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	<title>Mali Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Tue, 12 May 2026 07:48:04 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Mali Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Così la guerra tra Russia e Ucraina si combatte anche nel Sahel</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cosi-la-guerra-tra-russia-e-ucraina-si-combatte-anche-nel-sahel.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 07:47:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mali" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel Sahel le truppe speciali ucraine si appoggiano alle reti ribelli per mettere sotto pressione le operazioni russe in Africa. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-la-guerra-tra-russia-e-ucraina-si-combatte-anche-nel-sahel.html">Così la guerra tra Russia e Ucraina si combatte anche nel Sahel</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mali" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/mali-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La polvere del Sahel sta coprendo una guerra mondiale frammentata. In Sudan, gli operatori delle forze speciali del Gruppo Tymur, legate all&#8217;Ucraina, hanno condotto attacchi sotto copertura mirati a colpire le reti filo-russe coinvolte nella logistica e nell&#8217;estrazione dell&#8217;oro. Non si tratta di un&#8217;offensiva limitata alla sabbia del deserto: a partire dalla fine del 2025 e con un ampliamento nel 2026, l&#8217;Ucraina ha iniziato a colpire le petroliere della &#8220;flotta ombra&#8221; russa, utilizzando la Libia come punto di partenza, un&#8217;espansione del teatro operativo documentata anche da Analisi Difesa. L&#8217;obiettivo ucraino non è stabilire una presenza<br>neocoloniale, ma condurre una campagna a basso impatto per introdurre &#8220;attrito&#8221; e <strong>generare una &#8220;pressione prolungata&#8221; sull&#8217;architettura logistica e finanziaria russa.</strong> Attaccando la rete globale del Cremlino, Kiev punta a costringere Mosca a proteggere un sistema esposto, obbligandola a deviare risorse strategiche essenziali lontano dal fronte ucraino.</p>



<p>In questo scacchiere, <strong>la posta in gioco è la linfa vitale dell&#8217;economia di guerra di Vladimir Putin.</strong> Le operazioni russe in Africa si basano largamente sull&#8217;estrazione di oro e materie prime in Sudan, Mali e Repubblica Centrafricana. Per aggirare le sanzioni e finanziare le proprie operazioni senza gravare direttamente sul bilancio statale, <strong>Mosca instrada questi beni e profitti attraverso sistemi di commercio illecito negli Emirati Arabi Uniti. </strong>Tuttavia, difendere questo forziere estrattivo sta diventando sempre più complesso. Dopo la morte di <strong>Yevgeny Prigozhin</strong> nel 2023, Putin ha abbandonato il modello semi-autonomo del Gruppo Wagner per consolidare la presenza russa attraverso <strong>l&#8217;Africa Corps, una struttura centralizzata operante sotto il diretto controllo del Ministero della Difesa russo.</strong> Questa istituzionalizzazione ha posto fine alla &#8220;negabilità plausibile&#8221; della Russia, rendendo il<br>Cremlino esplicitamente responsabile delle operazioni, dei fallimenti militari e delle eventuali perdite, come la rovinosa imboscata subita a Tinzaouaten, in Mali. </p>



<p>Soprattutto, la Russia ha perso la sua agilità. Il precedente successo della Wagner risiedeva nella sua flessibilità e nella capacità di operare al di fuori del diritto internazionale. Al contrario, l&#8217;Africa Corps è costretto a destreggiarsi tra negoziati bilaterali e iter burocratici formali che ne limitano l&#8217;agilità, confermando che <strong>&#8220;la burocrazia è nemica della velocità operativa che la Wagner dava per scontata&#8221;</strong>. Sul campo, questo riassetto ha generato un sistema &#8220;ibrido&#8221; ed estremamente vulnerabile, dove l&#8217;Africa Corps si trova a operare in parallelo con il vecchio apparato della Wagner.</p>



<p>È proprio in queste fessure sistemiche che <strong>Kiev e Mosca si stanno scontrando apertamente sul suolo africano.</strong> Ma per comprendere davvero come due potenze straniere riescano a muoversi con tanta disinvoltura in questo teatro, dobbiamo abbandonare il punto di vista occidentale e analizzare la struttura profonda degli Stati in cui si infiltrano, ricorrendo alla &#8220;politica del ventre&#8221; teorizzata dal sociologo <strong>Jean-François Bayart.</strong> In gran parte dell&#8217;Africa post-coloniale, lo Stato non è un&#8217;istituzione centralizzata e weberiana, ma opera come una struttura reticolare : una molteplicità fluida di reti sotterranee e clientelari. In questo ecosistema, l&#8217;accesso alle cariche pubbliche funziona come un meccanismo informale di spartizione delle rendite , in cui le diverse élite si alternano per saccheggiare le risorse e distribuirle ai propri alleati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra come unica vera forma di economia</h2>



<p>Per mantenere questo delicato controllo interno e sconfiggere i rivali, i leader locali utilizzano una scaltra strategia di &#8220;estroversione&#8221;. Lontani dall&#8217;essere semplici vittime dell&#8217;imperialismo, invitano deliberatamente le potenze esterne, barattando fette di sovranità in cambio di supporto militare. È l&#8217;habitat perfetto per un&#8217;ibridazione parassitaria: <strong>l&#8217;Africa Corps russo si innesta in questo vuoto offrendo sicurezza alle giunte golpiste in cambio di concessioni minerarie.</strong> Parallelamente, questo sistema frazionato <strong>offre alle forze speciali ucraine lo spazio di manovra ideale </strong>per inserirsi nelle lotte tra fazioni, supportando i gruppi marginalizzati per colpire l&#8217;infrastruttura di Mosca dall&#8217;interno. Se lo Stato è un guscio vuoto controllato da élite predatrici, la guerra diventa l&#8217;unica vera forma di economia. Seguendo l&#8217;analisi di William Reno, l&#8217;evoluzione dei conflitti africani ha trasformato i vecchi ribelli anti-coloniali in moderni Signori della Guerra. Questi leader non combattono per costruire nazioni o difendere ideologie, ma per catturare risorse facilmente saccheggiabili e traffici illeciti.</p>



<p>In questo collasso sistemico, per una gioventù disillusa e disoccupata, l&#8217;ingresso in una milizia armata smette di essere una scelta politica e diventa un pragmatico istinto di sopravvivenza. <strong>Il gruppo armato si sostituisce al <em>Welfare State </em>assente </strong>, trasformando il fucile d&#8217;assalto nell&#8217;unico, brutale &#8220;ascensore sociale&#8221; a disposizione. È per questo motivo che i costosi programmi occidentali di disarmo e reintegrazione falliscono sistematicamente: <strong>le Nazioni Unite tentano di costruire istituzioni pacifiche in un sistema politico puramente &#8220;transazionale&#8221;, basato sul clientelismo. </strong>Questo inesauribile bacino di manovalanza armata, priva di alternative civili, fornisce a Mosca e Kiev un vero e proprio &#8220;supermercato&#8221; di truppe proxy, pronte ad allearsi con chiunque garantisca armi, stipendi e un briciolo di status sociale. Il laboratorio perfetto in cui si concretizza questa guerra per procura è il Sahel, dove l&#8217;incontro tra le forze speciali ucraine e i ribelli Tuareg ha generato un&#8217;alleanza asimmetrica letale. La resistenza dei Kel Tamasheq contro lo Stato maliano ha radici antiche, esplose negli anni Sessanta con l&#8217;Alfellaga in risposta a un drastico inasprimento delle tasse sul bestiame e a una brutale repressione governativa. Decenni di esilio e addestramento militare nei campi libici hanno forgiato la cultura Teshumara, trasformando questi nomadi marginalizzati in una fanteria altamente specializzata e dotata di estrema mobilità tattica nel deserto. </p>



<p>Ma il vero motore intimo della ribellione è l&#8217;Egha, un complesso sentimento che mescola dolore, perdita dell&#8217;onore e un inesauribile desiderio di vendetta contro il governo centrale di Bamako. <strong>Sfruttando questo radicato risentimento, i servizi segreti di Kiev (GUR) hanno trovato il proxy perfetto.</strong> Fornendo intelligence e supporto tattico, gli ucraini hanno trasformato un rancore storico nell&#8217;arma ideale contro la giunta maliana e i suoi protettori dell&#8217;Africa Corps. L&#8217;imboscata di Tinzaouaten, che ha decimato i mercenari russi, dimostra l&#8217;efficacia di questa strategia: <strong>Kiev logora l&#8217;infrastruttura di Mosca semplicemente appoggiandosi a un attore locale che ha già tutte le ragioni </strong>storiche e antropologiche per annientare le forze filo-governative. In questo scacchiere, l&#8217;Occidente osserva impotente. Molti leader africani, animati da un &#8220;nuovo neutralismo&#8221; e insofferenti ai doppi standard occidentali, considerano lo scontro in Ucraina una &#8220;guerra europea&#8221; in cui non farsi coinvolgere. Il ritiro delle missioni internazionali, come Barkhane e MINUSMA, ha certificato il drammatico fallimento dell&#8217;antiterrorismo europeo, <strong>lasciando un vuoto di sicurezza che l&#8217;Africa Corps russo ha riempito </strong>barattando la propria protezione militare con il lucroso sfruttamento minerario. </p>



