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Dietro la notizia di un investimento da parte del Fondo sovrano azero SOFAZ in 14 impianti solari in Italia non c’è solo un trasferimento di capitali o una mossa di finanza verde. C’è un cambio di paradigma: l’uscita silenziosa ma decisa da un modello energetico imperniato sugli idrocarburi verso una nuova strategia centrata sulle rinnovabili, sull’autonomia energetica europea e sull’ibridazione tra risorse strategiche e investimenti infrastrutturali. Roma e Baku, storicamente legate dai flussi di gas, riscrivono oggi il loro rapporto “dalle molecole agli elettroni”, trasformando una relazione commerciale in una partnership industriale a lungo termine.

Il nuovo asse energetico tra Roma e Baku

Fino a ieri, l’Italia era uno dei principali terminali europei del gas azero. Il Trans Adriatic Pipeline (TAP) ha rappresentato una colonna portante della strategia di diversificazione energetica di Roma e dell’UE. Oggi, SOFAZ – che controlla più del 90% del PIL azero attraverso asset per oltre 66 miliardi di euro – sceglie l’Italia per investire nelle rinnovabili. I 14 impianti fotovoltaici acquisiti, situati tra Lazio ed Emilia Romagna, una volta attivi genereranno energia sufficiente per 250.000 famiglie e compenseranno quasi 185.000 tonnellate di CO₂. Una cifra che non racconta solo efficienza, ma una visione geopolitica più sottile: contribuire alla sicurezza energetica europea con fonti non più solo “alternative” ma centrali.

Per l’Italia, l’accordo significa più di un apporto energetico. Significa tariffe stabili per i consumatori, investimenti produttivi sul territorio e – soprattutto – un flusso prevedibile di capitali internazionali in un contesto di alta volatilità globale. Per l’Azerbaigian, l’operazione è doppiamente strategica: da un lato diversifica il proprio portafoglio, riducendo la dipendenza da petrolio e gas; dall’altro rafforza la propria presenza in uno dei Paesi-chiave della transizione energetica europea. Non è un caso che l’Italia sia già il quarto mercato di destinazione degli investimenti SOFAZ, con oltre 3 miliardi di euro in asset immobiliari, infrastrutturali e ora anche energetici verdi.

Il contesto globale: energia e influenza

La decisione di puntare sull’Italia e sull’energia solare si inserisce in un quadro geopolitico più ampio, in cui la transizione energetica è diventata anche una gara di influenza. Paesi come l’Azerbaigian, un tempo fornitori passivi di materie prime, vogliono oggi essere attori attivi nelle reti infrastrutturali e nelle politiche di decarbonizzazione. L’obiettivo non è solo ambientale, ma anche strategico: sedersi al tavolo delle decisioni europee non più come venditori di gas, ma come partner industriali della nuova energia.

L’approccio del fondo azero riflette una visione a lungo termine: investire non solo dove si produce profitto, ma dove si produce influenza. Dalle telecomunicazioni al fotovoltaico, dalle infrastrutture ai portafogli immobiliari, SOFAZ punta su settori in cui la finanza incontra la sovranità. In questo senso, il solare italiano rappresenta una scelta ideale: è coerente con gli obiettivi UE di REPowerEU, rafforza un partner politico come l’Italia, e permette all’Azerbaigian di capitalizzare la propria reputazione internazionale in chiave post-fossile, senza abbandonare il controllo delle leve energetiche.

Una diplomazia energetica di nuova generazione

L’investimento azero nel solare italiano è più di un’operazione industriale. È una dichiarazione d’intenti, una scommessa sull’Europa e una rivendicazione di centralità in un ordine energetico in trasformazione. In un mondo che va verso la regionalizzazione delle catene di approvvigionamento, l’accesso alle reti energetiche non sarà più questione solo di pozzi e gasdotti, ma di modelli di sviluppo, tecnologia pulita e cooperazione strategica.

L’Azerbaigian lo ha capito. L’Italia, con questa alleanza, prova a collocarsi al centro del Mediterraneo della transizione, stringendo un patto con chi sa guardare oltre il petrolio.

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