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	<title>InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
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	<title>InsideOver</title>
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		<title>&#8220;Se ti opponi ai data center sei una spia della Cina&#8221;: così Washington criminalizza il dissenso sull&#8217;IA</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/se-ti-opponi-ai-data-center-sei-una-spia-della-cina-cosi-washington-criminalizza-il-dissenso-sullia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 04:54:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="910" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925164633519_29b287983b500f094117f737bbd59ae9-e1790347637580.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925164633519_29b287983b500f094117f737bbd59ae9-e1790347637580.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925164633519_29b287983b500f094117f737bbd59ae9-e1790347637580-300x142.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925164633519_29b287983b500f094117f737bbd59ae9-e1790347637580-1024x485.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925164633519_29b287983b500f094117f737bbd59ae9-e1790347637580-768x364.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925164633519_29b287983b500f094117f737bbd59ae9-e1790347637580-1536x728.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925164633519_29b287983b500f094117f737bbd59ae9-e1790347637580-600x284.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'amministrazione Trump, tramite un avviso del DOJ su FARA, rischia di trattare le proteste contro i data center IA come possibile influenza straniera cinese</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/se-ti-opponi-ai-data-center-sei-una-spia-della-cina-cosi-washington-criminalizza-il-dissenso-sullia.html">&#8220;Se ti opponi ai data center sei una spia della Cina&#8221;: così Washington criminalizza il dissenso sull&#8217;IA</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="910" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925164633519_29b287983b500f094117f737bbd59ae9-e1790347637580.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925164633519_29b287983b500f094117f737bbd59ae9-e1790347637580.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925164633519_29b287983b500f094117f737bbd59ae9-e1790347637580-300x142.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925164633519_29b287983b500f094117f737bbd59ae9-e1790347637580-1024x485.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925164633519_29b287983b500f094117f737bbd59ae9-e1790347637580-768x364.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925164633519_29b287983b500f094117f737bbd59ae9-e1790347637580-1536x728.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925164633519_29b287983b500f094117f737bbd59ae9-e1790347637580-600x284.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre il futuro dell&#8217;Intelligenza Artificiale è sempre più al centro del dibattito pubblico, (<a href="https://it.insideover.com/politica/usa-e-cina-alla-ricerca-dellequilibrio-che-cosa-vuole-xi-e-che-cosa-chiede-trump.html" type="link" id="https://it.insideover.com/politica/usa-e-cina-alla-ricerca-dellequilibrio-che-cosa-vuole-xi-e-che-cosa-chiede-trump.html">vedi il confronto tra Xi Jinping e Donald Trump</a>), negli Stati Uniti chi protesta contro un data center rischia ora di essere trattato come un «agente straniero» al servizio di Pechino. Un messaggio che arriva direttamente dal Dipartimento di Giustizia americano (DoJ), <a href="https://www.kenklippenstein.com/p/feds-think-ai-critics-are-foreign">in un caso ricostruito dal giornalista investigativo Ken Klippenstein</a> e che rivela come l&#8217;amministrazione Trump stia trasformando il malcontento popolare verso l&#8217;IA in una questione legata al controspionaggio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;avviso del DOJ</h2>



<p>Il 16 settembre il Dipartimento di Giustizia <a href="https://danboguslaw.substack.com/p/department-of-justice-hints-at-new" type="link" id="https://danboguslaw.substack.com/p/department-of-justice-hints-at-new">ha diffuso un comunicato che ricorda gli obblighi previsti</a> dal <em>Foreign Agents Registration Act (Fara)</em> e dall&#8217;articolo 951 del Codice penale federale. Il contenuto è piuttosto interessante: chiunque agisca negli Stati Uniti «alla direzione o sotto il controllo» di un governo o soggetto straniero &#8211; leggasi, la <strong>Cina</strong> &#8211; è tenuto a registrarsi, <strong>pena sanzioni civili e penali fino a cinque anni di carcere</strong>. Il testo, pur richiamando formalmente la tutela del Primo Emendamento, specifica che l&#8217;obbligo di notifica riguarda anche le «manifestazioni pubbliche» organizzate per promuovere gli obiettivi di una potenza straniera In buona sostanza, la convinzione dell&#8217;amministrazione Usa è che dietro alle proteste contro i data center negli Stati Uniti ci sia lo «zampino» di Pechino. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le parole di Trump e Xi</h2>



<p>Non è un caso, infatti, che tra nelle scorse settimane l&#8217;inquilino della Casa Bianca abbia pubblicato una serie di messaggi sui social in cui ha definito l&#8217;opposizione all&#8217;IA e ai data center una «malata cospirazione»; Trump ha fatto riferimento ai «teorici della cospirazione, traditori» da tenere sotto controllo, ipotizzando addirittura l&#8217;uso del sistema di giustizia penale e civile contro gli «attori cattivi». </p>



<p>Secondo Trump, il dissenso verso l&#8217;espansione delle infrastrutture IA avvantaggerebbe solo la Cina, impegnata secondo lui a rallentare il vantaggio tecnologico statunitense. «La <em>superintelligenza</em> sarà un importante argomento di discussione (con Xi), ma voglio lasciarla esattamente com’è» ha affermato The Donald prima del vertice con il leader cinese sottolineando che, a suo avviso, tale posizione sarebbe stata sposata anche dalla Cina, che ha, evidentemente, una posizione diversa da quella del presidente Usa: «Stati Uniti e Cina, in quanto Paesi leader nell’IA, hanno «la capacità e la responsabilità» di svilupparla e gestirla per il bene comune, garantendo che resti «sempre sotto il controllo umano» ha dichiarato Xi. Anche all&#8217;Assemblea delle Nazioni Unite, il presidente americano ha respinto, dal canto suo, «schemi globalisti» di controllo dell&#8217;Intelligenza artificiale. Il <em>laissez faire</em> di Washington contro il controllo statale della leadership cinese, <strong>due visioni del mondo politico-economiche da sempre agli antipodi</strong>.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">La lettera di Cotton</h2>



<p>Il tema della presunta &#8211; e tutta da provare &#8211; «campagna cinese» contro i data center Usa risale allo scorso giugno, quando il presidente della Commissione Intelligence del Senato, <strong>Tom Cotton</strong>, ha scritto all&#8217;allora procuratore generale facente funzioni <strong>Todd Blanche</strong> chiedendo un&#8217;indagine sulle «attività di influenza straniera» contro le infrastrutture IA americane. Nella lettera, indirizzata anche al direttore della Cia <strong>John Ratcliffe</strong>, Cotton indica come principale indiziato <strong>Neville Roy Singham</strong>, imprenditore hi-tech americano residente a Shanghai, la cui rete di organizzazioni non profit statunitensi sarebbe finanziata, secondo il senatore, dal governo cinese. </p>



<p>Cotton cita inoltre un presunto flusso di <strong>oltre due miliardi di dollari verso associazioni americane</strong> e menziona un <em>panel</em> organizzato dal senatore Bernie Sanders sui rischi esistenziali dell&#8217;IA, sottolineando la presenza di due relatori legati a istituzioni cinesi, tra cui un docente della Tsinghua University. Pochi giorni prima, anche i vertici repubblicani della Commissione Energia e Commercio della Camera, guidati da <strong>Brett Guthrie</strong>, avevano chiesto al direttore dell&#8217;FBI Kash Patel un briefing sulle stesse presunte campagne di influenza straniera contro i data center. </p>



<p>Ci sono poi le prese di posizioni degli imprenditori vicini all&#8217;amministrazione Trump. <strong>David Sacks</strong>, ex &#8220;zar dell&#8217;IA&#8221; della Casa Bianca oggi co-presidente del Consiglio presidenziale per la scienza e la tecnologia, ha più volte descritto le resistenze interne alla costruzione di data center come «un regalo a Pechino». L&#8217;investitore <strong>Kevin O&#8217;Leary</strong>, coinvolto in <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-rivolta-delle-comunita-data-center-la-nuova-battaglia-politica-dellamerica-profonda.html" type="link" id="https://it.insideover.com/ambiente/la-rivolta-delle-comunita-data-center-la-nuova-battaglia-politica-dellamerica-profonda.html">un progetto da 100 miliardi di dollari nello Utah</a>, ha sostenuto in primavera che centinaia di milioni di dollari cinesi finanziassero i manifestanti anti-data center, salvo ammettere a giugno, in un post su X, di non avere «alcuna prova» a sostegno di tali accuse. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un&#8217;opinione pubblica scettica, non manipolata</h2>



<p>L&#8217;opinione pubblica parla chiaro. Un&#8217;indagine <em>Gallup</em> di marzo indica che il <strong>71% degli americani si oppone alla costruzione di un data center IA nella propria zona</strong> — più di quanti si oppongano a una centrale nucleare locale — con il dissenso trasversale agli schieramenti politici, incluso il 63% degli elettori repubblicani. Un sondaggio <em>Pew</em> di febbraio mostra inoltre che il 63% ritiene che l&#8217;IA stia avanzando troppo velocemente e il 67% ha scarsa fiducia nella capacità del governo federale di regolamentarla.</p>



<p>L&#8217;impatto sui costi dell&#8217;energia elettrica, il consumo di risorse idriche per il raffreddamento dei server e le ricadute su traffico e territorio, unite a una sfiducia e a una preoccupazione sempre più ampia verso la rapidità di sviluppo dell&#8217;IA. Altroché spie cinesi&#8230;</p>



<p><strong>Fonti: </strong></p>



<p><strong><em>Ken Klippenstein, “Feds Target AI Critics As ‘Foreign Agents’,” Ken Klippenstein, 23 settembre 2026, </em></strong><a href="https://www.kenklippenstein.com/p/feds-think-ai-critics-are-foreign" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.kenklippenstein.com/p/feds-think-ai-critics-are-foreign</a>.</p>



<p><strong><em>Dan Boguslaw, “Department Of Justice Hints At New Tool For Prosecuting Protesters,” Deeper States, 22 settembre 2026, </em></strong><a href="https://danboguslaw.substack.com/p/department-of-justice-hints-at-new" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://danboguslaw.substack.com/p/department-of-justice-hints-at-new</a>.</p>



<p><strong><em>Jeffrey M. Jones, “Americans Oppose AI Data Centers in Their Area,” Gallup, 13 maggio 2026, </em></strong><a href="https://news.gallup.com/poll/709772/americans-oppose-data-centers-area.aspx" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://news.gallup.com/poll/709772/americans-oppose-data-centers-area.aspx</a>.</p>



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<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/se-ti-opponi-ai-data-center-sei-una-spia-della-cina-cosi-washington-criminalizza-il-dissenso-sullia.html">&#8220;Se ti opponi ai data center sei una spia della Cina&#8221;: così Washington criminalizza il dissenso sull&#8217;IA</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Svezia, Regno Unito, Norvegia: perché gli aerei occidentali spiano la penisola-fortezza di Kola</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/svezia-regno-unito-norvegia-perche-gli-aerei-occidentali-spiano-la-penisola-fortezza-di-kola.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 04:53:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Aerei]]></category>
		<category><![CDATA[intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[spia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Nato risponde alle attività di Mosca con il graduale innalzamento di una rete di sorveglianza che monitora ogni movimento sospetto. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/svezia-regno-unito-norvegia-perche-gli-aerei-occidentali-spiano-la-penisola-fortezza-di-kola.html">Svezia, Regno Unito, Norvegia: perché gli aerei occidentali spiano la penisola-fortezza di Kola</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/aereo-spia-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre gli emissari della Casa Bianca si recavano a Mosca per affrontare un infruttuoso colloquio con il numero uno del Cremlino, gli <strong>aerei spia della Nato</strong>, compreso un RC-135W Rivet Joint dell&#8217;Us Air Force sorvegliava la <strong>penisola di Kola</strong>, la fortezza naturale che accoglie i sottomarini nucleari della Flotta del Nord, l&#8217;insenatura da cui salpano anche le famose <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/navi-sommergibili-droni-subacquei-tutte-le-armi-del-gugi-lo-spionaggio-sottomarino-di-putin.html">navi del GUGI</a> che infestano i mari settentrionali per svolgere le loro misteriose missioni d&#8217;intelligence. E potrebbero diventare vettori, insieme alle ormai famigerate navi della &#8220;<a href="https://it.insideover.com/spionaggio/le-flotte-fantasma-del-cremlino-tra-export-clandestino-e-spionaggio.html">Flotta ombra</a>&#8221; russa, del lancio di droni contro i Paesi della Nato, secondo una sconfessata e fantomatica informativa della CIA che non ha trovato il riscontro di alcune delle maggiori <strong>intelligence europee</strong>, Italia e Francia su tutte.<br><br>La presenza del Rivet Joint americano nei cieli dell&#8217;estremo Nord assume particolare rilievo perché si inserisce in un&#8217;attività di sorveglianza alleata divenuta particolarmente intensa nelle ultime settimane. Il velivolo dell&#8217;Us Air Force, decollato dalla base britannica di RAF Mildenhall, ha raggiunto il <strong>Mare di Barents</strong> e operato a nord della <a href="https://it.insideover.com/guerra/ecco-la-fortezza-nucleare-della-russia-che-affaccia-sullartico.html">penisola di Kola</a>, arrivando a spegnere il transponder visibile ai sistemi civili di tracciamento durante la parte più sensibile della missione. Una volta diretto nuovamente verso occidente, il segnale è ricomparso a nord della penisola norvegese di Varanger. Missioni di questo tipo possono protrarsi per oltre undici ore.</p>



<p>Il Rivet Joint, aereo spia derivato dalla piattaforma Boeing C-135, è equipaggiato con una suite di sensori destinati alla <strong>raccolta SIGINT</strong>, ed è capace di intercettare e analizzare comunicazioni ed emissioni elettroniche. Volando lungo i confini russi può quindi individuare frequenze, localizzare radar e postazioni mobili e contribuire a ricostruire l&#8217;ordine di battaglia elettronico russo senza penetrare nello spazio aereo della Federazione. <em>The Aviationist</em> aveva già evidenziato come le rotte sull&#8217;estremo Nord della Finlandia consentano ai Rivet Joint di avvicinarsi sensibilmente al complesso militare di Murmansk. Oltre all&#8217;RC-135W americano, nelle recenti operazioni attorno a Kola sono stato osservati un <strong>Gulfstream IV S 102B Korpen</strong> dell&#8217;Aeronautica svedese, specializzato nella raccolta d&#8217;intelligence elettronica, un RC-135W britannico e almeno un <strong>P-8A Poseidon</strong> norvegese destinato soprattutto alla sorveglianza marittima e alla guerra antisommergibile. In una delle giornate di maggiore attività il Korpen ha orbitato sulla Lapponia finlandese, mentre il Rivet Joint americano operava sul Mare di Barents: due direttrici che consentivano di osservare contemporaneamente la penisola da Ovest e da Nord.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché proprio Lola</h2>



