unionesarda.it/news/mondo/gaza-witkoff-in-sardegna-ma-i-negoziati-sono-in-stallo-jkb7nn52" rel="noreferrer noopener" target="_blank">yacht ormeggiato in Costa Smeralda&nbsp;</a>e “anticipato dall’ingresso nel canale di Sardegna di una portaerei Usa per ragioni di protezione e sicurezza (<a href="https://www.unionesarda.it/news/mondo/gaza-witkoff-in-sardegna-ma-i-negoziati-sono-in-stallo-jkb7nn52" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Unione Sarda</a>).</p>



<p>È evidente che c’era un problema di sicurezza, come sembrava segnalare un surplus di sicurezza per le vie di Roma nei giorni precedenti, particolari che rendono l’idea delle pressioni esercitate per far fallire le trattative (e, forse, anche a questa criticità si può ascrivere l’attacco alla parrocchia di Gaza dei giorni scorsi).</p>



<p>Mistero anche sulle cause del fallimento, anche perché, almeno a stamani, non si hanno indiscrezioni credibili in proposito sui media occidentali o israeliani, mentre quelli arabi, almeno quelli importanti, risultano alquanto silenti.</p>



<p>Secondo&nbsp;<a href="https://www.axios.com/2025/07/24/gaza-ceasefire-talks-israel-recall-negotiators" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Axios</a>&nbsp;a causarlo sarebbe stata la richiesta di Hamas di liberare un maggior numero di prigionieri palestinesi in cambio della liberazione degli ostaggi, ma non sembra molto credibile che si sia trovato un accordo sugli altri punti, molto più cruciali, e tutto sia saltato per questo.</p>



<p>Prima del collasso dei negoziati, le divergenze reali riguardavano la natura del cessate il fuoco, se cioè la tregua temporale dovesse necessariamente preludere alla fine duratura delle ostilità e sulla natura della garanzia Usa sulla prosecuzione della tregua alla scadenza della stessa; la portata del ritiro delle forze israeliane da Gaza; infine sulla distribuzione degli aiuti, con Hamas che chiedeva la fine del monopolio della famigerata Gaza Humanitarian Foundation su tale attività.</p>



<p>Non sappiamo quale di questi nodi abbia causato il fallimento, possiamo però supporre che la questione degli aiuti sia rimasta irrisolta, come sembra segnalare il fatto che la GHF abbia chiesto alle agenzie umanitarie dell’Onu di&nbsp;<a href="https://www.hudson.org/events/gazan-humanitarian-foundation-chairman-johnnie-moore-how-food-distribution-could-determine" rel="noreferrer noopener" target="_blank">cooperare</a>&nbsp;nella loro distribuzione. Richiesta ad oggi respinta perché la gestione evidentemente sarebbe rimasta alla GHF, coinvolgendo le agenzie Onu nel genocidio, al quale la GHF si sta prestando.</p>



<p>In attesa che si sappia di più, è evidente che Israele non aveva alcuna intenzione di porre fine alle ostilità, come dimostra l’invasione degli ultimi giorni del centro della Striscia, finora risparmiato perché vi si trovano gli ostaggi. Se avesse puntato su un accordo per liberarli, avrebbe aspettato la risposta di Hamas.</p>



<p>Ma la verità è che della sorte degli ostaggi al governo israeliano non importa granché, come denunciano i loro familiari. Netanyahu e soci vogliono rendere Gaza invivibile per i palestinesi e prenderne il controllo totale.</p>



<p>Lo hanno ribadito esplicitamente nelle ultime ore il ministro delle Finanze&nbsp;<a href="https://www.timesofisrael.com/at-knesset-conference-on-gaza-riviera-smotrich-claims-idf-chief-favors-annexation/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Bezalel Smotrich</a>, il ministro dei trasporti&nbsp;<a href="https://www.timesofisrael.com/likud-minister-says-gaza-war-wont-end-israel-shouldnt-be-afraid-of-occupation/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Miri Regev</a>&nbsp;e ancora più esplicitamente il ministro per il Patrimonio&nbsp;<a href="https://www.timesofisrael.com/far-right-minister-says-israel-pushing-to-wipe-out-gaza-will-make-it-jewish/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Amichai Eliyahu</a>, che si è vantato per come il governo stia “procedendo velocemente per spazzare via Gaza”.</p>



<p>Ci stanno riuscendo alla grande, anche grazie alla fame dilagante indotta. Quanto alla grande questione, del perché Hamas non rilasci gli ostaggi in modo da porre fine alle ostilità, l’accademico israeliano <strong>Omer Bartov</strong>, interpellato sul tema da un cronista del <a href="https://www.nytimes.com/2025/07/23/opinion/israel-gaza-genocide-scholar-response.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">New York Times</a>, ha risposto così: questa semplificazione “dimostra solo il successo della propaganda israeliana. Se Hamas dovesse arrendersi e consegnare gli ostaggi, cosa pensi che farebbero Israele e le IDF sul campo? Toglierebbero semplicemente le tende, metterebbero in retromarcia i carri armati e lascerebbero Gaza? No. L’unica cosa che impedisce alle IDF di demolire completamente Gaza, o quel che ne resta, e di prenderla tutta sotto il suo controllo è la presenza degli ostaggi israeliani”.</p>



<p>“L’unico limite ai movimenti delle IDF per distruggere completamente Gaza è il fatto che lì ci siano ancora gli ostaggi. Lo ha detto lo stesso Netanyahu: il suo obiettivo è la vittoria assoluta. Certo, non ha specificato cosa intenda per vittoria assoluta, ma significa il controllo completo della Striscia di Gaza”. Se si sta alle dichiarazioni dei ministri del suo governo, e di tanti altri, non è isolato in questa determinazione.</p>



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		<title>Gaza muore di fame: il genocidio passa anche dal cibo</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gaza-muore-di-fame-il-genocidio-passa-anche-dal-cibo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jul 2025 06:44:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250724154253849_f61c432bfd5c4e6635d932127618888b.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250724154253849_f61c432bfd5c4e6635d932127618888b.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250724154253849_f61c432bfd5c4e6635d932127618888b-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250724154253849_f61c432bfd5c4e6635d932127618888b-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250724154253849_f61c432bfd5c4e6635d932127618888b-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250724154253849_f61c432bfd5c4e6635d932127618888b-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250724154253849_f61c432bfd5c4e6635d932127618888b-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Israele usa la fame come arma di guerra a Gaza: bambini muoiono di stenti e le malattie si diffondono in un inferno disumano</p>
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<p>Israele persegue il genocidio nella Striscia di Gaza servendosi di un’arma letale quanto le bombe: la fame. Ogni giorno cresce il numero di persone che muoiono per mancanza di cibo, disegnando una drammatica parabola ascendente che non si arresterà finché il Governo Netanyahu non consentirà un reale accesso agli aiuti umanitari e una loro distribuzione sicura, che non implichi il massacro di persone affamate in fila per ricevere da mangiare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La fame di massa imposta</h2>



