Pubblichiamo la seconda parte di un intervento su Europa, Usa, Ucraina, Russia, Israele e le élite politiche Ue di Elena Basile, già ambasciatrice d’Italia in Svezia e in Belgio, editorialista e autrice di molti libri di narrativa (da Donne, nient’altro che donne del 1995 a Frammenti di Bruxelles del 2024) e di saggi (L’Occidente e il nemico permanente, 2024).
L’allineamento alle guerre dei neo conservatori Usa in Ucraina e Medio Oriente ha tolto all’UE quel residuo di dignità che le era rimasto. Il tradimento degli interessi del popolo europeo è eclatante. Draghi ha inoltre difeso a Rimini l’integrazione UE fingendo di non sapere che essa, senza legittimità democratica, rafforzerebbe la burocrazia al servizio dell’imperialismo USA. L’UE federale non può essere costruita con piccoli emendamenti. Non è il voto a maggioranza che renderà l’UE capace di una politica estera autonoma e di perseguire gli interessi geopolitici e economici delle classi lavoratrici europee.
Il popolo europeo esiste se viene individuato un interesse comune basato sul compromesso geopolitico e economico tra Nord e Sud dell’Europa. L’interesse comune esiste se ci limitiamo all’Europa continentale del nocciolo duro, non a quella dei 27 Stati di cui una buona parte vuole soltanto partecipare ai benefici economici e obbedire agli interessi di Washington. L’Europa federale, unione politica democratica, si può perseguire soltanto con una rivoluzione dell’impianto istituzionale e una revisione importante dei Trattati. Il progetto di Draghi e di Gentiloni è tuttavia differente. Essi perseguono una UE burocratica e asservita agli interessi non di Trump ma dello stato profondo USA, del partito trasversale DEM di cui la loro carriera politica è debitrice.
Bisogna vincere le resistenze nazionali e statali, la maggioranza deve schiacciare la minoranza per rafforzare il potere di una organizzazione senza anima che ha tradito gli ideali di pace e prosperità, il sogno federale e di una politica estera basata sull’autonomia strategica da Washington, lo Stato sociale, un modello di società opposto a quello neo liberista statunitense. Lo Stato profondo USA si sposta a Bruxelles. L’Occidente non si è spezzato, rantola e sopravvive nel contrasto ai parvenu alla Trump, generati da un sistema fallito.
Repetita juvant e con riluttanza ritorno sulla possibile pace in Ucraina. Premetto che la difesa delle ragioni geopolitiche della Russia mi porta soltanto svantaggi, ad esempio l’ostracismo dell’establishment, la mancanza di incarichi cosmetici e danarosi che tanti ex Ambasciatori ottengono, soprattutto la mancanza di recensioni sui giornali più letti e i media più ascoltati dei miei sette libri di narrativa. Sono l’unica donna in italia, ex Ambasciatrice, che scrive romanzi e racconti. Soltanto per questo dovrei forse ricevere un minimo di attenzione, di critica anche soltanto negativa. Premessa necessaria per rispondere ai filoatlantici, che dalle loro esternazioni a favore della narrativa NATO traggono benefici e prebende. Con una protervia unica gli stessi accusano i dissenzienti di filoputinismo come se noi avessimo dei tornaconti personali come loro, nell’ascoltare la nostra coscienza e nell’analizzare le dinamiche internazionali con onestà intellettuale.
La Russia non ha chiesto il Vertice in Alaska ma lo ha concesso. Il Paese avanza sul campo militare e il tempo gioca a suo favore. Avanza lentamente per non sprecare le vite dei russi e per non commettere crimini di guerra contro una popolazione affratellata come quella ucraina. Potrebbe radere al suolo le città come noi abbiamo fatto con Dresda, oppure più recentemente con Bagdad. Invito coloro che si deliziano nel chiamare Putin il mostro, il macellaio, di spiegarmi il contrario. Contiamo le vittime civili di questo conflitto e paragoniamo il numero con altri conflitti durati tre anni. Cerchiamo di essere onesti. Soprattutto vergognamoci di paragonare la Russia a Israele.
Quel che serve per una pace durevole
Mosca non ha cambiato la sua posizione. Vuole una pace durevole in Europa che annulli le cause del conflitto. La neutralità ucraina deve tornare in Costituzione, il Paese deve essere smilitarizzato oppure contare su un esercito nazionale ridimensionato, non su una piattaforma occidentale, anglosassone per l’attacco alla Russia. I territori occupati, soprattutto quelli già annessi del Donbass, le cui popolazioni russofone, bombardate dal Governo centrale ucraino, con la complicità occidentale, durante la guerra civile durata 8 anni, hanno da tempo espresso il desiderio di fare parte della Russia. Dopo tre anni di guerra Mosca, che per tasso demografico decrescente, estensione della sua superficie e materie prime, non è interessata alla conquista di nuovi territori, non potrà che fare minime concessioni. La maggiore è fermarsi.
No Ucraina nella NATO significa no NATO in Ucraina. La Russia considera la NATO ai suoi confini una minaccia esistenziale. Le garanzie di sicurezza NATO all’Ucraina permetterebbero a Kiev di ritornare con mille provocazioni al conflitto, trascinando i Paesi NATO o alcuni di essi. Le garanzie possono essere soltanto quelle dei Pesi europei e BRICS, come comprenderebbe anche un bambino, in nome dell’equità e di una pace duratura. Altre concessioni vi potrebbero essere in un negoziato aperto con un Occidente che ha cambiato postura, elimina le sanzioni e torna ai principi di Helsinki, difesi recentemente dal Papa.
Gli Europei e il loro fantoccio, Zelenski, chiedono invece il cessate il fuoco che consentirebbe all’Ucraina di meglio armarsi e riprendere la guerra. Impongono condizioni alla potenza che vince sul campo militare, cosa mai vista nella storia e accentuano una postura bellicista, continuando a utilizzare Kiev per erodere il potere russo, in accordo al piano ben illustrato da Zbigniew Brzezinski nel libro “La Grande Scacchiera” pubblicato nel 1997. Si permettono ancora di affermare che l’Ucraina entrerà un giorno nella NATO. Esitano tuttavia a farla entrare in Europa, malgrado Putin abbia affermato di non essere contrario a un percorso di avvicinamento di Kiev all’UE.
Qualcuno ha avuto la brillante idea di affermare che le sorti del conflitto con la Russia possono essere mutate come è avvenuto con la Germania nazista, durante la seconda guerra mondiale. Dimenticano che all’epoca non avevamo l’arma nucleare, un piccolo dettaglio che strateghi e politici occidentali continuano a cancellare. La Russia in caso di sconfitta, essendo la NATO molto più potente politicamente, economicamente e militarmente, ricorrerebbe all’arma nucleare in propria difesa, come è chiaramente sancito nella dottrina militare russa. A prescindere dal nucleare, Mosca può essere sconfitta da una entrata in guerra, con gli stivali sul campo, di americani e europei per contrastare un milione e trecento unità russe. Proporrei che i figli dei leader guerrafondai diano l’esempio e comincino a ora a combattere per Kiev. Vaneggiano. Non so se ne sono consapevoli. In effetti per ora obbediscono agli ordini. Bisogna continuare il conflitto fino all’ultimo ucraino a beneficio della finanza e delle lobby delle armi. Naturalmente non lo confessano la sera guardandosi nello specchio. Non ascoltano il Grillo Parlante come Pinocchio, si sono ormai immedesimati nei loro alibi, nella favola di Parsi: la difesa di una democrazia aggredita contro un mostro, un autocrate senza scrupoli.
(2. continua)