<p>L&#8217;interesse per Kola è facilmente spiegabile. Nell&#8217;area si concentrano alcune delle installazioni militari più importanti della Federazione Russa: Severomorsk, quartier generale della Flotta del Nord; le basi dei sottomarini nucleari attorno a Gadzhiyevo; e Olenya, utilizzata dai bombardieri strategici Tu-95MS. È da questa regione che i sottomarini russi possono <strong>accedere al Mare di Barents e quindi puntare verso il Nord Atlantico</strong> attraverso il passaggio tra Groenlandia, Islanda e Regno Unito. Sulla penisola si trova anche Olenya Guba, una delle basi associate al Gugi, il Direttorato principale per la ricerca in acque profonde. È il mondo dei sottomarini speciali, delle unità appoggio e delle navi impiegate nelle operazioni sui fondali marini. L&#8217;autorevole rivista di analisi <em>Janes</em>, come altre importati testate di settore, ha richiamato spesso l&#8217;attenzione sulla base del Direttorato principale per la ricerca in acque profonde, mostrando immagini satellitari nelle quali erano visibili il sottomarino speciale Podmoskovye e la nave Yantar. <br><br>Secondo il ministero della Difesa britannico, ormai convolto in braccio di ferro <em>ai confini del mare</em>, per citare un famoso romanzo di Patrick O&#8217;Brian sulle gesta della Royal Navy, unità riconducibili al Gugi sono state <a href="https://www.ilgiornale.it/news/difesa/royal-navy-caccia-sottomarini-russi-i-cavi-sottomarini-nel-2648985.html">monitorate negli ultimi due anni </a>mentre svolgevano attività sospette in prossimità delle <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/mare-dirlanda-gasdotti-cavi-dati-interconnettori-elettrici-e-una-nave-spia-russa.html">infrastrutture sottomarine critiche</a> nel Mare d&#8217;Irlanda e nei mari del Nord, oltre a transitare nella Manica con una insolita frequenza. In un momento di <strong>rinnovata attività militare russa nell&#8217;Artico</strong>, e di <strong>grandi tensioni ai confini dell&#8217;Europa</strong>, anche ciò che viene acceso per pochi minuti — un radar, una radio o un sistema di difesa aerea — può trasformarsi in un&#8217;informazione preziosa. <br><br>La presenza di questi aerei spia, dunque, anche se possiamo considerare questo epiteto antiquato, dato che sarebbe più corretto definire gli assetti di questo tipo, siano navi come quelle impiegate dal Gugi o gli aerei delle Nato, come piattaforme d&#8217;intelligence che non si limitato a fotografare uno porzione di territorio per mapparlo, come facevano gli Lockheed U-2, ma a spiare i segnali e ottenere informazioni sensibili, ci ricorda come il <strong>livello di allerta sia &#8220;alto&#8221;</strong> e come la Nato stia evidentemente rispondendo alle attività di Mosca con il graduale innalzamento di una rete di sorveglianza che monitora ogni movimento sospetto. Dalle flotta ombra del Mediterraneo, che oggi viene &#8220;monitorata&#8221; anche dalla Difesa italiana, alle basi dei sottomarini nucleari che scompaiono e riappaiono dalle acque ghiacciate all&#8217;imboccatura della penisola di Kola.<br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/svezia-regno-unito-norvegia-perche-gli-aerei-occidentali-spiano-la-penisola-fortezza-di-kola.html">Svezia, Regno Unito, Norvegia: perché gli aerei occidentali spiano la penisola-fortezza di Kola</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;annuncio di Zelensky: via libera di Trump alla produzione di Patriot in Ucraina</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/lannuncio-di-zelensky-via-libera-di-trump-alla-produzione-di-patriot-in-ucraina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 04:53:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=530691</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="990" height="557" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/flugabwehrraketensystem-patriot.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/flugabwehrraketensystem-patriot.jpg 990w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/flugabwehrraketensystem-patriot-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/flugabwehrraketensystem-patriot-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/flugabwehrraketensystem-patriot-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/flugabwehrraketensystem-patriot-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 990px) 100vw, 990px" /></p>
<p>Se confermato, l'accordo avrebbe un valore nell'inserimento dell'Ucraina in forma sempre più strutturata nel complesso di difesa europeo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/lannuncio-di-zelensky-via-libera-di-trump-alla-produzione-di-patriot-in-ucraina.html">L&#8217;annuncio di Zelensky: via libera di Trump alla produzione di Patriot in Ucraina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="990" height="557" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/flugabwehrraketensystem-patriot.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/flugabwehrraketensystem-patriot.jpg 990w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/flugabwehrraketensystem-patriot-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/flugabwehrraketensystem-patriot-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/flugabwehrraketensystem-patriot-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/flugabwehrraketensystem-patriot-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 990px) 100vw, 990px" /></p>
<p>Il presidente ucraino <strong>Volodymyr Zelensky</strong> ha dichiarato nella giornata di venerdì 25 settembre di aver ricevuto dall&#8217;omologo statunitense <strong>Donald Trump</strong> il via libera alla produzione nel Paese da lui guidato di missili intercettori per i sistemi <strong>Patriot</strong>, per consolidare le capacità di difesa aerea di Kiev. Rispondendo alle domande dei giornalisti in conferenza stampa, il presidente ucraino ha comunicato parallelamente l&#8217;intenzione di un colloquio tecnico a tre con Usa e Russia (sede proposta: gli Emirati Arabi Uniti) e l&#8217;accordo con Trump per i Patriot, <a href="https://x.com/ZelenskyyUa/status/2103442977041375472">notevole evoluzione delle prospettive di sicurezza dell&#8217;Ucraina</a>. La notizia aprirebbe alla risoluzione di una questione da tempo aperta nei rapporti Washington-Kiev e che è stata ampiamente discussa alla luce del <strong>consolidato degradamento delle scorte di intercettori</strong> che l&#8217;Ucraina affronta nel quadro della risposta all&#8217;aggressione russa e che si inserisce in una fase critica del conflitto.</p>



<p>Gli analisti del settore della Difesa hanno indicato spesso che delle due versioni del Patriot, il Pac-2 prodotto da Rayethon e il Pac-3 che ha Lockheed Martin come capo-commessa, e molti indizi lasciano intendere che possa essere la prima variante. Da un lato, <a href="https://en.defence-ua.com/industries/new_details_emerge_on_which_patriot_missile_ukraine_could_produce_when_first_ones_could_reach_armed_forces-19876.html">nota Defense Express,</a> il Pac-2 &#8220;non dipende dalla stessa produzione monomarca del sistema di ricerca radar attivo utilizzato dagli intercettori Pac-3&#8221;, per il quale &#8220;le limitazioni nella catena di approvvigionamento di tali componenti sono state individuate come uno dei fattori che influenzano la capacità produttiva&#8221;. Dall&#8217;altro, a questa flessibilità si contrappone il fatto che l&#8217;intercettore in questione &#8220;utilizza un concetto di intercettazione differente ed è generalmente meno efficace contro bersagli balistici rispetto al Pac-3&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi produce i Patriot</h2>



<p><strong>Lo scenario industriale e strategico rimane in ogni caso interessante</strong>, dato che ad oggi fuori dagli Usa solo <a href="https://thedefensepost.com/2025/11/25/japan-patriot-interceptors-us/">il <strong>Giappone ha una produzione interna di Patriot Pac-3</strong></a> e ha un ruolo <a href="https://www.facebook.com/japaninsidehq/posts/japan-is-quietly-keeping-americas-patriot-missile-pipeline-to-ukraine-alive-with/1352128837090031/">notevole nella filiera del Pac-2</a>, mentre la <strong>Germania</strong> sta inserendosi nella filiera di quest&#8217;ultimo, dato che l&#8217;impianto in completamento di <a href="https://ioplus.nl/en/posts/european-patriot-plant-to-begin-production-in-2027">Schrobenhausen, in cui coopereranno Mbda Deutschland e Rayethon, dovrebbe sfornare i primi asset all&#8217;inizio del prossimo anno</a>, e di recente il ministro della Difesa <a href="https://www.ft.com/content/e569a9de-cade-4dcd-9571-ff7ad0f453e4?syn-25a6b1a6=1"><strong>Boris Pistorius</strong> ha segnalato la volontà di Berlino di estendere il raggio d&#8217;azione industriale ai Pac-3.</a> Kiev sarebbe solo il terzo attore titolato di questa possibilità se <strong>l&#8217;accordo fosse confermato e se il Congresso vidimasse la scelta</strong>, in una manovra che aprirebbe uno sviluppo interessante riguardante le future capacità di difesa aerea dell&#8217;Europa. In tal senso, va però distinta la prospettiva futura della produzione ucraina dall&#8217;attuale emergenza-intercettori che attanaglia lo Stato ex-sovietico.</p>



<p>&#8220;Di tutti i sistemi di difesa aerea occidentali forniti all&#8217;Ucraina dall&#8217;inizio della guerra su vasta scala, solo l&#8217;avanzato Patriot di fabbricazione statunitense si è dimostrato in grado di intercettare in modo affidabile i missili balistici&#8221;, <a href="https://kyivindependent.com/shooting-the-archer-ukraine-takes-on-the-challenges-of-hunting-russian-ballistic-missiles/">ha ricordato il Kyiv Independent </a>in un&#8217;analisi, ricordando l&#8217;aumento degli attacchi russi contro le infrastrutture, le città e il settore energetico del Paese invaso e l&#8217;annosa problematica della disponibilità di mezzi per rispondere, <strong>ridimensionata dall&#8217;ampliamento del tasso di consumo da parte degli Usa</strong> impegnati nella Terza guerra del Golfo<a href="https://it.insideover.com/guerra/58-miliardi-di-dollari-per-i-nuovi-patriot-gli-usa-ricostruiscono-le-scorte-bruciate-con-la-guerra-in-iran.html" type="post" id="524886"> tanto da iniziare a pensare a una strategia per rimpinguare le scorte negli anni a venire.</a> <strong>Se l&#8217;Ucraina potrà produrre i suoi Patriot in futuro,</strong> si allevierebbe il fardello sugli arsenali Usa per la fornitura di intercettori all&#8217;alleato europeo, ma chiaramente a ciò bisogna aggiungere il fatto che Kiev ha bisogno di capacità anti-aeree efficaci ora, specie con l&#8217;avvicinamento dell&#8217;autunno e dell&#8217;inverno che renderà ancora più vitale la difesa dei cieli del Paese.</p>



<p><a href="https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/08/23/8049924/">Ad agosto l&#8217;Ucraina ha concluso con la Germania un accordo per ricevere <strong>600 Patriot Pac-2</strong></a> nel 2027-2028. Per lo stesso periodo potrebbe, potenzialmente, iniziare la produzione degli assetti statunitensi in Ucraina, anche se <strong>tutto dipenderà dall&#8217;effettiva approvazione di Casa Bianca e Congresso di quanto annunciato da Zelensky</strong>, dalla capacità effettiva di installare impianti e filiere logistiche in un Paese in guerra e dalla valutazione del rischio securitario e industriale di operare una mossa tanto complessa in teatri critici. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Patriot finanziati dall&#8217;Europa oggi, Patriot ucraini domani?</h2>



<p>Per la guerra contro la Russia, insomma, l&#8217;Ucraina dovrà principalmente sperare che si consolidino le forniture sostenute dagli alleati europei e su cui, di recente, sono stati conclusi accordi importanti. Sul piano politico si è delineata la decisione di sostenere la fornitura di <strong>1.000 Patriot Pac-3</strong> a Kiev da parte <a href="https://www.youtube.com/shorts/tVDmKJPPsxE">dell&#8217;Unione Europea nel quadro del pacchetto da 6,1 miliardi di euro approvato l&#8217;11 settembre scorso da Bruxelles</a>. L&#8217;Unione Europea per l&#8217;iniziativa <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_26_1829">ha comunicato</a> che gli acquisti del pacchetto, compresi quelli dei Patriot (<a href="https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/09/11/8052958/">stimati in circa 3,2 miliardi di euro</a>) saranno finanziati dall&#8217;<em>Ukraine Support Loan </em>da 90 miliardi di euro tramite a una deroga al principio &#8220;Buy European&#8221; che il programma di assistenza a Kiev prevede.</p>



<p>&#8220;Normalmente, il prestito dà priorità agli armamenti prodotti in Ucraina, nell&#8217;UE o nei Paesi partner partecipanti&#8221; e &#8220;i prodotti provenienti da altri Paesi non possono in genere rappresentare più del 35% del valore dell&#8217;acquisto&#8221;, <a href="https://euperspectives.eu/2026/09/eu-buy-european-rule-ukraine-patriot-missiles/">nota Eu Perspectives, aggiungendo</a> che &#8220;poiché i produttori fabbricano i missili intercettori PAC-3 negli Stati Uniti, l&#8217;Ucraina necessitava di un&#8217;eccezione formale prima di poter utilizzare i fondi per acquistarli&#8221;. S</p>



<p><strong>Insomma, saranno probabilmente i Patriot acquistati dall&#8217;Ue o quelli forniti tramite accordo dalla Germania</strong> a sostenere la <strong>capacità di difesa aerea ucraina</strong> nell&#8217;imminente prosieguo della guerra e, qualora dovesse protrarsi, anche per l&#8217;intero anno a venire. La prospettiva di una produzione nel Paese, anche dopo l&#8217;annuncio dell&#8217;accordo da parte Zelensky, impone una <strong>profondità temporale diversa</strong> ma, se tutto sarà confermato, avrebbe un valore nel quadro dell&#8217;inserimento dell&#8217;Ucraina in forma sempre più strutturata nel complesso di difesa europeo, anche sul quadro della <a href="https://www.iss.europa.eu/publications/commentary/closing-ukraines-air-defence-gap-what-europe-should-do">tutela dei cieli </a>del Vecchio Continente. In tal senso, andrà capito se l&#8217;accordo <strong>per la realizzazione di Patriot ucraini varrà per la guerra o sarà una garanzia per il post-conflitto</strong>, in un contesto che vede il logorante confronto tra Mosca e Kiev protrarsi e una serie di scambi di colpi prolungare la contesa senza che una svolta decisiva sul campo ancora appaia manifesta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://kyivindependent.com/shooting-the-archer-ukraine-takes-on-the-challenges-of-hunting-russian-ballistic-missiles/">https://kyivindependent.com/shooting-the-archer-ukraine-takes-on-the-challenges-of-hunting-russian-ballistic-missiles/</a></li>



<li><a href="https://x.com/ZelenskyyUa/status/2103442977041375472">https://x.com/ZelenskyyUa/status/2103442977041375472</a></li>



<li><a href="https://en.defence-ua.com/industries/new_details_emerge_on_which_patriot_missile_ukraine_could_produce_when_first_ones_could_reach_armed_forces-19876.html">https://en.defence-ua.com/industries/new_details_emerge_on_which_patriot_missile_ukraine_could_produce_when_first_ones_could_reach_armed_forces-19876.html</a></li>



<li><a href="https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/08/23/8049924/">https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/08/23/8049924/</a></li>



<li><a href="https://tvpworld.com/94991919/zelenskyy-germany-to-deliver-600-patriot-pac-2-missiles-to-ukraine-by-2028">https://tvpworld.com/94991919/zelenskyy-germany-to-deliver-600-patriot-pac-2-missiles-to-ukraine-by-2028</a></li>



<li><a href="https://ioplus.nl/en/posts/european-patriot-plant-to-begin-production-in-2027">https://ioplus.nl/en/posts/european-patriot-plant-to-begin-production-in-2027</a></li>