<p>Tuttavia, l&#8217;approccio prettamente cinetico della controinsurrezione russa si è rivelato un moltiplicatore di instabilità: il sensibile aumento delle vittime civili nel Sahel innesca un ciclo vizioso in cui l&#8217;uso indiscriminato della forza spinge nuove fasce marginalizzate verso le formazioni dell&#8217;estremismo jihadista. <strong>Il risultato di questa competizione per procura è la cronicizzazione della fragilità istituzionale. </strong>L&#8217;attuale scenario non mira alla pacificazione, ma a una frammentazione in cui la sovranità statale viene letteralmente &#8220;cartellizzata&#8221; e spartita tra giunte militari, milizie e network estrattivi. In tale contesto, le manovre di Kiev per logorare le reti russe agiscono da ulteriore acceleratore di questa disgregazione. Una crisi sistemica che non rimarrà confinata nel deserto: l&#8217;insicurezza cronica del Sahel è destinata a tradursi in strutturali pressioni migratorie dirette verso il bacino del Mediterraneo. Una dinamica che si configura come una vera e propria leva geopolitica asimmetrica, già<br>integrata da Mosca nella sua postura strategica contro l&#8217;Europa.</p>
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		<title>Mali, così gli islamisti puntano al processo di &#8220;normalizzazione&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/mali-cosi-gli-islamisti-puntano-al-processo-di-normalizzazione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 04:53:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Newsletter di InsideOver]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-riconoscimento-dellindipendenza-del-Somaliland-da-parte-di-Israele-ha-aperto-unimportante-breccia-nella-politica.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-riconoscimento-dellindipendenza-del-Somaliland-da-parte-di-Israele-ha-aperto-unimportante-breccia-nella-politica.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-riconoscimento-dellindipendenza-del-Somaliland-da-parte-di-Israele-ha-aperto-unimportante-breccia-nella-politica-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-riconoscimento-dellindipendenza-del-Somaliland-da-parte-di-Israele-ha-aperto-unimportante-breccia-nella-politica-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-riconoscimento-dellindipendenza-del-Somaliland-da-parte-di-Israele-ha-aperto-unimportante-breccia-nella-politica-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-riconoscimento-dellindipendenza-del-Somaliland-da-parte-di-Israele-ha-aperto-unimportante-breccia-nella-politica-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Il-riconoscimento-dellindipendenza-del-Somaliland-da-parte-di-Israele-ha-aperto-unimportante-breccia-nella-politica-600x399.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Mali come in Siria: i gruppi vicini ad Al Qaeda puntano ad accreditarsi come forza di governo e non come gruppo jihadista </p>
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<p>Jnim è acronimo di<strong> Jamaat Nuṣrat al-Islam wa-l muslimin </strong>e rappresenta di fatto la costola di Al Qaeda più importante in tutto il Sahel. Il 25 aprile i miliziani hanno avviato un&#8217;offensiva su più fronti contro le istituzioni centrali e l&#8217;impressione è che adesso il gruppo, in vista di possibili ribaltoni, voglia accreditarsi come forza di governo. Il tutto grazie a un&#8217;inedita alleanza con le forze tuareg, nata dal fatto che le due fazioni hanno un nemico in comune: il governo del generale <strong>Assimi Goita</strong>. Esattamente come visto in Siria nel 2024, con la &#8220;normalizzazione&#8221; del<strong> Fronte Al Nusra</strong>, anche il Jnim punta a diventare accettabile agli occhi interni e soprattutto davanti le cancellerie internazionali. Ad ogni modo, i messaggi del Jnim appaiono chiari: evitare stragi di prigionieri, liberare i soldati semplici, parlare di nazionale maliana e non più di califfato del Sahel. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🇲🇱 A map of the current situation in Mali as attacks by the JNIM and FLA coalition continue.<br><br>The coalition has taken control of Kidal, Tessalit, Tessit, Ber, and the mines at In-Tahaka.<br><br>Not wanting to miss out, ISSP seized Labbezanga, but their attempt to take Ménaka failed. <a href="https://t.co/YvTx7chhQn">pic.twitter.com/YvTx7chhQn</a></p>&mdash; War Mapper (@War_Mapper) <a href="https://twitter.com/War_Mapper/status/2049578472780034505?ref_src=twsrc%5Etfw">April 29, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p><br>Difficile però dire se l&#8217;azione di trasformazione dell&#8217;immagine basterà a cancellare il passato (e anche il presente, sotto il profilo ideologico) qaedista. Sul piano interno, senza dubbio il Jinm potrebbe ottenere maggiore credito da parte di una popolazione da tempo stanca della debolezza dello Stato e sempre più incline ad appoggiare l&#8217;influenza della religione nella società.<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"> Per saperne di più, abbonati a InsideWar!</a></p>
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		<title>Mali: le milizie jihadiste assediano Bamako, l&#8217;Africa Corp russo non basta</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/mali-le-milizie-jihadiste-assediano-bamako-lafrica-corp-russo-non-basta.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 08:18:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Jihad in Mali]]></category>
		<category><![CDATA[PMCs]]></category>
		<category><![CDATA[The Wagner Group]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="822" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751-600x257.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751-300x128.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751-1024x438.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751-768x329.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751-1536x658.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Mali il governo golpista al potere dal 2020 traballa sotto i colpi  dei jihadisti e dei tuareg. Le forze russe si ritirano dal Nord. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/mali-le-milizie-jihadiste-assediano-bamako-lafrica-corp-russo-non-basta.html">Mali: le milizie jihadiste assediano Bamako, l&#8217;Africa Corp russo non basta</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Negli ultimi giorni, la situazione in <strong>Mali </strong>si è aggravata come non accadeva almeno dal 2012. Sabato 25 aprile le forze jihadiste di <strong>Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin</strong> (JNIM), insieme a quelle dei separatisti tuareg del <strong><a href="https://iari.site/2024/12/17/la-nascita-del-fronte-di-liberazione-dellazawad-e-le-sue-implicazioni-per-il-futuro-del-mali/">Fronte di Liberazione dell&#8217;Azawad</a></strong> (FLA), hanno lanciato un&#8217;offensiva coordinata che ha portato alla conquista di alcune città chiave nel Nord-Est e alla sostanziale rotta dei governativi sostenuti dalle forze paramilitari russe dell&#8217;<strong>Africa Corp</strong> (già Gruppo Wagner). Tra domenica e lunedì, la cittadina di <strong>Kidal </strong>e quella di <strong>Gao </strong>– nella seconda regione più importante del Mali – sono state occupate dal fronte congiunto antigovernativo, costringendo i russi ad abbandonare le proprie basi fortificate. </p>



<p>Il Mali fatica a contenere i gruppi insurrezionali islamisti sin dalla ribellione scoppiata nel Nord del Paese nel 2012. Vaste aree del territorio rimangono al di fuori del controllo governativo, nonostante le promesse della giunta militare golpista di sradicare i jihadisti. Dal 2021, ovvero dopo un anno dal colpo di Stato che ha portato al potere <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/assalto-a-goita.html">Assimi Goita</a></strong>, Bamako si affida in larga misura alla collaborazione in materia di sicurezza con la <strong>Russia</strong>, prima con il <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/gruppo-wagner.html">Gruppo Wagner</a></strong> e ora con il suo successore, l&#8217;Africa Corp, creato dal Ministero della Difesa russo. I militari golpisti, come primo provvedimento una volta giunti al potere, hanno <strong>interrotto ogni collaborazione coi Paesi occidentali</strong> in materia di sicurezza per affidarsi – dopo anni di preparazione propagandistica da parte del Cremlino – alla Russia. </p>



<p>In Mali, infatti, le attività di <strong>controinsurrezione (<em>counterinsurgency</em>) </strong>erano affidate inizialmente ai militari francesi, con l&#8217;<strong>Operazione Barkhane</strong> cominciata nel 2014 su richiesta del governo di Bamako e con mandato ONU, e successivamente sono state ampliate alla <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/task-force-takuba-ottiene-successi-ma-si-rischia-il-pantano.html">Task Force multinazionale “Takuba”</a></strong>, che ha operato nel 2021-2022. “Takuba” era un&#8217;operazione di controinsurrezione e <em>force building</em> per addestrare le forze di sicurezza del Mali a cui ha partecipato anche l&#8217;Italia con circa 200/250 soldati, 8 elicotteri (di cui 4 da attacco A-129) e almeno una quarantina di veicoli.</p>



