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	<title>Azerbaigian Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sat, 23 May 2026 16:45:34 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Azerbaigian Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Dall&#8217;Azerbaigian alla Slovacchia, col permesso dell&#8217;Ucraina: la sfida di portare il gas dal Caspio al cuore del&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/dallazerbaigian-alla-slovacchia-col-permesso-dellucraina-la-sfida-di-portare-il-gas-dal-caspio-al-cuore-deleuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 16:45:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="980" height="645" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/gasdotto-in-Slovacchia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/gasdotto-in-Slovacchia.jpg 980w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/gasdotto-in-Slovacchia-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/gasdotto-in-Slovacchia-768x505.jpg 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></p>
<p>La Slovacchia non sta semplicemente negoziando un nuovo contratto energetico con l’Azerbaigian. Sta tentando di ridefinire il proprio posizionamento strategico dentro una Europa che, dopo la crisi ucraina e la progressiva erosione del transito russo, ha scoperto quanto la sicurezza energetica sia tornata a essere una questione di potenza geopolitica, infrastrutture e sovranità industriale. Le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/dallazerbaigian-alla-slovacchia-col-permesso-dellucraina-la-sfida-di-portare-il-gas-dal-caspio-al-cuore-deleuropa.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="980" height="645" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/gasdotto-in-Slovacchia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/gasdotto-in-Slovacchia.jpg 980w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/gasdotto-in-Slovacchia-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/07/gasdotto-in-Slovacchia-768x505.jpg 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></p>
<p>La Slovacchia non sta semplicemente negoziando un nuovo contratto energetico con l’Azerbaigian. Sta tentando di ridefinire il proprio posizionamento strategico dentro una Europa che, dopo la crisi ucraina e la progressiva erosione del transito russo, ha scoperto quanto la sicurezza energetica sia tornata a essere una questione di <strong>potenza geopolitica</strong>, infrastrutture e sovranità industriale. Le dichiarazioni del vicepremier slovacco <strong>Tomáš Taraba </strong>sull’ipotesi di una fornitura decennale da Baku non possono essere interpretate come un semplice annuncio commerciale. Il nodo centrale riguarda infatti la possibilità concreta di trasportare il gas azero fino al cuore dell’Europa centrale attraverso <strong>una rete di interconnessioni oggi sottoposta a enormi pressioni politiche, regolatorie e logistiche. </strong>La Slovacchia arriva a questo passaggio storico in una posizione particolarmente delicata. Per decenni Bratislava ha costruito parte della propria rilevanza economica sul ruolo di piattaforma di transito del gas russo diretto verso l’Europa occidentale. La guerra in Ucraina e il progressivo disaccoppiamento energetico tra Bruxelles e Mosca hanno però incrinato quel modello, lasciando il Paese con infrastrutture gigantesche ma con flussi molto ridotti rispetto al passato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il corridoio azero e i limiti della diversificazione europea</h2>



<p>La strategia slovacca si inserisce dentro il più ampio progetto europeo di diversificazione energetica. L’Azerbaigian è diventato negli ultimi anni uno dei partner privilegiati dell’Unione Europea grazie al <strong>Southern Gas Corridor</strong>, il sistema di condotte che collega il bacino del Caspio ai mercati europei passando attraverso Caucaso, Turchia e Balcani. Tuttavia esiste una differenza sostanziale tra annunciare una diversificazione e renderla realmente operativa. Il gas azero arriva oggi soprattutto nell’Europa sudorientale e in Italia attraverso TANAP e TAP. <strong>Portare volumi significativi fino alla Slovacchia richiede invece una catena molto più complessa di accordi commerciali,</strong> capacità infrastrutturali e coordinamento tra operatori energetici nazionali. È qui che emerge il vero problema geopolitico. Bratislava non è terminale naturale del corridoio meridionale e non possiede una connessione diretta con il Caspio. Per trasformare un’intesa politica in forniture stabili servono capacità prenotate lungo le reti balcaniche, interoperabilità tecnica tra sistemi differenti e soprattutto prezzi competitivi rispetto al gas liquefatto o ai residui flussi russi ancora presenti nel mercato europeo. Il rischio è che la diversificazione resti più politica che fisica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bratislava tra Bruxelles e Mosca</h2>



<p>Il governo guidato da <strong>Robert Fico </strong>ha assunto negli ultimi mesi una posizione sempre più critica verso il <em>phase-out </em>accelerato del gas russo promosso dalla Commissione europea. Bratislava sostiene che i costi della transizione energetica siano distribuiti in modo diseguale e che l’Europa centrale stia pagando un prezzo molto più elevato rispetto ai grandi Paesi occidentali. Dietro questa tensione esiste una realtà strutturale. L’economia slovacca resta fortemente dipendente dal gas naturale, soprattutto per il comparto industriale e per i consumi civili. La riduzione improvvisa delle forniture russe ha quindi aperto un problema di competitività economica, stabilità sociale e sostenibilità finanziaria. In questo quadro il gas azero assume una doppia funzione. <strong>Da un lato rappresenta una possibile alternativa strategica a Mosca. Dall’altro costituisce una leva negoziale con Bruxelles,</strong> utile per dimostrare che la Slovacchia non rifiuta la diversificazione energetica, ma pretende che essa sia tecnicamente realizzabile e finanziariamente sostenibile. La posizione slovacca riflette una contraddizione sempre più evidente dentro l’Unione europea: gli obiettivi geopolitici comunitari avanzano più rapidamente delle infrastrutture necessarie per sostenerli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dell’Ucraina nella nuova architettura energetica</h2>



<p>La variabile più sensibile resta però quella ucraina. Sul piano tecnico la rete di transito dell’Ucraina continua a essere una delle più estese ed efficienti del continente. Sul piano politico, invece, ogni ipotesi di utilizzo di quel corridoio dopo l’invasione russa è diventata estremamente problematica. Negli ultimi mesi sono circolate ipotesi relative a meccanismi di swap o <strong>all’utilizzo della rete ucraina per il trasporto di gas formalmente non russo</strong>, compresi eventuali volumi provenienti dall’Azerbaigian. Una soluzione del genere consentirebbe di sfruttare infrastrutture già esistenti e ridurre i costi logistici. Tuttavia aprirebbe interrogativi enormi sulla tracciabilità delle molecole, sulla gestione dei pagamenti di transito e sul rischio di vantaggi indiretti per Mosca. Paradossalmente, la soluzione più efficiente sotto il profilo infrastrutturale potrebbe rivelarsi la più fragile sul piano diplomatico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Baku vuole consolidare il proprio peso strategico</h2>



<p><strong>Anche l’Azerbaigian ha interessi molto chiari. </strong>Baku sta cercando di trasformarsi in un pilastro della sicurezza energetica europea approfittando del vuoto lasciato dal progressivo ridimensionamento russo. Per riuscirci, però, ha bisogno di aumentare la produzione e soprattutto di ottenere contratti di lungo periodo in grado di giustificare nuovi investimenti infrastrutturali. La <strong>Slovacchia rappresenta quindi un partner prezioso perché offre domanda stabile,</strong> posizione geografica centrale e valore politico dentro il dibattito energetico europeo. La convergenza tra Bratislava e Baku nasce da questa complementarità strategica: l’Azerbaigian cerca mercati affidabili, la Slovacchia cerca sicurezza energetica senza shock economici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova Europa dell’energia frammentata</h2>



<p>Il dossier slovacco dimostra che l’Europa sta entrando in una fase completamente nuova. Il vecchio sistema energetico continentale si basava su pochi grandi corridoi, contratti stabili e forniture relativamente prevedibili. <strong>Il nuovo modello appare invece più frammentato, più costoso e molto più esposto alla competizione geopolitica.</strong> La sicurezza energetica non dipende più soltanto dalla disponibilità di gas, ma dalla capacità di coordinare reti, regolazione, finanza pubblica e diplomazia. In questo senso la Slovacchia è diventata uno dei laboratori più importanti della nuova geopolitica europea dell’energia. Il vero test non sarà la firma di un memorandum con SOCAR o l’annuncio di un accordo decennale. La prova decisiva arriverà soltanto quando il gas azero riuscirà davvero a raggiungere Bratislava con continuità, costi sostenibili e origine verificabile. È lì che si misurerà la credibilità della nuova architettura energetica europea.</p>
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		<item>
		<title>Trans-Caspico, il gas che ridisegna l’Eurasia: tra ambizioni europee e nuovi equilibri post-russi</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/trans-caspico-il-gas-che-ridisegna-leurasia-tra-ambizioni-europee-e-nuovi-equilibri-post-russi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 05:02:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
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<p> Il Trans-Caspian Pipeline non è oggi una realtà industriale, ma nemmeno un’ipotesi marginale. Le ragioni della politica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/trans-caspico-il-gas-che-ridisegna-leurasia-tra-ambizioni-europee-e-nuovi-equilibri-post-russi.html">Trans-Caspico, il gas che ridisegna l’Eurasia: tra ambizioni europee e nuovi equilibri post-russi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1176" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026031909572177_cfdf88f65089db84661e5b0ad9467845.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026031909572177_cfdf88f65089db84661e5b0ad9467845.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026031909572177_cfdf88f65089db84661e5b0ad9467845-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026031909572177_cfdf88f65089db84661e5b0ad9467845-1024x627.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026031909572177_cfdf88f65089db84661e5b0ad9467845-768x470.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026031909572177_cfdf88f65089db84661e5b0ad9467845-1536x941.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_2026031909572177_cfdf88f65089db84661e5b0ad9467845-600x368.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per oltre trent’anni, il controllo delle <strong>infrastrutture energetiche</strong> ha rappresentato uno dei principali strumenti di influenza nello spazio post-sovietico. Le pipeline non sono mai state semplici opere ingegneristiche, ma <strong>leve geopolitiche</strong> capaci di determinare dipendenze, alleanze e gerarchie regionali. Oggi, con il progressivo <strong>phase-out del gas russo</strong> deciso dall’Unione Europea, questo equilibrio si sta incrinando, aprendo spazi a nuove direttrici di approvvigionamento.</p>