<li><a href="https://www.ft.com/content/e569a9de-cade-4dcd-9571-ff7ad0f453e4?syn-25a6b1a6=1">https://www.ft.com/content/e569a9de-cade-4dcd-9571-ff7ad0f453e4?syn-25a6b1a6=1</a></li>



<li><a href="https://thedefensepost.com/2025/11/25/japan-patriot-interceptors-us/">https://thedefensepost.com/2025/11/25/japan-patriot-interceptors-us/</a></li>



<li><a href="https://euperspectives.eu/2026/09/eu-buy-european-rule-ukraine-patriot-missiles/">https://euperspectives.eu/2026/09/eu-buy-european-rule-ukraine-patriot-missiles/</a></li>



<li><a href="https://www.iss.europa.eu/publications/commentary/closing-ukraines-air-defence-gap-what-europe-should-do">https://www.iss.europa.eu/publications/commentary/closing-ukraines-air-defence-gap-what-europe-should-do</a></li>
</ul>
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		<title>Allarme droni russi nel Mediterraneo, fioccano le smentite: da Crosetto a Macron, era tutta una balla</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/allarme-droni-russi-nel-mediterraneo-fioccano-le-smentite-da-crosetto-a-macron-era-tutta-una-balla.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 04:53:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="947" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925154702807_3d79c0ca180db011b13d659573058a12-e1790344085503.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925154702807_3d79c0ca180db011b13d659573058a12-e1790344085503.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925154702807_3d79c0ca180db011b13d659573058a12-e1790344085503-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925154702807_3d79c0ca180db011b13d659573058a12-e1790344085503-1024x505.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925154702807_3d79c0ca180db011b13d659573058a12-e1790344085503-768x379.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925154702807_3d79c0ca180db011b13d659573058a12-e1790344085503-1536x758.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925154702807_3d79c0ca180db011b13d659573058a12-e1790344085503-600x296.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'allarme di El Mundo su un attacco russo con droni contro Italia, Spagna e Francia è stato smentito da Crosetto, Macron, e da fonti diplomatiche italiane</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/allarme-droni-russi-nel-mediterraneo-fioccano-le-smentite-da-crosetto-a-macron-era-tutta-una-balla.html">Allarme droni russi nel Mediterraneo, fioccano le smentite: da Crosetto a Macron, era tutta una balla</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="947" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925154702807_3d79c0ca180db011b13d659573058a12-e1790344085503.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925154702807_3d79c0ca180db011b13d659573058a12-e1790344085503.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925154702807_3d79c0ca180db011b13d659573058a12-e1790344085503-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925154702807_3d79c0ca180db011b13d659573058a12-e1790344085503-1024x505.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925154702807_3d79c0ca180db011b13d659573058a12-e1790344085503-768x379.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925154702807_3d79c0ca180db011b13d659573058a12-e1790344085503-1536x758.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925154702807_3d79c0ca180db011b13d659573058a12-e1790344085503-600x296.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo il polverone sollevato l&#8217;altro giorno dall&#8217;allarme rilanciato dal quotidiano spagnolo <em>El Mundo</em> &#8211; secondo cui la Cia avrebbe avvertito i governi europei di un possibile attacco con droni e navi russe contro le coste di Italia, Spagna e Francia &#8211; arriva una raffica di smentite che ridimensiona notevolmente la portata della notizia ripresa acriticamente dai più grandi media italiani ed europei. <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/italia-e-spagna-nel-mirino-dei-droni-russi-i-media-ci-sguazzano-peccato-che-sia-una-balla.html" type="link" id="https://it.insideover.com/media-e-potere/italia-e-spagna-nel-mirino-dei-droni-russi-i-media-ci-sguazzano-peccato-che-sia-una-balla.html">Come avevamo raccontato commentando la notizia</a>, la ricostruzione pubblicata dal quotidiano spagnolo parlava di un&#8217;allerta trasmessa dall&#8217;intelligence statunitense ai servizi europei su un possibile attacco imminente proveniente dal Mediterraneo: la fonte &#8211;<strong>Rigorosamente «anonima» e «vicina al ministero della Difesa lituano</strong> &#8211; non sembrava essere solidissima, per usare un eufemismo, nonostante l&#8217;immotivato entusiasmo con il quale i nostri giornaloni si sono fiondati sulla notizia. E infatti, poche ore, sono piovute le smentite. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le smentite di Crosetto e di Macron</h2>



<p>Il primo a intervenire è stato il ministro della Difesa <strong>Guido Crosetto</strong>, che sui social ha ammesso onestamente «Non serve a nessuno e non trova alcuna conferma, l&#8217;allarme lanciato questa mattina da un quotidiano spagnolo che ipotizza possibili attacchi ad Italia, Spagna e Francia da parte di navi e droni russi. Già viviamo in tempi difficili e &#8220;nervosi&#8221; e non serve a nessuno ulteriore benzina sul fuoco». </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">Non serve a nessuno e non trova alcuna conferma, l’allarme lanciato questa mattina da un quotidiano spagnolo che ipotizza possibili attacchi ad Italia, Spagna e Francia da parte di navi e droni russi. <br>Già viviamo in tempi difficili e “nervosi” e non serve a nessuno ulteriore…</p>&mdash; Guido Crosetto (@GuidoCrosetto) <a href="https://x.com/GuidoCrosetto/status/2103054076661363163?ref_src=twsrc%5Etfw">September 24, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Poche ore dopo è arrivata una smentita ancora più diretta, quella del presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong>. Ospite di un&#8217;ntervista in prima serata su <em>TF1</em> e <em>France 2</em>, l&#8217;inquilino dell&#8217;Eliseo <a href="https://www.france24.com/en/france/20260924-macron-says-cia-did-not-inform-french-services-of-possible-russian-drone-attacks" type="link" id="https://www.france24.com/en/france/20260924-macron-says-cia-did-not-inform-french-services-of-possible-russian-drone-attacks">ha respinto senza mezzi termini la ricostruzione di <em>El Mundo</em></a>, negando che l&#8217;intelligence statunitense avesse mai informato Parigi di un&#8217;allerta di questo tipo: «<strong>Posso smentirlo. La Cia non ha informato i servizi francesi</strong>», ha dichiarato Macron, riferendosi esplicitamente al presunto avvertimento diffuso dal quotidiano spagnolo.</p>



<p>Va detto che Macron, nella medesima intervista, non ha affatto escluso che la Russia rappresenti una minaccia concreta per la sicurezza dell&#8217;Europa: il leader francese ha parlato di una <strong>moltiplicazione di atti ostili e di sabotaggi attribuibili a Mosca</strong> contro i Paesi europei, evocando il rischio che la Francia possa essere colpita da episodi simili al tentato attacco con droni contro l&#8217;aeroporto di Lipsia, in Germania, avvenuto lo scorso agosto e attribuito da Berlino alla Russia. Tuttavia, il presunto allarme lanciato dalla Cia e riportato dalla fonte anonima lituana. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Anche fonti italiane derubricano l&#8217;allarme</h2>



<p>A completare il quadro delle smentite è arrivata anche una ricostruzione del <em>Fatto Quotidiano</em>, secondo cui l&#8217;intelligence americana <strong>avrebbe informalmente rassicurato ieri i canali diplomatici italiani di non essere affatto a conoscenza di alcun allarme lanciato dalla Cia</strong> su un imminente attacco con droni dal Mediterraneo contro Spagna, Italia o Francia. Lo riferiscono al <em>Fatto</em> «fonti governative qualificate,» secondo cui gli stessi canali diplomatici, alla luce di questa smentita, avrebbero preso le distanze dalla ricostruzione originaria. Insomma, ancora una volta, la Montagna della narrazione di guerra ha partorito il topolino. Dopotutto, era sufficiente leggere <a href="https://valisluureamet.ee/doc/raport/2026-en.pdf.">il rapporto ufficiale dell’intelligence estone</a> secondo il quale «<strong>la Russia non ha intenzione di attaccare militarmente l’Estonia o qualsiasi altro Stato membro della Nato nel prossimo anno</strong>»; o riportare quanto affermato dalla stessa Nato, secondo cui gli alleati dell’Alleanza Atlantica «<strong>non sono stati formalmente informati di alcuna nuova intelligence relativa a un imminente attacco russo</strong>», e l’Alleanza non ha modificato la propria valutazione della minaccia. Ma c&#8217;è chi, evidentemente, vuole &#8211; in maniera cinica e altrettanto irresponsabile &#8211; soffiare sul fuoco.</p>



<p><strong>Fonti: </strong></p>



<p><strong><em>France 24, “Macron says ‘CIA did not inform French services’ of possible Russian drone attacks,” France 24, 24 settembre 2026, </em></strong><a href="https://www.france24.com/en/france/20260924-macron-says-cia-did-not-inform-french-services-of-possible-russian-drone-attacks" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.france24.com/en/france/20260924-macron-says-cia-did-not-inform-french-services-of-possible-russian-drone-attacks</a>.</p>



<p><strong><em>AGI, “Droni della Russia nel Mediterraneo, Crosetto: ‘No conferme’,” AGI, 24 settembre 2026, </em></strong><a href="https://www.agi.it/estero/news/2026-09-24/russia-attacchi-italia-39214581/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.agi.it/estero/news/2026-09-24/russia-attacchi-italia-39214581/</a>.</p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li></li>
</ol>



<p><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/allarme-droni-russi-nel-mediterraneo-fioccano-le-smentite-da-crosetto-a-macron-era-tutta-una-balla.html">Allarme droni russi nel Mediterraneo, fioccano le smentite: da Crosetto a Macron, era tutta una balla</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Iran. Araghchi resterà a New York fino a lunedì&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/iran-araghchi-restera-a-new-york-fino-a-lunedi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 18:18:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=530722</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925191352519_39d4f8b0001395d9be2b38e5ec5f024f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran. Araghchi resterà a New York fino a lunedì..." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925191352519_39d4f8b0001395d9be2b38e5ec5f024f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925191352519_39d4f8b0001395d9be2b38e5ec5f024f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925191352519_39d4f8b0001395d9be2b38e5ec5f024f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925191352519_39d4f8b0001395d9be2b38e5ec5f024f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925191352519_39d4f8b0001395d9be2b38e5ec5f024f-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925191352519_39d4f8b0001395d9be2b38e5ec5f024f-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per poter avviare il dialogo Teheran ha chiesto che gli Stati Uniti adempiano ad alcune condizioni: la fine dell'embargo e della stretta militare sui porti iraniani, oltre alla cessazione delle ostilità su tutti i fronti mediorientali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/iran-araghchi-restera-a-new-york-fino-a-lunedi.html">Iran. Araghchi resterà a New York fino a lunedì&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925191352519_39d4f8b0001395d9be2b38e5ec5f024f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran. Araghchi resterà a New York fino a lunedì..." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925191352519_39d4f8b0001395d9be2b38e5ec5f024f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925191352519_39d4f8b0001395d9be2b38e5ec5f024f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925191352519_39d4f8b0001395d9be2b38e5ec5f024f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925191352519_39d4f8b0001395d9be2b38e5ec5f024f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925191352519_39d4f8b0001395d9be2b38e5ec5f024f-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925191352519_39d4f8b0001395d9be2b38e5ec5f024f-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;assemblea generale dell&#8217;Onu ha dato qualche frutto. In particolare le timide aperture sulla guerra contro l&#8217;Iran, con i rappresentanti di Teheran che hanno avanzato una nuova proposta che riprende il Memorandum di Islamabad, ma ne accelera i tempi: se tutto andasse secondo il piano di pace, Hormuz sarebbe riaperto in sette giorni.</p>



<p>Ma per poter avviare il dialogo Teheran ha chiesto che gli Stati Uniti adempiano ad alcune condizioni: la fine dell&#8217;embargo e della stretta militare sui porti iraniani, oltre alla cessazione delle ostilità su tutti i fronti mediorientali.</p>



<p>Condizioni alle quali gli Stati Uniti potrebbero ottemperare facilmente, anche se sul cessate il fuoco ad ampio spettro incombe la variabile impazzita Netanyahu, che Trump non può controllare.</p>



<p>La proposta iraniana mira ad allettare Trump permettendogli di poter brandire un successo prima delle Midterm, ma ci sono forze ostative. Non solo Netanayhu, anche nella sua amministrazione c&#8217;è chi rema contro usando come ariete lo stolido Marco Rubio.</p>



<p>Questi, infatti, due giorni fa, quando l&#8217;amministrazione era già stata edotta sulla proposta iraniana &#8211; che nel dialogo intercorso a New York è stata solo approfondita &#8211; ha rilasciato delle bizzarre dichiarazioni, dove la disposizione al dialogo da parte di Trump era accompagnata da un&#8217;aggiunta sibillina: un accordo richiederà &#8220;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=f9yb3TV9wIA" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un duro lavoro nel tempo</a>&#8220;.</p>



<p>Di fatto, ha implicitamente dichiarato che è impossibile raggiungere presto un&#8217;intesa, derubricando a boutade l&#8217;idea iraniana di abbreviare la tempistica. Segnale che va di pari passo a quello inviato oggi dal Senato americano, che ha bocciato l&#8217;ennesima mozione per impedire a Trump di lanciare ulteriore attacchi all&#8217;Iran (e dire che nell&#8217;attuale campagna elettorale molti repubblicani hanno <a href="https://time.com/article/2026/09/23/republicans-trump-iran-war-midterms-gas-prices/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">iniziato a criticare l&#8217;avventura bellica</a>&#8230; scherzi della politica).</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://time.com/article/2026/09/23/republicans-trump-iran-war-midterms-gas-prices/"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A1-TIME-1024x493.jpg" alt="Why a Growing Number of Republicans Are Breaking With Trump on Iran" class="wp-image-83694"/></a></figure>



<p>Un voto sciagurato anche per il momento: rilanciare il tintinnar di spade mentre si sta al tavolo delle trattative ha lo scopo di incrementare la diffidenza iraniana e di aumentare le pressioni dell&#8217;ala intransigente su quella moderata, rafforzando le posizione dei primi, i quali hanno gioco a ribadire l&#8217;inutilità di negoziare con una parte del tutto inaffidabile.</p>



<p>Diffidenza, peraltro, già rafforzata dall&#8217;entrata in vigore dell&#8217;embargo dei voli civili iraniani dagli aeroporti internazionali, entrato in vigore ieri. Una misura barbara che, anche se non tutti i Paesi vi hanno aderito, incrementa la pressione sull&#8217;Iran e sul popolo iraniano e rende Teheran sempre più nervosa, tanto da arrivare a minacciare i Paesi della regione sul fatto che, se vi aderiranno, potrebbero risultare inutilizzabili anche i loro aeroporti.</p>



<p>L&#8217;idea di cercare un&#8217;intesa tramite l&#8217;esercizio della massima pressione, nata in ambito neocon e fatta propria da Trump quando deve loro obbedienza, nel caso iraniano non può funzionare.</p>



<p>Ciò perché la minaccia posta a Teheran dai suoi nemici è di livello esistenziale. Non si può chiedere una resa incondizionata a un interlocutore che percepisce che l&#8217;obiettivo finale della parte avversa è la cessazione della propria sovranità, tramite annientamento o totale subordinazione.</p>