<p>I palestinesi stanno affrontando quella che il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha definito una “<strong>fame di massa imposta”</strong>. “Questo significa – ha precisato Ghebreyesus – che senza un intervento immediato, una larga parte della popolazione di Gaza morirà di fame”. Un cibo che Israele nega e che è da tempo pronto per la consegna. Già, perché fuori dal valico di Rafah da mesi stazionano <strong>camion carichi di viveri</strong>, sufficienti almeno ad alleviare, in parte, gli effetti della carestia. In parte, perché nei corpi umani uno stato di inedia prolungata provoca danni irreversibili agli organi vitali, fino a condurre alla morte.</p>



<p>Un esperto di carestia, il professor <strong>Alex de Waal</strong>, ha dichiarato in <a href="https://www.middleeasteye.net/news/children-will-die-quickly-amid-genocidal-starvation-gaza-warns-top-famine-expert-alex-de-waal" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un’intervista</a> al Middle East Eye: “Un adulto sano impiega da 60 a 80 giorni di privazione totale di cibo per morire di fame. Con la malnutrizione acuta, ci vuole molto più tempo. In queste condizioni, i bambini periranno molto più rapidamente. I loro piccoli corpi si deteriorano molto, molto velocemente”.</p>



<p>E se è vero che i numeri disumanizzano, è altrettanto vero che restituiscono una fotografia cruda della portata dello sterminio nella Striscia. Secondo il Ministero della Salute di Gaza, dall’inizio del blocco israeliano agli aiuti umanitari sono almeno <strong>111 le persone morte di fame </strong>— di cui 80 bambini sotto i cinque anni.<br>Nell’ultima settimana, i decessi per malnutrizione sono aumentati, e l’agenzia di stampa palestinese WAFA riferisce che, solo negli ultimi tre giorni, <strong><a href="https://news.antiwar.com/2025/07/23/ten-more-palestinians-starve-to-death-in-gaza-under-israeli-blockade-as-over-100-aid-groups-sound-alarm/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">altri 25 bambini sono morti</a> </strong>per denutrizione. A queste morti si aggiungono quelle di <a href="https://apnews.com/article/israel-hamas-gaza-war-palestinians-07-22-2025-8eb90d73c1b7499d3dbc8b8d95da65cc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">oltre 1.022 civili</a> uccisi nei veri e propri <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-e-gli-hunger-games-di-gaza.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u><strong>Hunger Games</strong></u></a> organizzati da Israele:persone disarmate, colpite mentre erano in fila nei punti di distribuzione, divenuti ormai trappole mortali.</p>



<p>Ma non è tutto. A queste vittime si sommano anche gli effetti collaterali della denutrizione dilagante. <strong>I corpi sono sempre più deboli</strong>, e <strong>le malattie infettive si stanno diffondendo a una velocità letale </strong>— anche perché l’esercito israeliano ha ammassato due milioni di palestinesi in un’area minuscola, pari appena al 12% della Striscia di Gaza.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Gaza famine in numbers:<br><br>The Palestinian health ministry says 113 people have died from starvation and malnutrition as of 24 July. <br><br>◾️81 of the dead are children, and 32 are adults<br>◾️Health officials warn Gaza is now in Phase 5 famine &#8211; the most severe level on the Integrated…</p>&mdash; Middle East Eye (@MiddleEastEye) <a href="https://twitter.com/MiddleEastEye/status/1948360141855695047?ref_src=twsrc%5Etfw">July 24, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">In aumento le &#8220;morti indirette&#8221;</h2>



<p>Sovraffollamento estremo, mancanza di igiene — è stato perfino vietato l’accesso al mare — e un sistema immunitario ormai compromesso,&nbsp;una&nbsp;combinazione perfetta per la rapida diffusione delle&nbsp;epidemie. “<a href="https://mondoweiss.net/2025/01/diseases-of-war-the-hidden-scars-of-gaza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>Tra le malattie più diffuse</u></a>&nbsp;— denunciano le ONG presenti sul posto — ci sono le infezioni respiratorie causate dalla continua inalazione di fumo e polvere; l’epatite A, provocata dal consumo di acqua&nbsp;inquinata&nbsp;e le dilaganti infezioni fungine della pelle, diretta conseguenza delle condizioni di vita disumane a Gaza”.</p>



<p>È, in sostanza, quanto previsto mesi fa dalla&nbsp;<strong>rivista scientifica&nbsp;</strong><em><strong>The Lancet</strong></em>: stanno aumentando in modo esponenziale le cosiddette “<strong>morti indirette”</strong>, ossia quei decessi non causati da bombe o sparatorie, ma dalle condizioni disumane in cui la popolazione è costretta a sopravvivere.</p>



<p>A completare questa Guernica palestinese, c’è il fatto che Israele sta deliberatamente ostacolando anche le poche strutture sanitarie ancora operative. La recente offensiva di terra a Deir al Balah — l’unica città della Striscia ancora relativamente intatta — ha costretto le organizzazioni umanitarie che vi operavano a&nbsp;<strong>sospendere temporaneamente le proprie attività</strong>.</p>



<p>E senza il supporto degli ultimi medici e infermieri rimasti nella Striscia, l’inferno di Gaza continua a divampare senza tregua.</p>
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		<title>Città umanitaria o campo di concentramento? Il piano israeliano per Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/citta-umanitaria-o-campo-di-concentramento-il-piano-israeliano-per-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Jul 2025 14:15:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250709114035952_08ee10e313d5ba42c321899f27ac519f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250709114035952_08ee10e313d5ba42c321899f27ac519f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250709114035952_08ee10e313d5ba42c321899f27ac519f-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250709114035952_08ee10e313d5ba42c321899f27ac519f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250709114035952_08ee10e313d5ba42c321899f27ac519f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250709114035952_08ee10e313d5ba42c321899f27ac519f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250709114035952_08ee10e313d5ba42c321899f27ac519f-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Città umanitaria” a Rafah: Israele prevede di creare un’area recintata per 600.000 sfollati palestinesi a Rafah, con corridoi controllati, screening di sicurezza e gestione militare, ma senza libertà di movimento.<br />
Critiche internazionali: Organizzazioni per i diritti umani, ONU e ONG denunciano il progetto come una concentrazione forzata, con rischi di pulizia etnica, opponendosi alla collaborazione.<br />
Obiettivo di esodo: Il piano, supportato dalla Gaza Humanitarian Foundation e finanziato dagli USA, mira a favorire l’“emigrazione volontaria” dei palestinesi verso paesi terzi, come Egitto o Cipro.<br />
Resistenza a Beit Hanoun: Un’imboscata delle Brigate al-Qassam ha ucciso cinque soldati israeliani, evidenziando la persistenza della resistenza palestinese e smentendo la “pacificazione” delle aree settentrionali di Gaza.<br />
Crisi umanitaria e asimmetria: La devastazione di Gaza, i bombardamenti su Rafah e la militarizzazione degli aiuti aggravano la crisi, mentre la resistenza sfrutta tattiche di guerriglia contro un’occupazione che non garantisce controllo totale.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250709114035952_08ee10e313d5ba42c321899f27ac519f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250709114035952_08ee10e313d5ba42c321899f27ac519f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250709114035952_08ee10e313d5ba42c321899f27ac519f-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250709114035952_08ee10e313d5ba42c321899f27ac519f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250709114035952_08ee10e313d5ba42c321899f27ac519f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250709114035952_08ee10e313d5ba42c321899f27ac519f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250709114035952_08ee10e313d5ba42c321899f27ac519f-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella Striscia di Gaza, ormai ridotta in macerie, si apre un nuovo e drammatico capitolo della crisi umanitaria: il ministro della Difesa israeliano <strong>Yisrael Katz</strong> ha annunciato la creazione di una cosiddetta “città umanitaria”, destinata ad accogliere oltre <strong>600.000 palestinesi sfollati nella zona devastata di Rafah</strong>. Il progetto ha sollevato un’ondata di critiche da parte di organizzazioni per i diritti umani, giornalisti e analisti, che lo accusano di mascherare <strong>sotto la retorica dell’assistenza una concentrazione forzata di civili.</strong> Quella che Tel Aviv descrive come un’iniziativa di protezione rischia infatti di configurarsi, nei fatti, come un moderno <a href="https://nordot.app/1315046537236480960">campo di concentramento sotto sorveglianza militare</a>.</p>