<p>L’idea di collegare il <strong>Turkmenistan</strong> all’Europa attraverso il Mar Caspio non è nuova, ma il contesto attuale la rende nuovamente centrale. <a href="https://www.gisreportsonline.com/r/trans-caspian-pipeline-momentum/">La combinazione tra la riduzione delle importazioni russe, il rafforzamento del ruolo dell’<strong>Azerbaigian</strong> e l’ambizione della <strong>T</strong>urchia di diventare hub energetico trasforma un vecchio progetto in una possibile <strong>architettura politica regionale</strong></a>. Tuttavia, più che un’infrastruttura già definita, il Trans-Caspian Pipeline rappresenta oggi una <strong>opzione strategica in evoluzione</strong>.</p>



<p><strong>Il corridoio meridionale: realtà e limiti</strong></p>



<p>A differenza del gasdotto trans-caspico, il <strong>Southern Gas Corridor</strong> è già operativo e costituisce la spina dorsale della connessione tra Caspio ed Europa. Negli ultimi anni ha aumentato la propria rilevanza, ma resta vincolato da <strong>capacità limitate</strong> e da una catena infrastrutturale che necessita di investimenti. Il vero nodo non è solo portare il gas fino all’Azerbaigian, ma garantire che l’intero sistema – dalla compressione al trasporto fino ai mercati finali – sia <strong>scalabile e sostenibile economicamente</strong>.</p>



<p><strong>Il ruolo del Turkmenistan tra Cina ed Europa</strong></p>



<p>Il <strong>Turkmenistan</strong> dispone di alcune delle più ampie riserve di gas al mondo, ma la sua proiezione geopolitica resta limitata dalla forte dipendenza dal mercato cinese. L’apertura verso Ovest non nasce da una crisi, bensì dalla volontà di <strong>diversificare i partner</strong>. I recenti flussi verso la Turchia tramite meccanismi di swap dimostrano che una volontà politica esiste, ma si tratta ancora di soluzioni <strong>transitorie e indirette</strong>, lontane da una piena integrazione nel mercato europeo.</p>



<p>Il quadro legale del Mar Caspio è oggi meno rigido rispetto al passato, ma non completamente risolto. Accordi bilaterali e standard ambientali restano condizioni necessarie per qualsiasi sviluppo. Ancora più rilevanti sono però i vincoli economici: senza <strong>contratti di lungo periodo</strong>, finanziamenti solidi e domanda stabile, il progetto rischia di restare una <strong>leva diplomatica più che industriale</strong>.</p>



<p><strong>La Turchia come snodo decisivo</strong></p>



<p>La <strong>T</strong>urchia emerge come attore chiave di questa trasformazione. Non solo punto di transito, ma potenziale <strong>centro di mediazione energetica</strong> tra Asia centrale ed Europa, Ankara rafforza il proprio peso strategico. Tuttavia, questa centralità implica anche una crescente dipendenza europea da un attore con relazioni complesse con Russia, Iran e Unione europea.</p>



<p>Nel migliore dei casi, il corridoio trans-caspico si svilupperà gradualmente, con piccoli volumi iniziali e una progressiva espansione, contribuendo a una maggiore <strong>resilienza energetica europea</strong>. Nel peggiore, resterà un progetto evocato ma mai realizzato, utile come strumento negoziale ma incapace di tradursi in una vera alternativa strutturale.</p>



<p><strong>Un’infrastruttura ancora politica</strong></p>



<p>Il Trans-Caspian Pipeline non è oggi una realtà industriale, ma nemmeno un’ipotesi marginale. È un progetto che vive in una fase intermedia, dove la <strong>convergenza politica</strong> supera ancora la concretezza economica. La vera posta in gioco non è solo una nuova pipeline, ma la costruzione di una <strong>rete post-russa di connessioni euroasiatiche</strong>, in cui energia, trasporti e geopolitica si fondono. Sarà il passaggio dalle intenzioni ai contratti a stabilire se questa trasformazione resterà incompiuta o segnerà davvero una nuova mappa del potere energetico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/trans-caspico-il-gas-che-ridisegna-leurasia-tra-ambizioni-europee-e-nuovi-equilibri-post-russi.html">Trans-Caspico, il gas che ridisegna l’Eurasia: tra ambizioni europee e nuovi equilibri post-russi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Gli Usa di Trump si espandono nel Caucaso ma ignorano la Georgia. Ecco perché</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gli-usa-di-trump-si-espandono-nel-caucaso-ma-ignorano-la-georgia-ecco-perche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/georgia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Georgia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/georgia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/georgia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/georgia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/georgia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/georgia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/georgia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il vice-presidente Usa J.D. Vance ha compiuto uno storico viaggio in Armenia e Azerbaigian, ignorando la Georgia. Ecco perché. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-usa-di-trump-si-espandono-nel-caucaso-ma-ignorano-la-georgia-ecco-perche.html">Gli Usa di Trump si espandono nel Caucaso ma ignorano la Georgia. Ecco perché</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/georgia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Georgia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/georgia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/georgia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/georgia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/georgia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/georgia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/georgia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A metà di febbraio il vice-presidente Usa J.D. Vance ha compiuto una storica visita ufficiale in Armenia e Azerbaigian, la prima di un presidente o vice-presidente Usa sia nell&#8217;uno sia nell&#8217;altro Paese. Il viaggio, arrivato sei mesi dopo la mediazione con cui Donald Trump ha portato Baku e Erevan a un accordo di pace, è servito per siglare un accordo di ampio spettro con l&#8217;Armenia (uso dell&#8217;energia nucleare e Difesa) e con l&#8217;Azerbaigian, in questo caso addirittura un partenariato strategico per lo sviluppo regionale. Il vero obiettivo, però, era un altro: dare ulteriore impulso al TRIPP (<strong>Trump Route for International Peace and Prosperity</strong>), il corridoio commerciale che dovrebbe collegare Baku (capitale dell&#8217;Azerbaigian) a Kars (Turchia) passando attraverso l&#8217;Armenia. Progetto ovviamente impossibile finché Azerbaigian e Armenia erano in guerra.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="820" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Tripp.webp" alt="" class="wp-image-510186" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Tripp.webp 820w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Tripp-300x176.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Tripp-768x450.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Tripp-600x351.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 820px) 100vw, 820px" /></figure>



<p>In sostanza, il TRIPP è la ricompensa che Trump ha preteso per intervenire a pacificare le parti. Una volta realizzato, potrebbe diventare la principale rotta di comunicazione e trasporto tra Est e Ovest, con due effetti: <strong>ridimensionare le rotte più a Nord, quelle che passano per la Russia</strong>; consolidare la presenza e l&#8217;influenza politica americana in una regione cruciale posta sul fianco Sud-Est della Russia, affacciata sul Mar Caspio e quindi sull&#8217;Iran e sull&#8217;Asia Centrale. Il progetto, peraltro, ha brillanti prospettive: affidata per 99 anni a una concessione americana e a un consorzio di agenzie private, la gestione prevede <strong>un fatturato tra i 50 e i 100 miliardi di dollari all’anno.</strong> Baku ha già investito parecchio nel suo tratto di competenza e nel suo tratto del corridoio il transito merci ha già registrato un significativo incremento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Georgia tagliata fuori</h2>



<p>Dallo storico viaggio Vance, come si vede, è rimasto fuori l&#8217;altro grande Paese del Caucaso meridionale, cioè la Georgia, che negli scorsi decenni era stato invece l&#8217;avamposto dell&#8217;influenza americana nella regione, mentre Azerbaigian e Armenia ancora subivano l&#8217;influenza di Mosca. C&#8217;entra l&#8217;ostentata neutralità che le autorità di Tbilisi, dal 2012 sostanzialmente espresse dal partito <strong>Sogno Georgiano</strong>, mantengono nei confronti della guerra in Ucraina, neutralità rivendicata anche al costo di compromettere i rapporti con la Ue e di vedere così bloccato fino al 2028 il processo di adesione (<strong>la Georgia è Paese candidato dal 2023</strong>)  e, di converso, intensificare quelli con la Russia, Paese con cui peraltro non vi sono relazioni diplomatiche dalla guerra del 2008?</p>



<p>La risposta è no. Intanto perché, com&#8217;è noto, lo stesso Donald Trump intrattiene con l&#8217;Ucraina rapporti controversi, al punto da decidere che ile armi americane potranno andare a Kiev ma solo se pagate dagli europei. E poi perché il distacco degli Usa dalla Georgia precede le decisioni di Trump sull&#8217;Ucraina. Trump aveva appena fatto in tempo a rientrare alla Casa Bianca che il primo ministro georgiano <strong>Irakli Kobakhidze&nbsp;</strong>gli scrisse una lettera chiaramente imbonitrice, in cui si dicevano cose come &#8220;Abbiamo parlato apertamente delle attività criminali del <em>deep state</em>, dell&#8217;USAID, del NED [<em>National Endowment for Democracy</em>] e di altri gruppi anni prima che voi rilasciaste dichiarazioni simili. Abbiamo valutazioni identiche sulla guerra in Ucraina, sulla propaganda di genere e LGBT e su molte altre questioni». Scopo della lettera era riavvicinarsi a Washington e magari, con un po&#8217; di fatica, ottenere che Trump eliminasse <a href="https://ge.usembassy.gov/statement-from-president-joe-biden-on-democratic-backsliding-in-the-country-of-georgia/#:~:text=Statement%20from%20President%20Joe%20Biden%20on%20Democratic%20Backsliding%20in%20the%20Country%20of%20Georgia">le sanzioni contro la Georgia</a> decise da <strong>Joe Biden.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il braccio di ferro con la Cina</h2>



<p>La lettera di Kobakhidze funzionò così bene che Trump non rispose mai. Il che fa chiaramente capire che dalla visione strategica della Casa Bianca la Georgia era esclusa in partenza. Non perché filo-russa , come molti non si stancano di ripetere, ma perché poco influente rispetto al vero obiettivo, che non è tanto contestare il Caucaso a Mosca (troppo debole per poter pensare di conservare anche in tempi di guerra e di emergenza economica l&#8217;influenza che aveva prima) <strong>ma contestare l&#8217;Asia Centrale a Pechino, a partire dai corridoi commerciali.</strong></p>