<p>Come risultato dell&#8217;intensa campagna antioccidentale orchestrata da Mosca, il governo golpista ha quindi deciso di interrompere ogni tipo di collaborazione coi Paesi europei – rei di un presunto “neocolonialismo” &#8211; per affidarsi alle forze paramilitari russe per stabilizzare il Paese. La <a href="https://it.insideover.com/difesa/non-solo-wagner-luniverso-dei-contractors-russi-nel-mondo.html">PMC (<em>Private Military Company</em>) “Wagner”</a> è stata chiamata a sostenere il governo golpista nella sua lotta agli insorti e ai terroristi, ma i paramilitari russi non hanno mai effettuato <em>force building</em> in modo efficace e si sono limitati a cercare di colpire i ribelli nelle loro roccaforti, a volte con pesanti ripercussioni sulla popolazione civile. <strong>Le forze russe non hanno mai avuto una presenza costante sul territorio</strong> e molto spesso hanno agito come prolungamento degli interessi economici di Mosca, accordandosi coi signori della guerra locali anche per spartirsi le risorse come forma di autofinanziamento. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Anche nel Sahel gli effetti della guerra in Ucraina</h2>



<p>A complicare la situazione dal punto di vista internazionale, l&#8217;architettura di sicurezza del Sahel &#8211; faticosamente costruita a partire dalla destabilizzazione del 2012 generatasi come effetto domino nato dalla caduta del regime di Gheddafi per mano occidentale &#8211; è stata scossa dalla catena di golpe in quella regione subsahariana, che hanno portato al potere giunte militari che hanno guardato a Mosca come <em>security provider</em> ricusando la presenza europea. Inoltre, <strong>Mali, Burkina Faso e Niger sono usciti dall&#8217;ECOWAS</strong> (<em>Economic Community of West African States</em>) per fondare l&#8217;Alleanza degli Stati del Sahel, che guarda alla Russia come pilastro per il proprio sostegno politico ed economico, <strong>indebolendo così i piani di cooperazione regionale</strong> rivolti alla lotta al terrorismo e agli insorgenti e di fatto isolando i tre Stati dal resto della comunità dell&#8217;Africa Occidentale subsahariana. </p>



<p>Lo scoppio della <strong>guerra in Ucraina</strong> ha portato Mosca a destinare progressivamente meno risorse per il sostegno alle giunte militari nel Sahel, e la capacità militare delle PMC è andata diminuendo. L&#8217;esempio del Mali rappresenta bene quanto sia stato fallimentare questo sodalizio: se sino al 2022 i jihadisti controllavano solo il 15% del territorio, <strong>oggi ne controllano il 70%</strong>. </p>



<p>Già lo scorso anno, a dicembre, pesanti attacchi del JNIM avevano colpito i rifornimenti di combustibile per la capitale Bamako, generando una crisi che è andata peggiorando nel momento in cui i jihadisti hanno unito le forze coi tuareg, che sono stati capaci di attaccare e cacciare le forze russe e governative dalle aree desertiche del Nord e di entrare a Kidal, ex roccaforte dei gruppi paramilitari di Mosca.</p>



<p>Generalmente, la situazione ha cominciato a peggiorare dalla partenza delle forze occidentali, con attacchi a installazioni militari, governative e infrastrutture che sono andati aumentando nel corso degli ultimi 4 anni, scatenando rappresaglie governative che in alcuni casi hanno coinvolto anche civili innocenti. A dare un buon metro di giudizio della gravità della situazione di questi giorni giunge la notizia che il governo maliano lamenta anche <strong>l&#8217;uccisione del ministro della Difesa</strong>, generale Sadio Camara, e <strong>del capo dell&#8217;intelligence</strong>, Modibo Koné, durante la serie di attacchi su larga scala di sabato e domenica. </p>



<p>Ieri, un portavoce dei jihadisti ha affermato che la capitale Bamako sarebbe circondata, in una mossa tattica che ricorda quella attuata dal gruppo <a href="https://theglobalobservatory.org/2025/12/the-siege-of-bamako-how-an-al-qaida-linked-terrorist-group-threatens-west-africas-security-order/">a dicembre 2025</a> quando il blocco e gli attacchi alle linee di rifornimento avevano messo in ginocchio il Paese. Ora si rischia un altro effetto domino, determinato dall&#8217;isolazionismo dei tre Paesi dell&#8217;Alleanza del Sahel, che potrebbe portare al collasso dell&#8217;intera regione, al punto che l&#8217;ECOWAS ha invitato tutti gli Stati, le forze di sicurezza, i meccanismi regionali e le popolazioni dell&#8217;Africa occidentale a unirsi e mobilitarsi in uno sforzo coordinato per combattere la piaga del jihadismo insurrezionalista.</p>
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		<title>Assalto a Goita, Mali nel caos</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/assalto-a-goita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 11:56:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260427134639109_8b7740dcae87df6a5e6ab55de98413fe.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260427134639109_8b7740dcae87df6a5e6ab55de98413fe.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260427134639109_8b7740dcae87df6a5e6ab55de98413fe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260427134639109_8b7740dcae87df6a5e6ab55de98413fe-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260427134639109_8b7740dcae87df6a5e6ab55de98413fe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260427134639109_8b7740dcae87df6a5e6ab55de98413fe-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260427134639109_8b7740dcae87df6a5e6ab55de98413fe-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Islamisti e tuareg hanno lanciato sabato un attacco congiunto contro la giunta militare al potere a Bamako. Situazione critica nel Paese, Goita costretto alla difensiva </p>
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<p>Cronaca di un assalto annunciato:<strong> si può sintetizzare così quanto avvenuto nella giornata di sabato nel Mali</strong>, lì dove le forze regolari sono state messe duramente sotto pressione per diverse ore da un attacco congiunto. A nord, a portare avanti l&#8217;assalto, è stato il <strong>Fronte dell&#8217;Azawad</strong>. Mentre nell&#8217;area di Bamako e nelle regioni centro orientali, a entrare in azione sono stati i miliziani del <strong>Jnim</strong>. Il Fronte dell&#8217;Azawad è il gruppo secessionista delle regioni a maggioranza tuareg, Jnim rappresenta invece la sigla con cui è conosciuta la costola locale di <a href="https://it.insideover.com/video/al-qaeda-22-anni-dopo">Al Qaeda</a>. La giunta militare al potere dal golpe del 2021, guidata dal generale <strong>Assimi Goita</strong>, è riuscita per il momento a tamponare la situazione. Ma la posizione dell&#8217;esercito appare sempre più precaria, con il governo oramai capace di controllare concretamente soltanto Bamako e alcune regioni dell&#8217;area centrale. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un assalto coordinato </h2>



<p><strong>L&#8217;attacco di sabato non è avvenuto né per caso e né tanto meno a sorpresa</strong>. Il Mali è in guerra civile dal 2012, da allora il governo non ha mai del tutto ripreso buona parte del proprio territorio. A nord, <strong>l&#8217;accordo di Algeri del 2015 con i tuareg </strong>sembrava aver portato maggiore stabilità nella zona. Ma negli ultimi mesi, diversi gruppi hanno annunciato l&#8217;uscita dall&#8217;intesa e manifestato segnali di insofferenza. Le ostilità sono così riprese, fino ad arrivare all&#8217;apice di sabato.<strong> Lungo il quadrante centro orientale e nelle regioni confinanti con il Senegal</strong> invece, <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/lislam-radicale-avanza-nel-sahel-il-senegal-adesso-si-blinda.html">da anni il Jnim è in grado di creare grattacapi</a>. Più di recente, i miliziani islamisti hanno attuato nuove tattiche di guerriglia piuttosto mirate: l&#8217;obiettivo non sembra l&#8217;occupazione del territorio, ma la sua destabilizzazione. Una strategia che nei mesi scorsi ha portato a un vero e proprio <strong>assedio economico di Bamako</strong>: i continui assalti ai camion cisterna provenienti dal Senegal infatti, hanno creato una penuria di carburante senza precedenti nella capitale. L&#8217;assalto era quindi nell&#8217;aria. Forse però in pochi si aspettavano un attacco coordinato e congiunto, con il governo centrale stretto di fatto in una morsa. E con gli alleati russi dell&#8217;<strong>Africa Korps</strong> (gli ex Wagner) costretti a ripiegare da diverse posizioni. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Convoy of jihadist militants with Jama&#39;at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM) seen moving south through the town of Kati just to the northwest of Mali’s capital Bamako, with small clashes reportedly taking place against elements of the Malian Army and Russia’s Africa Corps. <a href="https://t.co/MYP0NBOoQt">pic.twitter.com/MYP0NBOoQt</a></p>&mdash; OSINTdefender (@sentdefender) <a href="https://twitter.com/sentdefender/status/2048000297134358726?ref_src=twsrc%5Etfw">April 25, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Goita tiene solo Bamako</h2>