<p>Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, l’area destinata alla cosiddetta “città umanitaria” sorgerà tra le <strong>macerie di Rafah</strong>, una città già <a href="https://elpais.com/internacional/2025-07-07/israel-planea-encerrar-a-600000-palestinos-en-un-campamento-sobre-las-ruinas-de-rafah-en-el-sur-de-gaza.html">pesantemente colpita dai bombardamenti israeliani.</a> I palestinesi verranno trasferiti lì attraverso corridoi controllati, sottoposti a screening di sicurezza per evitare “infiltrazioni di Hamas”, e non avranno libertà di movimento. La gestione interna sarà affidata a partner internazionali ancora non identificati, mentre le forze israeliane manterranno il controllo armato del perimetro.</p>



<p>Questa struttura – ufficialmente temporanea – è in realtà parte di un piano strategico molto più ampio: <a href="https://qudsnen.co/katz-we-plan-to-concentrate-gazas-population-in-a-humanitarian-city-on-rafahs-ruins-to-push-them-to-emigrate/">secondo Katz, “l’obiettivo è farli emigrare”</a>. Un’affermazione che, se confermata nei fatti, configura un tentativo sistematico di ingegneria demografica e pulizia etnica, <a href="https://pagineesteri.it/2025/07/08/medioriente/campi-umanitari-e-citta-recintate-larchitettura-della-pulizia-etnica-a-gaza/">secondo il diritto internazionale</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Radunare e spostare</h2>



<p>La cosiddetta <strong>Gaza Humanitarian Foundation (GHF)</strong>, fondata a Ginevra e finanziata dagli Stati Uniti con un primo stanziamento da 30 milioni di dollari, è indicata da più fonti come uno degli attori principali di questa operazione. La fondazione propone la costruzione di “Humanitarian Transit Areas” (HTA), eufemismo per veri e propri campi recintati destinati ad “accogliere” i palestinesi prima di favorirne l’esodo “volontario” <a href="https://ilmanifesto.it/i-piani-per-la-riviera-del-medio-oriente-espulsioni-volontarie">verso Egitto, Cipro o altri paesi terzi</a>.</p>



<p>Il progetto – svelato da una lunga inchiesta di <em>Reuters</em> – riprende fedelmente le linee di un piano elaborato da ambienti vicini all’amministrazione Trump, secondo cui Gaza deve essere trasformata in un “corridoio umanitario” gestito da privati e militari, <a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/us-backed-aid-group-proposed-human-transit-areas-palestinians-gaza-2025-07-07/">con un budget di oltre 2 miliardi di dollari</a>.</p>



<p>La nuova zona prevista a Rafah sarà completamente isolata: l’accesso sarà consentito solo dopo controlli di sicurezza estremamente rigidi, mentre <strong>l’uscita verrà impedita ai residenti.</strong> L’area, già devastata da ripetuti bombardamenti, non dispone delle infrastrutture minime per accogliere centinaia di migliaia di persone, molte delle quali ferite, denutrite o traumatizzate.</p>



<p>I documenti interni delle forze armate israeliane, ottenuti da <em>Haaretz</em>, parlano esplicitamente di “radunare e spostare la popolazione”, contraddicendo le dichiarazioni ufficiali che negano l’esistenza di un piano di deportazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;imboscata di Beit Hanoun</h2>



<p>La narrativa israeliana – quella di offrire protezione e supporto – non regge al confronto con i fatti. Le dichiarazioni del ministro Katz e i documenti trapelati indicano con chiarezza l’obiettivo: s<strong>vuotare Gaza della sua popolazione storica. </strong>Il linguaggio utilizzato – “deradicalizzazione”, “migrazione assistita”, “aree sicure” – cela una realtà di reclusione, repressione e trasferimento forzato.</p>



<p>Il piano dovrebbe partire nel contesto di una tregua di 60 giorni attualmente in discussione tra Israele e Hamas, formalmente negoziata in Qatar. Tuttavia, secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, <strong>il vero asse negoziale si svilupperebbe in parallelo tra Netanyahu e ambienti vicini al presidente Trump</strong>, con l’obiettivo di assicurare concessioni strategiche più che un autentico processo di pace. In questo contesto, il cessate il fuoco rischia di trasformarsi in un’opportunità tattica per consolidare il controllo territoriale su Gaza e avviare l’implementazione della cosiddetta “città umanitaria” sotto sorveglianza militare.</p>



<p>Molte organizzazioni internazionali – tra cui l’ONU, la Croce Rossa e numerose ONG – non sono stati coinvolti nel piano, e diversi di loro hanno espresso un netto rifiuto a collaborare, definendolo un progetto “dannoso e pericoloso”. Nel frattempo, le prime stime parlano di oltre 700 palestinesi morti in <strong>incidenti legati alla militarizzazione della distribuzione degli aiuti umanitari</strong>.</p>



<p>Intanto, il 7 luglio, nella città distrutta di Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza, un’imboscata rivendicata e organizzata dalle Brigate al-Qassam, ala militare di Hamas, ha colpito duramente le forze armate israeliane. Secondo fonti locali e militari, cinque soldati israeliani sono rimasti uccisi e almeno quattordici feriti, due dei quali in condizioni critiche. L’attacco ha avuto luogo in un’area che, secondo le dichiarazioni ufficiali israeliane, era stata “messa in sicurezza” settimane prima. La realtà dei fatti ha dimostrato il contrario.</p>



<p>L’attacco è stato condotto in più fasi: u<strong>n ordigno esplosivo ha colpito un mezzo corazzato di testa, immobilizzandolo</strong>. Subito dopo, colpi mirati di armi leggere e lanciarazzi hanno bersagliato i veicoli successivi e le squadre di soccorso giunte per evacuare i feriti. La dinamica dell’operazione ha messo in luce una pianificazione militare meticolosa e l’esistenza di una rete di resistenza ancora operativa nella zona, nonostante i ripetuti bombardamenti e le incursioni dell’esercito israeliano.</p>