<p>Nel giugno del 2025, mentre gli Usa si univano a Israele nel bombardare l&#8217;Iran, ad Astana, in Kazakhstan, cominciava <strong>il secondo vertice Cina-Asia Centrale</strong>, il frutto più recente della campagna di espansione avviata da Xi Jinping nel 2013 con il progetto della Nuova Via della Seta. Un vertice arrivato dopo anni in cui la Cina ha largamente investito in Asia Centrale in ferrovie, strade e oleodotti, destinati a interconnettere la regione e a connetterla alla Cina; in cui Turkmenistan e Kazakstan sono diventati grandi fornitori di gas e petrolio per l&#8217;industria cinese; e in cui l&#8217;influenza cinese è andata visibilmente allargandosi. Nello stesso tempo, l&#8217;<strong>Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai</strong>&nbsp;(SCO), accoglieva altri 3 Paesi membri&nbsp;(<strong>India, Iran e Pakistan</strong>),&nbsp;3 Paesi osservatori&nbsp;(<strong>Afghanistan, Bielorussia e Mongolia</strong>) e&nbsp;<strong>14 partner per il dialogo</strong>&nbsp;(Arabia Saudita, Armenia, Azerbaigian, Bahrein, Cambogia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Maldive, Myanmar, Nepal, Qatar, Sri Lanka e Turchia). </p>



<p>Gli Usa non potevano rimanere inerti. Il TRIPP è la loro prima risposta organica alla sfida cinese. E per quella risposta la Georgia, come si vede, a dispetto della posizione strategica sul Mar Nero e dell&#8217;oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (che all&#8217;epoca di George W. Bush sembrò una grande conquista americana), non serve più. È chiaro che ignorandola a questo modo Trump la spinge sempre più nelle braccia di Mosca. Ma forse anche questo fa parte del piano.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong><a href="https://x.com/ShawnRyan762"></a><a href="https://x.com/ShawnRyan762"></a><br></p>



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		<title>Prima accuse e minacce, ora baci e abbracci: perché tra Putin (che si scusa) e Alyev (che perdona) torna il sereno</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/prima-accuse-e-minacce-ora-baci-e-abbracci-perche-tra-putin-che-si-scusa-e-alyev-che-perdona-torna-il-sereno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Oct 2025 12:57:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="923" height="630" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/putin.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/putin.jpeg 923w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/putin-300x205.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/putin-768x524.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/putin-600x410.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 923px) 100vw, 923px" /></p>
<p>Putin si è scusato per l'abbattimento dell'aereo azero, Alyev l'ha ringraziato. Perché tornare d'accordo interessa a entrambi. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="923" height="630" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/putin.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/putin.jpeg 923w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/putin-300x205.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/putin-768x524.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/putin-600x410.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 923px) 100vw, 923px" /></p>
<p>Un mese fa, a Pechino, si erano a stento stretti la mano in un corridoio. Nei giorni scorsi, a Dushanbè (capitale del Tagikistan), durante il vertice Russia-Asia Centrale, baci, abbracci (be&#8217;, baci no) e sorrisi. Che cos&#8217;è successo, dunque, per far cambiare così radicalmente i rapporti tra <strong>Vladimir Putin</strong> e il presidente dell&#8217;Azerbaigian <strong>Ilham Alyev</strong>?</p>



<p>Lo smottamento delle relazioni tra i due Paesi era cominciato il 25 dicembre del 2024, quando il volo Azerbaigian Airlines 8243, in viaggio da Baku (capitale azera) verso Grozny (capoluogo della Repubblica russa di Cecenia), era stato danneggiato dall&#8217;esplosione di missili russi che cercavano di intercettare dei droni ucraini diretti, appunto, verso l&#8217;aeroporto di Grozny. <strong>Quella del velivolo azero era stata una lunga agonia</strong>: i piloti avevano lanciato la prima emergenza alle 8,16, l&#8217;aereo era poi precipitato alle 11,30 a tre chilometri dall&#8217;aeroporto di Aktau, in Kazakstan, dove stava cercando un atterraggio di fortuna. Delle 67 persone a bordo (62 passeggeri e 5 membri dell&#8217;equipaggio; 37 azeri, 16 russi, 6 Okazaki e 3 Kirghizistan) ne sopravvissero 29. <strong>All&#8217;inizio la Russia cercò di fare melina</strong>, complice anche il fatto che col primo allarme i piloti avevano chiamato in causa l&#8217;impatto con uno stormo di uccelli, ma presto la dinamica dell&#8217;accaduto apparve piuttosto chiara. E l&#8217;Azerbaigian fu durissimo nel chiedere chiarezza e assunzione di responsabilità, facendo persino balenare la possibilità di fornire armi all&#8217;Ucraina. </p>



<p><strong>Nei giorni scorsi, la distensione era stata annunciata dalla telefonata di auguri di Alyev a Putin nel giorno del suo 73° compleanno. Poi, quasi un anno dopo, le scuse ufficiali di Putin</strong>, che ha anche promesso di risarcire tutte le vittime. Alyev lo ha altrettanto pubblicamente ringraziato per aver coordinato personalmente le indagini sull&#8217;accaduto. A seguire, la scarcerazione di un giornalista russo arrestato mesi fa a Baku e quella di un esponente della comunità azera in Russia, anche lui finito in galera nella piccola guerra di ritorsioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sconfitta diplomatica del Cremlino</h2>



<p>Questa la cronaca. Ma l&#8217;indubbia sconfitta diplomatica, ai bordi dell&#8217;umiliazione, subita da Putin si spiega anche e soprattutto con il quadro internazionale e con la progressiva perdita di influenza sul Caucaso meridionale, dovuta anche al preponderante peso dell&#8217;impegno in Ucraina. <strong>Il Cremlino ha dovuto prendere atto della penetrazione della Turchia</strong>, l&#8217;alleato che ha consentito all&#8217;Azerbaigian, con il suo appoggio, di riconquistare il Nagorno Karabakh. E poi di quella degli Usa di Donald Trump: l&#8217;Armenia prima ha deciso di lasciate l&#8217;Organizzazione per il Trattato di sicurezza collettiva (CSTO), l&#8217;alleanza militare a guida russa cui il premier armeno <strong>Nikol Pashinyan</strong> imputa di non essere intervenuta per difendere il Nagorno Karabakh; poi ha abbracciato la mediazione di Trump, siglando con l&#8217;Azerbaigian un trattato di pace che prevede la creazione della Rotta Trump per la Pace e la Prosperità Internazionale (un corridoio per collegare il territorio azero a quello ex-armeno del Nagorno) e tutta una serie di accordi con gli Usa nei settori dell&#8217;energia, della tecnologia e dell&#8217;economia.</p>



<p>Putin cerca ora di metterci una pezza (di recente la Russia ha anche consegnato tonnellate di aiuti umanitari all&#8217;Armenia), anche perché non può rischiare, indirettamente, di compromettere le relazioni di reciproca convenienza (economica e politica) con la Turchia e quelle, più avventurose ma non ancora compromesse, con gli Usa di Trump. Anche se gli strumenti del Cremlino, almeno in questa fase, sembrano piuttosto spuntati.</p>



<p>Quello che sarebbe interessante capire è, invece, che cosa abbia spinto la dirigenza azera, oggi più che mai in posizione di forza (il suo principale partner commerciale è la Ue, alla quale da solo fornisce il 5% del fabbisogno di gas), a cercare una composizione dei rapporti con l&#8217;orso russo in difficoltà. Composizione esaltata, a Baku, da tutti i media di regime. C&#8217;entra la convenienza economica, ovvio: <em>pecunia non olet</em> e, a dispetto di tutti i contrasti, <strong>il commercio bilaterale è cresciuto del 6% nel 2024 e, finora, del 16% nel 2025. </strong>Ma è probabile che una nazione dall&#8217;influenza internazionale in chiara espansione (<a href="https://it.insideover.com/energia/ip-passa-alla-socar-azera-la-fine-dei-petrolieri-italiani-pesa-piu-di-quanto-sembri.html#google_vignette">anche in Italia</a>), al punto che nessuno ormai fa più caso al fatto che Alyev sia il padrone, e non il presidente, del Paese, serva comunque tenere aperta la porta di una sponda russa, in una regione in forte evoluzione e dove un saggio coordinamento può evitare tanti guai e problemi e dove l&#8217;influenza americana è un vantaggio ma anche un vincolo. Non va dimenticato che Alyev è un protetto di Erdogan, il re degli slalom diplomatici, colui che ha appena fatto sapere agli Usa che non ha alcuna intenzione di rinunciare a gas e petrolio russi.</p>



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		<title>Perché il petro-Stato Azerbaigian investe in Italia nelle rinnovabili</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/perche-il-petro-stato-azerbaigian-investe-in-italia-nelle-rinnovabili.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 09:15:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="369" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/azerbaigian-e1753780546766.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Azerbaigian" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/azerbaigian-e1753780546766.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/azerbaigian-e1753780546766-300x143.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/azerbaigian-e1753780546766-768x366.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/azerbaigian-e1753780546766-600x286.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Fondo sovrano azero SOFAZ in 14 impianti solari in Italia: una scelta non solo economica ma profondamente politica.</p>
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<p>Dietro la notizia di un investimento da parte del <strong>Fondo sovrano azero SOFAZ in 14 impianti solari in Italia</strong> non c’è solo un trasferimento di capitali o una mossa di finanza verde. C’è un cambio di paradigma: l’uscita silenziosa ma decisa da un modello energetico imperniato sugli idrocarburi verso una nuova strategia centrata sulle rinnovabili, sull’autonomia energetica europea e sull’ibridazione tra risorse strategiche e investimenti infrastrutturali. Roma e Baku, storicamente legate dai flussi di gas, riscrivono oggi il loro rapporto <strong>“dalle molecole agli elettroni”</strong>, trasformando una relazione commerciale in una partnership industriale a lungo termine.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nuovo asse energetico tra Roma e Baku</h2>



<p>Fino a ieri, l’Italia era uno dei principali terminali europei del gas azero. Il <strong>Trans Adriatic Pipeline (TAP)</strong> ha rappresentato una colonna portante della strategia di diversificazione energetica di Roma e dell’UE. Oggi, SOFAZ – che controlla più del 90% del PIL azero attraverso asset per oltre 66 miliardi di euro – <strong>sceglie l’Italia per investire nelle rinnovabili.</strong> I 14 impianti fotovoltaici acquisiti, situati tra Lazio ed Emilia Romagna, una volta attivi genereranno energia sufficiente per 250.000 famiglie e compenseranno quasi 185.000 tonnellate di CO₂. Una cifra che non racconta solo efficienza, ma una visione geopolitica più sottile: contribuire alla sicurezza energetica europea con fonti non più solo “alternative” ma centrali.</p>