<p>Durante le prime ore dell&#8217;assalto, il governo ha subito l&#8217;uccisione di uno dei suoi uomini di riferimento: il ministro della Difesa <strong>Sadio Camara</strong>, è stato infatti sorpreso dal Jnim direttamente dentro la propria residenza di <strong>Kati</strong>. Quest&#8217;ultimo è uno dei più importanti bastioni governativi nei pressi di Bamako, passato sabato per qualche ora in mano jihadista. Tuttavia, anche grazie all&#8217;interno dell&#8217;Africa Korps, nella serata di sabato nella capitale e nella regione circostante la situazione è apparsa più tranquilla. A favore di Goita ha giocato anche la <strong>composizione etnica della regione della capitale</strong>, abitata da cittadini <strong>bambara</strong>. Si tratta dell&#8217;etnia maggioritaria nel Paese e che non vede di buon occhio la popolazione fulani, la quale compone gran parte delle milizie del Jnim.</p>



<p>Ad ogni modo, se Assimi Goita è riuscito a rimanere in sella a Bamako, nel resto del Paese la situazione rimane ancora adesso disperata. Attaccando da nord, i tuareg sono riusciti a prendere la strategica città di <strong>Kidal</strong>. Più a sud, <strong>Gao</strong> appare ancora contesa e con diversi quartieri divisi tra presenza governativa e presenza dei gruppi avversari. Nella giornata di domenica inoltre, si è avuta notizia di un accordo tra i combattenti tuareg e i contractors russi per l&#8217;evacuazione dell&#8217;Africa Korps da Kidal e la ritirata ordinata verso sud. Una circostanza, rivendicata in una nota dal Fronte dell&#8217;Azawad, che mostra ulteriormente le difficoltà del governo centrale a riprendere in mano la situazione. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🇲🇱Military map of <a href="https://twitter.com/hashtag/Mali?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Mali</a>, April 26.<br><br>Attacks in major cities were repelled, but the situation remains tense. The possibility of renewed militant attacks persists at any moment.<br><br>Malian army lost Tessalit, Agholhak &amp; kidal.  <br><br>👉 Read the full report here: <a href="https://t.co/st50LzzSZx">https://t.co/st50LzzSZx</a> <a href="https://t.co/YiJQyV4oL9">pic.twitter.com/YiJQyV4oL9</a></p>&mdash; IWN (@A7_Mirza) <a href="https://twitter.com/A7_Mirza/status/2048529221408985325?ref_src=twsrc%5Etfw">April 26, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Le prospettive future</h2>



<p>Si può quindi dire che lo Stato maliano sia vicino al collasso e non solo dal punto di vista militare<strong>. Il fallimento di Goita sembra avere anche una connotazione politica</strong>: il generale, dopo il 2021, ha chiesto (e ottenuto, tramite i golpe) pieni poteri per ricostruire le istituzioni e ristabilire il pieno controllo sul Paese. Per fare questo, ha anche cambiato la linea politica di Bamako in chiave estera<strong> con un forte avvicinamento alla Russia</strong>. Elemento questo presentato nell&#8217;ottica di un affrancamento dalla potenza coloniale francese, vista come la causa dei vari guai. Il generale tuttavia,<strong> non ha mai del tutto avviato un processo politico interno volto a ricomporre le varie fratture interne alla società maliana</strong>. Fratture che, beninteso, non riguardano soltanto la composizione etnica. Goita ha così progressivamente perso la fiducia dei gruppi tuareg, fino ad arrivare all&#8217;alleanza di questi ultimi con gli islamisti. </p>



<p>Ma se per Goita le prospettive non sono rosee, <strong>dall&#8217;altra parte della barricata non appaiono certo più chiare</strong>. L&#8217;alleanza creatasi tra Jnim e Fronte dell&#8217;Azawad<strong> è puramente finalizzata al rovesciamento dell&#8217;attuale giunta militare</strong>. Ma i due gruppi appaiono divisi da molte caratteristiche, a partire da quella etnica per passare poi a quella ideologica: mentre infatti i miliziani Jnim sono islamisti, i gruppi tuareg non sempre avvertono l&#8217;elemento religioso come prioritario. Inoltre,<strong> le due fazioni hanno modalità di guerriglia molto diverse</strong>: i tuareg mirano a conquistare una città, gli islamisti da canto loro si limitano come visto a sortite specifiche senza puntare al controllo del territorio. Infine,<strong> entrambi i gruppi non sembrano avere un&#8217;idea politica unitaria per un eventuale post Goita</strong>. Si può quindi dire che per il Mali, ad oggi, l&#8217;unica certezza è rappresentata dall&#8217;<strong>instabilità.</strong> Destinata, purtroppo, a durare ancora parecchio. Non solo in Mali, ma in tutto il Sahel. </p>
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		<title>Il Sahel oggi come la Siria ieri: si va allo scontro tra Isis e Al Qaeda</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-sahel-oggi-come-la-siria-ieri-si-va-allo-scontro-tra-isis-e-al-qaeda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 01:15:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226155213172_d0999613db361636ebf58d1d1d055e69.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226155213172_d0999613db361636ebf58d1d1d055e69.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226155213172_d0999613db361636ebf58d1d1d055e69-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226155213172_d0999613db361636ebf58d1d1d055e69-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226155213172_d0999613db361636ebf58d1d1d055e69-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226155213172_d0999613db361636ebf58d1d1d055e69-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226155213172_d0999613db361636ebf58d1d1d055e69-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I due principali gruppi jihadisti, tramite le proprie sigle locali, sono entrati in conflitto per il controllo di interi territori nel Sahel.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-sahel-oggi-come-la-siria-ieri-si-va-allo-scontro-tra-isis-e-al-qaeda.html">Il Sahel oggi come la Siria ieri: si va allo scontro tra Isis e Al Qaeda</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226155213172_d0999613db361636ebf58d1d1d055e69.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226155213172_d0999613db361636ebf58d1d1d055e69.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226155213172_d0999613db361636ebf58d1d1d055e69-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226155213172_d0999613db361636ebf58d1d1d055e69-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226155213172_d0999613db361636ebf58d1d1d055e69-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226155213172_d0999613db361636ebf58d1d1d055e69-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260226155213172_d0999613db361636ebf58d1d1d055e69-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Così come accaduto in Siria alcuni anni fa, <strong>anche in Africa si va verso lo scontro tutto interno al mondo islamista tra Isis e Al Qaeda</strong>. Tra le due sigle, cioè, che più hanno tragicamente rappresentato negli ultimi decenni la galassia jihadista,<strong> capaci nel Sahel di conquistare il controllo di ampie fette di territorio</strong>. Ed è proprio sul controllo del terreno che sono nate le prime dispute, adesso sempre più proiettate a trasformarsi <strong>in veri e propri confronti armati</strong>. A rompere definitivamente gli equilibri è stato uno dei principali leader terroristici della regione: <strong>Saa&#8217;d</strong>, così com&#8217;è conosciuto con il suo nome da battaglia,<a href="https://x.com/BrantPhilip_/status/2026608772685132148"> ha infatti annunciato la propria defezione da Al Qaeda ed è contestualmente passato tra le fila dell&#8217;Isis. </a></p>



<h2 class="wp-block-heading">Jnim contro Isgs</h2>



<p>Per la verità, le sigle con cui le due principali organizzazioni terroristiche sono conosciute in Africa hanno svariate declinazioni. L&#8217;Isis ad esempio, a seconda della regione di riferimento, può diventare <strong>Isgs</strong> (Stato Islamico del Grande Sahara) oppure <strong>Iswap</strong> (Stato Islamico dell&#8217;Africa Occidentale). Al Qaeda invece, nella regione subsahariana è più nota con la sigla <strong>Jnim</strong>. Si tratta dell&#8217;acronimo d<em>i Jamaʿat Nusrat al Islam wa muslimin</em>, ossia &#8220;Fronte dell&#8217;Appoggio all&#8217;Islam e ai Musulmani&#8221;. Il gruppo è nato dalla fusione delle varie milizie islamiste che hanno avviato <strong>la guerra civile nel Nord del Mali nel 2012</strong>, lì dove erano riuscite a costruire un vero e proprio califfato.</p>



