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Politica

Trump e Xi, gli Usa e la Cina: rivali è inevitabile, nemici è da evitare

il mondo è abbastanza grande per due potenze. A maggior ragione se sono al contempo rivali e connesse da una serie di rapporti senza eguali.

Il biennio 2025-2026 è stato uno dei più strutturali e trasformativi sul piano strategico e geopolitico degli ultimi decenni: attorno al dualismo tra gli Usa e la Cina, tra Donald Trump e Xi Jinping, tra una superpotenza globale e un gigante economico sempre più protagonista della scena mondiale, si sono allineate tutte le principali rivalità sistemiche e gli scenari globali. Tornando alla Casa Bianca nella giornata di giovedì 24 settembre, il presidente cinese incontrerà l’omologo americano per capire in che misura quel confronto che ha il suo baricentro nell’Indo-Pacifico e il suo spazio di manifestazione in ogni dimensione della sicurezza, dell’economia e dei teatri di confronto fisici e non (con un’espansione alle orbite e all’infosfera) evolverà nella direzione di una rivalità governabile e in che misura, invece, Washington e Pechino sono destinati a scontrarsi con maggior attrito.

Xi-Trump, atto terzo

La rivalità sino-americana tocca ogni ambito della geopolitica e della competizione tra potenze. Anche col fine di interdire approvvigionamenti e spazi di mercato energetici con destinazione Pechino, Washington ha operato l’attacco al Venezuela di gennaio 2026 e la guerra in Iran lanciata nel febbraio successivo; le mire statunitensi sulla Groenlandia per escludere dal suo settore minerario Pechino sono l’altra faccia della medaglia dell’ambizione cinese di aprire le vie dell’Artico al commercio Asia-Europa, nuovo capitolo di una sfida sulla connettività che ha nel duello tra Via della Seta a trazione cinese e rotte marittime controllate dagli Usa una partita aperta.

Prosegue in parallelo il cuore della sfida, la competizione accesa sul piano economico che ha attraversato l’intero arco al potere dell’era di Xi Jinping dal 2013 a oggi, avviata con le prime manovre economico-securitarie da Barack Obama, rafforzatasi in guerra commerciali con il primo mandato di Trump e diventata grande partita geoeconomca con Joe Biden e il Trump-bis. Al suo centro, resta aperta la partita globale delle filiere strategiche e tecnologiche, così come per gli Stati Uniti ci sono in campo le questioni critiche della gestione cinese della valuta, essendo lo yuan ritenuto eccessivamente sottovalutato, e del boom globale dell’export cinese, e per la Cina la volontà di gestire il peso strategico in settori come le terre rare: “Il dominio della Cina sulla raffinazione e sulla fornitura è così totale che persino una scorta limitata di terre rare estratte in California viene inviata in Cina per la lavorazione”, nota l’Asia Times, aggiungendo che in questa fase “il predominio cinese nel settore della lavorazione può essere sfruttato come arma”.

Deterrenza, competizione, sostenibilità del dualismo Usa-Cina

La visita di Xi Jinping alla Casa Bianca, terzo incontro in un anno tra i leader delle due maggiori potenze globali, sarà fondamentale per comprendere in che misura su questo quadro di rivalità si potranno innestare delle logiche di governance della rivalità capace di mantenerla, anche nelle fasi di massima asprezza, entro degli argini contenibili. Ciò che è mancato, finora, è stata una strutturazione del dialogo sino-americano tale da portare un prevedibile, codificato e, sotto certi punti di vista, desiderabile lessico da Guerra Fredda nel confronto tra Washington e Pechino, così da mettere, politicamente, “nero su bianco” non solo la necessità di capire reciprocamente ambizioni, ansie e prospettive del concorrente ma anche i margini di manovra per avanzare i propri interessi e perimetrare bene gli scenari cui concedersi una competizione acuta.

Liselotte Odgaard dell’Hudson Institute ha scritto per National Interest che “gli Stati Uniti e la Cina hanno validi motivi per mantenere aperti i canali di comunicazione”, dato che “la competizione strategica persisterà a prescindere dal clima diplomatico, e il pericolo di incidenti o di un’escalation involontaria è reali”, pur riconoscendo che resta il dato di fondo che “la stabilità si fonda su una deterrenza credibile” e “la diplomazia funziona al meglio quando entrambe le parti comprendono i costi della coercizione e dell’avventurismo militare”. Ad oggi l’ipotesi di uno scontro militare resta remoto, ma tra escalation, disruption delle catene del valore reciproche e tentativi di egemonizzare sfere d’influenza Cina e Usa hanno indubbiamente una traiettoria di confronto a più livelli in cui la soglia reciproca di deterrenza non è ancora stabilita definitivamente. I vertici tra i leader e gli incontri diplomatici possono aiutare a risolvere i punti più spinosi e, perlomeno, a inquadrare in un’ottica di generale strutturazione la rivalità.

Rendere prevedibile la rivalità

Non è da escludere che si potrà dire cha visita la avrà avuto successo se aprirà la strada a nuovi dialoghi, che potrebbero svolgersi a breve in vista del G20 americano di Miami e del summit Apec di Shenzen, e in vista dell’incontro non sono escluse possibili manovre capaci di provare a “normalizzare” il confronto. Il tentativo di trovare un confronto sul quadro di governance dei rischi connessi all’intelligenza artificiale, definito da Axios come un “telefono rosso” dell’era degli algoritmi, è un passo in tal senso. Resta da capire quanta buona volontà politica esiste per espanderlo a altri dossier.

In un’epoca di frammentazione, il baricentro degli equilibri globali ruota attorno al confronto Usa-Cina e, non a caso, avvenendo in parallelo all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il summit sembra rappresentare l’alterità più netta rispetto a un multilateralismo sfilacciato a cui si va sovrapponendo da tempo una diplomazia muscolare fondata su rapporti di forza, linee rosse, contatti ai vertici dell’ordine globale. Xi e Trump sono d’accordo nel ritenere Cina e Usa rivali sistemici, ma l’obiettivo è capire in che misura questa presa d’atto possa essere governata senza trascendere in uno sdoganamento di un’inimicizia esistenziale. Ricordando che, come più volte è successo in passato, il mondo è abbastanza grande per due (o più) potenze rilevanti. A maggior ragione se quelle due potenze sono al contempo rivali e connesse da una serie di rapporti economici, diplomatici e politici senza eguali e non smantellabili da nessuna promessa di disaccoppiamento totale.

Fonti

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