<p><strong>Per l’Italia, l’accordo significa più di un apporto energetico.</strong> Significa tariffe stabili per i consumatori, investimenti produttivi sul territorio e – soprattutto – un flusso prevedibile di capitali internazionali in un contesto di alta volatilità globale. <strong>Per l’Azerbaigian, l’operazione è doppiamente strategica</strong>: da un lato diversifica il proprio portafoglio, riducendo la dipendenza da petrolio e gas; dall’altro rafforza la propria presenza in uno dei Paesi-chiave della transizione energetica europea. Non è un caso che <strong>l’Italia sia già il quarto mercato di destinazione degli investimenti SOFAZ</strong>, con oltre 3 miliardi di euro in asset immobiliari, infrastrutturali e ora anche energetici verdi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il contesto globale: energia e influenza</h2>



<p>La decisione di puntare sull’Italia e sull’energia solare si inserisce in un quadro geopolitico più ampio, in cui la transizione energetica è diventata anche una gara di influenza. Paesi come l’Azerbaigian, un tempo fornitori passivi di materie prime, <strong>vogliono oggi essere attori attivi nelle reti infrastrutturali</strong> e nelle politiche di decarbonizzazione. L’obiettivo non è solo ambientale, ma anche strategico: sedersi al tavolo delle decisioni europee non più come venditori di gas, ma come partner industriali della nuova energia.</p>



<p>L’approccio del fondo azero riflette una visione a lungo termine: investire non solo dove si produce profitto, ma dove si produce influenza. Dalle telecomunicazioni al fotovoltaico, dalle infrastrutture ai portafogli immobiliari, <strong>SOFAZ punta su settori in cui la finanza incontra la sovranità.</strong> In questo senso, il solare italiano rappresenta una scelta ideale: è coerente con gli obiettivi UE di REPowerEU, rafforza un partner politico come l’Italia, e permette all’Azerbaigian di capitalizzare la propria reputazione internazionale <strong>in chiave post-fossile</strong>, senza abbandonare il controllo delle leve energetiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una diplomazia energetica di nuova generazione</h2>



<p>L’investimento azero nel solare italiano è più di un’operazione industriale. È una dichiarazione d’intenti, <strong>una scommessa sull’Europa</strong> e una rivendicazione di centralità in un ordine energetico in trasformazione. In un mondo che va verso la regionalizzazione delle catene di approvvigionamento, l’accesso alle reti energetiche non sarà più questione solo di pozzi e gasdotti, ma di modelli di sviluppo, tecnologia pulita e cooperazione strategica.</p>



<p>L’Azerbaigian lo ha capito. L’Italia, con questa alleanza, prova a collocarsi <strong>al centro del Mediterraneo della transizione</strong>, stringendo un patto con chi sa guardare oltre il petrolio.</p>
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		<title>Russia e Azerbaijan, crisi senza precedenti: morti due azeri, in carcere giornalisti russi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/russia-e-azerbaijan-crisi-senza-precedenti-morti-due-azeri-in-carcere-giornalisti-russi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Mihaylova]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2025 11:28:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Asia Centrale]]></category>
		<category><![CDATA[Azerbaigian]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Vladimir-Putin-Ilham-Aliyev-Russia-Azerbaijan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Vladimir-Putin-Ilham-Aliyev-Russia-Azerbaijan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Vladimir-Putin-Ilham-Aliyev-Russia-Azerbaijan-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Vladimir-Putin-Ilham-Aliyev-Russia-Azerbaijan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Vladimir-Putin-Ilham-Aliyev-Russia-Azerbaijan-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Vladimir-Putin-Ilham-Aliyev-Russia-Azerbaijan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Vladimir-Putin-Ilham-Aliyev-Russia-Azerbaijan-1536x1023.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Grave crisi diplomatica Russia-Azerbaijan: morti due cittadini azeri, arrestati giornalisti russi, e intanto Aliyev telefona a Zelensky.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Vladimir-Putin-Ilham-Aliyev-Russia-Azerbaijan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Vladimir-Putin-Ilham-Aliyev-Russia-Azerbaijan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Vladimir-Putin-Ilham-Aliyev-Russia-Azerbaijan-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Vladimir-Putin-Ilham-Aliyev-Russia-Azerbaijan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Vladimir-Putin-Ilham-Aliyev-Russia-Azerbaijan-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Vladimir-Putin-Ilham-Aliyev-Russia-Azerbaijan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Vladimir-Putin-Ilham-Aliyev-Russia-Azerbaijan-1536x1023.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo mesi di rapporti tesi, <strong>le relazioni tra Russia e Azerbaijan sono drammaticamente precipitate in quella che sembra essere, a tutti gli effetti, la più grande crisi diplomatica tra i due Paesi</strong>, fino a poco tempo fa partner strategici e soprattutto economici. Tutto è cominciato il 27 giugno scorso nella città russa di Ekaterinburg, quando nel corso di un raid della polizia <strong>due cittadini azeri con passaporto russo hanno perso la vita</strong> in circostanze ancora poco chiare, mentre altre persone sono state detenute. L’operazione della polizia era finalizzata a indagare sui responsabili di una serie di omicidi e rapimenti avvenuti tra il 2001 e il 2011 e avrebbe riguardato almeno 9 persone, tutte di etnia azera, tra cui <strong>Gusejn e Zijaddin Safarov</strong>, due fratelli che in seguito all’intervento degli agenti, sarebbero morti per arresto cardiaco, mentre un terzo uomo e fratello dei due, <strong>Kamal Safarov</strong>, sarebbe ora in rianimazione.</p>



<p>La morte dei due fratelli, sin da subito, ha suscitato l’allarme della autorità azere, che, <strong>in un’operazione di rappresaglia, </strong>due giorni dopo i fatti di Ekaterinburg, <strong>hanno effettuato un raid nella sede azera del quotidiano russo <em>Sputnik, </em>arrestando due membri della redazione,</strong> che successivamente sono apparsi in alcuni video sul web, diffusi dal ministero dell’Interno azero, con evidenti segni di botte e percosse. Le autorità azere hanno inoltre chiesto spiegazioni a Mosca circa la morte dei due uomini, denunciando un’azione di accanimento contre la comunità della minoranza azera di Ekateringurg e chiedendo l’arresto dei responsabili. D&#8217;altra parte, in seguito alle azioni contro <em>Sputnik Azerbaijan, </em>le forze dell’ordine russe<strong> <a href="https://tass.com/emergencies/1984055" target="_blank" rel="noreferrer noopener">hanno arrestato anche Shahin Shikhlinsky</a>, presidente dell&#8217;Organizzazione Culturale Nazionale Pubblica</strong> di Sverdlovsk Azerbaijan-Ural, a Ekaterinburg.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lavrov convoca l&#8217;ambasciatore, Aliyev chiama Zelensky</h2>



<p>In un primo momento il portavoce di Vladimir Putin, <strong>Dmitrij Peskov, aveva dichiarato: “Siamo interessati a continuare a sviluppare le nostre buone relazioni con l’Azerbaijan”,</strong> ma in definitiva la situazione è precipitata ulteriormente dato che da una parte in Azerbaijan sono stati <strong>annullati tutti i concerti e gli eventi culturali di artisti russi</strong>, dall’altra sono stati annullati anche una serie di incontri diplomatici Mosca-Baku che avrebbero dovuto tenersi nelle prossime settimane.</p>



<p>Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha dunque convocato l’ambasciatore azero per chiedere spiegazioni rispetto alla detenzione dei due giornalisti di <em>Sputnik, </em>ma dal canto suo <strong>il presidente azero Ilham Aliyev, forse in segno di risposta, si è sentito telefonicamente con Volodymyr Zelensky</strong>, affermando il sostegno azero verso l’Ucraina, e segnando un punto di rottura con la Russia, che, viste le circostanze, potrebbe essere definitivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I giornalisti russi di Sputnik Azerbaijan in carcere per frode</h2>



<p>Per quanto riguarda l’operazione di polizia svolta a Ekaterinburg, le informazioni sulla condizione dei detenuti azeri, così come dei due uomini coinvolti che hanno perso la vita, sono state ridotte al minimo. Ma al contrario, per quanto riguarda gli arresti dei giornalisti di <em>Sputnik, </em>diverse fonti affermano che si tratti di <strong>Igor Karavych ed Evgenij Belousov, direttore esecutivo e caporedattore della testata</strong> che al momento sono stati condannati a <strong>quattro mesi di carcere con l’accusa di frode e finanziamenti illegali.</strong></p>



<p>Altre fonti azere, hanno inoltre aggiunto che già dal mese di febbraio le autorità azere avevano <strong>chiesto la chiusura della sede del media russo <em>Sputnik,</em></strong><em> </em>che però aveva continuato a lavorare, pur con personale ridotto. Inoltre, fonti russe sostengono invece che <em>Sputnik </em>non sia stato l’unico media a essere preso di mira, dato che anche il redattore di <em>Ruptly, </em>un altro media statale russo, sarebbe stato arrestato dopo aver tentato di filmare l’azione della polizia azera nella sede di <em>Sputnik.</em></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/04096d33-azerbaijan-airlines-crash-26122024-creative-commons-1024x640.webp" alt="" class="wp-image-450824" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/04096d33-azerbaijan-airlines-crash-26122024-creative-commons-1024x640.webp 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/04096d33-azerbaijan-airlines-crash-26122024-creative-commons-600x375.webp 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/04096d33-azerbaijan-airlines-crash-26122024-creative-commons-300x188.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/04096d33-azerbaijan-airlines-crash-26122024-creative-commons-768x480.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/04096d33-azerbaijan-airlines-crash-26122024-creative-commons-1536x960.webp 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/04096d33-azerbaijan-airlines-crash-26122024-creative-commons.webp 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il resti del volo abbattuto della <em>Azerbaijan Airlines </em>a dicembre 2024</figcaption></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">Dopo l&#8217;aereo abbattuto rapporti sempre più tesi</h2>



<p>Già lo scorso dicembre 2024 <strong>i rapporti Mosca-Baku si erano fatti molto tesi <a href="https://it.insideover.com/difesa/aereo-abbattuto-la-russia-deve-chiedere-scusa-nuova-crisi-diplomatica-mosca-baku.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dopo l’accidentale abbattimento del volo 28243 Baku – Groznij della compagnia <em>Azerbaijan Airlines</em></a></strong>, da parte delle forze militari russe, che aveva causato la morte di 38 persone. In quell’occasione Putin e Aliyev si erano sentiti telefonicamente, ma senza un vero e proprio “chiarimento pubblico”, dato che Aliyev aveva rivendicato che la Russia avrebbe dovuto chiedere scusa per l’incidente, cosa che poi non è avvenuta.</p>