<p>Dal Mali poi, la guerriglia jihadista si è spostata rapidamente circa un decennio fa in <strong>Burkina Faso</strong>. Fino a raggiungere, in tempi più recenti, anche il <strong>Niger</strong>. I tre Paesi del Sahel, tutti e tre governati da giunte militari che progressivamente dal 2020 al 2023 hanno preso il potere, sono preda della violenza jihadista. La quale non si manifesta solo con gli attentati, <strong>ma anche con il controllo e l&#8217;amministrazione del territorio.</strong> Si calcola che oltre il 50% del Mali e del Burkina Faso siano oramai fuori dal controllo statale, minore ma comunque importante è la percentuale che riguarda il Niger. <strong>Il Jnim ha sempre rappresentato il gruppo più influente, ma adesso qualcosa sta cambiando</strong>. L&#8217;Isgs vorrebbe costituire qui uno <strong>Stato Islamico </strong>simile al modello visto in Siria e in Iraq tra il 2014 e il 2019. Ed è quindi intenzionata a lanciare uno scontro a tutto campo contro il Jnim. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr"><a href="https://twitter.com/hashtag/BurkinaFaso?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#BurkinaFaso</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/Jnim?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Jnim</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/Isgs?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Isgs</a> Importante defezione nelle file di Jnin. Uno dei leader del movimento nella zona del burkina faso, Saa&#39;d, sarebbe passato con tutti i suoi effettivi dalla parte di ISGS. Il che fa presagire un&#39;espansione del controllo del califfato a spese di Jnim in… <a href="https://t.co/8vOo32x0f2">pic.twitter.com/8vOo32x0f2</a></p>&mdash; Majakovsk (@Majakovsk73) <a href="https://twitter.com/Majakovsk73/status/2021281571131523436?ref_src=twsrc%5Etfw">February 10, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Le defezioni e gli scontri armati</h2>



<p>Saa&#8217;d, come detto in precedenza, ha sparigliato le carte. In un comunicato diffuso sui canali web dell&#8217;Isis, il terrorista ha dichiarato di essere stato deluso dal Jnim. Secondo il leader jihadista, il gruppo affiliato ad Al Qaeda non applicherebbe in modo così rigido la <strong>sharia</strong> e avrebbe portato avanti <strong>tecniche militari non condivise. </strong>Con il suo passaggio all&#8217;Isgs, la sigla più vicina all&#8217;Isis adesso ha guadagnato non poco terreno. Soprattutto in Burkina Faso, principale &#8220;feudo&#8221; di Saa&#8217;d. Qui ora lo Stato Islamico controlla buona parte della cosiddetta &#8220;<strong>area dei tre confini</strong>&#8220;, una zona cioè dove convergono i confini di Burkina Faso, Mali e Niger. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Jama’at Nusrat al-Islam wa al-Muslimin (<a href="https://twitter.com/hashtag/JNIM?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#JNIM</a>) Militants Kill 50 Burkinabe Soldiers in a Large-Scale Armed Assault in <a href="https://twitter.com/hashtag/Tandjari?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Tandjari</a>, <a href="https://twitter.com/hashtag/Gourma?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Gourma</a> Province, <a href="https://twitter.com/hashtag/Burkina?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Burkina</a> Faso <a href="https://t.co/lqxRxwqdhl">https://t.co/lqxRxwqdhl</a> <a href="https://t.co/1jRqEsxhpS">pic.twitter.com/1jRqEsxhpS</a></p>&mdash; TRACTerrorism (@TracTerrorism) <a href="https://twitter.com/TracTerrorism/status/2023824775974703151?ref_src=twsrc%5Etfw">February 17, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Il Jnim però non è rimasto a guardare. Non solo i propri combattenti hanno agito contro l&#8217;Isgs, prendendo di mira le aree dove è forte il radicamento dei combattenti vicini a Saa&#8217;d, <strong>ma ha anche intensificato le azioni contro il governo</strong>. Il 15 febbraio scorso, così come reso noto da diversi media locali, miliziani Jnim hanno ucciso in un&#8217;imboscata oltre 50 soldati burkinabé a <strong>Tandjari</strong>. Segno di come il gruppo abbia oramai alzato il tiro nei confronti di ogni presenza statale. Un modo, tra le altre cose, per dimostrare all&#8217;Isgs la propria forza.</p>
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		<title>Bamako sotto assedio: il Mali verso il Governo di Al Qaeda</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/bamako-sotto-assedio-il-mali-verso-il-governo-di-al-qaeda.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Nov 2025 05:50:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo Wagner]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo islamico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1221" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2223121-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2223121-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2223121-1-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2223121-1-768x488.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2223121-1-1024x651.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I terroristi del gruppo islamista tengono sotto assedio la capitale maliana , Bamakoo, tagliando energia e viveri.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1221" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2223121-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2223121-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2223121-1-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2223121-1-768x488.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_2223121-1-1024x651.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il terrorismo di <strong>Al Qaeda</strong> incombe di nuovo sull’Africa e questa volta potrebbe piantare la sua bandiera sulla mappa del <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/sahel-il-cuore-nero-del-qaedismo-e-dello-stato-islamico.html">Sahel</a>: il <strong>Mali</strong>. I miliziani dell’organizzazione islamista avanzano in direzione della capitale, Bamako, sognando di sedere nella stanza dei bottoni di un Paese sovrano per la prima volta nella storia del gruppo.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>La contesa del potere da parte dei terroristi è combattuta non solo con i mezzi convenzionali della guerra, overo le armi, ma scuotendo le fondamenta della fragile impalcatura economica puntando sulla r<strong>ottura della catena di approvvigionamento energetico</strong>. Siamo di fronte a una Siria 2.0? La diplomazia internazionale avrà la forza di contenere la minaccia jihadista?&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il blocco energetico come arma politica</h2>



<p>Ad avanzare tra le dune del Sahara sono gli uomini della milizia di <strong>Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM)</strong>, formazione nata nel 2017 e affiliata alla più celebre Al Quaeda, pronti a stringere in una morsa la capitale maliana tagliando ogni fornitura di viveri e carburante. Con la popolazione a stomaco vuoto e senza corrente elettrica, i terroristi sperano di far collassare l’economia locale per poi autoincensarsi come novella classe dirigente.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Una strategia cinica che, già da diversi giorni, ha dato prova di poter <strong>piegare le autorità locali:</strong> mezzi incendiati, autocisterne sequestrate e imboscate nel deserto hanno avuto luogo senza colpo ferire da parte dei drappelli militari che dovrebbero pattugliare il territorio. In tanti associano l’inerzia dell’esercito alle <strong>carenze di carburante</strong>, i cui approvvigionamenti sono sotto attacco da parte dei jihadisti, e il risultato è un assedio invisibile ma implacabile che sta paralizzando il Paese.</p>



<p>Non a caso, tra le strade di Bamako la crisi economica morde e fa male. Il prezzo della benzina è alle stelle, le file di automobilisti ai distributori sono sempre più chilometriche ogni giorno che passa mentre <strong>la giunta militare è costretta a chiudere le scuole e le centrali elettriche in ottica di risparmio energetico.</strong> In una situazione così emergenziale, il primo ministro <strong>Abdoulaye Maïga</strong> ha fatto sentire la sua voce, dalla quale però traspare un profondo sconforto:  “Anche se dovremo cercare carburante a piedi o con un cucchiaio, lo cercheremo”. Un’esternazione che, più che determinazione, è l’allarme spia di un Paese sulla strada dello schianto.        </p>



<h2 class="wp-block-heading">L’inefficacia della diplomazia</h2>



<p>La crisi drammatica che attanaglia il Mali non ha fatto capolino all’improvviso, ma affonda radici profonde da diverso tempo. Le prime avvisaglie sono emerse nel lontano 2012, quando <strong>lyad ag Ghali</strong> &#8211; in passato fervido sostenitore della secessione della regione dell’Azawad per poi sposare la causa di Al Qaeda &#8211; animò l’insurrezione a sfondo integralista nel tentativo di rovesciare l’esecutivo di Bamako e nel 2017 è stato tra i principali promotori del già citato cartello terroristico Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin. A pendere sulla testa di <strong>Ag Ghali</strong>, ad oggi, è un mandato di arresto della Corte penale internazionale ma finora nessuno è mai riuscito a consegnarlo alle autorità e tanto meno a contenere la sua opera di terrore nel Sahel.    </p>



<p>Preoccupati&nbsp; dalle minacce jihadiste, <strong>i militari hanno preso il potere nel 2020</strong> con l’obiettivo di stabilizzare il Paese africano e, nel mentre, hanno colto l&#8217;occasione per recidere ogni legame con Parigi, pretendendo lo sfratto dei soldati francesi dalle basi presenti da decenni. La giunta si è così rivolta ai <a href="https://it.insideover.com/politica/mali-il-potere-senza-limiti-di-assimi-goita-e-la-sfida-del-triangolo-sovranista-del-sahel.html">russi della Wagner</a> &#8211; sostituita poi dall’<a href="https://it.insideover.com/guerra/africa-corps-touareg-e-jihad-il-mali-del-post-wagner.html">Africa Corps </a>&#8211; ma per eterogenesi dei fini, il jihadismo ha attecchito più di prima: <strong>i mercenari di Mosca hanno condotto delle campagne di rappresaglia che avrebbero contato vittime anche tra i civili</strong>, spingendoli così a ripararsi sotto la bandiera dei terroristi.&nbsp;</p>