<p>L’episodio rappresenta una smentita diretta alla narrativa israeliana di “pacificazione” delle aree settentrionali di Gaza. A fronte della potenza di fuoco e del controllo tecnologico, l’esercito israeliano continua a subire perdite consistenti in combattimenti ravvicinati e azioni di guerriglia in ambiente urbano, dove le forze della resistenza palestinese <strong>sfruttano a proprio vantaggio la conoscenza del territorio e la frammentazione del fronte</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le critiche a Netanyahu</h2>



<p>Dal punto di vista militare, l’imboscata di <strong>Beit Hanoun</strong> ha confermato che l’occupazione armata non equivale al controllo reale del territorio. Anche in aree dichiarate “bonificate”, le forze israeliane si muovono in condizioni di pericolo costante, sottoposte a mine artigianali, trappole esplosive e attacchi improvvisi. Secondo dati interni, oltre <strong>il 70% delle perdite israeliane a Gaza è attribuibile a ordigni esplosivi</strong> e combattimenti non convenzionali.</p>



<p>L’evento ha avuto ripercussioni anche sul piano politico interno. Le critiche al primo ministro Netanyahu si sono intensificate: figure dell’opposizione hanno denunciato la gestione ideologizzata della guerra, accusandolo di mettere a rischio la vita dei soldati per proteggere l’equilibrio di una coalizione estremista. L’ex ministro <strong>Avigdor Lieberman</strong> ha parlato apertamente di “sacrificio umano per interessi politici”.</p>



<p>Beit Hanoun, già simbolo di devastazione e martirio durante le precedenti offensive, si conferma oggi crocevia di resistenza e fragilità militare. Tra macerie, tunnel e rovine, il messaggio lanciato è chiaro: la Striscia non è domata. Ogni tentativo di controllo totale si infrange contro una realtà complessa, frammentata e resistente, che sfida quotidianamente le certezze di una delle forze armate più sofisticate del mondo.</p>



<p>Mentre proseguono i bombardamenti su Rafah, sulle tende degli sfollati e persino nei pressi di strutture mediche, come l’ospedale al-Shifa, la guerra assume un volto sempre più asimmetrico, dove la sproporzione militare non garantisce né sicurezza né vittoria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/citta-umanitaria-o-campo-di-concentramento-il-piano-israeliano-per-gaza.html">Città umanitaria o campo di concentramento? Il piano israeliano per Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;Hassan e il genocidio&#8221;, una preziosa testimonianza di resistenza e verità</title>
		<link>https://it.insideover.com/letteratura/hassan-e-il-genocidio-una-preziosa-testimonianza-di-resistenza-e-verita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jun 2025 14:26:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_202506181120176_6678a608f3e112d754f267762830f049.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_202506181120176_6678a608f3e112d754f267762830f049.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_202506181120176_6678a608f3e112d754f267762830f049-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_202506181120176_6678a608f3e112d754f267762830f049-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_202506181120176_6678a608f3e112d754f267762830f049-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_202506181120176_6678a608f3e112d754f267762830f049-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_202506181120176_6678a608f3e112d754f267762830f049-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Testimonianza diretta: Il libro racconta la crisi di Gaza attraverso il diario visivo "Be My Voice" di Alhassan Selmi, giornalista palestinese, che descrive l’assedio israeliano iniziato l’8 ottobre 2023, unendo parole e illustrazioni per preservare la memoria della tragedia.  </p>
<p>Strage di giornalisti: Evidenzia il sacrificio di oltre 200 reporter locali, definiti "occhi sul genocidio", e critica l’assenza di corrispondenti internazionali indipendenti, limitati a operare in modalità "embedded" per restrizioni israeliane.  </p>
<p>Dati e rigore analitico: Fornisce numeri drammatici, come l’uso di 85.000 tonnellate di esplosivo (pari a oltre cinque bombe di Hiroshima), tratti da fonti autorevoli come l’OMS e Euro-Med Human Rights Monitor, per documentare il genocidio.  </p>
<p>Illustrazioni come resistenza: Le illustrazioni di Marcella Brancaforte, descritte come "dense e piene di energia", trasformano le macerie di Gaza in simboli di resilienza, arricchendo il racconto con un forte impatto visivo.  </p>
<p>Riflessione finale: L’epilogo, con la tregua del 15 gennaio 2025, alterna il sollievo di Selmi per essere sopravvissuto con la desolazione di trovarsi estraneo in una Gaza distrutta, stimolando una riflessione critica sulla crisi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/letteratura/hassan-e-il-genocidio-una-preziosa-testimonianza-di-resistenza-e-verita.html">&#8220;Hassan e il genocidio&#8221;, una preziosa testimonianza di resistenza e verità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_202506181120176_6678a608f3e112d754f267762830f049.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_202506181120176_6678a608f3e112d754f267762830f049.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_202506181120176_6678a608f3e112d754f267762830f049-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_202506181120176_6678a608f3e112d754f267762830f049-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_202506181120176_6678a608f3e112d754f267762830f049-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_202506181120176_6678a608f3e112d754f267762830f049-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_202506181120176_6678a608f3e112d754f267762830f049-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;<a href="https://www.peoplepub.it/pagina-prodotto/hassan-e-il-genocidio">Hassan e il genocidio&#8221; (People, 2025) </a>è un’opera coraggiosa, dal rilevante valore documentale e narrativo, che racconta la crisi di Gaza attraverso la testimonianza diretta del giornalista palestinese <strong>Alhassan Selmi</strong> e da <strong>Raffaele Oriani</strong> &#8211; giornalista già caporedattore di Reset, redattore di iO Donna-Corriere della Sera e collaboratore del Venerdì di Repubblica &#8211; e le illustrazioni di <strong>Marcella Brancaforte</strong>. Il libro capace di offrire una prospettiva articolata sulla <a href="https://www.google.com/search?q=striscia+di+gaza+insideover&amp;oq=striscia+di+gaza+insideover&amp;gs_lcrp=EgZjaHJvbWUyCwgAEEUYChg5GKABMgkIARAhGAoYoAHSAQg1ODMxajBqN6gCALACAA&amp;sourceid=chrome&amp;ie=UTF-8">tragedia umanitaria vissuta nella Striscia di Gaza</a>.</p>



<p>L’introduzione presenta il progetto come una forma di &#8220;resistenza a colori&#8221;, descrivendo il diario visivo &#8220;Be My Voice&#8221; nato dalla collaborazione tra Selmi e i pastelli di Brancaforte. Le parole di Selmi fotografano la drammatica realtà di Gaza attraverso parole e illustrazioni: &#8220;Tentiamo di mostrare al mondo la realtà attraverso le immagini, i disegni, le fotografie e le parole, con la speranza che rimanga qualcosa di questa nostra Patria, che questa Patria rimanga nella memoria dell’Umanità&#8221;. (p. 18). Tale intento permea l’intera opera, che si propone di contrastare l’oblio a cui rischia di essere vittima questa tragedia immersa nella fitta nebbia della propaganda di guerra che vuole dimenticare, ridimensionare, cancellare. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La morte dei giornalisti a Gaza nel racconto di Oriani e Selmi</h2>



