2025, le celebrazioni in stato di guerra

Ho visto passare tante giornate del 9 maggio, negli oltre trentacinque anni da cui mi occupo della Russia. Ho visto quale degli anni Novanta, subito dopo la scomparsa dell’Urss, che a dispetto della parata militare avevano un tono più lieve, un giorno di festa con i palloncini e i gelati. E ho visto quelle degli ultimi anni, assai più cupe, bellicose, minacciose. Da lontano o seguirò quella di quest’anno, che sarà con ogni probabilità la più triste.
Capisco che il Cremlino proverà a celebrare e a celebrarsi, con le decine di capi di Stato e di Governo comunque convenuti a Mosca, con i 13 Paesi che hanno fornito reparti militari per farli sfilare sulla Piazza Rossa insieme con quelli russi. Ma intanto è stata sospesa la sfilata del Reggimento Immortale, la parte più popolare e commovente della giornata, quella in cui i comuni cittadini portano in corteo le foto e ritratti degli antenati scomparsi in guerra. E poi c’è il clima generale che è, ovviamente, il clima di un Paese in guerra.
Per la prima volta nella storia di queste celebrazioni è stata ordinata la chiusura di tutti i locali e gli esercizi commerciali che affacciano sulle strade percorse dai reparti e dai mezzi militari per raggiungere e poi lasciare la Piazza Rossa. È il segno più evidente che gli attentati messi a segno dai servizi segreti ucraini (nell’ultimo è stato ucciso un generale incaricato di relazionare lo stesso Putin sull’andamento delle operazioni) preoccupano, e non poco. E poi ci sono le voci che impazzano, dai possibili bombardamenti ucraini durante la parata all’avvelenamento delle acque di Mosca. Scenari improbabili ma che raccontano un clima.
Intanto, le sfilate del Battaglione Immortale si moltiplicano nel mondo e sono ormai diffuse in tutti i continenti, ovunque ci sia una minima presenza di russi disposti (e lo sono, eccome) a ricordare con orgoglio il contributo sovietico alla vittoria sul nazismo. E anche questo, a saperlo leggere, è un segno dei tempi.

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I Paesi occidentali hanno cominciato a disertare la parata del 9 maggio nel 2015, dopo la riannessione della Crimea. Ecco le conseguenze.

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