Dakar vuole evitare a tutti i costi di essere coinvolta dalla stessa spirale terroristica che ha inghiottito buona parte dell’Africa occidentale. L’estremismo islamico ha ormai travalicato i confini del Sahel: dopo essersi radicati in Mali, Burkina Faso e Niger, oggi i gruppi terroristici legati sia all’Isis che ad Al Qaeda premono sulle aree circostanti. Ghana, Guinea e Benin, un tempo ritenuti immuni alle ideologie jihadiste, oggi stanno sperimentando gravi problemi di sicurezza. Il Senegal, Paese tra i più stabili della regione, teme di osservare al proprio interno le stesse immagini già viste nelle aree vicine. Da qui l’avvio di un’operazione al confine con il Mali che ha, tra i principali obiettivi, quello di blindare le proprie frontiere.
Occhi puntati sulle regioni orientali
Un tempo uniti nella federazione del Mali, oggi i due Paesi sono divisi da confini che, come spesso capita da queste parti, appaiono tutt’altro che solidi. La geografia del territorio impedisce o quasi di creare una netta cesura tra i due territori. Se prima questo per Dakar rappresentava un problema ricollegabile soprattutto al contrabbando, oggi invece il vero spauracchio è rappresentato dal terrorismo. Da un anno a questa parte, le autorità senegalesi hanno osservato un aumento importante di attentati nella regione maliana di Kayes. Si tratta di un territorio un tempo non battuto dal Jnim, il principale gruppo jihadista legato ad Al Qaeda operante nell’area.
Il deterioramento delle condizioni di sicurezza nel Mali, ha consentito ai terroristi di ramificarsi anche qui. Il territorio della regione è strategico per i miliziani: poco più a Est c’è infatti Bamako, capitale del Mali sempre più nel mirino, a Ovest invece c’è la frontiera con il Senegal. Ed è su queste basi che il presidente senegalese, Bassirou Diomaye Faye, ha disposto l’invio di tre unità di gendarmeria e di diversi reparti dell’esercito lì dove scorre la poco definita linea di confine con il Mali. Faye ha di fatto lanciato una vera e propria operazione militare, la quale ha nella regione di Tambacounda il proprio epicentro: è qui che, sfruttando l’instabilità del Mali e delle aree di confine, i terroristi di Jnim potrebbero iniziare a espandersi in territorio senegalese.
La tenuta di Dakar fondamentale per la regione
L’invio dell’esercito può servire per prevenire ampi sconfinamenti di combattenti jihadisti. Ma il vero problema nelle aree orientali del Senegal ha più natura politica che militare: disoccupazione e povertà sono infatti ben più diffuse rispetto alle aree di Dakar e dei territori costieri. I malesseri sociali potrebbero quindi fungere da detonatore e favorire il proselitismo dei combattenti più radicali.
Tuttavia, la scommessa dei Paesi della regione è legata soprattutto sulla capacità del Senegal di evitare destabilizzazioni. Una tradizione politica fatta più di pacifici (o quasi) passaggi di consegne che di colpi di Stato, circostanza molto rara nell’Africa occidentale, posizionano Dakar tra quei Paesi in grado di reggere meglio l’eventuale impatto jihadista. Proprio per questo, se anche il Senegal dovesse capitolare nella morsa del terrorismo, allora sarebbe l’intera regione a risentirne. Con un Sahel oramai altamente destabilizzato e frammentato, il governo senegalese appare come uno degli ultimi baluardi in grado di frenare l’avanzata estremista.

