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Hassan e il genocidio” (People, 2025) è un’opera coraggiosa, dal rilevante valore documentale e narrativo, che racconta la crisi di Gaza attraverso la testimonianza diretta del giornalista palestinese Alhassan Selmi e da Raffaele Oriani – giornalista già caporedattore di Reset, redattore di iO Donna-Corriere della Sera e collaboratore del Venerdì di Repubblica – e le illustrazioni di Marcella Brancaforte. Il libro capace di offrire una prospettiva articolata sulla tragedia umanitaria vissuta nella Striscia di Gaza.

L’introduzione presenta il progetto come una forma di “resistenza a colori”, descrivendo il diario visivo “Be My Voice” nato dalla collaborazione tra Selmi e i pastelli di Brancaforte. Le parole di Selmi fotografano la drammatica realtà di Gaza attraverso parole e illustrazioni: “Tentiamo di mostrare al mondo la realtà attraverso le immagini, i disegni, le fotografie e le parole, con la speranza che rimanga qualcosa di questa nostra Patria, che questa Patria rimanga nella memoria dell’Umanità”. (p. 18). Tale intento permea l’intera opera, che si propone di contrastare l’oblio a cui rischia di essere vittima questa tragedia immersa nella fitta nebbia della propaganda di guerra che vuole dimenticare, ridimensionare, cancellare.

La morte dei giornalisti a Gaza nel racconto di Oriani e Selmi

Il testo si struttura in capitoli che alternano il racconto personale di Selmi, impegnato a documentare l’assedio dell’esercito israeliano iniziato l’8 ottobre 2023, a riflessioni sul contesto mediatico e politico. Interessante notare quando si dice nel capitolo “Giornalisti a Gaza, strage senza colleghi”, nel quale si evidenzia il sacrificio di “più di duecento” reporter locali, definiti “i nostri occhi sul genocidio”, mentre si critica l’assenza di corrispondenti internazionali indipendenti, costretti a operare in modalità “embedded” (anche perché Israele non consente ai giornalisti internazionali di operare). Selmi descrive il proprio ruolo con lucidità: “Per raccontare le catastrofi devi saper osservare senza partecipare. Ma come si fa a limitarsi a osservare quando sotto le macerie c’è la tua gente?” scrive.

La tragedia di Gaza è supportata da dei dati drammatici che documentano il genocidio in corso. In tal senso il testo fornisce alcuni dati importanti, come l’uso di “85.000 tonnellate di esplosivo, l’equivalente di oltre cinque bombe atomiche di Hiroshima”, tratti da fonti come l’Oms e Euro-Med Human Rights Monitor. Numeri rafforzano il rigore analitico del libro. Per quanto concerne le illustrazioni di Brancaforte, sono “dense, forti, piene di energia” e trasformano le macerie in simboli di resistenza e resilienza.

L’opera si chiude con un epilogo che riflette sulla tregua del 15 gennaio 2025, descritta da Selmi con un misto di sollievo e consapevolezza: “Sono qui, sono con la mia famiglia, nella nostra casa!”. A cui fa però seguito un sentimento di alienazione e desolazione: “Giro per il mio quartiere e non riconosco le strade. Mi sento ospite in una città sconosciuta”, distrutta dalle bombe israeliane.

In conclusione, “Hassan e il genocidio” è un testo che testimonianze personali, dati e arte per stimolare una riflessione critica sulla crisi di Gaza. È caldamente consigliato a chi cerca un’analisi approfondita e una narrazione capace di coniugare il rigore del giornalismo d’inchiesta con il racconto di prima mano di chi vive la più grande tragedia del nostro tempo sulla propria pelle.

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