Così come accaduto in Siria alcuni anni fa, anche in Africa si va verso lo scontro tutto interno al mondo islamista tra Isis e Al Qaeda. Tra le due sigle, cioè, che più hanno tragicamente rappresentato negli ultimi decenni la galassia jihadista, capaci nel Sahel di conquistare il controllo di ampie fette di territorio. Ed è proprio sul controllo del terreno che sono nate le prime dispute, adesso sempre più proiettate a trasformarsi in veri e propri confronti armati. A rompere definitivamente gli equilibri è stato uno dei principali leader terroristici della regione: Saa’d, così com’è conosciuto con il suo nome da battaglia, ha infatti annunciato la propria defezione da Al Qaeda ed è contestualmente passato tra le fila dell’Isis.
Jnim contro Isgs
Per la verità, le sigle con cui le due principali organizzazioni terroristiche sono conosciute in Africa hanno svariate declinazioni. L’Isis ad esempio, a seconda della regione di riferimento, può diventare Isgs (Stato Islamico del Grande Sahara) oppure Iswap (Stato Islamico dell’Africa Occidentale). Al Qaeda invece, nella regione subsahariana è più nota con la sigla Jnim. Si tratta dell’acronimo di Jamaʿat Nusrat al Islam wa muslimin, ossia “Fronte dell’Appoggio all’Islam e ai Musulmani”. Il gruppo è nato dalla fusione delle varie milizie islamiste che hanno avviato la guerra civile nel Nord del Mali nel 2012, lì dove erano riuscite a costruire un vero e proprio califfato.
Dal Mali poi, la guerriglia jihadista si è spostata rapidamente circa un decennio fa in Burkina Faso. Fino a raggiungere, in tempi più recenti, anche il Niger. I tre Paesi del Sahel, tutti e tre governati da giunte militari che progressivamente dal 2020 al 2023 hanno preso il potere, sono preda della violenza jihadista. La quale non si manifesta solo con gli attentati, ma anche con il controllo e l’amministrazione del territorio. Si calcola che oltre il 50% del Mali e del Burkina Faso siano oramai fuori dal controllo statale, minore ma comunque importante è la percentuale che riguarda il Niger. Il Jnim ha sempre rappresentato il gruppo più influente, ma adesso qualcosa sta cambiando. L’Isgs vorrebbe costituire qui uno Stato Islamico simile al modello visto in Siria e in Iraq tra il 2014 e il 2019. Ed è quindi intenzionata a lanciare uno scontro a tutto campo contro il Jnim.
Le defezioni e gli scontri armati
Saa’d, come detto in precedenza, ha sparigliato le carte. In un comunicato diffuso sui canali web dell’Isis, il terrorista ha dichiarato di essere stato deluso dal Jnim. Secondo il leader jihadista, il gruppo affiliato ad Al Qaeda non applicherebbe in modo così rigido la sharia e avrebbe portato avanti tecniche militari non condivise. Con il suo passaggio all’Isgs, la sigla più vicina all’Isis adesso ha guadagnato non poco terreno. Soprattutto in Burkina Faso, principale “feudo” di Saa’d. Qui ora lo Stato Islamico controlla buona parte della cosiddetta “area dei tre confini“, una zona cioè dove convergono i confini di Burkina Faso, Mali e Niger.
Il Jnim però non è rimasto a guardare. Non solo i propri combattenti hanno agito contro l’Isgs, prendendo di mira le aree dove è forte il radicamento dei combattenti vicini a Saa’d, ma ha anche intensificato le azioni contro il governo. Il 15 febbraio scorso, così come reso noto da diversi media locali, miliziani Jnim hanno ucciso in un’imboscata oltre 50 soldati burkinabé a Tandjari. Segno di come il gruppo abbia oramai alzato il tiro nei confronti di ogni presenza statale. Un modo, tra le altre cose, per dimostrare all’Isgs la propria forza.