<p>A rendere la matassa ancora più aggrovigliata, c’è il mancato rinnovo dell&#8217;<a href="https://www.un.org/en/pdfs/EN-ML_150620_Accord-pour-la-paix-et-la-reconciliation-au-Mali_Issu-du-Processus-d'Alger.pdf">Accordo di Algeri</a> tra le controparti maliane e algerine. Il patto riguardava le garanzie di tutela della <strong>popolazione di etnia Tuareg</strong>, situata nel Nord del Paese, la quale dopo vari tentativi separatisti aveva ottenuto ampi margini di autonomia politica. Secondo Bamako, l’Algeria si sarebbe intromessa indebitamente nei suoi affari interni portando a fare del suddetto accordo carta straccia. Così facendo, però, <strong>il Mali perde un alleato prezioso nella lotta al radicalismo islamico</strong>, dal momento che i Tuareg sono sempre stati in prima linea per contrastare tale minaccia.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Uno scenario simile non può che fungere da spartiacque nella storia alla lotta contro il terrorismo. Per la prima volta, il mondo assisterebbe all’insediamento di un Governo espressione diretta di Al Qaeda, senza che questa abbia fatto principalmente uso di armi per una tale conquista, ma con uno strumento che è sempre più centrale nei giochi geopolitici: l’energia.</p>



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		<title>Sahel, il cuore nero del qaedismo e dello Stato islamico</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/sahel-il-cuore-nero-del-qaedismo-e-dello-stato-islamico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Nov 2025 05:41:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="609" height="343" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sahel.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="sahel" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sahel.jpg 609w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sahel-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sahel-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sahel-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 609px) 100vw, 609px" /></p>
<p> I gruppi jihadisti affiliati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico operano ormai in un’area che copre oltre un milione di chilometri quadrati.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="609" height="343" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sahel.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="sahel" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sahel.jpg 609w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sahel-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sahel-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sahel-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 609px) 100vw, 609px" /></p>
<p>Un’area grande il doppio della Spagna sotto il controllo jihadista. Nel silenzio quasi totale dei media occidentali, il Sahel si sta trasformando nel più vasto teatro di guerra del pianeta. I gruppi jihadisti affiliati <strong>ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico </strong>operano ormai in un’area che copre oltre un milione di chilometri quadrati, il doppio della Spagna, e hanno causato almeno 77.000 morti negli ultimi sei anni. Le milizie di<strong> Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM)</strong> e dello Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) non sono più movimenti locali, ma eserciti irregolari che controllano territori, impongono tasse, amministrano giustizia e sostituiscono lo Stato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La dissoluzione del potere statale</h2>



<p>La crisi non nasce dal nulla. Dopo i colpi di Stato in <a href="https://it.insideover.com/politica/la-nuova-confederazione-africana-anti-francese.html">Mali e Burkina Faso</a>, tra il 2020 e il 2022, le giunte militari avevano promesso di ristabilire l’ordine e sconfiggere il terrorismo. Oggi, però, la realtà è opposta: <strong>i confini si sono disintegrati e i governi sopravvivono solo nelle capitali.</strong> A Macina, nel Mali centrale, i jihadisti hanno eliminato ogni simbolo dello Stato: niente più certificati di nascita o di matrimonio, nessun funzionario pubblico, nessuna scuola. A nord e a est del Burkina Faso, città come Arbinda o Solhan sono isolate da mesi, in preda alla fame e all’assedio.</p>



<p>L’espansione delle milizie jihadiste si nutre del vuoto istituzionale, ma anche delle tensioni etniche e della povertà estrema. <strong>Le campagne di reclutamento si rivolgono alle comunità emarginate</strong>, sfruttando le rivalità locali tra pastori e contadini. La propaganda di JNIM, come ha denunciato l’ONU, si presenta come “difesa dei popoli dimenticati”, denunciando i massacri perpetrati dagli eserciti nazionali e dai loro ausiliari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il fallimento delle strategie militari</h2>



<p>Le statistiche dell’organizzazione ACLED sono impietose: gli attacchi sono passati da 1.900 nel 2019 a oltre 5.500 nel 2024, e già 3.800 nei primi dieci mesi del 2025. Ogni tentativo di risposta militare si è rivelato un fallimento. L’intervento francese, iniziato nel 2013 con l’operazione Serval e proseguito con Barkhane, ha lasciato una scia di diffidenza verso l’Occidente e <strong>ha alimentato il risentimento anti-coloniale.</strong> L’uscita di Parigi e l’arrivo di Mosca — con mercenari russi, ora sotto la sigla Africa Corps — hanno cambiato bandiera ma non il risultato: più morti, meno sicurezza, più sfiducia.</p>



<p>La militarizzazione della regione ha paradossalmente rafforzato i jihadisti, che hanno trasformato il conflitto in una guerra di logoramento contro eserciti impreparati e stremati. La mancanza di coordinamento tra Mali, Burkina Faso e Niger, unita al crollo dei sistemi economici locali, ha reso impossibile qualunque strategia comune.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La dimensione economica e sociale</h2>



<p>Il Sahel è una regione condannata dal clima e dall’economia. La desertificazione avanza, le rotte commerciali sono interrotte, e oltre quattro milioni di persone risultano sfollate. <strong>I jihadisti ne approfittano per imporre la loro “tassa islamica”</strong>, controllare il traffico di bestiame, i rapimenti e il contrabbando di carburante. In alcune aree, la loro presenza garantisce persino una forma di ordine e sicurezza più prevedibile di quella degli Stati ufficiali, che spesso intervengono con brutalità. È il paradosso del caos: l’autorità armata diventa amministrazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nuovo equilibrio africano</h2>



<p>Geopoliticamente, il Sahel è oggi il laboratorio di un nuovo equilibrio. Gli Stati Uniti, ridotti al ruolo di osservatori, tentano di mantenere basi e droni in Niger, mentre la Russia estende la sua influenza politica e militare. La Cina, dal canto suo, preferisce la via economica: infrastrutture, miniere e progetti energetici che legano le élite locali a Pechino più di quanto non faccia la diplomazia occidentale.<br>In mezzo, le popolazioni vivono una guerra senza fronti e senza fine.</p>



<p><strong>Il jihadismo nel Sahel non è più un sintomo, ma un sistema</strong>. È la fusione fra miseria, vuoto istituzionale e sfruttamento geopolitico. Una guerra “a bassa intensità” solo per chi la guarda da lontano, ma che di fatto sta ridisegnando la geografia del potere in Africa occidentale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/sahel-il-cuore-nero-del-qaedismo-e-dello-stato-islamico.html">Sahel, il cuore nero del qaedismo e dello Stato islamico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Africa Corps, Touareg e Jihad: il Mali del post-Wagner</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/africa-corps-touareg-e-jihad-il-mali-del-post-wagner.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Jul 2025 12:15:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="822" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751-600x257.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751-300x128.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751-1024x438.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751-768x329.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_20250727090103897_6d1cbc37ffdaf31cb831f29916796c7f-e1753599715751-1536x658.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Chi di mestiere fa marketing, lo sa: e’ tutta questione di archetipi. Ci sono “i buoni”, ci sono “i cattivi”, una foresta oscura da attraversare, un lieto fine da inseguire. Cosi funzionano la pubblicità, la comunicazione, e anche la politica. C’e’ il buon presidente, il buon soldato, il cattivo nemico che minaccia il popolo innocente, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/africa-corps-touareg-e-jihad-il-mali-del-post-wagner.html">[...]</a></p>
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<p>Chi di mestiere fa marketing, lo sa: e’ tutta questione di archetipi. Ci sono “i buoni”, ci sono “i cattivi”, una foresta oscura da attraversare, un lieto fine da inseguire. Cosi funzionano la pubblicità, la comunicazione, e anche la politica. C’e’ il buon presidente, il buon soldato, il cattivo nemico che minaccia il popolo innocente, il quale sarà salvato dalle armate dei “buoni”. Chi di mestiere fa la guerra, invece, sa che le zone grigie sono le uniche in cui si muove la storia, che “i cattivi” sono spesso gli unici sul campo e che il premio finale, quasi sempre, ha un prezzo troppo alto per la popolazione.</p>



<p><strong>Mali</strong>, ultimo giorno di luglio 2024, un villaggio al confine con la Mauritania. Pick-up, blindati e facce fin troppo note emergono dalla sabbia: sono russi, e sono qui per cercare cellule appartenenti alla Jihad. <em>Voila’ la Wagner</em>, la PMC ibrida non del tutto al servizio del GRU, il Ministero della Difesa di Mosca, ma non del tutto indipendente, che dal 2017 sta mutando gli equilibri africani operando nei Paesi un tempo parte della <em>Françafrique</em> (<em><u>cfr articolo Inside Over sulla Francafrique e la Russiafrique</u></em>). E’ questione di pochi minuti: un gruppo di uomini del villaggio viene caricato a bordo dei veicoli, per essere scaricato nel campo di detenzione di Nampala.</p>