<p>Soprattutto se ha frecce nella sua faretra: la capacità di resistenza dimostrata in anni di sanzioni alzo zero; le potenzialità militari dimostrate nell&#8217;ambito dell&#8217;ultimo conflitto; la forza di bloccare un&#8217;arteria vitale del traffico energetico internazionale come Hormuz; le potenzialità offerte dal cordone ombelicale che lega l&#8217;Iran a Russia e Cina, legame che gli Stati Uniti non possono rescindere (a meno di adire a una guerra termonucleare).</p>



<p>A complicare la già difficile situazione, la guerra tra Houti e sauditi, che intorbidisce le manovre distensive in atto a causa del legame tra i primi e Teheran. Non solo questa guerra prosegue, ma sembra che Riad non abbia alcuna intenzione di cercare un compromesso reale, riponendo tutta la propria speranza nella Forza.</p>



<p>Annunciato un <a href="https://www.arabnews.com/saudi-arabia/saudi-pakistan-and-turkiye-discuss-joint-defense-agreement-after-attacks-on-kingdom-3003054" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vertice dei Capi di Stato Maggiore dell&#8217;Arabia Saudita, della Turchia e del Pakistan</a>, cioè i firmatari del Patto della Mecca, l&#8217;alleanza di mutua difesa dei tre Paesi membri. Difficile che si arrivi a inviare truppe sul terreno, presumibilmente si procederà a inviare ancora più armi, istruttori e mercenari a sostegno delle forze yemenite subordinate a Riad. Un&#8217;iniziativa che non farà altro che prolungare le sofferenze del popolo yemenita.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.arabnews.com/saudi-arabia/saudi-pakistan-and-turkiye-discuss-joint-defense-agreement-after-attacks-on-kingdom-3003054"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A2-AR-1024x509.jpg" alt="Saudi, Pakistan and Turkiye discuss joint defense agreement after attacks on Kingdom" class="wp-image-83696"/></a></figure>



<p>Nonostante tutti questi fattori ostativi alla de-escalation, va sottolineato che il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi rimarrà a New York fino a <a href="https://www.nytimes.com/2026/09/24/world/middleeast/iran-proposal.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lunedì</a>. Tempo prezioso per portare avanti il dialogo a distanza con gli statunitensi.</p>



<p>Nell&#8217;incontro tra Xi Jinping e Trump si è parlato ovviamente anche di questa guerra, né sarebbe possibile il contrario. Di quel che si sono detti si sa solo che Xi ha esortato Usa e Iran a risolvere le problematiche attraverso la diplomazia, ma nel segreto si spera, e si crede, che abbiano dialogato in maniera un po&#8217; più approfondita.</p>



<p>Anche in questo caso, infatti, non sono mancate le azioni di disturbo, tra cui la rivelazione che la Cina ha fornito componenti per droni e missili all&#8217;Iran. Cosa ovvia, come accade sempre nei conflitti, con una potenza pronta ad armare il nemico della potenza antagonista (vedi alla voce Ucraina). Questa rivelazione, e tanto altro, segnalano il timore dei guerrafondai che qualcosa possa accadere, non ovviamente secondo i loro desiderata.</p>
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		<item>
		<title>Trump-Xi, il summit del nuovo bipolarismo: l&#8217;importanza del canale diretto Usa-Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-xi-il-summit-del-nuovo-bipolarismo-limportanza-del-canale-diretto-usa-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 10:12:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Dazi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra commerciale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=530645</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925114133533_fdaa64116d02f6bf269fd25fd6be452f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925114133533_fdaa64116d02f6bf269fd25fd6be452f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925114133533_fdaa64116d02f6bf269fd25fd6be452f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925114133533_fdaa64116d02f6bf269fd25fd6be452f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925114133533_fdaa64116d02f6bf269fd25fd6be452f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925114133533_fdaa64116d02f6bf269fd25fd6be452f-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925114133533_fdaa64116d02f6bf269fd25fd6be452f-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Trump-Xi, il summit che prepara il nuovo bipolarismo: l'importanza del canale diretto Usa-Cina. Gli scenari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-xi-il-summit-del-nuovo-bipolarismo-limportanza-del-canale-diretto-usa-cina.html">Trump-Xi, il summit del nuovo bipolarismo: l&#8217;importanza del canale diretto Usa-Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925114133533_fdaa64116d02f6bf269fd25fd6be452f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925114133533_fdaa64116d02f6bf269fd25fd6be452f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925114133533_fdaa64116d02f6bf269fd25fd6be452f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925114133533_fdaa64116d02f6bf269fd25fd6be452f-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925114133533_fdaa64116d02f6bf269fd25fd6be452f-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925114133533_fdaa64116d02f6bf269fd25fd6be452f-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/OVERCOME_20260925114133533_fdaa64116d02f6bf269fd25fd6be452f-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un <strong>nuovo bipolarismo</strong>, ben diverso da quello della Guerra Fredda ma centrato sul riconoscimento di due potenze-leader del sistema-mondo chiamate, se non obbligate a dialogare tra loro: ciò che emerge dal <strong>terzo incontro in meno di dodici mesi tra Donald Trump e Xi Jinping,</strong> andato in scena in un clima di grande cordialità, è un risultato <strong>sostanziale di metodo</strong> che andrà visto in prospettiva, anche alla luce del fatto che nei prossimi mesi The Donald e il presidente cinese avranno almeno altre due potenziali occasioni di incontro. La prima: il vertice Apec di Shenzhen, &#8220;capitale&#8221; della tecnologia cinese, a ottobre. La seconda: il G20 di Miami, a novembre. En passant, questo periodo proseguirà con un ampliamento <a href="https://www.icis.com/explore/resources/news/2026/09/24/11234650/us-china-agree-to-extend-trade-truce-by-two-months-to-10-january-bessent/">della tregua nella guerra commerciale </a>raggiunta a <a href="https://www.hk01.com/%E5%9C%8B%E9%9A%9B%E5%88%86%E6%9E%90/60288924/%E7%BF%92%E7%89%B9%E6%9C%83%E5%89%8D%E7%9A%84%E4%B8%AD%E7%BE%8E-%E5%88%9D%E6%AD%A5%E5%85%B1%E8%AD%98-%E4%BC%91%E6%95%B4-%E6%88%96-%E4%BC%91%E6%88%B0-%E9%82%84%E7%9C%8B%E6%9C%AA%E8%A8%80%E9%87%8D%E9%BB%9E">Busan nel vertice dell&#8217;ottobre 2025 </a>di altri due mesi, fino al 10 gennaio 2027. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Xi-Trump, Cina e Usa: la forma è sostanza</h2>



<p><a href="https://www.reuters.com/world/china/four-takeaways-trumps-summit-with-xi-washington-2026-09-24/">Il summit</a> è stato commentato <a href="https://www.ft.com/content/cdff194b-8106-4f71-b5b8-d0dbaf2c4d79?syn-25a6b1a6=1">dal <em>Financial Times</em></a> e <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-25/trump-xi-summit-goes-big-on-pomp-but-small-on-substance?srnd=homepage-europe">da <em>Bloomberg</em></a> come caratterizzato da una prevalenza della <strong>cerimonia diplomatica e dalla sontuosità dei toni sulla sostanza concreta</strong>. Ma va detto che rivoluzioni concrete non erano attese e non ci sarebbero potute essere: i vertici bilaterali che cambiano il mondo lo fanno se arrivano a valle di un processo di confronto diplomatico tra attori convinti, oltre i leader, della necessità di imprimere determinate svolte o se danno alle strutture degli Stati la capacità e lo slancio di imprimere <strong>profondità a un dialogo a tutto campo. </strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">I wrote on the early signs from the Xi-Trump summit. Donald Trump, having helped to craft a more hawkish consensus on China in his first term, is now shedding that in favour of stability, if not détente. Security &amp; deterrence issued seem deprioritised.<a href="https://t.co/xD7jUngCM0">https://t.co/xD7jUngCM0</a></p>&mdash; Shashank Joshi (@shashj) <a href="https://x.com/shashj/status/2103230883784237554?ref_src=twsrc%5Etfw">September 24, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p><strong>Ebbene, nel caso di Trump e Xi</strong> si è a metà del guado tra queste due prospettive, con il sistema del Dipartimento del Tesoro guidato da Scott Bessent e gli apparati commerciali che <strong>hanno unito confronto e dialogo negli ultimi tempi</strong> con le controparti cinesi e al contempo la prospettiva concreta che il vertice e ciò che ne seguirà possa <strong>istituzionalizzare un metodo per governare una rivalità strategica a tutto campo,</strong> che dal commercio si <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-e-xi-gli-usa-e-la-cina-rivali-e-inevitabile-nemici-e-da-evitare.html" type="post" id="530380">spande fino all&#8217;intelligenza artificiale, dall&#8217;Indo-Pacifico tocca le filiere dei minerali critici e plasma le relazioni internazionali. </a>In tal senso, la <strong>forma è anche sostanza: il fatto che Donald Trump abbia rotto il protocollo accogliendo Xi Jinping al suo arrivo in aereo negli Usa,</strong> una prassi che negli ultimi decenni è stata seguita solo da Ronald Reagan, George W. Bush e Barack Obama per accogliere tre pontefici (Giovanni Paolo II nel 1984, Benedetto XVI nel 2008, Francesco nel 2015) richiama, come ha sottolineato il <strong>politologo Graham Allison,</strong> l&#8217;accoglienza di Dwight Eisenhower a Nikita Kruschev.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">2/ Indeed, this will be the only state visit in 67 years in which an American president has gone to the airport to receive a foreign leader. The earlier case occurred in 1959 when Dwight Eisenhower received Soviet leader Nikita Khrushchev.</p>&mdash; Graham Allison (@GrahamTAllison) <a href="https://x.com/GrahamTAllison/status/2102882557620830335?ref_src=twsrc%5Etfw">September 23, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Evitare la &#8220;trappola di Tucidide&#8221;</h2>



<p>Allison, lo ricordiamo, è l&#8217;autore di una serie di analisi e riflessioni orientati attorno al concetto della &#8220;<strong>trappola di Tucidide&#8221;</strong>, il rischio di scontri tra potenze egemoni e rivali in ascesa nelle relazioni internazionali, da lui <a href="https://it.insideover.com/politica/la-trappola-di-tucidide-la-guerra-tra-cina-e-usa-e-possibile.html" type="post" id="164647">codificata in un saggio del 2017, <em>Destinati alla guerra,</em></a> in cui analizzava il confronto Usa-Cina e i rischi di una possibile deflagrazione bellica alla luce di paragoni con altre rivalità storiche. Ebbene, Xi Jinping ha <a href="https://www.theguardian.com/us-news/2026/sep/24/xi-jinping-trump-china-cooperation-thucydides-trap">evocato proprio questo concetto ricordando che &#8220;la trappola di Tucidide può essere superata&#8221; </a>e usato un lessico che <strong>richiama le fasi della distensione della Guerra Fredda</strong>, spiegando che &#8220;dovremmo coesistere in pace&#8221;, dato che Usa e Cina &#8220;trarrebbero vantaggio dalla cooperazione e perderebbero entrambi in caso di confronto&#8221;. </p>



<p>Per Xi &#8220;i nostri due eserciti dovrebbero mantenere un dialogo regolare e migliorare i meccanismi di comunicazione e prevenzione delle crisi&#8221;, fattore che peraltro sarebbe in discussione anche in riferimento all&#8217;istituzione di un &#8220;telefono rosso&#8221; sull&#8217;intelligenza artificiale. <strong>Una risposta che mostra l&#8217;elaborazione strategica</strong> e la conoscenza del dibattito occidentale interno alle questioni strategiche:<a href="https://johnmenadue.com/post/2025/03/escaping-thucydidess-trap-a-discussion-between-graham-allison-and-henry-huiyao-wand/"> non a caso Allison</a>, più volte, <a href="https://mo.ocmfa.gov.cn/eng/zxxw/szyw/202412/t20241225_11518124.htm">si è incontrato con Wang Huning </a>presidente del Comitato nazionale della Conferenza consultiva politica del popolo cinese e figura decisiva dello Stato profondo di Pechino, che a novembre 2024 proprio di queto tema parlò in un bilaterale in cui proprio le dissertazioni sull&#8217;analisi della lettura moderna dello storico greco, che ne &#8220;La Guerra del Peloponneso&#8221; spiegò perché tra Atene e Sparta il conflitto divenne inevitabile, furono al centro del confronto. <strong>Alessandro Aresu, studioso di scenari geopolitici e della rivalità Cina-Usa e autore del saggio <em>La Cina ha vinto</em></strong> in cui la parabola di Wang è ben ricostruita, ha segnalato su X che l&#8217;ultimo bilaterale Wang-Allison risale a marzo, prima dei due bilaterali Trump-Xi andati in scena nel 2026.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="it" dir="ltr">&quot;La Trappola di Tucidide può essere superata&quot; (Xi Jinping alla Casa Bianca). Nell&#39;immagine, l&#39;ultimo incontro tra Graham Allison e Wang Huning a Pechino, 20 marzo 2026. <a href="https://t.co/cZ6OmNc1mK">pic.twitter.com/cZ6OmNc1mK</a></p>&mdash; Alessandro Aresu (@alearesu) <a href="https://x.com/alearesu/status/2103216971995140517?ref_src=twsrc%5Etfw">September 24, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Un nuovo bipolarismo diverso da tutti gli altri</h2>



<p>Convivenza nella competizione: sul summit si era posto <a href="https://www.weforum.org/stories/geo-economics-and-politics/what-to-expect-from-the-trump-xi-summit-in-washington/">le riflessioni giuste il World Economic Forum </a>pubblicando prima del bilaterale Xi-Trump un&#8217;analisi, firmata da Miriam Schive (viceresponsabile dell&#8217;Agenda geopolitica del Wef) e Spencer Feingold (caporedattore), in cui si faceva notare che &#8220;il vertice di Washington non porrà fine alla rivalità strategica tra Stati Uniti e Cina, ma potrebbe definire se la prossima fase sarà caratterizzata da una competizione gestita entro limiti ben definiti o da una rinnovata escalation e frammentazione&#8221;. Ad aprile era stato il China Daily, controllato dal Dipartimento della Propaganda del Partito Comunista Cinese, <a href="https://www.chinadaily.com.cn/a/202604/01/WS69cc5aaea310d6866eb41024.html">a parlare di &#8220;<strong>competizione complementare</strong>&#8220;</a> nel settore più di frontiera, l&#8217;intelligenza artificiale, segnato da rivalità sistemiche e sovrapponibilità in molte delle filiere più critiche non tranciate ancora da una spinta al disaccoppiamento che esiste ma può e deve essere governata.</p>



<p>Il &#8220;nuovo bipolarismo&#8221; che può prendere piede non sarà certamente una replica di quello della Guerra Fredda: il portato dell&#8217;interscambio economico è molto maggiore e la postura ideologica dello scontro molto minore rispetto al confronto Usa-Urss; <strong>Washington è asimmetricamente avvantaggiata in materia di alleanze</strong> e proiezione geostrategica, la Cina plasma la sua via alla globalizzazione sotto forma di investimenti, complementarietà tecnologica, rotte alternative a quelle dominate dagli Usa. Non sarà una competizione a blocchi, ma un sistema a geometria variabile. </p>