<p>Presumibilmente, proprio per queste ragioni, <strong>il Presidente azero è stato uno dei “grandi assenti” alla grande parata militare del <a href="https://it.insideover.com/newsletter/insiderussia-17-un-9-maggio-diverso" target="_blank" rel="noreferrer noopener">9 maggio, svoltasi sulla Piazza Rossa a Mosca</a></strong>, per commemorare ottant’anni dalla vittoria sovietica sul nazifascismo. Le nuove tensioni Mosca-Baku, segnano dunque un ulteriore raffreddamento e logoramento dei rapporti, che potrebbe avere effetti indirette anche nel conflitto russo ucraino.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/russia-e-azerbaijan-crisi-senza-precedenti-morti-due-azeri-in-carcere-giornalisti-russi.html">Russia e Azerbaijan, crisi senza precedenti: morti due azeri, in carcere giornalisti russi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il destino della Siria si decide in Azerbaigian: Baku media tra Turchia e Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-destino-della-siria-si-decide-in-azerbaigian-baku-media-tra-turchia-e-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Apr 2025 07:14:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1374" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241018093748209_c9f4a6f99086a56302a5e756bb38b728.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241018093748209_c9f4a6f99086a56302a5e756bb38b728.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241018093748209_c9f4a6f99086a56302a5e756bb38b728-600x429.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241018093748209_c9f4a6f99086a56302a5e756bb38b728-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241018093748209_c9f4a6f99086a56302a5e756bb38b728-1024x733.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241018093748209_c9f4a6f99086a56302a5e756bb38b728-768x550.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241018093748209_c9f4a6f99086a56302a5e756bb38b728-1536x1099.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ankara e Tel Aviv hanno due visioni diametralmente opposte sul futuro della Siria: il Governo turco lavora per la rinascita di uno Stato unito e centralizzato, quello israeliano invece appare riluttante a ogni idea di riunificazione. Il perché è presto detto: Erdogan vede in una Siria nuovamente unita (e governata dalle forze sunnite che ha &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-destino-della-siria-si-decide-in-azerbaigian-baku-media-tra-turchia-e-israele.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1374" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241018093748209_c9f4a6f99086a56302a5e756bb38b728.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241018093748209_c9f4a6f99086a56302a5e756bb38b728.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241018093748209_c9f4a6f99086a56302a5e756bb38b728-600x429.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241018093748209_c9f4a6f99086a56302a5e756bb38b728-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241018093748209_c9f4a6f99086a56302a5e756bb38b728-1024x733.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241018093748209_c9f4a6f99086a56302a5e756bb38b728-768x550.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241018093748209_c9f4a6f99086a56302a5e756bb38b728-1536x1099.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ankara e Tel Aviv hanno due visioni diametralmente opposte sul futuro della Siria<strong>: il Governo turco lavora per la rinascita di uno Stato unito e centralizzato</strong>, quello israeliano invece <strong>appare riluttante a ogni idea di riunificazione</strong>. Il perché è presto detto: Erdogan vede in una Siria nuovamente unita (e governata dalle forze sunnite che ha sostenuto negli ultimi anni) un Paese in cui poter estendere la propria influenza. Dal canto suo, il premier israeliano Netanyahu teme una Siria filo-turca al pari di come ha temuto, durante gli anni di Assad, una Siria filo-iraniana. Davanti a una divergenza del genere, Turchia e Israele<strong> si sono quindi ritrovate davanti a due strade</strong>: andare verso un&#8217;escalation in territorio siriano oppure, al contrario, mettersi d&#8217;accordo. Ha prevalso, dopo l&#8217;ennesimo raid israeliano sulla base T4 situata vicino Palmyra, la seconda strada.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;modello Astana&#8221; portato a Baku</h2>



<p>Nei giorni scorsi, le delegazioni turche e israeliane composte da alti funzionari sono volate a <strong>Baku</strong>, capitale dell&#8217;Azerbaijan. Entrambe sembrano avere le idee chiare: l&#8217;unico modo per trovare un compromesso è<strong> arrivare a una spartizione della Siria</strong>. O, almeno, a fissare delle zone di<em> &#8220;de escalation&#8221;</em>. Esattamente come avvenuto tra <strong>Turchia e Russia nel 2016 ad Astana</strong>. In quell&#8217;occasione, Ankara e Mosca hanno fissato delle linee di demarcazione tra zone controllate dall&#8217;allora Governo di Assad (dove quindi la Russia ha potuto avere una maggiore influenza) e zone invece in mano agli islamisti appoggiati dalla Turchia. <strong>Anche per Israele un accordo del genere non sarebbe una novità</strong>, visto che più volte Netanyahu in passato si è accordato con i russi per avere il via libera sui raid contro basi siriane dove erano presenti obiettivi iraniani.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Israeli delegation had to bypass Türkiye to reach Baku to hold the Syria deconfliction line meeting. <a href="https://t.co/cgn9CbgjsP">https://t.co/cgn9CbgjsP</a> <a href="https://t.co/vvLQxhSFxZ">pic.twitter.com/vvLQxhSFxZ</a></p>&mdash; Clash Report (@clashreport) <a href="https://twitter.com/clashreport/status/1910269424130543742?ref_src=twsrc%5Etfw">April 10, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Per questo è possibile aspettarsi a Baku un&#8217;intesa in grado di ricalcare il modello di Astana. La Siria, in tal senso,<strong> potrebbe essere divisa in diverse aree di influenza</strong>. Ankara punterebbe a una maggiore libertà di movimento nel Nord del Paese, prendendo possesso di alcune basi lasciate libere dall&#8217;ex esercito di Assad in fuga. Al tempo stesso, Erdogan potrebbe promettere a Israele di non scendere oltre una determinata linea di de-escalation, <strong>evitando quindi di alimentare gli incubi di Netanyahu</strong>. Per lo Stato ebraico infatti, avere i turchi a pochi passi dal confine segnerebbe un ridimensionamento della libertà di azione e del potere di deterrenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;inedito ruolo di Baku</h2>



<p>In tutto questo, occorre anche sottolineare l&#8217;ingresso dell&#8217;Azerbaijan nel novero degli attori in grado di recitare la parte di mediatori. Assorbito negli ultimi decenni dalla guerra nel Nagorno-Karabakh, il Governo di Baku ha sempre vestito gli abiti di una delle parti chiamate in causa Dunque,<strong> per il presidente azero Aliyev fare da arbitro di una contesa rappresenta un inedito.</strong> Ma anche il segnale di come l&#8217;Azerbaijan sia sempre più protagonista nella regione. E, a ben vedere, la scelta per una mediazione tra Turchia e Israele poteva ricadere solo su Baku.</p>



<p>Il Paese ha infatti rapporti molto stretti sia con Ankara che con Tel Aviv.<strong> Con Ankara sussiste un legame culturale, prima ancora che politico</strong>: la lingua azera fa parte della famiglia linguistica turcofona, mentre nella bandiera nazionale è presente una mezzaluna con la stella a cinque punte, proprio come in quella turca.<strong> Con Israele invece, si condividono accordi importanti sul fronte della fornitura di armi </strong>e della collaborazione tra le due intelligence. Molti mezzi con cui l&#8217;Azerbaijan ha combattuto la recente guerra per il Nagorno con l&#8217;Armenia, per dare l&#8217;idea, sono stati girati dagli israeliani.</p>



<p>Circostanze quindi che hanno favorito la scelta di Baku quale luogo di incontro per decidere non solo i compromessi tra Ankara e Tel Aviv ma, molto probabilmente, anche il destino della Siria. Un destino, ancora una volta,<strong> agganciato alla spartizione del suo territorio in diverse aree di influenza. </strong></p>
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		<title>Azerbaigian, i dissidenti all&#8217;estero denunciano: il Governo vuole farci fuori</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/azerbaigian-i-dissidenti-allestero-denunciano-il-governo-vuole-farci-fuori.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Oct 2024 15:06:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1654" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241030233122950_f9847bfef172b64d486a624a3c35a3a5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Azerbaigian" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241030233122950_f9847bfef172b64d486a624a3c35a3a5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241030233122950_f9847bfef172b64d486a624a3c35a3a5-600x517.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241030233122950_f9847bfef172b64d486a624a3c35a3a5-300x258.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241030233122950_f9847bfef172b64d486a624a3c35a3a5-1024x882.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241030233122950_f9847bfef172b64d486a624a3c35a3a5-768x662.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241030233122950_f9847bfef172b64d486a624a3c35a3a5-1536x1323.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Molti dissidenti azeri che si sono rifugiati all'estero denunciano minacce, intimidazioni e violenze fisiche. Il Governo nega.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/azerbaigian-i-dissidenti-allestero-denunciano-il-governo-vuole-farci-fuori.html">Azerbaigian, i dissidenti all&#8217;estero denunciano: il Governo vuole farci fuori</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1654" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241030233122950_f9847bfef172b64d486a624a3c35a3a5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Azerbaigian" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241030233122950_f9847bfef172b64d486a624a3c35a3a5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241030233122950_f9847bfef172b64d486a624a3c35a3a5-600x517.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241030233122950_f9847bfef172b64d486a624a3c35a3a5-300x258.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241030233122950_f9847bfef172b64d486a624a3c35a3a5-1024x882.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241030233122950_f9847bfef172b64d486a624a3c35a3a5-768x662.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/OVERCOME_20241030233122950_f9847bfef172b64d486a624a3c35a3a5-1536x1323.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>il caso del <strong>blogger azero Mahammad Mirzali</strong>, in esilio in Francia dopo aver subito numerosi tentativi di aggressione, getta luce sulla difficile situazione dei dissidenti azerbaigiani all’estero e sul complesso sistema di intimidazione che, secondo alcune testimonianze, avrebbe l’obiettivo di ridurre al silenzio le voci critiche nei confronti del governo di Baku. Mirzali, che attraverso i suoi blog denuncia apertamente corruzione e abusi in Azerbaigian, è stato vittima di diversi attacchi; tra questi, <strong>un’aggressione particolarmente violenta avvenuta a Nantes nel 2021, in cui è stato colpito con diverse coltellate.</strong> Attualmente, egli sta indagando sui legami delle persone sospettate di aver pianificato e finanziato queste operazioni, sostenendo che esista una rete organizzata volta a perseguire i dissidenti anche al di fuori dei confini nazionali.</p>