<p><strong><em>Centri di detenzione e tortura</em></strong></p>



<p>E’ Nampala, ma potrebbe essere Bafo, Sofara, Sévaré, Niafounké, Kidal: campi di detenzione – per usare un eufemismo – gestiti dal 2022 dal Gruppo Wagner in territorio maliano, analizzati in una recente inchiesta a cura di&nbsp;<em>Le Monde&nbsp;</em>e &nbsp;<em>Forbidden Stories</em>&nbsp;(<em><u>cfr Le Monde, n. 25022, 13 Giugno 2025</u></em>). Nei campi gli uomini vengono spogliati, malmenati, variamente soffocati e sottoposti a trattamenti tutt’altro che previsti dalla Convenzione di Ginevra. Tutti verranno rilasciati, in quanto palesemente non jihadisti, ma normali padri di famiglia. Liberati dalle celle, ma non dai traumi fisici e psicologici che probabilmente li accompagneranno per il resto della vita. Devono anche ritenersi amaramente fortunati: secondo l’ONU a Moura, nel 2022, si é registrato il massacro sistematico di almeno 500 persone (inclusi donne e bambini), senza possibilita’ di appello, da parte di Wagner e esercito maliano. Lo scopo? Sempre lo stesso: stanare la Jihad e/o gli indipendentisti Touareg.</p>



<p><strong><em>Il Sahel dei buoni e dei cattivi.</em></strong></p>



<p>Il Mali, come la vicina Mauritania, ha in se’ una porzione di Sahel: una striscia che si estende dall’Atlantico al Mar Rosso e si divide in Sahel sahariano e subsahariano (<em><u>cfr articolo Inside Over su Sahel, Algeria e Wagner</u></em>). La zona subsahariana in particolare e’ agitata da tensioni sanguinose e violente i cui contendenti sono governi locali, Jihad, indipendentisti Touareg, Russia. Chi sta con chi? Nel caso del Mali, il gruppo Wagner ha supportato e addestrato l’esercito maliano nell’organizzazione interna, nella logistica e nell’addestramento militare volto a contrastare gli attacchi di Jihadisti e Touareg.&nbsp;<em>Chi&nbsp;</em>sono “i buoni”? O piuttosto:&nbsp;<em>ci sono</em>&nbsp;buoni?</p>



<p><strong><em>Via dal Mali: gli Africa Corps</em></strong></p>



<p>In una strategia all’incrocio tra semplice&nbsp;<em>rebranding</em>&nbsp;e riorganizzazione delle risorse, il gruppo Wagner lascia ufficialmente il Mali la prima settimana di giugno 2025. Le truppe governative maliane sono ora affiancate dagli Africa Corps. In molti casi si tratta semplicemente di membri della Wagner che si sono sfilati la giubba con i teschi e hanno indossato le insegne dei&nbsp;<em>Corps&nbsp;</em>– un banale cambio di logo – e restano quel che erano, mentre altri membri si aggiungono, provenienti da realta’ piu’ istituzionali. La vera differenza sta nel lato burocratico-organizzativo: gli Africa Corps sono infatti ufficialmente collegati al GRU di Mosca, percio’ tenuti ad un diverso assetto economico, organizzativo e&#8230; di condotta verso i civili.</p>



<p><strong><em>Il ritorno dei Touareg dell’FLA</em></strong></p>



<p>Meno di una settimana dall’esodo della Wagner, e in Francia – Paese legatissimo alle proprie ex colonie, in cui le notizie d’Africa giungono anche a favore dei francesi di seconda generazione – gia’ si annunciavano le perdite in seno agli Africa Corps e all’esercito maliano (<em><u>Le Monde: Au Mali, les paramilitaires russes d’Africa Corps se deploient et subissent leur premiere defaite, 13 Giugno 2025</u></em>). Il&nbsp;<strong>Fronte di Liberazione dell’Azawad (FLA)</strong>, movimento indipendentista a dominanza Touareg, fiaccato ma mai sconfitto dagli anni di dominazione della Wagner, ha approfittato del momento di riorganizzazione per sferrare un duro colpo alle truppe rosse ad una quarantina di chilometri a sud di Aguelhok. La situazione ad oggi non sembra normalizzata, e il passaggio di consegne tra PMC e Corps si sta rivelando tutt’altro che facile. Si puo’ solo immaginare lo stato della popolazione civile, fiaccata da anni di instabilita’ e angherie subite da uno o dall’altro contendente.&nbsp; In questo contesto, viene da chiedersi – anche ora, amaramente – se esista ancora la speranza che un giorno la&nbsp;<em>Françafrique&nbsp;</em>possa scegliere i propri &#8220;buoni&#8221;.</p>
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		<title>Sahel, il fronte caldo del jihadismo</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/sahel-il-fronte-caldo-del-jihadismo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jul 2025 03:17:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al-Qaeda nel Maghreb Islamico]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/sahel.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sahel" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/sahel.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/sahel-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/sahel-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/sahel-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Mentre l’attenzione dell'Occidente è concentrata su Ucraina e Gaza, una guerra silenziosa ridisegna l'Africa occidentale. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/sahel.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sahel" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/sahel.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/sahel-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/sahel-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/sahel-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Il<strong><a href="https://it.insideover.com/politica/sahel-in-ebollizione-mali-burkina-faso-e-niger-mettono-lalgeria-sotto-accusa.html"> Sahel è oggi la frontiera più calda del jihad globale. </a></strong>Mentre l’attenzione occidentale è concentrata su Ucraina, Gaza e il confronto con la Cina, una guerra silenziosa ma brutale sta ridisegnando gli equilibri di potere in Africa occidentale. Protagonista di questa trasformazione è Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (JNIM), la costola di<strong> Al-Qaeda nel Sahel, </strong>che negli ultimi mesi ha accelerato la sua offensiva militare e politica.</p>



<p>Ma dietro JNIM si muove un ecosistema più ampio, in cui convivono e competono altri attori jihadisti come lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) e Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM). Un intreccio di alleanze, rivalità e strategie convergenti che fanno del Sahel un laboratorio per la jihad 2.0.</p>



<h2 class="wp-block-heading">JNIM: massacri, negoziati e controllo politico</h2>



<p>Nato nel 2017 dalla fusione di diversi gruppi jihadisti (Ansar Dine, Al-Mourabitoun, la Katiba Macina e altri), JNIM ha scelto la strada del pragmatismo strategico. Non punta a conquistare le capitali o a sfidare frontalmente gli eserciti nazionali, ma <strong>preferisce consolidare il controllo delle aree rurali e dei villaggi più isolati.</strong> La tattica è sempre la stessa: attacchi mirati contro postazioni militari per indebolire lo Stato, seguiti da negoziati con i capi locali. In cambio di tregua e sicurezza, le popolazioni accettano di vivere sotto la <em>sharia</em>, pagare <em>zakat</em> (tasse islamiche) e rinunciare a qualsiasi collaborazione con le autorità.</p>



<p>Secondo l’Institute for the Study of War, JNIM ha condotto dieci attacchi su larga scala da maggio a oggi, <strong>uccidendo centinaia di soldati e civili in Mali e Burkina Faso</strong>. Ma parallelamente ha siglato accordi locali che gli consentono di imporre la propria autorità senza combattere. È un jihad che non si nutre solo di armi, ma anche di relazioni sociali e di una capacità amministrativa rudimentale ma efficace.</p>



<h2 class="wp-block-heading">ISGS: la concorrenza dello Stato Islamico</h2>



<p>Se JNIM rappresenta la “franchigia” di Al-Qaeda, lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS) è il principale concorrente. Nato come branca regionale dell’ISIS, l’ISGS ha una strategia molto più brutale e centralizzata. A differenza di JNIM, che cerca il consenso delle popolazioni locali, ISGS usa il terrore puro come strumento di controllo. Villaggi interi vengono massacrati per piegare la resistenza. Ma questa violenza indiscriminata ha anche indebolito ISGS, alienandogli il sostegno di comunità che, pur diffidando dello Stato, vedono in JNIM un male minore.</p>



<p>I due gruppi si sono affrontati direttamente in più di un’occasione, soprattutto nella zona di confine tra Mali, Niger e Burkina Faso. Tuttavia, la competizione non ha impedito episodi di cooperazione tattica, soprattutto contro le forze governative o i miliziani filo-statali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">AQIM: il “fratello maggiore” nel Maghreb</h2>



<p><strong><a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-caotica-galassia-jihadista-attiva-nel-sahel-e-la-diatriba-isis-al-qaeda.html">Al-Qaeda nel Maghreb Islamico </a></strong>(AQIM), da anni attivo in Algeria e Libia, mantiene un ruolo di supervisione strategica su JNIM. Le due organizzazioni condividono risorse, combattenti e know-how, ma AQIM evita un coinvolgimento diretto nella guerriglia saheliana, concentrandosi invece sul traffico di armi, droga e migranti attraverso il Sahara. Questa divisione dei compiti consente ad Al-Qaeda di operare su due livelli: una rete jihadista che si radica nel territorio (JNIM) e una struttura logistica che finanzia le operazioni e mantiene aperti i canali con il jihad globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vuoto lasciato dall’Occidente</h2>