<p>Nessuno pensa più che la relazione Cina-Usa possa portare a un dialogo tale da riportare in auge l&#8217;immagine della &#8220;Chimerica&#8221; integrata strutturalmente che si ipotizzò nel primo decennio degli Anni Duemila, perché allora i rapporti di forza erano più sbilanciati e c&#8217;era un maggior positivismo sul possibile superamento delle divisioni geostrategiche tramite l&#8217;approccio economico. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cina e Usa, &#8220;due soli&#8221; nel sistema-mondo</h2>



<p>Il primato della sicurezza nazionale sull&#8217;economia, l&#8217;esplosione multilivello della competizione in molti sistemi, <strong>la stessa frammentazione dell&#8217;ordine globale</strong> parla chiaramente in tal senso<strong>, e del resto nemmeno un format bilaterale strutturato sino-americano</strong> potrebbe, da sé, risolvere ogni problema. Ma potrebbe sicuramente dare impulso alla diplomazia su ciò che conta davvero e nel confronto bilaterale <a href="https://nationalinterest.org/feature/the-us-china-g2-leaves-out-the-rest-of-the-world"><em>National Interest</em> nota,</a> sottolineando la contemporaneità dell&#8217;evento con l&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che &#8220;al tavolo non c&#8217;è alcun quadro multilaterale né un gruppo più ampio: solo i due paesi al centro del potere globale&#8221;, ragionando che &#8220;è probabile che i loro incontri abbiano conseguenze concrete ben più di tutti i discorsi pronunciati all&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite messi insieme&#8221;.<strong> </strong></p>



<p><strong>Usa e Cina sono rivali che devono capire i margini di convivenza in un quadro di dualismo e rivalità,</strong> spesso aspra, e riconoscere legittimamente nell&#8217;avversario un attore dell&#8217;ordine globale con interessi codificati. Interessi, magari, ritenuti inaccettabili ma da non squalificare in quanto tali. </p>



<p>La &#8220;trappola di Tucidide&#8221; si potrà rompere se Cina e Usa comprenderanno che nel mondo c&#8217;è abbastanza spazio per due grandi potenze anche in un contesto frammentato e in tal senso un richiamo iconico potrebbe essere all&#8217;immagine medievale del dualismo tra Papato e Impero in Europa, immortalata da <strong>Dante nel <em>De Monarchia,</em> che vedeva nella guida della Chiesa di Roma e nell&#8217;autorità imperiale due astri capaci di splendere in contemporanea</strong>, senza che uno sovrastasse l&#8217;altro. Due Soli magari in competizione per attrarre i corpi minori del sistema-mondo nella loro orbita, desiderosi in alcuni momenti di veder l&#8217;altro, in parte, eclissato, ma concordi nel definirsi su un piano di parità. <strong>L&#8217;attuale fase impone un confronto più serrato: ai prossimi, possibili, vertici Trump-Xi il compito di concretizzarlo</strong>, agli apparati di Cina e Usa quello di declinare competizione, cooperazione, coesistenza e comprensione reciproca per dare prevedibilità a una rivalità che, di per sé, trasforma il mondo con la sua evoluzione. Se Shenzen e Miami daranno continuità politica al clima di Washington, la prassi di un confronto bilaterale potrebbe produrre sviluppi strategici interessanti e tutti da monitorare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.icis.com/explore/resources/news/2026/09/24/11234650/us-china-agree-to-extend-trade-truce-by-two-months-to-10-january-bessent/">https://www.icis.com/explore/resources/news/2026/09/24/11234650/us-china-agree-to-extend-trade-truce-by-two-months-to-10-january-bessent/</a></li>



<li><a href="https://www.reuters.com/world/china/four-takeaways-trumps-summit-with-xi-washington-2026-09-24/">https://www.reuters.com/world/china/four-takeaways-trumps-summit-with-xi-washington-2026-09-24/</a></li>



<li><a href="https://www.ft.com/content/cdff194b-8106-4f71-b5b8-d0dbaf2c4d79?syn-25a6b1a6=1">https://www.ft.com/content/cdff194b-8106-4f71-b5b8-d0dbaf2c4d79?syn-25a6b1a6=1</a></li>



<li><a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-25/trump-xi-summit-goes-big-on-pomp-but-small-on-substance?srnd=homepage-europe">https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-25/trump-xi-summit-goes-big-on-pomp-but-small-on-substance?srnd=homepage-europe</a></li>



<li><a href="https://mo.ocmfa.gov.cn/eng/zxxw/szyw/202412/t20241225_11518124.htm">https://mo.ocmfa.gov.cn/eng/zxxw/szyw/202412/t20241225_11518124.htm</a></li>



<li><a href="https://www.hk01.com/%E5%9C%8B%E9%9A%9B%E5%88%86%E6%9E%90/60288924/%E7%BF%92%E7%89%B9%E6%9C%83%E5%89%8D%E7%9A%84%E4%B8%AD%E7%BE%8E-%E5%88%9D%E6%AD%A5%E5%85%B1%E8%AD%98-%E4%BC%91%E6%95%B4-%E6%88%96-%E4%BC%91%E6%88%B0-%E9%82%84%E7%9C%8B%E6%9C%AA%E8%A8%80%E9%87%8D%E9%BB%9E">https://www.hk01.com/%E5%9C%8B%E9%9A%9B%E5%88%86%E6%9E%90/60288924/%E7%BF%92%E7%89%B9%E6%9C%83%E5%89%8D%E7%9A%84%E4%B8%AD%E7%BE%8E-%E5%88%9D%E6%AD%A5%E5%85%B1%E8%AD%98-%E4%BC%91%E6%95%B4-%E6%88%96-%E4%BC%91%E6%88%B0-%E9%82%84%E7%9C%8B%E6%9C%AA%E8%A8%80%E9%87%8D%E9%BB%9E</a></li>



<li><a href="https://www.theguardian.com/us-news/2026/sep/24/xi-jinping-trump-china-cooperation-thucydides-trap">https://www.theguardian.com/us-news/2026/sep/24/xi-jinping-trump-china-cooperation-thucydides-trap</a></li>



<li><a href="https://x.com/GrahamTAllison/status/2102882557620830335">https://x.com/GrahamTAllison/status/2102882557620830335</a></li>



<li><a href="https://x.com/alearesu/status/2103216971995140517?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E2103216971995140517%7Ctwgr%5E4fa90632f981a3f89b6f547ac65c22cd6f449094%7Ctwcon%5Es1_&amp;ref_url=https%3A%2F%2Fit.insideover.com%2Fwp-admin%2Fpost.php%3Fpost%3D530645action%3Dedit">https://x.com/alearesu/status/2103216971995140517</a></li>



<li><a href="https://johnmenadue.com/post/2025/03/escaping-thucydidess-trap-a-discussion-between-graham-allison-and-henry-huiyao-wand/">https://johnmenadue.com/post/2025/03/escaping-thucydidess-trap-a-discussion-between-graham-allison-and-henry-huiyao-wand/</a></li>



<li><a href="https://www.weforum.org/stories/geo-economics-and-politics/what-to-expect-from-the-trump-xi-summit-in-washington/">https://www.weforum.org/stories/geo-economics-and-politics/what-to-expect-from-the-trump-xi-summit-in-washington/</a></li>



<li><a href="https://www.chinadaily.com.cn/a/202604/01/WS69cc5aaea310d6866eb41024.html">https://www.chinadaily.com.cn/a/202604/01/WS69cc5aaea310d6866eb41024.html</a></li>



<li><a href="https://nationalinterest.org/feature/the-us-china-g2-leaves-out-the-rest-of-the-world">https://nationalinterest.org/feature/the-us-china-g2-leaves-out-the-rest-of-the-world</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-xi-il-summit-del-nuovo-bipolarismo-limportanza-del-canale-diretto-usa-cina.html">Trump-Xi, il summit del nuovo bipolarismo: l&#8217;importanza del canale diretto Usa-Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Armenia, la base russa che non protegge più nessuno</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/armenia-la-base-russa-che-non-protegge-piu-nessuno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 09:45:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Caucaso]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=530362</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/armenia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Armenia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/armenia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/armenia-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/armenia-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/armenia-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/armenia-1536x1020.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/armenia-600x398.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per il governo armeno, la presenza militare russa ha cessato di rappresentare una garanzia di sicurezza. E quindi Pashinyan... </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/armenia-la-base-russa-che-non-protegge-piu-nessuno.html">Armenia, la base russa che non protegge più nessuno</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/armenia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Armenia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/armenia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/armenia-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/armenia-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/armenia-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/armenia-1536x1020.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/armenia-600x398.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Nikol Pashinyan</strong> non ha ancora chiesto alla Russia di ritirare la 102ª base militare dall’Armenia. Ha detto qualcosa di politicamente quasi altrettanto grave: se Mosca decidesse di andarsene, Erevan non si opporrebbe. La distinzione formale serve a evitare <a href="https://it.insideover.com/newsletter/inside-russia-71-maledetti-turisti-russi" type="newsletter" id="520163">una rottura immediata con il Cremlino</a>, ma il messaggio strategico è chiarissimo. Per il governo armeno, la presenza militare russa ha cessato di rappresentare una garanzia di sicurezza. La base può rimanere, ma dovrà giustificare la propria funzione. Non basta più la bandiera, non basta più il trattato e <strong>non basta neppure il ricordo di quando la Russia veniva considerata l’unico protettore possibile dell’Armenia.</strong></p>



<p>Pashinyan ha indicato il punto di rottura negli scontri del settembre 2022, quando le forze azere attaccarono anche posizioni situate nel territorio riconosciuto dell’Armenia. Erevan chiese l’intervento della Russia e dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva. L’aiuto militare non arrivò. Da quel momento, l’alleanza ha continuato a esistere sulla carta, mentre la fiducia armena si consumava sul terreno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una base senza garanzia politica</h2>



<p>Dal punto di vista militare, sostenere che la base russa non abbia alcuna utilità è un’affermazione soprattutto politica. La sua presenza conserva un valore operativo: permette a Mosca di mantenere uomini, mezzi e infrastrutture nel Caucaso meridionale, sorvegliare il confine turco e conservare una capacità d’intervento regionale. Ma <strong>una base militare vale quanto la volontà politica di impiegarla. </strong>È questo il problema sollevato da Pashinyan. Le truppe russe erano presenti, gli accordi di difesa esistevano, ma Mosca non era disposta a entrare in guerra contro l’Azerbaigian per proteggere l’alleato armeno.</p>



<p>La guerra in Ucraina ha assorbito risorse e attenzione, ma non spiega tutto. La Russia ha anche coltivato rapporti economici e politici con Baku e ha cercato di evitare uno scontro con la Turchia. L’Armenia ha così scoperto che il proprio protettore aveva altri interessi e che questi interessi potevano essere più importanti degli obblighi sottoscritti con Erevan. La base è diventata il simbolo di una contraddizione: abbastanza importante da limitare l’autonomia armena, ma non abbastanza vincolante da garantire un intervento russo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il progressivo allontanamento da Mosca</h2>



<p>La sospensione della partecipazione armena all’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva e <strong>l’intensificazione della cooperazione con Stati Uniti, Francia e Grecia mostrano che Erevan sta cercando alternative. </strong>Le esercitazioni multinazionali ospitate sul territorio armeno costituiscono un segnale politico prima ancora che militare.</p>



<p>Nessuna di queste collaborazioni può tuttavia sostituire rapidamente la presenza russa. Gli Stati Uniti sono geograficamente lontani e difficilmente offriranno all’Armenia una garanzia automatica di difesa. La Francia può fornire armamenti, addestramento e sostegno diplomatico, ma non dispone nel Caucaso delle capacità necessarie per bilanciare da sola Azerbaigian e Turchia. Pashinyan sta quindi tentando un’operazione estremamente delicata: <strong>ridurre la dipendenza dalla Russia senza trasformare l’Armenia in un Paese privo di protezione.</strong> Non è un passaggio da un’alleanza all’altra, ma la ricerca di un equilibrio fra potenze che hanno interessi diversi e, talvolta, incompatibili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I vantaggi per Azerbaigian e Turchia</h2>



<p>Un eventuale ritiro russo rafforzerebbe innanzitutto Baku e Ankara. L’Azerbaigian vedrebbe diminuire ulteriormente la capacità di Mosca di condizionare gli equilibri regionali. La Turchia eliminerebbe una presenza militare russa situata vicino ai propri confini e potrebbe accrescere il proprio peso politico, economico e infrastrutturale nel Caucaso. Per l’Armenia, però, la normalizzazione dei rapporti con Azerbaigian e Turchia sarebbe anche una necessità. <strong>Senza l’ombrello russo, Erevan avrebbe ancora più bisogno di frontiere stabili, collegamenti commerciali </strong>e accordi che riducano il rischio di nuovi scontri.</p>



<p>Il pericolo riguarda soprattutto il controllo delle vie di comunicazione attraverso la regione meridionale armena del Syunik. <strong>Baku e Ankara vogliono un collegamento diretto tra Azerbaigian e Nakhchivan</strong>; Erevan insiste affinché qualsiasi strada o ferrovia rimanga sotto la sovranità armena. Non è una semplice controversia sui trasporti. È una lotta per stabilire chi controllerà il futuro sistema logistico del Caucaso meridionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Iran osserva il confine</h2>



<p>Anche l’Iran segue la vicenda con estrema attenzione. Teheran non vuole che il confine tra Iran e Armenia venga indebolito o sottoposto a un controllo esterno capace di favorire l’asse tra Turchia e Azerbaigian. <strong>L’eventuale uscita della Russia potrebbe quindi spingere l’Iran ad assumere un ruolo più attivo come contrappeso regionale. </strong>Erevan avrebbe così maggiori margini diplomatici, ma rischierebbe di diventare il punto d’incontro fra le rivalità di Russia, Turchia, Iran e potenze occidentali.</p>



<p>L’Armenia cerca sovranità, ma la geografia non concede indipendenza assoluta. Cambiare protettore non basta; occorre evitare che il territorio nazionale diventi il corridoio strategico degli altri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il costo economico della separazione</h2>



<p>L’allontanamento militare non comporta automaticamente una separazione economica. L’Armenia mantiene legami profondi con la Russia attraverso il commercio, l’energia, le rimesse dei lavoratori e la partecipazione alle strutture economiche eurasiatiche. <strong>Una rottura improvvisa avrebbe costi considerevoli per famiglie e imprese armene.</strong></p>



<p>Pashinyan deve quindi procedere su due piani differenti: ridurre la dipendenza strategica da Mosca e, contemporaneamente, evitare il collasso dei rapporti economici. L’apertura delle frontiere, la costruzione di nuove vie ferroviarie e l’integrazione nei collegamenti tra Asia ed Europa potrebbero offrire opportunità importanti. Ma gli stessi progetti possono trasformarsi in strumenti di pressione se vengono realizzati senza piena sovranità armena.</p>