<p>La situazione dei <a href="https://it.insideover.com/ambiente/greenwashing-diritti-negati-leredita-del-nagorno-karabakh-sullazerrbaijan-lombra-di-una-cop-in-cui-non-si-parlera-di-clima.html">dissidenti azeri in Europa</a> si è aggravata ulteriormente con la morte sospetta di <strong>Bayram Mammadov</strong>, un altro attivista, il cui decesso a Istanbul ha sollevato numerose domande. Per molti dissidenti in esilio, questi attacchi e intimidazioni sarebbero parte di un piano orchestrato che mirerebbe a scoraggiare <strong>le denunce di chi ha lasciato l’Azerbaigian a causa delle pressioni politiche</strong>. La comunità di dissidenti, composta per lo più da blogger e attivisti per i diritti umani, sta cercando di ottenere maggiori informazioni sul coinvolgimento di figure vicine al Governo azero in questi atti di intimidazione, e alcuni hanno richiesto alle autorità francesi e di altri Paesi europei di aumentare le misure di protezione.</p>



<p>Secondo le testimonianze raccolte, i metodi utilizzati includono intimidazioni mirate, campagne di diffamazione online e, in casi estremi, violenza fisica. Molti attivisti denunciano che queste operazioni siano finanziate attraverso circuiti non trasparenti, con l’impiego di intermediari locali che agiscono su ordine di autorità o gruppi affiliati al governo azero. <strong>Il Governo dell’Azerbaigian ha tuttavia sempre respinto ogni accusa</strong> di coinvolgimento in queste operazioni, descrivendo le accuse come infondate e frutto di una campagna diffamatoria contro il Paese.</p>



<p>Il caso di Mirzali ha attirato l’attenzione anche di organizzazioni internazionali per i diritti umani, che stanno monitorando la situazione e chiedono alle autorità europee di garantire la protezione dei dissidenti in esilio. Tra queste organizzazioni, <em>Reporters Without Borders</em> e <em>Amnesty International</em> hanno più volte espresso preoccupazione per la sicurezza dei blogger e attivisti azeri in Europa, richiedendo una maggiore collaborazione tra i Paesi ospitanti per prevenire ulteriori attacchi. Il caso evidenzia non solo le difficoltà dei dissidenti nel continuare il loro lavoro, ma anche le sfide che i Governi europei devono affrontare per proteggere la libertà di espressione di chi, fuggendo dalla repressione, cerca rifugio in Europa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/azerbaigian-i-dissidenti-allestero-denunciano-il-governo-vuole-farci-fuori.html">Azerbaigian, i dissidenti all&#8217;estero denunciano: il Governo vuole farci fuori</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Nagorno Karabakh 2020, il modello della guerra moderna</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/nagorno-karabakh-2020-il-modello-della-guerra-moderna.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jun 2024 13:34:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Nagorno-Karabakh]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1189" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-600x372.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-1024x634.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-768x476.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-1536x951.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'uso dei droni, la superiorità aerea, l'infowar... L'offensiva ddll'Azerbaigian contro l'Armenia ha anticipato altre guerre. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/nagorno-karabakh-2020-il-modello-della-guerra-moderna.html">Nagorno Karabakh 2020, il modello della guerra moderna</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1189" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-600x372.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-1024x634.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-768x476.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-1536x951.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il<strong> 19 settembre 2023,</strong> dopo quasi un anno di stallo, l&#8217;Azerbaigian ha ripreso l&#8217;offensiva contro la repubblica autoproclamata del <strong>Nagorno-Karabakh</strong>, ignorando le norme del diritto internazionale. In sole ventiquattr&#8217;ore, l&#8217;Artsakh ha cessato ogni resistenza, deposto le armi, e questa rapida sconfitta ha segnato la conclusione di un processo accelerato dai 45 giorni di intensi combattimenti avvenuti alla fine del 2020 nella medesima regione. Questo conflitto, studiato a posteriori, mette in evidenza la superiorità permessa da un <strong>alto grado di padronanza tecnologica in una guerra moderna ad alta intensità,</strong> in particolare l&#8217;uso di droni e dei social media. Oltre a questo aspetto contingente, gli armeni hanno perso questa guerra quando hanno perso la loro libertà di azione, mentre gli azeri hanno prevalso grazie alla concentrazione dei loro sforzi e alla rapidità della loro campagna.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una terra contesa</h2>



<p>Il <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/nagorno-karabakh-storia-di-una-terra-contesa.html">Nagorno-Karabakh </a></strong>copre una superficie di 11.000 km² e ha una popolazione di 150.000 abitanti. Con un&#8217;altitudine media di 1.100 metri, foreste dense e una rete stradale poco sviluppata, <strong>il terreno ricorda molto le Prealpi francesi.</strong> È importante notare che il paese è collegato all&#8217;Armenia da un solo accesso asfaltato: il corridoio di Lachin. Pertanto, dipende logisticamente da questo unico asse di rifornimento.</p>



<p><strong>Alla dissoluzione dell&#8217;</strong><a href="https://it.insideover.com/dossier/la-fine-del-patto-di-versavia"><strong>URSS nel 1991</strong>,</a> il Nagorno-Karabakh dichiara la propria indipendenza. Per riacquistare il controllo su questa regione, le autorità azere inviano truppe, dando inizio a una guerra che durerà fino al 1994, anno in cui viene raggiunto un cessate il fuoco. <strong>Le difficili negoziazioni per una risoluzione definitiva del conflitto,</strong> condotte nel contesto del <strong>Gruppo di Minsk,</strong> conducono a un equilibrio precario: nel 2016, le ostilità riprendono durante la guerra dei Quattro Giorni, scatenata da un&#8217;offensiva azera che si rivela però infruttuosa. In assenza di reali negoziati diplomatici, tutte le condizioni sono mature per una ripresa dei combattimenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Squilibrio delle fforze alla vigilia del conflitto</h2>



<p>Alla vigilia dei combattimenti, <strong>Armenia/Artsakh e Azerbaigian avevano forze terrestri comparabili.</strong> Tuttavia, l&#8217;equipaggiamento militare di Baku era decisamente superiore a quello del suo avversario. Ad esempio, l&#8217;Azerbaigian possedeva quattro volte più carri armati. Baku aveva anche una maggiore quantità e qualità di mezzi aerei, con un netto vantaggio nel campo dei droni. Più in generale, il budget della difesa di Baku era quasi sei volte superiore a quello dell&#8217;Armenia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;offensiva azera del 2020</h2>



<p>Il 27 settembre 2020, l&#8217;Azerbaigian avvia un&#8217;offensiva. I combattimenti iniziano con bombardamenti di artiglieria e attacchi di droni. In poche ore, <strong>la difesa antiaerea armena è quasi completamente annientata. </strong>Nei giorni successivi, il parco blindato armeno viene sostanzialmente messo fuori combattimento in tutta la profondità del suo dispositivo difensivo. L&#8217;offensiva terrestre azera concentra i suoi sforzi nel sud.</p>



<p>Dopo 44 giorni di intensi combattimenti, le truppe azere raggiungono Shusha, la porta d&#8217;accesso al corridoio di Lachin. Tuttavia, la vittoria non è ancora completa, soprattutto perché l&#8217;Azerbaigian sta esaurendo le sue scorte di munizioni. Inoltre, <strong>la Russia non desidera una vittoria azera </strong>che permetterebbe alla Turchia di consolidare la sua influenza nella regione. Dopo molteplici appelli alla cessazione delle ostilità, la distruzione di un elicottero russo il 9 novembre fornisce il pretesto per imporre un cessate il fuoco. Mosca schiera quindi una forza di interposizione.</p>



<p>In definitiva, le perdite ammontano a circa <strong>25.000 morti </strong>per ciascuna parte, ovvero più di 100 morti al giorno. Anche i danni agli equipaggiamenti sono significativi. Praticamente tutti i carri armati, l&#8217;artiglieria e i lanciarazzi armeni sono stati distrutti. Le perdite sono minori per gli azeri, ma essi perdono praticamente tutti i loro droni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Nagorno-Karabakh e le sue debolezze</h2>



<p>Il sistema difensivo del Nagorno-Karabakh ha giocato un ruolo significativo nella perdita della libertà d&#8217;azione armena. Esso consisteva in una doppia linea di difesa: <strong>una situata alla frontiera e l&#8217;altra circa 20 km più arretrata</strong>. Queste erano costituite da semplici trincee di pietra e posti di combattimento. Questo dispositivo statico era completato da una divisione blindata capace di chiudere eventuali brecce. La principale vulnerabilità di questo sistema statico era la sua debolezza di fronte agli attacchi aerei, in particolare a causa dell&#8217;efficacia dei droni mentre le difese aeree armene erano ormai fuori uso.</p>



<p>Per questo motivo, già al quarto giorno dell&#8217;offensiva, il controattacco armeno con una divisione blindata si è concluso con un fallimento: 80 carri armati e decine di veicoli blindati sono stati distrutti. In pochi giorni, le truppe armene sono state immobilizzate da attacchi che colpivano tutto il territorio. <strong>Sotto la costante minaccia dei droni</strong>, sono diventate incapaci di rinforzare e sostenere le unità in combattimento. Di conseguenza, ogni posizione difensiva ha combattuto isolatamente, fino alla sua distruzione o all&#8217;esaurimento delle munizioni, di fronte all&#8217;inesorabile avanzata azera.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Isolamento dell&#8217;Armenia e Impatto della Guerra Psicologica</h2>



<p>Oltre a queste difficoltà materiali, <strong>il Nagorno-Karabakh e l&#8217;Armenia si sono trovati privi di risorse nei campi cognitivi </strong>sia a livello locale che internazionale. Sul terreno, il continuo sorvolo dei droni e gli attacchi che colpivano tutto il Nagorno-Karabakh, comprese le aree urbane, hanno avuto un effetto devastante sul morale dei militari e dei civili. <strong>Un parallelo impressionante può essere tracciato con la disfatta francese del 1940</strong>. A questo proposito, è interessante notare la somiglianza del suono del drone israeliano HAROP con quello delle sirene del bombardiere Stuka tedesco della stessa epoca.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La campagna di influenza dell&#8217;Azerbaigian</h2>