<p>L’ascesa di JNIM e dei suoi alleati non sarebbe stata possibile senza il ritiro progressivo delle forze occidentali. La Francia, dopo anni di operazioni militari (Serval e Barkhane), ha deciso di ridurre la sua presenza nel 2022, cedendo il campo ai governi locali e, in molti casi, <strong>ai contractor russi del Gruppo Wagner.</strong> Ma né le forze saheliane né i mercenari di Mosca hanno saputo (o voluto) fermare l’avanzata jihadista. Al contrario, il sostegno russo ai regimi militari di Mali e Burkina Faso ha coinciso con una recrudescenza degli attacchi jihadisti.</p>



<p>Gli Stati Uniti, dal canto loro, si sono limitati a operazioni di droni e intelligence, senza un impegno politico coerente. L’Europa resta spettatrice, timorosa di nuovi flussi migratori ma incapace di proporre una strategia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il gioco delle potenze</h2>



<p>Sul piano geopolitico, il Sahel è ormai un campo di battaglia tra interessi divergenti:</p>



<p>la Russia usa Wagner per consolidare la propria influenza e ottenere accesso alle risorse minerarie. La Cina è interessata solo alla stabilità delle rotte commerciali e continua a investire in infrastrutture, mantenendo una linea ufficiale di “non ingerenza”. La Turchia ha iniziato a fornire armi e droni ad alcuni governi saheliani, cercando spazio in un’area dove storicamente non era presente. L&#8217;Occidente appare diviso tra chi vorrebbe un disimpegno e chi teme che il Sahel diventi la base operativa del prossimo 11 settembre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il prezzo per il Sahel</h2>



<p>Per le popolazioni locali, queste manovre si traducono in carestie, massacri e sfollamenti. Tre milioni di persone sono in fuga, mentre intere regioni sono diventate ingovernabili. <strong>Le ONG denunciano che anche gli aiuti umanitari devono essere contrattati con i comandanti jihadisti</strong>, che li usano per rafforzare il proprio potere.</p>



<p>La strategia di JNIM mostra come Al-Qaeda abbia imparato dagli errori del passato. Non più attentati spettacolari contro l’Occidente, ma radicamento territoriale e controllo sociale. Una jihad meno visibile ma più pericolosa, che punta a costruire un’entità politica di fatto.</p>



<p>Se la comunità internazionale continuerà a ignorare il Sahel, il rischio è che questa regione diventi la nuova base operativa del jihad globale, capace di destabilizzare non solo l’Africa, ma anche l’Europa attraverso il Mediterraneo.</p>
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		<title>Mali: il potere senza limiti di Assimi Goïta e la sfida del triangolo sovranista del Sahel</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/mali-il-potere-senza-limiti-di-assimi-goita-e-la-sfida-del-triangolo-sovranista-del-sahel.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jul 2025 16:36:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mali" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p> Al generale Assimi Goita è stato assegnato un potere presidenziale senza limiti di tempo. La scelta della Russia contro l'Occidente.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mali" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/mali-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>In un gesto destinato a segnare un punto di non ritorno nella storia politica dell’Africa occidentale, il generale <strong>Assimi Goïta,</strong> leader della giunta militare al potere in <a href="https://it.insideover.com/politica/sahel-in-ebollizione-mali-burkina-faso-e-niger-mettono-lalgeria-sotto-accusa.html">Mali,</a> si è visto conferire un mandato presidenziale quinquennale, rinnovabile «tante volte quanto necessario» e senza alcun obbligo di elezioni. Una decisione storica, approvata all’unanimità dal Consiglio Nazionale di Transizione (CNT), che sancisce ufficialmente l’ingresso del Mali in una nuova era: <strong>quella della governance sovranista, sganciata dai condizionamenti occidentali e dalle scadenze elettorali</strong> percepite come strumenti di ingerenza.</p>



<p>Dietro questo atto di rottura si cela una dinamica geopolitica complessa, che affonda le radici in decenni di instabilità alimentata da interventi esterni, promesse tradite e “esportazioni di democrazia” pilotate da Parigi, Bruxelles e Washington. Per Goïta e i suoi sostenitori, il tempo delle illusioni è finito. Dopo anni in cui <strong>il Mali è stato dilaniato dal terrorismo jihadista </strong>– spesso tollerato o addirittura alimentato dalle stesse potenze che si presentavano come garanti di sicurezza – emerge l’idea che solo un potere forte, stabile e duraturo possa restituire ordine e speranza al popolo maliano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La frattura con l’Occidente</h2>



<p>L’annuncio ha scatenato la consueta levata di scudi da parte delle ONG occidentali e dei difensori dei diritti umani, sempre pronti a condannare ogni regime che sfugga al controllo delle grandi capitali. Ma a Bamako la percezione è radicalmente diversa. La riforma istituzionale nasce infatti dalle <strong>Assises Nationales de la Refondation</strong>, una vasta consultazione popolare organizzata all’indomani del collasso dello Stato maliano, ignorata dai media internazionali e derisa dalle cancellerie europee.</p>



<p>In parallelo, Goïta ha sciolto i partiti politici tradizionali, considerati per lo più strumenti di penetrazione degli interessi stranieri. Il Mali segue così la strada tracciata dai Governi “fratelli” del Burkina Faso e del Niger all’interno dell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES): una comunità di intenti che rifiuta i modelli democratici di facciata e punta a costruire un asse di resistenza panafricana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Russia al posto della Francia</h2>



<p>Sul piano militare, il cambio di paradigma è altrettanto netto. Alla storica tutela francese, giudicata inefficace e arrogante, <strong>si è sostituita una cooperazione strategica con Mosca.</strong> Attraverso il dispiegamento delle truppe dell’Africa Corps – l’evoluzione delle operazioni Wagner nel continente – il Mali ha intensificato la lotta contro i gruppi jihadisti. Se l’Occidente denuncia violazioni dei diritti umani e massacri indiscriminati, a Bamako queste accuse vengono lette come una campagna di delegittimazione orchestrata da chi non ha mai voluto realmente sconfiggere il terrorismo.</p>



<p>Per il Governo maliano, le operazioni congiunte con la Russia rappresentano <strong>una risposta necessaria a un decennio di caos e sangue.</strong> In questa narrazione, Goïta si presenta come il restauratore dell’ordine, pronto a usare ogni mezzo per garantire la sicurezza in un Paese devastato da oltre un decennio di conflitti.</p>



<p>Il Mali non è solo in questa avventura. <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/niger-repressione-e-sofferenze-per-i-migranti-del-centro-unhcr.html">Abdourahamane Tiani in Niger </a>e Ibrahim Traoré in Burkina Faso rappresentano oggi <strong>le altre due punte di un triangolo sahariano che sogna di liberarsi dal peso coloniale</strong> e di affermare un modello di sovranità africana. Le élite occidentali li definiscono “putschisti” e “autocrati”. Ma per una parte crescente delle popolazioni locali, sono figure di riscatto, simboli di un’Africa che non vuole più subire la rapina delle proprie risorse e l’umiliazione delle ingerenze straniere.</p>



<p>Questa nuova generazione di leader sahariani ha ben chiaro che le democrazie importate non hanno prodotto stabilità, ma solo governi deboli e corrotti, pronti a svendere il territorio nazionale per ricevere in cambio prebende e pacche sulle spalle.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un Sahel insubordinato e in piedi</h2>



<p>La decisione di Assimi Goïta segna un punto di rottura che potrebbe avere ripercussioni ben oltre i confini del Mali. È il segnale <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/la-francia-lascia-il-sahel-solo-litalia-e-ancora-presente-in-una-regione-cruciale.html">di un Sahel che, pur tra mille contraddizioni e fragilità, vuole rialzarsi. </a></strong>Un Sahel che guarda a Mosca, a Pechino e ad altre potenze emergenti per costruire nuove alleanze, ritenendo<a href="https://it.insideover.com/politica/lalleanza-militare-nel-sahel-un-altro-passo-per-allontanarsi-delloccidente.html"> ormai esaurito il rapporto di subordinazione con l’Occidente.</a></p>



<p>Riuscirà questo esperimento a generare stabilità? O si tradurrà in una nuova forma di autoritarismo, utile solo a consolidare élite militari? La risposta non è ancora scritta. Ma una cosa è certa: la voce di Assimi Goïta si unisce oggi a quella di Tiani e Traoré, componendo un coro che, dal deserto del Sahara, grida all’Africa e al mondo: “Siamo qui, insubordinati, radicati, in piedi.”</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/mali-il-potere-senza-limiti-di-assimi-goita-e-la-sfida-del-triangolo-sovranista-del-sahel.html">Mali: il potere senza limiti di Assimi Goïta e la sfida del triangolo sovranista del Sahel</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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