<p>Il testo si struttura in capitoli che alternano il racconto personale di Selmi, impegnato a documentare l’assedio dell&#8217;esercito israeliano iniziato l’8 ottobre 2023, a riflessioni sul contesto mediatico e politico. Interessante notare quando si dice nel capitolo &#8220;Giornalisti a Gaza, strage senza colleghi&#8221;, nel quale si evidenzia il <strong>sacrificio di &#8220;più di duecento&#8221; reporter locali, definiti &#8220;i nostri occhi sul genocidio&#8221;</strong>, mentre si critica l’assenza di corrispondenti internazionali indipendenti, costretti a operare in modalità &#8220;embedded&#8221; (anche perché Israele non consente ai giornalisti internazionali di operare). Selmi descrive il proprio ruolo con lucidità: &#8220;Per raccontare le catastrofi devi saper osservare senza partecipare. Ma come si fa a limitarsi a osservare quando sotto le macerie c’è la tua gente?&#8221; scrive. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="700" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/71Bp3uosdkL._SL1463_-700x1024.jpg" alt="" class="wp-image-474590" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/71Bp3uosdkL._SL1463_-700x1024.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/71Bp3uosdkL._SL1463_-600x878.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/71Bp3uosdkL._SL1463_-205x300.jpg 205w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/71Bp3uosdkL._SL1463_-768x1124.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/71Bp3uosdkL._SL1463_.jpg 1000w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>



<p>La tragedia di Gaza è supportata da dei dati drammatici che <a href="https://it.insideover.com/guerra/oltre-600-scrittori-francofoni-e-anglosassoni-a-gaza-e-genocidio.html">documentano il genocidio in corso</a>. In tal senso il testo fornisce alcuni dati importanti, come l’uso di &#8220;85.000 tonnellate di esplosivo, l’equivalente di oltre cinque bombe atomiche di Hiroshima&#8221;, tratti da fonti come l’Oms e Euro-Med Human Rights Monitor. Numeri rafforzano il rigore analitico del libro. Per quanto concerne le illustrazioni di Brancaforte,  sono &#8220;dense, forti, piene di energia&#8221; e <strong>trasformano le macerie in simboli di resistenza e resilienza. </strong></p>



<p>L’opera si chiude con un epilogo che riflette sulla tregua del 15 gennaio 2025, descritta da Selmi con un misto di sollievo e consapevolezza: &#8220;Sono qui, sono con la mia famiglia, nella nostra casa!&#8221;. A cui fa però seguito un sentimento di alienazione e desolazione: &#8220;Giro per il mio quartiere e non riconosco le strade. Mi sento ospite in una città sconosciuta&#8221;, distrutta dalle bombe israeliane.</p>



<p>In conclusione, &#8220;Hassan e il genocidio&#8221; è un testo che testimonianze personali, dati e arte per stimolare una riflessione critica sulla crisi di Gaza. È caldamente consigliato a chi cerca un’analisi approfondita e una narrazione capace di coniugare il rigore del giornalismo d&#8217;inchiesta con il racconto di prima mano di <strong>chi vive la più grande tragedia del nostro tempo sulla propria pelle</strong>. </p>



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		<title>I morti &#8220;veri&#8221; nella Striscia di Gaza? Sono più di 300.000 mila, ecco perché</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/i-morti-veri-nella-striscia-di-gaza-sono-piu-di-300-000-mila-ecco-perche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jonathan Piccinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jun 2025 17:07:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1304" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250615084244395_08bed81fca5551e2d1d835e02f84a66f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250615084244395_08bed81fca5551e2d1d835e02f84a66f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250615084244395_08bed81fca5551e2d1d835e02f84a66f-600x408.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250615084244395_08bed81fca5551e2d1d835e02f84a66f-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250615084244395_08bed81fca5551e2d1d835e02f84a66f-1024x695.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250615084244395_08bed81fca5551e2d1d835e02f84a66f-768x522.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250615084244395_08bed81fca5551e2d1d835e02f84a66f-1536x1043.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La conta esatta dei morti all&#8217;interno della Striscia di Gaza è qualcosa di difficile, complesso ma che testimonia un fatto: i numeri ufficiali sono al ribasso. Del prestigioso lavoro di The Lancet rispetto a ciò che accade a Gaza dal punto di vista della mortalità aveva già parlato il direttore Fulvio Scaglione qui. Dalla fine &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-morti-veri-nella-striscia-di-gaza-sono-piu-di-300-000-mila-ecco-perche.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1304" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250615084244395_08bed81fca5551e2d1d835e02f84a66f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250615084244395_08bed81fca5551e2d1d835e02f84a66f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250615084244395_08bed81fca5551e2d1d835e02f84a66f-600x408.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250615084244395_08bed81fca5551e2d1d835e02f84a66f-300x204.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250615084244395_08bed81fca5551e2d1d835e02f84a66f-1024x695.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250615084244395_08bed81fca5551e2d1d835e02f84a66f-768x522.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250615084244395_08bed81fca5551e2d1d835e02f84a66f-1536x1043.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La conta esatta dei morti all&#8217;interno della Striscia di Gaza è qualcosa di difficile, complesso ma che testimonia un fatto: i numeri ufficiali sono al ribasso. Del prestigioso lavoro di The Lancet rispetto a ciò che accade a Gaza dal punto di vista della mortalità aveva già parlato il direttore Fulvio Scaglione <a href="https://it.insideover.com/guerra/amici-di-israele-basta-alibi-a-gaza-e-genocidio-e-lancet-ci-spiega-perche.html"><strong>qui</strong></a>. Dalla fine di febbraio 2025 è accaduto di tutto nella Striscia di Gaza: <a href="https://it.insideover.com/guerra/strage-a-gaza-israele-attacca-e-seppellisce-la-tregua-230-morti-nei-raid.html"><strong>era iniziata una fragilissima tregua che Tel Aviv ha deciso di rompere</strong></a>, <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-gideon-levy-e-i-carri-del-genocidio.html"><strong>è partita la fase finale del genocidio con l’operazione Carri di Gedeone</strong></a><strong>, </strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-protegge-lisis-a-gaza-il-caso-di-yasser-abu-shabab.html"><strong>Netanyahu ha confessato di armare una milizia dell’ISIS all’interno della Striscia </strong></a>(notizia che Inside Over ha pubblicato prima di molti giornali italiani) e la nuova Ong che opera nella Striscia,<strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-humanitarian-foundation-i-soccorsi-come-arma-lultima-frontiera-dellassedio-israeliano.html"> la GHF,</a></strong> è uno strumento di Tel Aviv per continuare ad affamare i palestinesi. Ciò che non si è fermato da febbraio 2025, e questo in maniera incessante dal 7 ottobre 2023 dopo le stragi di Hamas nel Sud di Israele,<strong> è la mattanza, la costante uccisione di civili</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">I numeri reali degli uccisi? Almeno 5 volte i numeri ufficiali.&nbsp;</h2>