<p>L&#8217;Armenia si trova rapidamente isolata anche sul piano immateriale. Questo isolamento è dovuto principalmente alla comunicazione aggressiva e sistematica dell&#8217;Azerbaigian, che mira a <strong>minare la volontà di combattere delle forze armene </strong>e della loro popolazione, oltre a ridurre il loro sostegno internazionale. Baku conduce una campagna di influenza sui social network, mostrando la disfatta armena attraverso video di droni. Anche la stampa e le organizzazioni non governative di tutto il mondo vengono coinvolte, con visite organizzate per denunciare gli attacchi missilistici armeni nelle aree urbane.</p>



<p>Di fronte a un nemico privo di libertà d&#8217;azione,<strong> l&#8217;Azerbaigian concentra </strong>saggiamente i suoi sforzi fino a ottenere la vittoria. Per raggiungere questo obiettivo, Baku effettua una diversione attaccando con un corpo d&#8217;armata a Nord del Nagorno-Karabakh, ma il suo sforzo principale rimane concentrato al sud. Qui impiega il suo 2° Corpo d&#8217;armata, composto da cinque brigate meccanizzate. Dopo una settimana di offensiva, il 5° Corpo d&#8217;armata, inizialmente in riserva, viene impegnato nella stessa area. Successivamente, il 3° Corpo d&#8217;armata si aggiunge come rinforzo. Così, 30-40 gruppi tattici interarma sono impegnati contro 20 gruppi armeni su un fronte di 50 chilometri. Baku concentra quindi una forza considerevole e sostituisce continuamente le sue truppe, mentre gli armeni si esauriscono senza possibilità di rinforzi o sostituzioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il terreno dell&#8217;offensiva azera</h2>



<p>Il terreno scelto per l&#8217;offensiva è una <strong>zona meno montuosa del nord dell&#8217;Artsakh. </strong>Questo permette all&#8217;Azerbaigian di dispiegare i suoi carri armati, veicoli blindati e artiglieria a supporto della fanteria. La manovra iniziale prevede la conquista di tutto il sud del Nagorno-Karabakh fino al confine armeno, seguita da una convergenza delle forze su Shusha, la porta d&#8217;ingresso del corridoio di Lachin e la via d&#8217;accesso alla capitale, Stepanakert. Si osserva quindi una marcata concentrazione degli sforzi verso questa città fortificata, che alla fine cade, segnando la fine dei combattimenti.</p>



<p><strong>Oltre alla concentrazione degli sforzi, la campagna è caratterizzata dalla sua rapidità.</strong> Gli azeri eseguono <strong>operazioni audaci</strong> e riescono ad accelerare bruscamente il ritmo delle operazioni. Questo è reso possibile principalmente da due fattori di superiorità operativa: la cooperazione e la massa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il modello turco di Ricognizione-Attacco</h2>



<p>La cooperazione è potenziata dall&#8217;adozione del modello turco di complesso &#8220;ricognizione-attacco&#8221;. Infatti, il comando e controllo, i mezzi e i modi d&#8217;azione azeri consentono una<strong> sinergia tra droni, truppe di terra, artiglieria e guerra elettronica.</strong> Questo sistema è particolarmente efficace poiché opera in profondità nel dispositivo armeno, anche quando le condizioni meteorologiche impediscono ai droni di sorvegliare, colpire o guidare i tiri. Questo è reso possibile da alcune centinaia di commandos, noti anche come &#8220;sabotatori&#8221;, probabilmente addestrati in Turchia, che si infiltrano nelle linee nemiche. <strong>Questi uomini guidano i tiri dell&#8217;artiglieria e forniscono informazioni tattiche al resto delle truppe di terra</strong>. È importante notare che l&#8217;obiettivo di queste squadre non è distruggere bersagli ad alto valore strategico, ma sostenere direttamente l&#8217;offensiva terrestre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;incremento della massa</h2>



<p>Le forze azere aumentano la loro &#8220;massa&#8221; in diversi ambiti grazie a un significativo volume di equipaggiamenti importati dall&#8217;estero. Ad esempio, utilizzano 600 lanciarazzi multipli, dieci volte più degli armeni. Inoltre, questo materiale è spesso più moderno. Baku dispone di carri armati T-90, mentre Stepanakert possiede T-72 più vecchi. La massa è aumentata anche grazie ai droni. Gli armeni non ne possiedono, mentre l&#8217;Azerbaigian utilizza una trentina di droni militari, tra cui <strong>dieci droni turchi TB2 Bayraktar</strong> e circa<strong> 200 droni suicidi HAROP israeliani.</strong> Infine, la Turchia ha attivamente sostenuto il suo partner inviando truppe ausiliarie: circa un migliaio di mercenari dell&#8217;Esercito Nazionale Siriano (ANS), finanziati ed equipaggiati dalla Turchia, sarebbero stati inviati per combattere. L&#8217;invio di queste truppe ausiliarie permette di disporre di uomini esperti, con modalità d&#8217;azione non convenzionali, che possono essere persi senza che ciò abbia un impatto sulle famiglie azere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ritorno della guerra ad alta intensità</h2>



<p>I combattimenti del 2020 nel Nagorno-Karabakh segnano il ritorno della guerra ad alta intensità alle porte orientali dell&#8217;Europa. Questo conflitto è caratterizzato dalla sua ampia visibilità sui social network e dall&#8217;uso predominante dei droni in battaglia, anticipando in parte <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/il-livello-operativo-della-guerra-ucraina-lanalisi-di-un-esperto-di-sicurezza.html">la guerra russo-ucraina iniziata da Mosca il 24 febbraio 2022. </a></strong>Tuttavia, questo conflitto presenta delle peculiarità dovute alla natura del terreno, fortemente montuoso e scarsamente popolato, e quindi non rappresenta un modello ideale per la maggior parte degli scontri contemporanei. In molte delle guerre moderne, le aree urbane sono sempre più dense e numerose, come<strong> nel caso dell&#8217;Ucraina.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Tecnologie e ambiente Urbano</h2>



<p>Una direzione da prendere è il fatto Che le zone urbane tendono a &#8220;livellare le tecnologie&#8221;. In questi ambienti chiusi, la rapidità delle operazioni e il vantaggio offerto dai droni e dalle azioni in profondità diventano meno rilevanti. In effetti, nei contesti urbani densi, la guerra assume caratteristiche diverse. La velocità delle operazioni, pur rimanendo cruciale, deve essere integrata con tecniche avanzate di combattimento urbano e una maggiore capacità di resistere alle perdite. Le operazioni in ambienti urbani richiedono un&#8217;estrema coordinazione tra le varie unità e una rapida capacità di adattamento alle condizioni variabili del campo di battaglia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Droni e infowar, le novità della guerra</h2>



<p>Un aspetto cruciale del conflitto del Nagorno-Karabakh nel 2020 è stato l&#8217;uso <strong>esteso dei droni, che hanno conferito un significativo vantaggio all&#8217;Azerbaigian</strong>. I droni non solo sono stati impiegati per sorveglianza e raccolta di informazioni, ma anche per attacchi mirati. Questa integrazione dei droni nel piano di battaglia ha permesso all&#8217;Azerbaigian di mantenere una pressione costante sulle forze armene, compromettendo il loro morale e la loro capacità operativa.</p>



<p>L&#8217;esperienza del Nagorno-Karabakh ha inoltre dimostrato come la guerra moderna si combatta non solo sul campo ma anche attraverso i media e i social network. La guerra dell&#8217;informazione è diventata un fronte cruciale. <strong>L&#8217;Azerbaigian ha abilmente utilizzato le piattaforme di social media</strong> per diffondere immagini e video dei propri successi militari, esercitando una pressione psicologica sui combattenti armeni e sull&#8217;opinione pubblica internazionale. Al contrario, l&#8217;Armenia si è trovata spesso in una posizione di difesa, cercando di contrastare la narrazione azera con comunicazioni meno efficaci.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Supporto internazionale e potenze regionali</h2>



<p>Il ruolo della comunità internazionale e delle potenze regionali è stato anch&#8217;esso determinante nel conflitto del Nagorno-Karabakh. La Turchia ha fornito un supporto cruciale all&#8217;Azerbaigian, offrendo equipaggiamenti militari avanzati e assistenza logistica. Questo sostegno ha permesso a Baku di mantenere un vantaggio tecnologico e tattico durante il conflitto. La Russia, pur mantenendo una posizione ufficialmente neutrale, ha svolto un ruolo di bilanciamento, intervenendo diplomaticamente per imporre un cessate il fuoco e prevenire una vittoria totale dell&#8217;Azerbaigian, che avrebbe potuto rafforzare eccessivamente l&#8217;influenza turca nella regione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni strategiche</h2>



<p>Le <strong>implicazioni strategiche del conflitto del Nagorno-Karabakh sono molteplici. </strong>Da un lato, ha dimostrato l&#8217;importanza della superiorità tecnologica e della capacità di condurre operazioni integrate e rapide. Dall&#8217;altro, ha evidenziato la necessità di strategie di difesa flessibili, in grado di rispondere a minacce asimmetriche e tecnologicamente avanzate. Inoltre, il conflitto ha sottolineato l&#8217;importanza di mantenere la coesione interna e di assicurarsi il sostegno internazionale, elementi che possono influenzare in modo decisivo l&#8217;esito delle guerre moderne.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lezioni per le future operazioni militari</h2>



<p>Il conflitto del Nagorno-Karabakh del 2020 offre un caso di studio significativo per comprendere le dinamiche dei conflitti contemporanei. Dimostra come la combinazione di tecnologia avanzata, tattiche innovative e una strategia di informazione aggressiva possa determinare il successo militare. Inoltre, mette in luce <strong>le vulnerabilità dei sistemi difensivi tradizionali di fronte a nuove forme di guerra.</strong> Le lezioni apprese da questo conflitto saranno probabilmente rilevanti per le future operazioni militari e per la definizione delle politiche di difesa delle nazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Necessità di una difesa dinamica e flessibile</h2>