<p>Per Mosca, perdere la base significherebbe rinunciare non soltanto a un’installazione militare, ma a uno degli ultimi strumenti concreti della propria influenza nel Caucaso meridionale. Per l’Occidente sarebbe una vittoria geopolitica, ma anche l’assunzione di una responsabilità: non basta incoraggiare l’Armenia ad allontanarsi dalla Russia se poi nessuno è disposto a proteggerla nei momenti decisivi.</p>



<p><strong>Pashinyan non sta dicendo che l’Armenia non abbia bisogno di sicurezza. </strong>Sta dicendo che non intende più pagare il prezzo politico di una protezione che, quando serviva, non si è vista. Il problema è che una garanzia fallita può essere denunciata in un giorno, mentre costruirne una nuova richiede anni. E nel Caucaso gli anni di transizione sono quelli in cui gli Stati più forti presentano il conto a quelli più deboli.</p>
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		<title>La svolta degli Usa con l&#8217;Eritrea: tolte le sanzioni contro l&#8217;esercito e le società legate ad Afewerki</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-svolta-degli-usa-con-leritrea-tolte-le-sanzioni-contro-lesercito-e-le-societa-legate-ad-afewerki.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 09:43:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Corno d'Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1560" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/eritrea.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="eritrea" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/eritrea.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/eritrea-300x244.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/eritrea-1024x832.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/eritrea-768x624.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/eritrea-1536x1248.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/eritrea-600x488.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Washington ha deciso di non rinnovare parte delle sanzioni nei confronti dell'Eritrea, decisione ricollegabile ai nuovi assetti nel Mar Rosso</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1560" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/eritrea.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="eritrea" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/eritrea.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/eritrea-300x244.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/eritrea-1024x832.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/eritrea-768x624.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/eritrea-1536x1248.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/eritrea-600x488.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Viene da tempo soprannominata la &#8220;<strong>Corea del Nord d&#8217;Africa</strong>&#8221; e questo per via della presenza di un duro regime militare, lì dove il periodo di leva per ogni cittadino maschio può arrivare anche fino a 15 anni, e di una parziale chiusura commerciale con il resto del mondo. In realtà l&#8217;<strong>Eritrea</strong>, guidata dall&#8217;anno della sua indipendenza dall&#8217;Etiopia avvenuta nel 1993 da <strong>Isaias Afewerki</strong>, oggi appare pienamente inserita nel suo contesto regionale e ha rapporti con diversi attori. Ma hanno ugualmente fatto scalpore le notizie legate a un <strong>parziale ridimensionamento delle sanzioni da parte degli Stati Uniti</strong>. Washington infatti, il 18 ottobre scorso, ha ufficializzato l&#8217;uscita dalla lista dei soggetti sanzionati di alcuni enti fortemente legati al Paese africano. Per la verità, a livello tecnico, <strong>si è trattato del mancato rinnovo di una serie di sanzioni e peraltro non tutte</strong>. Ma a livello politico il fatto appare importante: segna infatti i <strong>primi tentativi di avvicinamento tra Washington e Asmara. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Le sanzioni non rinnovate</h2>



<p>Per via della linea politica portata avanti da Afewerki e per via delle accuse di violazione dei diritti umani mosse al governo di Asmara, i rapporti tra Stati Uniti ed Eritrea sono spesso stati ai minimi termini. Per la verità, subito dopo l&#8217;indipendenza del 1993 la situazione appariva diversa: Washington è stata tra le prime capitali a riconoscere le istituzioni eritree e negli anni successivi sono stati diversi i contatti tra le due parti. <strong>La situazione è realmente cambiata quando Eritrea ed Etiopia sono arrivate ai ferri corti nel 1998</strong>, avviando una guerra destinata a durare per quasi venti anni. A quel punto, gli Usa hanno visto in Addis Abeba il proprio alleato regionale <strong>mentre Asmara è stata accusata, soprattutto dall&#8217;amministrazione di Bush junior, di alimentare l&#8217;instabilità nel Corno d&#8217;Africa e non solo</strong>. La guerra nel <strong>Tigray</strong> del 2020, interna all&#8217;Etiopia, ha avuto effetti anche sui già fragili rapporti tra Usa ed Eritrea: la Casa Bianca ha accusato Afewerki di aiutare i ribelli tigrini e di essere complice di numerose violazioni dei diritti umani. L&#8217;allora presidente<strong>Joe Biden</strong>, nel settembre 2021, ha così firmato l&#8217;<em>ordine esecutivo 14046</em> con cui sono state imposte sanzioni a diversi enti eritrei.</p>



<p><strong>Il documento scadeva lo scorso 17 settembre e l&#8217;amministrazione Trump ha deciso di non rinnovarlo</strong>. Il giorno dopo così, il Tesoro Usa ha rimosso dall&#8217;elenco dei soggetti sanzionati tutti coloro che erano inclusi nell&#8217;ordine 14046. E non si tratta di soggetti di second&#8217;ordine: tra i sanzionati c&#8217;era <strong>l&#8217;esercito eritreo</strong>, così come il <strong>partito</strong> di Afewerki e la <strong>Red Sea Trading Corporation</strong>, ossia la più importante società commerciale del Paese africano, legata a doppio e triplo filo all&#8217;apparato di potere ruotante attorno il presidente. Se con le sanzioni del 2021 l&#8217;amministrazione Biden ha tolto completamente ogni filo con i più importanti soggetti del potere eritreo, oggi il mancato rinnovo del documento prima citato potrebbe garantire una vera e propria boccata d&#8217;ossigeno per l&#8217;intera dirigenza eritrea.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Washington guarda con attenzione al Mar Rosso</h2>



<p>Curioso come la rimozione delle sanzioni, a cui corrisponde un implicito riconoscimento della fine dei timori legati a un aiuto dell&#8217;Eritrea ai tigrini, <a href="https://it.insideover.com/guerra/etiopia-gli-scontri-nel-tigray-fanno-tremare-addis-abeba.html">sia avvenuta proprio mentre la guerra nel Tigray ha iniziato nuovamente a infuriare</a>. Con il premier etiope <strong>Abiy Ahmed </strong>che, tra le altre cose, ha accusato ancora una volta Asmara di essere dietro i movimenti armati presenti nella regione. Ed è in questo contesto che appare possibile cogliere l&#8217;elemento politico più significativo: anche se si è trattato di un mancato rinnovo delle misure contro il Paese africano, ad ogni modo la mossa della Casa Bianca indica la volontà degli Usa di riaprire i cordoni del dialogo con l&#8217;Eritrea. Il tutto, nonostante per l&#8217;appunto la guerra che Afewerki è accusato di fomentare è tornata a imperversare.</p>



<p>Il punto, così come sottolineato da funzionari Usa alla <em>Reuters</em>, riguarda la <strong>posizione strategica dell&#8217;Eritrea nel Corno d&#8217;Africa.</strong> Il Paese si affaccia sul <strong>Mar Rosso</strong> ed è quasi dirimpettaio allo Yemen, lì dove gli Houthi minacciano la chiusura dello Stretto di Bab El Mandeb. Anche Al Jazeera, <a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/9/19/us-lifts-sanctions-on-eritrea-imposed-during-conflict-in-ethiopias-tigray">riportando le valutazioni di alcuni dirigenti del Dipartimento di Stato Usa</a>, ha ipotizzato come dietro il mancato rinnovo delle sanzioni ci sia la volontà pragmatica di Washington di stringere rapporti con i Paesi affacciati sul Mar Rosso. In cambio di un maggior respiro economico, indispensabile per la stabilità del regime di Afewerki, gli Usa potrebbero ottenere collaborazione da Asmara per la difesa di equilibri e interessi nella regione. Una circostanza quest&#8217;ultima che rappresenterebbe una<strong>svolta nella politica di Washington sul Mar Rosso</strong>, oltre che la conferma del ritrovato interesse dalla Casa Bianca per le sorti di quest&#8217;area a cavallo tra Africa e Asia.</p>



<p>Fonti: </p>



<p><a href="https://ofac.treasury.gov/recent-actions/20260918">https://ofac.treasury.gov/recent-actions/20260918</a></p>



<p><a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/9/19/us-lifts-sanctions-on-eritrea-imposed-during-conflict-in-ethiopias-tigray">https://www.aljazeera.com/news/2026/9/19/us-lifts-sanctions-on-eritrea-imposed-during-conflict-in-ethiopias-tigray</a></p>



<p><a href="https://thefederalregister.org/documents/2026-19415/notice-of-ofac-sanctions-action">https://thefederalregister.org/documents/2026-19415/notice-of-ofac-sanctions-action</a></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-svolta-degli-usa-con-leritrea-tolte-le-sanzioni-contro-lesercito-e-le-societa-legate-ad-afewerki.html">La svolta degli Usa con l&#8217;Eritrea: tolte le sanzioni contro l&#8217;esercito e le società legate ad Afewerki</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;euro potrebbe finire? Ecco perché nell&#8217;età del rischio nessuno scenario può essere escluso</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/leuro-potrebbe-finire-ecco-perche-nelleta-del-rischio-nessuno-scenario-puo-essere-escluso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Besana]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 04:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Euro]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1251" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/euro.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/euro.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/euro-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/euro-1024x667.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/euro-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/euro-1536x1001.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/euro-600x391.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'euro potrebbe finire? Ecco perché nell'età del rischio nessuno scenario può essere escluso. Gli scenari in campo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/leuro-potrebbe-finire-ecco-perche-nelleta-del-rischio-nessuno-scenario-puo-essere-escluso.html">L&#8217;euro potrebbe finire? Ecco perché nell&#8217;età del rischio nessuno scenario può essere escluso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1251" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/euro.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/euro.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/euro-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/euro-1024x667.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/euro-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/euro-1536x1001.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/euro-600x391.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per anni abbiamo <strong>dato per scontato che l&#8217;integrazione europea fosse un processo irreversibile.</strong> Eppure, la storia recente racconta qualcosa di diverso. Brexit, la crescita dei movimenti euroscettici e, da ultimo, il terremoto politico emerso dalle elezioni regionali tedesche ricordano che<strong>l&#8217;Unione Europea non è un&#8217;entità eterna né una destinazione inevitabile della storia, ma una costruzione politica</strong> che continua a essere discussa, contestata e ridefinita. <a href="https://it.insideover.com/politica/berlino-e-meclemburgo-nuovo-momento-della-verita-in-germania-per-merz.html" type="post" id="530096">L&#8217;avanzata di AfD in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e il successo di Die Linke a Berlino</a> rappresentano l&#8217;ennesimo segnale di un panorama politico sempre più frammentato e distante dagli equilibri che hanno sostenuto il progetto europeo negli ultimi decenni. Naturalmente, parlare oggi della fine dell&#8217;Unione Europea o della scomparsa dell&#8217;euro resta, almeno per il momento, uno scenario più ipotetico che reale. Ma proprio per questo emerge una domanda interessante: esiste qualcuno che sta provando a capire, senza slogan, senza ideologie e senza allarmismi, cosa accadrebbe davvero se un giorno la moneta unica non esistesse più? In fondo, <strong>gran parte del dibattito pubblico si concentra sul &#8220;se&#8221;. Molto meno, però, sul &#8220;come&#8221;.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;euro è (in)sostenibile?</h2>



<p>Le problematiche geopolitiche ed economiche hanno spesso messo in difficoltà l’euro in passato. Riflettere dello scenario di un suo possibile momento di crisi e del rischio di una fine dell’integrazione monetaria europea è dunque tutto fuorché da escludere nell’analisi strategica contemporanea. Come scriveva l’economista <strong>Gabriele Pinosa nel 2017 nel paper “<em>L’insostenibilità dell’euro e la definizione di una way out</em>”:</strong> «Si rende necessario attivare tutte le energie possibili per preparare adeguatamente un processo che si rivelerà denso di incognite, sia da un punto di vista economico-finanziario che giuridico-legale». In fondo, la domanda che resta aperta non è tanto se l&#8217;euro finirà, ma se l&#8217;Europa sarà capace di riformarlo prima che siano gli eventi a mettere alla prova la sua tenuta.</p>



<p>Nella ricerca Pinosa, fondatore di Go-Spa Consulting, si pone un interrogativo che ha continuato a analizzare per oltre dieci anni, cercando di capire, se l&#8217;euro dovesse un giorno cessare di esistere, come avverrebbe concretamente la sua dissoluzione e quali sarebbero le conseguenze economiche di un evento che oggi quasi nessuno considera possibile.</p>



<p>Prima ancora di chiederci come potrebbe avvenire una dissoluzione dell&#8217;euro, vale la pena approfondire perché una parte degli economisti sostiene effettivamente che la moneta unica presenti fragilità strutturali irrisolte. Il citato Pinosa già nel 2016 dedicò un intero studio al tema dell&#8217;eventuale insostenibilità dell&#8217;euro sottolineando che il problema non sarebbe l&#8217;euro in sé, ma il fatto che l&#8217;Europa ha costruito una moneta unica senza completare l&#8217;architettura politica, fiscale e istituzionale necessaria a sostenerla nel lungo periodo. Secondo Pinosa, <strong>la crisi finanziaria del 2008 non avrebbe infatti creato le fragilità dell&#8217;Eurozona</strong>, ma avrebbe semplicemente portato alla luce problemi che erano presenti fin dalla nascita della moneta unica. Nel suo lavoro, Pinosa riprende ampiamente le analisi del premio Nobel Joseph Stiglitz, che <a href="https://www.amazon.it/Euro-How-Common-Currency-Threatens/dp/1536617709">individua proprio nell&#8217;euro uno dei principali fattori della debole performance economica europea degli ultimi decenni</a>. Il cuore del ragionamento è che una moneta unica funziona soltanto se i Paesi che la condividono sono sufficientemente simili oppure dispongono di strumenti capaci di assorbire gli shock economici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Eurozona non è un&#8217;area valutaria ottimale</h2>



<p>Gli economisti chiamano questo concetto &#8220;<a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/aree-valutarie-ottimali_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/">Area Valutaria Ottimale</a>&#8220;. In teoria, un&#8217;unione monetaria dovrebbe essere accompagnata da elevata mobilità del lavoro, integrazione fiscale, sistemi di trasferimento delle risorse tra aree forti e aree deboli, convergenza dell&#8217;inflazione, mercati del lavoro flessibili e un sistema bancario realmente unificato.</p>



<p>Secondo Pinosa, il problema è che l&#8217;Eurozona non soddisfa pienamente molti di questi requisiti. I lavoratori europei continuano ad esempio a muoversi molto meno rispetto a quanto accade, ad esempio, negli Stati Uniti. Le differenze linguistiche, culturali e normative rappresentano ancora una barriera rilevante. Allo stesso tempo, quando una regione americana entra in difficoltà economica, una parte consistente del sostegno arriva automaticamente dal bilancio federale; nell&#8217;Eurozona, invece, il peso delle politiche sociali e della spesa pubblica resta per gran parte a carico dei singoli Stati. Per questo motivo l&#8217;assenza di questi elementi non è neutrale, ovvero la moneta unica, per come è stata costruita e sviluppata, rischia di diventare essa stessa…una fonte di squilibrio economico. Un&#8217;altra parte centrale della sua analisi riguarda la crescente divergenza economica tra Germania e Paesi dell&#8217;Europa meridionale.</p>