<p>Gli uccisi a Gaza sono almeno 300.000. Ossia una città italiana come Bari, Verona, Catania. <br><br><a href="https://dataverse.harvard.edu/dataset.xhtml?persistentId=doi:10.7910/DVN/QB75LB">Uno studio di Yaakov Garb</a>, professore di Sociologia per l’università Ben Gurion del Negev, nell’analizzare la distribuzione degli aiuti umanitari a Gaza tramite la Gaza Humanitarian Fundation, la GHF, per il dataverse di Harvard riscontra ciò che si vede in queste mappe. <br><br>L’IDF conterebbe all’interno della Striscia di Gaza nel pianificare la distribuzione minima di aiuti umanitaria una popolazione rimanente di 1 milione e 850 mila persone distribuita in tre centri: 500 mila a Mawasi, 350 mila nella zona di Deir al Balah e 1 milione nel Nord a Gaza city.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="791" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-12-at-08.21.42-1-791x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-474177" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-12-at-08.21.42-1-791x1024.jpeg 791w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-12-at-08.21.42-1-600x777.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-12-at-08.21.42-1-232x300.jpeg 232w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-12-at-08.21.42-1-768x994.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-12-at-08.21.42-1-1187x1536.jpeg 1187w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-12-at-08.21.42-1.jpeg 1236w" sizes="auto, (max-width: 791px) 100vw, 791px" /></figure>



<p>Questi dati <strong>confermerebbero gli studi compiuti da The Lancet in questi 20 mesi</strong>. La prestigiosa rivista medica riportava in uno studio del 2024: “Nei conflitti recenti, i decessi indiretti variano da tre a 15 volte il numero dei decessi diretti. Applicando una stima prudente di quattro decessi indiretti per ogni decesso diretto ai 37.396 decessi segnalati (dati di maggio 2024, ndr), non è improbabile stimare che fino a 186.000 o anche più decessi possano essere attribuibili all&#8217;attuale conflitto. Utilizzando la stima della popolazione della Striscia di Gaza del 2022 di 2.375.259 abitanti, ciò si tradurrebbe nel 7,9% della popolazione totale della Striscia di Gaza”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="791" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-12-at-08.21.42-791x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-474175" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-12-at-08.21.42-791x1024.jpeg 791w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-12-at-08.21.42-600x777.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-12-at-08.21.42-232x300.jpeg 232w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-12-at-08.21.42-768x994.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-12-at-08.21.42-1187x1536.jpeg 1187w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/WhatsApp-Image-2025-06-12-at-08.21.42.jpeg 1236w" sizes="auto, (max-width: 791px) 100vw, 791px" /></figure>



<p>Oggi vorrebbe dire che i 62 mila uccisi palestinesi certificati dal Ministero della Salute della Striscia di Gaza in realtà sono 5 volte tanto: <strong>300 mila persone, il 15% della popolazione palestinese</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il genocidio non ha bisogno della conta degli uccisi</h2>



<p>La Convenzione sul Genocidio, redatta nel 1948 ed entrata in vigore con l’approvazione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel 1951, al suo interno non pone “l’importanza” del numero di morti. L’articolo 2, che è il vulnus della norma, contiene tutt’altro: le fattispecie e la volontà sono i fattori chiavi affinché delle condotte compiute in essere da stati &#8211; individui possano rientrare nel termine giuridico di genocidio.&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Nella presente Convenzione, per genocidio si intende uno qualsiasi dei seguenti atti commessi con l&#8217;intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale:</em></p>



<p><em>(a) Uccidere membri del gruppo;</em></p>



<p><em>(b) Causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo;</em></p>



<p><em>(c) Sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita volte a provocarne la distruzione fisica, in tutto o in parte;</em></p>



<p><em>(d) Imporre misure volte a impedire le nascite all&#8217;interno del gruppo;</em></p>



<p><em>(e) Trasferire forzatamente bambini del gruppo a un altro gruppo.”</em></p>
</blockquote>



<p>Perché è importante l’uso della parola genocidio e non il semplice “sterminio”?<br>Perché il genocidio come condotta può essere conseguita anche senza lo sterminio di un’intera popolazione.</p>



<p>Per lo statuto della Corte Penale Internazionale, il crimine di sterminio rientra nei crimini contro l&#8217;umanità e precisamente:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>per «sterminio» s’intende, in modo particolare, il sottoporre intenzionalmente le persone a condizioni di vita dirette a cagionare la distruzione di parte della popolazione, quali impedire l’accesso al vitto ed alle medicine.</em></p>
</blockquote>



<p>Come riportato prima il genocidio è un altro grado di crimine, il massimo crimine per il diritto internazionale e pure se ci fossero “poche morti” ma l’intento di compiere un genocidio fosse ricavabile, ciò basterebbe ai tribunali internazionali per incriminare i responsabili di tali atti, come è avvenuto per ciò che è avvenuto a Srebrenica nel 1995, con la mano armata di Ratko Mladić (il macellaio della Bosnia) e l’omissione di intervento dei Caschi Blu sul posto.</p>



<p>Riportare il numero esatto di uccisi nella Striscia di Gaza significa dare dignità umana a chi non c’è più, dignità che il giornalismo main stream per anni ha dimenticato, anche in questi 20 mesi.<br>Riportare il numero esatto di uccisi nella Striscia di Gaza significa provare a smuovere le coscienze di chi avrebbe davvero il potere di cambiare le cose, a partire dal nostro governo fino ad arrivare ai vertici europei.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-morti-veri-nella-striscia-di-gaza-sono-piu-di-300-000-mila-ecco-perche.html">I morti &#8220;veri&#8221; nella Striscia di Gaza? Sono più di 300.000 mila, ecco perché</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Global March to Gaza: da 54 Paesi un&#8217;offensiva di pace verso la Striscia di Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/global-march-to-gaza-da-54-paesi-unoffensiva-di-pace-verso-la-striscia-di-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jun 2025 10:16:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/gaza-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gaza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/gaza-2.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/gaza-2-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/gaza-2-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/gaza-2-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p> "Non si può più stare a guardare". Antonietta Chiodo spiega il senso della Global March verso il valico di Rafah.</p>
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<p>Circa settemila persone da cinquantaquattro Paesi si incontreranno al Cairo il 12 giugno e marceranno insieme verso Rafah per chiedere l’apertura del valico e la fine dell’assedio: è la Marcia Globale verso Gaza, in collaborazione con la <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/da-icona-dellambiente-ad-attivista-scomoda-niente-gaza-per-greta-thunberg.html">Freedom Flotilla Foundation e la Madleen</a>, che invece avrebbe dovuto raggiungere il valico di Rafay via mare, se non fosse stata bloccata da Israele in acque internazionali. </p>