<p>In secondo luogo, il conflitto evidenzia<strong> la necessità di una difesa dinamica e flessibile</strong>. Le forze armene, affidandosi a un sistema difensivo statico, non sono riuscite ad adattarsi rapidamente alle tattiche azere, rimanendo vulnerabili agli attacchi aerei e alle incursioni di commando. Questo indica che le strategie difensive future dovranno integrare una maggiore mobilità e la capacità di rispondere rapidamente alle minacce emergenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Importanza della guerra dell&#8217;informazione</h2>



<p>Il ruolo cruciale dell&#8217;informazione e della guerra psicologica non può essere sottovalutato. L&#8217;uso strategico dei media e dei social network da parte dell&#8217;Azerba igian per diffondere propaganda e demoralizzare le forze armene ha avuto un impatto significativo sul conflitto. Ciò sottolinea l&#8217;importanza di sviluppare capacità di comunicazione efficaci e di contrastare le operazioni informative nemiche. Le nazioni dovranno investire in tecnologie e strategie per gestire la guerra dell&#8217;informazione, garantendo che le loro narrazioni siano convincenti e resilienti contro la propaganda avversaria.</p>



<p>Il sostegno internazionale e le alleanze regionali hanno avuto un ruolo determinante nel conflitto del Nagorno-Karabakh.<strong> La Turchia, con il suo supporto materiale e strategico, ha aiutato l&#8217;Azerbaigian</strong> a mantenere un vantaggio tecnologico e operativo. Al contempo, la neutralità strategica della Russia ha impedito una vittoria completa da parte azera, mantenendo un equilibrio nelle dinamiche regionali. Questo mette in evidenza l&#8217;importanza delle relazioni internazionali e delle alleanze nel determinare gli esiti dei conflitti.</p>



<p>Il conflitto ha anche dimostrato l&#8217;importanza del supporto civile e del morale. La popolazione civile del Nagorno-Karabakh ha sofferto enormemente a causa degli attacchi aerei e delle incursioni di droni, il che ha avuto un impatto diretto sul morale delle forze armate. Le future strategie militari dovranno considerare non solo la protezione delle infrastrutture civili, ma anche il mantenimento del supporto e del morale della popolazione. Questo potrebbe includere misure di difesa civile, evacuazione tempestiva e campagne di informazione per sostenere il morale pubblico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Protezione contro le minacce aeree</h2>



<p>L&#8217;esperienza del conflitto del Nagorno-Karabakh del 2020 evidenzia diverse sfide specifiche che le forze armate moderne dovranno affrontare. Una di queste è la protezione contro le minacce aeree avanzate, in particolare i droni. La capacità di neutralizzare tali sistemi sarà cruciale per mantenere la superiorità aerea e proteggere le truppe a terra<strong>. Tecnologie come i sistemi di difesa aerea a corto raggio, </strong>le armi a energia diretta e le contromisure elettroniche saranno fondamentali per contrastare queste minacce.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Resilienza delle comunicazioni</h2>



<p>Un&#8217;altra sfida riguarda la resilienza delle comunicazioni e dei sistemi di comando e controllo. Durante il conflitto, la capacità dell&#8217;Azerbaigian di coordinare efficacemente le operazioni tra <strong>diverse unità e piattaforme tecnologiche</strong> ha avuto un ruolo chiave. Questo richiede un&#8217;infrastruttura di comunicazione robusta, in grado di resistere a interferenze e attacchi elettronici. Le forze armate future dovranno investire in sistemi di comunicazione resilienti e flessibili per garantire che le operazioni possano continuare senza interruzioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Logistica e sostenibilità pperativa</h2>



<p>La logistica rappresenta un altro aspetto critico. La dipendenza del Nagorno-Karabakh da un singolo corridoio di rifornimento ha mostrato quanto possa essere vulnerabile una rete logistica limitata.<strong> Le forze armate devono assicurarsi che le loro operazioni possano essere sostenute attraverso multiple linee di rifornimento </strong>e avere capacità logistiche rapide e adattabili. L&#8217;uso di veicoli autonomi, droni logistici e sistemi di gestione avanzata delle forniture può migliorare notevolmente la resilienza logistica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione</h2>



<p>Il conflitto del Nagorno-Karabakh del 2020 offre lezioni preziose su vari fronti. Sottolinea l&#8217;importanza della superiorità tecnologica, la necessità di difese dinamiche, il ruolo chiave della guerra dell&#8217;informazione e il peso delle alleanze internazionali. Questi elementi saranno cruciali per le future operazioni militari e le politiche di difesa.</p>



<p>In un contesto in cui le guerre diventano sempre più complesse e multidimensionali, i paesi dovranno adattare le loro strategie per affrontare queste nuove sfide. La lezione principale del conflitto del Nagorno-Karabakh è che la preparazione e l&#8217;adattabilità sono essenziali per il successo, e che l&#8217;innovazione tecnologica deve essere accompagnata da una strategia chiara e flessibile.</p>



<p>Alla luce di queste considerazioni, le forze armate di tutto il mondo stanno probabilmente riesaminando le loro dottrine e capacità per rispondere meglio alle nuove forme di guerra. Il futuro della difesa vedrà probabilmente un&#8217;ulteriore integrazione di tecnologie avanzate, una maggiore enfasi sulla guerra dell&#8217;informazione e una maggiore attenzione alle dinamiche delle alleanze internazionali. Il conflitto del Nagorno-Karabakh del 2020 serve quindi non solo come esempio di come le guerre possono essere combattute oggi, ma anche come indicatore delle direzioni future della strategia e delle operazioni militari.</p>



<p>Le lezioni apprese dal Nagorno-Karabakh serviranno come guida per migliorare le dottrine militari e preparare meglio i paesi alle sfide della guerra moderna.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/nagorno-karabakh-2020-il-modello-della-guerra-moderna.html">Nagorno Karabakh 2020, il modello della guerra moderna</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Karabakh, il difficile cammino verso la pace</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/karabakh-il-difficile-cammino-verso-la-pace.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Nov 2023 17:57:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1330" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-scaled-600x416.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-1024x709.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-768x532.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-1536x1064.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-2048x1418.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A quasi due mesi di distanza dall&#8217;operazione militare dell&#8217;Azerbaigian che ha portato al capolinea l&#8217;epopea trentennale del separatismo armeno nel Karabakh, regione de jure sotto la sovranità di Baku ma de facto controllata dall&#8217;autogoverno dal regime separatista fino allo scorso settembre, nel Caucaso meridionale è in atto un difficile tentativo di reset. Trent&#8217;anni di guerra &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/karabakh-il-difficile-cammino-verso-la-pace.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1330" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-scaled-600x416.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-1024x709.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-768x532.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-1536x1064.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-2048x1418.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A quasi due mesi di distanza dall&#8217;operazione militare dell&#8217;Azerbaigian che ha portato al capolinea l&#8217;epopea trentennale del separatismo armeno nel Karabakh, regione de jure sotto la sovranità di Baku ma de facto controllata dall&#8217;autogoverno dal regime separatista  fino allo scorso settembre, nel Caucaso meridionale è in atto un difficile tentativo di <em>reset</em>.</p>



<p>Trent&#8217;anni di guerra tra Baku ed Erevan non sono semplici da dimenticare, le ferite sono ancora fresche, ma la posta in gioco è il futuro del Caucaso meridionale. Se regione bellicosa, attraversata da feroci conflitti identitari, o se pacifico crocevia di rotte commerciali transcontinentali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un fragile riavvio</h2>



<p>La questione karabakha è finita. L&#8217;operazione militare di Baku ha condotto allo scioglimento dell&#8217;autogoverno dei separatisti armeni, mai ripresosi dalla seconda guerra del Karabakh, e la classe dirigente di Erevan, nonostante l&#8217;opinione contraria delle piazze, sembra aver abbandonato i vecchi amici separatisti.</p>



<p>Nei quasi due mesi che sono seguiti all&#8217;ultima propaggine della seconda guerra del Karabakh hanno avuto luogo progressi, regressi e sorprese. Il divario tra Armenia e Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva <strong>ha registrato un aumento</strong>, alimentato (anche) dall&#8217;avvicinamento della prima alla Francia, con cui ha siglato un accordo securitario, e all&#8217;Unione Europea, che ha in programma di espandere la propria missione di osservazione a Erevan. Il processo di normalizzazione Armenia-Azerbaigian prosegue, <strong>pur con evidenti difficoltà</strong>, sostenuto da Iran, Russia e Ue.</p>



<p>Nikol Pashinyan e Ilham Aliyev avrebbero dovuto incontrarsi ai margini del vertice della Comunità Politica Europea, lo scorso ottobre, ma il bilaterale era stato annullato. Dopo la cancellazione di un altro faccia a faccia, previsto per lo stesso mese e coinvolgente Charles Michel, le negoziazioni mediate da Bruxelles hanno subito un arresto, che la Germania vorrebbe sbloccare, e altri attori si sono fatti avanti, <strong>come l&#8217;Iran</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le questioni sul tavolo</h2>



<p>Tehran ha ospitato un vertice multilaterale a fine ottobre, che ha visto la partecipazione dei ministri degli esteri di Armenia, Azerbaigian, Iran, Russia e Turchia, durante il quale sono stati discussi gli ultimi fascicoli che dividono i due paesi, come la <strong>(ri)delimitazione dei confini</strong>. Un altro incontro, dello stesso formato, dovrebbe avere luogo ad Ankara nel 2024.</p>



<p>La Georgia è un altro paese verso cui l&#8217;Azerbaigian ha dimostrato interesse. A inizio ottobre, infatti, dal palcoscenico di Tbilisi, il presidente azerbaigiano e il premier georgiano hanno spiegato che la Georgia potrebbe essere la sede ideale per futuri bilaterali o trilaterali focalizzati sul processo di pace del post-Karabakh.</p>



<p>Le incomprensioni tra Baku e Bruxelles sulla questione armeno-azerbaigiana, che difficilmente sfoceranno in una crisi per via della solidità del loro partenariato strategico ed energetico, nei mesi a venire potrebbero spingere la prima a cercare la risoluzione delle ultime controversie con Erevan per mezzo di formati regionali, dando secondaria importanza alla piattaforma per il dialogo facilitato offerta dall&#8217;Ue. Se le parti dovessero trovare un accordo definitivo, su confini ed eventuali scambi territoriali, l&#8217;ombra di un nuovo conflitto verrebbe allontanata e per il Caucaso meridionale potrebbe finalmente iniziare una nuova epoca.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/karabakh-il-difficile-cammino-verso-la-pace.html">Karabakh, il difficile cammino verso la pace</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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