<p>All’inizio dell&#8217;era dell&#8217;euro i saldi commerciali delle principali economie europee erano relativamente vicini. Negli anni successivi, invece, la situazione avrebbe iniziato a cambiare profondamente: la Germania ha accumulato surplus commerciali sempre più elevati, mentre diversi Paesi del Sud Europa hanno registrato deficit persistenti.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="598" height="477" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/euro.png" alt="" class="wp-image-530602" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/euro.png 598w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/euro-300x239.png 300w" sizes="auto, (max-width: 598px) 100vw, 598px" /></figure>
</div>


<p>Tale chiave di lettura respinge però una spiegazione semplicistica secondo cui questo fenomeno sarebbe dovuto esclusivamente alla superiorità dell&#8217;industria tedesca. A suo giudizio, un ruolo importante lo avrebbe avuto la scelta di contenere la crescita dei salari e della domanda interna, favorendo un modello economico fortemente orientato alle esportazioni (una forma di &#8220;mercantilismo tedesco&#8221;). I vantaggi competitivi della Germania sono quindi cresciuti proprio all&#8217;interno di un sistema in cui gli altri Paesi non potevano più ricorrere alla svalutazione della propria valuta per recuperare competitività. Con la moneta unica questa valvola di sfogo è scomparsa e gli squilibri commerciali si sono accumulati per anni senza trovare un meccanismo automatico di correzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come abbandonare un&#8217;unione monetaria</h2>



<p><br>Arriviamo quindi al punto più pragmatico dell’analisi, e cioè: se davvero una crisi esistenziale della moneta unica dovesse materializzarsi, come funzionerebbe concretamente un&#8217;uscita dall&#8217;euro e quali sarebbero le conseguenze economiche per cittadini, imprese e mercati finanziari? Secondo lo studio <a href="https://www.researchgate.net/publication/314423971_How_to_Abandon_the_Common_Currency_in_Exchange_for_a_New_National_Currency"><em>How to abandon the common currency in exchange for a new national currency</em></a>realizzato da un gruppo di economisti guidati da Tuomas Malinen, il processo sarebbe molto più tecnico e meno cinematografico di quanto spesso si immagini. L&#8217;uscita avverrebbe infatti nel momento in cui uno Stato europeo dichiarasse una nuova valuta nazionale come unica moneta legale sul proprio territorio e la banca centrale smettesse di convertire automaticamente euro e nuova valuta in rapporto uno a uno. Da quel momento i mercati inizierebbero immediatamente a trattare le due monete come strumenti diversi, assegnando a ciascuna un proprio valore.</p>



<p> Il vero problema, però, non sarebbero le banconote ma i sistemi finanziari. Gli autori individuano tre questioni centrali: mantenere operativo il sistema dei pagamenti, evitare il collasso di banche e imprese e gestire le inevitabili tensioni con gli altri Paesi dell&#8217;unione monetaria. Per questo motivo una fuoriuscita dall&#8217;euro richiederebbe una preparazione dettagliata e, soprattutto, riservata. Il paper sottolinea che, se cittadini e investitori venissero a conoscenza in anticipo dei piani di uscita, potrebbero trasferire rapidamente i propri capitali all&#8217;estero, provocando una corsa agli sportelli e mettendo sotto pressione il sistema bancario ancora prima dell&#8217;introduzione della nuova valuta. È esattamente ciò che si osservò <strong>durante la crisi greca del 2015,</strong> quando <a href="https://www.researchgate.net/publication/314423971_How_to_Abandon_the_Common_Currency_in_Exchange_for_a_New_National_Currency">il congelamento della liquidità da parte della BCE contribuì alla chiusura temporanea delle banche e all&#8217;introduzione dei controlli sui capitali</a>. In uno scenario del genere, tutti i depositi bancari, i mutui e gran parte dei contratti regolati dal diritto nazionale verrebbero probabilmente convertiti automaticamente nella nuova valuta al tasso iniziale di uno a uno. È il principio giuridico noto come <em>lex monetae</em>: uno Stato sovrano può decidere quale sia la moneta legale all&#8217;interno della propria giurisdizione e ridenominare gli obblighi denominati nella vecchia valuta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un processo difficile, ma non impossibile</h2>



<p>Diverso sarebbe il caso dei contratti sottoposti a legislazioni straniere, che potrebbero continuare a essere denominati in euro e dare vita a lunghe controversie legali. Un altro passaggio fondamentale riguarderebbe le banche. Se la nuova valuta si svalutasse rispetto all&#8217;euro, i debiti esteri di istituti finanziari, imprese e enti pubblici aumenterebbero automaticamente di valore, creando il rischio di insolvenze.</p>



<p>Per questo, secondo gli autori, la banca centrale nazionale dovrebbe essere pronta a fornire liquidità d&#8217;emergenza e, in casi estremi, persino ricapitalizzare parte del sistema bancario per evitare una crisi finanziaria. Contrariamente a quanto si tende a pensare, tuttavia, il paper sostiene che la fine di un&#8217;unione monetaria non equivale necessariamente al collasso dell&#8217;economia. Gli autori ricordano che la separazione monetaria tra Repubblica Ceca e Slovacchia nel 1993 avvenne senza gravi conseguenze economiche e citano <a href="https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=1135492">uno studio dell&#8217;economista Andrew Rose</a>, secondo cui le decine di uscite da unioni monetarie osservate nel mondo tra il 1946 e il 2005 non hanno generalmente prodotto le catastrofi macroeconomiche spesso evocate nel dibattito pubblico. Questo non significa che la dissoluzione dell&#8217;euro sarebbe semplice o indolore. Significa però che, almeno secondo l&#8217;analisi di Malinen e dei suoi colleghi, e riproposta da Pinosa, si tratterebbe prima di tutto di un gigantesco esercizio di ingegneria finanziaria, giuridica e politica. Un processo complesso, ricco di incognite e potenzialmente traumatico, ma non necessariamente impossibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa accadrebbe se un Paese uscisse dall&#8217;euro</h2>



<p>Un ulteriore tassello interessante arriva da un altro studio, il paper di Roger Bootle per Capital Economics, intitolato <a href="https://www.fullertreacymoney.com/system/data/images/archive/2012-07-06/CapitalEconomics-Leaving-the-Euro-A-Practical-Guide.pdf"><em>Leaving the euro: A practical guide</em></a>, vincitore del Wolfson Economics Prize nel 2012. Secondo l’analisi, l&#8217;uscita dall&#8217;euro non va pensata come un singolo evento, ma come la combinazione di due processi distinti. Da una parte c&#8217;è la ridenominazione, cioè la conversione di stipendi, prezzi, conti correnti e contratti in una nuova valuta nazionale. Dall&#8217;altra c&#8217;è la svalutazione, ovvero il calo del valore di quella nuova moneta sui mercati internazionali. Ed è proprio la svalutazione il vero meccanismo attraverso cui un Paese potrebbe recuperare competitività, ben semplificato con il cosiddetto &#8220;Swan Diagram&#8221;.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="643" height="342" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/euro2.png" alt="" class="wp-image-530603" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/euro2.png 643w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/euro2-300x160.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/euro2-600x319.png 600w" sizes="auto, (max-width: 643px) 100vw, 643px" /></figure>



<p>Gli autori sostengono infatti che i Paesi periferici dell&#8217;Eurozona non avrebbero bisogno soltanto di aggiustare la domanda interna, ma anche di riportare il tasso di cambio reale su livelli più competitivi. Di quanto però dovrebbe svalutarsi una nuova valuta? Secondo gli autori, per recuperare la competitività perduta dall&#8217;introduzione dell&#8217;euro, la Grecia e il Portogallo avrebbero avuto bisogno di una svalutazione fino al 40%; Italia e Spagna di circa il 30%; l&#8217;Irlanda tra il 15 e il 20%. Naturalmente una simile svalutazione non sarebbe indolore. Il principale effetto collaterale sarebbe l&#8217;inflazione importata. Tuttavia, gli autori ritengono che l&#8217;impatto sarebbe probabilmente più contenuto di quanto spesso si immagini. <strong>Le loro stime parlano di un aumento dei prezzi nell&#8217;ordine del 10-15% distribuito nell&#8217;arco di due ann</strong>i, con un incremento dell&#8217;inflazione annuale compreso tra il 5% e il 7%. Il vero nodo, però, sarebbe il debito. Su questo punto il paper converge con molte delle riflessioni già riportate da Pinosa. Un Paese che uscisse dall&#8217;euro non potrebbe permettersi di mantenere integralmente il proprio debito denominato in euro.</p>



<p>Se una nuova valuta si svalutasse del 30-40%, il peso reale di quel debito esploderebbe. Per questo motivo il documento sostiene che una ridenominazione nella nuova valuta sarebbe praticamente inevitabile per gran parte del debito pubblico seguito anche da haircut sostanziali. Forse la parte più sorprendente del paper riguarda però la configurazione futura dell&#8217;Europa monetaria. Gli autori ritengono che la soluzione economicamente più coerente non sarebbe una semplice permanenza dell&#8217;attuale Eurozona, ma la nascita di un nucleo settentrionale formato da Germania, Austria, Paesi Bassi, Finlandia e Belgio, economie considerate più omogenee tra loro. I Paesi dell&#8217;Europa meridionale, al contrario, difficilmente costituirebbero una vera area valutaria ottimale, e nel lungo periodo sarebbero probabilmente destinati a recuperare valute nazionali autonome.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Allarmismo? No, realismo</h2>



<p>Al di là delle valutazioni politiche e delle previsioni su ciò che accadrà nei prossimi anni, il punto centrale sollevato dalle analisi precedentemente riportate è che ignorare il tema non lo rende meno rilevante. Se l&#8217;euro è una costruzione economica e politica, allora anche la sua eventuale dissoluzione merita di essere studiata con serietà, senza pregiudizi e senza allarmismi. Da questo quadro complessivo si evince come il vero nodo non sia tanto stabilire se l&#8217;uscita dalla moneta unica sia auspicabile, quanto comprendere se un&#8217;unione monetaria possa restare sostenibile nel lungo periodo senza quei meccanismi di integrazione fiscale, economica e politica che la teoria delle aree valutarie ottimali considera essenziali. In assenza di questi correttivi il rischio è che gli squilibri tra economie forti ed economie più deboli continuino ad accumularsi fino a rendere inevitabile un qualche tipo di aggiustamento. <strong>Prepararsi a uno scenario estremo non significa dunque augurarselo</strong>. Significa riconoscere che nessun sistema è immutabile e che comprendere in anticipo i possibili percorsi di uscita è parte integrante di una corretta analisi del rischio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/leuro-potrebbe-finire-ecco-perche-nelleta-del-rischio-nessuno-scenario-puo-essere-escluso.html">L&#8217;euro potrebbe finire? Ecco perché nell&#8217;età del rischio nessuno scenario può essere escluso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Iran, la crisi economica è sempre più grave. Il regime non affonda ma gli iraniani&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/iran-la-crisi-economica-e-sempre-piu-grave-il-regime-non-affonda-ma-gli-iraniani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 04:58:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=530614</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026061918391142_b4eaaed7446282524ff12257e88f0402.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran. Salta il negoziato di Ginevra, anzi no" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026061918391142_b4eaaed7446282524ff12257e88f0402.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026061918391142_b4eaaed7446282524ff12257e88f0402-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026061918391142_b4eaaed7446282524ff12257e88f0402-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026061918391142_b4eaaed7446282524ff12257e88f0402-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026061918391142_b4eaaed7446282524ff12257e88f0402-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026061918391142_b4eaaed7446282524ff12257e88f0402-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Iran, la crisi economica è sempre più grave. Il regime non affonda, ma il futuro è incerto. Gli scenari del Paese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/iran-la-crisi-economica-e-sempre-piu-grave-il-regime-non-affonda-ma-gli-iraniani.html">Iran, la crisi economica è sempre più grave. Il regime non affonda ma gli iraniani&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026061918391142_b4eaaed7446282524ff12257e88f0402.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iran. Salta il negoziato di Ginevra, anzi no" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026061918391142_b4eaaed7446282524ff12257e88f0402.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026061918391142_b4eaaed7446282524ff12257e88f0402-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026061918391142_b4eaaed7446282524ff12257e88f0402-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026061918391142_b4eaaed7446282524ff12257e88f0402-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026061918391142_b4eaaed7446282524ff12257e88f0402-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_2026061918391142_b4eaaed7446282524ff12257e88f0402-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra combattuta contro Israele e Stati Uniti, la <em>disruption </em>regionale e le conseguenze di medio termine del confronto militare hanno lasciato cicatrici profonde sull&#8217;economia iraniana. I dati economici della <strong>Repubblica Islamica diffusi dal Centro statistico iraniano e </strong><a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/9/21/how-oil-gas-losses-have-shrunk-irans-gdp-by-10-percent-during-war"><strong>ripresi da Al Jazeera </strong>mostrano</a> un <strong>crollo del Pil del 10,1%</strong> nel trimestre dal 20 marzo al 21 giugno, caratterizzato dalla coda dell&#8217;operazione di scontro su larga scala e da una lunga serie di schermaglie con gli Usa oltre che dall&#8217;inasprimento delle tensioni su Hormuz, rispetto al medesimo intervallo di tempo dello scorso anno. Del 26,4% il calo, rispetto allo stesso periodo del 2025, dell&#8217;output di gas e petrolio, cuore dell&#8217;economia nazionale e dell&#8217;export di Teheran.</p>



<p>Sono dati rilevanti e strutturali che invitano a riflettere su come l&#8217;Iran possa sostenere sul <strong>medio-lungo periodo questa fragilità</strong> in un contesto in cui molti dati economici appaiono cupi: <a href="https://iranwire.com/en/news/156819-irans-inflation-crisis-deepens-as-year-on-year-rate-hits-844-in-august/">l&#8217;inflazione è </a>galoppante, mentre nel Paese si segnalano problematiche come <a href="https://www.iranintl.com/en/202607130817">l&#8217;impennata del costo delle cure e dei medicinali</a> e l&#8217;aggravamento connesso alla guerra dell&#8217;annosa questione abitativa, <a href="https://en.radiozamaneh.com/38180/">perché come nota Zamaneh Media</a>, &#8220;l&#8221;aumento dei costi di costruzione, i progetti bloccati, gli affitti alle stelle e il fallimento dei programmi abitativi statali hanno lasciato milioni di inquilini in una situazione di insicurezza&#8221;. <em>En passant</em>, il proseguimento del deprezzamento del rial, la valuta nazionale, l&#8217;ha portato ad avvicinare un <a href="https://alanchand.com/en/currencies-price/usd">cambio-record (in negativo) contro il dollaro,</a> con una quantità <a href="https://www.euronews.com/business/2026/09/02/iranian-rial-hits-record-low-as-us-dollar-breaks-22-million-mark">superiore a due milioni di rial necessari per acquistare un dollaro</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La profonda crisi economica iraniana</h2>