<p>A marciare ci saranno anche cittadini italiani guidati dalla reporter e referente italiana del movimento <strong>Antonietta Chiodo</strong>, che intervistata per Inside Over, definisce la Marcia “un movimento che nasce dal basso, con rappresentati della società civile e senza alcuna Ong all’interno”. Attivisti, operai, studenti, fotografici, baristi, grafici, avvocati, giornalisti e medici, alcuni di loro in passato hanno anche lavorato nella Striscia di Gaza. Persone comuni, dunque, unite da “tutti i pezzi della rabbia che noi abbiamo tirato fuori attraverso il dolore dell&#8217;impotenza” dichiara Chiodo. Tra di loro, appunto, <strong>molti hanno visto e vissuto la Palestina e i soprusi israeliani da ben prima del 2023.</strong> La stessa referente, Antonietta Chiodo, ha vissuto in Palestina per molto tempo e ha lavorato a lungo con il popolo palestinese, soprattutto con bambini della Cisgiordania occupata arrestati dalle forze israeliane. “Li i bambini si vedevano già morti o arrestati, quando sono arrivata disegnavano mani dietro le sbarre, sangue e coltelli. Quando me ne sono andata disegnavano arcobaleni”.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Non si può più restare a guardare&#8221;</h2>



<p>Questi ultimi due anni però, il genocidio di Gaza ha abitato i telefoni di tutti e le coscienze di pochi, ora dunque la società civile vuole rispondere con un movimento pacifico, apolitico e indipendente. “Ci siamo resi conto che è arrivato un momento in cui doveva intervenire il popolo. <strong>Non si può più restare a guardare.</strong> Siamo in un periodo storico in cui, per la prima volta, Internet ci ha costretti ad assistere – in diretta, senza filtri – a un genocidio. Abbiamo guardato immagini devastanti, che ci hanno toccato profondamente. Immagini che non ci lasciano più. Abbiamo visto scenari disumani, una vera carneficina. Abbiamo visto il dramma di padri, di madri, di famiglie intere. Quel padre, subito dopo il 7 ottobre… non ce lo dimenticheremo mai. <strong>Portava i resti del proprio figlio in un sacchetto. Non sapeva cosa fare, ma lo portava all’ospedale. </strong>Anche se ormai era solo un sacchetto. E voleva comunque, in qualche modo, salvarlo. Sono scene che ci hanno distrutto dentro. Abbiamo visto medici costretti ad amputare arti senza anestesia. Li abbiamo visti piangere, impotenti, perché privi dei mezzi per salvare vite. Tutto questo è avvenuto sotto i nostri occhi. E non possiamo fingere di non aver visto. Purtroppo, queste immagini hanno scosso le coscienze, e lo faranno ancora. Che ce ne rendiamo conto ora o tra dieci anni, poco importa. Perché quelle esecuzioni, quei bambini fatti a pezzi, quel sangue… la società civile ne è uscita traumatizzata. E quel trauma ci accompagnerà a lungo. Non possiamo più restare in silenzio” racconta la referente Chiodo. </p>



<p>Come racconta Antonietta Chiodo, Israele fin dalle prime risoluzioni ONU dichiarava di non avere linee rosse e nessuno si è reso conto della portata di quell’affermazione. Il diritto internazionale ha cercato di imporsi e nessuno si è reso conto che gli stavano togliendo potere. “Adesso siamo andati oltre, però. È arrivato quel momento in cui le persone si sono rese conto che possono fare qualcosa. Quindi questo marciare vuole dare voce alla società civile, fuori dalla politica, fuori dalle stanze del potere, ma comprendere che le persone hanno ancora diritto di parola, hanno una scelta, la possono imporre quella scelta. <strong>E i Governi non possono solamente far finta di nulla o stare a guardare.</strong> Ma devono accettare che per la prima volta nella storia cinquantaquattro nazioni si ritroveranno insieme lo stesso giorno al Cairo per chiedere l’apertura del valico di Rafah, la fine dell’assedio e il riconoscimento dello Stato della Palestina”. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il silenzio della politica</h2>



<p>Durante questi mesi di preparazione, la marcia non ha ricevuto attenzione né da parte della politica né dei media. Alla domanda sul sostegno istituzionale e mediatico, la referente Chiodo ha risposto chiarendo la situazione. “La politica ci ha palesemente abbandonati, ci ha ignorati e noi non avremo un parlamentare che marcerà con noi. Abbiamo trovato un piccolo sostegno proprio in questi giorni con dei giovani politici, che però anche loro dicevano di non sapere di questa marcia. Abbiamo avuto un contatto con la Farnesina, ma non ci ha fornito particolari rassicurazioni. Al contrario, <strong>ci è stata chiaramente espressa una presa di distanza nei confronti della marcia, che non era ben accolta.</strong> Durante una nostra riunione, la Farnesina ha dichiarato che l&#8217;iniziativa non risultava autorizzata, pur precisando che, ad oggi, da parte dell’Egitto non è mai arrivato un diniego ufficiale. Hanno inoltre affermato di non potersi assumere la responsabilità di eventuali conseguenze, in quanto la Marcia si svolgerebbe su un territorio dove, formalmente, manca un&#8217;autorizzazione. Tuttavia, ribadiamo che, allo stato attuale, non vi è alcuna comunicazione ufficiale che confermi la mancata autorizzazione da parte dell’Egitto”. Al contrario, i rappresentati istituzionali dell’Egitto si sono mostrati a favore della marcia ed anche riconoscenti con gli organizzatori. </p>



<p>Di fronte al fragoroso silenzio delle istituzioni e della stampa, Antonietta Chiodo rievoca le parole di Julian Assange: &#8216;Se vogliono distruggere una notizia, un’iniziativa o una persona, semplicemente la fanno sparire nel silenzio&#8217;. Parole che sembrano descrivere perfettamente l’indifferenza e l’immobilismo con cui, da sempre, vengono affrontate le violazioni dei diritti del popolo palestinese.</p>



<p>Nonostante il silenzio, la Marcia si farà. <strong>Il 12 giugno, oltre settemila persone provenienti da cinquantaquattro Paesi</strong> &#8211; dall’Italia al Giappone, dalla Tunisia all’Indonesia &#8211; si ritroveranno all’aeroporto del Cairo. Da lì, il gruppo proseguirà in autobus fino ad Al Arish e successivamente a piedi fino al valico di Rafah, previsto tra il 15 e il 16 giugno. <strong>La Marcia sarà accompagnata da un camion con scorte d’acqua,</strong> saranno presenti servizi igienici e l’assistenza della Mezzaluna Rossa per eventuali emergenze sanitarie. Una volta raggiunta la destinazione, i partecipanti si accamperanno per alcuni giorni in tende da 12 posti, che al termine della Marcia verranno donate alla popolazione di Gaza. Durante i giorni di accampamento si terranno conferenze, alle quali parteciperanno anche persone evacuate da Gaza, invitate a condividere le loro testimonianze. </p>



<p>“Insieme per una marcia via terra e per via mare. Persone da cinquantaquattro nazioni hanno deciso nello stesso giorno di convogliare proprio nello stesso punto per mandare un messaggio: Palestina Libera”.&nbsp;</p>
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		<title>Mattia Bidoli: &#8220;Qui, nella Striscia di Gaza, ho imparato che cosa vuol dire speranza&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/mattia-bidoli-qui-nella-striscia-di-gaza-ho-imparato-che-cosa-vuol-dire-speranza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jonathan Piccinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 May 2025 15:24:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=470297</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="259" height="194" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/bidoli.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gaza" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>"Le condizioni in cui vive la popolazionedi Gaza sonosotto ogni limite umano accettabile". La testimonianza del mago Flip. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="259" height="194" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/bidoli.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gaza" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>Nella Striscia di Gaza operano, sempre più stremate del genocidio e della bombe israeliane, Ong e gruppi umanitari che aiutano la popolazione palestinese a resistere ed esistere. Abbiamo raggiunto <strong>Mattia Bidoli</strong>, operatore umanitario da più di 10 anni, che ha lavorato in varie zone di guerra tra cui l&#8217;Ucraina, detto anche Flip, diventato celebre in Rete perché si serve dei giochi di prestigio per portare un sorriso e una luce di speranza negli occhi di chi non l&#8217;ha più.&nbsp;</p>