<p>La guerra, in tal senso, ha aggravato un contesto già problematico e di cui su queste colonne abbiamo dato conto ai tempi delle <strong>proteste scoppiate a fine 2025</strong> contro le incertezze economiche e la precarietà di un&#8217;ampia fetta della popolazione, soprattutto giovane, che si è trovata a dover gestire in prima persona il tracollo del potere d&#8217;acquisto, <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-08-24/iran-s-currency-hits-new-record-low-ahead-of-us-economic-assault">l&#8217;indebolimento della moneta</a>, l&#8217;assenza di prospettive economiche e opportunità di lavoro,<a href="https://it.insideover.com/politica/il-risveglio-del-bazar-le-radici-profonde-delle-proteste-in-iran.html" type="post" id="499819"> soprattutto per la componente più formata e istruita della popolazione. </a>Già allora l&#8217;Iran fu colpito duramente da un contesto di <strong><a href="https://edition.cnn.com/2025/12/29/middleeast/iran-protests-currency-low-latam-intl">inflazione galoppante e tracollo della valuta</a>,</strong> su cui si innestava la sfida delle sanzioni internazionali.</p>



<p><a href="https://amwaj.media/en/media-monitor/iran-cannot-afford-cheap-gasoline-but-can-it-afford-to-reform-subsidies">La prossima sfida </a>che ora la popolazione si ritrova potenzialmente ad affrontare è quella del possibile rincaro dei carburanti in un contesto di sistematica carenza. Nel frattempo, mentre emergono speranze di trattativa gli Usa non mollano la presa dell&#8217;offensiva sanzionatoria Economic Outcast, che di recente ha colpito i collegamenti aerei da e per la Repubblica Islamica mentre sempre nuovi soggetti sono aggiunti regolarmente alla lista delle entità e delle persone colpite dall&#8217;Office for Foreign Assets Control del Dipartimento del Tesoro dalle sanzioni unilaterali Usa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Iran isolato ma non troppo</h2>



<p>L&#8217;Iran affronta sfide durissime, a cui si somma il problema della ricostruzione per ovviare ai danni subiti da città, basi militari, impianti industriali, infrastrutture, impianti energetici e altre costruzioni e strutture economiche colpite tra febbraio e aprile nella fase più acuta della guerra, che il regime ha stimato <a href="https://www.fdd.org/analysis/2026/06/26/irans-economic-catastrophe/">aver causato danni per <strong>270 miliardi di dollari</strong></a>. Ciononostante, appare ancora non pienamente concretizzabile l&#8217;ipotesi di un tracollo di Teheran dovuto unicamente a una crisi economica oggettivamente grave e di un ribaltamento dell&#8217;attuale paradigma di stallo che vede la Repubblica Islamica <strong>determinata a non fare concessioni agli avversari americani in questa delicata fase di negoziazione</strong> per porre fine a una guerra congelata ma non conclusa e a non mollare il colpo su Hormuz. <strong>Questo almeno sul breve periodo e per almeno quattro motivi</strong>, il primo dei quali, apparentemente il più semplice, spiega la capacità asimmetrica di risposta dell&#8217;Iran nella fase più tesa del conflitto: la Repubblica Islamica era già prima della guerra un Paese sanzionato e largamente escluso dai commerci internazionali, la cui &#8220;superficie d&#8217;impatto&#8221; era molto minore di quella che <strong>condizionava le economie del Golfo o i mercati in cui erano inseriti gli Stati Uniti,</strong> più esposti alla strategia di regionalizzazione del conflitto operata dall&#8217;Iran.</p>



<p>Secondo punto, l&#8217;Iran, nonostante questa asimmetria, non è <strong>pienamente isolato politicamente e<a href="https://it.insideover.com/politica/russia-cina-india-iran-dalla-sco-ai-brics-due-settimane-diplomatiche-calde.html" type="post" id="527734"> il recente vertice dell&#8217;Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai</a></strong>, oltre <a href="https://www.democrata.es/it/internazionale/pezeshkian-invita-i-brics-a-unirsi-contro-attacchi-nucleari-e-sanzioni/">al seguente summit dei Brics</a> hanno visto il presidente <strong>Masoud Pezeshkian incassare una serie di positivi input diplomatici</strong> circa il rifiuto della fase più dura della pressione sanzionatoria da parte di importanti attori regionali ed euroasiatici. Inoltre, la debolezza intrinseca dell&#8217;Iran rende un suo eventuale collasso poco desiderabile per molti attori dell&#8217;area mediorientale e centroasiatica, dalla Turchia al Pakistan. </p>



<p>Vero è che per il sostanziale blocco alle manovre iraniane, nonostante la vicinanza politica di attori come Cina e Russia possa essere di sostegno contro l&#8217;assalto sanzionatorio, il problema di fondo commerciale della stretta sull&#8217;export di materie prime energetiche resta irrisolto. &#8220;Le nuove spedizioni di greggio dall&#8217;Iran si sono&nbsp;<a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-08-24/iran-oil-cargoes-dry-up-even-before-us-acts-on-tehran-threats" target="_blank" rel="noreferrer noopener">praticamente azzerate&#8221;,</a> sottolinea <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-01/how-iran-s-economy-is-enduring-trump-s-war-the-us-blockade-and-sanctions">Bloomberg, </a> che ha raccolto l&#8217;opinione di Homayoun Falakshahi, responsabile analisi per il greggio presso la società di analisi dati Kpler, specializzata in materie prime. Per lo studioso, il petrolio iraniano in mare e non intercettabile dagli Usa (di cui la Cina è il principale acquirente) potrebbe<strong> &#8220;garantire un flusso di entrate per altri cinque o sei mesi&#8221;</strong>. Un cuscinetto non secondario, dato che per l&#8217;Iran la partita si gioca sul medio-lungo termine e sulla spinta a rendere<a href="https://it.insideover.com/energia/la-guerra-si-paga-alla-pompa-lattacco-alliran-e-non-solo-fa-sentire-i-suoi-costi-ai-cittadini-usa.html" type="post" id="528881"> sempre più insostenibili i costi che gli avversari, Usa in testa, stanno già pagando per le conseguenze della guerra. </a></p>



<h2 class="wp-block-heading">Un&#8217;economia erosa, una società controllata</h2>



<p>In terzo luogo, c&#8217;è il fattore che <em>Amwaj Media</em> in un&#8217;ampia analisi ha ricostruito con efficacia e che ha a che vedere con la capacità del <strong>regime iraniano di assorbire il colpo e di distribuirlo uniformemente a livello sociale</strong>: &#8220;il &nbsp;sistema è sopravvissuto in parte perché è stato in grado di trasferire il costo dell&#8217;adeguamento dallo Stato alle famiglie, alle imprese, alle infrastrutture e alle generazioni future&#8221;, <a href="https://amwaj.media/en/article/deep-dive-irans-economy-of-depletion">nota Amwaj in un approfondimento meritevole di integrale lettura, aggiungendo</a> che &#8220;un aspetto di questi trasferimenti è il deficit negli investimenti infrastrutturali, che porta a un&#8217;erosione controllata che include anche un&#8217;erosione del capitale umano&#8221;. </p>



<p><strong>Si torna al discorso più volte ripetuto della volontà del regime politico in evoluzione dell&#8217;Iran</strong> di coltivare a tutti i costi l&#8217;obiettivo dell&#8217;autopreservazione. In tal senso il combinato disposto tra welfare clientelare, tenuta del sistema di rete edificato dai Pasdaran e dagli altri corpi influenti nella società e tentativi di guadagnare tempo mira a ridurre la pressione e rallentare il logoramento del sistema-Paese Iran.</p>



<p>Il contesto di emergenza nazionale per la guerra, infine, <strong>amplia la capacità del governo di mantenere un controllo ferreo sulla popolazione</strong> e di rendere meno tollerabili eventuali manifestazioni di protesta. L&#8217;unità nazionale forzata dal conflitto, che ha compattato anche un&#8217;élite litigiosa e divisa sull&#8217;obiettivo di dare un secondo tempo a un regime che si riteneva prossimo al tracollo prima del conflitto con Usa e Israele, è un utile espediente anche per mantenere una forzata quiete sociale interna. <a href="https://mecouncil.org/blog_posts/iran-is-battered-but-not-on-the-brink-of-collapse/">La giornalista iraniana Negar Mortavazi ha scritto per il Middle East Council che per ora &#8220;</a>le istituzioni di sicurezza iraniane rimangono sufficientemente forti da contenere i disordini anche quando il governo non è in grado di affrontarne le cause profonde&#8221; e aggiunge, però, che alla difficile realizzabilità della strategia Usa di forzare un cambiamento tramite sanzioni si aggiunge un caveat sulla strategia iraniana: &#8220;l&#8217;errore di Teheran sarebbe presumere che la società iraniana possa sopportare una pressione illimitata&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le tre sfide che attendono l&#8217;Iran</h2>



<p>L&#8217;Iran, insomma, <strong>incassa duri colpi ma prova a non affondare</strong> e resta in campo una triplice questione: in primo luogo, quanto sarà sostenibile la spinta della Repubblica Islamica a <strong>affrontare i costi materiali del conflitto e delle sanzioni</strong> nel quadro di un complesso quadro diplomatico; in secondo luogo, quanto permanenti e strutturali saranno i problemi con cui da anni l&#8217;Iran convive da tempo e che rischiano di retrocederlo permanentemente di status in campo economico e produttivo; infine, che assetto avrà la Repubblica Islamica dopo la guerra. Una Repubblica Islamica chiamata a cambiare e a ascoltare maggiormente la sua popolazione per non affondare definitivamente.</p>



<p><a href="https://it.insideover.com/politica/vacilla-la-repubblica-islamica-e-khamenei-chiama-allunita-liran-scosso-dalle-proteste.html" type="post" id="501038">Lo abbiamo scritto prima del conflitto</a>, ricordando come l&#8217;oggi defunto Ayatollah Ali Khamenei parlasse prima dell&#8217;inizio della guerra ove ha trovato la morte a un Paese di cui sembrava ignorare la <strong>profonda inquietudine sociale</strong> e commentando <a href="https://it.insideover.com/politica/iran-tra-apertura-al-dialogo-e-lotta-alle-minacce-straniere-lora-piu-dura-di-pezeshkian.html">i timidi tentativi di apertura del presidente Masoud Pezeshkian a un malessere diffuso</a>, e lo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sopravvivere-oggi-cambiare-domani-liran-e-la-lezione-strategica-della-terza-guerra-del-golfo.html" type="post" id="513802">abbiamo ribadito </a>dopo il primo cessate il fuoco di Teheran: la Repubblica Islamica dovrà <strong>cambiare per sopravvivere, ascoltare il malcontento e il dolore di un&#8217;ampia fetta della popolazione</strong> cui ha fatto spesso pagare il conto più salato della resistenza alle crisi e che più volte ha manifestato malcontento, tensioni, desiderio di cambiamento. </p>



<p><strong>Sanzioni e guerra hanno aggravato il conto, ma da sole non spiegano una fase critica e problematica</strong> per l&#8217;intero sistema-Paese iraniano la cui resilienza non va scambiata per accettazione di uno status quo spesso critico. L&#8217;ondata di proteste esplose a più riprese negli ultimi anni sono un campanello d&#8217;allarme importante. La Terza guerra del Golfo, per ora, non ha fatto crollare l&#8217;Iran passato dalla guida di Khamenei al nuovo apparato teocratico-politico-securitario con un ruolo crescente dei Pasdaran. Ma c&#8217;è una popolazione che ha pagato un conto salato e dovrà essere ascoltata. Altrimenti vincere qualsiasi tipo di pace (una pace da cui non si sa quanto il Medio Oriente sia effettivamente distante) sarà semplicemente impossibile per il regime di Teheran, a prescindere da come si risolverà la questione di Hormuz o degli equilibri strategici futuri del Medio Oriente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/9/21/how-oil-gas-losses-have-shrunk-irans-gdp-by-10-percent-during-war">https://www.aljazeera.com/news/2026/9/21/how-oil-gas-losses-have-shrunk-irans-gdp-by-10-percent-during-war</a></li>



<li><a href="https://iranwire.com/en/news/156819-irans-inflation-crisis-deepens-as-year-on-year-rate-hits-844-in-august/">https://iranwire.com/en/news/156819-irans-inflation-crisis-deepens-as-year-on-year-rate-hits-844-in-august/</a></li>



<li><a href="https://tradingeconomics.com/iran/inflation-cpi">https://tradingeconomics.com/iran/inflation-cpi</a></li>



<li><a href="https://www.iranintl.com/en/202607130817">https://www.iranintl.com/en/202607130817</a></li>



<li><a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-01/how-iran-s-economy-is-enduring-trump-s-war-the-us-blockade-and-sanctions">https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-01/how-iran-s-economy-is-enduring-trump-s-war-the-us-blockade-and-sanctions</a></li>



<li><a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-08-24/iran-oil-cargoes-dry-up-even-before-us-acts-on-tehran-threats">https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-08-24/iran-oil-cargoes-dry-up-even-before-us-acts-on-tehran-threats</a></li>



<li><a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-08-24/iran-s-currency-hits-new-record-low-ahead-of-us-economic-assault">https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-08-24/iran-s-currency-hits-new-record-low-ahead-of-us-economic-assault</a></li>



<li><a href="https://www.democrata.es/it/internazionale/pezeshkian-invita-i-brics-a-unirsi-contro-attacchi-nucleari-e-sanzioni/">https://www.democrata.es/it/internazionale/pezeshkian-invita-i-brics-a-unirsi-contro-attacchi-nucleari-e-sanzioni/</a></li>



<li><a href="https://foreignpolicy.com/2026/08/25/iran-war-trump-sanctions-economy-collapse/">https://foreignpolicy.com/2026/08/25/iran-war-trump-sanctions-economy-collapse/</a></li>



<li><a href="https://en.radiozamaneh.com/38180/">https://en.radiozamaneh.com/38180/</a></li>



<li><a href="https://www.fdd.org/analysis/2026/06/26/irans-economic-catastrophe/">https://www.fdd.org/analysis/2026/06/26/irans-economic-catastrophe/</a></li>



<li><a href="https://edition.cnn.com/2025/12/29/middleeast/iran-protests-currency-low-latam-intl">https://edition.cnn.com/2025/12/29/middleeast/iran-protests-currency-low-latam-intl</a></li>



<li><a href="https://amwaj.media/en/media-monitor/iran-cannot-afford-cheap-gasoline-but-can-it-afford-to-reform-subsidies">https://amwaj.media/en/media-monitor/iran-cannot-afford-cheap-gasoline-but-can-it-afford-to-reform-subsidies</a></li>



<li><a href="https://www.foreignaffairs.com/iran/why-america-cant-strangle-iran">https://www.foreignaffairs.com/iran/why-america-cant-strangle-iran</a></li>



<li><a href="https://amwaj.media/en/article/deep-dive-irans-economy-of-depletion">https://amwaj.media/en/article/deep-dive-irans-economy-of-depletion</a></li>



<li><a href="https://mecouncil.org/blog_posts/iran-is-battered-but-not-on-the-brink-of-collapse/">https://mecouncil.org/blog_posts/iran-is-battered-but-not-on-the-brink-of-collapse/</a></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/iran-la-crisi-economica-e-sempre-piu-grave-il-regime-non-affonda-ma-gli-iraniani.html">Iran, la crisi economica è sempre più grave. Il regime non affonda ma gli iraniani&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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