<p>Direttamente dalla <a href="https://it.insideover.com/guerra/oltre-600-scrittori-francofoni-e-anglosassoni-a-gaza-e-genocidio.html">Striscia di Gaza</a>, Mattia Bidoli ci racconta come ha conosciuto davvero il termine <strong>resilienza</strong> e come a Gaza, insieme con la popolazione palestinese, muoia anche l’umanità. Come ha detto Bidoli, &#8220;la verità è che non siamo più governati dall&#8217;umanità, siamo governati da altri interessi e vediamo quello in tutto il mondo. Quello che sta succedendo qua è raccontato in diretta 24 ore al giorno, tutti i giorni. Le cose si sanno, si vedono. E a noi non importa quello che succede, non importa quello che è successo&#8221;.</p>



<p><strong>Hai svolto la tua attività di operatore umanitario in varie zone di conflitto, tra cui l’Ucraina. Quanto è diversa Gaza dagli altri scenari da un punto di vista umano ed operativo, per chi svolge la tua funzione?</strong></p>



<p>&#8220;Gaza è un posto completamente diverso da tutti gli altri. È il posto più difficile che abbiamo mai visto in vita mia. Per tutta una serie di ragioni: la prima è quanto sia difficile entrare a Gaza per noi operatori umanitari. Gaza, ricordiamolo, è sotto assedio, è circondata. Per entrare a Gaza noi,  per esempio, atterriamo in Giordania, dalla Giordania andiamo in Israele, e da Israele entriamo a Gaza. Quindi ognuno di noi deve avere il lasciapassare di Israele e gli israeliani fanno tutta una&nbsp; ricerca su chi vuole entrare: chi siamo, cosa abbiamo fatto, cosa abbiamo detto, con chi abbiamo parlato e la notte prima ti viene data l&#8217;autorizzazione a entrare. Se non vieni accettato, non ti danno alcuna spiegazione o motivazione. Una volta entrati, arriva la parte più difficile: a Gaza non c&#8217;è una zona sicura. In Ucraina, per esempio, nell&#8217;Ovest o in città come Dnipro e altre, la vita è abbastanza normale. L&#8217;altra grossa difficoltà è la totale impossibilità di far entrare <em>supplies</em>, le cose che ti servono. Tante delle cose che avevamo per i soccorsi e per gli aiuti non ce le abbiamo più, le abbiamo finite. Ci sono ospedali qua che non hanno più niente. Per non parlare del cibo, ovviamente, perché non entrando cibo da da inizio marzo qua non non c&#8217;è più niente. In Ucraina hai la linea del fronte, con i soldati ucraini da una parte e dall&#8217;altra parte i soldati russi. Qui non c&#8217;è non c&#8217;è la stessa situazione, non ci sono due eserciti xche si fronteggiano: non c&#8217;è il carro armato palestinese, non c&#8217;è l&#8217;esercito palestinese. È una situazione che non esiste da nessun&#8217;altra parte al mondo&#8221;.</p>



<p><strong>Sei stato a Gaza più volte in questi 20 mesi, e tuttora sei lì. Quanto è cambiata la percezione della popolazione palestinese dall’inizio delle operazioni israeliane?</strong></p>



<p>&#8220;La cosa che mi ha colpito subito è la loro capacità di resilienza, termine di cui noi abusiamo spesso. Nel nostro team di lavoro c&#8217;è una dottoressa che è stata spostata nella Striscia di Gaza già otto volte. Quando loro sono andati via da Gaza City lo hanno fatto pensando che tutto sarebbe durato un paio di settimane e poi sarebbero tornati. Quindi c&#8217;era la speranza. Io ero qua durante il primo cessate il fuoco a gennaio. Volevano tornare a casa. Anche se la loro casa era un mucchio di macerie, loro volevano comunque tornare. Quello che invece percepisco da quando sono rientrato in questo turno è che non c&#8217;è più speranza, che la loro speranza è veramente sottilissima, perché sanno che se non si troverà un accordo nelle prossime ore o nei prossimi giorni la situazione andrà al collasso: l’esercito israeliano entrerà e farà quello per cui è venuto&#8221;.</p>



<p><strong>Gli ultimi 75 giorni, tra la fine del cessate il fuoco e il blocco degli aiuti umanitari, sono stati i più difficili per i gazawi. Quanto credi sia possibile resistere per i civili?</strong></p>



<p>&#8220;Queste persone si adattano e sopravvivono in condizioni che sono al di sotto di qualsiasi limite umano accettabile. L&#8217;ingegno che mettono nel cercare di tirare avanti è incredibile, però purtroppo non può bastare. Non è solo la mancanza di cibo. Mancano i medicinali e ci sono persone che muoiono non solo per le bombe ma anche per le infezioni, che non possono essere curate perché non ci sono antibiotici. Ho visto bambini a cui hanno messo i punti senza anestesia, perché non ci sono più anestetici. Ci sono ospedali, e anche centri di organizzazioni internazionali, che devono scegliere chi operare perché non ci sono abbastanza risorse mediche per tutti. Noi abbiamo due ambulanze ma ne possiamo usare soltanto una, perché non entra più la benzina. Ripeto: la situazione è al di sotto dì del limite minimo di vivibilità e decenza umana&#8221;.</p>



<p><strong>Vuoi lanciare un appello a chi leggerà questa intervista?</strong></p>



<p>&#8220;Normalmente avrei detto sì. Però quello che è successo qua mi ha fatto perdere completamente speranza nell&#8217;umanità. Mia nonna era bambina quando c&#8217;era la Seconda Guerra Mondiale. C&#8217;era il fascismo, eravamo alleati dei tedeschi, lei andava alla casa del fascio. Non aveva molte alternative. Una volta, quando ho cominciato a raccontarle quello che facevo e quello che vedevo, mi ha detto una frase che ha che mi ha colpito molto: &#8220;Noi, quando eravamo piccoli, non avevamo accesso a tutte queste informazioni. Quindi c&#8217;era solo una verità e quando abbiamo scoperto determinate cose, siamo rimasti inorriditi”. Invece noi abbiamo accesso alla Tv, all&#8217;internet come la chiamava lei, e quindi non è che le cose non le sappiamo. Le cose si sanno, però non ci interessano.&nbsp; Noi siamo il peggior tipo di ciechi: vediamo e facciamo finta di non vedere. Io non invidio le maestre e gli insegnanti che un domani dovranno spiegare questa cosa ai bambini, quando  chiederanno &#8220;Ma scusa, perché non nessuno ha fatto niente?&#8221;.</p>



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